Montepremi 1.861.727,47 5+stella Nessun6-Jackpot 7.977.415,69 4+stella 32.906,00 Nessun5+1 - 3+stella 1.582,00 Vinconoconpunti5 55.851,83 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 329,06 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 15,82 0+stella 5,00 Nazionale 30 63 13 14 46 Bari 56 80 64 3 37 Cagliari 51 75 12 3 88 Firenze 60 56 29 54 12 Genova 7 82 64 31 72 Milano 43 34 53 73 50 Napoli 36 16 45 8 39 Palermo 1 37 83 86 44 Roma 6 1 31 21 13 Torino 82 48 51 78 80 Venezia 44 34 86 12 50 LOTTO PINOSTOPPON ROMA Ilprocuratorefederaledeposita laprovadella telefonata, semprenegata,allavigiliadiBariBologna.«È irrilevante» InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 19 22 23 28 41 74 61 84 10eLotto 1 6 7 12 16 29 34 36 37 4344 48 51 53 56 60 64 75 80 82 SONO TRASCORSI QUARANTACINQUE GIORNI DA KIEV, DALLA FINALE DELL'EUROPEO, DA QUEI NOVANTATRÉ TERRIFICANTIMINUTI.L'Italia torna in campo a Berna contro l'Inghilterra per un'amichevole ferragostana che di passato, anche del più prossimo, avrà appena i colori, qualche suggestione ma solo due uomini, Abate e De Rossi, in campo dall'inizio come a Kiev. L'Italia di Prandelli riparte dai giovani, dal 4-3-3, da facce nuove, alcune nuovissime, da qualche rinuncia forzata - juventini e napoletani reduci dai veleni e dal jet lag della Supercoppa pechinese - e dall'idea della sperimentazione a tutti i costi. In conferenza stampa il ct annuncia col consueto anticipo la formazione: Sirigu in porta, Abate, Ogbonna, Astori e Balzaretti (o Peluso) in difesa, De Rossi, Nocerino e Aquilani a centrocampo, Diamanti dietro le punte El Shaarawy e Destro. Prima convocazione per Peluso e per il Piccolo Faraone milanista, prima partita in azzurro per il neo-romanista Destro. Panchina lunghissima, con ragazzi da Under 21 come De Sciglio, Acerbi, Gabbiadini, Fabbrini, Perin, Verratti («entrerà nel secondo tempo» assicura il ct), e poi Schelotto, Consigli, Poli, la meglio gioventù italiana. Balotelli è fuori per una congiuntivite, Cassano per scelta tecnica, probabilmente ormai fuori dal giro. Sull'argomento Prandelli glissa («Di Natale l'ho chiamato per la prima volta alla vigilia dell'Europeo, Cassano quindi non deve ritenersi fuori definitivamente»), ma l'idea è che il rinnovamento in vista di Brasile 2014 farà vittime eccellenti e salverà, dei vecchi, solo gente davvero insostituibile come Buffon e Pirlo. L'Italia ferragostana ha il profumo del nuovo, ma avrà i colori del vecchio: gli azzurri giocheranno con una maglia in tutto simile, dal disegno al colore, a quella della Nazionale campione del mondo nel 1982. Sarà, oltre che un esperimento, una festa, trent'anni dopo il Mundial spagnolo. Prandelli guarda però al rettangolo verde: «Ai ragazzi ho chiesto di immedesimarsi subito nello spirito azzurro, voglio capire non solo se saranno all'altezza, e credo che già lo siano, ma soprattutto se sono già pronti per un'avventura importante come le qualificazioni per i Mondiali. Se dopo la partita contro gli inglesi torneremo a casa con la consapevolezza che due o tre giovani sono pronti, saremo già soddisfatti». Le qualificazioni mondiali non tarderanno a mettere sulla bilancia internazionale questo gruppo, il 7 settembre l'Italia giocherà a Sofia contro la Bulgaria, quattro giorni dopo c'è Malta, in casa, a Modena. Il mix tra ragazzi e vecchia guardia deve diventare saporito al più presto. Prosegue in conferenza stampa il ct: «Cerco ragazzi capaci di reggere la tensione, che abbiano capacità di sopportazione, voglio soprattutto verificare se i prospetti 90 che abbiano siano già maturi per rappresentare l'ossatura di una squadra che deve guadagnarsi il Mondiale e deve giocare al meglio la Confederations Cup, il prossimo anno». Affrontiamo gli inglesi un mese e mezzo dopo il quarto di finale di Euro 2012: allora fu 0-0, più Italia, tante occasioni, tanti errori sottoporta, poi i rigori, gli errori di Young e Cole, il cucchiaio di Pirlo, i brividi e le emozioni di una notte lunghissima. La tensione, a Berna, sarà molto diversa, anche Hodgson proporrà una nazionale sperimentale, priva del portiere Hart, di Rooney, di Sturridge, ricca di ragazzini pescati qua e là, anche tra le fila dell'Under 23 olimpica eliminata nei quarti di finale del torneo a cinque cerchi dalla Corea del Sud, come al solito ai rigori. Ci sarà anche un debutto precocissimo, quello del portiere 19enne del Birmingham Jack Butland. L'Europeo continua a ronzare nelle stanze di Coverciano. Prandelli, sollecitato sull'argomento, continua a mantenere la testa alta come a Kiev, un minuto dopo la fine della larga disfatta azzurra contro gli spagnoli: «Continuo a ritenere che abbiamo giocato un grande Europeo, con l'unico rammarico di aver avuto pochi giorni per recuperare le giuste energie. Ma la qualità di gioco espressa resta indelebile, nonostante la sconfitta in finale. È ovvio però che la Nazionale non potrà essere la soluzione ai mali del nostro calcio». Non la soluzione, ma una costruzione solida, credibile, consistente, è a quello che sta lavorando il ct, in attesa che il campionato riparta con nuove proposte e nuove intuizioni di qualche allenatore e qualche società capace di scovare nuovi talenti. Esemplare la presenza di tanti atalantini in nazionale, quattro, mai tanti tutti insieme. Manca solo, tra tanta gioventù, il talento più affascinante che il calcio italiano abbia prodotto negli ultimi dodici mesi, Lorenzo Insigne, non ancora al centro del progetto Napoli, ma pronto a guadagnarsi spazi a suon di genialate. Su di lui, ma anche su Immobile e su altri prodotti dell'eccellente lavoro di Ciro Ferrara nell'Under, Prandelli punta forte in ottica Brasile. ILPROCURATOREFEDERALESTEFANOPALAZZIHADECISO DI IMPUGNARE TUTTE LE SENTENZE DELLA DISCIPLINARE SUL CASO CALCIOSCOMMESSE, tranne quelle su Padelli e Bombardini. Palazzi ha infatti depositato i ricorsi a via Po, richiamando a processo, davanti alla corte di giustizia federale, anche Simone Pepe e Leonardo Bonucci. I due calciatori della Juventus, assolti in primo grado, si dovranno quindi presentare ancora davanti ai giudici per il 20-21 agosto, con le sentenze definitive attese per il 23-24 dello stesso mese, visto l'approssimarsi dell'inizio del campionato. Il procuratore federale ha deciso di presentare appello anche contro le sentenze di proscioglimento di Giuseppe Vives (per Bari-Lecce), Marco Di Vaio e Daniele Portanova (per Bologna-Bari). In merito alle posizione degli ultimi due giocatori, però, Palazzi potrebbe contare su una nuova carta da giocare visto che sulla sua scrivania adesso c'è la prova che la telefonata fra i due alla vigilia della partita, sempre negata davanti alla Disciplinare, ci fu davvero. Lo dimostrerebbero i tabulati depositati dalla procura federale, una “prova” che secondo il difensore dell'attaccante ex Bologna, l'avvocato Guido Magnisi,non cambierebbe la posizione del suo assistito visto che la conversazione sarebbe stata brevissima, poco più di mezzo minuto, e dunque non potrebbe avere alcun senso nell'inchiesta della procura federale sul calcioscommesse. La difesa di Di Vaio, ora in forza al Montreal Impact (assolto in primo grado, mentre Portanova, per il quale il procuratore Stefano Palazzi aveva chiesto una condanna a tre anni, è stato condannato a sei mesi ma solo per l'omessa denuncia), «rileva infatti come i tabulati telefonici integrali, che erano stati negati alla difesa di Portanova dalla procura della Repubblica di Bari, e che ovviamente erano inaccessibili a Di Vaio perché in quel processo non è indagato e neppure persona informata dei fatti, farebbero emergere un contatto telefonico in tarda ora tra i due calciatori. Al di là delle considerazioni processuali (infatti anche la Vodafone aveva negato a questi difensori l'accesso ai tabulati) comunque l'orario della telefonata e la sua durata, circa 40 secondi, fanno intuire come si tratti di una conversazione che non può avere alcun rapporto coi fatti di cui in oggetto». Resta il fatto che, se le indiscrezioni sui tabulati verranno confermate, Palazzi avrebbe aggiunto un punto di forza al suo appello contro la decisione della commissione disciplinare, perché quella telefonata era stata sempre smentita dagli interessati e dallo stesso club. Il processo d'appello sarà celebrato il 21 agosto. SPORT Prandelliegli azzurri inallenamentoa Coverciano ANSA/ MAURIZIO DEGL' INNOCENTI Lastangata diSupercoppa 2 turnia Pandev eDossena MARTEDÌ 14 AGOSTO Lineaverde inazzurro Oggi contro l'Inghilterra la nuova Nazionale ANDREAASTOLFI COVERCIANO(FIRENZE) Prandelli siaffidaaigiovani per ilnuovocorsoverso Brasile2014. Incampo soltantoduedei«reduci» della finaledell'Europeo Palazzi fa ricorso e«incassa» i tabulatiDiVaio-Portanova DOPO LA SCONFITTA, LE POLEMICHE PER LE DECISIONI DELL'ARBITRO MAZZOLENI E LADECISIONEDELPRESIDENTEDELAURENTIIS DI RITIRARE LA SQUADRA DALLA PREMIAZIONE FINALE, il ko in Supercoppa contro la Juventus a Pechino lascia in eredità al Napoli una stangata pesantissima sul fronte delle squalifiche. Costano cari i cartellini rossi a Pandev, due giornate di squalifica, quelli a Zuniga e a Mazzarri, un turno di sospensione a testa, e il parapiglia finale in cui Dossena, punito anche lui con due giornate, avrebbe rivolto all'arbitro «un'espressione intimidatoria». Stando a quanto scritto dal giudice sportivo Gianpaolo Tosel, l'attaccante macedone è stato squalificato per aver, al 40° del secondo tempo, «rivolto ad un assistente, a gioco fermo, un'espressione insultante». Una giornata anche per il tecnico Walter Mazzarri per «aver, al 47° del secondo tempo, contestato platealmente una decisione arbitrale, uscendo dall'area tecnica e indirizzando al direttore di gara un ironico applauso e un'espressione ingiuriosa». Parte quindi in salita il campionato del Napoli visto che giocatori e allenatore sconteranno la sospensione in campionato. Salvo “correzioni” in corsa, però, visto che i legali del Napoli hanno già annunciato l'intenzione di presentare ricorso. «Mi sono sentito con il presidente De Laurentiis che è molto dispiaciuto e contrariato per le decisioni del giudice sportivo che sono pesanti. Abbiamo già richiesto copia degli atti dei referti arbitrali per fare ricorso e per la valutazione delle singole situazioni degli squalificati», spiegava ieri l'avvocato del club partenopeo Mattia Grassani. «Credo che già il 16 agosto avremo a disposizione i referti arbitrali, poi avremo 7 giorni di tempo per presentare ricorso alla Cgf che, penso prima dell'inizio del campionato, si riunirà per esaminarlo. I tempi sono molto stretti e non è da escludere che per le squalifiche di due giornate il verdetto arrivi a campionato già iniziato». Detto che per Zuniga c'è poco da fare, Grassani ha spiegato che lavorerà sulle sanzioni inflitte a Pandev, Dossena e Mazzarri «per cercare di mitigarle o annullarle». Sarà invece la procura a decidere sulla mancata partecipazione del club di De Laurentiis alla cerimonia di premiazione. «Siamo in attesa della valutazione di Palazzi - ha spiegato Grassani - Se ci sarà un deferimento vedremo quali saranno le motivazioni e i comportamenti violativi contestati». ROMA U: mercoledì 15 agosto 2012 23
«Il percorso è indicato proprio nell'ordinanza del gip. Si può garantire fin da subito la salute dei cittadini senza dover chiudere gli impianti: l'Ilva è una città e se chiudesse ci troveremmo di fronte al più impressionante cimitero industriale del mondo». Nichi Vendola insiste sulla necessità di una mediazione, quella a cui stanno lavorando governo, Regione e la stessa magistratura. Vendolaalla fineritienepossibilearrivareadunasoluzionechescongiuri la chiusura? «Non bisogna smarrirsi. Ripeto, l'ordinanza del gip descrive puntualmente quali sono gli elementi che pregiudicano la salute dei cittadini e credo che l'Ilva abbia le competenze per attuare un programma di interventi a brevissima, media e lunga scadenza. Deve rimuovere subito quegli elementi che compromettono l'insieme del diritto alla salute, dalle partite di acquisto di cospicue quantità di filmante che serve a ridurre al minimo lo spolverio, come la riduzione della produzione nei giorni di vento forte, l'installazione di centraline di un monitoraggio più in profondità dell'impianto, che noi abbiamo chiesto...». C'è chi giudica, a partire dallo stesso ministro Clini, un errore l'ordinanza delgip Todisco.Lei chenepensa? «Dobbiamo fare lo sforzo di capire in profondità il punto di vista della magistratura che esercita il controllo della legalità. Se sei nella condizione di ripetere infinite volte un atto che pregiudica la salute dei lavoratori e dei cittadini, o blocchi immediatamente quell'atto, avvalendoti delle tecnologie più avanzate, o chiudi perché altrimenti reiteri un reato. Detto questo, aggiungo che vanno bene tutti gli strumenti messi in campo dalle amministrazioni centrali e locali, ma adesso spetta all'Ilva rimuovere dalla scena del siderurgico tutto ciò che nuoce». IlgiudiceAmendola,cheinpassatoha condottoindaginiambientali,sièchiesto dove eravate lei, Bersani e la Cgil mentre lagente aTarantomoriva. «Mi dispiace che un magistrato, che stimo molto, affermi queste cose. Trovo offensivo questo attacco perché noi, come Regione, abbiamo fatto la differenza in questi anni. I primi controlli all'Ilva li ho fatti io nel 2008, abbiamo avviato con loro un negoziato molto duro, non soltanto sul versante dell'ambientalizzazione ma anche su quello della sicurezza sul lavoro: vorrei ricordare che le morti all'Ilva erano molto frequenti. E siamo stati noi a mettere l'Arpa nelle mani di uno scienziato, Giorgio Assennato, e a dotarla di un macchinario per il monitoraggio delle diossine che sono passate da 786 grammi l'anno a 3,4. Oggi abbiamo una legge antidiossine e antibenzopirene». Eppurerestailtema:perchéèdovutaarrivare lamagistratura? «Attenzione, la magistratura e le assemblee legislative fanno due mestieri differenti. Che significa dire è arrivata prima la magistratura? Noi come Regione abbiamo agito da subito e ogni volta, sulla base di evidenze scientifiche, siamo intervenuti. Abbiamo fatto una terza legge, la più importante di tutte perché introduce un parametro nuovo che vale per tutte le industrie, non soltanto l'Ilva: la valutazione di danno sanitario». Masull'Ilvasièscatenataancheunabattagliapolitica,oltrechesociale.Leiinvoca, comemoltialtri, lamediazione.DiPietro chiede l'applicazionedell'ordinanza. «Io sono impegnato nel cercare una via d'uscita che possa essere anche una svolta storica. Non bisogna lodare la magistratura per una sorta di zelo istituzionale, bisogna farlo perché in questo caso la magistratura ha sanzionato qualcosa che è finalmente percepito come un fatto insopportabile. Abbiamo vissuto in un'epoca nella quale all'interno del ciclo produttivo la salute e la vita umana avevano sempre di più un peso e sempre meno un valore. Oggi la magistratura restituisce valore a quel diritto alla vita e alla salute che era stato confinato in uno spazio quasi privato. Mi rendo conto che è forte il tuono che rimbomba ed evoca patologie come il cancro e la morte, ma ci sono gli strumenti per spostare in avanti il conflitto tra industria e ambiente che si è aperto a Taranto». Quindivafattotuttoilpossibileperscongiurare lo stopalla produzione? «La domanda che faccio ai tanti che in questi giorni sentenziano sull'Ilva è soltanto una: ma davvero pensate che si possa chiudere il più grande polo della chimica? È progressista che l'Italia dismetta alcune sue antiche e robuste tradizioni produttive? È legittimo pensarlo ma io non sono d'accordo. È sbagliato ricondurre la questione in termini di una conflittualità irriducibile tanto più oggi che ci sono tecnologie che consentono abbattimenti importanti. Stiamo parlando di un problema generale, non è che le diossine e le polveri sottili sono specialità pugliesi». No agli estremismi ambientalisti o “giustizialisti”? «Avere una visione leggendaria e sensazionalistica non aiuta a trovare la soluzione e investire sul conflitto è molto sbagliato in una situazione come questa. C'è bisogno di ascolto reciproco e di uno sforzo mediazione. L'abbandono di una città industriale, come l'Ilva, difficilmente può tramutarsi in un evento di bonifica». L'INTERVISTA L'INTERVENTO CLAUDIOBURLANDO* . . . «Il percorso è spiegato nell'ordinanza: si può garantire tutti senza bloccare gli impianti» nistratori locali, il presidente della Regione, il prefetto, Ferrante, e anche il procuratore capo. Un incontro, quest'ultimo, che ha provocato parecchie perplessità, anche se per lo più quell'appuntamento punta a dare un segnale politico di appeasement tra i due organi dello Stato. Nessuno vuole lo scontro, perché non servirebbe ad altro che a peggiorare le cose. Se si scommette sul dialogo, non servono scontri istituzionali. Subito dopo, il 20 agosto a Roma, ci sarà una riunione della commissione istruttoria per concordare il calendario dei lavori. Clini annuncia in Parlamento che si stanno rivedendo i termini dell'autorizzazione, incorporando anche le direttive più stringenti dell'Ue che in realtà dovrebbero entrare in vigore a partire dal 2017. Insomma, l'Italia vuole anticiparle, proprio per sgombrare il tavolo da dubbi residui. «La linea del governo è molto chiara - continua Clini - noi proseguiamo nella procedura per il riesame dell'autorizzazione integrata ambientale che intendiamo concludere in tempi molto rapidi, entro il 30 settembre». Sta qui, in questa tabella di marcia accelerata e soprattutto con disposizioni più severe e tecnologicamente più avanzate, il governo auspica di adeguare il sito agli standard di tutela richiesti anche dai periti dei magistrati. Tanto che il ministro ha chiesto anche l'intervento dell'Oms (organizzazione mondiale della sanità) per collaborare al controllo dell'inquinamento a Taranto. Richiesta accettata dal direttore dell'Oms Europa Zsuzsanna Jakab. L'esecutivo va avanti, e avverte che soluzioni diverse significherebbero la chiusura di fatto dell'impianto e la non soluzione del problema ambientale. Spegnere un'acciaieria, infatti, richiede quasi 8 mesi di tempo e comporta la successiva costruzione di un nuovo impianto, che nessun imprenditore sarebbe disposto a fare. «Senza produzione - continua Clini - e senza investimenti, non ci sarà nessun intervento dello Stato per il risanamento». «Tenere aperti gli impianti invece - continua il ministro - vuol dire garantire il programma di risanamento ambientale e mi auguro che su questo si trovi un punto di equilibrio con la magistratura». . . . «Le accuse alla Regione? Abbiamo fatto noi i primi controlli e varato tre leggi fondamentali sul tema» IlPresidentedellaPuglia: «Maadessospetta all'Ilvarimuovere dallascenatuttociò checompromette