«Ci sono equivoci continui su questa lista dei sindaci. Forse vale la pena, ancora una volta, fare chiarezza». Luigi de Magistris non si scompone davanti alle continue prese di distanza dalla cosiddetta lista dei sindaci anche se a raffreddare il progetto sono suoi colleghi come Giuliano Pisapia, Massimo Zedda. Né di fronte «all'alzata di mani» di Michele Emiliano che ieri, in un'intervista a l'Unità, ha detto che se il progetto non piace al segretario del Pd né ai dirigenti certo non sarà lui a mettersi “contro” il suo partito. Dovenasce l'equivoco,sindaco? «Noi, io ed altri sindaci ma anche persone meno note e molto attive in politica, abbiamo deciso di creare un movimento politico, non un partito, considerando che oggi l'unico altro movimento che riscuote consensi è quello 5 Stelle di Beppe Grillo che però non ha un progetto politico per il Paese. Questo è il punto di partenza, la lista viene dopo e non è certo che si faccia, dipende dalla legge elettorale che ci sarà e se potrà contribuire a creare un'alleanza solida, credibile. Quello che abbiamo sempre detto è “se facciamo la lista e la collochiamo nel centrosinistra deve aiutare a vincere e non essere in contraddizione”. Nessuno di noi sindaci ha mai pensato di candidarsi». Quindi lei dice: intanto noi lavoriamo al movimento,poi la lista si vedrà... «Il movimento, che è nato a Napoli, è molto più che un progetto, è un fatto e adesso stiamo ragionando sul nome». Chesarà? «Il nome ancora non è deciso ma la sua funzione ci è chiara: l'idea è quella di portare l'esperienza dei municipi a livello nazionale perché sono i sindaci i primi ad avere una connessione con la società civile e possiamo dare un contributo alla costruzione di un Parlamento rinnovato, più forte, composto di uomini e donne credibili, motivati. Questa a me sembra una strada percorribile, quella che più mi affascina perché alle prossime elezioni non basteranno le alchimie politiche delle segreterie dei partiti». Eleinon ètentato dallacompetizione? «Sia chiaro: al sindaco di Napoli non serve né il movimento né la lista civica per avere visibilità. E credo sia lo stesso per i miei colleghi di Milano, Genova e Torino. A me quello che interessa è ricreare uno spirito di unità nel centrosinistra, un nuovo entusiasmo e più coraggio, perché questo ci chiedono gli italiani». Eppure Di Pietro non sta facendo molto perquestaunità.ControilQuirinale,contro ilPd... «Credo che ognuno debba essere rispettato per le scelte che fa, anche se Di Pietro a volte usa toni duri, un po' forti. Se non si mette in campo un'operazione per costruire una vera alternativa c'è il rischio che chi non vuole omologarsi si tiri indietro. Di Pietro non coglie elementi di novità in questa alleanza a cui stanno lavorando Bersani, Vendola e Casini e quindi tende a smarcarsi. Questo è un tema delicato e non va dimenticato che con la sua posizione politica Di Pietro recupera consensi elettorali, mentre il Pd approvando le leggi del governo Monti che creano diseguaglianza avrà molti problemi in campagna elettorale». StadicendocheVendolasbagliaalavorareall'asse con il Pd? «Non spetta a me dare giudizi, ma Vendola per molti era considerato un'alternativa al liberismo e invece oggi si ferma più sui rapporti con l'Udc che sui problemi reali del Paese. Ma io vado oltre: dico che Pd-Idv-Sel e Udc da soli non bastano a vincere. C'è bisogno di un movimento che si pone non in contraddizione con i partiti - di cui c'è bisogno in una vera democrazia - ma abbastanza lontano da loro in modo da creare quella connessione necessaria con la società civile che oggi non trova rappresentanza. E penso possa essere utile a far riavvicinare forze politiche oggi distanti anche per contrapposizioni personali, come sta accadendo tra Bersani e Di Pietro». In realtàDiPietroha cercatounasponda conGrilloproprio in vistadelle elezioni. «Grillo non accetta di fare sponda con l'Idv perché ha fatto una scelta diversa, ha messo una distanza abissale tra il suo movimento e i partiti ed è ovvio che un Paese non si governa così. Basta guardare a quanto sta accadendo a Parma con la giunta Pizzarotti. In politica è necessario costruire alleanze, da soli non si va da nessuna parte». Equindi il movimento arancione ocome sichiamerà servirebbea far confluire nel centrosinistraquantioggisonotentatidi guardareversoGrillo? «Esattamente. Sa dove si vinceranno le prossime elezioni? Tra gli studenti, i giovani disoccupati, gli operai: tutta quella gente che ha una grande voglia di partecipazione, e mi creda ce n'è tanta, ma non si riconosce in un partito. E noi sindaci possiamo fare una campagna elettorale vincente. Il messaggio che deve passare è che la rivoluzione si può fare governando non stando all'opposizione». Se fosse un treno i passeggeri si sa-rebbero ormai ammutinati. Se fos-se una Formula 1 sarebbe già stata squalificata e radiata da ogni competizione presente o futura. Già, perché Italia Futura, la creatura politica di Montezemolo, ormai ha fatto del ritardo la sua cifra, della smentita la sua abitudine, fino a sfiorare più volte il paradosso in questi tre lunghissimi anni di vita. Tre anni in cui la politica italiana ha conosciuto sconvolgimenti e tumulti, il Cavaliere è caduto, Bossi è scomparso dalla scena. Mentre Italia Futura, che sulla scena non è mai ufficialmente entrata, pur essendo nata nell'ottobre del 2009, continua a smentire, rinviare, correggere le «fantasiose ricostruzioni» con cui la stampa, tutta, dal Giornale al manifesto, sistematicamente distorce parole e opere dei Luca Boys. Persino il Corriere, che a Montezemolo è vicino per tante ragioni, gli ha più volte chiesto conto di tanta ambiguità. Una di queste dopo la convention di If del 24 novembre 2010, in cui lui stesso aveva dichiarato finito «il tempo dello one man show» e aveva annunciato: «Sento il dovere di fare qualcosa per il mio Paese». Tre giorni prima, ospite di Fazio, aveva chiarito oltre ogni dubbio che «non intendo fondare un partito, né entrare in un partito qualora ci fossero le elezioni». Il giorno dopo, il Corriere, con Aldo Cazzullo, giustamente s'interroga: «È difficile che possa restare ancora a lungo con un piede entro e uno fuori dalla politica. Indugiare oltre lo espone a brutte figure o a facili ironie...». Era solo il 2010. E mai consiglio fu meno ascoltato. Delle mezze discese in campo del patron Ferrari, che alla nascita di Italia Futura era ancora alla guida della Fiat, ormai si è perso il conto. Così come delle smentite. Nel settembre del 2009, prima ancora del battesimo di If, era già stato chiarissimo: «Da alcuni anni viene periodicamente indicata la possibilità di un mio ingresso in politica. L'ho smentito due giorni fa e non voglio continuare a farlo. Sono solo fantasiose geometrie partitiche». Ed era solo l'inizio. «Non abbiamo nulla a che fare con un partito o con un movimento politico», disse il patron al battesimo della sua creatura (era in compagnia di Fini, Andrea Riccardi ed Enrico Letta). Gli toccò ripeterlo due volte, tanto per non essere frainteso, poi augurò lunga vita al governo Berlusconi, «pienamente legittimato». Lo stesso governo che da allora al novembre 2011 Italia Futura e il suo capo hanno più volte sgambettato, salvo poi precisare e correggere il tiro. Come nell'ottobre 2010, quando uno dei ripetuti affondi contro Tremonti («Con lui poca crescita, il premier agisca») fu seguito dopo poche ore da una nota per precisare che «il lavoro del ministro Tremonti è stato fondamentale». Sulla Lega, l'altalena è ancora più spericolata: «Sono convinto che il successo della Lega sia determinato non da fattori ideologici, ma dalla buona qualità di molti amministratori che hanno dimostrato di saper fare bene», spiega Montezemolo a un convegno a Bologna il 17 aprile 2010. Due settimane dopo, il 3 maggio, Italia Futura s'indigna contro la «versione nostrana del Fronte nazionale lepenista» e la «sua contiguità con il razzismo aggravato dal secessionismo». «È tempo di archiviare la benevolenza verso il Carroccio!». Il patron della rossa in questi tre anni ha in più occasioni mostrato la sua ansia di scendere in campo. Bacchettando chi si è crogiolato nella posizione facile di «spettatore in tribuna». «Basta fare gli spettatori, dobbiamo salire sul ring», sprona i giovani imprenditori nel giugno del 2010. Tre mesi prima, a marzo, vigilia delle regionali, il sito di If si era lanciato in un elogio dell'astensione, «un impulso utile a un auspicabile rinnovamento del copione di questa brutta commedia politica». Tutti sul ring, dunque? Due mesi dopo, nell'agosto, il sito di Italia Futura finalmente sale sul ring e bastona come «deludente» la vicenda politica di Berlusconi, ma ecco che il giorno dopo il medesimo sito s'indigna: «Nessuno sta preparando una scesa in campo di Montezemolo. Nulla in Italia viene visto come una volontà civile per il bene del Paese, ma solo come qualcosa che miri a strategie personali...». Montezemolo continua nel suo estenuante warmup per tutto il 2011. Ad aprile, da Napoli, sbotta: «Se questo è lo spettacolo offerto dalla nostra classe politica, beh, allora cresce veramente la tentazione di entrare in politica». Tocca al suo braccio destro Carlo Calenda la smentita di rito: «Solo una battuta, non si sa neanche quando si vota....». Alla fine dell'anno, il capo raggiunge il suo apice, quando scrive una lettera ai soci di Italia Futura in cui spiega che «le prossime elezioni saranno un appuntamento storico. L'impegno di If sarà rivolto in questa direzione, promuovendo quella svolta di programmi e persone che l'Italia si merita». Quattro ore dopo arriva puntualissima la smentita del portavoce: «In quella lettera nessun annuncio di un impegno politico diretto alle elezioni». Il resto è cronaca recente. Gli incontri con Berlusconi e poi la smentita indignata del sito di If: «Non siamo interessati ad alleanze con le attuali forze politiche, è solo gossip alimentato ad arte da naufraghi della Seconda repubblica». E ancora, le recentissime trattative per costruire un polo centrista e montiano con Casini, subito bollate come «fantasiose ricostruzioni giornalistiche che vorrebbero Italia Futura impegnata a stipulare misteriosi accordi per ancor più misteriosi “nuovi” contenitori». Fantasie, certo. Ma sicuramente al potere. Una riunione del Consiglio dei ministri del governo Monti FOTO ANSA L'INTERVISTA . . . «Grillo tiene a distanza tutti i partiti, ma un Paese non si governa così Basta vedere Parma»Beppe Grillo FOTO ANSA LuigideMagistris «Stiamoragionando sulnome.Nessunodinoi sindacivuolecandidarsi: l'ideaèportare l'esperienzadeimunicipi a livellonazionale» «La lista civica forse non ci sarà ma c'è un movimento politico» MARIAZEGARELLI ROMA Luca e il partito intermittente, che si smentisce sempre Lanota incui la fondazione diMontezemolosmentisce lasuapartecipazione apossibili aggregazioni neocentristeèsolo l'ultima diuna lunghissimaserie... ANDREACARUGATI ROMA . . . «Il successo della Lega dipende dalla buona qualità dei suoi amministratori» (17/4/10) . . . «È tempo di archiviare la benevolenza verso la Lega e la sua contiguità col razzismo» (3/5/10) Luca Cordero di Montezemolo FOTO ANSA ILCASO lunedì 13 agosto 2012 5
INBREVE ROSSELLABATTISTI RADICONDOLI UnapiècediFrancoScaldatichesiaccendedisuggestioni grazieallacoppiadiattoriveteraniediuna locationadhoc INTERESSANTE DIBATTITO, QUELLO AVVIATO QUALCHE SETTIMANAFA DAL QUOTIDIANO SPAGNOLOEL PAÌS NEL SUPPLEMENTO DEL SABATO BABELIA. IL TEMA È QUELLO DELL'ATTUALITÀ DELLA FORMA-ROMANZO NELL'EPOCA DELLA SERIALITÀ MEDIATICA. E certo a prima vista sembrerebbe soltanto l'ennesima variazione d'una storia abusata, poiché della vitalità del romanzo come forma espressiva si dibatte ciclicamente, e sempre con la convinzione di dover celebrare la fine prossima d'un genere espressivo. Ma è un'impressione errata, questa della litanizzazione e del ritorno ennesimo al tema abusato. Perché i dubbi sul romanzo avanzati in questo specifico passaggio d'epoca e nel relativo clima culturale, ben espressi nelle pagine del Paìs, hanno delle peculiarità meritevoli. Dunque, è bene prenderli in esame senza che ciò comporti esprimere un pronostico sulle prospettive della «novela» (denominazione spagnola molto più appropriata e onnicomprensiva dell'omologa in lingua italiana perché racchiude in sé romanzo, racconto, e ogni altra formula più o meno sperimentale della finzione narrata) come genere capace di attraversare per intero anche il XXI secolo dopo averlo fatto coi più recenti. Il lungo articolo firmato da Javier Rodríguez Marcos, e integrato da due box firmati dallo stesso autore e da Alberto Manguel, prende le mosse dall'analisi di tre libri recentemente pubblicati sul tema della «novela». Si tratta di Laimaginacionhistorica dello storico Justo Serna, di What ever happened to modernism? (tradotto in Spagna col titolo Que fue delamodernidad?) del critico britannico Gabriel Josipovici, e di La escritura desatada.El mundo delas novelas (riedizione di un'opera pubblicata nel 2000) di José-Carlos Mainer, docente di Letteratura. La lettura di queste tre opere costituisce il pretesto per tornare a riflettere su una forma relativamente giovane d'espressione e rappresentazione della realtà, frutto maturo della modernità e attualmente messa alla prova dalle spinte decostruttive di cui si fanno portatori i mass media. Gli stimoli proposti sono molteplici, e possono essere sintetizzati in: la «novela» sta vivendo una crisi di vecchiaia o di crescita? E ancora: è il genere «novela» a essere in crisi, o piuttosto è il lettore a aver attraversato una trasformazione tale da richiedere un aggiornamento dei codici della fiction in forma scritta? Ma quello che più ci pare meritevole d'attenzione riguarda il rapporto tra la forma-romanzo e il mutamento delle strutture narrative indotto dalla fiction televisiva di più recente generazione. In modo particolare, quella legata al serial all'americana. Il Modello HBO, per intenderci. Una forma relativamente recente di racconto fictional che copre l'arco della medio-lunga durata e offre una sua peculiare espressione della serialità rispetto a generi analoghi. È quest'ultimo aspetto a segnare una discontinuità nelle forme del narrare, tale da mettere in crisi la «novela» e la sua struttura. Quest'ultima, infatti, si presenta come un congegno ben delimitato. Dotato di un inizio, uno svolgimento e una fine. Questa caratteristica ha messo la «novela» al riparo dalle mutazioni genetiche indotte dalle forme più tradizionali della serialità massmediale: la telenovela e la soap opera. La prima si distingue dalla «novela» soltanto in termini quantitativi: si tratta infatti di una storia che ha anch'essa un inizio, uno svolgimento e una fine, ma li «spalma» lungo una durata estenuante. La soap opera invece è presente continuo: è «puro svolgimento», concepito per non avere una fine e far presto dimenticare l'inizio. Dunque, qualcosa di troppo diverso dalla «novela» per metterne in crisi i caratteri strutturali. Diverso il caso del serial all'americana, che si basa sul meccanismo temporale della stagionalità e dunque mette in scena un meccanismo continuato di «fine e nuovo inizio». Meccanismo che alla lunga mette in crisi il congegno della storia, perché costringe gli autori a produrre nuove trovate narrative man mano più improbabili. Abbiamo visto serial di buona e anche ottima qualità iniziale, basati su concept estremamente pregevoli (come SixFeetUnder, BrothersandSisters, Lost, lo stesso Desperate Housewives) perdere smalto e coerenza oltre la soglia della terza stagione. Qualcuno, come Dexter, era già bollito alla seconda dopo un buon inizio. Motivo di questo inceppamento? L'esigenza di reinventare la storia dopo averla conclusa più volte. Un meccanismo che alla lunga diventa stucchevole e attacca come un virus i meccanismi della narrazione e la loro compiutezza. È questa la reale minaccia portata alla «novela» dal «nuovo modo massmediale della narrazione». Una perdita della delimitazione che si fa pura decostruzione e mette in crisi il romanzo come forma compiuta. ESTATE APALERMO ElioGermano alGaribaldioccupato APalermo il TeatroGaribaldi, occupato,aperto, condiviso, dedica la suaprimaestate divita alla formazione, «veravocazione e importantesegnale per il mondo dell'arteedello spettacolo».E tra lepresenzeassicurate c'èquelladiElio Germano. L'attore, che hasostenuto l'occupazionedel teatro Valledi Roma,aiuterà l'anticoteatro palermitanoportandoun laboratorio dedicatoall'allenamento traumatico, chesi terràdal 17al 19agosto. Le iscrizioni scadono il 14. GEOGRAFIE DELL'ANIMA È LA MAPPA CHE IL FESTIVAL DIRADICONDOLI,PASSATODIMANOAMASSIMOLUCONI,HASEGUITOPERLESUETRAIETTORIETEATRALI2012. All'interno la suggestiva tappa con Enzo Vetrano e Stefano Randisi in TotòeVicé, ambientata davanti alla Pieve vecchia della Madonna che custodisce con la sua eleganza semplice il piccolo cimitero di paese alle sue spalle. Un luogo che diventa scenografia perfetta per questa pièce che Franco Scaldati scrive per due anime gemelle, due ombre errabonde che si scambiano confidenze bizzarre, condividono candori da nonsense cullandosi nel non-tempo dell'eternità. Totò e Vicè sono amici oltre la morte, l'uno morto nel sonno e l'altro gettatosi nel vuoto per andarlo a cercare. Insieme si fanno compagnia, si trattengono nel territorio meraviglioso dell'immaginario fanciullino, laddove nessuna domanda è fuori luogo, nessun pensiero bisognoso di equazioni scientifiche. Tutto torna in quel girotondo di parole e riflessioni, di affetto che si insinua tenace fra i due, sostenendoli nelle pause di paura dell'ignoto e della morte che chissà com'è. La drammaturgia di Vetrano e Randisi, due veterani nel duettare con tanta complicità, è una trina di gesti e accenti, un minuetto di campagna, rustico semplice e sincero tutto insieme. Un incanto bisbigliato, che in questa azzeccata ambientazione davanti alla Pieve, mentre la luna d'agosto accende le ombre e la fiamma delle candele lancia barbagli di luce come geroglifici magici sui visi di Vetrano e Randisi, sembra arricchirsi di echi silenziosi, di un senso rituale segreto come sorprendere due vecchi druidi a chiacchierare attorno al fuoco. Un piccolo lavoro con le ali che porta lontano, facendo rapidamente dimenticare quello che lo aveva preceduto al Teatro dei Risorti dove giovani e appassionati attori della compagnia del Terzo Piano si erano misurati con il surrealismo di Arrabal. In maniera troppo compita, però, troppo scandita in particolari dettagliati. «Ci sono parole che non portano da nessuna parte», scriveva Arrabal in Picnicincampagna. Capitaanche ad alcuni spettacoli. Leprotagoniste del serial televisivo «DesperateHousewives» CULTURE PREMICINEMA IlGreenDrop nasceaVenezia Nasce ilGreen Drop Award, il nuovo premiocollateraledella 69.Mostra Internazionaled'ArteCinematografica diVenezia: presidente dellaGiuria sarà il registaErmannoOlmi. Ilpremio verrà assegnatodall'Associazione Green Cross Italiae dal Comunedi Venezia al film in concorso, fra i 18della selezione ufficiale,che «meglioabbia interpretato ivalori dell'ecologiae dellosviluppo sostenibile, conparticolare attenzione allaconservazionedelPianeta». Chiacchieredall'oltretomba L'incanto di Vetrano e Randisi EnzoVetranoeStefanoRandisi in«Totò eVicé» diFranco ScaldatiallestitoallaPieve dellaMadonna al FestivaldiRadicondoli PREMIO NICOGARRONE I riconoscimentiaChiti SustersiceRizzente TerzaedizioneaRadicondolidel«Premio NicoGarrone», fortementevolutodaAnna Giannelli inmemoriadelcriticosensibilee versatile,da leiaffiancato nell'organizzazionedelFestivalcheNicoha direttoperdodicianni. Ilpremiodellacritica èandatoaigiovaniFedericaSustersice RobertoRizzente,segnalatidallecompagnie per lacuraepassioneconcuiseguono il teatro, ilpremioalmaestroèandatoaUgo Chiti,drammaturgoesceneggiatore prolifico,chehaseguitoanche iprimipassial cinemadiMatteoGarrone. Tv killer contro il romanzo All'epocadellaserialità nefa lespese lanarrativa IldibattitoavviatosuElPaìs indagasullacrisidellastruttura tipicadella«novela»coninizio, svolgimentoefinecheviene soppiantatadalladecostruzionedicerteserieamericane PIPPO RUSSO FABRIZIO DEANDRÉ Cernobbioomaggia ilcantanteaFerragosto «Aforza di esserevento»è l'omaggio aFabrizioDe Andrè chechiude il FestivalCittàdi Cernobbio. Per l'ultimo appuntamentodel festival il giorno di Ferragosto(ore21.30) avillaErba l'ensembleFranziska e Fourstepchoir fannorivivere la musicadelgrande cantautoregenovese con un programmadaKorakhanà aViver. Ingressogratuito. U: 22 lunedì 13 agosto 2012
«La produzione può continuare con i controlli decisi» «La produzione non va fermata: l'azienda ha preso impegni chiari che possono essere monitorati. La vicenda dell'Ilva di Taranto però deve segnare una svolta per ritornare a politiche industriali che scongiurino lo scontro fra ambiente e lavoro». Stefano Fassina, responsabile economia del Pd, non commenta le decisioni della magistratura, ma «non prende nemmeno in considerazione la chiusura della fabbrica». Fassina, lei sabato ha definito «irrituale e preoccupante» il provvedimento del giudice Patrizia Todisco. Oggi lo stesso GiphatoltoalpresidenteFerranteilruolodicustode dellearee sequestrate. «Noi non attacchiamo la magistratura: per noi diritto alla salute e diritto al lavoro sono entrambi irrinunciabili. Abbiamo espresso preoccupazione e chiesto chiarezza su una situazione che obiettivamente si sta complicando. Ora bisogna attendere le motivazioni del Tribunale del riesame di cui è noto solo il dispositivo. Dobbiamo fare ordine, provare a diradare la confusione. A nostro avviso la produzione non va fermata perché ci sono tutte le condizioni tecniche e di volontà dell'azienda per dare compatibilità ad ambiente, salute e lavoro. Dopo l'intervento della magistratura tutti gli attori coinvolti, e in particolare il neo presidente Ferrante, hanno assunto pubblicamente l'impegno di realizzare le misure richieste riconoscendo gli errori commessi in passato dall'azienda. Si è costituito un tavolo istituzionale ad hoc, il governo ha emesso un decreto legge per la bonifica e una delibera del Cipe ha autorizzato il finanziamento di ulteriori interventi. C'è stata dunque l'assunzione di impegni chiari e monitorabili che devono evitare lo stop alla produzione». Non pensa che la magistratura abbia avuto un ruolo di supplenza rispetto ad annieannidiinerziadapartediazienda, sindacatied istituzioni? «La magistratura ha svolto un intervento su problemi reali evidenziando carenze certamente gravi a vari livelli. Ma dopo il suo intervento c'è stata un'assunzione di responsabilità di tutti gli attori in gioco. Per questo pensiamo che la produzione possa continuare. E valutiamo positivamente l'iniziativa presa dal presidente Monti». IlministroClini mette inguardia: lostop all'Ilvafavorirebbeiproduttoricinesida cui le nostre aziende si andrebbero a rifornire. Vede la geopolitica dietro al comportamentodella magistratura? «Assolutamente no. Le conseguenze dirette della chiusura però sarebbero un colpo insostenibile al tessuto produttivo del Mezzogiorno e di tutt'Italia perché avrebbero conseguenze sugli stabilimenti Ilva di Genova e Novi Ligure». I comitati di Taranto però sostengono che i costi della bonifica siano così alti (20miliardi)chel'aziendanonseliaccolleràmai echetocca allo Statopagarli... «Quantificare i costi è quasi impossibile. Certamente la vicenda è ormai diventata una questione nazionale anche per il carattere sistemico della produzione di acciaio. Sono necessarie quindi politiche pubbliche per risolverla. Noi questo l'abbiamo sempre avuto presente, tanto che due anni fa tenemmo la Festa nazionale del Lavoro del Pd proprio a Taranto affrontando il tema e proponendo le soluzioni che oggi ribadiamo e oggi abbiamo costituito una task force composta dal dipartimento economia e dalle strutture locali del Pd. La vicenda dell'Ilva pone infatti il tema di un nuovo e indispensabile modello di sviluppo: la tensione forte tra diritto al lavoro e qualità dello sviluppo deve risolversi grazie a politiche pubbliche che evitino lo scontro». La vicenda rende evidente il ritardo del governo in tema dipolitica industriale... «Il governo continua ad essere concentrato sulle variabili di finanza pubblica, è invece assente sull'economia reale che è invece una variabile decisiva per la crescita economica e la conseguente riduzione del debito. Se invece di perdere quattro mesi a parlare di articolo 18 si fosse impiegato il tempo e l'attenzione ad aggiornare il piano Industria 2015 che l'allora ministro Bersani aveva preparato nel 2008 non ci troveremmo in questa situazione di abbandono e di desertificazione industriale. Proprio per questo Taranto deve essere un punto di svolta per tornare a politiche industriali che tengano assieme ambiente e lavoro». Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante FOTO ANSA Verso sera di una domenica torrida, non solo per le temperature ma anche per il caso Taranto che preoccupa Roma come la Puglia, il governo ha preso in mano la patata bollente Ilva. Era stato questo l'invito formulato ieri da alcuni leader politici, in primis Bersani, Alfano e Casini, tutti d'accordo nel chiedere che il governo facesse chiarezza. Sono state probabilmente le novità giudiziarie di questi giorni e lo stop alla produzione a spingere l'esecutivo a scendere in campo, dopo che sotto la regia del premier Monti i ministri avevano già contribuito alla realizzazione del decreto d'urgenza al varo in questi giorni. Il presidente del Consiglio ha deciso un doppio intervento: prima di tutto, una task force dei tre dicasteri interessati da inviare a Taranto nei prossimi giorni. Venerdì 17 infatti i ministri Clini, Passera e Severino saranno in città. C'è anche il ministro della Giustizia nel gruppo di lavoro che si occuperà della vicenda perché, fonti di Palazzo Chigi, ieri sera hanno fatto sapere che è intenzione di Monti «verificare con il servizio giuridico di Palazzo Chigi se vi siano spazi legali per un intervento del governo sulla questione dell'Ilva di Taranto per evitare la chiusura dello stabilimento». Da via Arenula infatti hanno fatto sapere che il ministro Paola Severino chiederà l'acquisizione dei due provvedimenti con i quali il gip di Taranto Patrizia Todisco ha confermato il sequestro degli impianti dell'Ilva di Taranto e ha revocato la nomina di Bruno Ferrante dall'incarico di curatore dello stabilimento. Secondo il ministero, «l'acquisizione dei provvedimenti è motivata dalla necessità di una valutazione degli atti per quanto è di competenza del ministro della giustizia». VERTICEINPROCURA Si è appreso in particolare che a Taranto i ministri incontreranno le autorità e il procuratore della Repubblica. Secondo Clini, infatti, l'ordinanza del gip è in contrasto con quanto disposto dal ministero nel protocollo di intesa raggiunto per cercare di risolvere l'emergenza salute e occupazione. «La nuova disposizione del gip di Taranto è in aperto contrasto con ciò che il ministero dell'Ambiente ha avviato e non tiene conto del lavoro svolto e del ruolo del ministro» ha fatto sapere Clini che ha aggiunto «evitiamo conflitti di ruolo». Ancora: «La Commissione europea il 18 marzo scorso ha pubblicato l'elenco delle nuove tecnologie per la salvaguardia della salute e ha disposto che gli Stati membri debbano rivedere le autorizzazioni già concesse per fare allineare le industrie a queste norme e questo deve avvenire entro il 2016. Come ministro dell'ambiente ho la responbilità di questa proceduta e ho aspettato solo 4 giorni, non 4 anni, riaprendo la procedure di autorizzazione per avere dall'Ilva le migliori tecnologie disponibili a questo fine. L'Ilva ha presentato ricorso contro questa decisione e io ho chiamato Ferrante chiedendo che l'Ilva rinunciasse ai contenziosi per aprire un tavolo di lavoro, cosa che è stata fatta». In un'intervista apparsa ieri, Clini aveva anche spostato il ragionamento sulle prospettive economiche e occupazionali, disastrose, che potrebbero derivare da una chiusura degli impianti. «Quando si dice blocchiamo la produzione bisogna assumersene la responsabilità, perché se chiudiamo la produzione chi fornirà l'acciaio per l'economia italiana? Chi ci guadagna? L'Italia ci perde mentre alla finestra mi pare già di vedere i tanti competitori europei, per non parlare dei cinesi, che ne trarrebbero di sicuro un grande vantaggio». Sul caso è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo, in un crescendo di attenzioni e valutazioni che denota come il caso Ilva sia ormai a tutti gli effetti una emergenza nazionale. «È assolutamente necessario evitare la chiusura e lo spegnimento degli impianti, cosa che causerebbe danni irreparabili. Nulla sarà lasciato intentato» ha dichiarato Corrado Passera che ha aggiunto «il protocollo di intesa firmato tra ministeri e istituzioni locali e le ingenti risorse già messe a disposizione per il risanamento ambientale sono la dimostrazione concreta dell'ampio impegno istituzionale e politico per superare e risolvere definitivamente le problematiche che hanno portato al sequestro». Oggi pomeriggio, inoltre, Ferrante incontrerà Vendola per un vertice sulla situazione. All'appuntamento, previsto in Regione alle 16, sono attesi anche il presidente della Provincia, Florido, e il sindaco Stéfano. Seguirà poi un altro incontro con i sindacati. SALUTE,NUOVI DATI Sono stati intanto anticipati i nuovi dati sui rischi per la salute che saranno presentati il 18 settembre. I dati sanciscono il rischio: è maggiore del 15% l'incidenza dei tumori nell'area del sito dell'Ilva di Taranto, con un picco del 30% in più per quelli al polmone. L'analisi contenuta nel vasto studio «Sentieri» riguarda 44 sui 60 siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin) e sarà presenta al ministero della Salute in autunno. Il ministro Renato Balduzzi riceverà nei prossimi giorni però nuovi dati preliminari di un altro studio sul rischio dal Centro per il controllo delle malattie (Ccm). L'organismo ha infatti avviato una nuova indagine sui rischi salute per coloro che abitano nelle più strette vicinanze della zona dell'Ilva. Non c'è pace per Taranto e per una città che è sempre più nervosa e preoccupata. Il nodo dell'Ilva si complica sempre di più e i prossimi giorni, da oggi, si annunciano ancora più caldi di quelli vissuti tra le ordinanze del tribunale e i blocchi stradali. La cronaca continua a martellare. Il gip Patrizia Todisco che ha ordinato lo stop alla produzione con l'ordinanza interpretativa dell'altro giorno, ieri ha sostanzialmente tolto di mezzo Bruno Ferrante dalla fase avviata con il sequestro cautelare e che dovrebbe portare al risanamento degli impianti e del territorio. Il presidente dell'Ilva era stato nominato «custode e amministratore» delle aree sottoposte a sequestro, anche perché era stato lui stesso che in chiusura di udienza del riesame aveva dato la propria disponibilità al collegio giudicante. Per questo il tribunale del riesame aveva preso quella decisione, con ordinanza depositata il 7 agosto scorso, sostituendo Ferrante al dottor Mario Tagarelli, presidente dell'Ordine dei commercialisti. Tagarelli era stato nominato dal gip il 26 luglio, come custode per la materia amministrativa. L'altro giorno, insomma, il giudice Todisco ha ribaltato di nuovo la situazione, rimettendo Tagarelli al posto di Ferrante con un'ordinanza notificata ieri mattina all'azienda. Per il gip, infatti, è «manifesta l'incompatibilità» di Ferrante con l'«ufficio pubblico di custode e amministratore». Il motivo è il «palese conflitto di interessi» evidenziato anche, come annota Todisco, dal ricorso annunciato dall'azienda contro l'ordinanza che ha negato la facoltà d'uso degli impianti al gruppo Riva. Con quel provvedimento, il presidente dell'Ilva era stato nominato «datore di lavoro». Oggi intanto comincia una settimana cruciale, nella quale è atteso il deposito del ricorso Ilva per una seconda pronuncia del riesame che si annuncia decisiva, perché chiarirà una volta per tutte il contenuto delle prescrizioni disposte dalla magistratura all'azienda. «Il gip ha interpretato una sentenza del Riesame senza aspettare le sue motivazioni - ha dichiarato Ferrante - Non mi risulta che i giudici abbiano scritto che l'Ilva non debba più produrre, in questa fase. Anche perché fatico a credere che bloccando l'acciaieria la messa in sicurezza degli impianti venga garantita». Dalla fabbrica intanto trapelano segnali di nervosismo dagli operai, mentre il “Comitato cittadini liberi e pensanti” sorto in questi giorni al Tamburi, il quartiere più colpito dall'inquinamento, prende posizione: «Taranto è una bomba pronta a scoppiare: il gip ha imposto 416 prescrizioni per la bonifica e per risanare la città servono almeno 20 miliardi. La famiglia Riva non pagherà mai una cifra del genere e andrà a produrre all'estero: lo Stato deve evitare che questo avvenga e farsi carico del costo di questa immensa discarica a cielo aperto dove è stato prodotto il 50% dell'acciaio italiano con beneficio per tutto il Paese e costi pagati solo dai lavoratori e dai tarantini». L'INTERVISTA La task force con Clini, Passera e Severino sarà in città venerdì 17: incontri con autorità e magistrati In via Arenula saranno acquisite le ordinanze del Gip pugliese S.M.R. ROMA L'ITALIAELACRISI Ilva, Monti manda i ministri a Taranto: non si deve chiudere SALVATOREMARIARIGHI srighi@unita.it Il giudice ordina: via Ferrante . . . Dal ministero dell'Ambiente: la decisione è in contrasto con il nostro lavoro e il nostro ruolo MASSIMOFRANCHI ROMA StefanoFassina Evitare loscontro pregiudiziale tra lavoro eambiente.Lachiusura della fabbrica èun'ipotesichenonva nemmenoconsiderata «Per palese conflitto d'interessi» il Gip ha tolto al presidente la custodia delle aree sequestrate 2 lunedì 13 agosto 2012
INQUESTESONNACCHIOSEGIORNATEESTIVEALMINISTEROPERIBENIELEATTIVITÀCULTURALINONÈ MANCATO UN CERTO ATTIVISMO: È IN ARRIVO UN NUOVO CAPOGABINETTO, ADRIANO RASI CALDOGNO, E C'È STATA LA NOMINA O LA CONFERMA DEI DIRETTORIGENERALI.Il tutto potrebbe essere liquidato come il solito giro di valzer in un dicastero gattopardesco, dove tutto si muove perché nulla cambi. In realtà si tratta di grandi manovre estive per una, ennesima e prevedibile, disfatta invernale. Assente dai consigli dei ministri dove si è messa a punto la «Spending rewiev», latitante sulla questione di Cinecittà, ignaro delle linee di gestione del post terremoto in Emilia Romagna, il ministro Lorenzo Ornaghi al Mibac non smette di ripetere che il governo Monti non durerà e lui è pronto ad andar via. Così ha impiegato otto mesi a scegliere finalmente il suo capo gabinetto: si tratterebbe, la nomina non è ancora ufficiale, di Rasi Caldogno, funzionario cresciuto alla Regione Veneto all'ombra di Giancarlo Galan, che poi da predecessore di Ornaghi lo aveva portato al Collegio Romano come vicecapo gabinetto. A lasciare perplessi non è solo la continuità con il governo Berlusconi, che Monti e i suoi sono felici di mostrare così spesso, appare singolare anche la scelta di un dirigente senza esperienza tecnica nel settore culturale, e che non è neppure un alto magistrato dello Stato a garanzia della produzione legislativa e ammnistrativa del Mibac, qualitativamente scaduta in questi anni. A detta di molti Rasi Caldogno sarebbe uno schermo dietro cui continuerebbe a fare il bello e il cattivo tempo Salvatore Nastasi, il braccio operativo di Gianni Letta al Mibac e già capo gabinetto di Bondi, Galan e finora anche di Ornaghi e perciò deusexmachinadella baracca. REGNOINTOCCABILE Nella giostra delle nomine per le direzioni generali a Nastasi resta comunque lo Spettacolo dal vivo, suo intoccabile regno da circa 8 anni, e parecchie altre sono state le conferme, in molti casi si tratta di veri e propri esiliati in sedi periferiche dell'epoca Bondi. Spicca tuttavia l'arrivo di Isabella Lapi Ballerini all'ambita direzione regionale della Toscana: come sottolineato con una smorfia dal Corriere Fiorentino, una carriera lampo quella di Lapi, iniziata appena due anni fa dalla direzione regionale della Puglia, dove Bondi facendole fare un titanico avanzamento professionale l'avrebbe piazzata per lasciar libera la sovrintendenza di Venezia a Sgarbi.Carriere esoteriche a parte, e mentre si attende la seconda ondata di nomine alle soprintendenze, è evidente che in queste fase è l'apparato burocratico, con le sue vocazioni più opache, ad aver di nuovo trionfato. A questo blocco granitico, incredibile dictu, spetterà da ottobre la riforma del dicastero, che secondo i dettami della «Spending rewiev», dovrebbe terminare a marzo, vale a dire prima o in concomitanza con le elezioni politiche. È la quarta volta dal 2000 che il Mibac viene per dir così riformato, le prime tre invero senza esiti apprezzabili. Per quest'ultima, sotto l'occhio vigile (si fa per dire) del ministro tecnico, si teme a ragione una disfatta di un Ministero da oltre dieci anni senza una vera guida politica e culturale. La decadenza dunque continua e la stessa polemica, pretestuosa, di Ornaghi sul Piano casa della Regione Lazio è lì a dimostrarlo. Se l'è presa con il governatore laziale Renata Polverini, ma il Piano era stato consegnato al Ministero degli Affari Regionali che ha ritenuto di approvarlo senza consultare il Mibac, nonostante a questo spettino le competenze sul paesaggio. Come nel caso di Bondi, è lo stesso governo, di cui fa parte Ornaghi, a non tenerlo in considerazione alcuna. Come accade del resto al suo stesso dicastero, e lo testimoniano certe alzate di testa di alcuni alti dirigenti, che scavalcano, per non dire mettono i piedi in testa al ministro in cose che spetterebbero a lui. È il caso di Nastasi che si congratula con Venezia per il Leone d'Oro alla carriera per Ronconi, o del segretario generale Antonia Pasqua Recchia che in una intervista per molti versi esilarante al Sole 24 Ore statuisce che dell'arte e dell'architettura contemporanea non ci importa poi molto: le facessero nelle «periferie sciatte» o nei «luoghi degradati». Un po' come il sindaco di Roma Alemanno quando voleva trasferire la teca di Meier dell'Ara Pacis, ma priva del tempio, in prossimità del raccordo anulare a Tor Bella Monaca. Perfino le due cose su cui all'inizio del suo mandato Ornaghi si era impegnato in prima persona restano chiacchiere: poco succede per Pompei e per nuova Brera, senza considerare le altre emergenze. Per fare un solo esempio basti citare l'Aquila, oramai una città fantasma pronta a sostituire negli itinerari turistici Pompei quando, e molto non manca, i ruderi flegrei saranno del tutto distrutti. CULTURE Giridivalzer alministero dovelemanovre estive preludono alladisfatta invernale PIANO ARTE CONTEMPORANEA Seconda soloal ministronell'organigramma delMibac, il segretario generale Antonia PasquaRecchia inun'intervista al “Sole24 Ore”del 30 luglioa domandarisponde: «Ci sono luoghi perfetti neiquali il contemporaneosi puòesprimere:per il recuperourbano,per risanare paesaggi degradati,per cambiare voltoalle periferie sciatte». Idee singolari, in contrastocon laDa convezioneeuropea,con il regolamento dello stessoMibacecon quantoaccade nel resto delmondo dove il contemporaneo ha cittadinanza in centro comein periferia.Alla lucedi tali dichiarazioni si levano nuvole oscuresull'esitodel «Piano arte contemporanea»del Mibac, in un paese comel'Italiache si occupacosìpocodi presentee futuro.Dulcis in fundo, Pasqua Recchiaèanche commissariodel Maxxi, il Museo delleArtidel XXI secolo, lacui sede è unameravigliosa costruzione su progettodi ZahaHadid. PIANO CASA REGIONE LAZIO Dall'iniziodi luglio ritornodi fiamma della polemicasulPiano casa dellaRegioneLazio. Progetto«fortementevoluto» dal governatoreRenata Polverinieda molti consideratounoscempio di dimensioni bibliche, il Pianoavevagià causato le perplessitàdel predecessoredi Ornaghi, Galan.Furibondi scambidi battutee comunicati alcalor biancosi verificanotra RegioneLazioeMibac, con ilministro che se laprendecon ilgovernatore del Lazio. I Piani diquesto genere leRegioni lidevono consegnareal Ministerodegli affari regionali, chea suavolta lidovrebbecomunicarealle autoritàcompetenti. Nelcaso del Pianocasa gliaffari regionali nonchiedono il parereper il paesaggiodi competenza delMibac. Interrogato in proposito ilministro Gnudinon risponde,èa Londra aseguire leOlimpiadi. COLOSSEO VIA ALLE GARE Archiviateper ora lepolemiche sulla sponsorizzazione,al Colosseopartono le gareper i lavori.Allaconferenza stampa, almeno la settima per restauri ancora non iniziati, il MinistroOrnaghi si presenta senza il sottosegretarioRoberto Cecchi che èstato l'autoredell'accordo di sponsorizzazione con DellaVallequando ricopriva ildoppio ruolodi segretariogenerale delMibac ecommissario straordinarioallasovrintendenza archeologicadi Roma.Assenzacerto non casualeedi peso,probabilmente segnodi nonperfetta sintonia tra il sottosegretario e il ministro. LA NUOVA BRERA Dopoun paiodi anni di stasiappenauscitodi scenaMario Rescacomecommissario, le cosesembranomuoversi per la nuovaBrera: perora sonostati annunciatigli appalti. Consapevoleche nonsarà più ministro, Ornaghidichiarache la pinacotecasarà prontaper l'expo,valea dire nel2015. Il progettodovrebbecostare 150milionidi euro, in Italiaquesto tipodi operazionidi media raddoppia diprezzo incorso d'opera. Adisposizione ci sono23 milionidi fondi Cipee 13 milionidelMibac, s'attende il concorsodeiprivati che si sonodetti disponibili senza precisare il loroapporto economico.Lasaga continua. LA BATTAGLIA DI ANGHIARI Damarzo tutti in fibrillazione per ilpresunto ritrovamentodellaBattaglia di Anghiari, dipintodi Leonardoche si ritiene perduto. Secondouna équipedi ricercatoridi National Geographicguidatada MaurizioSeracini si celerebbedietroallaBattagliadi Scannagallo diVasarinel Salone dei cinquecentodi PalazzoVecchio. Il sindacofiorentino Matteo Renzi sutwiter annunciadi aver chiestoal ministrodi autorizzare le ricerche iniziando, s'immaginaa perforare,dallezone restaurate nell'OttoenelNovecentodell'affresco di Vasari. Il mododell'arte insorge: Scannagallo vatutelato come Anghiari, emolti temono cheuna sindrome da“Codice daVinci” porti adanneggiare un vero Vasariper restare poi delusi.Dopocircaquattro mesi Ornaghia giugnosipresenta a Firenzeespiega al primo cittadinoche adecideredeve essere la soprintendenzaal Polo museale fiorentino, cioè lanormaleprocedura. Renzi non la prendebene,macerto ilMinistro poteva avvertirlosubito. L.D.F Beniculturali noncambimai NeldicasterodiOrnaghi lenuove nominenelsegnodellacontinuità DanielBuren,«Costruiresulle vestigia» DaLeonardoalMaxxi tutte legranedelMibac Ottomesiperscegliere ilcapodigabinetto: AdrianoRasiCaldogno cresciutoall'ombradi Galane«schermo»dietro alqualecontinuerebbea spadroneggiareNastasi INODI VENUTI AL PETTINE LUCADELFRA arfled@tiscali.it U: 20 lunedì 13 agosto 2012
LONDRA2012 Ce la siamo giocata L'oro va alla Croazia La tragedia delle finali è che il secondo posto, e la buonissima medaglia d'argento che portiamo via da questo colosseo d'acqua, è la peggiore che era rimasta. Con nessuno possiamo condividere la sconfitta. Eravamo noi e loro (come nell'altro stadio erano Cammarelle e l'inglese). I croati: vigorosi, completi, dirompenti con il decrescere delle nostre energie. Hanno vinto otto partite su otto in questo torneo: sono argomenti che non ammettono repliche. È gente che conosce questo mestiere, è nella loro memoria, nell'indole guerreggiante, nel loro istinto di sopravvivenza - che qui conta. E slave sono tre delle prime quattro squadre (terza la Serbia, poi il Montenegro). Ma l'Italia è tornata, è sul podio, non accadeva da 16 anni e non era possibile perché la pallanuoto sappiamo giocarla. La Croazia ha forza fisica superiore e soluzioni varie che impariamo a conoscere in corso d'opera. Eppure non era una partita proibita e l'avevamo inquadrata bene, 2-0 alla svelta con Gallo e Felugo. «Questa era la nostra possibilità: essere cinici, concretizzare tutto quello che eravamo in grado di creare». È l'analisi postuma di Sandro Campagna, un tipo schietto e intelligente, non sempre simpatico: ha ricostruito una nazionale credibile, in due anni. Felugo lo sa: «La nostra stagione comincia qui. I croati sono insieme da 7 anni», da quando ingaggiarono il mitico Ratko Rudic, alla sua quarta Olimpiade vinta, una anche allenando l'Italia, nella finale più trascinante che si ricordi, a Barcellona contro gli spagnoli. Entrambi, tecnico e regista, lamentano una permissività degli arbitri che ha castrato le nostre fughe e la nostra fantasia. Ma non è questa la polpa della finale. Dunque ci mancano le reti nel nostro periodo migliore, che si esaurisce nella prima metà della gara. Due traverse (sempre di Felugo, che marca metà del nostro punteggio), due promettenti situazioni dove a Giorgetti manca il coraggio, una presenza troppo velleitaria del centro boa Premus, che è fuori dai nostri schemi (anche per scelta) ma è morbido quando avrebbe l'occasione di farsi importante e non ci permette mai un avvicinamento organico alla porta. L'Italia è discreta nella cavalleria leggera, la palla è trasferita bene, non benissimo, non troppo svelta. Non è una partita complessa, anzi è piuttosto chiara, in uno sport dove non tutto il campo è praticato, ma solo le zone vicine al gol. I croati c'impediscono il nostro gioco di tagli e movimento, e la pressione sui “pensatori” ci costringe a soluzioni sempre più distanti dal portiere. Un palo interno di Gallo chiarisce a tutti che non sarà la fortuna a farci ritrovare una partita che è scivolata via, poco alla volta, senza sapere quando e come, ma inesorabilmente. Boskovic, Jokovic, Barac, Sukno riescono invece ad attaccare da tutte le zone della vasca: al tiro, poi, sono sereni e decisivi. La finale è dura, la sua bellezza è nell'agonismo, nei duelli, nella resistenza alla sofferenza e alla collera, è un gioco ancestrale perché l'atleta combatte contro l'avversario, contro il tempo che scorre e vuole soluzioni nell'arco di trenta secondi, che corrono verso la scadenza e questo non è sport rapido. Contro la resistenza delle cose: l'acqua, che qui è pesante, contraria e l'uomo deve impadronirsene e non è mai sicuro di averla vinta, perché poi arriva l'avversario, che dell'acqua si serve e sfrutta per creare difficoltà. Nella pallanuoto l'azione deve dominare prima l'acqua - come una lotta fatale per la vita - e poi l'uomo. E quindi il tempo: è asfissiante il compito di questi magnifici atleti, vincitori e sconfitti. Noi non riusciamo a praticare i nostri propositi, Felugo è enorme nella partita d'attacco, ma è braccato e non può governare il gioco, anche perché i compagni non riescono a nuotare. Così diventa una ripetizione di movimenti prevedibili, sempre più stanchi, sempre più disperati. I fatti ci danno torto ma l'ammirazione non si riduce: alcuni momenti sono intensi, superbi perché lo è l'essenza del gioco. L'attacco è una carica irresistibile, non si avanza mai da soli, si aspetta il gruppo, si fa insieme, è un moto di rivoluzione, di sommossa. E i croati sono compatti, furenti. Si battono al limite della regolarità: questo sport non è privo di pericoli potenziali e non si fa mai male nessuno perché l'acqua in questo è amica, ammorbidisce il contatto, anche se Giorgetti mostra il labbro spaccato, poveretto. L'evento scorre nel mondo delle passioni, le ultime manovre sono improvvisate e animate dalla frenesia. Il vantaggio è l'unica lucidità che accampano i croati. Siamo secondi, ma è bellissimo. FUMO DILONDRA M.BUC. MARCOBUCCIANTINI INVIATO A LONDRA C'È UNPEZZO DIQUESTA INFINITACITTÀ-DILATATA VERSO NORDEST DAIGIOCHI OLIMPICI -CHE TORNAUTILE PERCAPIRE LENOSTRE 28MEDAGLIE, PER DARELORO UNPESO CHENON SIASOLO MATEMATICO. È quel gomitolo di piccole vie fra Brick Lane e Liverpool street. Dal Tamigi incombe la City con i suoi grattacieli, con il ferro e il vetro che riflette il cielo grigio, con i manager e i loro pranzi svelti. Questo “nuovo mondo” entra in queste strade di case basse, rinforzate di mattoni che sono rossi, blu, senape, cenere. Nei mercati si accomodano bancarelle antiche come l'Egitto, banchetti etnici cresciuti di numero nel tempo, assieme agli immigrati che qui fanno sostanza, e altri accampamenti modaioli. Si mangia e si beve di tutto. Nell'incontro fra la storia e l'attualità non c'è violenza, né annullamento, niente si perde e qualcosa si trova: c'è solo forza. Era bello testimoniarlo ed eccoci al nostro medagliere: siccome facciamo pari con Pechino (dove poi fu tolto l'argento “dopato” conquistato da Rebellin) siamo alle feste più insensate, seppur legittime. «È stata un'Olimpiade che ha visto il team Italia primeggiare. Siamo nel G8 dello sport», dice il presidente del Coni Gianni Petrucci, che è soddisfatto proprio perché è il primo a sapere che solo un numero ampio di medaglie avrebbe nascosto la realtà dei fatti. Napolitano manda i suoi complimenti, ma proprio adesso che lo sport ha la sua massima vetrina è doveroso mondare i risultati dalla retorica. Nel nostro carretto c'è poca merce, venduta bene, ma di qualità che si deperisce e ogni quattro anni ci sembra più vecchia, vicino alla scadenza. Nelle nostre piazze (nei nostri campi) non s'incontrano culture lontane, non si fondono remote virtù con nuove tendenze. Non bisogna malintendere: abbiamo i nostri volti da celebrare, gli spadaccini e i tiratori e i pugili (insieme, metà del gruzzolo), e le tre squadre che l'ultimo giorno hanno davvero impreziosito il nostro viaggio. Ma sempre qui peschiamo, da decenni. Sono discipline limitate nello spazio e nelle capacità che richiedono, e anche in Italia sono appannaggio spesso di piccole realtà cittadine (Marcianise, Mesagne, Iesi). Russo è andata a medaglia vincendo appena due incontri in uno sport che è la pallida copia del passato e che oltretutto non è più nemmeno “palestra” per il professionismo. Le virtù degli schermidori sono indubbie, così la preparazione e la classe. Ma abbiamo le stesse persone sul podio dal secolo scorso, e spesso anche gli avversari sono identici. Nei concorsi a squadra, poi, bastava una vittoria per essere decorati (al valore). Tre bronzi - Donato, Grimaldi, Fontana - sono il flebile segno di presenza in tre discipline che invece vedono il mondo concorrere e misurare i campioni più “pieni”: atletica, nuoto, ciclismo. La loro pratica popolare è lo stato di salute di un Paese. Quello che dalla base viene trasformato in eccellenza è invece la cartina tornasole della forza, l'organizzazione e la bravura dei dirigenti che si annidano nelle Federazioni (e anche della ricchezza a disposizione del settore sportivo di uno Stato). Gli sport non sono tutti uguali, le medaglie - come le azioni di un famoso motto - si pesano e non solo si contano. Nel nuoto abbiamo offerto una telenovela, non una squadra. Nel ciclismo su pista avevamo un solo atleta di discreto valore, e su strada nemmeno quello. Nell'atletica leggera siamo penosi, da anni, e non riusciamo nemmeno a presentare atleti in pista, nessuno abita più le finali importanti, dove finiscono muscoli di ogni colore e passaporto. Il nostro sistema sportivo è vecchio nella concezione, povero nelle risorse, trascurato dalla politica (escluso quando c'è da occupare poltrone). Non siamo nel G8 dello sport mondiale, non è onesto spacciare quest'idea. Siamo primi, invece, nello sport dello struzzo: a nascondere la testa sotto la sabbia. O A B USA 46 29 29 CINA 38 27 22 GRAN BRETAGNA 29 17 19 RUSSIA 24 25 33 COREA DEL SUD 13 8 7 GERMANIA 11 19 14 FRANCIA 11 11 12 ITALIA 8 9 11 UNGHERIA 8 4 5 AUSTRALIA 7 16 12 GIAPPONE 7 14 17 KAZAKISTAN 7 1 5 OLANDA 6 6 8 UCRAINA 6 5 9 CUBA 5 3 6 NUOVA ZELANDA 5 3 5 IRAN 4 5 3 GIAMAICA 4 4 4 REPUBBLICA CECA 4 3 3 ILMEDAGLIERE Il bilancio L'Italia chiude con 8 ori, 9 argenti e 11 bronzi 28 medaglie una più di Pechino, 7 meno di Atlanta '96 Il Coni esulta: siamo nel G8 dello sport Il Settebello perde una finale tenuta in equilibrio solo per un tempo La squadra croata dell'ex ct Rudic ha vinto tutti e 8 gli incontri disputati Ma erano 16 anni che ci mancava una finale Petrucci soddisfatto, ma il nostro cesto pesa poco 10 lunedì 13 agosto 2012