ildirittoallasalute» «Non è da progressisti chiudere il maggiore polo della chimica» MARIAZEGARELLI ROMA Il quartiere Tamburi a Taranto FOTO SIRIA DELLA RAGIONE ILCONFLITTOCHESI ÈDRAMMATICAMENTE APERTO ALL'ILVA DITARANTO INVESTELO STABILIMENTODIGENOVACORNIGLIANO, COMEQUELLI DINOVIE DIRACCONIGI IN PIEMONTE: senza l'acciaio prodotto in Puglia non possono proseguire le lavorazioni. Sono in gioco altre migliaia di posti di lavoro. Ma tra Taranto e Genova c'è un nesso più profondo. La contraddizione tra lavoro, ambiente e salute è stata vissuta anche qui in modo lacerante, per decenni. La fabbrica è stata costruita negli anni 50 e 60 su un riempimento a mare accanto alle case di Cornigliano, quartiere una volta ricco di spiagge, ville e giardini. Lungo gli anni 80 il movimento delle “donne di Cornigliano”, mogli e amiche degli operai dell'Italsider, si batteva contro l'inquinamento ma cercando di tutelare anche il lavoro. Non rifaccio la lunga storia di accordi disattesi e di opposti radicalismi, fino all'intesa che riuscimmo a raggiungere nel 2005. Partecipavo alla campagna elettorale per la Regione quando avanzai l'ipotesi di sbloccare l'infinito braccio di ferro con Riva stabilendo un patto preciso: più spazio all'azienda ma solo se eliminava ogni fonte di inquinamento e investiva per nuovi impianti “a freddo”, con una quota significativa di occupazione. Non mancò chi criticò quell'accordo da un punto di vista ambientalista, ma fu condiviso da tutti i soggetti coinvolti: enti locali e Regione, Autorità portuale, Governo, sindacati e Confindustria. Gli investimenti privati sono stati fatti, in misura notevole, e l'intervento pubblico ha provveduto alla bonifica dell'area molto vasta tornata alla città, sta riqualificando il quartiere, costruendo una nuova strada a mare che migliora la viabilità. Una villa settecentesca imprigionata dall'acciaieria – villa Bombrini – è diventata col suo parco sede aperta di attività culturali e di un centro di produzioni audiovisive. È stato completamente eliminato l'impianto a caldo, più vecchio e obsoleto dei forni di Taranto. Ma credo che sia utile conoscere questa esperienza anche per affrontare il problema di Taranto, certamente ancora più complesso. Se una delle due posizioni più radicali (via la fabbrica che inquina, sì al lavoro anche se nuoce alla salute) prevalesse sull'altra, a perdere sarebbe il paese, saremmo tutti. C'è anche un problema tecnico: un altoforno non si può spegnere completamente. Va fuori uso. È invece indispensabile ridurre progressivamente l'inquinamento senza interrompere il ciclo produttivo, da cui dipende pure la sopravvivenza degli altri stabilimenti Ilva. Non vedo quindi altra strada, se non quella di rendere possibile la produzione con le più avanzate tecnologie a garanzia della salute. Stabilendo rigorosi controlli, anche grazie all'iniziativa della magistratura. Questa produzione sconta ora difficoltà gravissime per la crisi dei mercati. Si vendono meno automobili, meno prodotti in cui si fa uso di acciai. Ma qui si gioca la partita strategica della produzione industriale italiana. Pochi mesi fa era in discussione, per problemi di mercato, la nostra cantieristica. Ci siamo opposti, con successo, alle chiusure. Oggi alla Fincantieri sono tornate le commesse e gli operai vengono richiamati dalla cassa integrazione. Vogliamo privarci della capacità di produrre acciaio? Le acciaierie non funzionano solo in Asia, ma anche in Germania, in Francia. E' un problema globale quello di produrre in modo pulito l'acciaio necessario allo sviluppo. E questa crisi ci insegna che una economia non si regge solo con servizi e finanza. Genova vive anche un'altra vicenda centrale per l'economia nazionale: l'ipotesi di vendita dei gioielli di Finmeccanica Ansaldo, nei settori civili di energia e trasporti. Sarebbe un'altra gravissima sconfitta del paese se finissero nelle mani di proprietà non interessate al radicamento in Italia. Su tutto ciò il governo è alla prova, con gli altri soggetti istituzionali, sindacali e imprenditoriali. Presidente Regione Liguria Se prevalgono le posizioni radicali perde l'intero Paese solo al ministero» NichiVendola mercoledì 15 agosto 2012 5
wwf.it/riutilizziamolitalia Non serve un altro territorio da consumare, serve un grande progetto di riqualificazione per riscoprire un'altra Italia. Compila la scheda di segnalazione delle aree dismesse o abbandonate della tua cittá e proponi la tua idea per riconvertirle a un migliore utilizzo. Hai tempo fino al 31 ottobre. SEGNALA LE AREE DEGRADATE O DISMESSE FAI SENTIRE LE TUE IDEE PER REINVENTARE IL TUO TERRITORIO 24 mercoledì 15 agosto 2012
DA DOVE VIENE UNO SCRITTORE COSÌ? DA DOVE VIENE QUESTA IMMAGINAZIONE INCENDIATA, QUESTO «SGUARDOUNPO'TORVODICARTOMANTE»?PRINCIPESSE CHE HANNO APPUNTAMENTI CON UN SOGNO, VECCHI SIGNORI CHE STRINGONO AMICIZIA CON UN'ANIMA. UNA BELLISSIMA SIGNORA-MORTE CHE SEMBRA ANTICIPARE LA BAMBINA MIRIAM DEL RACCONTO DI CAPOTE. UN RAGAZZINO IRREQUIETO CHE PORTAILNOMEDIUNASTELLA.UNAGIOVANEDONNA IGNARA DELLA PROPRIA SENSUALITÀ ABBRACCIATA STRETTA A UN ALBERO. Come nelle favole, questo scrittore-poeta può permettersi di scrivere frasi come «un bel giorno», può permettersi di maneggiare le maiuscole con la grazia di una bambina, di saldare l'imperfezione all'assoluto. Può inventare aggettivi come «esilarato». Tornare a Elsa Morante a cent'anni dalla nascita - 18 agosto 1912 - significa fare i conti con un autentico mistero: questa Fata o Maga della letteratura italiana novecentesca è nata senza padri né madri. Il disordine esplosivo della sua fantasia non è riconducibile a nulla di esterno all'isola che abita, all'isola che è lei stessa. L'isola-Morante affiora a metà del secolo e non è parte di alcun arcipelago: su di essa scorre un tempo immutabile, eterno come quello del mito. Il paesaggio ha quasi sempre qualcosa di arcaico, di selvaggio; lo sommuove un vento impetuoso come quello che soffia sulla città di Almeria nel romanzo Aracoeli, libro ultimo e terribile. Tutto è in lei eccessivo, straordinario nel senso più stretto, di «fuori dall'ordinario»; le sue similitudini e metafore sono abbaglianti («e si allontanava nuotando lento lento, quasi abbracciato al mare, al mare come a una sposa»; «il suo broncio era maestoso come l'oscurarsi del giorno»). Ogni visione è mossa da un'inquietudine perenne, da un allarme, da qualcosa di febbrile che altera le prospettive: ogni cosa è illuminata, sì, ma anche deformata e bruciata. Potente, vorticosa, sovraccarica, ogni pagina di romanzo di Morante rilancia la sfida – la sfida di essere, quel romanzo, «l'ultimo romanzo possibile, l'ultimo romanzo della terra». Elsa Morante scrive romanzi come Rimbaud scriveva versi. È dunque imprendibile, un autore così: sempre un passo indietro o in avanti rispetto al punto in cui lo si cerca, o si crede di averlo afferrato. Orgogliosamente inattuale - «Il poeta vero sente (anche se non lo sa) che molti dei suoi lettori devono ancora nascere, e che la sua realtà è vera per sempre» - e inservibile quando si tratta di fare mappature e di rinsaldare categorie. Scrittura femminile? Ma cosa vuol dire? Certe voci dei racconti, e Arturo, Manuel sono prime e impetuose persone maschili che mandano all'aria ogni supposizione. «E mi chiedo se Menzognaesortilegio non sia un romanzo misogino» scriveva sibillino Cesare Garboli nel 1994. Con la sua presenza smisurata e fanatica, per riprendere due aggettivi usati da Calvino, Morante ingombra e complica la nostra storia letteraria recente. È una prima della classe - lo scrive in un racconto autobiografico - odiata e insieme additata «al rispetto universale». «Di me si diceva, con importanza, a bassa voce: - Ha un incubo»; «La mia persona già portava i segni lampanti del mio animo peccaminoso: i capelli, come accade alla gente capricciosa, si torcevano in ricci, e sulle mie unghie apparivano certe virgole bianche dette “le bugie”». La sua vita è avvolta da una fitta aneddotica (in autunno Einaudi manderà in libreria un corposo e pare sorprendente epistolario). Cresciuta nel quartiere popolare di Testaccio, a Roma, con un padre maestro al riformatorio e una madre maestra elementare, impara in casa a leggere e a scrivere; più avanti andrà al liceo e appena suona l'ultima campanella va via di casa. Comincia a pubblicare giovanissima sul Corriere dei Piccoli e a scrivere racconti. Sulle riviste a volte si firma Antonio o Lorenzo. Neanche venticinquenne conosce Alberto Moravia, se ne innamora e lo sposa nel 1941. Matrimonio misterioso e complicato. Rocambolesco, per certi versi: negli anni dell'occupazione nazista i due freschi sposi sono costretti a riparare a Fondi. Lui pensava alla Ciociara, lei traduceva Katherine Mansfield e si disperava per non avere con sé il manoscritto di Menzogna e sortilegio. Amava pare - l'uva pizzutella, i biscotti krumiri, gli ombrelli quando vengono aperti, i fiori. I viaggi. Aveva messo piede in mezzo mondo, Cina e India comprese. Ma in cima alle sue preferenze c'erano Mozart e i gatti. Poteva venirle la febbre per timore degli errori di stampa. Poteva stendersi nuda al sole di Ponza senza paura di dare scandalo. Passare mesi a Procida per scrivere, su un'isola, l'Isola di Arturo. Prestare il suo volto al personaggio di una prostituta in carcere, in Accattone di Pasolini. Con il romanzo La Storia, nel 1974, scatenò - com'è noto - un fiume di polemiche. Se ne parlò per mesi; il libro - uscito direttamente in edizione economica - superò le seicentomila copie. «All'analfabeta per cui scrivo» fu la dedica, ed era il segno di un romanzo popolare fin nelle intenzioni. Il racconto dura sei anni ma sembrano un secolo, Roma è devastata dalla guerra. La storia disperata della maestra Ida, dei figli Nino e Useppe è quella dei deboli di ogni tempo, schiacciati dal potere e dalla sopraffazione, è la storia di chi sempre resiste. Gli Infelici Molti contro i Felici Pochi. Scrivo, diceva Morante, da una distanza che pareggia i vivi e i morti, e dunque i pieni e i vuoti. Scrivo come un'anarchica che rifiuti ogni forma di potere e di violenza. Che insegue l'utopia - il solo motore del mondo. «Anche il suo ideale privato è utopistico; e sarebbe di andare in giro per il mondo a fare il cantastorie». Lo ha scritto nel Mondo salvato dai ragazzini, titolo ormai proverbiale. La vecchiaia arrivò nella sua vita come un uragano. Elsa Morante aveva orrore della trasformazione fisica, diceva di non potersi guardare allo specchio, di non riconoscersi più. Gli ultimi lunghi anni furono dolorosi. Un tentato suicidio, poi continui ricoveri. Si sarebbe spenta lentamente, abbandonando giorno dopo giorno l'eroica lotta della sua vita. Fu sepolta con una camicia da notte acquistata nello Yucatan, molto colorata, molto allegra. Quando sentite parlare di lei con aria sbrigativa, non fidatevi. LIBERITUTTI : Unionicivili, la leggeèurgenteper fermare l'omofobia P.16 LASTORIA : LaminieradiPotosì inBolivia:untesorodimenticato P.17 FUMETTI : BuoncompleannoMartinMystère, trent'annienonsentirli P.19 L'ANNIVERSARIO IsolaMorante l'irraggiungibile Nellasuascrittura ognicosaè illuminata Isiamesi sono angeli,parola diElsaMorante Centoanni fanascevaunascrittriceaffascinantee anomala. Ilpiaceredi rileggereoggi l'orgogliosa inattualitàdiunaanarchicacherifiuta ilpoteree laviolenza PAOLODIPAOLO dipaolo.paolo@gmail.com U: ... Conil romanzo«LaStoria», del 1974,scatenòunfiume dipolemicheasinistra Mafuunbestseller mercoledì 15 agosto 2012 15
L'OMOFOBIAHAMILLEVOLTI.UNGIOVANE VIENE SCHIAFFEGGIATO A PALERMO PERCHÉ GAY NEL BAGNO DI UN LOCALE. UNA COPPIA DI RAGAZZI VIENE INSULTATA E PRESA A SPUTI DINANZIAL TEATRO REGIO DIPARMA.Per dire stop all'omofobia in Italia Amnesty international lancia un appello da sottoscrivere http://www. amnesty.it/lgbti-italia, destinatari: Fornero, Schifani, Fini. Nel testo fa riferimento al vuoto di leggi sia in relazione alle aggressioni fisiche e verbali, cosa che contribuisce non poco a creare un clima di impunità, sia all'assenza di diritti. «Negare il riconoscimento alle coppie omosessuali impedisce a molte persone di godere di tutta una serie di diritti, necessari per l'autorealizzazione, e alimenta ulteriormente la stigmatizzazione, la discriminazione e gli abusi». Eppure una parte della classe politica italiana è sorda a questi appelli. Si tratta dei 173 parlamentari del Pdl, compreso qualche esterno come Stefania Craxi, che in un documento criticano fortemente sia le nozze gay che le unioni civili, dicendosi pronti a riconoscere solo i diritti individuali. CONTROLE COPPIEDI FATTO Bando alle coppie dunque. Le stesse unioni civili vanno osteggiate perché sarebbero solo un'anticamera delle nozze gay. Sono prove generali di campagna elettorale, e appare evidente che del dolore e delle discriminazioni ai danni degli omosessuali ai 173 firmatari non importi granché. Urge posizionarsi e usare a questo scopo la questione gay. Che importa se persiste il clima di odio e tante migliaia di italiani vedono sbarrata la propria realizzazione affettiva. Se ci fossero le leggi il triste e diffuso gioco «dagli all'omosessuale» sarebbe contrastato. E invece no. Così un ragazzo che va in bagno alla Vucciria si trova al di là della porta un uomo pronto a menare le mani: «Sono andato nel bagno del locale racconta Fulvio Boatta - e una volta uscito un uomo di circa 60 anni ha iniziato a insultarmi, insinuando che non avessi risposto mentre lui bussava alla porta, segnalando in tal modo che il bagno era occupato, perché essendo gay volevo che lui entrasse in bagno mentre c'ero io. Al mio diniego ha iniziato a insultarmi urlando, e dato che cercavo di allontanarmi mi ha schiaffeggiato, uscendo poi dal locale e dileguandosi». Trionfo dell'omofobia: scatta lo stereotipo ingiurioso del gay pronto ad adescare l'etero in qualunque situazione. Non è difficile intuire quali siano le fantasie segrete dell'aggressore. Il ragazzo schiaffeggiato si chiede: «Deve per forza scappare il morto perché ci sia una legge?». In risposta l'assessore Giusto Catania, della neonata giunta Orlando, ha accolto la proposta di due associazioni di nominare a titolo gratuito un consulente anti-omofobia, Carlo Verri. A Parma è impossibile passeggiare in centro senza stare all'erta. L'associazione «Ottavo colore» denuncia l'aggressione da parte di un gruppo di giovani di una coppia di ragazzi dinanzi al teatro regio di Parma un pomeriggio di sabato all'inizio di agosto. «Eravamo abituati a pensare – dichiara l'associazione – che a Parma la cosa peggiore che potesse capitare ad una coppia di omosessuali fosse l'indifferenza o tutto al più una diffidenza e un'ostilità che si fermasse agli sguardi. Invece due ragazzi gay sono stati insultati e presi a sputi in faccia “colpevoli” solo di camminare mano nella mano». ANTONIO ERRICO, AUTORE DEL RECENTE AGILE «ROMANZO STORICO», «L'ESILIATO DEI PAZZI» (MANNI ED.,2012,PP. 166,€15,00),ÈSTATOBENDEFINITO,NELLA FASCETTA PROMOZIONALE, «UN POETA IN PROSA»DAROBERTOVECCHIONI,professore di liceo e ottimo cantautore. Non conosco i numerosi altri libri di Errico, ma leggendone i titoli mi sembra che tale definizione si attagli anche alle altre sue numerose opere. Egli è dirigente d'una scuola della provincia di Lecce, ma anche prolifico ed esperto narratore, la cui prosa, «poetica» appunto, cioè articolata quasi sempre in periodi ricercati e soprattutto in ripetute cadenze di cause ed effetti di ogni evento o concetto descritto con quella tecnica che i latini definivano climax, cioè un martellante crescendo di raffinatezza che rende sempre più chiara la narrazione e lo stato d'animo del protagonista e di altri personaggi dell'intera tragica vicenda. ILCONFLITTO MUNICIPALE Si tratta di un libro pervaso da una continua e tragica armonia che afferra il lettore, ma talvolta lo angoscia con la potenza di una serie di pensieri, di ricordi dolorosi, e soprattutto di eventi agghiaccianti che costituiscono lo sfondo di quella barbara vicenda che fu la famosa «congiura dei Pazzi», la seconda famiglia di Firenze dopo i Medici, di cui era massimo ma spietato esponente, Lorenzo detto «il Magnifico» per la sua straordinaria abilità diplomatica, ma anche per la tempestività delle sue durissime reazioni a ogni forma di opposizione alla sua politica. Infatti egli soffocò nel sangue la congiura che aveva ucciso il fratello, il brillante Giuliano, facendo pagare a tutti i congiurati con la vita e nei modi più crudeli, o con l'esilio (come il protagonista di questo romanzo) il loro tentativo di sostituire i Medici nel dominio della città. Se si cercasse un difetto nella stesura di questa inquietante narrazione, lo si potrebbe forse trovare non tanto sulla minuziosa descrizione delle torture inflitte ai congiurati e ai loro sostenitori, quanto nella mancanza di un vero discorso storico intorno alle ragioni di questo terribile conflitto «municipale», ma articolato in modo da coinvolgere nel suo svolgimento tutti i poteri politici italiani, compreso quello del papa Sisto IV, che aveva affidato la gestione delle banche della Chiesa alla famiglia dei Pazzi in odio alla politica territoriale dei Medici. Qualche anno prima (nel 1474; la congiura avvenne poi nel 1478) era stato addirittura stretto un patto antimediceo fra Sisto IV, i Pazzi, Ferrante e Alfonso I d'Aragona a Napoli, e il duca di Montefeltro. Gli Sforza di Milano avevano invece parteggiato per la famiglia Medici giungendo a informare Lorenzo della congiura. Ma la «magnifica» abilità diplomatica di Lorenzo, lo indusse, dopo la crudele distruzione della famiglia Pazzi, a una riappacificazione con papa Sisto e con gli Aragonesi di Napoli, ai quali mandò, come segno della ritrovata amicizia alcuni fra gli artisti della sua corte. Ma l'Autore, attraverso l'epistolario del protagonista, ha preferito un approfondimento psicologico d'una vicenda personale e tristemente familiare, cioè un'efficace introspezione dell'animo di chi, come l'esiliato, vive ormai in una condizione senza speranza, e attento soltanto al malinconico fascino del paesaggio di Otranto, confortato dall'abitudine di mandare messaggi quotidiani al suo antico amico Lorenzo, ormai divenuto «ago della bilancia» nei difficili rapporti fra i numerosi stati italiani. In ogni caso, L'esiliatodeiPazziè un libro raro per armonia espressiva, e intensità «poetica», anche se a volte un po' manierato. NellaFirenze deiPazzi Il romanzostoricodiErrico tradrammaepoesia LIBERITUTTI USA Tammy, laprima generale lesbica InAmerica la corsaalla parità di gay e lesbichemiete risultati concreti. Dapocheore l'esercitoamericano ha la sua primageneralessa lesbica. Conuna cerimoniaal cimitero nazionalediArlington in Virginia, la colonnellaTammy Smithèstata promossaagenerale dibrigata. Aporle la stellettasull'uniforme la consorteTraceyHepner. La promozionedi Smith,al momento l'omosessualedichiarata digrado piùaltoaservirenell'esercito,è arrivataameno di unanno dall'abolizionedel «don'task, don't tell», lapoliticache impedivaai militaridi dichiararsi apertamente gay. Hepnere Smithsi sonosposate lo scorsoannoaWashington D.C. Stanno insiemeda oltredieci anni. «Vista mare» di Sophie Calle Unlibrocheafferra il lettore conpensierie ricordidolorosi rievocandolacelebre «congiura»soffocata nelsanguedalMagnifico LUCA CANALI «Voir la mer», del 2011, è una delle opere di Sophie Calle in mostra alla galleria Perroti di Parigi dall'8 settembre: «Sophie Calle. Pour la dernière et pour la première fois». Suggerimento per una visita settembrina nella città ma anche spunto per augurare a tutti voi lettori un buon Ferragosto. delia.vaccarello@tiscali.it CULTURE Unionicivili:quelno delPdlcheserve soloall'omofobia UnappellodiAmnesty perriempire ilvuoto legislativo,mentre173 parlamentariPdl criticano lenozzegay DELIAVACCARELLO ... Minuziosedescrizionidelle torture inflitteaicongiurati eai lorosostenitori, una inquietantenarrazione U: 16 mercoledì 15 agosto 2012