QUALÈL'ETÀGIUSTAPERINIZIAREUNBAMBINOALLA LETTURA?ZEROGIORNI.NELSENSOCHELASCELTAMIGLIORE È ABITUARLO AD ASCOLTARE STORIE QUANDOILPICCOLOÈANCORANELGREMBO.A consigliarlo è Giorgio Tamburlini, direttore scientifico dell'Istituto pediatrico e di ricerca Burlo Garofolo di Trieste e consulente dell'Oms per programmi su maternità e infanzia. Dottor Tamburlini, quanto conta la lettura nella crescitadi unbambino? «Tutti i grandi esperti di pedagogia del ‘900 hanno rilevato l'importanza della lettura e della narrazione delle fiabe per la formazione del bambino. La nostra esperienza personale ci dice quanto, negli anni dell'adolescenza, alcuni libri abbiano contribuito alla nostra formazione. Quello che oggi abbiamo appreso, grazie allo sviluppo delle neuroscienze, sono i meccanismi attraverso i quali alcuni stimoli precoci quali la lettura ad alta voce possano funzionare. Ciò avviene perché queste attività stimolano lo sviluppo di quelle connessioni tra neuroni chiamate sinapsi che costituiscono la base della costruzione di competenze quali il linguaggio e la comunicazione in generale». Lei consiglia alle mamme di leggere fiabe ad alta vocegiàdaitempiincuiportanoilbimboingrembo.Chebenefici neconseguono? «Anche se è vero che già dalla gravidanza il cantare o recitare filastrocche possono avere significato, il consiglio è quello di iniziare a condividere con i bambini i primi libri - fatti solo di semplici figure e singole parole - già a partire dai sei mesi. I benefici, dimostrati da una grande mole di ricerche, sono sia sul piano cognitivo che nel linguaggio, sia sul piano della qualità dell'interazione tra genitori e bambini, quindi di quelle modalità di attaccamento che prefigurano le relazioni con gli altri, sia, negli anni successivi, sul piano del riconoscimento e del controllo delle proprie emozioni. Uno degli aspetti più interessanti è che sono proprio i bambini delle famiglie più svantaggiate sul piano sociale e culturale che ne ricevono i benefici maggiori. Si riduce drasticamente quel gap sul piano del linguaggio che poi, riverberandosi sul piano scolastico, contribuisce al mantenimento delle diseguaglianze sociali». Calidipazienzaeattenzione,unascarsa capacità di immaginaremondinon convenzionali, spesso i bambini più piccoli denotano una sorta di sindrome da consumatori in erba, che implica un atteggiamento passivo nei confronti del mondo esterno.La letturaè l'antidoto? «Assolutamente sì. La lettura condivisa in famiglia, con uno dei genitori o altre figure di riferimento, è un'attività che sollecita l'attenzione, ed educa ad una interazione – infatti parliamo sempre di lettura condivisa che implica ritmi diversi, soste, domande del bambino, esclamazioni, ripetizioni... - che è molto più ricca di quella, ad esempio, di un video, sia pure “interattivo”. Implica infatti il far lavorare la memoria, la creatività nell'immaginarsi situazioni ed esiti nuovi… e la voglia di farsi leggere, e in seguito di leggere, nuovi libri, nuove storie». Perché l'adulto è importante e cosa fa il progetto NatiperLeggereperstimolaregliadultialeggere aibambini? «L'adulto è importante perché costituisce il tramite verso la lettura, non solo in termini materiali, ma soprattutto perché offre al bambino un'occasione di relazione piacevole che è il requisito perché l'esperienza della lettura venga connotata positivamente dal bambino. Inoltre, e infatti uno dei motti di NpL è che “la lettura è un atto di amore”, questa pratica fornisce ai genitori una occasione d'interazione ricca, che gratifica il genitore perché ne può cogliere il valore sul piano cognitivo ed emotivo. È sorprendente quanto i genitori che iniziano a leggere ai propri bimbi ne diventino subito entusiasti: “sa che fa grandi progressi?”,“Sa che preferisce questo ad altri giochi?”. Il progetto NpL tra l'altro forma anche tutti quegli adulti, ad esempio nonni, che vogliono mettersi a disposizione per lettura negli ospedali, nelle biblioteche, fornendo le conoscenze di base per la scelta dei libri appropriati all'età dei bambini. NpL pubblica ogni due anni una bibliografia raccomandata di libri suddivisi per età e per tematiche (vedi www.natiperleggere. it). Molti dei programmi locali hanno iniziative specifiche per i bambini con genitori stranieri, sia per favorire l'acquisizione della lingua italiana che per valorizzare le culture di origine». In che modo si può sollecitare la maggioranza a unamaggioresensibilitàversoilgiustoapproccio alla lettura,ossiaaunamini rivoluzioneculturale? «Proprio promuovendo l'esperienza della lettura precoce in famiglia, facendo toccare con mano il piacere di leggere e i benefici che ne derivano. Il bambino imparerà non solo a leggere prima e meglio, ma imparerà ad amare la lettura e i libri». CULTURE Leggendo nellapancia LopsicologoTamburlini sul temalibriebimbi Abituare ipiccoliadascoltare storiequandosonoancora nelgrembomaterno. Contribuisconoallosviluppo dellesinapsidel linguaggio CRESCE, INCANTA, ACCOGLIE, UNISCE. È «LA STORIA DI UNALBERO»(QUIACCANTO),POETICORACCONTOSULLEGIOIEDELLANATURA,ISUOI«ABITANTI»EILPASSAGGIODELLESTAGIONIDISEGNATODALLAFRANCESEEMILIEVAST.L'illustratrice è nata a Epernay nel 1978, Ha studiato arte contemporanea e fotografia per cinque anni a reims, ma dopo il diploma si è dedicata sempre di più al disegno. In questo piccolo volume edito da Gallucci (13.00 euro) spicca la delicatezza del tratto, la grazia delle figure e la sintesi della narrazione. Attraverso i cambiamenti dell'albero, nel corso delle stagioni, assistiamo ad un piccolo racconto corale in cui ogni personaggio ha il suo ruolo e quindi il suo posto nella natura. I cerbiatti che giocano allegri sotto le foglie fiorite, i cinghiali e le donnole che si nutrono dei suoi frutti all'arrivo dell'estate e poi la neve che ricopre tutto e i lupi che gli gironzolano intorno. Così di mese in mese, di stagione in stagione in quello che è l'eterno ciclo della vita. L'ISTITUTO GIANCARLOLIVIANO D'ARCANGELO Nellapagina idisegni tratti da«Storiadiun albero» della illustratrice francese EmilieVast «Storiadiunalbero» lapoeticadellestagioni secondoEmilieVast Cepell, centroperdivulgare ilpiaceredella lettura IlCentroper il Libro e laLettura (Cepell)è un istitutoautonomo delMinisteroper ibeni e le attivitàculturali ed ha il compito didivulgare il libroe la lettura in Italia e dipromuovere all'estero il libro, la culturae gli autori nazionali. Hasedea Roma,presso la Farnesinaed è presiedutodaGian Arturo Ferrari. Tra lesue attività la partecipazionea salonie fieredel libro anche inambito internazionale; studio e ricerca sul libro, la lettura, la traduzione, l'editoria elettronicae multimediale; la produzionedi monografiee periodici; le indagini conoscitive permonitorare il mercatoeditorialee i comportamentiattinenti alla lettura. ... Grazieallaneuroscienza sappiamocomealcuni stimoliprecocisianoefficaci nella formazione U: 18 lunedì 13 agosto 2012
LOSQUALOCOLPISCENELLAREALTÀSENZALACOLONNASONORACADENZATACHEJOHNWILLIAMSCOMPOSEPERILFILMDISTEVENSPIELBERGDEL1975.SUCCEDE ALAREUNION,OLTREMAREFRANCESE,DOVE,VISTIIRIPETUTI ATTACCHI A SURFISTI E BAGNANTI, LA PREFETTURA AUTORIZZATO LA PESCA di una ventina di esemplari. Il segretario generale, Xavier Brunetiere, specifica che è una decisione con l'obiettivo scientifico di studiare la possibile presenza in acqua della cinguetera, tossina letale per l'uomo. Prevedibilmente, insorgono gli ambientalisti. In un comunicato della Fondazione Brigitte Bardot, si taccia il provvedimento come «scandaloso». In Australia, di fronte alle coste dell'isola di Wedge, fra le acque settentrionali di Perth, uno squalo bianco molto aggressivo ha attaccato un surfista ventenne, divorandolo tra le fauci, che in inglese si dicono Jaws, come il titolo originale della pellicola di Spielberg e del libro di Benchley da cui deriva. A quel punto, la decisione di evacuare e chiudere tutte le spiagge limitrofe, mentre è caccia aperta allo squalo assassino, della lunghezza di 4 o 5 metri. Era il quinto episodio mortale sulle coste australiane dallo scorso settembre. Norman Moore, ministro della pesca, medita su un censimento di questi predatori marini al fine revocare il divieto di eliminarli: «Abbiamo stanziato altri 14 milioni di dollari per studiare gli squali bianchi e il loro comportamento, e capire il perché di questi attacchi all'uomo. Se le ricerche ci dicessero che gli esemplari sono aumentati rispetto al passato, forse dovremmo riconsiderare se tenerli ancora tra le specie protette». In attesa della decisione, il responsabile dell'unità anti-squali, Tony Cappelluti afferma: «Abbiamo uomini che pattugliano le coste fin dall'alba, ma non abbiamo più segni dello squalo». La minaccia non risparmia neppure il Mediterraneo, ormai tropicalizzato. Un anno fa, veniva osservato uno squalo bianco della stessa specie che minaccia le acque oceaniche nel braccio di mare che separa l'isola di Capraia dalla Corsica. La segnalazione non era dovuta ai soliti profani esaltati dal circo mediatico, bensì ad un gruppo di biologi impegnato nella campagna di avvistamento cetacei e tartarughe marine finanziata dalla Provincia di Livorno per il progetto transfrontaliero Ghona. Iniziativa attivata con la partecipazione della cooperativa Pelagos dell'Isola d'Elba, del Museo di Storia naturale, sezione di zoologia la Specola dell'università degli studi di Firenze e dell'associazione Oceanomare-Delphis. La dottoressa Cecilia Volpi, una ricercatrice componente della spedizione, descriveva l'incontro marino con spontanea suggestività: «Abbiamo visto la pinna in lontananza, ci siamo avvicinati incuriositi. Grande è stato il nostro stupore alla vista dello squalo». Aggiungendo, però: «Non c'è certezza piena che si tratti di uno squalo bianco». Un dubbio tuttavia sfatato dall'affermazione che si trattava di una femmina, lunga 4 metri. Come nell'epopea del film e del romanzo, si scatenava la psicosi da squalo, che preoccupava gli operatori turistici. In prima linea gli amministratori del Comune di Capraia, che si affrettavano ad esprimere scetticismo e perplessità sulla cosa. Franco Mazzei, assessore al turismo, faceva riferimento alle riprese disponibili: «Il filmato mostra alcune incongruenze». Dopodiché parlava esplicitamente di «un grosso danno per la nostra economia». Tanto che gli stessi biologi avvistatori sminuivano il fatto: «Non c'è nessun pericolo, il mare è da sempre abitato da squali». Di quello di Capraia si perdettero le tracce. DAVERNE AMOBYDICK L'arte e la letteratura di tutti i tempi hanno sempre trovato rifugio nel seno equoreo di leopardiana memoria. Dalle affabulate immersioni di Alessandro il Grande al Jules Verne di Ventimila leghe sotto i mari, passando per i viaggi semi-immaginari di Sir John Mandeville ed il Battello ebbro di Arthur Rimbaud, fino a Conrad, la distesa marina è spazio ideale per l'avventura e la sfida dell'uomo a se stesso. L'immaginario colloca fra le onde mostri scaturiti dall'inconscio. Gli americani, ovvero europei trapiantati al di là di un oceano, hanno saputo infondere al tema una potenza dovuta alla loro capacità di descrivere senza mediazioni speculative. Basti pensare all'Hemingway de Il vecchio e il mare. Ma il più popolare mostro marino americano è senza dubbio Moby Dick, di Herman Melville. Non per caso, la sua trasposizione cinematografica venne affidata ad un grande autore del fantastico, Ray Bradbury, scomparso di recente, alla rispettabilissima età di 91 anni. Celebre per Fahrenheit451 e Cronachemarziane, il narratore volle accentuare per lo schermo tutta la carica della sfida insita nel rapporto a due tra il capitano Achab e la titanica balena bianca. Nel 1974 lo scrittore Peter Benchley traspose quest'archetipo teratologico nel romanzo Losqualo. Portato sullo schermo da Steven Spielberg, diede origine alla voga dei pesci assassini. Ne faceva parte anche Tentacoli, film peninsulare di Nestore Ungaro, del 1976. Curiosamente, il titolo venne usato per la versione italiana di un altro romanzo di Peter Benchley, che nell'originale si chiamava invece Beast, bestia. In esso l'autore ripercorre scopertamente i propri passi fino ad autocitarsi: di fronte alla nuova minaccia dai fondali, più di un personaggio nomina Lo squalo. Pagina dopo pagina, si scopre che uno dei motivi della sopravvivenza di un calamaro gigante fino alla fase dello sviluppo da adulto, con una lunghezza di 27 metri, è proprio l'estinzione dei grandi predatori, pescati dall'uomo. Per esempio, i capodogli. Il compianto Benchley, profondo conoscitore del mare e delle specie che lo popolano, coglieva l'occasione dei suoi best-seller per lanciare grida di allarme a salvaguardia dell'equilibrio naturale acquatico. Mentre nelle aree civilizzate imperversa la crisi economica, lontano dalle metropoli, dal cemento e dalle borse impazzite la natura seguita ad offrire il suo spettacolo millenario di violenza e di splendore. ENZOVERRENGIA IL FILM CULTURE Squalibianchi avoltedivorano ALaReunionuccisounsurfista,mentre aPerth simoltiplicano attacchi ai bagnanti Unosqualo gigantedi sabbiasulla spiaggia di Cervia, vicinoRimini. L'ha fatto realizzare la UniversalPictures per il lanciodell'uscita home-video in Blu-rayde «LoSqualo». Il film cultodi StevenSpielberg è stato interamente restaurato inoccasione delCentenario di UniversalPictures e saràdisponibile in alta definizionedal22 agosto. ... La fortunadel«mostro» tra i fluttinell'immaginario letterariodaConrad allabalenabiancadiMelville ... AnchenelMediterraneo ormai tropicalizzatoèstata segnalatauna«pinna» sospettavicinoallaCorsica JawsNonper fictionma davvero ilpredatoremarino tornaadattaccareec'èchi vorrebberiaprire lapesca pereliminare ilpericolo Sullespiaggeeneinegozi identi più celebridelcinema Lo squalo nel manifesto pubblicitario del famoso film di Steven Spielberg del 1975 U: lunedì 13 agosto 2012 19
Alessia Mosca Deputata Pd NEIGIORNISCORSIERASTATAFORTELAVOCEDINUME-ROSE ASSOCIAZIONI PER SCONGIURARE LA SOPPRESSIONEDELLACONSULTAdel servizio civile così come previsto dal provvedimento sulla cosiddetta spending review. La pressione si è rivelata purtroppo vana difatti, con l'approvazione definitiva della Camera dei deputati, la Consulta esce definitivamente di scena dopo nove anni di vita sancendo di fatto un taglio delle «relazioni fra lo Stato e gli Enti Locali e la società civile organizzata». Tale scelta rappresenta un punto di debolezza nell'azione del governo, non solo per gli effetti pratici che ciò comporta, ma per una parziale incapacità di cogliere le potenzialità di un organismo del genere, il cui costo è assai ridotto, capace di raccordare in maniera decisa e mettere in rete quelle realtà che costituiscono uno dei pilastri fondanti del nostro Paese. Non cogliere quanto il servizio civile rappresenti uno dei settori su cui investire maggiormente non solo a livello economico, ma culturale configura un pericoloso errore e denuncia un'assenza di visione prospettica. Tutto ciò avviene inoltre a pochi mesi di distanza dal 2011, anno europeo del servizio civile, nel corso del quale si erano tenute numerose iniziative e da cui questo tema sembrava riemergere con slancio rinnovato. Pur di fronte al riconosciuto sforzo del ministro Riccardi, titolare delle deleghe sul servizio civile, che si è adoperato al fine di reperire circa 20 milioni di euro per questo capitolo a cui vanno aggiunti altri 30 milioni previsti nel decreto-legge del 20 giugno 2012 numero 79 che riguarda misure urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini, per assicurare la funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e di altre strutture dell'Amministrazione dell'interno, nonché in materia di Fondo nazionale per il Servizio civile, la scomparsa della consulta non può che destare preoccupazione. Risulta difficile credere che tale soppressione derivi da una reale esigenza di contenimento della spesa alla luce del fatto che tra il 2010 ed il 2011 i costi sono stati di circa 3458 euro. Nessuno può negare che i sacrifici debbano toccare tutti e che vadano colpite storiche sacche di inefficienza e spesa, ma il tema qui è culturale e rappresenta la direzione verso la quale vogliamo andare, la considerazione che per uscire da questa fase non si possono cancellare i luoghi di costruzione del rapporto cittadino-Stato, i luoghi della sussidiarietà. Verranno tempi migliori, così si dice, ma certamente questa chiusura non può che essere interpretata come un preoccupante arresto nella capacità di un Paese di ragionare e costruire crescita con quei soggetti che ne costituiscono il pilastro. I prossimi passi ci diranno se la rotta intrapresa è quella giusta. CaraUnità Suisentieri diSant'Anna diStazzema Sono passati 68 anni dalla strage di Sant'Anna di Stazzema, probabilmente una delle pagine meno conosciute della nostra storia, ma sicuramente una delle più violente, tragiche e drammatiche avvenute durante l'occupazione nazista in Italia. Memorabile la visita a Sant'Anna del Presidente Ciampi nel 2001, durante la quale pronunciò parole di dura condanna per chi si macchiò di quella strage e di chi ne coprì artefici e collaborazionisti durante il corso dei decenni. (...) Nella ricorrenza di questo 68° anniversario, nessun revisionismo potrà cancellare quei principi che ispirarono le scelte dei tanti coraggiosi cittadini che si sono impegnati nella Resistenza e nella lotta di Liberazione per restituire all'Italia il bene supremo della libertà e della dignità nazionale, creando le condizioni perché forze politiche e orientamenti culturali diversi dessero vita alla Costituzione. Dimostrazione di quanto bisogno ci sia ancora oggi di riaffermare ed attualizzare quei valori che sono il patrimonio di tutti gli italiani, ma soprattutto monito innegabile per quanti hanno l'illusione di riscrivere la storia per convenienza politica, tributando onori e gloria a quei vigliacchi che 68 anni fa, non ebbero nessuno scrupolo nel fiancheggiere servizievolmente gli invasori che violentavano, torturavano e massacravano il popolo italiano, proprio come a Sant'Anna di Stazzema. AlessandroFontanesi SEGRETARIO CITTADINO PDCI REGGIO EMILIA Silvio indeciso sesalvare l'Italia Non ha ancora deciso se salvare l'Italia o lasciarla cadere nel vuoto perché non merita le sue attenzioni. Di certo c'è solo l'affermazione di Berlusconi con cui sostiene, senza ombra di presunzione, ma con la modestia che ha sempre contraddistinto il suo operato, di essere il solo uomo in grado di salvare l'Italia. In questo momento dice di non aver ancora deciso, ma in realtà non ha ancora trovato l'argomento a cui dovrebbero essere sensibili gli elettori. Così naviga a vista con annunci del giorno, sondaggi immediati e smentite sull'ultima affermazione respinta dai sondaggi. Così rinnega di avere mai detto che non sarebbe una tragedia uscire dall'euro e dall'Ue. Ovviamente al primo posto le tasse, ma anche in questo caso sbatte il muso nel lampione, perché è stata proprio la sua dissennata lotta alle tasse contro il governo Prodi che ha generato lo sfacelo che ora siamo chiamati a pagare. Monti lo ha detto a chiare lettere che l'abolizione generalizzata dell'Ici era stata un errore grossolano, demagogico, populista, finalizzato ad un facile consenso senza analizzare le conseguenze. Ora i sondaggi devono dire se la presenza di una donna al suo fianco (si badi bene, di una sola!) tranquillizzerà gli elettori, convincendoli che il cavaliere ha veramente cambiato ritmo di vita. Già, i sondaggi... Anche quelli taroccati, che, però, impietosamente rispondono picche alla domanda: «Sondaggio delle mie brame, chi è il più grande statista italiano degli ultimi 150 anni?». RosarioAmicoRoxas Eccoperchésecondo me laRai haperso le Olimpiadi Sono un cittadino italiano appena rientrato da 20 anni di emigrazione. Tra gli adempimenti burocratici al mio rientro, una delle prime cose che ho fatto è stata pagare il canone Rai. Da mesi aspettavo, come molti sportivi, i giochi olimpici di Londra. E da mesi la Rai pubblicizzava Rai2 come “Rete olimpica”. E meno male, chissà se non lo fosse stata! Leggo sui blog di proteste degli utenti Rai da ogni parte di Italia, sovrapposizione di gare, eventi importanti trascurati per far posto ad altri poco significativi, altri completamenti “dimenticati”. (...) Una “Rete olimpica” fa dei Tg ridotti all'osso, a meno che non ci siano eventi di grossa risonanza. Invece Tg come al solito, e come al solito servizi fondamentali (tipo la vita dei koala negli zoo), e pubblicità, pubblicità e ancora pubblicità...Ho visto collegamenti con lo stadio dell'atletica per inquadrare l'ultimo giro di gare del fondo (una volta si vedevano interamente)... poi un paio di salti, buoni o nulli che fossero, e di nuovo pubblicità. Poi spot di 3 minuti sulle nostre medaglie, la premiazione di una gara e poi... pubblicità! (...) Secondo alcune statistiche Sky avrebbe “battuto” la Rai per qualcosa come 10 a zero... Certo Sky si paga (ma la Rai pure, col canone). Certo che Sky ha diversi canali, ma la Rai ha Raisport1 e Raisport2 (anche se dove abito, nella zona di Orte, il segnale non arriva) usati per trasmettere eventi di 30, 40 anni fa! (...) Prima abitavo in Repubblica Ceca, Paese non all'avanguardia come il nostro... ma dove le Olimpiadi le hanno viste tutti. La Rai, le sue, le ha Perse. MassimoRecchioni Bentornata caraboxe Cara Unità, la boxe, chi si rivede! Erano anni che non mi appassionavo a questa disciplina ma, il motivo non è dovuto ai risultati degli azzurri, bensì al fatto che, per vedere i grandi match di pugilato occorre, da vent'anni o giù di lì, fare l'abbonamento ad almeno una pay - tv. La boxe, come del resto il tennis ed altri sport, sono scomparsi dall'immaginario collettivo popolare. Da bambino, ricordo di aver seguito con grande passione le gesta di pugili, quali Adinolfi, Mattioli, Antuofermo, Oliva ed altri, grazie alla tivù di Stato di allora. Continuando così, saranno sempre (e solo) i figli dei più benestanti ad entusiasmarsi agli sport di nicchia, a svantaggio dei ragazzi nati in famiglie meno abbienti. MauroMaiali Apropositodegli esodati Vorrei esprimere tutta la mia rabbia e il mio disappunto per quanto sta succedendo a proposito dei famosi esodati. Sono nata nel 1957 e lavoro dal gennaio 1974, esodata dal marzo 2011. Nel 2010 ho fatto integrazione, al termine del quale sono entrata nelle liste di mobilità per tre anni, quindi fino al 2014 . Avendo superato i 50 anni di età, avrei chiuso il mio percorso lavorativo con 39 annii e 11 mesi di contributi. Alla luce di questo, mi sono trovata un lavoro a tempo determinato per tre mesi. Bene, il 20 luglio l'Inps ha elaborato la lista degli esodati e contatta tutte le persone iscritte alle liste di mobilità, per valutare se sussistano i requisiti per andare in pensione con le vecchie regole. Tutte le mie colleghe hanno ricevuto la fatidica telefonata dall'ente, mentre io, che ho ripreso il lavoro per tre mesi non sono in quella lista. La legge infatti dice che quegli esodati che abbiano in qualche modo ripreso una qualsiasi attività lavorativa (contratto a chiamata, contratto a termine di un mese, tre, un anno) non devono essere presi in considerazione. Mi sembra di vivere in un incubo che aumenta di giorno in giorno: prima mi mancava solo un mese ai fatidici 40 anni contributivi e ora che li ho raggiunti non vengo presa in considerazione perché ho avuto la fortuna di trovare lavoro a termine. Tra qualche giorno riprenderò la mobilità perché il mio contratto si è chiuso. Si tratta di una vera e propria discriminazione a tutti gli effetti! Fiorella Francesco Scoppola IERI È DIVENTATA OPERATIVA LA LEGGE 120/2011SULLEQUOTEDIGENERENEICONSIGLIDIAMMINISTRAZIONE DELLE SOCIETÀ quotate e a partecipazione pubblica. Una legge che, ancor prima della sua entrata in vigore, ha generato alcuni effetti in termini di aumento della percentuale di donne nei consigli, nonché di rinnovamento e miglioramento della qualità generale degli stessi, per il livello di competenza delle nuove nominate. Le potenzialità che tale legge può avere come fattore di cambiamento sociale e culturale sono però ancora più importanti. Tra queste non può essere trascurata la necessità che le donne nei luoghi di presa di decisione abbiano il coraggio di affrontare quei temi che spesso dalle «donne di potere» sono considerati troppo «da donne» e quindi sminuenti o ghettizzanti: le politiche di welfare, di conciliazione, di superamento del gender gap. Intendiamoci: le donne devono potersi occupare di tutto, dai dossier più hard a quelli più soft, ma se non sono loro ad avanzare proposte e progetti di cambiamento su quelle questioni che ancora oggi le vedono arrancare dietro agli uomini, chi può farlo? Non si tratta quindi di rafforzare lo stereotipo per cui alle donne si lasciano i temi da donne, ma di assumersi la responsabilità di una attenzione in più sulle questioni femminili, declinate in qualsiasi ambito della vita civile e politica. E se c'è una questione che dovrebbe essere posta in cima alla lista delle priorità non ci sono dubbi, a mio avviso, sul fatto che essa sia la questione della maternità e del welfare articolato sulle esigenze delle famiglie e dei figli. Il gender gap non riguarda solo le donne con figli, questo è evidente: anche a quante non hanno problemi di conciliazione è stato fino ad ora precluso o reso più difficile l'accesso alle stanze del potere. Tuttavia, il vero anello debole della nostra società che si descrive come incentrata sulla famiglia è proprio il momento in cui si decide di costruirne una. Non a caso una donna su tre lascia il lavoro dopo la maternità e non a caso il nostro è il Paese al mondo, insieme al Giappone, con il tasso di natalità più basso. Un primo passo per riconoscere i nostri limiti e per iniziare a porvi rimedio è superare l'ipocrisia per cui l'Italia è il Paese della famiglia, quando invece è solo il Paese del familismo. Conseguentemente serve adeguare alcune policy aziendali e pubbliche, per non perdere tutte le capacità e le potenzialità immense delle donne. Il nostro Paese non solo non è «amico», ma è proprio contro i bambini e le madri. Intanto da un punto di vista culturale: la maternità è perlopiù un fastidio, specie nelle aziende, e viene considerata nel migliore dei casi come una malattia da far passare presto e in modo indolore e per questo, dalle donne che lavorano, spesso affrontata con l'ansia di non compromettere le prospettive occupazionali e le potenzialità di carriera. Così diventa un tabù e non c'è alcuna preparazione all'essere madri. Anche le donne più attrezzate di mezzi e con una carriera lavorativa di successo si trovano spesso confuse di fronte all'evento più naturale della vita, perchè la società nel suo complesso, se manda qualche messaggio, lo fa in modo preponderante nella direzione della maternità come sacrificale a presunto beneficio dei figli. Per non parlare poi delle convinzioni radicate sul ruolo della madre come dispensatrice unica della cura dei figli, e dei relativi sensi di colpa con cui le donne fanno poi i conti quando ne delegano una parte. Il sistema sociale, quello fiscale, l'organizzazione dei tempi di vita e di lavoro sono strutturati sulla base di una società che di fatto non esiste più, ma che forse si vorrebbe reiterare perchè garantisce che la famiglia e le donne sostituiscano un welfare sempre più povero. Peccato che la contropartita sia perdere un potenziale immenso di talenti femminili, e specie in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo lo spreco di risorse è insostenibile e ingiustificabile. Le donne nei consigli di amministrazione delle grosse aziende così come delle società pubbliche, a partire da quelle che hanno grande influenza sulla società, si trovano in un ruolo privilegiato per poter essere oltre che buoni consiglieri di amministrazione anche ottimi opinion leaders e veicoli di messaggi culturali diversi. Il pubblico e il privato, quindi, allenandosi, possono perseguire insieme questo obiettivo. Non è indispensabile gravare sulla spesa pubblica o avere bilanci ricchi per intraprendere iniziative di welfare nuovo: modificare alcuni comportamenti e imporre alcune regole organizzative semplici che non penalizzino chi lavora e ha dei figli (riunioni tardi la sera o senza rispetto della puntualità sono un banale esempio) sono già elementi di innovazione culturale importante. Con la legge sulle quote si è fatto un primo passo. Ora però serve andare avanti su questa strada, nella consapevolezza che anche da queste innovazioni, all'apparenza limitate, passa la salvezza del nostro Paese di fronte alla rassegnazione e alla paura del declino. ViaOstiense,131/L 00154 Roma lettere@unita.it Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Il commento Non si cancelli la Consulta del servizio civile COMUNITÀ La tiratura del 12 agosto 2012 è stata di 102.681 copie L'intervento Le quote rosa nei cda Avanti su questa strada 16 lunedì 13 agosto 2012
«Un vero caos: il risponditore automatico del call center Enac che invita a richiamare dal lunedì al venerdì, il call center dell'Alitalia presidiato da operatori che non sanno cosa fare. E mi chiedono 250 euro a persona per rientrare in Italia da Mosca, altro che tariffe agevolate...». Storia emblematica, quella di Antonio De Bari, che per far tornare la famiglia dalla Russia deve sborsare altri mille euro oltre ai 608 già pagati per il normale pacchetto. Emblematica del caos e dei disagi creati dal fallimento della compagnia catanese Wind Jet, che da ieri non vola più e i cui passeggeri sono in attesa di trovare un posto con qualche altro vettore, previo pagamento di sovrapprezzi per nulla simbolici (circa 80 euro a testa solo per le tratte nazionali). Come è accaduto ad una sessantina di persone, che la notte scorsa hanno dormito all'aeroporto Galilei di Pisa, per poi venire imbarcate, ieri pomeriggio, su voli Meridiana dagli scali di Fiumicino e Bologna. E anche ai 200 passeggeri israeliani che avrebbero dovuto rientrare a Tel Aviv già sabato sera, e che invece hanno dovuto bivaccare per ore e ore all'aeroporto di Fiumicino fino al tardo pomeriggio di ieri, quando la maggior parte sono riusciti ad imbarcarsi su un volo Mistral allestito adhoc (con 50 euro di sovrapprezzo). Fino alle 22 di sabato il volo Wind Jet era in piedi, ma a mezzanotte lo stop: la compagnia low cost, dopo l'interruzione delle trattative con Alitalia, che avrebbe dovuto rilevarla, ha deciso di sospendere l'operatività in tutti gli scali, anche perché sarebbero sorti problemi per l'approvvigionamento di carburante. Mentre alcuni mezzi sarebbero già stati riconsegnati alla società irlandese di leasing. Nel piano di riprotezione dei passeggeri Wind Jet, Alitalia ha allestito già sabato 8 voli speciali (4 nazionali e 4 internazionali) che hanno consentito a 750 passeggeri di giungere a destinazione. Da ieri, fino a quando sarà necessario, la compagnia effettua 20 voli speciali al giorno sulla Sicilia in orari notturni. Migliaia i passeggeri già soccorsi, oltre 11mila le chiamate al numero telefonico dedicato 06.65859030 (sempre attivo). Con un biglietto Wind Jet emesso prima del 10 agosto, spiega la compagnia, si potrà acquistare fino al 31 agosto un biglietto Alitalia o Air One a tariffe fisse e dedicate per volare entro e non oltre il 31 agosto. DENUNCIAPER TRUFFA Mentre si attende l'incontro convocato per domani dal ministro Passera che vuole capire se ci siano ancora margini di trattativa tra Alitalia e Wind Jet, che si rimpallano la responsabilità della rottura, è alta la preoccupazione per i 460 dipendenti, mentre continuano le polemiche tra i soggetti in campo. Fortunato Giovannoni, presidente della Fiavet (Federazione che riunisce le agenzie di viaggio per Confcommercio), ricorda che la situazione di Wind Jet era nota: «Bisognava dare lo stop all'emissione dei biglietti già da tempo - dice - Poi bisogna far funzionare il Fondo di garanzia, che esiste, e che viene alimentato dalle assicurazioni. Al momento questo Fondo, che dipende dal Dipartimento del Turismo, è attivo solo nel caso di rientri dall'estero di cittadini che hanno acquistato biglietti di compagnie in grandi difficoltà ma non si capisce come viene gestito». Un punto sul quale sembrano essere tutti d'accordo, eccetto Assotravel, l'Associazione che riunisce le agenzie di viaggio e che aderisce a Confindustria: «Molte aziende falliscono, i clienti non vengono praticamente mai rimborsati e perdono i loro soldi: basti pensare a cosa accade spesso, purtroppo, nel campo dell'edilizia», dice il presidente Andrea Giannetti. Interviene anche l'Autorità di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici, il cui presidente, Roberto Alesse, si dichiara perplesso per «il fatto che la rottura delle relazioni tra Wind Jet e Alitalia si stia determinando proprio nel mese di agosto, durante il quale scatta il cosiddetto periodo di franchigia, previsto espressamente dalla regolamentazione del settore del trasporto aereo». E il Codacons annuncia una denuncia in Procura per i truffa, a seguito delle segnalazioni dei passeggeri rimasti a terra: «Chiediamo alla Procura di Roma di aprire una indagine volta ad accertare eventuali speculazioni sui prezzi dei biglietti ad opera di vettori aerei, speculazione finalizzata a lucrare sull'emergenza in atto e sulla necessità dei viaggiatori Wind Jet di raggiungere le mete di destinazione», dice in una nota il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Il Codacons critica poi quei soggetti che vorrebbero impedire azioni risarcitorie collettive in favore dei passeggeri rimasti a terra: «Non basta richiamarsi alle norme sul trasporto aereo e chiedere generici rimborsi dei biglietti - afferma Rienzi - I soggetti responsabili dell'emergenza, compresa l'Enac, devono essere chiamati a rispondere di tutti i danni prodotti ai passeggeri, per i ritardi, lo stress, la mancata assistenza e i giorni di vacanza persi. L'unica strada percorribile è un'azione risarcitoria collettiva». IL COMMENTO GIOVANNI PELLEGRINO Dopo quattro anni di crisi gli italianiiniziano a rinunciare anche alla cena in pizzeria. A certificarlo i dati di Confcommercio. Nel 2011 il settore della ristorazione ha visto andare in fumo 8.857 esercizi, con ben 24.629 cessazioni a fronte di sole 15.772 iscrizioni. Dunque sempre più serrande abbassate laddove c'erano ristoranti, trattorie e pizzerie. I quasi 9mila esercizi commerciali in meno rappresentano una perdita forte dal punto di vista economico: posti di lavoro ma anche meno luoghi di incontro e meno socialità per un impoverimento perfino culturale. Il numero di attività scomparse nel 2011 risulta così particolarmente alto e peggiora i dati negativi già registrati a partire dal 2009. «È un dato molto brutto e non può attribuirsi a un fisiologico processo di selezione, si tratta di una vera e propria patologia che distrugge anche il tessuto connettivo delle relazioni sociali, andando ad incidere sui momenti di convivialità», spiega il direttore dell'Ufficio studi della Confcommercio, Mariano Bella. Per il 2012 le speranze sono davvero poche: «Essendo un anno di crisi mi aspetterei dati non migliori sui ristoranti», sottolinea Bella. Insomma la scure della recessione potrebbe abbattersi ancora sul comparto, che già ha pagato dazio oltre che durante lo scorso anno anche nel 2010 (-4.057) e 2009 (-5.474). Allargando lo sguardo in pieno periodo estivo, Confcommercio rileva come il 2011 sia stato negativo per tutto il settore che raggruppa le attività del turismo, del tempo libero e delle comunicazioni. Nel complesso il comparto ha fatto registrare, tra iscrizioni d'imprese e cancellazioni, un saldo negativo per oltre 13mila aziende. Quindi, si legge nel rapporto, «il numero delle cessazioni è stato elevato in tutte le componenti del settore», raggiungendo il picco nei servizi di ristorazione (67% del totale delle cancellazioni dell'aggregato). MENOGIOVANI IMPRENDITORI E non va meglio ai giovani. Nonostante le facilitazioni create con il decreto Liberalizzazioni, per i ragazzi italiani è sempre più difficile non solo fare ingresso nel mondo del lavoro, ma anche tentare di fare impresa da sé. Le aziende “giovanili” cioè quelle guidate da un under 35, sono oggi 642mila, oltre il 3% in meno rispetto a dodici mesi fa. In base ai dati elaborati da InfoCamere, infatti, tra giugno 2011 e giugno 2012 sono “bruciate” quasi 23mila imprese tra quelle iscritte al Registro imprese delle Camere di commercio. Lo stock di giovani imprenditori sotto la soglia dei 35 anni è diminuito del 3,4%. Ha retto meglio, anche se relativamente, l'universo femminile, con una riduzione più contenuta del 2,5%, pari a circa 4mila unità in meno. Quando si tratta di fare business, i giovani italiani si caratterizzano del resto per un certo conservatorismo. Le imprese degli «under 35» si concentrano infatti soprattutto nei settori più tradizionali. Al 30 giugno scorso, i settori con la maggior presenza di imprenditori giovani sono quelli del commercio (178mila unità per un peso percentuale sul totale superiore al 27%) e delle costruzioni (oltre 121mila imprese con peso che sfiora il 19%). SEGUEDALLAPRIMA Gli interessi sociali sono ugualmente meritevoli di tutela. A questo punto quindi c'è stato un ricorso al Tribunale del Riesame; la sua decisione, nella lettura generalmente data, apriva uno spazio alla composizione degli interessi perché consentiva che il risanamento ambientale, per cui il governo ha stanziato cifre notevoli, avvenisse nella prosecuzione dell'attività dell'impianto. Il Gip che aveva emesso invece il primo provvedimento ha interpretato la sentenza del Riesame come se non fosse correttiva del provvedimento; come se comunque impedisse la prosecuzione dell'attività. Quindi il secondo provvedimento del Gip sembra voler dire che gli impianti devono restare in funzione non per produrre acciaio, ma per essere ambientalizzati. Una cosa singolare, perché non si capisce come si possa costringere l'imprenditore a una attività di questo tipo. L'Ilva dovrebbe pagare gli operai senza produrre nulla; con l'inquinamento ambientale che in parte continuerebbe perché i forni resterebbero accesi. C'è chi sosterrà che il Gip fa bene dinanzi a un simile danno ambientale. Mi limito a obiettare che i sequestri non sono mai provvedimenti dovuti; che tutti i provvedimenti anticipatori della decisione finale conservano un margine di discrezionalità. E nell'esercizio di questa discrezionalità devono tenere conto della complessità degli interessi in gioco; questo per me è dovuto. Perciò di fronte all'ultimo provvedimento conservo il rimpianto della magistratura degli anni Sessanta, che riteneva che nell'applicazione della legge la valutazione dell'interesse generale dovesse essere prevalente. La crisi brucia 9mila ristoranti . . . Il danno, la beffa, il caos Altre compagnie offrono posti in aereo a chi si ritrova con biglietti inutili . . . Ma i nuovi imbarchi costano 80 euro sulle tratte nazionali e 250 su quelle internazionali Wind Jet lascia tutti a terra Migliaia cercano nuovi voli LAURAMATTEUCCI MILANO L'interesse generale VALERIORASPELLI ROMA Emergenza negli scali, bivacchi, rabbia e ricerca di «coperture» su altri aerei La crisi del vettore siciliano era nota da tempo ma nessuno ha mosso un dito Ricorsi dalle associazioni dei consumatori lunedì 13 agosto 2012 3
06.30 TG 1. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Attualita' 11.05 Un ciclone in convento. Serie TV 12.00 E state con noi in TV. Show. Conduce Paolo Limiti. 13.30 TG 1. Informazione 14.10 Don Matteo. Serie TV 15.10 Capri. Serie TV 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Videoframmenti 21.20 La vittoria di Luke - The 5th quarter. Film Drammatico. (2010) Regia di Rick Bieber. Con Aidan Quinn, Andie MacDowell. 23.05 Nel cuore della Cina. Documentario 00.50 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 01.25 Rai Educational. Real School. Documentario 01.50 Mille e una notte - Cinema. Rubrica 07.00 Protestantesimo. Rubrica 07.30 Cartoon Flakes. 10.15 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.35 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 11.20 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 13.30 TG 2 E...state con Costume.. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Senza Traccia. Serie TV 14.45 Army Wives. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 Blue Bloods. Serie TV 17.00 90210. Serie TV 17.50 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 17.55 Rai TG Sport. Sport 18.15 TG 2. Informazione 18.45 Cold Case - Delitti irrisolti. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV Con Erdoğan Atalay, Johannes Brandrup, René Steinke. 21.55 Una scatenata coppia di sbirri. Serie TV 22.50 Supernatural. Serie TV 23.25 Tg2. Informazione 23.40 Stracult - Il meglio di. Show. 01.20 Sorgente di vita. Rubrica 06.30 Il caè di Corradino Mineo. Attualita' 08.00 Superstoria. Rubrica 08.35 La ballata dei mariti. Film Commedia. (1963) Regia di Fabrizio Taglioni. Con Memmo Carotenuto. 10.15 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.15 Per un pugno di libri. Informazione 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG3 Regione. / TG3. Informazione 14.55 La casa nella prateria. Serie TV 15.45 Fantozzi contro tutti. Film Comico. (1978) Regia di Paolo Villaggio, Neri Parenti. Con Paolo Villaggio. 17.15 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.05 Un caso per due. Serie TV 21.05 Il nome della rosa. Film Drammatico. (1986) Regia di Jean Jacques Annaud. Con Sean Connery. 23.25 TG3 Regione. Informazione 23.30 Tg3 Linea notte. Informazione 23.45 FIL - Felicità interna lorda. Rubrica 00.40 La musica di Raitre. Musica 02.25 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.35 Media shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.45 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Pacific blue I. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia IV. Serie TV 13.52 Poirot: memorie di un delitto. Film Giallo. (1996) Regia di Andrew Grieve. Con David Suchet. 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.55 Il Commissario Navarro. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 The Kingdom. Film Azione. (2007) Regia di Peter Berg. Con Jamie Foxx, Chris Cooper, Jennifer Garner. 23.57 Il cavaliere di Lagardère. Film Avventura. (1998) Regia di Philippe De Broca. Con Daniel Auteuil, Marie Gillain, Vincent Perez. 02.43 Casotto. Film Commedia. (1977) Regia di Sergio Citti. Con Jodie Foster, Catherine Deneuve, Mariangela Melato. 07.55 Traco. Informazione 07.57 Meteo 5. Informazione 07.58 Borse e monete. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.45 Il tesoro dei Templari - Il ritorno al passato. Film Avventura. (2007) Regia di Giacomo Campeotto. Con Julie Grundtvig Wester. 10.20 I Cesaroni. Serie TV 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Cento vetrine. Soap Opera 14.45 Una nuova fidanzata per papà. Film Sentimentale. (2008) Regia di Bradford May. 16.15 Innamorarsi a Verona. Film Dramma romantico. (2007) Regia di D. Regel. Con Katharina Böhm. 18.30 La ruota della fortuna. Show 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Veline. Show 21.21 Amelia. Film Biografia. (2009) Regia di Mira Nair. Con Hilary Swank, Ewan McGregor, Richard Gere. 23.31 Un soo per la felicità. Film Drammatico. (2009) Regia di Jon Gunn. Con Mira Sorvino, Barry Pepper, Cole Hauser. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Veline. Show. 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni Animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Glee 3. Serie TV 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.40 Love bugs III. Sit Com 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Plastik - Ultrabellezza. Show. Conduce Elena Santarelli. 00.40 Rookie Blue. Serie TV 01.35 Nip/Tuck. Serie TV 02.30 Studio Aperto - La giornata. Informazione 02.48 U-Zone. Videoframmenti 03.30 Media Shopping. Shopping Tv 03.45 Miliardi. Film Drammatico. (1991) Regia di Carlo Vanzina. Con Carol Alt, Lauren Hutton, Billy Zane. 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus - Rassegna stampa. Rubrica 07.30 Tg La7. Informazione 07.50 In Onda. Rubrica 08.30 Ultime dal cielo. Serie TV 09.30 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 11.30 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Sissi, la favorita dello zar. Film Commedia. (1959) Regia di Axel von Ambesser. 14.45 Chiamata d'emergenza. Serie TV 16.10 Il Commissario Cordier. Serie TV 18.05 L'ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Cash Taxi (R). Game Show 21.10 Videocracy - Basta apparire. Documentario 23.00 Un capo in incognito - Hooters. Docu Reality 00.20 Tg La7. Informazione 00.25 Tg La7 Sport. Informazione 00.30 Countdown - Dimensione zero. Film Fantascienza. (1980) Regia di Don Taylor. Con Kirk Douglas, Martin Sheen. 02.30 Movie Flash. Rubrica 21.10 Amici di letto. Film Commedia. (2011) Regia di W. Gluck. Con J. Timberlake M. Kunis. 23.05 The Conspirator. Film Drammatico. (2011) Regia di R. Redford. Con J. McAvoy R. Wright. 01.15 Per sfortuna che ci sei. Film Commedia. (2010) Regia di N. Cuche. Con F. Demaison V. Efira. SKY CINEMA 1HD 21.00 Il mio cane Skip. Film Drammatico. (2000) Regia di J. Russell. Con D. Lane K. Bacon. 22.40 Bisbiglio, l'elefantino coraggioso. Film Informazione. (2000) Regia di D. Joubert. 23.35 Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi. Film Commedia. (1989) Regia di J. Johnston. Con R. Moranis M. Strassman. 21.00 I ragazzi stanno bene. Film Commedia. (2010) Regia di L. Cholodenko. Con J. Moore A. Bening. 22.55 Chicago. Film Musical. (2002) Regia di R. Marshall. Con R. Gere C. Zeta-Jones. 00.55 La casa degli spiriti. Film Drammatico. (1993) Regia di B. August. Con M. Streep J. Irons. 18.15 Adventure Time. Cartoni Animati 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10. Cartoni Animati 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Reazione a catena. Documentario 23.00 Crisis Control. Documentario 00.00 Come è fatto. Documentario 19.00 Special Move To The Beat. Musica 19.15 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 The Nine Lives of Chloe King. Serie TV DEEJAY TV 18.30 Chelsea Settles: Una vita XXL. Serie TV 19.20 Popland. Telenovelas 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Pauly D.: da Jersey Shore a Las Vegas. Serie TV 22.50 Crash Canyon. Serie TV 23.10 Crash Canyon. Serie TV MTV RAI 1 21.20: La vittoria di Luke - The 5th quarter Film con A. Quinn. Luke muore a causa di un grave incidente stradale. 21. 05: Squadra Speciale Cobra 11 Serie TV con E. Atalay. Una ragazza viene rapita sotto gli occhi di Ben e Semir. 21.05: Il nome della rosa Film con S. Connery. Si indaga su morti misteriose e impensabili intrghi. 21.10: The Kingdom Film con J. Foxx. Si deve fare luce su un attentato che ha ucciso numerosi civili americani. 21.21: Amelia Film con H. Swank. Amelia la prima donna a compiere la traversata dell'Oceano Atlantico nel 1926. 21.10: Plastik - Ultrabellezza Show con E. Santarelli. Plastik è un docu-reality che tratta della chirurgia estetica a 360 gradi. 21.10: Videocracy - Basta apparire Documentario di E. Gandini . Gandini illustra come il Bel Paese sia a tutti gli eetti una videocrazia. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY TV CHIARI DI LUNEDÌ E SE LUI FACESSE TENDENZA? SE ILFUPREMIERPAPI,CHEANNUNCIA-MINACCIA-SMENTISCE-CONFERMA DI RIDISCENDERE IN CAMPO alla guida di un «nuovo» partito, ispirasse altri politici più o meno scaduti a riesumarsi dalle macerie della Seconda Repubblica, o dalle ceneri della Prima, per capeggiare inedite e riedite forze politiche ad personam, liste ciniche usate di zecca, movimenti fiammanti e putrescenti? Ne vedremmo delle terrificanti. Provo a immaginarle: ammesso e non concesso (causa smentite poi smentite) che Silvio fondi «Grande Italia» con simbolo un tenero aquilone tricolore, facile che Bossi guidi «Mini Padania», partito che lotta per la secessione di Gemonio dalla Lombardia centralista dei barbari sognanti e per il bombardamento a tappeto di Varese. Simbolo, un magico dito medio verde. Probabile la riapparizione di Sandro Bondi, come leader di un nuovo movimento (franoso) che ne evochi le antiche prodezze ministeriali con un nome che è tutto un programma: «Forza Pompei». Simbolo, il vuoto assoluto (una proiezione di quanto rimarrebbe dell'antica città). Come battute sono facili e ingenerose, però non aggiungo «Il ritorno del Bondi vivente». Poi, altri due risvegli eccellenti: Brunetta, a capo di un partito che ne celebra la memorabile alacrità anti-fannulloni: «Lista sfRenato» (simbolo, un simpatico tornello con filo spinato). Cirino Pomicino, segretario della «Dc», Democrazia cencelliana, partito che postula l'obbligatorietà per legge delle correnti, idea parzialmente condivisa dalla corrente di Forlani, parzialmente avversata dalla corrente di Andreotti, consensualmente combattuta dalla corrente di Scelba e ferocemente appoggiata dalla corrente di De Gasperi. Simbolo, una tradizionale croce su cui campeggia il numero 220 (la corrente, in volt). www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net Da mini Padania aForza Pompei Se il ritorno diPapi Silvio fa tendenza Enzo Costa Giornalista U: lunedì 13 agosto 2012 21
CARCERI È morto sotto gli occhi della moglie e dei figli, con i quali stava andando in ferie, per fare il suo dovere di poliziotto e soccorrere altre persone coinvolte in un incidente nella carreggiata opposta a quella in cui viaggiava. Antonio Crisafulli, 50 anni, messinese, ispettore di Polizia del Commissariato di Sesto San Giovanni (Milano) è stato travolto e ucciso da un'auto lungo l'A14 a Fano, dopo aver scavalcato il new jersey per prestare i primi soccorsi ad un'auto capovolta. Uno dei tanti incidenti che hanno funestato questa domenica di esodo estivo che, secondo l'Anas, aprirà una settimana di fuoco. Crisafulli era fuori servizio, ma è intervenuto in aiuto di tre turisti francesi, che dopo lo scoppio di uno pneumatico si erano cappottati lungo la carreggiata nord: nell'urto, il portapacchi della loro Citroen Xara è finito sulla carreggiata sud, appena prima del passaggio di Crisafulli, diretto al mare in Abruzzo con la moglie e i due figli di 14 e 4 anni. L'ispettore non ha esitato, ha accostato la sua auto, è sceso, ha rimosso il grosso portapacchi da terra e ha scavalcato di corsa il new jersey centrale dell'autostrada, temendo che la Citroen dei francesi (in realtà rimasti illesi), stesse per prendere fuoco. Un gesto di estrema generosità, che nel traffico intenso di oggi gli è costato la vita. Una vettura in transito (gli accertamenti della Polstrada sono ancora in corso) inizialmente è riuscita a schivare il poliziotto, ma poi è stata tamponata da un'altra e nel testa coda lo ha investito e ucciso sul colpo. Nel tamponamento a catena risultano coinvolte complessivamente una Ford Focus, una Peugeot 307, una Volkswagen Golf e una Tauran. A bordo di quest'ultima, che si è schiantata contro il guard rail di una piazzola di sosta, viaggiava una famiglia svizzera composta da padre, madre e due bambini: feriti, in modo non grave, i genitori e uno dei bimbi. Sotto choc la moglie e i figli di Crisafulli, che il questore di Pesaro Italo D'Angelo ha definito «un ispettore eroe». Ad assisterli, nell'obitorio dell'ospedale di Fano dove la salma è stata ricomposta, funzionari della Polizia di Pesaro e Fano, e alcuni colleghi della vittima accorsi dalle località di vacanza più vicine appena appresa la notizia. La morte dell'ispettore, ha detto il Capo della Polizia Antonio Manganelli «testimonia ancora una volta lo spirito di servizio degli uomini e delle donne appartenenti alle Forze dell'Ordine», e spiega perché «esse sono al vertice, dopo il Presidente della Repubblica, nella fiducia dei cittadini italiani». Cordoglio per la scomparsa di Crisafulli è stato espresso anche dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, che ha inviato un messaggio ai familiari e a Manganelli. Lo scorso weekend è stato comunque uno dei più trafficati. Una domenica da bollino rosso sulle strade e autostrade italiane. Dopo i volumi di traffico registrati sabato, quando sin dalla mattina erano 4.500 i veicoli l'ora nel salernitano e agli imbarchi verso la Sicilia i tempi di attesa hanno raggiunto le due ore, ieri la circolazione è proseguita senza troppi disagi. Gli unici incidenti registrati, oltre a quello sull'A14, sono stati un tamponamento avvenuto che ha coinvolto cinque autovetture nei pressi dello svincolo di Campotenese, al confine calabro-lucano, e che ha rallentato il traffico sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria dal km 170 al km 174 in direzione sud. L'incidente stradale non ha provocato feriti, ma solamente danni ai veicoli. Esodo e incidenti, muore un ispettore Quella di ieri è stata una domenica da bollino rosso FOTO DI CARLO FERRARO/ANSA Seimorti inagosto, 100nel2012 Altri 3detenuti sonomortinegli ultimi giorniesi aggiungonoall'interminabile listadelle «vittime diun sistema penitenziariosempremenocapace di tutelare la vitae la salute dellepersone chedovrebbe custodire:6 da inizio agosto, 100 da inizioanno». Losegnala l'Osservatoriopermanente sulle morti incarcere cherilevaanche comel'età mediadei detenutimorti era di 39anni, nonostanteciò i2/3 di lorosonomorti per«cause naturali», il restante terzo si èsuicidato.Leultime trevittime di questa«strage impunita» sonodue stranierieun italiano. L'ultimo detenutosi chiamavaLuigi Didona, nato inProvinciadi Caserta nel 1963, detenutodelcarcere diBorgata Aureliaa Civitavecchia (Rm).Mentre pranzava incella si strozza conun pezzodicarne.Era senzadenti e provavaa inghiottirlo intero. Lo stabilimento esiste dal 1923, e nell'archivio storico della Camera del lavoro di Merano ci sono ancora le foto del 1972, quando gli operai occuparono la fabbrica che allora era della Montecatini e faceva fertilizzanti chimici. Anche ora è in corso la lotta per il lavoro, da quasi un anno, da novembre 2011. Su 550 addetti 300 sono da allora in cassa integrazione, di cui 200 in cig a zero ore. Solo che la situazione è molto diversa dagli anni Settanta e anche dagli anni Venti, perché, se è riuscita a scavallare il secolo e avviarsi verso il novantesimo compleanno, la fabbrica lo deve alla capacità di rinnovarsi. Oggi la Memc è di proprietà di una multinazionale con sede a Saint Louis, negli Usa, produce silicio iperpuro, monocristallino per l'elettronica (dal 1962) e policristallino per il fotovoltaico (dal 2004). In Europa sono solo due gli stabilimenti di questo tipo, l'altro è in Germania. Gli addetti che rischiano di andare a casa hanno una professionalità altissima, spiega Doriana Pavanello, segretaria provinciale della Cgil bolzanina: «C'è l'otto per cento di laureati, il 29 di diplomati, il 32% di periti industriali e gli stessi operai sono molto specializzati». Il reparto per l'elettronica lavora all'80%, spiegano Paolo Tondin e Stefano Schwarze, della Rsu, mentre la linea del fotovoltaico è ferma, sospesa e non – almeno per ora – in dismissione. Ecco il paradosso: proprio la green economy, l'economia del futuro, quella che ci dovrebbe accompagnare nella transizione verso le energie rinnovabili rischia di andare in crisi. È la ragione per cui, spiega Antonio Filippi, responsabile del dipartimento reti e terziario della Cgil, «questa azienda di medie dimensioni, che ha però un indotto che coinvolge circa altri cento lavoratori, è entrata nelle 136 grandi vertenze che impegnano il ministero dello sviluppo economico». E il segnale preoccupante che arriva dalla multinazionale americana di Merano purtroppo non è il solo, la stessa Memc ha un altro stabilimento a Novara, per la produzione dei cosiddetti «wafer» , i pannelli del fotovoltaico, che prima o poi potrebbe risentire della crisi della consorella altoatesina. A Rieti c'è la Solsonica e, anche lì, sono state annunciate casse integrazione. Quali sono le criticità che hanno portato la situazione a questo punto? In primo luogo, mentre con il quinto conto energia sono andati in soffitta gli incentivi per il fotovoltaico, è in corso una guerra commerciale di grande virulenza. «Tutti hanno investito nelle energie rinnovabili», riflette Paolo Tondin, compresi, ovviamente, i cinesi, che hanno invaso il mercato con prodotti a prezzi molto competitivi. Tanto che gli Stati Uniti hanno risposto – in modo che non si è dimostrato efficace - con i dazi, denunciando aiuti statali massicci alla produzione cinese. Anche Memc ha investito dal 2007 più di 200 milioni di euro per adeguarsi alla domanda crescente di fotovoltaico e triplicare la produzione del policristallo. Investimenti che hanno portato alla assunzione di nuovo personale, fra cui 15 laureati. La guerra commerciale ha avuto come effetto che il prezzo dei wafers, nei due trimestri del 2012 è sceso del 60%, addirittura dell'80 % nel confronto con il primo trimestre del 2009. L'altro versante della crisi riguarda il costo dell'energia, che costituisce il 35% dei costi totali. La produzione del silicio si mangia molta energia elettrica: le materie prime, idrogeno e silani, vengono immesse in reattori dove, a seguito di reazioni chimiche che avvengono a 1100 gradi centigradi, lsi formano agglomerati solidi di silicio. E' a questo punto che la produzione si differenzia in direzione della microelettronica e del fotovoltaico. Dunque ridurre la bolletta energetica è molto importante, anche perché, spiega In una lettera al ministero di Corrado Passera, il dottor Pedrotti, presidente della Memc «il principale ostacolo alla sostenibilità economica della produzione del silicio policristallino in Italia è costituito dal prezzo complessivo dell'energia elettrica». L'azienda rivendica una serie di passi compiuti: c'è un team altamente specializzato di venti persone dedito alla ricerca per una migliore efficienza energetica, c'è stato un accordo con la multinazionale tedesca Evonik per la produzione in loco del triclorosilano, c'è un contratto di interrompibilità istantanea. Ora la speranza si lega alla possibilità di una interconnessione con la rete ad alta tensione austriaca che potrebbe essere realizzata da Terna e dalla Provincia autonoma di Bolzano e che potrebbe ridurre il gap italiano, riallineando i costi dell'energia a quelli europei. E' l'ipotesi su cui si sta lavorando negli incontri fra sindacati, azienda e ministero dello sviluppo e che riguarda non la sola Memc ma l'insieme delle aziende di questo estremo lembo del nord d'Italia. Boom delle rinnovabili, ma la Memc è in crisi VIEDELSUD UNVIAGGIO TRA LEGALITÀELAVORO Lampedusa è isola brulla conun mare splendido, fa partedell'Italia ma si trova più a Sud di Tunisi. Arrivati sull'isola ci accoglie Gianluca Vitale di Askavusa, l'associazione che da anni organizza il Lampedusa Film Festival, perché l'isola non è solo emigrazione o turismo. Le strade non sono affollatissime di turisti, la crisi economica e l'immagine che i media hanno trasmesso in questi ultimi anni hanno lasciato il segno. Dopo un periodo di amministrazioni di destra, da maggio Lampedusa ha un sindaco di centrosinistra, Giusi Nicolini, tenace attivista di Legambiente che con le sue battaglie ha salvato dalla devastazione l'isola dei Conigli, la spiaggia dove le tartarughe Caretta Caretta, specie a rischio di estinzione, vengono a deporre le loro uova. Lei è cosciente dell'immenso lavoro che ha davanti ma è già soddisfatta dei primi risultati. Finalmente sulle agenzie di stampa non si parla più di «clandestini che sbarcano» ma di «migranti che vengono soccorsi». In questi ultimi anni i media hanno trasmesso l'immagine di un'isola in preda a rivolte e saccheggi. Il governo di destra, con l'allora ministro Maroni, ha cercato di esasperare e poi strumentalizzare la situazione sull'isola per far pressione sull'Europa. Quello che hanno vissuto gli isolani è un'altra storia. Certo non tutti la pensano allo stesso modo, ma è bastato guardare negli occhi le persone che scendevano dalle carrette del mare, donne incinte, bambini disidratati per capire chi era che stava «invadendo» la loro isola. Si sono rimboccati le maniche e con tanta generosità hanno fatto quello che lo Stato non ha fatto. I cittadini hanno capito che Lampedusa è come una zattera in mezzo al mare e il loro destino è legato indissolubilmente a quello dei migranti. Lampedusa può sembrare la fine, ma se guardata dagli occhi di chi arriva può diventare l'inizio, la porta dell'Europa. I ragazzi di Askavusa in collaborazione con l'università Federico II di Napoli vogliono realizzare un museo che racconti l'emigrazione. Da anni raccolgono scarpe, borse, lettere dei migranti nascoste nelle pieghe dei vestiti, pezzi di barca che arrivano alla deriva sulla spiaggia. C'è chi ha avanzato la folle proposta di usare questi oggetti per fare dei manufatti da metter sul mercato, ma loro credono che l'isola debba conservare la giusta memoria. Verso il tramonto con Giulia e Roberto c'incamminiamo verso il monumento«Porta di Lampedusa, Porta d'Europa», realizzato da Mimmo Paladino. Commossi ci fermiamo a guardare il mare. Pensiamo ai 18 mila migranti che in questi 20 anni hanno perso la vita fuggendo dalla guerra e dalla fame in cerca di una vita migliore. Uomini e donne, nostri fratelli e nostre sorelle. Proviamo ad immaginare i loro volti, le loro voci, la loro disperazione, la loro speranza. Rendiamo omaggio e chiediamo loro scusa. ITALIA . . . La fabbrica di Merano sta lottando per non chiudere Ecco come è possibile Bollino rosso sulle strade per le partenze di Ferragosto. Sull'A14 ha perso la vita un ispettore di Polizia che cercava di prestare soccorso ad un'auto ribaltata Ancora caldo al sud NICOLALUCI ROMA I ragazzi diLampedusa e ilmuseo dell'emigrazione DOMENICOPETROLO d.petrolo@partitodemocratico.it . . . Il cordoglio della ministra dell'Interno Annamaria Cancellieri e del capo della Polizia JOLANDABUFALINI ROMA lunedì 13 agosto 2012 13