SEGUEDALLA PRIMA Non si capisce perché non lo si possa fare anche in Italia. E, se la proprietà dell'Ilva si rifiutasse di partecipare alle spese, scaricando sullo Stato tutti i costi del risanamento (ci auguriamo non accada, viste le recenti dichiarazioni), non si capisce in base a quale ideologia l'azienda non potrebbe tornare allo Stato. In Francia, di certo, non si fanno scrupoli quando giudicano un'impresa strategica ai fini dell'interesse nazionale. Sarà ancora una volta un Ferragosto di grande preoccupazione per gli operai discriminati dalla Fiat per la loro tessera Fiom: il rifiuto del Lingotto di adempiere alle sentenze favorevoli ai lavoratori ricorrenti è un vulnus che non può essere tollerato in un Paese democratico. Anche in questo caso serve un governo forte, attento all'economia reale, capace di mediazioni sociali e al tempo stesso di progetti di più lungo periodo. Un governo che chiami Marchionne ad un confronto serio sul futuro. Un governo che rimetta in agenda, davvero, le politiche industriali dopo la lunga, colpevole assenza dell'epoca berlusconiana. Perché la malattia dell'Italia non si misura soltanto con lo spread. Il termometro sociale sono le decine di migliaia di lavoratori di aziende che stanno chiudendo. Sono le famiglie retrocesse nella fascia di povertà dai tagli all'occupazione e ai servizi sociali. Sono i giovani che non trovano lavori dignitosi e sono costretti così a rinunciare a un pezzo del loro futuro. Questo agosto segue una lunga crisi. La più profonda dal dopoguerra. E purtroppo la fine del tunnel ancora non si vede. Settembre ci farà scoprire che i destini e gli interessi di tanti imprenditori saranno sempre più intrecciati con quelli dei loro dipendenti: ma il timore è che la mortalità delle aziende possa crescere ancora. Con danni gravissimi al sistema produttivo del Paese e alla sua capacità di riconoscersi come una comunità. A settembre toccheremo con mano che la legislatura sta ormai volgendo al termine. È stata la legislatura della grande vittoria elettorale e poi del clamoroso fallimento politico di Berlusconi. Una stagione che, combinata alla crisi economico-finanziaria, ha spinto il Paese sull'orlo del baratro. Il compromesso raggiunto sul governo Monti ci ha consentito di tornare a sederci al tavolo europeo con la dignità che avevamo perso. Il punto oggi non è quanto Monti non sia riuscito a fare, quanto abbia fatto bene o male: il punto è quale strategia, quale forza, quale politica il centrosinistra può mettere in campo per portare il testimone dove, in tutta evidenza, il governo dei tecnici non potrà mai arrivare. Una cosa è certa: Monti ha alzato l'asticella per il suo successore e ha messo fuori gioco molti curricula. L'Italia deve molto a Giorgio Napolitano. Ha posto le basi istituzionali di una ricostruzione possibile. E lo ha fatto quando era più solo, con alle spalle un rischio di insolvenza dello Stato che avrebbe bruciato il futuro di almeno tre generazioni. Chi oggi critica il presidente con argomenti pretestuosi e meschini, in realtà non ha alcun interesse per chi soffre concretamente a causa della crisi o per la democrazia che rischia di perdere le stesse basi di sovranità. La seconda Repubblica ci ha portato una concezione della politica cinica e grottesca: tanto che demagoghi e populisti si sono moltiplicati a destra e a sinistra. Monti ha adottato politiche di rigore finanziario. Eseguendo i compiti dettati dall'Europa. Gli effetti dei suoi decreti hanno in parte aggravato gli squilibri sociali interni (e correzioni nel senso dell'equità sono necessarie da subito, come ha scritto anche ieri il Capo dello Stato). C'è ancora la spendingreviewda proseguire per scongiurare almeno l'aumento dell'aliquota Iva. Ma ci sono soprattutto gli interventi per la crescita che mancano da troppo tempo: se il Pil italiano cala addirittura di più di quello spagnolo vuol dire che persino la Spagna, nella crisi, ha adottato politiche anti-congiunturali più efficaci delle nostre. E poi c'è il piano di riduzione del debito - almeno decennale - che va progettato e portato in Parlamento. Monti può fare ancora un tratto di strada. Ma le scelte di fondo appartengono a un governo che nasca dalle elezioni. E tutto possiamo permetterci tranne che una campagna elettorale lunga sei mesi. Questo invece è il rischio dell'autunno: mentre le condizioni sociale, inevitabilmente, si aggraveranno. Il governo Monti faccia in fretta quel che deve fare. E i partiti della «strana» maggioranza si prendano le loro responsabilità prima di dar vita a una competizione tra chiare alternative politiche. La riforma elettorale deve avere la massima priorità: due settimane, al massimo tre. Non si può tornare a votare con il Porcellum: gridino pure i populisti di destra e di sinistra, che al Porcellum ora si stanno aggrappando. Al Capo dello Stato va rimessa la scelta del momento migliore per votare con una nuova legge. Potrebbe essere un danno gravissimo per l'Italia impedirgli lo scioglimento delle Camere in tempo utile per il voto in autunno. L'analisi Pd, le tre condizioni per vincere Giorgio Merlo Deputato Pd Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Maramotti NEL PD SIAMO QUASI TUTTI D'ACCORDO CHE, PERLA PROSSIMA LEGISLATURA, È NECESSARIO DAR VITA AD UNA COALIZIONE di progressisti e moderati capace di dispiegare una vera stagione politica riformista e di governo. Una stagione che dovrà caratterizzarsi per il buon governo ma anche, e soprattutto, per la qualità riformista che saprà mettere in campo. E quindi basta con le alleanze raccogliticce e disomogenee del passato e basta con i compagni di viaggio dominati dall'istinto demagogico, o populista o puramente propagandistico. Certo, per c'entrare questo obiettivo sono necessari alcuni ingredienti: servono coerenza politica, fiducia nelle riforme, rottura con tutti gli estremismi e i massimalismi e, soprattutto, una forte sinergia tra i veri filoni culturali di governo. E cioè, la sinistra riformista di governo e il centro moderato conservatore, ma illuminato, e riformista. Due forze culturali e politiche indispensabili per gestire e governare questa fase di transizione. Ma, e qui è il punto, il Pd deve solo riorganizzare la tradizionale area progressista? Obiettivo certamente nobile e necessario per tutti coloro che provengono dalla tradizionale area della sinistra storica italiana. Ma il Pd è la semplice continuazione del Pds e poi dei Ds? Ovviamente no. E questo per un motivo persin banale. La forza del Pd risiede proprio nella sua «pluralità» culturale, cioè diversi filoni culturali riformisti hanno contribuito a farlo nascere e a definirne il suo profilo culturale e il suo progetto politico. E, per essere ancora più chiari, sarebbero credibili tutti coloro che non arrivano dal patrimonio della sinistra italiana se si impegnassero nella costruzione e nella ristrutturazione dell'area progressista per le prossime elezioni politiche? La domanda non vuol essere né banale né retorica ma, semmai, vuole affrontare e sciogliere un nodo che non può essere semplicisticamente aggirato. E cioè, per essere ancora più chiari, possiamo lasciare a Casini e all'Udc il monopolio – e l'organizzazione di tutta la potenziale area moderata e riformista del nostro Paese? Non hanno nulla da dire, al riguardo, i popolari, i cattolici democratici e i liberal democratici del Pd? A questa domanda non si può replicare con una semplice alzata di spalle. In effetti, se il Pd è un partito autenticamente di centrosinistra – intendo quel centrosinistra senza trattino, ovviamente – non c'è alcun motivo per appaltare gratuitamente ad altri soggetti, seppur titolati ed autorevoli, la rappresentanza e l'organizzazione di un'area culturale e politica che resta decisiva per le stesse sorti politiche e democratiche del Paese. Come dimostra ampiamente, e platealmente, la storia che abbiamo alle spalle. Certo, è un compito difficile ma non impossibile. E anzi, è un compito a cui il Pd, proprio il Pd, deve dare una risposta convincente e seria. Se abdicasse a questo compito, sarebbe proprio il Pd ad essere accusato di essere la semplice prosecuzione, seppur in forma aggiornata, della tradizionale organizzazione della sinistra italiana. E questa litania si può smentire alla radice solo se l'intero partito non rinuncia pregiudizialmente a rappresentare mondi vitali e interessi sociali che non sono riconducibili solo alla sinistra politica e sociale. È comunque evidente, d'altro canto, che i «moderati» del Pd possono essere classificati tout court come «progressisti» e quindi ormai indistinti nella grande famiglia «progressista» europea. Ma le radici culturali, come del resto anche le biografie personali, non si cancellano con un tratto di penna. E la rappresentanza di interessi culturali, sociali, professionali e quindi politici di settori che non sono semplicisticamente ascrivibili alla sinistra possono e debbono essere intercettati proprio da quei mondi che hanno scommesso sin dall'inizio sul progetto politico del Pd ma che non si riducono a giocare un ruolo di mera subalternità o banalmente accessorio rispetto all'azionista di maggioranza. E questo proprio perché il Pd ha successo se esalta al suo interno le varie sensibilità culturali, se riesce a dispiegare sino in fondo un profilo politico di centrosinistra e se costruisce una alleanza in vista delle elezioni del 2013 con una visibile e feconda alleanza con le forze moderate e di centro. E questo al di là del'ennesimo gossip estivo sull'eterno ritorno della «cosa bianca». Le statistiche dicono che ogni 2 anni puntualmente si ufficializzava il decollo di questo progetto che, altrettanto puntualmente, o naufragava già sui giornali o, in minor misura, tramontava con sonori batoste elettorali. Oggi siamo di fronte alla sua ennesima riproposizione. Passano gli anni ma i protagonisti sono sempre gli stessi. Un motivo in più per non farsi assecondare dalle lusinghe degli annunci mediatici e, invece, per dar corpo e sostanza al progetto politico del Pd che non è un partito di sinistra e neanche un contenitore indistinto. Ma, semmai, il più grande partito riformista che si appresta a governare forte della sua pluralità e della sua ricetta programmatica per far uscire il Paese dalle secche della crisi contemporanea. QUANDO SENTI DI PERSONE COLTE A INCENDIAREBOSCHI, TI VIEN VOGLIA DI CHIEDERE «PENE ESEMPLARI». PERCHÉ I DANNI CHE I ROGHI, quasi tutti dolosi, procurano al patrimonio del Paese sono enormi e rimediabili soltanto in anni e anni. Sempre che non si tratti di irrecuperabili boschi secolari o di una riserva preziosissima come quella naturale dello Zingaro a San Vito Lo Capo (Trapani) incenerita nei giorni scorsi. Poi scopri che a Roma, assediata dai roghi, hanno colto sul fatto quattro romeni. Due si volevano «vendicare» per essere stati sloggiati da Monte Mario con le loro tende. Che fare per mitigare un simile flagello? Nel gennaio-luglio 2012 sono stati bruciati ben 24.000 ettari, in pratica l'intero comune di Genova, con un incremento del 110 % per i boschi. I romeni colti mentre incendiavano copertoni e lenzuoli hanno patteggiato 2 anni di carcere a testa. Basteranno a scoraggiare gli imitatori? Serverebbero pene più gravi? In caso di racket credo di sì, e però problemi posti al Paese da questo umiliante primato vengono ben prima. Certo, la siccità in certe regioni è, come il caldo e il vento, eccezionale, e fa propagare gli incendi in modo fulmineo, ma per lo più essi sono accesi da mani criminali per strappare al verde pregiate aree fabbricabili. Per l'edilizia abusiva, spesso mafiosa, comunque per la speculazione. Infischiandosene delle leggi che non consentono costruzioni di sorta sui terreni bruciati. In realtà, malgrado gli sforzi delle associazioni ambientaliste, la scuola fa ancora poco, in generale, per far capire che i boschi sono essenziali per la salute psico-fisica, per la biodiversità, per la bellezza dei nostri paesaggi. Ma lo Stato che, coi condoni edilizi (ben quattro sotto Berlusconi), ha incoraggiato il malaffare, coi tagli alla spesa ed ora con la spending review, sta indebolendo apparati di prevenzione e di pronto intervento fra i migliori del mondo. «A New York i pompieri sono considerati degli eroi. In Italia succede in pratica il contrario», è l'amara battuta che circola all'interno di questo corpo, straordinario per preparazione, coraggio, disponibilità. A Roma e provincia, flagellate da roghi continui, i vigili, secondo la Fp-Cgil, sono 1400 contro i 2000 necessari. A Bologna ne mancano almeno 150 su 650. Così si formano meno squadre. I mezzi poi sono vetusti: a Roma «su 58 autopompe, oltre 28 sono fuori servizio», denuncia il segretario della Fp-Cgil, Natale Di Cola. Molti hanno oltre 25 anni di «anzianità». Ma poi non ci sono pezzi di ricambio, né fondi per acquistarli. Ogni vigile guadagna sui 1300 euro al mese, poco più della metà di un collega tedesco. A Bologna denunciano che con la spending review si potranno assumere 2 nuovi vigili ogni 10 pensionati: spending review o suicidio collettivo? La tiratura del 14 agosto 2012 è stata di 97.416 copie L'editoriale Finale di legislatura Claudio Sardo Ilpunto Gli incendi dolosi e i troppi tagli ai Vigili del fuoco Vittorio Emiliani COMUNITÀ 14 mercoledì 15 agosto 2012
ALTROCHEDANBROWN!ILVERO«CANTORE»DEIMITI, DELLELEGGENDE EDEI MISTERICHEPARTONO DALTESORO DI RENNES-LE-CHATEAU E ARRIVANO AL SANTO GRAAL, PASSANDO PER IL PRIORATO DI SION, È MAURICE LEBLANC, LO SCRITTORE FRANCESE INVENTORE DI ARSENIO LUPIN: parola di Alfredo Castelli (1947) che di misteri se ne intende. Sui «mysteri» con la «y» - un po' fasulli e un po' no - ci ha costruito una carriera, quella di uno dei più brillanti e prolifici sceneggiatori del fumetto italiano ma, soprattutto, quella del creatore di Martin Mystère il personaggio che tre decenni fa ha inaugurato un nuovo corso dei fumetti editi da Sergio Bonelli. «In questi giorni sto leggendo L'Aiguille creuse (La guglia cava) - ci racconta Castelli - il terzo romanzo della saga di Lupin, scritto nel 1909. Ed è una vera miniera, in ogni senso. Dentro ci sono codici segreti, congiure, oro, gioielli... insomma il mitico nascondiglio del Tesoro dei Re di Francia sepolto in un faraglione in mezzo al mare, a Étretat in Alta Normandia». Roba da Bvzm, ovvero il Buon Vecchio Zio Marty, aiutato dal fido Java, un gorilla... pardon! un uomo di Neanderthal (sopravissuto all'estinzione), tutto forza e istinto: insomma, il classico «braccio» della mente «sapiens sapiens» del detective dell'impossibile a fumetti. Che, editorialmente parlando, ha 30 anni (il primo albo, dal titolo Gli uomini in nero uscì nell'aprile 1982), dopo una gestazione lunga e complessa, iniziata alla metà degli anni Settanta, chiamandosi prima Allan Quatermain e poi Doc Savage, rivelando origini letterarie tra feuilleton e pulp, tra H. Rider Haggard e Lester Dent. Dunque, figlio di molti padri? «Figlio d'interessi personali e letture - spiega Castelli - i libri sulla fantarcheologia di Peter Kolosimo o quelli di Robert Charroux e di Erich von Däniken». E allora via con antenati alieni dell'uomo, continenti scomparsi, Atlantide, Mu, mostro di Loch Ness, Uomo delle nevi, isola di Pasqua, Stonehenge. E ancora: tesori nascosti e maledetti, congiure, sette massoniche, arche perdute, teschi di cristallo... a proposito: e Indiana Jones? «Non credo che Spielberg - commenta Alfredo Castelli - abbia mai letto i miei fumetti, che comunque sono nati prima. Certo ci sono affinità, somiglianze e in qualche caso molto di più, come in IndianaJoneseilRegnodelteschiodicristallo. Il fatto è che l'immaginario è comune e, dunque i cortocircuiti narrativi scoccano di frequente». Nei primi anni Ottanta i temi mysteriosi erano pane per pochi, confinati in libri e riviste per fan, poi sono diventati di moda, dilagando in format tv di grande successo, come Voyager, messo alla berlina in Kazzenger, l'irresistibile parodia che Maurizio Crozza fa del programma di Roberto Giacobbo. «Io sto bene attento - ci tiene a precisare Castelli - a non sparare bufale a non cacciare false credenze nella testa dei lettori. Negli albi di Martin Mystère c'è sempre una rubrica che spiega che cosa c'è di vero e cosa d'inventato. Quando nel 1988, sulla scia del successo della serie - aggiunge -, ho lanciato l'Almanacco del Mistero, un supplemento annuale di rubriche e notizie insolite, facevo fatica a riempirlo, a trovare informazioni. Oggi la situazione è opposta: su giornali, riviste, tv, internet c'è un'invasione di robe misteriose... Che dire? Bah! se vendono e divertono va bene, però non mi piace che vengano spacciate per vere. Insomma, mi sento più vicino a Piero Angela e al Cipac (il Comitato per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), anche se quest'associazione eccede in scetticismo nei confronti dell'inspiegabile. Penso che uccidere la fantasia sia una grave colpa, anche se è molto peggio trattare le persone come boccaloni... forse c'è una via di mezzo». Del resto lo stesso Martin Mystère, negli anni, ha modificato il suo carattere e l'oggetto delle sue indagini, ha messo un po' da parte fantarcheologie spuntate e Atlantidi ritrovate fino alla nausea. «Dopo un po' di tempo quel meccanismo si era usurato - concorda Castelli - e allora Martin si è fatto più umano, più simpatico, meno avventuriero. In fondo il mistero non sta sepolto in qualche isola sommersa ma lo si trova anche dietro l'angolo di casa. Martin resta sempre un incurabile curioso, in grado di trovare qualcosa di affascinante in ogni posto, in