Un tempo erano dalla stessa parte, l'antimafia dei fatti e non delle parole, quella che vuole cambiare un modo di fare la politica in Sicilia. L'emozione e la forza di un film come I Cento passi del giornalista scrittore e politico Claudio Fava. La grinta del sindaco gay comunista e cattolico Rosario Crocetta che si prende Gela e la sottrae alle cosche denunciando al Tar i brogli del voto e facendo arrestare 350 boss. Era l'inizio del millennio, tra il 2000 e il 2003. Il sodalizio, o meglio la condivisione della stessa squadra, è andato avanti fino a un paio d'anni fa. Ora sono uno contro l'altro in una battaglia che dovrebbe invece vederli alleati, quella per voltare pagina in Sicilia. Fava, perché questa ostilità contro Crocetta?Venitedalla stessa famiglia. «Non si tratta di essere ostili alla persona. Con massimo rispetto dico che Crocetta è una candidatura che guarda al passato della Sicilia e non è una svolta. Ha promesso di fare la rivoluzione che però è durata un giorno. Poi il rivoluzionario si è alleato con l'Udc. Crocetta sul piano politico rappresenta la continuità con il partito di Cuffaro prima e di Lombardo poi. Significa la continuità con quel modo di fare politica che ruota solo intorno all'assistenzialismo, alla spesa pubblica, ai comitati d'affari e alle clientele. La rivoluzione, quella vera, è quella che fa piazza pulita di tutto questo. Si può fare. I siciliani hanno un'occasione storica: far diventare l'isola un modello di avanguardia economica e di nuova politica». L'UdcdiGianpieroD'Alianonhapiùnulla achefare conquella diCuffaro. «Falso. In tutti i sensi. Per i nomi che l'appoggiano, profughi dell'Mpa e del Pdl come Francesco Musotto e vecchi amici di Cuffaro come Antonio Dina. E questo solo per stare alle prime file. E vedremo poi chi saranno i candidati nel territorio. Falso soprattutto per i metodi, per quel modo di intendere la politica che ruota solo intorno alla spesa pubblica e alla ricerca di consenso personale. È il sistema che è riuscito a spendere solo il 7% dei fondi di Agenda Duemila che ammontavano a circa 20 miliardi di euro. Un sistema portato avanti da Lombardo, con l'appoggio del Pd, con metodi ancora più perfetti e spregiudicati. Io sono contro questo sistema. E tutta la gente che incontro è contro questo sistema. Vorrei che si ragionasse sul fatto che gli ultimi due governatori di questa regione, Cuffaro e Lombardo, hanno chiuso il mandato per gravi guai giudiziari. Il motto di Cuffaro era: “La mafia fa schifo”. E poi però c'è finito dentro, per mafia. Se non voltiamo pagina ora, quando lo dobbiamo fare?». La storia di Crocetta è antitetica al sistemacheleitraccia.Chesuccedeallora:isoliti trasformismi siciliani? «Credo che la sua sia una scelta dettata dalla vanità. Altrimenti non sarebbe andato con il piattino in mano a cercare appoggi e consensi un po' ovunque. Poi bisogna vedere chi si ritrova dietro di lui: di certo larghi pezzi di quel potere parassitario e consolidato e trasversale, quello che ha mollato in capo alla Regione 9 mila formatori, 28 mila forestali, 21 mila dipendenti». L'appello all'unità del centro sinistra di Crocettacadenelnulla? «Il centrosinistra in Sicilia non esiste più. Il suo scalpo è stato consegnato a Lombardo due anni fa quando il Pd decise l'appoggio all'allora governatore. Due mesi fa avevo detto: “Facciamo le primarie, purché con candidati che non abbiano ammiccato a Mpa e Udc”. Il Pd, quel che ne rimane in Sicilia, ha fatto una scelta passatista. E ha scontentato la base». LeièilcandidatodiSelalgovernodell'isola.Faràuncartellodisinistraduraepura? «Sto lavorando nel territorio, incontro i comitati contro il gassificatore di Melilli, quelli contro la discarica di Motta Sant'Anastasia, i ventimila precari a cui è stata rubata la vita. Noi diciamo di sostituire tutti i consiglieri di amministrazione delle 54 società partecipate dalla Regione con risorse interne e con risparmi di centinaia di milioni di euro. Credo di poter riunire forze che vorranno prima di tutto riscrivere il bilancio della Regione con idee concrete». Se il voto siciliano è laboratorio di quello nazionale,chefinefailpattoBersani-Vendola, il cantiere deiprogressisti? «Quel patto prescinde dalla realtà siciliana che è molto particolare. Non ci sto con questo parallelismo tra il voto siciliano e quello nazionale». ESelfaràinSiciliaquellochenonfaalivellonazionale,l'accordoconl'Idv?LeieOrlando, la stagione della Rete alle spalle, potresteessere unticket vincente... «L'accordo con l'Idv è probabile oltre che utile. Da un pezzo stiamo dicendo cose molto simili senza averle concordate. Abbiamo scoperto di avere una parola chiave comune: alternativa». Montante,presidentediConfindustriaSicilia, scrive su L'Unità che questo voto può essere un'occasione unica: se saprà rinnovarsi,l'isolapuódiventareavanguardia di un modello di sviluppo nazionale. Condivide? «Montante dice di affrancarsi da spesa pubblica e assistenzialismo. Di puntare sulla creatività per valorizzare le risorse che abbiamo, sul mercato e sullo sviluppo. Ne abbiamo parlato finora. Condivido riga per riga». ProcuradiPalermo, inchiestasullatrattativaStato-Mafia,polemicheconilQuirinale.Da chepartesta? «Sto dalla parte della verità nel senso che i siciliani e l'Italia sono stati derubati di un pezzo importante di verità che ora pretendono. Trovo che da parte del Quirinale ci sia stato un eccesso di zelo nella vicenda delle intercettazioni e un po' di timidezza nel difendere il lavoro dei magistrati». EIsuoicolleghiLumiaeAlfanochevanno in carcere dai boss a suggerire il pentimento? «Sono rimasto allibito». «Mi candido contro Crocetta» Palermo vista dal Monte Pellegrino ILCOMMENTO GIUSEPPEPROVENZANO L'INTERVISTA COS'È LA SICILIA,OGGI? COS'ÈAGLIOCCHID'ITALIA,D'EUROPA? LEFIAMME DOLOSE CHEDEVASTANO LARISERVA NATURALE DELLO ZINGARO, I ROGHI ALLA DIOSSINA su Palermo infestata dai rifiuti, non sono tristi paradossi nell'isola dei trentamila forestali, indecifrabili metafore di bellezza e d'inferno nella nostra Grecia, ma la fotografia - virata scirocco - del degrado civile e morale che sempre si accompagna a quello economico e sociale. Poi viene la politica siciliana, la Regione. Con le sue eccezioni e anomalie, le sue leggi speciali e l'autonomia tradita, i suoi bilanci dissestati, il ricatto e il servaggio nei confronti del potere centrale, ora si prepara alle elezioni anticipate del 28 ottobre. Raffaele Lombardo, in fondo alla sua peculiare esperienza (che qui abbiamo provato a raccontare), si è dimesso perché chiamato a rispondere, in sede giudiziaria, di rapporti con dei mafiosi. Ha risparmiato ai siciliani il processo in cui Cuffaro li trascinò. Con tutte le diversità tra i due (di personalità, e soprattutto di esperienza di governo), è questa prossimità, anche temporale, di destini ciò che colpisce e rimane. E cosa può essere la politica siciliana agli occhi degli altri? Questa politica dove accade di tutto, ma che nella concezione di fondo del potere rimane uguale a se stessa, consolidando un modello sociale e amministrativo insostenibile sul piano finanziario. Una politica, per di più, incapace di incidere sulle condizioni di vita della maggioranza dei siciliani, gli esclusi da rendite e privilegi pubblici e privati, chi troppo fatica per avviare un'impresa, i lavoratori colpiti dalla crisi e privi di tutele sociali, le nuove generazioni costrette nell'alternativa tra inoccupazione e emigrazione. È nella difficile condizione finanziaria, economica, sociale, civile, della Sicilia, la sua centralità per l'Italia intera. È questo che bisogna tener presente alle prossime regionali, in vista delle politiche del 2013. La candidatura di Rosario Crocetta, appoggiata dai democratici e dai moderati dell'Udc «decuffarizzata», non può essere un'ennesima eccezione siciliana, stavolta felice, pur nell'agosto riarso e disperante. Nasce da un bisogno diffuso di discontinuità, da un'urgenza di rottura di fasce sempre più ampie della popolazione. È un sentimento che forse precede la consapevolezza delle riforme coraggiose, a partire da quella della macchina regionale. Non è una domanda «semplicemente», vorremmo dire e non possiamo - di buona rappresentanza politica, ma di rappresentazione: la voglia di riconoscersi, e di essere riconosciuti, in una figura schietta, che ha fatto della lotta alla mafia la sua scelta di vita, la sua esperienza politica e amministrativa, a fianco dei più deboli. Un uomo, e una certa idea di Sicilia. Nel clima di sfiducia generalizzata, la forza di Crocetta, eurodeputato del Pd e già sindaco in trincea a Gela, è la sua capacità di coniugare rottura e governo, l'essere a un tempo un simbolo e un politico vero. È questa miscela isolana che alla fine si è imposta e si imporrà sui troppi tatticismi. La radice popolare e «sociale», la connessione sentimentale con gli elettori, e insieme il dialogo e il governo con vasti mondi, a partire dagli imprenditori siciliani, è il nucleo politico essenziale di Crocetta. Le simpatie e i suffragi che fin qui ha saputo raccogliere però non bastano. Una forza elettorale, per diventare forza politica, deve avere un progetto chiaro e condiviso, una visione a cui concorrono i singoli, le forze intellettuali, le forze sociali organizzate e i partiti. Perché il Sud ha visto troppe personalità forti che, rimaste sole o isolatesi per scelta e vanità, non sono riuscite a sfuggire alla parabola dei masanielli d'ogni epoca. Un progetto di rilancio dell'autonomia come leva di sviluppo, e non come riserva di privilegi e rendite, uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile per l'isola è ciò che l'Italia deve chiedere e dare alla Sicilia, non solo uno «schema di gioco» per il 2013 da Sel all'Udc, con al centro il Pd che pure è utile. L'apporto politico di Sel è indispensabile in questa trama politica e programmatica. E non per un'astratta logica di alleanze, ma perché il voto siciliano dovrà accendere una speranza meridiana, forse l'ultima, per costruire un fronte largo per cambiare lo stato delle cose. Con Crocetta, questo impegno assume un tratto «radicale», giacché laggiù è tempo di andare alla radice delle questioni: la natura minacciata e la vita umana offesa dalla spirale di arretratezza. Un sussulto di orgoglio, nell'isola che brucia. «Nonsi trattadiessere ostili allapersona malasceltadiPdeUdc nonrappresentaunasvolta rispettoalgoverno diCuffaroeLombardo» L'ITALIAELACRISI CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it . . . «L'accordo con l'Idv è probabile oltre che utile Da un pezzo stiamo dicendo cose molto simili» . . . «Condivido riga per riga l'intervento di Montante su l'Unità. Puntiamo su creatività e mercato» La faccia schietta del possibile riscatto siciliano . . . La forza dell'ex sindaco di Gela è nella sua capacità di coniugare rottura e governo . . . La sua candidatura nasce da un bisogno di discontinuità sempre più diffuso nell'isola ClaudioFava 6 lunedì 13 agosto 2012
12 lunedì 13 agosto 2012
wwf.it/riutilizziamolitalia Non serve un altro territorio da consumare, serve un grande progetto di riqualificazione per riscoprire un'altra Italia. Compila la scheda di segnalazione delle aree dismesse o abbandonate della tua cittá e proponi la tua idea per riconvertirle a un migliore utilizzo. Hai tempo fino al 31 ottobre. SEGNALA LE AREE DEGRADATE O DISMESSE FAI SENTIRE LE TUE IDEE PER REINVENTARE IL TUO TERRITORIO 24 lunedì 13 agosto 2012
Martin Schulz, presidente dell'Europarlamento con il sindaco di Stazzema Michele Silicani FOTO ANSA «Mi presento oggi a voi come tedesco, profondamente scosso dalla disumanità dell'eccidio qui perpetrato in nome del mio popolo». Sono toccanti le parole del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz che ieri mattina ha commemorato le vittime della strage di Sant'Anna di Stazzema, piccolo paese dell'Alta Versilia, teatro triste di uno degli eccidi più efferati e crudeli perpetrati per mano dei nazi-fascisti. Era la mattina del 12 di agosto del 1944 quando la cieca barbarie nazista colpì 560 vittime inermi, in gran parte vecchi, donne e bambini. Una giornata di morte e di sangue che è rimasta scolpita nella mente degli abitanti che ancora oggi a quasi settanta'anni di distanza, non riescono e non vogliono dimenticare. Sant'Anna è un piccolo borgo abbarbicato sulle Apuane versigliesi, a pochi passi dal mare ma già in montagna. Un destino crudele, come quello di tanti altri luoghi toscani uniti dalla disavventura di trovarsi sulla Linea Gotica: Forno, Vinca, Bardine e San Terenzo, Mommio, Bergiola Foscalina, sono soltanto alcune delle località tra le province di Lucca e Massa-Carrara dove la furia nazista si è brutalmente scatenata. In questi luoghi i ricordi di quegli avvenimenti sono ancora vivi e parlarne fa molto male perché, nella memoria e negli occhi dei testimoni ci sono ancora i cumuli di morti in decomposizione, i corpi dei bambini mutilati, delle donne incinte sventrate. Sono ricordi crudi, spietati, terribili. Ecco perché da queste parti le commemorazioni sono eventi sentiti e importanti. Tutti gli anni, il 12 di agosto a Sant'Anna ci si stringe attorno ai superstiti e ai familiari delle vittime non solo per ricordare ma anche per ammonire affinché quell'orrore non debba ripetersi. È successo anche ieri mattina. Solo che è stato diverso. Perché tra i rappresentanti delle istituzioni c'era un tedesco, quel Martin Schulz che guida il Parlamento europeo dove tutti i popoli dell'Europa sono rappresentati. Non un tedesco qualsiasi insomma. Che ha voluto chiedere scusa, 68 anni dopo, a nome del suo popolo: «Mi presento a voi come tedesco – ha scandito il Presidente Schulz dal palco allestito nella piazza - e m'inchino di fronte alle vittime di Sant'Anna. La libertà, l'umanità, devono essere riconquistate ogni giorno. Questo è il nostro compito di epigoni, questa è la missione che ci hanno assegnato i martiri di Sant'Anna di Stazzema. Vi ringrazio di cuore per tenere vivo il ricordo dei martiri e per permettermi, come tedesco - ha sottolineato ancora Schulz - di commemorarli e di unirmi al vostro lutto. È un dono fatto a me personalmente». Parole forti, non frasi di circostanza, per chiedere scusa e rilanciare il significato e il ruolo di un'Europa che, in un momento difficile di crisi, tra spread a picco, disoccupazione e speculazioni, sta rischiando di veder compromessi i suoi principi ispiratori di unione e solidarietà. Così quella di Schulz è stata una presenza importante in sé, che si è caricata di un significato ancora più profondo alla luce del difficile momento storico. ISALUTI DI NAPOLITANO A Martin Schulz sono arrivati i ringraziamenti accorati del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi presente alla cerimonia di ieri. «Grazie Presidente per questo bellissimo gesto denso di significati - ha dichiarato il governatore toscano - grazie per aver scelto come tedesco di essere qua a rappresentare tutta l'Europa, tutti i cittadini europei in questo luogo simbolo, uno dei punti dove si è concentrato il dolore del ‘900. La sua presenza oggi qui – ha rimarcato Rossi- sancisce in modo solenne che questo dolore appartiene ad una nuova cittadinanza europea che è emersa e si è formata proprio dagli orrori di cui siamo eredi». Il monumento-ossario ai martini di Sant'Anna di Stazzema è lì a ricordarli quegli orrori, a presentarli a chi non li ha vissuti e magari neppure studiati ma aiuta a mantenerne vivo il ricordo. Perché non scenda l'oblio su Sant'Anna e, insieme, come ha ammonito il vicepresidente del Senato Vannino Chiti «sul sacrificio delle vittime e quello dei tanti italiani che lottarono nella Resistenza per liberare l'Italia dalla dittatura». Quelle pagine di storia sono piene anche di generosi gesti di eroismo individuali. Di chi non parlò, non tradì, salvò altre vite, spesso a scapito della propria. Come quello di Cesira Pardini, medaglia d'oro al merito civile per aver salvato la madre e le sorelle. A loro è andato il pensiero del presidente della Repubblica Giorgio Napoletano nel suo messaggio inviato al sindaco di Stazzema: «Esempi di generosa solidarietà – ha dichiarato - sono essenziali per tramandare, soprattutto alle giovani generazioni, i principi di libertà, giustizia e solidarietà che animarono le scelte di allora e sono stati posti a fondamento della rinascita civile e democratica del nostro Paese». Modificare la Costituzione tedesca diventa quindi il passaggio necessario per far avanzare il processo di integrazione economica e politica ed è un bene che anche una parte della classe politica tedesca abbia iniziato a prendere coscienza che gli ostacoli vengono anche da casa loro e non soltanto dal nazionalismo francese o dall'inaffidabilità dei Paesi periferici. Lo strumento del referendum popolare però lascia parecchi dubbi. Il rischio è che il futuro dell'intera Unione europea venga affidato al giudizio dei cittadini di un solo Paese e che il voto favorevole o contrario si trasformi in uno strumento di politica interna, risentendo soprattutto della montante retorica nazionalistica e anti europea colpevolmente alimentata anche da alcuni fra i massimi dirigenti tedeschi. Già sette anni fa Jacques Chirac tentò di utilizzare il referendum sul Trattato di Lisbona per riconquistare una popolarità perduta e rafforzare una presidenza usurata. Sappiamo come è andata a finire. Sebbene la Costituzione europea non fosse un buon accordo e sebbene fosse chiaro a tutti che non avrebbe spalancato l'Eldorado europeista, avrebbe comunque permesso di tenere aperta una porta faticosamente socchiusa. La sua bocciatura finì invece per bloccare ogni processo riformatore. Il referendum tedesco rischia purtroppo di portare a conseguenze addirittura peggiori. Tedesco, presidente dell'Europarlamento alla commemorazione delle vittime della feroce strage nazista Schulz a Sant'Anna: «Mai più in Europa» . . . L'unione fiscale è la via maestra per ridare ossigeno all'Europa LARAVENÈ SANT'ANNADI STAZZEMA «180mila euro di fondi regionali per un sacrario Rodolfo Graziani? E noi me metteremo altrettanti per Sant'Anna di Stazzema. Anzi, 180mila e un euro». Un applauso interminabile ha salutato le parole del presidente Enrico Rossi, intervenuto ieri con il presidente del Consiglio europeo Martin Schulz e le autorità locali alla inaugurazione del Centro di accoglienza ed alta formazione alla pace nella località che 68 anni fa fu vittima di una delle più efferate stragi naziste. Il presidente Rossi si è riferito alla notizia pubblicata da l'Unitàsull'inaugurazione ad Affile, un piccolo comune in provincia di Roma, di un sacrario dedicato al Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani (originario di Filettino, nel Frusinate), ministro della difesa di Salò, spietato persecutore del popolo etiopico, criminale di guerra processato nel '48 e condannato a 19 anni (solo due dei quali scontati). La struttura è sorta in uno spazio pubblico, il parco di Radimonte, per il cui completamento la regione Lazio ha stanziato una somma di oltre 180mila euro. Alla cerimonia di sabato hanno anche partecipato rappresentanti della Regione. Il comune di Affile era stato protagonista, qualche mese fa, di un'altra inaugurazione che aveva destato scalpore: quella di un busto dedicato all'ex segretario del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante, installato in una piazza che, tra le altre cose, porta anche il suo nome. «Intendiamo impegnarci sempre di più - ha detto il presidente rispondendo ad alcuni interventi dei cittadini - per tenere viva la memoria e per fermare le derive xenofobe e razziste che ancora oggi riemergono. Quanto alla struttura di Sant'Anna, può piacere o non piacere ma è funzionale a un luogo dove transitano ogni anno 80mila persone. E valutaremo anche, se il comune ci presenterà un progetto, la possibilità di metetre in sicurezza l'accessibilità di questo luogo». «Quanto all'approfondimento storico - ha conitnuato Rossi - un grande lavoro è stato fatto ed è conservato dall'Archivio storico della Resistenza. La Toscana è impegnata su questo fronte, si è sempre costituita parte civile nei procedimenti giudiziari. La strada dunque è aperta: proveremo ancora a sollecitare perché anche il governo si muova di più». Rossi contro Polverini «Fondi per Stazzema» Enrico Rossi FOTO ANSARenata Polverini FOTO ANSA lunedì 13 agosto 2012 9
Le origini della democrazia totalita-ria”, il saggio più famoso di Jacob Tal-mon, storico e scrittore ebreo di origi-ni polacche, rappresenta, a distanzadi sessant'anni, una straordinaria le-zione per comprendere l'evoluzione politica contemporanea dell'Europa e dell'Italia in particolare. Nonostante Talmon non abbia avuto grande eco in Italia, questo testo è ancora oggi di grande e inaspettata attualità. Secondo Talmon, accanto alla democrazia “liberale”, si è sviluppata, a partire dal ‘700, la tendenza a una democrazia di tipo “totalitario”. Entrambe si esprimono in un contesto istituzionale formale e condividono principi e aspirazioni. Sia la democrazia liberale che quella totalitaria, per esempio, esaltano l'idea di libertà, pur concependola in modo differente. Per la democrazia liberale, la libertà è anzitutto assenza di coercizione; per la democrazia totalitaria, invece, coincide con la realizzazione di un fine collettivo, giusto e perciò indiscutibile. Di conseguenza, la pluralità di opinioni che caratterizza il mondo liberale rappresenta, nella visione democratico-totalitaria, un ostacolo al raggiungimento del fine collettivo. Nell'Europa della seconda metà del Novecento, la democrazia liberale (che è cosa diversa dai principi liberali che ispirano l'economia e la politica) ha raggiunto la sua massima espressione realizzando un modello di società incentrata sul welfare state, combinando crescita economica, distribuzione della ricchezza, tutela dei diritti sociali e crescita della partecipazione politica. Un modello che si è aperto a livelli progressivamente superiori grazie anche alle conquiste ottenute con le lotte politiche e sindacali. Il piano inclinato della crisi, i cui presupposti naturalmente sono precedenti alla sua esplosione, non ha indebolito solo l'architrave economico, ma anche quello sociale e politico e rischia di far scivolare la democrazia verso forme neo-totalitarie dove la partecipazione dei cittadini diventa formale ma non sostanziale, pre-indirizzata e subordinata a quanto necessario per raggiungere un determinato fine. Senza, peraltro, che tale fine sia stato determinato attraverso un percorso partecipativo aderente ai principi democratici. Con l'acuirsi dell'emergenza economica cresce la sensazione di vivere in un sistema dove ogni scelta nasce solo da un'analisi tecnica del fine collettivo e dove la società, partiti compresi, viene progressivamente spoliticizzata e si tende ad allontanare ogni forma di dissenso. Anche il principio di sussidiarietà, che ha ispirato le democrazie liberali dirimendo il rapporto tra Stato e società, sembra soccombere di fronte all'incalzare della “tempesta perfetta”. Un principio, questo, riconosciuto dal Trattato di Maastricht del 1992 e rafforzato ulteriormente dal Trattato di Lisbona, che ha rappresentato la direttrice fondamentale su cui si è costituita l'Unione europea. Non sorprende, pertanto, che negli anni passati si sia sostenuto che il principio di sussidiarietà fosse destinato a diventare una delle idee forti del costituzionalismo europeo. In realtà, l'idea sussidiaria ha origini ancor più remote: il principio che lo incarna ha una valenza costituzionale nella polis greca così come negli ordinamenti premoderni. Il principio di sussidiarietà si traduce in un sistema organizzativo del potere che, nella vita politica, economica e sociale, avvolge in sé una concezione globale dell'essere umano e della società. Per essere fedeli a tale principio, lo Stato non deve fare ciò che i cittadini possono fare da soli e le istituzioni devono limitarsi a creare le condizioni che permettono alla persona e agli aggregati sociali (famiglia, associazioni, partiti) di agire liberamente, evitando di sostituirsi a essi. In pratica, la persona e i gruppi intermedi vengono prima dello Stato. Secondo questo principio, infatti, l'uomo è inizio, cuore pulsante e fine della società e gli ordinamenti statali devono essere al suo servizio. Per questo motivo, lo Stato deve fare in modo che i singoli e i gruppi possano avere iniziativa e responsabilità, impostando ogni ambito della propria vita come meglio credono, unendo il massimo della libertà, della democrazia e della responsabilità personale e collettiva. La sussidiarietà da parte dello Stato, dal latino subsidium, cioè aiuto, deve intervenire solo quando i singoli e i gruppi che compongono la società non sono in grado di farcela da soli. L'intervento della mano pubblica deve, inoltre, partire dal livello più vicino al cittadino: quindi, in caso di necessità, il primo ad agire è il Comune. Solo in caso di una sua impossibilità a dirimere le questioni possono intervenire a ruota la Provincia, la Regione, lo Stato centrale o, in ultima istanza, l'Unione europea. La sussidiarietà, quindi, va vista nelle due dimensioni in cui si esplicita: in senso verticale, nel momento in cui la ripartizione gerarchica delle competenze si sposta verso gli enti più vicini al cittadino e in senso orizzontale quando il cittadino stesso (come singolo o attraverso i corpi intermedi) coopera con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realtà a lui più prossime. In questo modo, lo Stato è realmente al servizio dei cittadini, ne sollecita l'autonomia affrancando l'individuo da una condizione di sudditanza passiva, tipica delle democrazie totalitarie di cui parlava Talmon. Da quando ha trovato riconoscimento nel Trattato di Maastricht, il principio di sussidiarietà è entrato, più o meno esplicitamente, negli ordinamenti costituzionali nazionali, sia per disciplinare i rapporti tra le amministrazioni pubbliche e l'iniziativa dei vari attori sociali, sia per regolare i rapporti che intercorrono tra i vari livelli di governo del territorio. Un principio costituzionale in tutti i sensi, inserito nell'ordinamento italiano nel 2001. La riforma dello Stato in senso federale, in un primo momento, ha accolto (e persino anticipato) questa impostazione di principio, determinando una divisione delle competenze mirata ad allocare ogni materia al livello di governo più appropriato e prossimo a quello dei destinatari. Un processo che, però, si è interrotto nel momento in cui non si è dato seguito al conseguente federalismo fiscale. Un corso storico che sembra aver addirittura invertito la direzione di marcia con l'esplodere della crisi, dissolvendo il principio della sussidiarietà nell'acido corrosivo della “democrazia dell'emergenza”. Gli interventi di finanza pubblica dell'ultimo anno hanno rappresentato la fine della partita federalista nel nostro Paese. Almeno per il momento. Dal 2008, infatti, appare evidente come stia prendendo corpo un modello politico dai tratti decisamente neo-centralisti, inconciliabili con l'idea sussidiaria dell'organizzazione del potere politico. Da questo punto di vista, il governo Monti ha impresso persino un'accelerazione attuando interventi indubbiamente necessari, ma che hanno reso più deboli i governi locali e avviando anche riforme strutturali che hanno cambiato profondamente i paradigmi del sistema economico e sociale del Paese. Tutto ciò è avvenuto senza un mandato politico da parte degli elettori e senza un contributo delle parti sociali e degli altri corpi intermedi. Al contrario, nella forma e nella pratica, il governo ha posto fine alle esperienze concertative e al confronto dialogico che, a lungo, hanno rappresentato il “metodo di governo” del Paese. Tutto ciò è avvenuto in nome dell'emergenza, con l'obiettivo del raggiungimento di un fine comune rappresentato principalmente da ciò che occorre fare per uscire dalla crisi. È però solo da un dialogo costruttivo tra le istituzioni, i corpi intermedi e, in ultima istanza, i cittadini, che possono nascere le corrette modalità per un intervento sussidiario degno di questo nome. Piaccia o no (e che sia necessario o meno) l'esperienza democratica che abbiamo conosciuto finora è chiusa in una parentesi. Una situazione da cui, ci si augura, si possa uscire presto. Anche perché il rischio, nel momento in cui l'incertezza politica suggerisce scenari ipotetici, è che il sistema nel suo complesso si orienti verso la costruzione di super apparati centrali che segnerebbero la fine dell'idea sussidiaria. L'OSSERVATORIO L'INVERSIONEDIROTTA . . . Dal 2008 si è affermato un modello neocentralista Una tendenza che il governo Monti sta accentuando Autonomie addio La crisi spegne il federalismo IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ MESSO A RISCHIO DAL «CENTRALISMO TECNOCRATICO» CARLOBUTTARONI PRESIDENTEDI TECNÈ lunedì 13 agosto 2012 7
QUANDO STEVENSON SCRISSE L'ISOLA DEL TESORO, AVEVA CIRCA 30 ANNI E L'ISPIRAZIONE GLI VENNE GUARDANDO IL FIGLIASTRO CHE DIPINGEVA LA MAPPA DI UN'ISOLA. Man mano che le pennellate ne costruivano l'immagine sulla tela, Stevenson dava nomi di fantasia ai luoghi che vedeva formarsi e così nacque il romanzo. Le mappe hanno questo elemento evocativo fortissimo: possono in un lampo farci capire dove siamo e dove dobbiamo o possiamo andare, o regalarci l'emozione di pensare a luoghi lontani immaginando storie, avventure, incontri. Abbandonate o quasi le vecchie cartine pieghevoli, oggi le mappe sono sempre con noi, on line o nei nostri smartphone, più raramente in vecchi bauli, fatte di pergamena stropicciata, magari a odor di salsedine. Quella di Stevenson avrebbe condotto al tesoro del capitano Flint, zecchini d'oro e gioielli, buoni anche oggi, certo, ma accontentandoci un po', soprattutto chi vive in città immerso nell'asfalto e nel cemento, anche un parco, un bel giardino, l'idea stessa di raccogliere un frutto dal suo albero potrebbe avvicinarsi molto all'idea di tesoro. Fruit City è una mappa on line, una carta geografica interattiva che segnala alberi e piante da frutto in giro per Londra, splendida capitale olimpica di questa bollente estate. More, lamponi, mele, uva e altre piante che crescono spontanee tra Camden Road, Oxford Street, Hyde Park o Notting Hill, frutta da cogliere nei luoghi pubblici della città. Il progetto è comunitario e tutti possono partecipare arricchendo la mappa con le proprie segnalazioni. Succede così che lungo Green Lanes, una delle più trafficate strade nel nord della città, si trovi una pianta di more, o poco più in là un abbondante albero di prugne, uno di noci e magari anche un kiwi. Per non parlare dei giardini di Kensington, altro luogo legato a una storia fantastica, quella di Peter Pan, la cui statua troneggia all'interno del parco: qui potete trovare more, gelsi e mandarini. A Notting Hill si colgono mele selvatiche deliziose, dicono e, poco più su, ciliegie abbondanti e succose da prendere prima che arrivino gli uccelli. Dando un occhio a questa mappa viene quasi da sorridere al pensiero di cittadini metropolitani ostaggio di traffico e grandi distribuzioni. La maggior parte della frutta che consumiamo a Londra come anche a Roma o Milano viene da lontano: Brasile, Spagna, Olanda, sud est Asiatico fino ai banchi del supermercato vicino casa. Eppure, a un passo dalle nostre abitazioni magari cresce un melo, un fico, una pianta di more. Non è una novità: Roma è famosa per i meravigliosi alberi di arance selvatiche che crescono in tantissimi giardini pubblici e privati. Forse al sapore sono troppo aspre, ma se ne può fare un ottima marmellata. Che dire poi dei nespoli alti e rigogliosi, abbondanti di frutti lasciati incolti a marcire sui rami o preda di uccelli golosi. I supermercati hanno frutta di ogni tipo per tutto l'anno, possiamo mangiare fragole e ciliegie anche a gennaio. L'albero da frutta insegna quando è tempo di cogliere una mela o un grappolo d'uva, riportandoci al naturale ciclo delle stagioni, quello giusto, non quello di plastica e in vaschetta. ORTIURBANI Gli orti urbani crescono e si sviluppano ormai in ogni quartiere e su tanti balconi ed è una splendida iniziativa di riappropriazione della città. La mappa della frutta urbana è qualcosa di più: è la scoperta che anche una metropoli può trasformarsi in un piccolo bosco, è la condivisione di un segreto per assaporare insieme un frutto raccolto con le nostre mani da un albero generoso. Quando ho visto per la prima volta la mappa di Londra con le piccole icone a forma di ciliegia, mirtillo e lampone ho pensato subito a quell'albero di fico che incontravo da ragazzina lungo la strada che mi riportava a casa. Ne coglievo sempre qualcuno da mangiare mentre camminavo e pensavo che fossero più buoni di quelli che compravamo al negozio. Era il gesto che faceva la differenza, era il fermarsi, guardare i rami piegati, scegliere il fico che mi sembrava più maturo e poi allungarmi fino a prenderlo facendo attenzione a non romperlo. Era lo sforzo, la scelta, la conquista di qualcosa che in quel momento sembrava davvero un piccolo tesoro. LONDRA L'Eden dietrocasa Lamappadellepiantedafrutto Grandesuccessosulweb INFANZIA: Leggerequandoilbimboènellapancia P. 18 PAUREESTIVE: Tornanogli squalialcinemaeneinostrimari P. 19 BENICULTURALI: Giridipoltronenelsegno delvecchiogoverno P. 20 ROMANZOETV: I serialdistruggonolanarrativa P. 22 U: FruitCityComescopriremore, lamponimeleeuva passeggiandoper lestradedellacapitaleolimpica Pezzettidiparadisononproibitodagustare liberamente DARIACORRIAS Segnaposti«Messulanum» inargentoconfrutti dorati . . . Anchetracaseecemento sipuònascondere unangolodibosco checi regaladonisaporosi lunedì 13 agosto 2012 17
«Abbiamo creato un mondo incentrato sul denaro: essere ricco significa essere una persona di successo, il denaro è diventato la nostra ossessione, la nostra droga. Questa crisi colpisce tutti: ricchi e poveri, ma chi ha molti miliardi ne perderà qualcuno, chi invece non ha niente e perde il lavoro rischia di non essere più in grado di vivere una vita degna. L'effetto più devastante della crisi è l'incremento delle disuguaglianze sociali all'interno dei Paesi industrializzati e tra il Nord e il Sud del mondo». Ad affermarlo è Muhammed Yunus, «padre» del microcredito e premio Nobel per la pace nel 2006. Oggi il «Banchiere dei poveri» guida lo Yunus Centre e si occupa di imprenditoria sociale. «Questa crisi - rimarca nell'intervista a l'Unità - è il culmine di molti altri momenti di crisi che ci sono stati negli anni, solo che adesso è visibile a tutti e sembra dirci: Svegliatevi! I cerotti non bastano, servono cure profonde». C'è qualcosa da salvare, un barlume di speranza,nellacrisicheimperversainun mondosemprepiù globalizzato? «Nella ridda di cattive notizie dal mondo finanziario, c'è una buona notizia. La micro-finanza continua a funzionare in modo meraviglioso come nel passato. E non è colpita dalla crisi perché è ancorata nell'economia reale. Ogni uomo è dotato di una creatività illimitata. E questa è molto più forte di tutti i mali che affliggono le nostre società e che abbiamo creato noi stessi. Il vero problema è che il sistema non permette agli individui di esprimere e mettere a frutto questa capacità di produrre idee». Nel nostro linguaggio quotidiano sono ormai entrati termini come spread, bond...Mal'uscitadallacrisièsolounproblematecnico-economico? «Assolutamente no. Dobbiamo liberarci da quel pensiero unico che vorrebbe un mondo dominato da mercati sempre più identificati con la speculazione. Alla base di un'altra economia possibile c'è la convinzione che tutte le crisi vengono dalla stessa radice perché si pensa che fare il denaro è l'unico scopo. Seguendo un modello altruistico le crisi si prevengono. È come investire sulla ricerca medica per prevenire le malattie anziché per curarle. Secondo il modello di business tradizionale, gli uomini perseguono un istinto egoistico. Ma gli uomini sono esseri multidimensionali, con un lato egoistico e uno altruista. Ecco che si può costruire un modello di business basato sull'altruismo, che non produca profitti per la società ma sia rivolto alla soluzione di un problema sociale». Quella che lei invoca è una «rivoluzione sociale»? «Direi che è in primo luogo una “rivoluzione mentale” che porta con sé un diverso approccio sistemico all'emergenza ambientale. Per determinare questo circuito virtuoso è necessaria un'ammissione di colpa». Quale? «La ricerca del massimo profitto accompagnato dall'uso smodato delle risorse energetiche non rinnovabili incoraggia il deterioramento dell'eco-sistema e la violazione delle regole ambientali più elementari». Lei ha ribadito più volte che questa crisi globaleoffreai leadermondialiun'occasione.Quale? «Quella di ripensare, riprogettare e riorganizzare il sistema finanziario crollato nel 2008, abbracciando una ottica inclusiva che, è bene ricordarlo, riguarda i due terzi della popolazione mondiale che oggi sono tagliati fuori, esclusi dal lavoro, come se la povertà fosse una componente del destino umano. Non sono un utopista. Il sistema di microcredito sostenuto dalla Grameen Bank e altre iniziative simili dimostrano che progetti inclusivi possono avere successo. Alla società civile deve essere data la possibilità di rivestire un ruolo più importante nel sistema economico. Il modello prevalente favorisce il profitto perseguito dal mondo degli affari, con i governo che prendono le decisioni per i cittadini. Questo modello è entrato in crisi. Non va emendato. Va ripensato dalle fondamenta. E questo non per un generico senso di Giustizia, ma perché la pazza spinta a massimizzare il profitto vuol dire perdite inestimabili in termini di qualità dell'ambiente e di sostenibilità a lungo termine». In una recente intervista a l'Unità, John Podesta, consigliere di Barack Obama, haaffermatocheduepilastridiuna«crescitaprogressista»sonoconoscenzaeinnovazione. Lei insiste molto sull''incontrotraricercatecnologicaeresponsabilitàsociale. «Il punto è quale tipo di problemi chiediamo alla tecnologia di risolvere. Fino ad oggi le grandi aziende hanno utilizzato i loro centri di ricerca per scoperte al servizio esclusivo del profitto. Ci sono esperienze, invece, che vogliono dimostrare che un altro approccio è possibile. E queste esperienze vanno sostenute e socializzate. In questo contesto, l'Europa può svolgere un ruolo davvero strategico per utilizzare la globalizzazione e la tecnologia d'informazione e ottenere un risultato socialmente auspicabile» . C'èchil'accusadiperorareunanticapitalismo ideologico. «Niente di più sbagliato e lontano non solo dal mio pensiero ma da ciò che ho provato a realizzare. Ciò di cui sono profondamente convinto è che il capitalismo tradizionale ha risolto soltanto una parte dei problemi di sviluppo dell'umanità e ha portato all'arricchimento di troppo pochi, anche nei Paesi emergenti. Quello che sostengo è che bisogna completare il lavoro iniziato e affiancare al modello capitalistico tradizionale, basato sul profitto, anche un modello di sviluppo “sociale” in cui è l' azienda che fa profitto e che diffonde ricchezza intorno a sé, anziché concentrarla su singoli individui. il mondo, tutto il mondo, ha bisogno di un sistema di imprenditoria sociale se vuole combattere efficacemente le tante forme di povertà della società contemporanea». Helsinki propone: al posto del salva-Stati un fondo bancario «L'Italia garantisca i bond con i suoi beni» I tedeschi non possono decidere da soli il futuro dell'Unione ILCOMMENTO RONNY MAZZOCCHI L'INTERVISTA Non vanno in ferie neanche a Ferragosto le polemiche sulla crisi del debito in Europa e sulle misure necessarie per risolverla. Anzi, alla vigilia di un altra settimana di fuoco per i mercati, è suonata la controffensiva dei “neo-euroscettici”. O meglio dei “rigoristi”, impegnati a riaffermare la logica dei “compiti a casa” per i Paesi più indebitati prima di concedere nuovi e più ingenti aiuti finanziari. Campione di questa linea, si è fatto sentire il primo ministro finlandese Jyrki Katainen. Conservatore, il più giovane premier europeo, ha proposto la creazione un fondo europeo finanziato dalle banche per ricapitalizzare gli istituti in difficoltà, estrapolando questa parte del «modello statunitense». La Finlandia - o meglio i suo analisti di spicco, come riporta il settimanale Talouselaemae - è preoccupata per i costi del salvataggio della Grecia e degli aiuti concessi alla Spagna, calcolati in via spannometricamente in 22 milioni di euro da pagare, a quanto sembra, già da ottobre. Helsinki teme a lungo andare, moltiplicando questi prelievi dalle casse dello Stato, di non riuscire mantenere il suo «vantaggio competitivo» e i suoi alti salari. E a più corto raggio teme, in verità con qualche ragione, che le misure chieste come contropartita per i prestiti accordati si rivelino inefficaci. Perché non risolutive dei problemi economici strutturali dei Paesi in difficoltà. LACSU E LAPAURAGRECA Il problema è che, come insegna la Grecia, l'austerità che viene imposta non fa che deprimere ulteriormente la produzione e il mercato interno, aggravando la recessione. Katainen però non mette in dubbio questa ricetta, tutt'altro. Per lui si devono soltanto separare gli asset «buoni» da quelli «cattivi», ci penseranno poi i «liberi spiriti» dell'economia a convogliare gli investimenti. Anche per quanto riguarda l'Italia, Paese su cui dopo la vsita di Mario Monti i finlandesi ora focalizzano il loro interesse, Katainen ha consigli da dare: invece di vendere i «gioielli di famiglia» - leggi riavviare le privatizzazioni immobiliari e forse nei desiderata anche mobiliari - darli in garanzia per l'emissione di nuovi bond. In ogni caso a venir messo sotto processo è l'intero meccanismo attuale di concessione degli aiuti. Katainen vorrebbe un'unica autorità europea di supervisione bancaria, un fondo comune per la gestione della crisi bancaria e uno per la protezione dei depositi. «Dovremmo riuscire a costruire un sistema in cui le banche non possono mettere in crisi un intero paese. Una soluzione, oltre al monitoraggio, potrebbe essere un fondo europeo contro la crisi bancaria». I soldi però li dovrebbero mettere gli istituti bancari, non gli Stati. Anche in Germania, quasi come reazione all'offensiva Spd per il referendum costituzionale che consentirebbe la mutualizzazione del debito, si alzano voci di altolà a nuovi aiuti europei. In particolare nei confronti della Grecia, visto che «le riforme in questo Paese avanzano troppo lentamente». È quanto ha dichiarato in una intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, in edicola domani, Michael Fuchs, un alto dirigente del partito della cancelliera Angela Merkel. Se la Germania sarà convinta che la Grecia «non ha rispettato gli impegni, utilizzeremo il nostro diritto di veto», ha detto Fuchs, che è vice presidente del gruppo parlamentare Cdu-Csu. La Germania «è arrivata al limite», ha aggiunto prima di concludere: «Anche se il bicchiere è mezzo pieno, non è sufficiente per un nuovo pacchetto di aiuti. La Germania non lo accetterà». Prima economia europea e primo contributore ai fondi di salvataggio della zona euro, la Germania attende come gli altri partner europei, per la metà di settembre, il rapporto di Fmi, Unione europea e Banca centrale europea sul programma economico del nuovo governo greco. Il rapporto determinerà se la Grecia riceverà la prossima tranche di 31,5 miliardi di credito previsti nell'ambito del secondo piano di aiuti in due anni adottato a febbraio a favore di Atene. Il governo greco di Antonis Samaras, di nuovo al centro dell'ondata di euroscetticismo, è tornato anche ieri a ribadire «tempi e impegni» presi con la trojka (Ue, Fmi e Bce) per reperire entro settembre gli altri 11,5 miliardi di «misure» richieste per rimanere nell'Eurozona. Anche se questo vorrà dire probabilmente decurtare ancora le pensioni (ora a 600 euro) e i posti nella pubblica amministrazione. «TUTOREISTITUZIONALE»,L'INTERA CLASSEPOLITICA SIÈ FINORADESTREGGIATAINCONTORSIONI LESSICALIa cui solo alcuni commentatori di casa nostra hanno goffamente abboccato. La «cessione di sovranità fiscale» di cui continua a riempirsi la bocca la signora Angela Merkel è una cosa assai diversa dalla «unione fiscale» da molti auspicata. Per passare indenni dalle forche caudine della Corte di Karlsruhe la cancelliera tedesca ha infatti solo due strade davanti a sé: o devolvere la gestione della politica fiscale ad autorità comunitarie già esistenti ovvero le tecnocrazie della Commissione europea - oppure costruire un sistema istituzionale ex-novo che ricalchi però in tutto e per tutto lo stesso processo decisionale che una istituzione tedesca avrebbe seguito. Così, dopo aver fatto una copia perfetta della Bundesbank e averla chiamata Bce, la prospettiva è quella di ritrovarci con una copia perfetta del ministro delle Finanze tedesco, ma di stanza a Bruxelles. Purtroppo né lo status-quo istituzionale né la copia del modello tedesco corrispondono a quello che dovrebbe essere una «unione fiscale» e tanto meno a quello che sarebbe necessario per rilanciare l'unione monetaria. «La soluzione c'è È lo sviluppo sociale» MuhammedYunus L'EUROPAELACRISI . . . Il deputato Fuchs, vicino a Merkel: veto su nuovi aiuti alla Grecia RACHELEGONNELLI La Borsa di Madrid che oggi riapre FOTO ANSA . . . «L'effetto più devastante della crisi è l'incremento delle disuguaglianze sociali e tra Nord e Sud» Banchierebengalese, 72anni, ideatoredel microcreditoe fondatore dellaGrameenbank, premioNobel per lapacenel2006 . . . Dubbi sul referendum: da ricordare il pessimo precedente di Chirac . . . «La buona notizia è che la micro-finanza continua a funzionare, ancorata com'è all'economia reale» Da Cdu e Finlandia controffensiva degli euroscettici UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it 8 lunedì 13 agosto 2012
U: IL COMMENTO MICHELECILIBERTO Europa, questione di democrazia Tagli di settembre: i piani del governo Le dichiarazioni di Monti allo Spiegel, e le polemiche che ne sono conseguite sono molto utili. Esse, infatti, consentono di sollevarsi dalla dimensione feriale e quotidiana e di porsi domande di fondo, a cominciare da quella fondamentale: qual è l'idea di Europa per la quale ci battiamo e stiamo facendo i durissimi sacrifici che la crisi internazionale ha imposto a tutti i popoli europei, compreso il nostro? La gravità della crisi di questi drammatici mesi ci ha distolto dalle questioni, e dalle interrogazioni, di ordine generale. D'altro canto, come dicevano gli antichi: primum vivere, deinde philosophari. Ma la discussione di ordine generale è importante e vale perciò la pena di chiarire alcuni punti essenziali. SEGUE APAG. 15 «L'Ilva non deve chiudere» Polemiche e rimpianti Italia senza oro finale OLIMPIADI MARCOBUCCIANTINI «Mi presento oggi a voi come tedesco, profondamente scosso dalla disumanità dell'eccidio qui perpetrato in nome del mio popolo». Sono le parole di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, che ieri mattina ha commemorato le vittime della strage di Sant'Anna di Stazzema, dove la mattina del 12 di agosto 1944 i nazisti trucidarono 560 persone, in gran parte vecchi, donne e bambini. VENÈAPAG. 9 Martin Schulz: «Io tedesco davanti ai morti di S. Anna» GIOVANNI PELLEGRINO L'uscita a capo chino di Cammarelle dopo il verdetto che gli ha tolto l'oro FOTO ANSA Nell'ultima giornata dei Giochi sconfitte per il Settebello e per Cammarelle nei supermassimi di boxe Respinto il ricorso azzurro contro il verdetto dei giudici del pugilato. Damiani: «Una vergogna» Londra 2012 va in archivio con le immagini di Bolt e di Phelps Si chiude col trionfo del basket Usa e del maratoneta Kiprotich Monti invia i ministri a Taranto dopo lo stop alla produzione deciso dal Gip Passera: rischiamo danni irreparabili Fassina: «No alla chiusura, il lavoro non va contrapposto alla salute» FRANCHI RIGHI APAG.2-3 Il Nobel: «Il mondo deve ancorarsi all'economia reale» DEGIOVANNANGELI APAG.8 I libri? Vanno letti primadi nascere D'Arcangeloapag. 18 Beniculturali enomine da Gattopardo DalFraapag.20 Piccoli squali crescono Verrengia a pag. 19 APAGINA10 Il nostro cesto pesa poco Il problema numero uno dell'Europa di oggi è la crescita. Andare avanti con politiche economiche di austerità forzata provocherà ulteriori disastri e nuova depressione PaulKrugman Rossi contro Polverini: fondi per Stazzema APAG. 9 Parla De Magistris: «La lista civica forse non ci sarà» Come la crisi sta spegnendo il federalismo Prima la benedizione, poi la condanna. Successe alla Lega nel 2010 che ad aprile aveva «ottimi amministratori» e a maggio era «contigua con il razzismo». Stesso trattamento, ma rovesciato, per Tremonti, prima condannato («Con lui poca crescita») e dopo benedetto («È stato fondamentale»). In attesa di capire cosa davvero farà Montezemolo in politica una cosa è certa: prima di leggere una sua dichiarazione è bene aspettare la smentita. CARUGATI APAG. 5 Montezemolo e le smentite: il partito a intermittenza L'OSSERVATORIO DI BUTTARONI PAG.7 Lotta al debito, nuova spending review e magari un piano per la crescita. Sono i tre argomenti che i ministri hanno segnato nelle loro agende alla data del 24 agosto, giorno del primo consiglio dopo le ferie. Tre capitoli essenziali per strappare all'Europa, a fine mese, l'ok per un intervento anti-spread senza altri vincoli per l'Italia. Il responsabile dell'Economia, Vittorio Grilli, ha ieri negato che l'Italia abbia bisogno sia di una nuova manovra («deprimerebbe un'economia già in recessione»), sia di una patrimoniale. A proposito di debito si discute di un Supercommissario a cui affidare il taglio di 20-30 miliardi l'anno nei prossimi cinque anni. MATTEUCCI APAG.4 Grilli nega ulteriori manovre. Ma continuerà la spending review, che può avere effetti recessivi Un Super-commissario per il «rientro dal debito»? È UN PROVVEDIMENTO CHE HA LA-SCIATO PERPLESSI QUASI TUTTI. Il Gip inizialmente intervenendo su una situazione di dissesto ambientale, che da tempo aveva ampiamente superato i limiti della tollerabilità, aveva disposto un sequestro funzionale alla chiusura dell'impianto. Chiunque sia andato una volta a Taranto si è reso conto del danno che quell'impianto siderurgico ha causato alla città: le case finiscono dove comincia quella che una volta era l'Italsider e oggi è l'Ilva. Però la chiusura determinava problemi di carattere generale, perché Taranto vive da decenni di quella realtà e l'impianto è essenziale nell'economia della zona. SEGUEA PAG.3 L'interesse generale L'INTERVISTA Yunus: «Solo lo sviluppo sociale può battere la crisi» ZEGARELLI APAG.5 FERRERO A PAG.11-12 Staino 1,20 Anno 89 n.223Lunedì 13 Agosto 2012