ogni oggetto. Mi piace ripetere spesso una frase di Maupassant: “La cosa più insignificante nasconde un po' di mistero: troviamolo”». Come Martin-Alfredo (almeno da Flaubert in poi il «c'est moi» è scontato) riesca a trovarlo, il mistero, è davvero un mistero, circondato com'è, Castelli, da migliaia di libri, riviste, giornali; ossessionato dallo spazio che non c'è e dall'ordine in cerca di spazio. «Ho imparato - racconta il papà del detective a fumetti - a capire qual è l'elemento importante, il tema, la notizia e come guardarli da un altro angolo. Magari mi faccio aiutare dal “pensiero laterale” dello psigologo Edward De Bono o dai giochi con le idee, le frasi e le parole che faceva Bruno Munari... così funziona con Martin. Come costruire le storie dice - dipende dalla bravura e anche dal caso. Ponson du Terrail, l'autore della saga di Rocambole, teneva sul suo tavolo una roulette con, al posto dei numeri, i nomi dei personaggi, le situazioni ecc. Lanciava la pallina più volte e da dove si fermava (conte, duello, spari...) lui partiva a scrivere». Magari il Bvza (il Buon Vecchio Zio Alfy, come lo chiamano i numerosi fan) non usa la roulette, trovandosi più a suo agio con il pc, pardon! con il Mac. Castelli è stato uno dei primi utenti del computer Apple e ne ha fatto un protagonista delle sue storie, mettendolo addirittura nella foto di gruppo dei frontespizi degli albi della serie, assieme a Martin, la moglie Diana e Java. «Ho avuto più di un contrasto con Sergio Bonelli che, notoriamente, odiava le tecnologie. Penso invece che il computer aiuti moltissimo e sto diventando un fan degli e-book: sono piccoli e occupano poco spazio. Per me, una vera liberazione! Il fumetto su iPad? Una gran cosa, purché non ci si limiti a un semplice copia e incolla di quello su carta. Da settembre la Bonelli si lancia nell'editoria elettronica con un'App, gratuita, pensata per il tablet, dedicata al Bvzm. Conterrà materiali da leggere - come i numeri dei decennali -, schede sui personaggi, filmati e molto altro. Si agirà in uno spazio virtuale che è la riproduzione dello studio di Martin, che poi è molto simile al mio. Se andrà bene i passi successivi potrebbero prevedere il download, a prezzi competitivi, di intere annate arretrate e introvabili; o lo sviluppo delle storie con plot alternativi, con vignette viste da altri punti di vista». Trent'anni di storie (celebrati in un bel catalogo che Napoli Comicon gli ha dedicato in occasione della mostra della scorsa primavera), 322 albi (non tutti scritti da lui, creati graficamente da Giancarlo Alessandrini e affidati a una squadra di disegnatori d'eccellenza), almanacchi, speciali, serie parallele... Ma non si è stancato Castelli? «Nel 2015 - risponde - saranno cinquant'anni che faccio questo lavoro e un po' mi sono rotto. Le singole storie mi annoiano e m'interessa di più la progettualità, le sfide divertenti, mescolare le cose». Quest'anno c'è un altro importante anniversario: i 50 anni di Diabolik a cui Castelli è legato da più fili: l'amicizia con Mario Gomboli (una delle anime editoriali del fumetto creato dalle sorelle Giussani), i rapporti con Gino Sansoni (editore e marito di Angela Giussani), oltre ad averne sceneggiato alcuni episodi. «Ma proprio i 50 anni di Diabolik dovevano coincidere con i 30 di Martin Mystère! - commenta scherzando - Battute a parte ho molto affetto per quella testata. Peccato davvero che le Giussani non siano qui a festeggiare il compleanno del loro straordinario figlio». MartinMystère l'avventuriero Compie30anni ilpersonaggio in cerca di misteri creato da Castelli FUMETTI FERRAGOSTOAFUMETTI Bvmzovvero ilbuonvecchio zioMartyèaffiancatodaun uomodiNeanderthalnelle suericerche,mentre l'autore trova ispirazione inquel «cantore»dimitie leggende cheèMauriceLeblanc RENATO PALLAVICINI r.pallavicini@tin.it In alto Martin Mystère con il suo creatore Personaggidicarta per letture leggere Estatee fumetti, letture leggere manon solo. Lettureperdistrarsi, maanche perpensare. Divertenti, avventurose,eccitanti, inquietanti.Dopoaver sorrisoe riflettuto con ipensieridei «bambini filosofici»,di cui vi abbiamoparlatosabato11 agosto, oggi toccaall'avventura eal mistero, seguendo le traccedel detectivedell'impossibile, ovvero MartinMystère,creato30 anni fadaAlfredo Castelli. Eccoche cosa ci racconta il suo autore.E sabato 18 agostonon perdetevi le erotiche rivoluzionia fumettidi Valentina e Barbarella. U: mercoledì 15 agosto 2012 19
LARICCHEZZADIPOTOSÌ,CITTÀDELLABOLIVIA,COMINCIÒAESSERECONOSCIUTAINEUROPANEL1545,QUANDOUNGRUPPODICONQUISTADORESSPAGNOLIVISIINSEDIÒ PER SFRUTTARE IL TESORO CONSERVATO NEL SUO SOTTOSUOLO. In pochi decenni, la città si ingrandì enormemente e, a ottanta anni dalla sua fondazione, divenne, con i suoi 160.000 abitanti (più di Parigi, Roma, Londra e Siviglia), il centro più popolato e ricco d'America. La sua fama girò il globo intero. Si calcola che dalle sue cave siano stati estratti circa 50.000 tonnellate di argento, tante quanto ne sarebbero bastate per costruire un ponte fino alla Spagna. Fu la più grande miniera d'argento del mondo e produsse una quantità enorme di ricchezza giunta in Europa sul dorso dei lama, fino alle coste cilene, e da lì trasportata nelle stive dei galeoni iberici. Per i signori di Potosì tutto era d'argento e il nome della città divenne sinonimo di lusso: «vale un Potosì» scrisse Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte. Le comunità indigene, invece, furono sottomesse alla schiavitù e quando decine di migliaia di nativi cominciarono a morire per le condizioni disumane cui erano sottoposti nelle miniere, i colonizzatori presero a importare schiavi - oltre 30.000 - dall'Africa. Il numero esatto di morti complessive causate è incalcolabile. Di certo, l'arrivo della «civiltà europea» significò saccheggio e genocidio. Dopo due secoli di sfruttamento, l'argento iniziò a scarseggiare, chi poté abbandonò Potosì e l'intera zona cadde nell'oblio. Nel 1987, la città fu dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, ma - come ha scritto Eduardo Galeano in Le vene aperte dell'America latina - qui non rimasero che i fantasmi della ricchezza di un tempo. Camminando per le strade di Potosì se ne avverte costantemente la presenza, inquietante come la sua storia, e da ogni suo angolo se ne scorge la vetta - poco meno di 4.800 metri. È il Cerro Rico, la montagna che mangia gli uomini. È imponente, rossastro, pieno di fori e abitato da figure, al suo cospetto minuscole, che si affannano a bucarlo e da camion che vanno su e giù per trasportarne le sue pietre più preziose. La zona alta della città è territorio di lavoratori. Circa 6.000 minatori - il numero varia a secondo delle congiunture economiche legate al prezzo dei metalli - sono accampati intorno alla cima del monte e vivono ancora dei suoi resti. Non più solo argento, ma zinco, rame, piombo e stagno. Lavorano in modo artigianale, con strumenti poveri e rudimentali, tramandandosi conoscenze antiche. Il loro è forse il mestiere più terribile del mondo. Non solo per quanto stanca, ma perché uccide. In qualsiasi istante, poiché non esiste sicurezza e non c'è che da affidarsi al Tio - la divinità alla quale i minatori offrono costantemente doni per essere protetti e assistiti dalla fortuna -; e col passare del tempo, perché nelle fauci del Cerro Rico ogni respiro è un passo verso la silicosi. Le donne non sono benvenute nelle viscere della montagna. A essa possono avvicinarsi solo le palliri, le vedove dei minatori scomparsi che, per sopravvivere, hanno il diritto di raccogliere le pietre, che a volte cadono dai carrelli, nel tragitto tra l'ingresso della miniera e i camion che le trasportano. Si incontrano al mercato, dove, con tutti gli altri lavoratori, si recano per acquistare non solo gli attrezzi loro necessari, ma anche le foglie di coca, elemento indispensabile per lavorare un'intera giornata a quell'altitudine; le sigarette artigianali, che contengono eucalipto e aiutano la respirazione; e l'alcol puro (96°), che si consuma nelle pause del lavoro e consente di resistere in quelle condizioni estreme. Degli oltre 500 fori aperti, nei secoli, nel Cerro Rico, ne visito alcuni accompagnato da una guida e da un gruppo di minatori. A dispetto del gran caldo che c'è fuori, dopo alcune centinaia di metri, la temperatura scende sotto lo zero. Diverse stalattiti ostacolano il percorso, mentre l'acqua, in alcuni punti, giunge fino alle caviglie ed entra negli stivali logori. Proseguendo, alle zone più facilmente percorribili, che si trovano all'inizio, se ne alternano altre in cui bisogna camminare quasi inginocchiati, poiché i cunicoli, alti poco più di un metro, diventano sempre più piccoli e angusti. Se ci si ferma, prende il sopravvento lo sgomento. Eccetto il flebile chiarore emesso dalla lampada sistemata sul casco, tutt'intorno vi è il buio più totale e ci si sente immersi in un silenzio assoluto. Silenzio interrotto bruscamente solo dal passaggio dei carrelli, pesanti una tonnellata, colmi di minerali raccolti e trascinati, lungo le rotaie divenute quasi inservibili col passare degli anni, da quattro lavoratori per volta. In questi casi, bisogna muoversi con attenzione, cercando corridoi laterali o spingendo, più che si può, il proprio corpo contro il muro per facilitarne il passaggio. Si cammina ancora e, in pochi minuti, la temperatura sale vertiginosamente. Ora è oltre i quaranta gradi. L'escursione termica è micidiale. La terra sotto i piedi non è più bagnata, ma arida. L'aria si fa pesante; manca l'ossigeno. La polvere è dappertutto, la si respira e ti entra negli occhi. Bisogna andare oltre, avanzare di qualche decina di metri, fino al fondo, dal quale, adesso, si sentono forte dei rumori. Qui ci sono i perforisti, quelli che hanno il lavoro più difficile: bucare le mura con il trapano e squarciare le pareti con la dinamite preparata artigianalmente. Lavorano quasi nudi, in condizioni terribili. Alcuni, utilizzando veri e propri ascensori per l'inferno, scendono fino a 240 metri di profondità, in tunnel minuscoli a stento attraversabili con il corpo. Alla ricerca di una vena di zinco, stagno o piombo. Per portarne in superficie il più possibile e poter ricevere la paga settimanale. Al ritorno, il cammino è lungo. Il freddo penetra le ossa e lo si avverte ancor più che all'andata. E quando finalmente si scorge una luce in lontananza, il pensiero dell'uscita è ritorno alla vita. Sembra trascorsa un'eternità, ma l'orologio è li a ricordare che son passate soltanto tre ore. Il sole forte illumina e riscalda, mentre giungono altri mineros che si accingono a cominciare il loro turno. Nel guardare i loro volti, gentili ma induriti dal lavoro, non ci si può non domandare come sia possibile trascorrere ogni giorno per 30 anni in quell'inferno. Nei decenni, il numero dei minatori boliviani si è ridotto significativamente ed è oggi pari a 70.000 unità, soltanto l'1,5% della popolazione attiva. Tuttavia, se si considera che producono il 25% delle esportazioni del paese, che, grazie a essi, altri 300.000 lavoratori trovano impiego nei trasporti, nella produzione di macchinari e nel commercio, e che costituiscono una delle punte più combattive del proletariato dell'America Latina, si comprende perché rappresentino ancora una componente essenziale della vita economica e sociale del paese più povero del sub-continente. UN'ECONOMIASEMICOLONIALE Nonostante la Bolivia sia il settimo produttore mondiale di argento e di piombo, la sua economia è ancora caratterizzata dalla mancanza di adeguati mezzi di sussistenza. Il 90% dei minatori lavorano, privi di diritti e di sicurezza sociale, in cooperative. Queste, però, realizzano solo il 20% delle estrazioni e il settore è fortemente controllato dalle multinazionali straniere: l'impresa giapponese San Cristóbal gestisce non solo l'85% del mercato del piombo, ma - assieme alla svizzera Sinchi Wayra - l'85% dello zinco e - sempre con la Sinchi Wayra e con la statunitense Panamerican Silver anche il 75% delle estrazioni d'argento. Questa presenza non ha generato alcun miglioramento per la ricerca, prova ne è il fatto che la maggior parte delle miniere utilizzate sono le stesse del periodo coloniale. Nulla è cambiato circa le infrastrutture, visto che il trasporto dei minerali avviene ancora sulla vecchissima rete ferroviaria costruita nel 1892. Tantomeno si è proceduti sulla strada dell'autonomia, poiché la Bolivia non raffina che una parte minuscola di argento e piombo e neanche un grammo di zinco. È costretta a limitarsi alla mera esportazione di materie prime, agli stessi stati dove hanno sede le imprese multinazionali che controllano il mercato. Al Paese non restano che le briciole dei numerosi milioni di dollari di ricavo annuale provenienti dal settore, anche perché le imprese straniere pagano solo l'8% di tasse, cifra inferiore non solo al 56% che versava la compagnia di stato Comibol, ma anche al 13,5% ceduto dai famigerati «baroni dello stagno» nei lontani anni Trenta. A fronte di questa realtà e considerati i danni all'ambiente e la rapina di risorse non rinnovabili, c'è da augurarsi che la Bolivia proceda, senza tentennare, sulla strada della nazionalizzazione. Per mettere fine a un'economia semicoloniale e passare a una fase di modernizzazione ecologicamente sostenibile e rispettosa delle decisioni delle comunità indigene nei suoi territori. Potosì, il tesoro maledetto Lapiùgrandeminierad'argento, losfruttamentochevince la ricchezza CULTURE MARCELLO MUSTO VedutaaereadiPotosì.Sotto un'anticastampa dellacittà edella miniera Lacittàbolivianafu ilcentro piùpopolatoericco d'Americaall'epocadei conquistadores.Nel 1987 vennedichiaratapatrimonio dell'umanitàmaancoraoggi nondàsviluppoalPaese U: mercoledì 15 agosto 2012 17
Un punto inquinato ogni 62 chilometri di costa, con una maggiore concentrazione in Calabria, Campania e quest'anno a sorpresa anche in Liguria, mentre Sardegna e Toscana sono le regine del mare pulito italiano. È tornata alla base la Goletta verde di Legambiente, e come sempre, dopo due mesi di circumnavigazione della penisola, ci racconta l'inventario del mare d'Italia al 2012. Nemici numero uno delle acque marine sono torrenti, fiumi, canali, con un allarme inquinamento legato soprattutto alle foci dei corsi d'acqua. Un bilancio, presentato ieri a Roma, che quest'anno riserva almeno una sorpresa nelle pagelle per le regioni italiane, negativa per giunta. È il caso della Liguria che balza al secondo posto in classifica per il mare più inquinato e si fregia della maglia nera con 15 prelievi risultati oltre i limiti di legge, dietro alla Calabria con 19 punti inquinati e quasi a pari merito con la Campania dove ne sono stati registrati 14. Quarto posto da «bollino nero» per il Lazio. Dati contestati dalla Regione Liguria che ribatte a Legambiente sostenendo che i punti di balneazione conformi sono pari al 97% (364 su 373). Regioni col mare più pulito si confermano Sardegna e Toscana, rispettivamente con un campione inquinato ogni 433 e 200 chilometri di costa. Bene anche l'Emilia Romagna. Il monitoraggio scientifico quest'anno è stato ancora più capillare grazie alle segnalazioni di cittadini e bagnanti tramite SOS Goletta, contribuendo a quasi metà dei campionamenti effettuati in tutta Italia. Su un totale di 205 analisi microbiologiche effettuate in mare dal laboratorio itinerante di Goletta Verde, col contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e la partecipazione di Corepla, Novamont e Nau!, i campioni risultati «fuori legge» sono 120, di cui 100 quelli «fortemente inquinati», cioè con concentrazioni di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge. Per la maggior parte, l'86%, questi punti si concentrano in corrispondenza di foci di corsi d'acqua. Sul banco degli imputati resta la mancata o inadeguata depurazione dei reflui fognari che, stando alle elaborazioni di Legambiente su dati Istat, riguarda 24 milioni di abitanti che scaricano direttamente in mare o indirettamente attraverso canali utilizzati come vere e proprie fognature. «Il mare italiano continua ad essere minacciato da troppi scarichi fognari non depurati spiega Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente -, nonostante siano trascorsi ben 36 anni dall'approvazione della prima legge sulla trattamento delle acque reflue». «Bisogna investire subito e al meglio risorse adeguate - aggiunge -, a partire da quelle stanziate dalla delibera Cipe dell'aprile scorso che prevede 1,8 miliardi di euro per le regioni del Mezzogiorno». Le regioni 'peggiorì per numero di abitanti senza adeguata depurazione sono Sicilia, Lazio e Lombardia. Un vero e proprio «problema ambientale e sanitario», denuncia Legambiente, «che sta per diventare anche economico vista la condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia europea arrivata a fine luglio perché 109 agglomerati urbani medio grandi, distribuiti in 8 regioni, non si sono ancora adeguati alla direttiva europea sul trattamento delle acque reflue». Legambiente - dalla sua festa organizzata come sempre a Rispescia, nel maremmano, ha anche presentato il rapporto sulla correttezza dei comportamenti dei natanti in mare e lo scorso anno in Toscana v'è stato record di infrazioni con 309 violazioni al codice della navigazione, alla media 77 reati al mese, se si pensa che si concentrano soprattutto nei quattro mesi estivi con 312 persone denunciate o arrestate. «Fatalità, incoscienza, imprudenza e indisciplina - commenta Angelo Gentili, segreteria nazionale legambiente - il mix micidiale del popolo dei naviganti in un mare che sta diventando sempre più un'autostrada a scorrimento veloce senza regole e disciplina. Necessarie norme più severe in mare visto che il popolo dei naviganti, spesso non rispetta le minime regole della sicurezza mettendo talvolta a rischio non solo la propria incolumità ma anche quella degli altri». «Gli Schumacher del mare - denuncia Legambiente guidano in Toscana, non gli piace indossare il giubbotto salvagente. Navigano dove non consentito e a velocità sostenuta, eseguendo improvvise inversioni di rotta. ma anche negare la precedenza, tagliando l'acqua di chi arriva da prua o viaggiare vicinissimi alla costa piena di bagnanti a trenta-quaranta nodi di velocità». «In estate, e in particolar modo nei giorni di Ferragosto - sottolinea Legambiente - ritroviamo in acqua le stesse persone che ci sono sulla terraferma: quello che guida la moto in maniera spericolata, l'altro che corre in automobile senza rispettare le precedenze. un microcosmo che si ripropone con tutti i rischi che ne derivano». Èarrivato Caligolaa darci l'augurio perun buonFerragosto,assolato e feroce.È il sesto anticicloneafricano chesoffierà sututta la penisola aria torridadall'entroterramarocchinoe tunisino.Caligola, comegli esperti hannoribattezzato la nuovaondata dicalore subsahariana, infiammerà l'Italiaperalmeno 8-10 giorni con caldocrescente.Leprime regioni ad avvertire il rialzo dellacolonnina di mercuriosaranno laSardegna, la Sicilia, il Lazioe, in generale, tutto il centro-sud.Per un po' faràeccezione ilnordche tuttavianon si salveràdalla morsadel caldoche raggiungerà il settentrionegiànel fine settimana. Le temperature saliranno benoltre i 38gradi al sud: a partireda domenica si raggiungeranno, infatti, i 39gradi a Bologna,Firenze, Roma,epunte di 41 al sud, SiciliaeSardegna. Nella capitaleallertamassima giàda domani. Secondoil bollettino del sistema di allarmecaldo diffusodalministero dellaSalute, lecose miglioreranno dal 26agosto, con l'arrivo di perturbazionicheporteranno pioggieearia fresca. FELICEDIOTALLEVI ROMA Non fiori d'arancio ma solo ed esclusivamente orchidee: dappertutto, in chiesa e nella masseria a cinque stelle lusso, dove si è consumato il banchetto nuziale per i duecento invitati al matrimonio di Michele Placido, attore e regista di 66 anni, e Federica Vincenti, 29 anni, originaria di Parabita (Lecce). È andato tutto bene, anzi: quasi tutto. Un “giallo” ha avvolto la cerimonia nuziale, con la soluzione a sorpresa arrivata solo all'ultimo secondo. Durante la cerimonia era previsto l'apice emotivo con Al Bano Carrisi, grande amico di Placido, a intonare l'Ave Maria di Bach e Gounod. Lunedì sera le prove generali, ieri la cerimonia è comincata però in una nuvola di polemiche: le autorità ecclesiastiche sembravano aver vietato la canzone. Lui c'era rimasto male, tanto da ribellarsi subito alle agenzie: «È pazzesco, ho cantato l'Ave Maria in tutto il mondo, anche davanti a papa Giovanni Paolo II, e ora arrivo a casa mia, nella mia terra e mi sento dire che non posso cantarla». Al Bano è incredulo e indispettito e ha fatto scoppiare la polemica a qualche ora dall'atteso matrimonio. Il veto perché l'Ave Maria di Bach/Gounod non è un canto religioso. Quando il cantante di Cellino San Marco ha appreso del divieto ha reagito così: «È pazzesco - sbotta Albano - è una decisione che non posso accettare né come cantante né come cristiano. L'ho cantata in tutto il mondo, davanti al Papa, a madre Teresa di Calcutta, a don Luigi Verzè e ora, a casa mia, nella mia terra, mi sento dire che non posso cantarla, specie in un giorno dal significato religioso importante come quello della Madonna dell'Assunta, siamo davvero all'assurdo!». Alla fine, quasi a sorpresa, è invece arrivato il via libera della chiesa matrice di Cisternino, dedicata a San Nicola: Al Bano Carrisi, arrivato attorno alle 19 insieme con Loredana Lecciso, all'uscita dalla chiesa ha confermato di aver cantato l'Ave Maria a conclusione della messa. Sfumate quindi le polemiche, infiammate nella mattinata. Dopo la cerimonia, l'attesa cena le cui portate sono top secret fino all'arrivo degli antipasti, mentre erano state chiarite in anticipo per gli invitati (attori come Scamarcio, ma anche politici - Casini e i sindaci della zona - e gente comune: in tutto circa 200 persone) quelle della cena della vigilia (come tutti i matrimoni al sud, è durato 36 ore almeno...). Si sono mangiati i broccoletti alla foggiana, le immancabili orecchiette con pomodoro fresco e cacioricotta e il pugliesissimo riso patate e cozze. Poi ancora fave, cicoria e parmigiana. La torta nuziale è arrivata da Parabita, regalo degli amici della novella sposa: a quanto si è saputo, è tutta made in Salento. I cittadini cistranesi erano avvisati ormai da un pezzo: alcune delle strade più vicine alla chiesa madre sono state transennate. Dulcis in fundo i fuochi d'artificio. Dieci batterie per uno spettacolo che si annunciava indimenticabile, tenuto conto che normalmente, ad esempio durante le feste patronali, non ne vengono previste più di tre. ÈarrivatoCaligola UnFerragostodi soleecaldotorrido Al Bano e quell'«Ave Maria» prima negata e poi concessa ITALIA . . . Doveva eseguirla per il matrimonio di Michele Placido: il via libera solo dopo le polemiche Legambiente: in Calabria il mare più inquinato La spiaggia delle Grotticelle a Capo Vaticano Goletta Verde rientra dal suo viaggio per le coste italiane: 120 zone sotto accusa. Male anche la Campania Polemica con la Regione Liguria, che risulta terza a sorpresa: «Su 100 spiagge 97 sono pulite» . . . Da Festambiente invece arriva il rapporto sui pirati dei mari: scorrazzano soprattutto in Toscana ALLERTAMETEO Il matrimonio di Placido a Cisternino FOTO DI ROBERTA GRASSI/ANSA NICOLALUCI CISTERNINO(BRINDISI) mercoledì 15 agosto 2012 11
SALVOFALLICA salvofallica@katamail.com «Festadipiazza»diGianMauroCostaciportaneivicoli dellaZisa indagandonelmisterodellavitaquotidiana CULTURE UNASECCHIATADITESTOSTERONE.«IMERCENARI2»,SEQUELDELPRIMOFILM,STESSOTITOLOTOLTOIL2,DATATO2010,ÈCOSÌFACILMENTEIDENTIFICABILE.Impossibile che sia altrimenti, quando in un'unica pellicola vengono riuniti i grandi nomi dei film d'azione degli anni Ottanta e Novanta: Sylvester Stallone, che del primo film aveva curato anche la regia e la sceneggiatura e che questa volta ha partecipato alla stesura dell'adrenalinico copione, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis, Dolph Lundgren (il «Ti spiezzo in due» di Rocky IV). Il sequel, in uscita il 17 agosto, diretto da Simon West, che ha firmato film come Lara Croft e Con Air, non avrà nel cast Mickey Rourke, ucciso brutalmente nel corso del primo film, ma acquisirà altri nomi eccellenti del genere action, Chuck Norris, per esempio oltre a Jean-Claude Van Damme, nel ruolo del cattivo di turno e Liam Hemsworth, che appartiene ad un'altra generazione ma che è stato il protagonista di un'altra pellicola di successo e molto action: il recente HungerGames (anche se forse è più conosciuto per essere il fidanzato di Miley Cyrus). ILLUTTO DISYLVESTER Come accaduto per Rocky e Rambo dunque Sylvester Stallone, recentemente colpito dal lutto per la morte del suo primogenito Sage («È dura, è molto difficile, ma se hai buoni amici e il sostegno della famiglia, è una ferita da cui si spera di guarire, una disgrazia che ci si augura di superare»), trova molto più facile confezionare film adatti al suo ingombrante fisico, piuttosto che recitare in copioni scritti da altri e nel farlo chiama a sé gli amici dei tempi gloriosi. «È incredibile l'entusiasmo che ho riscontrato telefonando a star come Willis e Schwarzenegger e proponendo la mia sceneggiatura - racconta l'attore -. Sia per il primo che per questo secondo film ho raccolto solo entusiastici sì». Sarà anche che, ad una certa età, non sono poi molte le offerte di parti interessanti, soprattutto se hai basato la tua carriera sullo sfoggio di muscoli e cazzotti. «Schwarzenegger poi - continua l'attore che al momento di girare era ancora governatore della California, ha cercato di incastrare gli impegni politici con quelli sul set. Così ci siamo ritrovati a recitare alle quattro di notte, durante i fine settimana, in posti improbabili dove non c'era rischio di incontrare fotografi indiscreti. Lui era ancora “Governator”, non un semplice attore come noi e in questo film, al contrario del primo nel quale aveva solo un piccolo ruolo, la sua parte è stata molto più impegnativa». Cinque giorni sul set in Bulgaria; tanto è stato l'ex governatore californiano, per girare le sue scene. Dopo di che ha unito l'utile al dilettevole, ha indossato di nuovo i panni del politico e ha incontrato il Primo Ministro bulgaro, regalandogli un'effige di Conan ilBarbaro. L'ultima versione del famoso film infatti, una produzione californiana che vedeva protagonista Jason Momoa, era stato girato proprio in Bulgaria. Quando si dice sapere organizzare il proprio tempo. Il tema di questo secondo film è la vendetta. Non saranno solo i compagni sopravvissuti a Mickey Rourke a voler vendicare la sua morte. Ci sarà anche la figlia Fiona, che nel corso della storia verrà rapita da un dittatore megalomane e al team toccherà liberarla. Esplosioni, inseguimenti, lotte corpo a corpo e sparatorie: nulla è risparmiato allo spettatore, in un crescendo di emozioni sonore e visive. Il primo film, per il contesto politico cui si riferiva, per l'alto grado di violenza, e anche per vari dettagli (come il tipo di divise dei militari sudamericani che vi compaiono), era stato accusato di mettere in scena un'aggressione contro il governo Chavez in Venezuela, ma Stallone nega. «Non c'erano fini propagandistici nel primo titolo, e non ci sono nemmeno in questo secondo film». Di sicuro impatto sarà comunque la partecipazione del celeberrimo Chuck Norris. L'attore ha 71 anni ma non ha mai perso lo spirito da guerriero un po' fascistoide, e pare l'abbia avuta vinta anche sul copione che in un primo tempo aveva giudicato troppo scurrile. «C'erano molte volgarità che rendevano il film non adatto ad un pubblico giovane - dice l'attore di Walker,Texas Ranger - l'ho detto alla produzione che è stata d'accordo nel cambiare le parti più forti». Morti ammazzati sì, come se piovessero. Parolacce non sia mai. Tutto nella migliore tradizione americana. SESIPENSAALGIALLOCOMESTRUMENTOPERINDAGARE ILMONDOCHECICIRCONDA,ODANCORPIÙPRECISAMENTEIPROTAGONISTICHEANIMANOLAREALTÀ,allora i romanzi di Gian Mauro Costa possono essere individuati come esempi di questo genere, che in vero non è un genere. Quello di Costa non è un modello di giallo classico, per certi versi è un antimodello, perché non parte dal delitto, ma dalla ricerca del mistero nella vita quotidiana, nella confusa esistenza di gente semplice, ordinaria, eppure non priva di stranezze. Il suo mondo letterario è popolato da personaggi immaginari ma per molti versi sociologicamente, culturalmente ed antropologicamente reali, che vivono nelle periferie di una grande metropoli del Sud: Palermo. Palermo come le molte città della Sicilia è un universo in sé, eppure è una metafora del Meridione, anzi dell'Italia intera. Metafora di contraddizioni e potenzialità, luogo di paradossi e curiosità al limite dell'inverosimile. Costa da narratore autentico racconta storie, le contestualizza geograficamente, urbanisticamente, socialmente, fa vivere Palermo, la sua anima popolare, con uno stile neoveristico sui generis. Ma nel racconto va oltre, gioca con il surreale, gioca con i paradossi, senza perdere mai di vista il senso verosimile della storia. L'autore è un giornalista, conosce Palermo, la sua è una città reale che vive di mille storie che si dipanano nei vicoli. Nel rapporto autentico con la città, un modello per Costa si può indicare: il grande giallista palermitano Santo Piazzese. Il protagonista dei romanzi di Costa non è un commissario, ma un semplice elettrotecnico: Enzo Baiamonte. Ha la passione per le indagini. In Festa di piazza, edito da Sellerio, Baiamonte che ha conquistato il suo diritto alla pensione, vien convinto dalla sua compagna, una sarta, a richiedere il patentino di investigatore privato. Insomma, indagare nei misteri, non sarà solo un hobby, avrà concretamente un nuovo lavoro. Ma il suo vecchio lavoro lo ha reso noto nel quartiere Zisa, e gli organizzatori di una festa religiosa gli chiedono un aiuto nella sua qualità di elettrotecnico. «La prima tentazione di Enzo fu quella di mandarli a fare in culo. Lui di feste e festini, di madonnuzze addolarate o ridenti, non ne aveva mai voluto sapere...». Ma ora che va in pensione, come fa a rifiutare un aiuto per la ricorrenza della Madonnuzza Addolorata? Da questo incipit parte la storia, con le sue plurime storie in stile giallo... Fotodi gruppocon alcuni«Mercenari» RESTAURATELE DUESTATUE Tornerannoacasa iBronzidiRiace Sonotrascorsi 40 annida quando vennero trovati,nel mareal largo di Riace,duestatue di bronzoraffiguranti dueguerrieri. Da treanni si trovano nella sededel consiglio regionale,a Reggio Calabria,dovesono stati trasferitiper lavoridi ristrutturazionedel Museo.Per l'occasioneanche leduestatue sono statesottoposte adunasofisticata operadi restauro.Ora l'annuncioche perNatale idue guerrieri torneranno nuovamentea casa,nel museo. INBREVE JOVANOTTINEGLI USA Unrapamericano per ilcantante Jovanotti fa la levaligiee se neva in America.Peraggiornarsi, rimettersi in giocoe perché no, anchecantare. «Vadoun anno in Americaper rappare in italiano nella terradei rapperveri».Al traguardodei 46anni, l'entusiasmoe la vogliadi nuovistimoli, non mancano. «Ame questo mestierepiace dapazzi. E ioho voglia dicrescere, di imparare cosenuove, questavoltami sono detto, proviamoapassarci un intero inverno. Lamia famiglia rimarrà a NewYorke io andrò in giroasuonare doveposso». ... Arnoldpergirarehafatto coincidere i suoi impegnidi governatoredellaCalifornia conquelli ritrovatidiattore Tornanoinonni dai muscoli d'oro Stallone,SchwarzyeNorris nel testosteronico «Mercenari 2» FRANCESCAGENTILE Dal 17agostoneicinema il seguitodel filmd'azione americanoincui fannobella mostratutti idivianni OttantaeNovanta Un investigatoreelettricista ePalermosi tingedigiallo L'AUTOGRAFO DI PUCCINI Unaletteradelmaestro all'astasu internet Una lettera autografadiGiacomo Puccini,datata 1920, è in venditasu internetpercinquemila euro. L'annuncioè apparso sulportale www.subito.it. Si trattadiuna lettera scrittadal maestroPuccini, un ringraziamentoal viaregginoPietro Sbranaperaver dato il nome diPuccini allanascentecoraledella città. Il collezionistamette in vendita,oltrealla missivadatata 18 luglio 1920, la busta, conaffrancatura«Torre delLago 1920» etre francobollida 5centesimi. L'ANGHIARINOVELA Losponsorprendeatto dellostopalprogetto National Geographicprendeatto che ilprogetto di ricerca che sponsorizzaper la ricerca dell'affresco leonardesco della «BattagliadiAnghiari» dietroa unaltro delVasari a Palazzo Vecchioa Firenze, è statosospeso«fino a nuove comunicazioni».Unadecisione comunicatadal sindacoMatteoRenzi dopoche, il 26 luglio scorso,è arrivata dallasoprintendenza l'autorizzazionea effettuareunsolosettimo foro fuoridalle aree indicate dal responsabile,Seracini. FESTA DIPIAZZA GianMauro Costa pagine312 euro 14,00 Sellerio U: 22 mercoledì 15 agosto 2012
«La lettera del presidente Napolitano è un fatto estremamente importante, il governo deve riflettere e spero che cambierà strada perché la Spending review non è stata altro che l'ennesima manovra di tagli lineari in continuità con la politica del governo Monti per cui lo Stato deve sempre più ritrarsi». Domenico Pantaleo, in quanto segretario generale della Flc Cgil (federazione dei lavoratori della conoscenza) è chiamato direttamente in causa dalla “tirata di orecchi” del Quirinale al governo sui tagli alla ricerca. Pantaleo, Napolitano cita esplicitamente i tagli agli enti di ricerca per il 2013-2014chiedendoalgovernodi«valutareattentamentelefinalitàelaspecifica condizione finanziaria di ciascun ente».Sarà contento,no? «Il Capo dello Stato cita giustamente il fatto che durante la conversione parlamentare della Spending review sono stati sventati, grazie alla nostra protesta e agli emendamenti del Pd, i tagli per il 2012 ai Fondi ordinari degli enti di ricerca. Ma restano comunque i tagli per il 2013 e il 2014 e il fatto che Napolitano chieda al governo “di valutare attentamente” ha per noi un valore importantissimo. In più però mi preme sottolineare che nel 2012 dei tagli rimangono comunque: sono quelli agli enti di ricerca non sottoposti al controllo del Miur, come ad esempio l'Enea. Così come nello spirito della Spending review si colpisce un campo di ricerca, quello delle energie alternative, che come il welfare, la mobilità, la sanità devono essere il volano della crescita economica». La Spending review è comunque una mazzata fortissima per il settore conoscenza.Napolitano insiste sullanecessitàche la revisionedi spesapreveda«interventiequilibratie socialmentesostenibili».Nel testo finalequestoequilibrio c'è? «Assolutamente no. Per quanto riguarda il settore della scuola e della ricerca c'è il taglio del 10 per cento agli organici di tecnici e amministrativi che arrivano dopo quelli epocali fatti al tempo, per fortuna chiuso, della Gelmini. C'è poi il dramma delle migliaia di precari che sono l'asse portante di molti enti, i nostri ricercatori vengono apprezzati all'estero e qua li trattiamo malissimo. Ci sono poi provvedimenti assurdi come quello che trasforma gli insegnanti inidonei in tecnici amministrativi, svilendo la loro professionalità. Più in generale la Spending review riduce in modo fortissimo il welfare. Nonostante le smentite del governo si tratta di tagli lineari fortissimi su sanità, trasporti ed enti locali». LeipensacheilgovernoaccoglieràleindicazionidelpresidenteNapolitano? «Lo spero. È un invito accorato a tornare ad investire in qualità che fa onore al Capo dello Stato che ha sempre avuto un occhio di riguardo per questo tema. L'Italia investe poco in ricerca e ancora meno lo fa il nostro settore privato. Da questo punto di vista purtroppo né da parte di Monti né da parte dello stesso ministro Profumo vediamo un cambio di linea. Ma ora l'intervento del presidente della Repubblica li costringe a una presa d'atto». Eselapresad'attononarriverà?Voiavetegià indettounoscioperoadottobre... «Se non ci sarà un cambio radicale di linea da parte del governo, lo confermiamo: sciopero a inizio ottobre con la Uil e grande manifestazione nazionale della scuola e della ricerca sabato 20 ottobre». Perilsindacatopoisiattendelaseconda Spendingreviewche ridurràpermessi e distacchi... «Beh, sarebbe un provvedimento coerente con le parole di Monti contro la concertazione e il ruolo del sindacato. Noi siamo pronti a fare sacrifici, ma i distacchi e i permessi sono necessari per rappresentare i lavoratori e sui finanziamenti tutti sanno che il sindacato vive delle deleghe dei lavoratori iscritti. Mi sembra che il piano del governo miri a ridimensionare il ruolo del sindacato visto come un intralcio in quanto portatore di istanze generali, seguendo in pieno la cultura liberista». Il governo compia «scelte equilibrate e socialmente sostenibili» in merito alla revisione della spesa. Il presidente della Repubblica ha voluto ancora intervenire sulla Spending review, sollecitando a procedere con tagli che siano equi e sostenibili. E lo ha fatto con una lettera inviata dal segretario generale del Quirinale, Donato Marra il 10 agosto scorso, due giorni dopo il via libera e la conversione in legge del decreto da parte del Parlamento - al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà e, per conoscenza, al ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi. Nella lettera viene infatti ribadita la raccomandazione di Napolitano a che «in sede di revisione del complesso di spesa si effettuino scelte equilibrate, sostenibili