SEGUEDALLAPRIMA L'Europa è il nostro comune destino, l'avvenire di tutti i popoli europei: se restasse chiusa nelle sue vecchie articolazioni statali, da un lato precipiterebbe in modo ineluttabile verso nuove forme di nazionalismo (come la storia recente ci ha mostrato ad abundantiam); dall'altro, si avvierebbe verso un sicuro declino, in un mondo che comincia ad essere dominato dalle grandi potenze asiatiche e percorso da sconvolgimenti che ricordano quelli che colpirono intere zone dell'Europa - a cominciare dall'Italia - quando il centro mondiale dell'attività economica e commerciale, dopo la scoperta dell'America, si spostò dal Mediterraneo all'Atlantico. Da questo punto di vista sono stati fatti, senza dubbio, giganteschi passi avanti. Fine delle guerre fra gli Stati europei, eliminazione delle barriere doganali, libera circolazione degli individui, unificazione della moneta... Perfino Kant, il teorico della pace perpetua, resterebbe colpito nel vedere quanta strada sia stato capace di fare quel «legno storto» che è l'uomo, compreso quello europeo. Ma proprio l'euro, che è stato un momento essenziale di questo processo straordinario, ne dimostra, come in un grande specchio, i forti limiti, l'incompiutezza. Se l'unità europea continua a restringersi al piano economico, possono discenderne conseguenze assai gravi sul piano politico, sia nel presente che nel futuro. Se l'orizzonte europeo si riducesse alla sola dimensione economica, diventerebbe infatti naturale che la nazione economicamente più potente - in questo caso la Germania - volesse far sentire con particolare energia la sua voce, fino a considerarsi «più eguale degli altri» e ritenere di poter dettare, agli altri, le proprie decisioni. Ed è proprio quello che sta accadendo. Il vecchio e bistrattato Marx non se ne meraviglierebbe, ma atteggiamenti come questi rivelano con chiarezza che la strada imboccata finora è insufficiente: naturalmente se l'obiettivo finale rimane quello di costruire un destino comune e solidale tra le nazioni europee. Occorre dunque riaprire l'orizzonte e, per farlo, bisogna cambiare completamente il punto di vista. Ed è necessario che le forze democratiche europee si impegnino in prima persona in questo lavoro perché da esso dipende, in buona parte, il futuro dell'Europa. Se non si riesce ad elaborare e imporre un'altra idea di Europa, il default al quale assisteremo non sarà quello della Grecia: a farne le spese sarà quella visione europea che è stata imposta in questi anni, offuscando o accantonando i valori etici, spirituali ed anche religiosi connaturati alla sua storia. Quei valori di libertà, di emancipazione, di tolleranza che si sono manifestati in maniera compiuta, per la prima volta, con l'Illuminismo. Per individuare i caratteri di questa differente idea Europa occorre, in via preliminare, chiarire due relazioni: tra Stato e nazione; tra sovranità nazionale e sovranità europea. La modernità si costituisce attraverso l'intreccio organico di Stato e di nazione. La struttura secolare dell'Europa è basata sul modello dello Stato nazionale. Ma lo Stato moderno è una costruzione storica: come è nato, così può morire. Allo stesso modo il nesso tra Stato e nazione è un fenomeno storico di primaria importanza ma, proprio perché storico, esso può decadere o configurarsi in modi e forme differenti. Se si vuole sostenere una «nuova» idea di Europa e un rapporto positivo e fecondo tra sovranità nazionale e sovranità europea esiste poi un secondo punto da chiarire. Stato e nazione non sono termini equivalenti, anzi: il concetto di nazione è assai più largo e complesso di quello di Stato. Ci sono state grandi nazioni che si sono configurate assai tardi nella forma dello Stato moderno, come l'Italia e la Germania. Ora, è proprio dalla crisi, e dalla fine, di questa relazione che possono germinare sia l'idea degli Stati Uniti di Europa che quella della nuova sovranità europea. Negli Stati Uniti di Europa confluisce infatti una pluralità di tradizioni nazionali, ma proiettandosi oltre le forme della statualità moderna in cui esse si sono incarnate per una lunga fase della loto storia; la sovranità europea è lo spazio giuridico, politico ed etico in cui tutte queste tradizioni si riconoscono potenziandosi e partecipando dal loro specifico punto di vista alla costruzione di un comune destino europeo. Sia gli Stati di Europa che la sovranità europea sono costituiti da «diversi», non da «eguali»; e qui sta la forza di entrambi. Di qui discendono due conseguenze decisive, che è utile ribadire alla luce delle polemiche di questi giorni: non è accettabile il primato di una nazione europea sulle altre in ragione della sua potenza come singolo Stato; vanno considerate, valorizzate, anche le tradizioni di quelle nazioni che, pur indebolite oggi come Stati, hanno dato un contributo decisivo alla storia culturale e spirituale dell'Europa. Come la Grecia per intendersi: una nazione della quale, come tutti dovrebbero comprendere, gli Stati uniti di Europa non potranno mai fare a meno, se non vogliono rinnegare se stessi. Sostenere perciò, come qualcuno ha fatto, che la Germania ha il diritto di svolgere nei confronti di altri Paesi europei lo stesso ruolo che l'Italia può svolgere verso la Sicilia, è una tesi senza alcun fondamento teorico o politico. Gli Stati Uniti d'Europa, che sono la prospettiva di tutti i popoli europei, devono avere questa base ideale, spirituale, etica ed anche religiosa, e per questo possono rappresentare un mutamento radicale nella storia del nostro continente ed un evento eccezionale nella storia del mondo, proprio perché essi, a differenza dell'America, nascono da una lunga storia nella quale gli Stati nazionali hanno svolto il ruolo decisivo. Certo, essi sono un orizzonte da realizzare, non un traguardo realizzato. Ma questo è l'obiettivo: ritrovarsi uniti e solidali in una nuova comunità, al di la delle barriere e dei confini, di una storia tante volte sanguinosa e fratricida, sulla base di una concezione della sovranità che, al suo interno, si attua consapevolmente oltre caratteri e forme costitutive della statualità moderna. Un traguardo eccezionale e assai complicato, come i contrasti di questi mesi dimostrano. È perciò assai singolare che oggi la parola sia lasciata solo agli economisti, anche se si può capire che ciò possa accadere tenendo conto della grave crisi in cui ci troviamo. Ma l'Europa è, per fortuna, una realtà assai più complessa e più larga dei mercati e dello spread che, come una sorta di Moloch, scandisce le nostre giornate. Per questo, nonostante tutto, continua a rappresentare un orizzonte condiviso per tutti i popoli europei. Come direbbe un filosofo tedesco, il «passato» dell'Europa è pregno di un «futuro» che non si è ancora pienamente dispiegato. Bruno Ugolini Giornalista DUESENSAZIONISIRINCORRONOLEGGENDOLEPARO-LE CHIARE E SERENE DI SUOR BENEDETTA ZORZI DEL COORDINAMENTO TEOLOGHE ITALIANE SU L'UNITÀ DI VENERDÌ. La prima è di grande stanchezza e stupore: quante volte abbiamo sentito, letto, scritto parole così giuste, ragionevoli e soprattutto autentiche sul bisogno-necessità che la Chiesa sappia dare voce e riconoscimento alle donne. Religiose e non. La seconda impressione è che ormai siamo davvero oltre qualsiasi piano di richiesta, per non dire di rivendicazione: non sono le donne cattoliche e le suore a chiedere. È la Chiesa, a tutti i suoi livelli, quelli di vertice come nella vita pastorale quotidiana, ad avere un urgentissimo bisogno di «riconoscerle». In tutti sensi. In quello materiale, di ovvia opportunità, essendo sulle loro spalle il peso non solo della gestione ma ormai della stessa evangelizzazione. E in quello più profondo e prospettico della qualità e autenticità della fede nelle trincee più esposte della contemporaneità. Le sfide vere, quelle nelle quali si gioca sul serio la capacità di incarnare il Vangelo nella vita concreta delle persone, non limitandosi alla proclamazione delle verità di fede. Come sempre la società americana, con le sue ingenuità e le sue semplificazioni radicali, testimonia una vitalità genuina. E oggi ci dice molto su come si possa vivere la libertà religiosa quale frutto della società civile. Un modo più autentico del nostrano pollaio nel quale si battibecca sul pur rilevante tema dei diritti civili. Il sommovimento provocato dalle religiose americane, la Leadershipconference of religious women che raggruppa l'80 % delle 57 mila suore americane, più che agitare bandiere ideologiche testimonia una pratica. Quella della condivisione con le sofferenze e le solitudini. Che queste siano in primis materiali e sociali non è una “decisione” socialisteggiante, è piuttosto la risposta a un dato di fatto. Che questa condivisione non sia abbarbicata alla difesa senza pietà di comportamenti intimi tra i sessi, scanditi sulla precettistica moralistica più estenuata, non è detto proprio sia un cedimento al «femminismo radicale»: potrebbe essere piuttosto la ricerca di una maggiore aderenza evangelica. Di una coerenza tra i principi e il vissuto concreto. La Chiesa americana - che non è ancora uscita dagli effetti devastanti degli scandali sul coinvolgimento di suoi illustri membri nell'orrore della pedofilia - sa quanto, non le parole, non le dichiarazioni altisonanti, ma l'esempio concreto sia decisivo per riconquistare la fiducia dell'opinione pubblica e, cosa più importante dei suoi fedeli, delle persone che avvicina nella vita quotidiana. Il volere (e sapere) stare in mezzo alla gente non vuole dire essere acquiescenti e cedevoli sui principi: vuole dire condivisione dei problemi e vicinanza nel trovare soluzioni comuni e solidali, anche sui problemi intimi e relazionali, e non solo in quelli materiali ed economici. In questo le donne hanno veramente un carisma speciale. E le suore, quelle che vivono in stretta comunione con il Vangelo, lo dimostrano in modo straordinario. Chi ha vissuto, anche se per brevi periodi, affianco ad alcune di loro, in Africa o nelle frontiere della prostituzione e dell'emigrazione, lo sa bene. Non c'è bisogno di tante parole. Proprio no. Eppure siamo ancora qua a ricordarlo. A dire, fino allo sfinimento, che la Chiesa ha già perso se non rinnova una vera, e non a chiacchiere, alleanza con le donne e in primo luogo con le sue donne, quelle che sono la sorgente più ricca del suo stare nel mondo. Non ho ricette, non so come si possa fare. Qualche tempo fa, con Liliana Cavani proponemmo, non tanto provocatoriamente, addirittura un «Sinodo della Chiesa sulle donne». Ricevemmo riscontri positivi da esponenti delle gerarchie. Credo però che fummo fraintese su un punto essenziale: non si trattava di chiedere e rivendicare potere, o di aggiungere ennesime lamentazioni femminee. Ciò che era in gioco e che ora è sempre più evidente è che l'allarme riguarda la Chiesa stessa, la sua credibilità e autenticità. Non si tratta tanto di un «interesse» delle donne. La loro fuga, la fuga delle donne e dei giovani è, piuttosto, un danno irreparabile per la Chiesa. Che non riguarda tanto e solo le riforme concrete delle Chiesa, per quanto necessarie e urgentissime, ma ancora di più il «significato» della fede nel mondo di oggi, una fede capace di interpretarne davvero i segni, tra i quali, come disse profeticamente il Concilio Vaticano II, la donna è, ancora una volta, il più pregnante. «CENTINAIA DICONTADINI DIVISI IN SQUA-DREBATTONOLECAMPAGNEESASPERATI, TREPIDANTI, SEGUITI DALL'ANSIA DI TUTTO UN POPOLOCHENONSADARSI PACEDELL'EFFERATEZZA DEL DELITTO...» Sono parole di Girolamo Li Causi e compaiono nell'editoriale di prima pagina su l'Unità del 17 marzo '48. Era una ricerca di massa, senza esito, del segretario della Camera del Lavoro di Corleone Placido Rizzotto scomparso sei giorni prima. I resti del suo scheletro sono stati ritrovati 64 anni dopo e a Rizzotto sono stati tributati i funerali di Stato con la partecipazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e della segretaria della Cgil Susanna Camusso. Esequie solenni e unitarie. Eppure all'epoca il rappresentante della corrente Dc nella Cgil, il dottor Cuzzaniti (vedi l'Unità 30 marzo 1948) aveva dichiarato che la sua corrente non avrebbe partecipato alla riunione indetta dal massimo organo della Cgil «in quanto il fatto rientra nel novero dei delitti comuni». Di Vittorio rispondeva a queste osservazion rammentando che in pochi anni ben 35 organizzatori sindacali erano rimasti vittime della mafia. Così la Cgil indiceva un ora di sciopero generale, esclusi i servizi, per l'8 aprile, organizzava una commissione d'inchiesta parlamentare, promuoveva aiuti agli orfani e assegnava un premio di mezzo milione a chi avrebbe dato notizie di Rizzotto. Lanciava altresì il 7 aprile 1948 un appello: «sindacalisti da tutta Italia in Sicilia per prendere il posto dei 36 caduti». Il ricordo di Rizzotto ha preso forma in film, libri, testimonianze. L'ultima iniziativa è quella promossa da Rassegna sindacale che ha dedicato un poster al sindacalista siciliano, posto in vendita. È un'opera di Mario Ritarossi, illustratore di “Rassegna sindacale” che ha elaborato, con una tecnica inedita, l'immagine del sindacalista della Cgil. Ha spiegato Giovanni Rispoli come si tratti di «una tecnica che, nel mettere insieme pratiche diverse, rimanda alla complessità della figura di Rizzotto, alle sue molte anime: il partigiano e il dirigente sindacale, il contadino, il socialista e il siciliano di Corleone, profondamente legato alla cultura e alle tradizioni della sua terra». Racconta l'autore: «Un uomo che, dall'idea che me ne son fatto, aveva una personalità assai ricca; una personalità che può essere considerata una sintesi di molte altre storie, più o meno sconosciute, che hanno segnato e continuano a segnare la vicenda nazionale». L'idea è quella di rappresentare Placido Rizzotto non ancora trentenne «mentre guarda davanti a sé con fierezza e speranza: la speranza di un futuro migliore per sé, la speranza di un uomo che probabilmente s'immagina marito e padre, e di un domani diverso per i suoi contadini, la sua Sicilia e il Paese». Una Sicilia, un Paese che da quegli anni ha subito scosse e cambiamenti ma dove c'è ancora molto da fare. Per il presente e non solo per conoscere remote responsabilità sui rapporti tra Stato e imprese criminali. http://ugolini.blogspot.com Maramotti Il commento Fare l'Europa è una questione di democrazia Michele Ciliberto Atipiciachi In un poster le molte anime di Rizzotto L'intervento La Chiesa «riconosca» la voce delle donne . . . Per incarnare il Vangelo l'esperienza femminile è fondamentale . . . La proposta di un Sinodo sulle donne Emma Fattorini COMUNITÀ lunedì 13 agosto 2012 15
Cammarelle derubato Ginnastica ritmica, il bronzo triste delle Farfalle Non è di Cammarelle il braccio alzato al centro del ring, non sono di Cammarelle baci e sorrisi, Londra non è Pechino, la nostra Olimpiade si chiude con l'argento dei supermassimi, con una delusione, con un ricorso respinto, tra le polemiche. Pareggio dopo tre riprese, 18 pari, 18 cazzotti a testa, un equilibrio che in pochi hanno visto, tra Roberto Cammarelle e Anthony Joshua, che è nero, è inglese e ha un tifo del diavolo a favore. È l'ultimo oro del programma della boxe, il più importante, il più grande. Cammarelle è il campione in carica, a Pechino affrontò in finale un cinese, Zhang, affrontò un paese intero, un miliardo e mezzo di persone, vinse per ko tecnico. Evitando i punti. Evitando i giudici. Stavolta no. Prima ripresa, 6-5 per Cammarelle, Roberto è fermo sulle gambe, ma il suo destro viaggia veloce, preciso. 7-5 nella seconda, vantaggio netto, di tre punti, prima dell'ultimo round, tre minuti di difesa, poi è fatta. Damiani lo incita da bordo ring, il “maestro” cui Roberto, quattro anni fa, chiese: «Devo batterlo ai punti il cinese o lo metto ko?». Quattro anni fa Roberto era sicuro, potente. Adesso è più lento, appannato, ha una schiena malconcia, però picchia, picchia bene, picchia duro. La terza ripresa è un mistero che mai verrà svelato e che un ricorso italiano, immediato, non sovvertirà nel suo esito improbabile, assurdo. Cammarelle si rintana, incassa e risponde, ha solo un momento difficile, dentro l'ultimo minuto, Joshua lo tocca un paio di volte, Cammarelle risponde bene, l'inglese picchia spesso a tradimento sulla schiena dell'azzurro, Roberto lega, prende tempo, cerca di far scolare via i secondi che mancano verso un'oro che appare certo, certissimo. Al gong il verdetto è allucinante, 18-18, 8-5 per l'inglese nell'ultima ripresa, è un presagio sinistro, è parità. I giudici si riuniscono, devono scegliere uno dei due, devono assegnare l'oro. In diecimila gridano il nome del vincitore. Non è Cammarelle. Prima del verdetto Roberto scuote il capo, sa, pallido in viso, mentre l'altro esulta, prima di sapere. Cammarelle è argento. È la sua terza medaglia olimpica in tre edizioni consecutive dei Giochi, un bronzo, un oro, un argento avvelenato: «È una sconfitta che non credo di aver subito - dice il 32enne Cammarelle -, devo anche essere critico con me stesso, nella terza ripresa non ho fatto quello che dovevo. Sapevo che c'erano le giurie di parte, pensavo di averli convinti con i primi due round. Se devo guardare il lato positivo ho adesso tutte e tre le medaglie, ma avrei preferito avere due ori». Non sarà festa nei suoi tre paeselli della provincia italiana, Rionero in Vulture, il paese dei genitori in Lucania, Cinisello Balsamo dove è nato e vissuto, Assisi dove vive con la sua ragazza. Saranno lacrime, rimpianti e una vita che adesso inizierà da qualche altra parte, ma non più col caschetto, non ci sarà un'altra Olimpiade, non ci sarà un domani a questo pomeriggio amaro. Il professionismo o la carriera da poliziotto. Tre medaglie olimpiche consecutive nella categoria massima, come Teofilo Stevenson, l'uomo che rinunciò ad affrontare Alì per amore di Cuba e per lealtà a Fidel. «Ho fatto il mio tempo - continua Cammarelle -, chiudo una bella carriera olimpica. Il futuro? Per ora i campionati italiani. Poi chissà». Il tono è quello dell'addio. Una storia grande, splendida, è finita così. Plurivincitori Questi i grandi protagonisti Nuoto: 4 allori per Michael Phelps e Missy Franklin, 3 a Dana Vollmer Atletica 3 ori per Usain Bolt e Allyson Felix Elisa Di Francisca è tra i 31 atleti che hanno portato a casa due medaglie d'oro Marco Aurelio Fontana ha vinto la medaglia di bronzo nella mountain bike uomini cross-country. Sfortunatissimo il ciclista che nel corso dell'ultimo giro, quando stava tallonando il primo e il secondo, ha perso il sellino della sua bicicletta, correndo l'ultima parte del percorso in piedi e arrivando al traguardo seduto sul telaio. Nella foto la sua disperazione e la bici menomata. Il pugile lombardo domina due round ma l'incontro finisce sul 18-18 poi la giuria sceglie l'inglese Terza medaglia in tre Olimpiadi: «Ho fatto il mio tempo. Il futuro? Chissà» ANDREAASTOLFI LONDRA Sia chiaro: per grazia, padronanza della tecnica e tenacia professionale la medaglia di bronzo delle farfalle azzurre nella ginnastica ritmica è una tardiva - e insufficiente - riparazione al torto di Pechino, quando vennero rapinate del podio. Peccato davvero, per quell'errore nell'esercizio con cerchi e nastri: se la bravissima Santoni fosse riuscita nell'impresa di rintuzzare un lancio troppo lungo, l'Italia non si sarebbe trovata con il pegno di una penalità pesante e troppo complicata da riscattare, a dispetto di un meraviglioso esercizio con le cinque palle. Un infortunio che ha escluso la squadra di Emanuela Maccarani dalla lotta per l'oro e ha permesso alla Bielorussia di rifarsi sotto. Fino al sorpasso finale, una piccola beffa: mezzo punto dall'argento (55,500 a 55,450) nel totale degli esercizi non è nulla: Elisa Blanchi, Elisa Santoni, Romina Laurito, Anzhelika Savrayuk, Marta Pagnini e Andreea Stefanescu possono rientrare da Londra con l'orgoglio di un bronzo e un lieve sorriso, incupito da un'altra giornata in cui la terzietà dei giudici ha traballato. Difficile da accettare che una Russia spesso asincrona e quasi irridente in alcune fasi della performance (compreso un inedito siparietto di hula-hoop da spettacolo di strada) sia stata acriticamente premiata con riconoscimenti di difficoltà tecnica sbalorditivi anche per i non avvezzi alla ginnastica. Dura da digerire, allo stesso modo, la mano troppo severa della giuria nelle valutazioni più squisitamente soggettive, quelle sul valore artistico della prestazione, in cui l'Italia è stata inspiegabilmente penalizzata. Fatto sta che all'Est rimane, per la terza edizione consecutiva, il possesso dell'oro dei Giochi. Dove vige il valore legale della medaglia: il metallo non cambia di peso, il bronzo nella ritmica è il bronzo nei cento metri piani. Eppure, inutile nasconderlo, parte del pubblico mormora: queste meravigliose atlete, cui nessuno osa muovere riserve per la dedizione, il mestiere e la precisione nella padronanza dei gesti, praticano uno sport che ha in sé i requisiti per occupare una stanza olimpica? Palla, clavetta e nastro, per di più passati al vaglio della soggettività di un giudice che traduce i gesti in punti, godono di uno status sufficiente a meritare il Tempio dello sport? La questione è lecita anche perché i criteri altius, citius e fortius, eliche del Dna delle discipline olimpiche, qui (come altrove) non si ravvisano. Le ginnaste ritmiche, giocolieri dal professionismo esasperato fino ad accarezzare la perfezione, esibiscono e incassano voti da Los Angeles 1984, quando vennero incluse nel programma olimpico - da Atlanta '96 anche nella competizione a squadre. Il loro è uno splendido esercizio di stile che costa anni di sacrifici; non per questo può rifiutarsi di accettare obiezioni, senza per ciò sentirsi offeso nella sua indiscutibile dignità. Una querelle che non riguarda, ovviamente, solo i nastrini e dovrebbe spingere il Cio a una riflessione più ampia, sull'opportunità di un “dimagrimento” della lista. Per ora, tuttavia, è doveroso ringraziare le ragazze della squadra italiana: la loro lunga rincorsa all'inseguimento di un'antica ingiustizia, in fondo, non è stata vana. BASKET Mountain bike alla «bersagliera». Per Fontana, terzo, ultimi km senza sellino IlDreamTeamUsa vincesoffrendo 107-100allaSpagna Chipensava chesarebbestata una passeggiatahadovuto ricredersi. In primo luogo in tifosi americani. La finaledelDreamTeam con la Spagnaè statamolto dura edè finita 107a 100. Ladecidono i canestridi LeBron Jamesquando la palla scottadipiù, un paiodi lampi diChrisPaul, la difesadi KevinLove suPauGasol nelquarto periodo,e la grande prova diKevin Durant (30 puntie9 rimbalzi).Alla Spagnanon èbastato unPau Gasol straordinarioeun Navarro. Scariolo, il coach, torna aMilanocon un argento chevale oro. LaRussiabatte l'Argentina81-77nella finaleper il bronzoe vince la sua prima medaglia olimpicadaquando nonesiste più l'Urss.Sono passati24anni dall'orodi Seul, e i russidevono ringraziareun allenatoreamericano,David Blatt. FEDERICOFERRERO LONDRA Finale dei supermassimi tra Cammarelle e Joshua con verdetto contestato FOTO ANSA VOLLEY Russia, rimontad'oro Terzopostoall'Italia dopoil3-1aibulgari Dal torneo dipallavolo è arrivata la primamedagliadi bronzo italiana dell'ultimagiornatadei Giochi.Nella finalinagli azzurri guidatida Mauro Berrutohanno sconfitto3-1 la Bulgaria (25-1923-25 25-2225-21) prendendosi la rivincita rispetto al seccokopatito nel girone preliminare.23 i puntidi Savani, 18 quellidi Laskochea fine matchsi sfoga:«Tregiorni fanessuno ci avrebbedato una... Oraè ilmomento della festa: oggi siamo stati incredibilmentebravianon mollare mai».Anche la Russia, sottodi due setazero nella finaleper l'oro, ha datouna grandedimostrazione di tenutaannullando duematch pointal Brasileperpoi andarea vincereal quintoset.Questo ilpunteggio finale: 19-2520-25 29-2725-22 15-9. Azzurre penalizzate in diverse valutazioni e beffate dalla Bielorussia Russia al primo posto L'esercizio di ieri delle azzurre FOTO ANSA lunedì 13 agosto 2012 11
Sospettato di fumare uno spinello e fermato, estrae un coltello Gli agenti sparano, turisti fanno foto e video Per un puro caso il nome della piccola Zeinah, 13 anni, non compare nell'elenco delle vittime, che le autorità aggiornano di continuo e ieri sera fissavano oltre 300 morti e 2.600 feriti. Quando la micidiale scossa di terremoto ha colpito il villaggio di Mirza Ali Kandi, nell'Iran nordoccidentale, lei era appena uscita di casa. Zeinah è salva, ma ha visto il tetto e i muri accartocciarsi dietro di lei come un simulacro di cartapesta, intrappolando la sorella maggiore e il fratellino di 8 anni che il destino aveva trattenuto all'interno. Erano le 16,54 di sabato. L'ora della prima terribile scossa in un'area rurale compresa fra le città di Tabriz e Ahar, abitata da 128.500 persone sparse in 537 villaggi. Undici minuti dopo, arriva la seconda scossa. Di intensità quasi uguale: 6,4 gradi della scala Richter l'una, 6,3 l'altra. Poi una scia interminabile di sussulti meno violenti. La macchina dei soccorsi è in funzione, assicura il governo di Teheran, alla profferta di aiuti umanitari della Casa Bianca. «Tutti coloro che erano rimasti sotto le macerie sono stati tirati fuori -afferma il viceministro degli Interni, Hassan Ghazami-. Stiamo lavorando per garantire la minima assistenza necessaria ai sopravvissuti». ll titolare del dicastero, Mostapha Mohammad Najar, conferma successivamente che le operazioni di salvataggio sono terminate e la priorità è ora quella di «assicurare un riparo e cibo ai superstiti». Secondo il ministro, 4.329 tende, 10.000 coperte e 18.000 confezioni di alimentari sono state già consegnate.La Protezione civile iraniana ha mobilitato 66 squadre di intervento, 200 ambulanze, 5 elicotteri. La Mezzaluna Rossa annuncia di avere inviato sul posto 3mila tende, insieme a coperte, cibo, sangue per le trasfusioni. Ed ha allestito in uno stadio un centro di raccolta per sedicimila senzatetto. Qualche rappresentante delle istituzioni si spinge sino a sovrapporre all'immagine reale di una terra devastata, la visione della sua immediata rinascita. «Inizieremo subito l'opera di ricostruzione -è ancora il ministro degli Interni-. Faremo in modo che gli edifici siano pronti prima che arrivi l'inverno». Altrimenti gli abitanti di questo angolo di Iran, vicino ai confini con Armenia, Azerbaigian e Turchia, fra qualche mese chiederanno conto di tanta generosità verbale. «Baje Baj era un villaggio. Ora è un cimitero» dice Alireza Hajdaree, uno dei soccorritori. Come Baje Baj altri tre villaggi sono letteralmente scomparsi dalla faccia della terra. Inghiottiti nelle voragini che si sono spalancate sotto le case. Centodieci i villaggi colpiti in maniera più o meno disastrosa. La maggior parte, secondo le prime cifre fornite dall'istituto provinciale per le catastrofi naturali, risultano distrutti in una misura variante fra il sessanta e l'ottanta per cento. Una tragedia di cui ha parlato anche Benedetto XVI ieri all'Angelus, esprimendo solidarietà alle popolazioni colpite. La strade che portano ai due maggiori centri abitati, Ahar e Tabriz sono danneggiate e intasate dal traffico dei fuggiaschi. In molte zone manca la luce e le linee telefoniche sono fuori uso. Da Tabriz giungevano ieri sera testimonianze di ospedali stracolmi di pazienti, mentre gli abitanti si accingevano a trascorrere un'altra notte all'aperto nel timore che la terra tremi di nuovo. Sono le stesse autorità a suggerire di non restare in casa, anche se nell'area urbana si sono registrati sinora solo danni materiali. L'epicentro del terremoto è in piena campagna, a una distanza di circa sessanta chilometri da Tabriz. E questo ha evitato un numero di vittime ancora più alto, se si considera che nella città, sede di un importante università, vivono un milione e mezzo di persone. ILCASO Ucciso dalla polizia a Times Square È già su Youtube Il Presidente silura il Feldmaresciallo. È un'azione di forza quella con la quale ieri il presidente egiziano Mohammed Morsi ha cancellato la costituzione ad interim che concede ampi poteri ai militari e ha rimosso il capo delle forze armate e ministro della Difesa, generale Hussein Tantawi. Il nuovo ministro della Difesa e comandante generale delle forze armate è il generale Abdel Fatah El-Sisi. Il suo predecessore, appena rimosso, Tantawi, è rimasto al potere per 20 anni durante il regime di Hosni Mubarak. SCONTROALVERTICE Oltre a rimuovere i vertici militari che hanno retto la presidenza dell'Egitto dalla deposizione di Hosni Mubarak all'insediamento di Mohamed Morsi a capo di Stato, i decreti presidenziali emessi ieri hanno anche aggiunto altre nomine. In particolare sono stati nominati il vicepresidente Mahmoud Mekki, ma anche un viceministro della Difesa - mai presente in passato - nella persona di