socialmente e coerenti con la necessaria priorità degli investimenti per l'innovazione, la ricerca e la formazione». Un impegno da tenere ben chiaro dato che, viene ricordato nella lettera, il provvedimento è stato soggetto a «molte modifiche», peraltro «strettamente connesse agli interventi individuati dal governo in sede di approvazione del decreto emanato dal Presidente della Repubblica». La lettera si sofferma, quindi, in coerenza con le preoccupazioni in essa contenute, sulla situazione degli enti di ricerca, il loro finanziamento ed il loro futuro. «Il presidente Napolitano, nel prendere atto che in sede di conversione è stata soppressa per il 2012 la riduzione dei trasferimenti agli enti di ricerca, mentre le riduzioni per gli anni successivi, 2013 e 2014, sono state demandate al decreto ministeriale di ripartizione del fondo ordinario di finanziamento, auspica, che in tale sede, si valutino attentamente le finalità e la specifica condizione finanziaria di ciascun ente». La risposta del governo non si è fatta attendere. Il sottosegretario Catricalà ha confermato, dopo aver informato il premier Monti dell'iniziativa del Quirinale, la disponibilità dell'esecutivo a operare «con scelte equilibrate in ogni senso e coerenti con gli investimenti necessari all'innovazione, alla ricerca e alla formazione» impegnandosi a coinvolgere «i ministri competenti degli auspici espressi perché si operi con scelte equilibrate» e assicurando l'impegno a intervenire con eventuali correzioni, da valutare in sede parlamentare, anche sull'altro argomento sui cui il Colle ha puntato i riflettori e cioè le misure che riguardano l'aumento delle sanzioni in merito agli scioperi nei servizi essenziali, sottolineando tra l'altro che si tratta di misure fuori materia e quindi a rischio incostituzionalità. IPALETTISULLADECRETAZIONE Su questo punto Marra ha scritto: «Tale modifica non appare in linea con quanto ribadito dalla Corte Costituzionale (da ultimo con la sentenza n. 22 del 2012) in ordine alle caratteristiche proprie della decretazione d'urgenza». Il giudice delle leggi, infatti, dopo aver affermato che le Camere possono, nell'esercizio della loro potestà legislativa, apportare emendamenti al testo dei decreti-legge per modificare la disciplina normativa in essi contenuta, ha precisato che «esorbita invece dalla sequenza tipica profilata dall'art. 77, secondo comma, l'alterazione dell'omogeneità di fondo della normativa urgente, quale risulta dal testo originario, ove questo, a sua volta, possieda tale caratteristica». La Corte definisce questa evenienza come un uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che «la Costituzione gli attribuisce, con speciali modalità di procedura, allo scopo tipico di convertire, o non, in legge un decreto-legge». E Catricalà ha subito risposto: «Ho riferito i giusti rilievi sollevati al presidente del Consiglio e ho dato disposizione al nostro ufficio legislativo di affrontare, come da voi suggerito, la questione nel primo provvedimento utile». In sede di promulgazione di una legge così complessa, e per certi versi decisiva, l'8 agosto il presidente aveva voluto riconoscere al Parlamento di avere «ancora una volta dato a larga maggioranza e in piena, responsabile consapevolezza, il suo consenso, nel quale si esprime - in Italia come in ogni Paese democratico - l'imprescindibile, autonomo e decisivo ruolo del Parlamento». Europa, recessione vicina La produzione industriale crolla in Italia: -8,2% L'INTERVISTA In una lettera al premier l'appello sulla spending review «Necessarie scelte che rispettino le priorità di investimento su innovazione, ricerca e formazione» L'Eurozona cammina sul crinale della recessione mentre l'Italia vi è precipitata dentro ormai da un pezzo. Lo si sapeva, ma ieri Eurostat lo ha certificato con dovizia di cifre, e se per quest'anno il destino del Pil nell'intero Vecchio continente appare ancora incerto, con il segno meno che si alterna alla crescita zero, quello negativo del nostro Paese è segnato, e anzi il crollo della produzione industriale rilevato nel mese di giugno ci dice che il peggio potrebbe ancora venire. Nel secondo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo dei 17 Paesi dell' euro ha chiuso in flessione dello 0,2%, in linea con le previsioni e appesantito dalla frenata di investimenti e consumi. Un dato particolarmente pesante perché si torna in negativo per la prima volta dal 2010, cioè dall'onda lunga della grande crisi iniziata negli Usa e culminata con il disastro di Lehman Brothers. In realtà il segno meno aveva fatto capolino già nella rilevazione precedente, relativa al periodo gennaio-marzo. Ma adesso Eurostat ha rivisto i dati del primo trimestre stimando una crescita piatta contro l'iniziale -0,1%. Un fatto non trascurabile perché cancella, almeno per ora, l'entrata ufficiale in recessione che avviene in presenza di due trimestri consecutivi in L'ITALIAELACRISI MARCELLA CIARNELLI mciarnelli@unita.it Napolitano a Monti: «Tagli equilibrati e sostenibili» . . . La risposta dell'esecutivo affidata a Catricalà: pronti ad apportare eventuali correzioni MARCOVENTIMIGLIA MILANO . . . «Siamo riusciti a salvare i fondi ordinari 2012 ma restano le sforbiciate per gli anni successivi» DomenicoPantaleo IlsegretariodellaFlcCgil: «Cosìcolpisconoilwelfare, lasanità, ilmondo dellaconoscenza.Senon invertonola rotta,ottobre saràunmesecaldo» «Il governo cambi strada, basta manovre mascherate» MASSIMOFRANCHI ROMA 2 mercoledì 15 agosto 2012
Un concordato con i creditori e l'affitto degli asset produttivi dell'azienda, che servirebbe alla Wind Jet a ripagare almeno in parte gli stessi creditori e garantirebbe la continuità aziendale. Fino a sera, era questa l'ipotesi messa in piedi dalla taskforce sulle crisi aziendali del ministero dello Sviluppo. Tre tavoli, tre confronti separati per discutere il destino della low cost siciliana che sta complicando l'estate di migliaia di passeggeri oltre che quella dei propri dipendenti. In una stanza i vertici della compagnia isolana, in un'altra quelli di Alitalia e in un'altra ancora i sindacati, con i tecnici dello staff di Corrado Passera che fanno la spola fra i tavoli. Fuori, negli aeroporti la protesta di chi deve partire e di chi vorrebbe continuare a lavorare. La vertenza è complicata: dopo mesi di trattative fallite sulla possibile acquisizione, l'amministratore delegato di Alitalia, Andrea Ragnetti, ieri si è presentato al ministero dicendo che non ci sono più i margini per riaprire il dossier: «Non c'è nessuna possibilità di ripresa di un dialogo. Il problema - ha spiegato il manager parlando di Wind Jet - è che è un'azienda che non esiste neanche più e non ha neanche più gli aerei. È un'azienda ridotta molto male». Una linea, quella del manager Alitalia, confermata alla fine dell'incontro anche dall'ad di Wind Jet, Stefano Rantuccio: «Abbiamo rilevato l'indisponibilità di Alitalia, cercheremo altre vie». La compagnia catanese ha fatto riferimento a diversi altri vettori che sarebbero interessati a trattare. L'unico a lasciare aperto qualche spiraglio alla partita con la compagnia guidata da Ragnetti è il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, che lasciando il ministero ha parlato di «interesse strategico da parte di Alitalia». «Ma non a queste condizioni», ha precisato poi il ministro Passera. AD ALTRECONDIZIONI L'«interesse» è riferibile al fatto che fino alla scorsa settimana la compagnia siciliana ha gestito il 25 per cento del traffico aereo dello scalo siciliano, il quinto in ordine di grandezza in Italia. Una fetta di mercato non indifferente che, di fronte ad un eventuale fallimento della low cost, farebbe gola a molti, a cominciare da chi in questi giorni sta portando a destinazione i passeggeri Wind Jet rimasti a piedi. Tra queste compagnie c'è anche Alitalia, che ieri sempre per bocca del suo amministratore delegato ha fatto sapere di perdere circa ottanta mila euro al giorno per far volare chi è rimasto con in mano il biglietto della società catanese. Questo nonostante le associazioni dei consumatori si lamentino dei rincari (da 80 a 150 euro) che i passeggeri sono costretti a sostenere per cambiare il biglietto Wind Jet con quello di altre compagnie. Secondo quanto è emerso, sulla società fondata da Antonio Pulvirenti, presidente del Catania Calcio, grava un debito di 140 milioni di euro. Soldi attesi soprattutto dai fornitori, tra i quali la Sac, la società che gestisce l'aeroporto ai piedi dell'Etna, che ha sequestrato - con l'ok del Tribunale l'unico aereo targato Wind Jet che non sarebbe ancora ritornato nella disponibilità delle società di leasing che affittano i veivoli alla compagnia. Intanto continuano le proteste negli aeroporti dei cinquecento dipendenti Wind Jet che chiedono di tornare a lavorare. Per loro ieri i sindacati hanno chiesto riaggiornare il tavolo al 24 agosto e di accelerare l'iter per la cassa integrazione per tutti i lavoratori fino alla fine della vertenza. «Una soluzione d'emergenza», la definiscono il segretario Uilt, Marco Veneziani, e il responsabile dei piloti Ivan Viglietti, che ieri ha partecipato al tavolo. Mentre Mauro Rossi segretario Filt-Cgil, a nome della delegazione sindacale accusa Wind Jet: «Il nulla di fatto è soprattutto per la responsabilità della stessa Wind Jet che si dice convinta di portercela fare da sola». Nel frattempo gli stessi lavoratori hanno scritto una lettera ai migliaia di passeggeri disagiati: «La situazione è dolorosa, ci dispiace». Negli scali l'emergenza sembra ridimensionarsi. L'Enac ha pubblicato (www.enac.gov.it) l'elenco dei voli sostitutivi della Wind Jet fino alla fine del mese. Grandi opere o piccole opere? Il governo sembra preferire le seconde. Mentre il piano città muove già le prime mosse (Roma e Milano sono già pronte, ma altre decine di Comuni stanno inviando le proposte all'Anci), la cassa per i maxi-interventi resta a secco. Il piano da 100 miliardi di euro di qui al 2015 di risorse pubblico-private annunciato da Corrado Passera è ancora sulla carta. Nel frattempo - nota il Sole 24Ore - le procedure si sono snellite rispetto al governo Berlusconi, ma i soldi effettivi arrivano con il contagocce. Secondo dati Ance se ad agosto 2011 il Cipe aveva già ripartito 20,7 miliardi, ad aprile 2012 circa il 30% di quella somma era disponibile. In cifre: soltanto 6 miliardi saranno disponibili per trasformarsi in cantieri. A rilento anche il piano di edilizia scolastica, partito addirittura nel 2010. In questo caso non manca solo la cassa, ma anche la previsione di bilancio. Sempre secondo i costruttori finora sarebbero stati sbloccati soltanto 50 milioni. Ne servirebbero 360. FALLIMENTO A dire la verità, tutto il piano delle grandi opere varato in pompa magna da Silvio Berlusconi nel 2001 è in ritardo. Soltanto 51 opere su 269 deliberate sono state completate. Una quota del 18%. Il dato compare in un documento del governo Monti, che riporta anche lo stato dei finanziamenti ancora necessari: sono coperti solo 74,8 miliardi a fronte di un fabbisogno dei 133,5 necessari. Il Sole24Ore cita anche documentazione Cresme e dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici: al sistema dei valichi manca l'85% delle risorse. Nella stessa situazione si ritrovano gli allacciamenti ferroviari e stradali e i grandi hub aeroportuali. Ci sarà da aspettare la prossima legge di Stabilità per capire se ci sarà una virata su questo fronte. MANCAANCHEL'ANAGRAFE Ma a segnare il passo - come osserva con ironia il quotidiano economico - è persino l'anagrafe delle opere incompiute, ribattezzata «l'incompiuta delle incompiute». Doveva partire il 28 marzo scorso, invece non se ne vede traccia. Si tratta della banca dati su tutti i lavori interrotti o abbandonati. L'anagrafe avrebbe dovuto fornire una radiografia dettagliata delle infrastrutture inutili o impossibili, rimaste a metà strada. Anche qui, c'è lo zampino della burocrazia. Non è che non si vuole fare, non si puòproprio fare, perché manca un regolamento. Il testo dovrebbe indicare i criteri con cui concretamente le Regioni devono mettere a punto l'elenco delle incompiute. Così, nessuno si muove. Diverso il caso dei piccoli progetti locali. Il piano città dell'ultimo decreto sviluppo ha riaperto il cantiere della riqualificazione urbana. Il decreto stanzia i primi 244 miliardi, e solo pochi giorni fa il sottosegretario Mario Ciaccia ha emanato i criteri di selezione dei piani presentati dai diversi Comuni. Entro il 5 ottobre i municipi dovranno inviare le loro proposte all'Anci, che ha pubblicato sul suo sito un «vademecum» per guidare gli amministratori. Quello che si richiede è una molteplicità di interventi, la cantierabilità immediata e la compatibilità urbanistica delle opere. A decidere sarà la Cabina di regia istituita dal decreto con una procedura di gara informale. In partenza saranno una cinquantina i progetti che andranno avanti. Come si è detto, Roma ha già inviato la sua proposta sull'area di Pietralata. Milano ha due progetti di Bovisa Gasometri e Porto di Mare. Ma anche Bari ha un progetto già pronto nel cassetto. Gli altri ci metteranno un po' più di tempo. L'arbitro della gara è la cabina di regia composta da 11 rappresentanti ministeriali, uno della Cassa depositi e prestiti, uno del Demanio, e due rappresentanti di Regioni e Province autonome. Per il futuro i fondi potrebbero lievitare. Si parte dai 244 milioni iniziali, ma è probabile che si aggiunga una parte dei 100 milioni del programma di risanamento energetico delle scuole e parte della dotazione di 1,6 miliardi per il social housing, dati in dote al Fondo investimenti per l'abitare della Cassa depositi. Secondo il sottosegretario Ciaccia il piano città potrà muovere investimenti per miliardi. Ciaccia rassicura anche sui tempi: il piano partirà comunque, nonostante gli slittamenti dei termini per la presentazione dei piani. IL CASO Prosegue il crollodi Groupon, il gruppochepropone supersconti su Internet.AWall Streethaperso quasi il 26%a metàgiornata, toccando il minimostorico.Ascatenare la pioggiadi venditedegli investitori sonostati i contipubblicati lunedì dopo la chiusura dellecontrattazioni. Nonostante il colosso delle vendite onlinesia tornato inutile nel secondo trimestreha, infatti, tagliato lestime dicrescitaper iprossimi 3 mesi, scatenando ilpanico tra gli azionisti. Il listino dellasocietàè sceso a5,58 dollariper azione, il puntopiùbasso dallaquotazionedi novembre. Grandi opere senza risorse Il fallimento di Berlusconi Annunciato nel 2001, il maxi-programma è stato realizzato solo al 18% Piano città: Roma e Milano hanno già presentato i progetti BIANCA DIGIOVANNI ROMA ECONOMIA . . . Il Cipe ha stanziato quest'anno soltanto un terzo di quanto messo sul piatto l'anno scorso Wind Jet: «Avanti da sola» Ma i sindacati l'accusano Ancora proteste dei dipendenti Wind Jet che temono per il posto di lavoro FOTO DI MAURIZIO D'ARRÒ/ANSA Alitalia si smarca dalla fusione: «Dialogo chiuso» Si cercano soluzioni per la continuità aziendale GIUSEPPEVESPO g.vespo@gmail.com CrollaGroupon Gli scontion line nontiranopiù L'arrivo della nuova ondata di caldo torrido, prevista nelle prossime ore, rischia di dare il colpo di grazia all'agricoltura italiana che, a causa della più grave siccità degli ultimi dieci anni registra danni per un miliardo di euro. È quanto afferma Coldiretti, che ha elaborato la prima mappa della sete regione per regione, sottolineando che si contano già pesanti tagli alla produzione nazionale che vanno dal -20% del pomodoro, al -30% del mais, fino al -40% della soia. Forti riduzioni, secondo Coldiretti, sono previste anche per la barbabietola da zucchero (quasi -50%) e per il girasole (-20%), mentre la vendemmia si preannuncia una delle più contenute dell'ultimo secolo anche se di buona qualità. «Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici nei confronti dei quali occorre intervenire con aiuti finanziari per affrontare l'emergenza ma anche con misure strutturali» sottolinea il presidente di Coldiretti Sergio Marini, sottolineando «l'importanza delle opere infrastrutturali per la conservazione dell' acqua con il necessario potenziamento degli invasi per l'avvenuta modifica della distribuzione della pioggia». In più l'allarme cibo per una carestia mondiale lanciato dal G20 rischia di aggravare la crisi economica anche in Italia che importa l'80% della soia di cui ha bisogno, quasi la metà del grano che consuma e anche circa il 20% del mais necessario, che sono le materie prime agricole oggetto dei forti rincari per effetto del crollo della produzione mondiale. «È stato il crollo dei raccolti negli Stati Uniti con un calo del 13% per il mais e del 12% per la soia, che servono per alimentare gli animali per la produzione di latte e carne, a provocare - sottolinea la Coldiretti - l'allarme mondiale con aumenti dei prezzi delle derrate superiori al 30% da inizio anno. Un problema che riguarda anche l'Italia che è fortemente dipendente per le importazioni dall'estero». Siccità, è emergenza Le colture rischiano il ko VALERIORASPELLI ROMA 10 mercoledì 15 agosto 2012
Un «falco» alla difesa interna. Per accelerare i preparativi di un attacco. L'attacco all'Iran. L'ex responsabile dello Shin Beth (il servizio segreto interno israeliano) Avi Dichter, è il nuovo ministro della Difesa passiva d'Israele. Lo hanno annunciato i media locali, mentre lo Stato ebraico accelera i preparativi di difesa della popolazione in caso di guerra con l'Iran. Ex-ministro della Sicurezza interna, Dichter, deputato del partito centrista di opposizione Kadima si appresta a dare le dimissioni dalla Knesset (Parlamento) per entrare nel governo. PREPARATIVI DIGUERRA Il neo ministro, che farà riferimento al titolare della Difesa, Ehud Barak, prende il posto di Matan Vilnai, nominato ambasciatore d'Israele in Cina. Recentemente Dichter si è detto favorevole all'ipotesi che Israele si doti di «mezzi di attacco militare» contro le installazioni nucleari iraniane. Secondo la radio militare, l'arrivo al governo di Dichter dovrebbe rafforzare la posizione dei «falchi», sostenitori di un attacco contro l'Iran. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak sono determinati ad attaccare le infrastrutture atomiche in Iran questo autunno, prima cioè delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Ad anticiparlo nei giorni scorsi con un titolo a tutta pagina è il quotidiano YediotAhronot. Sulla stessa linea di pensiero un dirigente israeliano dichiara, in forma anonima, al quotidiano Haaretz che «la spada puntata ora al nostro collo è più affilata della spada che avevamo al collo alla vigilia della guerra dei sei giorni (1967)», quando Israele optò per un attacco militare preventivo contro i paesi vicini. In un sondaggio di opinione Maariv ha rilevato che il 40% degli israeliani è favorevole ad un'operazione militare contro le infrastrutture nucleari in Iran. Il 37% paventa che qualora il regime degli ayatollah si dotasse di armi atomiche gli ebrei rischierebbero «una seconda Shoah». Nel frattempo, il generale Benny Ganz, capo di stato maggiore, invita a prepararsi su «fronti multipli». L'esercito raddoppia ai soldati le «razioni K» e pubblicizza il sistema sms in quattro lingue, introdotto mesi fa, che su tutti i cellulari avvertirà gli israeliani d'eventuali attacchi. L'IRANRILANCIA Teheran minimizza le minacce israeliane di un imminente attacco ai suoi siti nucleari, sottolineando come anche i leader israeliani siano consapevoli del fatto che un'azione così «stupida» avrebbe «conseguenze molto gravi». «Nei nostri calcoli - afferma il ministro degli Esteri Ramin Mehmanparast non stiamo prendendo molto seriamente queste dichiarazioni perché capiamo che sono false e senza fondamento, anche se alcuni funzionari del regime illegittimo volessero attuare tale stupida azione, ci sono quelli che non lo permetteranno perché sono consapevoli delle conseguenze molto gravi che patirebbero per tale atto». Da parte sua, il ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi, ha definito le minacce israeliane «un segno di debolezza» da parte di «leader senza cervello». Nei giorni scorsi il New York Times, in un articolo sui colloqui tra Israele e Usa su un eventuale attacco all'Iran, ha scritto che in Israele c'è chi sostiene che il premier Netanyahu sia intenzionato ad agire a settembre o all'inizio di ottobre, prima delle prossime elezioni presidenziali Usa. Il premier teme infatti di avere meno influenza in caso di rielezione di Barack Obama, ed è anche consapevole, qualora vincesse Mitt Romney, che il nuovo inquilino della Casa Bianca non si lancerebbe in una grande operazione militare all'inizio del suo mandato. Sul quotidiano la dichiarazione dell' ex capo dell'intelligence israeliana (Mossad), Efraim Halevy: «Se fossi un iraniano avrei paura nelle prossime 12 settimane». Le 12 settimane sono quelle che mancano alle elezioni presidenziali americane, che dovrebbero tenersi agli inizi di novembre. La sala di comando delle operazioni militari è scavata nelle viscere della terra sotto il ministero della Difesa, a Tel Aviv. Da qui verrà guidata «l'Armada volante». Manca solo la luce verde politica. I piani operativi sono già pronti. All'ora prescelta si leveranno in cielo cento apparecchi, fra aerei da combattimento, da intercettazione, da rifornimento, da guerra elettronica. Gli aerei F16i e F15i sono del resto in grado di raggiungere l'Iran senza rifornimenti in volo anche con un carico di ordigni. Tre sono le possibili rotte d'attacco: una lungo il confino turco-siriano; un'altra sulla Giordania; una terza su Arabia Saudita ed Iraq. Secondo uno degli scenari ritenuti più «realistici», Israele non cercherà i di distruggere l'intera rete degli stabilimenti nucleari iraniani, ma solo quelli ritenuti d'importanza critica: le località che vengono spesso menzionate sono Natanz, Isfahan, Kom, Arak. Quanto alla centrale di Bushehr, c'è chi ritiene che vada risparmiata, per non provocare una fuga di materiale radioattivo. 16/08/2007 16/08/2012 RENATO MARANGONI Nel quinto anno dalla scomparsa, la moglie Ernesta Luisa lo ricorda con immutato affetto. TUNISIA È l'ex capo dello Shin Bet, Avi Dichter Per la radio militare la sua nomina rafforza il campo interventista UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Il regime del presidente Bashar al-Assad ora «controlla solo il 30 per cento del Paese», è «crollato militarmente, economicamente e moralmente». A sostenerlo è l'ex premier disertore Riad Hijab, in una conferenza stampa da Amman, in Giordania. «Vi assicuro, in base alla mia esperienza, che il regime si è incrinato», ha aggiunto, esortando i ribelli siriani a «continuare la loro lotta« contro i lealisti ed invitando le forze di Damasco a «non puntare i loro fucili contro il popolo siriano». Parlando per la sua prima volta di fronte la stampa, Hijab ha quindi negato il suo interesse a detenere una posizione politica nella nuova Siria e ribadito di non essere stato destituito: «Ho deciso io di lasciare il regime, il 5 agosto, dopo aver perso la speranza che qualcosa potesse cambiare. in giordania sono giunto tre giorni dopo». Il regime di Damasco «sottomette il popolo siriano commettendo crimini e io non potevo continuare a guardare», insiste Hijab nella conferenza stampa trasmessa in diretta tv da Amman. STRETTAFINALE Hijab ha poi lanciato un appello: «A tutti i rivoluzionari, affinché si uniscano per la difesa del popolo siriano» e «all'esercito siriano: segua l'esempio di quelli di Egitto e Tunisia e passi dalla parte del popolo». Perché «non c'è più speranza per dare una soluzione politica» a una crisi che è sfociata in una guerra totale. «Ringraziamo l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia e chiediamo loro di continuare a sostenere questa giusta rivolta fino alla vittoria», ha concluso Hijab da Amman. Il suo portavoce, Mohammed Otri, ha fatto sapere che l'ex premier lascerà la Giordania per il Qatar, ma senza precisare quando. Nel frattempo, è salito a oltre 23.000 il numero complessivo di coloro che hanno perso la vita in Siria dall' inizio della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, quasi diciassette mesi fa: a denunciarlo è Rami Abdel Rahman, direttore dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gruppo dell'opposizione in esilio con sede nel Regno Unito. EMERGENZAUMANITARIA «A tutto il 13 agosto», riferisce il dissidente, «sono state uccise 23.002 persone, compresi 16.142 civili, 1.018 disertori e 5.482 militari governativi». Tra le vittime civili, precisa, sono inseriti anche coloro che avevano preso le armi contro il governo di Damasco. Soltanto negli ultimi tredici giorni, rimarca Abdel Rahman, i nuovo morti sono stati nel complesso 2.409. Si tratta di cifre impossibili da accertare in maniera obiettiva, al punto che la stessa Onu da tempo ha rinunciato a stilare qualsiasi computo: l'ultimo indicava un totale approssimativo di circa 19.000 caduti. In Siria cresce anche l'emergenza umanitaria. L'inasprimento degli scontri degli ultimi giorni sta provocando effetti terribili sulla popolazione. Si calcola che siano coinvolte in maniera diretta almeno due milioni di persone, di cui un milione e mezzo costrette a lasciare le proprie case. Per affrontare il problema è giunta nel Paese mediorientale via terra, dopo aver attraversato la frontiera con il Libano a bordo di un apposito convoglio, Valerie Amos, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari nonché coordinatore dei Soccorsi di Emergenza dello stesso Palazzo di Vetro. Secondo fonti diplomatiche l'inviata dell'Onu intende chiedere la sospensione degli scontri, o almeno un rallentamento della loro intensità, per consentire di portare gli aiuti più urgenti ai civili siriani. In caso contrario l'accesso ai siti dove le esigenze della popolazione sono maggiori resterà di fatto impossibile. Intanto nuovi violenti combattimenti sono esplosi ieri mattina nella seconda città più importante della Siria, Aleppo, nel distretto sud-occidentale di Saif al-Dawla e Salaheddin, dove l'esercito continua a bombardare diverse zone controllate dai ribelli. Lo ha reso noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani, sottolineando come quest'ultima zona è stata sottratta ai ribelli nonostante permangano delle sacche di resistenza. Anche ieri i civili sono rimasti coinvolti nel conflitto: un uomo è morto dopo esser stato colpito da un cecchino a Saif al-Dawla. L'altro ieri almeno 100 civili hanno perso la vita in tutto il Paese, 57 solo nella provincia di Damasco. Inpiazzacresce laprotestadelledonne Israele, un falco alla Difesa Allarme rosso per Teheran Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una riunione del governo FOTO DI ABIR SULTAN/ANSA-EPA MONDO . . . Fonti di intelligence ipotizzano l'attacco entro ottobre, prima delle presidenziali Usa . . . Già individuati i siti nucleari da colpire e predisposto il comando delle operazioni Siria, l'ex premier «Assad controlla il 30% del Paese» Per Riad Hijab, «regime allo sbando» Esodo biblico: oltre due milioni gli sfollati La tragedia dei civili U.D.G. . . . Scontri ad Aleppo e Damasco. In 17 mesi di guerra, i morti sono oltre 27mila Migliaiadi personehanno manifestato l'altro ieri sera aTunisi perchiedere il rispettodeidiritti delle donne, in quelloche è stato ilpiùgrande corteo dell'opposizionecontro ilgoverno guidatodagli islamici diEnnahda dallo scorsoaprile.E ieri incentinaia sono nuovamentescesi instrada aSidi Bouzid, laculla della rivoluzione dei gelsomini,perchiedere la liberazione dellepersone fermatenei giorni scorsi. Due lemanifestazioniorganizzate nellacapitale tunisina l'altro ieri sera, unaautorizzata, l'altra no, macon la stessaparolad'ordine: il ritirodi una bozzadella Costituzione cheevoca la «complementarietà»e non l'uguaglianzadei sessi. Imanifestanti, riuniti su invito delle organizzazioni delledonne, deidiritti dell'uomoe dell'opposizione,hannocelebrato proprio l'altro ieri l'anniversariodella promulgazionedelCodicedi status personale(13 agosto1956),una serie di leggi ancorasenzaprecedenti nel mondoarabo, chestabilisce l'uguaglianzadi genere invari settori. Tuttavia, inbase ad unabozza della nuovaCostituzione, la parità tra i sessi nonè menzionata. Ennahdanega di volerattaccare i dirittidelle donnee sottolineache l'uguaglianzadei sessiè menzionatanel preambolodella futuraCostituzione.«Il futuro(della Tunisia)non è piùpossibile senza la donna»,hadetto MayaJribi, segretariogeneraledel Partito Repubblicano.Leproteste proseguirannonei prossimigiorni. Le donnenontorneranno acasa. 12 mercoledì 15 agosto 2012
L'ANALISI MICHELECILIBERTO Se poi considerasse l'ipote-si di dimettersi subito sa-rebbe anche meglio». Co-sì, ecco che c'è chi, puretra le file del MovimentoCinque Stelle, su Facebook, ritiene che Giovanni Favia farebbe bene ad andare a nascondersi. L'accusa rivolta al consigliere regionale grillino dell'Emilia Romagna è pesante: acquistando, com'è stato scoperto, spazi televisivi per raccontarsi e raccontare l'attività istituzionale, avrebbe lavorato alla sua personale leadership, e questo la morale dei Cinque Stelle più rigorosi non lo consente. Del resto, stanno cercando di spazzare tutto il pre-esistente e di occupare lo spazio disinfestato con un Movimento senza leaderini in grado di ricalcare le dinamiche di potere che si sono incaricati di gettare alle ortiche. Da questo punto di vista, l'infrazione di Favia - tutto sommato modesta sotto il profilo materiale - acquista un valore simbolico formidabile mentre va a cozzare contro l'igiene grillina e i suoi principi. Il capo del Movimento aveva infatti fatto esplicito divieto a tutti i suoi di presentarsi nei salotti tv, di accettare contraddittori – bella igiene – gestiti davanti a delle telecamere. Favia, è noto, ha ammesso di aver pagato e promette di continuare a farlo per avere un affaccio tv che lo metta al riparo dal rischio di «essere censurato». Per far questo, spende denaro pubblico, poco ma lo spende perché, attenzione, «l'informazione non è libera». Giusto, ma se ne lamentava anche Berlusconi che perfino davanti alle tv piangeva sul fatto che erano tutte contro di lui. Il paragone è fantasticamente ingeneroso e tuttavia è difficile non destare grande attenzione se dopo aver predicato di fronte a tutti «noi via dalle tv», salta fuori che non solo ci vai ma che paghi con denaro pubblico per esserci perché, in sostanza, la vita è dura. È una bella botta, sennonché sul blog di Grillo non è stato facile trovare tracce di dibattito sulla materia. Qualcuno lo avrà raccontato al gran pubblico del blog come stanno le cose? Magari ci siamo sbagliati, ma anche se il caso è stato mostrato non ha mosso parole. Strano: qualcuno suggerisce che lì dentro, dove Casaleggio impera, non si muove foglia che Grillo non voglia; forse. Certo, sono comparse solo alcune prese di posizione che senza partire dall'assunto che riguarda Favia, cercano di bollare possibili obiezioni, crisi di coscienza. «Questo tormentone – si legge nel blog – è stato confezionato come altri da nemici di Grillo...», e poi un altro post: «C'è chi spende 200 euro per fare informazione e quelli che spendono 5000 euro al giorno per una resort – testuale – escort comprese e allora e allora...». Muro, molto basso però. LAPOLEMICASUI SOCIALNETWORK Più convinzione si rintraccia su Facebook, dove sono attivi alcuni fan preparati e poco intimiditi dall'ombra di Casaleggio: «Quanto siano schifosi i media si sa - scriveva Gilda sul social network e le sue parole sono sincere ma il dramma per me rimane quello che si costruiscano leader anche nel M5S dove personalmente sono entrata proprio per evitarli: siamo in grado o no di ragionare assieme in rete e arrivare a proposte e azioni condivise? Se non è vero che la rete ci dà questa possibilità non serve comprare spazi in tv, anzi ogni gesto di continuità e di “competizione” con ciò che esiste ci allontana dal nostro obbiettivo che è e rimane per me quello di restituire la Politica alle persone». Ma questa è un'aura di sinistra radicale che scalcia, e nel Movimento c'è molto altro e spesso in conflitto culturale netto con questa aura. È uno dei suoi problemi. Resta Favia con la sua storia non bellissima, perché par di capire che questi spazi tv non sarebbero mai stati segnalati dalle emittenti come inserti a pagamento, quindi privi di contenuti giornalistici. Di conseguenza, Favia – e con lui altri politici dell'Udc, della Sel e del Pdl – avrebbero ingannato la buona fede degli ascoltatori. Ancora, sempre Favia sostiene di aver pagato per avere a disposizione spazi autogestiti, ma poi racconta di aver preteso nella stipula del contratto - 200 euro al mese - di poter essere interrogato solo su materie regionali e non nazionali. Quindi, non erano spazi del tutto autogestiti, ma cuscinetti comodi travestiti da severe panche. Così Favia pensa di aver tranquillizzato Grillo ed evitato il suo divieto. Ma non ci scommetteremmo 200 euro. Calderoli e Di Pietro insieme in una conferenza stampa sul federalismo demaniale nel 2010 FOTO DI FABIO CAMPANA/ANSA SEGUEDALLAPRIMA Democrazia e opinione pubblica sono due concetti strettamente connessi: come ci hanno spiegato i classici della democrazia senza l'una non può esservi l'altra. E qual è oggi in Italia la situazione della opinione pubblica, quali sono i luoghi principali della sua formazione, quali le forme e il lessico attraverso cui essa si costituisce e si esprime? Queste domande, ovviamente, riguardano in primo luogo la televisione, che nel periodo berlusconiano ha assunto un ruolo centrale nella diffusione di sensi comuni a livello di massa; ma anche i giornali - e non solo i quotidiani continuano a svolgere, nonostante la loro crisi, un ruolo importante. Sia l'una sia gli altri sono profondamente cambiati negli ultimi tre decenni con l'affermazione, per quanto riguarda la televisione, dei cosiddetti talk-show. Questo fenomeno, che precede il successo politico di Berlusconi, si distingue anzitutto per due elementi: un coinvolgimento passivo del «pubblico» e un lessico di tipo nuovo. L'archetipo di questo tipo di televisione e di lessico televisivo è certamente il «Processo del lunedì» di Aldo Biscardi: da esso è nata un'intera famiglia di talk-show che, pur passando dallo sport alla politica, hanno mantenuto elementi costitutivi del modello originario, anzitutto sul piano del lessico che ha perso l'aura cerimoniale della prima Repubblica e si è progressivamente involgarito e trivializzato fino ad aprirsi, volutamente, alla dimensione della scurrilità, in un rapporto ambiguo e complice con il «pubblico». Questa mutazione, tuttavia, non sarebbe stata così vasta e impetuosa se nella società non fossero esplosi potenti fenomeni di «secolarizzazione» che si sono fatti sentire anzitutto sul piano antropologico: sul terreno cioè della concezione della persona, dell'individuo. Cerco di spiegarmi. Nella cultura italiana di matrice antifascista, base della prima Repubblica, sono stati presenti tre filoni filosofici, etici e religiosi: quello cristiano, quello liberale e quello marxista. I primi due, pur diversi in molti aspetti, sostengono, rispetto alla società e alla politica, il primato della persona o dell'individuo, mentre quello marxista, nella forma assunta nel Novecento, ha insistito sul primato della dimensione sociale e politica, in cui il singolo individuo deve riconoscersi e alla quale si deve subordinare. Concezioni molto diverse, dunque, ma omogenee riguardo a un punto: sia le une che le altre tengono ferma la specificità e l'originalità dell'«opera» rispetto all'«individuo». Nelle culture e nei sensi comuni generati dalla secolarizzazione è proprio questo impianto che salta, con l'affermazione di una forma di «individualismo» che toglie peso e significato all'opera e valorizza come elemento principale la dimensione individuale, dissolvendo strutturalmente - ed è questo il punto essenziale - la distinzione tra «privato» e «pubblico», con una netta prevalenza del primo sul secondo. Questo fenomeno - di cui Giovanni Paolo II con la Centesimus Annus fu critico intransigente - ha inciso profondamente, accelerandola, anche nella trasformazione della televisione e del giornalismo, con effetti di vasta portata sui processi di formazione - e manipolazione, della «opinione pubblica» -, e quindi sulla crisi della democrazia nel nostro Paese. Anzitutto a destra, ma anche a sinistra, si è imposta una forma di giornalismo che ha puntato tutte le carte sull'«individuo», prescindendo dall'«opera», con una progressiva e inevitabile caduta nella dimensione «scandalistica», in quelli che Giuseppe D'Avanzo ha chiamato in un bellissimo articolo «riti di degradazione». È il cosiddetto «metodo Boffo», che procede in modo a prima vista paradossale ma in realtà del tutto coerente con le tendenze proprie della «secolarizzazione»: si concentra sugli individui, ma per distruggerli non certo per valorizzarli, con una contrapposizione radicale alla tradizione cristiana e liberale, ma anche al pensiero originario di Carlo Marx. È un metodo che ha effetti diretti anche sul piano del lessico, il quale si impernia in costellazioni linguistiche basate sulla violenza, l'intimidazione, fino al vero e proprio avvertimento mafioso. Tutto questo incide a fondo nell'attuale crisi della democrazia italiana. Perché si sta affermando come fatto ordinario qualcosa di grave e profondo: l'attacco a quel fondamentale diritto dei «moderni» che è la libertà di opinione. Oggi chi pensa in modo non-conformista (mi riferisco alla «forma», non a uno specifico «contenuto» di cui ciascuno è ovviamente responsabile) può essere oggetto di attacchi sia a destra che a sinistra. E chi non avesse voglia di affrontare lo scontro, anche per le modalità con cui viene condotto, dovrebbe limitarsi al «foro interiore» e restare pubblicamente zitto, come nell'Italia della Controriforma. In alternativa, rischierebbe di essere immediatamente colpito denigrato diffamato e «rovistato» senza nessuna remora, anche nei suoi cassetti privati. Questa situazione può generare almeno due effetti: l'autocensura e dunque il silenzio, come abbiamo detto, o addirittura la dissimulazione, come avveniva nel Cinquecento e nel Seicento. In entrambi i casi si genera un distacco dai comportamenti e dalle procedure propri della democrazia moderna. E proprio di questo, in fondo, si tratta: della degenerazione della nostra democrazia e del nostro costume civile; del progressivo formarsi, a destra e a sinistra, di nuovi lessici e nuove forme di comunicazione imperniate sull'uso violento e intimidatorio delle «parole», e sulla ricezione passiva e subalterna di un «pubblico» ridotto a ruolo di spettatore o, addirittura, complice. Si tratta di un processo di tendenziale decomposizione della “opinione pubblica” e, di conseguenza, della crisi del rapporto tra democrazia e opinione pubblica. Cioé di crisi della democrazia stessa. È qualcosa di assai grave che va, per certi aspetti, al di là dello stesso berlusconismo, il quale usava toni violenti ma li intrecciava a forme zuccherose e anche dolciastre, secondo il modello classico del «dispotismo dolce». Nel nostro Paese, ogni tanto, qualcuno ai accorge che non esiste una vera opinione pubblica e che questo è un segno di crisi della democrazia. Giusto, ma forse bisognerebbe interrogarsi sulle ragioni profonde di questa situazione e sviluppare una riflessione organica, se davvero si vuole avviare una nuova stagione della Repubblica. Perché quello che abbiamo davanti agli occhi, in questo momento, non è affatto un bel film. L'Italia e il fantasma della libertà (d'opinione) . . . La nostra democrazia è degenerata: uso di parole violente e un pubblico che è solo spettatore passivo . . . Con la secolarizzazione si è imposto un giornalismo individualista, fino al degrado del metodo Boffo Interviste comprate a 5 Stelle Rivolta in rete tra i grillini ILCASO TONIJOP IlconsigliereFavia rivendica ildiritto dicomperarespazi in tv per«nonessere censurato».MasuInternet giàfioccanorichieste didimissioni mercoledì 15 agosto 2012 9