Mohamed el Assar. Inoltre è stato nominato un nuovo capo dell'importante Organismo del Canale di Suez, il generale Mohab Memish. L'ex ministro della difesa e capo supremo delle Forze Armate, il maresciallo Hussein Tantawi, è stato mandato in pensione e nominato consigliere del presidente, ricevendo una prestigiosa onorificenza militare, la «El Nil». Analoga la sorte del capo di stato maggiore delle forze armate e numero 2 di Tantawi, Sami Anan, anch'egli nominato consigliere del presidente ed insignito della decorazione «EL Gomhouriya». Infine i decreti hanno nominato il generale Abdel Fatah El Sisi ministro della Difesa e comandante generale delle forze armate ed il generale Sobhi Sidki capo di stato maggiore. Ma non basta. Mohammed Morsi ha anche cancellato la costituzione ad interim che concede ampi poteri ai militari limitando di fatto quelli del presidente. La dichiarazione costituzionale abolita ieri oggi da Morsi era stata emessa il 17 giugno dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, capeggiato dal maresciallo Hussein Tantawi, l'organismo che aveva assunto i poteri presidenziali dopo l'allontanamento di Mubarak dal potere, l'11 febbraio 2011. La dichiarazione «supplementare» - emessa in relazione alla prima dichiarazione costituzionale dei militari, sottoposta a referendum l'anno scorso e votata a maggioranza dagli egiziani - sanciva che il presidente della repubblica non sarebbe stato più capo supremo delle forze armate, riservando l'incarico allo stesso Tantawi, così come quello di ministro della Difesa. Con lo stesso provvedimento i militari reclamavano per sé il potere legislativo dopo aver sciolto il Parlamento, utilizzando una sentenza della Corte Costituzionale che il 14 giugno aveva dichiarato illegittime alcune norme della legge elettorale in base alla quale tra novembre e gennaio si erano svolte le legislative. L'annuncio choc sul cambiamento dei vertici militari avviene dopo che l'Egitto ha avviato, martedì scorso, un'ampia operazione militare, chiamata «Aquila», per riprendere il controllo del Sinai in seguito all'attacco compiuto domenica scorsa da uomini armati contro una postazione di polizia nella penisola, costato la vita a 16 agenti. Un morto a Times Square, il centro di New York trasformato per qualche ora in un set da Far West. Un uomo viene ucciso dalla polizia, in mezzo a migliaia di turisti, e il filmato della morte arriva subito su Youtube. I fatti sono questi. La polizia ha ucciso un uomo che, fermato per un controllo anti-droga, sospettato di aver fumato uno spinello, ha estratto un coltello da cucina con una lama da 15 centimetri, e lo ha agitato fra la folla. Molti passanti hanno ripreso la tragica sequenza con telefonini e telecamere. L'uomo, un afroamericano di 51 anni identificato in Darrius Kennedy, era stato fermato perchè sembrava stesse facendo uso di marijuana. Avvicinato dalla polizia ha riposto in tasca un pacchetto di sigarette ed estratto un coltello nella piazza Crocevia del Mondo, piena di turisti e passanti alle 3 del pomeriggio. Ai ripetuti inviti della polizia a deporre il coltello, l'uomo non ha obbedito e ha iniziato a correre fra la folla, svicolando fra le auto e seminando il panico fra i passanti. Le sue uniche parole sono state: «Prendetemi, sparatemi, sparatemi». E la polizia lo ha fatto, in una delle piazze più affollate del mondo: dopo aver usato inutilmente per sei volte spray al peperoncino, due agenti hanno sparato mentre l'uomo si allontanava e si trovava nei pressi della 37ma strada e la Settima Avenue. L'uomo è caduto a terra ed è stato dichiarato morto 40 minuti dopo all'ospedale di Bellevue Center. La polizia non ha reso noto quanti colpi sono stati complessivamente sparati, ma secondo alcuni testimoni, si è trattato di una decina di colpi, alcuni dei quali hanno raggiunto l'uomo al torace. Alcuni passanti hanno descritto scene di panico, altri non si sono lasciati intimidire e hanno continuato a filmare l'uomo che si allontanava, fino al rumore degli spari. «Continuava ad agitarsi contro gli agenti, che hanno sparato per difendersi perchè temevano per la loro vita» afferma Asa Lowe, che ha assistito alla sparatoria. «Ho visto l'uomo correre con il coltello in mano. C'erano 20 o 30 poliziotti che lo seguivano e che gli urlavano: fermo, getta l'arma» è la ricostruzione di altri testimoni, secondo i quali l'uomo anche se circondato dalla polizia continuava ad agitare il coltello. Secondo altri testimoni l'uomo si aggirava spesso per Times Square, con indosso una t-shirt “Ninjas killed my family” e chiedeva soldi ai passanti. «La polizia non aveva altra scelta che sparare: o gli sparavano o avrebbe preso qualcuno in ostaggio» ha affermato un uomo presente a Times Square durante l'incidente. »Ogni volta che un poliziotto si avvicinava, l'uomo agitava in modo scomposto il coltello. Gli agenti - riferiscono altri testimoni - hanno tirato fuori le pistole quando hanno visto il coltello». Il terremoto in una zona ai confini con Armenia, Azerbaigian e Turchia Cinquemila feriti, ospedali stracolmi, strade crollate, 16mila senza-tetto Siria,cinquereporter nelbilanciodisangue dellaguerra incorso Sonodue nelleultime 24 ore i giornalistimorti inSiria su entrambi i frontidellaguerra. AliAbbas, giornalistadell'agenziaufficialedi stampasirianaSana, èstato ucciso a casasua a JdaidetArtouz aDamasco. Freelance,exmilitarepassato con gli insorti,Baràa Yusufal-Bushi, è stato uccisoadal-Tal, unsobborgo di Damasco,dall'esplosionedi uncolpo diartiglieria mentre realizzava un servizioper la tv AlArabiya. Nello stessoquartiere tregiorni faèstata rapita la troupedi SyriaNews: la reporterYara Saleh,cameraman, fonicoeautista,di cui Rsfchiede limmediata liberazione. MARCOTEDESCHI Egitto, pugno duro di Morsi contro i militari MONDO Su Youtube il giovane inseguito e poi ucciso dalla polizia a New York FOTO ANSA Sisma in Iran, 300 morti Gli Usa offrono aiuti La Mezzaluna rossa iraniana soccorre i superstiti azeri del sisma a Bajeh Baj FOTO ANSA GABRIEL BERTINETTO UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it 14 lunedì 13 agosto 2012
L'orizzonte temporale è stretto: Consiglio dei ministri il 24 agosto, e da lì due-tre mesi al massimo per attuare i provvedimenti. Tre i capitoli di intervento, debito (da abbattere), revisione della spesa (da continuare con la fase due), crescita (da rilanciare). Tutti impegnativi, tutti essenziali anche per strappare all'Europa, a fine mese, l'ok per un intervento anti-spread senza ulteriori vincoli per l'Italia. Sia Monti che il responsabile dell'Economia, Vittorio Grilli, continuano a sostenere che l'Italia non abbia bisogno del Fondo salvastati, tentando di rassicurare Europa e mercati. E, ancora una volta, in un'intervista a Repubblica, Grilli nega si stiano preparando una manovra d'autunno («sarebbe un errore, deprimerebbe un'economia già in recessione», dice) e una patrimoniale. RIENTRODALDEBITO Si intensificano le proposte sul piano pluriennale di rientro dal debito pubblico, che è tornato al 123,4%, sfiorando il record storico del 124% dei primi anni Novanta. Tra le ipotesi, anche quella di affidare a un supercommissario il compito di tagliare il debito di 20-30 miliardi l'anno nei prossimi 5 anni. Un supercommissario al debito, insomma, che affiancherebbe quello alla spending review Enrico Bondi (e potrebbe anche essere la stessa persona). Grilli intanto ribadisce la sua ricetta per ridurre il debito di 15 miliardi l'anno in 5 anni con le «privatizzazioni possibili» affidate sostanzialmente alla Cassa Depositi e Prestiti che sta già acquistando dallo Stato Sace, Simest e Fintecna per una dozzina di miliardi e sta costituendo tre fondi mobiliari e immobiliari per la valorizzazione e cessione dei beni pubblici. Quanto a Snam, Terna e Fintecna, «queste aziende sono già dentro la Cassa - dice Grilli - ed è bene che ci restino perché vogliamo costruire un polo delle Grandi reti, monopoli naturali essenziali per lo sviluppo, che in quanto tali devono restare “terze” rispetto agli operatori privati dei servizi». E per lo Stato scendere sotto il 30% di Eni, Enel e Finmeccanica, in questo momento di grandi distorsioni nei mercati finanziari, «è anche pericoloso». Secondo gli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi lo Stato dovrebbe mettere in Borsa le azioni delle società pubbliche che ancora detiene (Eni, Enel, Terna, Poste) visto che gli interessi strategici sono comunque protetti dalla golden share appena approvata, e vendere al miglior offerente gli immobili. Alesina e Giavazzi, in sintonia con Romano Prodi sul Messaggero, ricordano di non farsi troppe illusioni sulle privatizzazioni, perché se l'Italia non tornerà a crescere il debito si riformerà. L'economista Mario Deaglio (peraltro marito del ministro Fornero) propone invece di puntare su una parte dell'oro della Banca d'Italia, ma su questo è contrario il governatore Ignazio Visco. Il presidente di Nomisma Pietro Modiano propone invece di creare un «Fondo per il rimborso del debito» che potrebbe essere affidato al supercommissario e che dovrebbe dare tempi e regole certe all'impegno assunto col Fiscal compact di dimezzare il debito nei prossimi 20 anni, il che significa raccogliere 970 miliardi da qui al 2032. Il Fondo proposto da Modiano dovrebbe raccogliere tutti i proventi straordinari: i ricavi da privatizzazioni, ma anche della lotta all'evasione fiscale (stimati in 50 miliardi nei prossimi 5 anni), i patrimoni confiscati alla criminalità organizzata, i danni erariali per le truffe ai danni dello Stato (come i 60 miliardi recuperati dalla Gdf nei primi 6 mesi del 2012). SPENDINGREVIEW/2 Grilli esclude una manovra d'autunno, ma il governo sta mettendo a punto la seconda fase della spending review, per evitare l'aumento dell'Iva anche nel 2013. Tagli previsti a ministeri, partiti e sindacati soprattutto. «La riduzione del carico fiscale - dice Grilli - è una nostra priorità. Per ora ci siamo concentrati sull'evitare l'aumento dell'Iva, ma appena si creerà uno spazio ridurremo anche le altre imposte». PIANO PER LACRESCITA Il ministro Corrado Passera punta su Internet, con l'idea di incentivare il commercio elettronico, la diffusione della banda ultralarga, incrementare l'utilizzo di Internet nella pubblica amministrazione. Starebbe allestendo un piano per la nascita delle start up, che prevede la semplificazione delle norme, la riorganizzazione delle risorse per le imprese innovative. E punterebbe sulla strategia energetica, con il rilancio dell'estrazione di petrolio e gas in Italia (l'obiettivo è coprire il 20% del fabbisogno dall'attuale 10%). IL CORSIVO CRISTOFOROBONI Il governo nega nuove manovre, ma i tagli della spending review potrebbero avere effetti recessivi Privatizzazioni poco utili. Se il Paese non cresce il debito resta L'INSULTO AL PRESIDENTE DELLAREPUBBLICA,LA COSTANTE DELEGITTIMAZIONEDELSUO RUOLO ISTITUZIONALE,LA VOLGARITÀ ASSUNTA come arma politica finalizzata al discredito personale accomunano da tempo Beppe Grillo e Marco Travaglio. Si può dire che questo sia oggi l'asse centrale della loro comune strategia. Una strategia sfascista. Che non ha alcuna parentela con il giusto diritto di critica o con la legittima difesa delle proprie posizioni: la violenza delle ingiurie coinvolge infatti le istituzioni e punta ad annientare qualunque analisi complessa, o comprensione di interessi contrapposti, o percezione di valori costituzionali in gioco. È il metodo del populismo. Congeniale alle culture autoritarie e di destra. Purtroppo esportato di questi tempi anche in territori che dovrebbero esserne ostili. Ieri però la coppia Grillo-Travaglio, tra un insulto e l'altro, ha tirato fuori un argomento che violenta anche il principio aristotelico di non-contraddizione. Secondo la loro strampalata tesi, Napolitano si starebbe impegnando con tutte le forze per modificare il Porcellum al fine di impedire la vittoria elettorale del Movimento 5 stelle. Travaglio, per abbondanza, accusa pure il Capo dello Stato di abusare dei propri poteri: non è legittimo, a suo avviso, che Napolitano ricordi alle forze politiche gli impegni pubblicamente presi sulle riforme, né che le esorti a trovare un'intesa prima della fine della legislatura. Ma si tratta di una evidente idiozia, che peraltro punta ad offuscare un grave e attuale vulnus costituzionale: la Consulta, sia pure incidentalmente, si è già espressa (in una sentenza relativa all'ammissibilità dei referendum elettorali) sulla illegittimità del Porcellum (in particolare del premio di maggioranza senza limiti). Solo chi disprezza la Costituzione e i suoi delicati equilibri, può ancora cercare di salvare il Porcellum, sia pur con modalità torbide e trasversali. Purtroppo l'impressione è che la coppia Grillo-Travaglio voglia esattamente difendere il Porcellum. Giocando di sponda con l'altra brillante coppia, Gasparri-Calderoli. L'obiettivo prevalente in questo caso è accrescere il discredito del sistema, che poi è la benzina nel motore dei populisti. La riforma infatti non toglierebbe proprio nulla alle chances del Movimento 5 stelle: a dispetto della tesi senza senso di Grillo e Travaglio, infatti, anche l'eventuale eliminazione del premio di coalizione sarebbe un'opportunità in più (e non in meno) per i 5 stelle. Se è vero, come proclamano, che puntano al 15 o al 20%, dovrebbero sostenere con forza il premio al primo partito e concorrere a conquistarlo. In democrazia vince chi ha più voti. Ed eliminare l'anomalia tutta italiana della competizione tra coalizioni per costruire anche da noi, come in ogni altro Paese occidentale, una competizione tra partiti, sarebbe una chance per tutti, compresi ovviamente i nuovi partiti. Tanto è un vantaggio che non mancano, nelle forze maggiori, i timori di favorire in questo modo proprio Grillo&c. Pensiamo invece che sia un rischio da correre. Perché il Porcellum va non solo cambiato, ma sradicato. Vanno demoliti entrambi i suoi pilastri: le liste interamente bloccate e il maggioritario di coalizione. Decideranno poi i cittadini-elettori chi far prevalere. «C'è bisogno di lui», dice l'ex ministro Mariastella Gelmini. Quel miracolo italiano che non gli è riuscito in vent'anni, ora Silvio Berlusconi deve provare a farlo nel suo partito dove lo smarrimento è totale. La crisi irreversibile. Vani i tentativi di costruire una leadership alternativa. Il ruolo di Angelino Alfano, segretario nominato, è sfumato nei mesi insieme alle sue possibilità di smarcamento dal “padrino”; il governo Monti poi ha fatto il resto, ha acuito le spaccature esistenti tra le diverse anime pidielline, svelando del tutto la debolezza di un partito che, senza Berlusconi, non esiste. Molti nel centrodestra avrebbero fatto volentieri a meno del suo ritorno in campo come candidato premier, ma l'alternativa? A oggi, di fronte a un'imminente campagna elettorale, nessuna. Almeno, nessuna davvero spendibile. Quindi meglio l'usato sicuro. Però l'ultima parola è del Cavaliere e lui ancora si riserva di pronunciarla. «È giusto candidare chi prende più voti, in questo momento non c'è nessuno in grado di prenderne più di lui - dichiara Maurizio Bianconi, vicecapogruppo alla Camera e tesoriere del Pdl - anche se quella della candidatura a premier in realtà è una non ipotesi, perché se c'è una legge elettorale come il Porcellum ha senso parlare di candidato premier altrimenti con una legge proporzionale ognuno farà il capolista del suo partito e questo potrebbe valere anche per Berlusconi. Di certo continua Bianconi - l'ipotesi di una grande coalizione è contraria ai principi del centrodestra. Appena ci sarà la legge elettorale si decideranno anche le alleanze». Nel frattempo però nelle acque agitate del Pdl ognuno cerca di dettare la sua rotta. Il fronte degli ex An, da Massimo Corsaro a Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, rema a favore di uno smarcamento rapido dalla grande coalizione attuale. E per l'esclusione indiscutibile di una eventuale grande coalizione futura. Al punto da ipotizzare la rifondazione di un altro partito a destra, d'opposizione; ipotesi che non convince affatto Bianconi, anche lui ex aennino: «Sono contrario all'idea, e se qualcuno ha questa intenzione non conosce la storia della destra», chiosa. Ma le voci che danno come probabile la discesa in campo di ministri del governo Monti, come Corrado Passera, fanno aumentare il nervosismo: «Se con i nostri voti in Parlamento dovessimo supportare nostri futuri concorrenti elettorali - ha dichiarato Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato potremmo decidere di smettere di farlo». I berlusconiani della prima ora, come Fabrizio Cicchitto, provano però a smussare le questioni e deviare le polemiche interne al partito su tutt'altro versante: «Fantapolitica - commenta - perché la dialettica politica reale è costituita dal tentativo di formare una sorta di Cln anti-berlusconiano costituito dal Pd, Udc e Sel. Questa è la partita reale che il centrodestra dovrà affrontare, non altre, inventate. Occorre un Pdl unito per cui è solo nociva l'evocazione di divisioni e di scomposizioni». Un'impresa che tocca a Berlusconi. Il solo miracolo, se riesce. L'ITALIAELACRISI LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it I fronti di settembre: debito, tagli di spesa e crescita economica . . . Cicchitto prova a calmare gli ex An: «Fantapolitica la grande coalizione dopo il 2013» . . . Si moltiplicano le proposte sui piani anti-debito, c'è chi vuole il commissario speciale Grillo e Travaglio difensori del Porcellum Il Pdl litiga pure su Berlusconi Gelmini: «C'è bisogno di lui». Ma le acque restano agitate, anche rispetto all'esecutivo Gasparri: «Se in Parlamento i nostri voti servono a sostenere i futuri avversari, potremmo ripensarci» TULLIAFABIANI ROMA 4 lunedì 13 agosto 2012
MASSIMODEMARZI sport@unita.it IlParisSaint Germain pareggiadue adue e la firma l'uomopiù atteso:Zlatan Ibrahimovic, il nuovo idolodelParco deiPrincipi, il nuovo sceiccodelcalcio francesema anche il salvatore diuna squadra attesissimaal debutto cheha rischiatodi sprofondare,contro il Lorient. Ora, sicuramenteci sarà tempo per rodare la formazione,ma l'imbarazzoè stato evidente. Ancheperché sulmercato sonostati spesi in pocopiù diun mese 145 milionidieuro per portaresotto la Tour Eiffel nonsolo Ibra, ma ancheLavezzi,ThiagoSilva,Verratti e, da gennaio,Lucas.Ma Ibranel secondo temposi è preso ilPsg sullespalle econ una doppietta ha evitato ilpeggio. Come annunciato allavigilia, Ancelotti si affidasubito al 4-3-3, al trio dorato Menez-Ibra-Lavezzi,davanti alladifesa a Verratti, fresco diconvocazione in nazionale. Ma la seratasi mettesubito male. IlPsg è costrettoa inseguireper tutta la partita. AQUARANTATREGIORNIDALLAFINALEDEGLI EUROPEI, OGGI RIPARTE L'ITALIA DI CESAREPRANDELLI,CHEINIZIALASUACORSA DIAVVICINAMENTOALMONDIALEBRASILIANO DEL 2014 CON UNA PRESTIGIOSA AMICHEVOLE CONTRO L'INGHILTERRA, IN PROGRAMMA A BERNA LA SERA DI FERRAGOSTO.Per la prima uscita del nuovo corso il ct azzurro ha scelto di chiamare otto volti nuovi, visto che sono stati esclusi dalle convocazioni i giocatori di Juventus e Napoli, impegnati sabato scorso a Pechino nella Supercoppa. È una nazionale forzatamente sperimentale quella che si radunerà oggi entro le 12.30 a Coverciano, sostenendo nel pomeriggio il primo allenamento: la regina di questa tornata di chiamate è l'Atalanta, che per la prima volta in oltre cento anni di storia vede ben quattro suoi giocatori inseriti nel gruppo azzurro. Si tratta del portiere Consigli, del difensore Peluso, dell'oriundo Schelotto tra i centrocampisti e del giovane attaccante Gabbiadini (ad un passo dal passaggio alla Juve). Schelotto, assieme al nuovo acquisto del Psg Verratti e al neo romanista Destro, aveva fatto già parte del listone di 32 che aveva iniziato l'avventura europea, prima della scrematura decisa da Prandelli alla vigilia della partenza per la Polonia. Sono invece novità assolute, oltre agli atalantini citati in precedenza, il giovanissimo portiere del Pescara (di proprietà del Genoa) Perin, i difensori del Milan De Sciglio e Acerbi, il centrocampista della Sampdoria (ma futuro juventino) Poli e l'attaccante rossonero Stephan El Shaarawy. Il «piccolo faraone», per metà di origini egiziane, potrebbe debuttare persino da titolare, visto che davanti c'è solo Balotelli sicuro del posto. Ipotizzando oggi l'undici di partenza Sirigu dovrebbe essere il portiere, Abate e Balzaretti i due esterni di difesa, con uno tra Astori (favorito) e Acerbi al centro della retroguardia al fianco del granata Ogbonna. A centrocampo De Rossi – capitano, per l'assenza di Buffon – dovrebbe avere al fianco Aquilani, con Nocerino in vantaggio su Poli e Diamanti che parte davanti a Verratti per il ruolo di trequartista. Ma ci sarà spazio un po' per tutti e non è da escludere che Prandelli voglia testare anche un modulo diverso rispetto al 4-3-1-2, sono queste le occasioni giuste per fare esperimenti. Rispetto al gruppo che ha conquistato il secondo posto a Euro 2012 non ci sono per infortunio Montolivo e per ragioni anagrafiche di Natale, mentre si capirà solo a settembre se siano ragioni mediche o tecniche ad aver determinato le esclusioni di Thiago Motta e Fabio Borini, che hanno abbandonato il campionato italiano. Probabile che Cassano, fuori da questa tornata di convocazioni, farà ancora parte del gruppo azzurro, visto che è un fedelissimo di Prandelli, che lo ha aspettato sei mesi dopo il problema cardiaco accusato a ottobre, chiamandolo e dandogli una maglia da titolare per gli Europei. Poi, dopo l'inizio del campionato, saranno le partite a dare ulteriori indicazioni e a determinare altre promozioni o bocciature in vista del Mondiale. L'ultimo precedente con l'Inghilterra è fresco, il quarto di finale di Euro 2012 vinto ai rigori lo scorso giugno: rispetto ad allora ci sono parecchie novità anche tra i bianchi. Per l'Italia questa amichevole sarà il preludio alle due sfide ufficiali del 7 settembre in Bulgaria e dell'11 con Malta (a Modena, con incasso pro terremotati), primi impegni sulla strada della qualificazione per il Brasile, impegni in cui Prandelli avrà tutti i giocatori rodati dopo due giornate di campionato. IlPsgdei tanticampioni pareggiaall'esordio Doppiettadi Ibra SO LUZIO N E C 'È M ATTO IN D UE M O SSE:1. D G 8+!!,T :G 8;;2.CF7 M ATTO !SE 1…A E8;2. D :E8 M ATTO . SPORT LAROMASIPREPARAATORNAREINSEDE,DOPOAVERE ESAURITOANCHELASECONDATRANCHEDIRITIROPRECAMPIONATO,AGLIORDINIDIZDENEKZEMAN. Il mago boemo, prima di lasciare la località austriaca di Irdning, si è concesso ai giornalisti, parlando come sempre a bassa voce: lentamente, ma a 360 gradi. Il tecnico ha illustrato nei dettagli l'assetto tattico dei giallorossi, ribadito a grandi linee certe strategie; ma ha anche parlato di Calcioscommesse e della squalifica a Conte (senza nominarlo), sottolineando che, a suo avviso, in caso di stop lungo è giusto non allenare. Non è mancato un accenno alle Olimpiadi, nelle quali è stato «impressionato» da sua maestà Phelps. Zeman ha ammesso che l'amichevole di due giorni fa «non è stata una vera partita», perchè «eravamo troppo stanchi», ma si è soprattutto soffermato sull'analisi del reparto avanzato. «Totti deve andare dentro, perché comincia la sua azione da fuori rispetto a Destro - dice Zeman -. Pjanic può giocare a destra, stiamo parlando di un calciatore che capisce le esigenze della squadra: con lui si riesce a lavorare molto bene». Zeman confessa poi che «Destro è più tecnico di Borini». «Ho in mente una formazione-tipo - afferma -. Spero che i giocatori sui quali non vedo l'impegno dimostreranno di poter giocare. Ho una rosa assortita, nella quale ogni ruolo è coperto da due giocatori, ma dipenderà anche dal loro stato di salute e dalla mia pazzia sul loro utilizzo. Attualmente dovrei avere due giocatori per ruolo, poi c'è chi sta meglio o chi considero più utile. Spero di fare scelte giuste. Nico Lopez e Lamela, per quanto mi riguarda, hanno la stessa possibilità di giocare». Tutto ruota intorno a Daniele De Rossi. «Un giocatore che in Nazionale viene impiegato sulla mediana destra o sinistra - fa notare Zeman - può farlo anche nella Roma. Secondo me, dipende anche dall'avversario che incontreremo di volta in volta». Zeman confessa di non avere visto la partita di ieri, valida per la Supercoppa, fra Juve e Napoli. «Pertanto - ammette - mi viene difficile da giudicare. La mancata presentazione dei partenopei alla premiazione? Sono certamente cose spiacevoli, spero che questo serva da insegnamento per il futuro. Siamo all'inizio, poi si capisce che bisognerà cambiare». Non manca la stoccata alla Juve. Zeman dice: «Anche un calciatore squalificato si allena. Ma, se gli infliggono uno stop lungo, non mi sembra giusto. Le sentenze di Calciopoli? Non lo so, finora non capisco. Non ho letto le carte e non posso parlare su quello che si dice» «Se si vuole debellare questa cosa, bisogna comunque essere più decisi», conclude. JUVENTUS Intanto nel viaggio di ritorno da Pechino, i giocatori della Juventus hanno capito quale clima li attende in Italia. Infuriato il Napoli per l'arbitraggio nella finale di Supercoppa. Non solo Zeman. Moratti dichiara che «se gli azzurri si lamentano avranno avuto un buon motivo». Reazioni che stridono con la faccia sorridente di Leonardo Bonucci, mentre alza la Coppa e dice: «Siamo stati più forti di tutto e tutti. Non ho mai pensato che la mia vicenda giudiziaria finisse male, perché sono innocente, ma abbiamo dovuto lottare contro una giustizia sportiva obsoleta e questo è stato il compito più difficile per gli avvocati, che sono stati bravissimi». Nel dopo gara, l'ad Beppe Marotta aveva risposto in modo pacato ma fermo all'indignazione napoletana: «Vadano a rivedersi il rigore non concesso a Marchisio nella finale di Coppa Italia. Noi in quella occasione eravamo stati zitti». Il tecnico in panchina al posto dello squalificato Conte, Massimo Carrera, ha parlato di «caccia all'uomo», in riferimento alle dure entrate dei giocatori azzurri, e lo stesso Marchisio ha sottolineato che qualcuna c'è stata. Insomma, clima da assedio mediatico ma anche consapevolezza che la squadra è forte, nonostante la condizione di uomini chiave non sia ancora brillante (Pirlo, Marchisio e Bonucci su tutti) e l'attacco, pur capace di segnare quattro gol, non convinca ancora. Ne è persuaso anche Marotta, il quale si rituffa sulla punta di valore, che ormai non può essere più né Van Persie, né Higuain; e, forse, nemmeno Dzeko, né tantomeno Cavani. Ma le sorprese potrebbero arrivare presto. AFerragostocontro l'Inghilterrasaràuna Nazionaledalvolto nuovo.Chiamati 4ragazzidell'Atalanta SCACCHI ADOLIVIOCAPECE Si rinnova ilduello Zemancontro laJuve:Conte squalificato? Non può allenare Ancorapolemichedopo laSupercoppavintasabato aPechinodaibianconeri Moratti:«IlNapoli si lamenta? Avràunbuonmotivo» PINOSTOPPON ROMA L'allenatoredellaRoma Zdenek Zemandurante l'allenamentoa Irdning(Austria) FOTO DI LUCIANO ROSSI/ANSA L'ItaliadiPrandelli riprendelasuamarcia contantigiovani DEBUTTODELUDENTE ... Ilboemo:«Sesivuole debellarequestacosa, bisognacomunque esserepiùdecisi» Van Haastert-Van der Hoeven Leiden2012. Il Biancomuovee vince EUROPEO UNDER 18. Termina dopodomani ad Atene (Grecia) il mondiale giovanile Under 20 (www.athens2012.org). Dal 16 agosto a Praga via all'Europeo Under 18 con una ventina di azzurrini in gara; per seguire il torneo www.eycc2012.eu Ma sono anche in corso le Olimpiadi per non vedenti a Chennai in India (http://www.aicfb.in/) e le Olimpiadi degli sport della Mente a Lille (Francia). U: lunedì 13 agosto 2012 23
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