USA Farfalle mutanti a Fukushima Una crescita dello 0,3 per cento nel secondo trimestre dell'anno. Gli economisti tedeschi temono che possa essere l'ultima buona notizia, la frenata è nell'aria, il Pil potrebbe cominciare a declinare anche a Berlino, a fine settembre si tireranno le somme. Ma per il momento, l'industria tedesca sembra avere tutt'altro problema: trovare lavoratori specializzati per stare dietro alla produzione. E visto che in casa non ce n'è più, imprenditori e associazioni tedesche hanno puntato sull'Europa meridionale, dove la crisi divora posti di lavoro e, soprattutto tra i giovani, le prospettive sono magre. Soggiorni sul posto, per conoscere fabbrica e dintorni. Lezioni a scuola, contatti con le università. La Confederazione tedesca dei lavoratori specializzati, Zhd, si è rivolta persino alla chiesa spagnola, sperando di riuscire a riempire i posti vuoti nella regione dell'Emsland e nelle altre località che trainano il successo tedesco. Finora la risposta è stata al di sotto delle aspettative. A maggio c'è stato un aumento del 6.5 per cento dei lavoratori immigrati da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia: in 28.000 hanno fatto la valigia per il nord che promette paghe certe e solidità. Ben di più sono arrivati dalla Polonia e dall'Europa dell'est, con un aumento del 36 per cento, 94.000 nuovi arrivati. A sentire lo Spiegel la Germania è un grande ufficio di collocamento, aperto all'Europa meridionale. Si cercano ingegneri e laureati, ma anche elettricisti, saldatori, muratori e badanti. Le imprese corteggiano i possibili nuovi immigrati, promettono formazione, corsi di lingue, futuro. Giornalisti portoghesi sono stati invitati a visitare le regioni «inesplorate» della Germania che produce. Si offre lavoro sui quotidiani greci, magnificando la gioia della tranquillità nelle città di provincia e nelle aree rurali. Ma l'impatto per gli stranieri non è facile, a cominciare dalla lingua. La regione del Reno-Neckar, nella Germania sud-occidentale, ha assoldato immigrati di vecchia data - e di successo per convincere i disoccupati di Barcellona a farsi avanti. L'obiettivo è importante, perché a conti fatti, senza l'iniezione di forze fresche di qui alla fine del 2013 solo in quest'area mancheranno 35.000 lavoratori specializzati. Il problema, stando alla ricerca dello Spiegel, sembrerebbe essere soprattutto culturale. Molti sono pronti a trasferirsi a Berlino, ma città come Villingen-Schwenningen non sembrano essere tra le mete preferite dei «Pigs» d'Europa. Non è solo questione di notorietà. La Bda, la confederazione che unisce i datori di lavoro tedeschi, ha persino pubblicato un manuale di istruzioni per l'uso: come creare una «cultura accogliente». Le municipalità hanno studiato come integrare i nuovi arrivati. Ma ai quindici spagnoli arrivati da Madrid con un volo della Ryanair per visitare le imprese di Papenburg non sono sembrate allettanti le proposte per il tempo libero: giri in biciletta e gare di trattori. Javier Saintmartin, 26 anni, ha resistito per il tutto periodo di formazione a Düren, nel Nord Reno-Westfalia. Gli hanno offerto un lavoro da meccanico, ma alla fine ha salutato tutti e se n'è andato. «I compagni di lavoro sono tutti simpatici», ha scritto in un biglietto di addio. Peccato che cenino alle 6 del pomeriggio e che dopo le 8 di sera la strade siano deserte. Javier è tornato a Siviglia, ha trovato lavoro come spazzino. Ha preferito così. Che non sia una metafora di come la Germania vede l'inguaribile sud d'Europa? È piccola, di un color polvere insignificante, qualche macchiolina brunastra. Molto comune in Giappone, la farfalla blu dell'erba non è di quelle che ti fermeresti a fotografare in un prato. Eppure un gruppo di ricercatori l'ha studiata per dieci anni, individuandola come indicatore ambientale, perchè reagisce rapidamente ai cambiamenti esterni. E quando l'impianto nucleare di Fukushima è stato ridotto ad una fornace radioattiva a cielo aperto dal doppio shock di terremoto e tsunami, i ricercatori dell'università Ryukyu di Okinawa sono andati a cercarla. E hanno scoperto che la radioattività - la stessa che il governo giurava fosse a i livelli insignificanti - aveva provocato «serie anomalie» nelle farfalle e che il danno era destinato a moltiplicarsi nelle generazioni successive. Lo studio è stato pubblicato su Nature. INDICATORIAMBIENTALI Ali piccole e rattrappite, antenne e zampe fuori dall'ordinario, occhi deformi. La differenza tra il prima e il dopo Fukushima non sfugge nemmeno ad un occhio inesperto. Al momento dell'incidente, l'11 marzo del 2011, le farfalle erano ancora allo stato larvale. In maggio, i ricercatori hanno prelevato 144 esemplari in 10 località del Giappone, inclusa l'area contaminata intorno alla centrale nucleare. Gli individui adulti hanno mostrato una netta incidenza di malformazioni: circa il 18 per cento. Ma con il trascorrere del tempo, la percentuale è aumentata sensibilmente. Alla seconda-terza generazione l'incidenza era del 34%. Sei mesi dopo il disastro, in settembre, le farfalle blu prelevate nell'ambiente mostravano un tasso di malformazioni decisamente più elevato che a maggio, il 52 per cento, e nuove anomalie prima non riscontrate, per esempio sulle antenne. Un effetto dovuto all'accumulo di radiazioni, alla contaminazione dell'ambiente e delle foglie di cui le farfalle blu si nutrono. Ma anche alle mutazioni del patrimonio genetico, trasmesse da una generazione all'altra. Per averne la controprova, i ricercatori giapponesi hanno replicato in laboratorio l'effetto sulle farfalle dell'esposizione a basse dosi di radioattività. Hanno prelevato esemplari da aree non contaminate e le hanno sottoposte ad un «trattamento» con 55 millisievert nel corso del loro ciclo vitale di un mese (a Fukushima, nell'aria intorno alla centrale, si stima che la radioattività abbia raggiunto i 400 millisiviert all'ora). La cura in laboratorio ha prodotto gli stessi effetti dell'esposizione all'aria aperta in aeree contaminate. Nessuna malformazione o mutazione genetica è stata invece riscontrata nei campioni di farfalle prelevate in regioni lontane dalla prefettura di Fukushima, come ad esempio a Tokyo. «È estremamente probabile che le anomalie osservate siano state causate dall'esposizione alle radiazioni», conclude lo studio. «Si è sempre ritenuto che gli insetti siano molto resistenti alle radiazioni. In un certo senso i nostri risultati sono inaspettati», dice Joji Otaki, che guida il team di ricercatori dell'università Ryukyu. Le farfalle dei meloni o le falene della seta sono note per la loro resistenza. Le farfalle blu del dopo Fukushima sono una sorpresa, ma gli scienziati giapponesi evitano di tirare conclusioni oltre il loro campo di ricerca. «L'impatto sull'uomo? Semplicemente non lo conosciamo, la sensibilità alle radiazioni varia da specie a specie». Intorno ai reattori devastati, il governo giapponese ha imposto una zona di esclusione di venti chilometri, costringendo all'evacuazione 80.000 persone. All'interno dell'area più contaminata si alternano tremila persone, per riportare in sicurezza gli impianti e contenere il danno. Tutti e tre i reattori della centrale di Fukushima Daiichi sono stati danneggiati seriamente, il numero uno più degli altri, con rottura del guscio e dispersione all'esterno di acqua e materiale radioattivo. Il governo giapponese si era dato l'obiettivo della chiusura definitiva dei reattori entro il 2012, per avviare poi la bonifica del territorio. Ma prima che le farfalle blu tornino a volare tranquille ci vorranno decenni. Appena insediata lancia l'allarme. Secondo la presidentedell'Autorità di regolazionenucleareamericana, la geologaAllison Macfarlane, il compartoatomico Usasarebbe ancoratroppovulnerabile allescosse di terremoto chepotrebbero esserci neiprossimianni. Lanomina della Macfarlanearriva inun momento particolareper ildibattitoenergetico nelPaesee lesueparolecertamente alimenteranno ildibattito sulla sicurezzadelle centrali, oltreche sui depositidi scorie radioattivepresenti neivariStati americani. Macfarlane è la primageologa apresiedere la commissioneche regolamenta il funzionamentodelle centralielettriche nuclearie l'uso civiledi materiali radioattivi.Tra le primequestioniche dovràaffrontare, quelladelle scorie. Le normeattualiprevedonoche debbano restareall'internodegli impianti fino all'individuazionedel luogodove far nascere il futuro depositonazionale. Questascelta hacolto impreparate le aziendeche gestisconogli impianti, nellecui areeè quasi impossibile stoccare, seppur temporaneamente, i rifiuti.BarackObamaha inoltredeciso di sospendere,nel 2010, la costruzione deldepositounico per lostoccaggio dei rifiutia YuccaMountain,nel desertodelNevada.Sipunta ora a costruireun deposito nazionalecon le adeguatecaratteristiche di sicurezza. . . . Il danno aumenta nel tempo, nelle ultime generazioni l'incidenza di difetti è maggiore Due esemplari di farfalle trovate nelle vicinanze della centrale nucleare di Fukushima FOTO DI AKI HANDOUT/ANSA-EPA Una ricerca giapponese ha riscontrato un'alta incidenza di anomalie e malformazioni negli insetti dopo il disastro nucleare Ali piccole e rattrappite, occhi deformi. Quali conseguenze sull'uomo? MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Non ha più segreti il processo che permette di produrre le proteine, sia negli organismi più semplici come i lieviti, sia in quelli più complessi come l'uomo. Il risultato, pubblicato su Nature Communications, si deve ai ricercatori delle università di Sheffield e di Harvard, e apre la strada a nuove terapie per i disturbi del movimento, le distrofie muscolari e il cancro. Lo studio rivela per la prima volta i dettagli del complesso meccanismo che all'interno della cellula regola il trasporto dello «stampo» necessario alla fabbricazione delle proteine, ovvero la molecola di Rna messaggero (mRna). Una volta prodotto nel nucleo della cellula a partire dalle informazioni contenute nel Dna, l'mRna deve infatti essere trasferito nel citoplasma, dove viene usato come stampo per la produzione delle proteine in una specie di catena di montaggio costituita dai ribosomi. Grazie a questa nuova ricerca, è stato possibile scoprire che il passaggio dal nucleo al citoplasma è regolato da un complesso sistema di proteine chiamato Trex, che consegna il passaporto alle molecole di mRna pronte per il viaggio, perchè complete e promosse ai test di controllo qualità nel nucleo. Il trasporto vero e proprio è poi affidato alla proteina Nxf1, che attraversa la membrana nucleare. «Quando un'auto viene prodotta in una fabbrica, attraversa diversi stadi in cui vengono man mano aggiunti pezzi, e alla fine viene sottoposta a un controllo di qualità prima di uscire per finire negli autosaloni», spiega il coordinatore dello studio Stuart Wilson. «Allo stesso modo - aggiunge l'mRna passa attraverso diverse modificazioni nel nucleo, dove alcuni pezzi vengono aggiunti e altri rimossi. Solo quando raggiunge la fine della linea di produzione e passa tutti i controlli, ottiene il passaporto che le permette di andare nel citoplasma per la produzione delle proteine. Finora non era chiaro come la cellula venisse a sapere che l'mRna fosse pronto. Ora abbiamo scoperto come viene rilasciato questo passaporto». Questo processo è essenziale per la vita e quando funziona male nell'uomo può provocare malattie gravi. «Un tipico esempio è quello delle malattie da accumulo di Rna come la distrofia miotonica», afferma Giuseppe Novelli, genetista dell'università Tor Vergata di Roma. «In questi malati si ha la produzione di una molecola di mRna difettosa, troppo lunga, che non riesce a uscire dal nucleo». Grazie a questa nuova scoperta sarà forse possibile mettere a punto nuove strategie. Scoperto il codice universale per produrre le proteine Presidenteautorità nucleare: «Centrali insicure» . . . Le imprese tedesche cercano lavoratori specializzati. E mettono annunci nei Paesi in crisi AAA, lavoro in Germania per giovani del sud Europa MA.M. mercoledì 15 agosto 2012 13
Tanto rumore per nulla.Una portavoce dellaCorte di Karlsruhe, ie-ri, ha smentito formal-mente che gli otto giu-dici della seconda sezione del Tribunale costituzionale avrebbero intenzione di prendersi altro tempo per l'attesissima sentenza sul fondo di stabilità europeo Esm e sul Fiskalpakt. «Non ci sono ragioni per un rinvio», ha detto la portavoce, aggiungendo, va detto, un «per il momento» che lascia qualche margine di incertezza sul futuro. Com'è ampiamente noto, la Corte si è riservata di decidere il prossimo 12 settembre sui sei ricorsi presentati per bloccare la firma del presidente della Repubblica sotto le leggi di ratifica di Esm e patto approvate il 29 giugno. Secondo un'indiscrezione del giornale economico Handelsblatt, ripresa dai media europei (e da quelli italiani con grandissimo rilievo), a Karlsruhe sarebbe però arrivato un settimo ricorso, presentato dal professore di Economia berlinese Markus Kerber, che avrebbe dovuto costringere i giudici a rinviare «di molto tempo» la loro decisione. Ciò perché Kerber avrebbe fatto presente l'esistenza di un ricorso contro le ratifiche di Esm e Fiscal Compact giacente già presso la Corte europea di Lussemburgo. Il ricorso è stato presentato dall'eurodeputato irlandese Thomas Pringle, secondo il quale i due strumenti violerebbero i Trattati Ue. Secondo il professore berlinese, la Corte di Karlsruhe dovrebbe attendere l'esito del procedimento a Lussemburgo prima di pronunciarsi a sua volta. ACCORDI INTERNAZIONALI Questa tesi, però, zoppica non poco. Esm e patto sono infatti accordi internazionali e non comunitari, pur se approvati da tutti gli stati Ue eccetto la Gran Bretagna e la Repubblica cèca, e quindi è del tutto controverso se possano essere bloccati perché non corrispondenti ai Trattati. L'accusa che viene rivolta all'accordo che li approvò, anzi, è quella di aver voluto il metodo intergovernativo proprio per aggirare le norme dei Trattati. Il ricorso dell'eurodeputato irlandese, perciò, ha minime chance di essere giudicato valido dalla Corte di Giustizia, la quale dovrebbe a rigor di logica ritenersi incompetente. Ne consegue che anche la richiesta di Kerber a Karlsruhe perché si aspetti il giudizio di Lussemburgo, sarebbe null'altro che un tentativo abbastanza evidente di prendere tempo. L'obiettivo, per altro dichiarato, sarebbe quello di mettere in difficoltà il governo della cancelliera Merkel e la sua strategia anti-crisi che fa leva, tra le altre cose, proprio sui 500 miliardi “freschi” della dotazione del nuovo fondo. Il professor Kerber è noto per le sue posizioni anti-euro e anti-europee tout court e le sue idee vengono considerate quasi sempre border-line. Proprio ieri, l'economista ha rilanciato un'idea davvero bizzarra, che pure aveva già fatto capolino in ambienti economici un po' eterodossi. Si tratterebbe di creare una specie di «piccola Unione monetaria» tedesco-olandese, basata su una moneta comune sganciata dall'euro. L'ipotesi del «marco-fiorino», però, non pare affatto in sintonia con gli sviluppi politici, almeno nei Paesi Bassi. Qui, dove si terranno le elezioni politiche il mese prossimo, i sondaggi dànno per favorite le sinistre, che ben difficilmente, se andassero al governo, accetterebbero la «miniriforma monetaria». Inoltre, le ricerche di opinione segnalano un malcontento crescente dei nederlandesi contro la sudditanza con cui il governo attuale di centro-destra si è schierato sempre dietro le «austerity policies» della Germania. I malumori sono legati anche ai segnali di recessione che ben più e prima che nella Repubblica federale stanno erodendo il mito di un'economia sana e in sviluppo. GIUDICI SENZAVACANZE Per tornare a Karlsruhe, va chiarito che la smentita dello scivolamento del giudizio non toglie comunque dal tavolo tutti i dubbi sulla effettiva entrata in vigore, dopo il 12 settembre, dell'Esm. Intanto perché i giudici, che in questi giorni stanno lavorando sodo, assistiti da una decina di costituzionalisti che hanno anch'essi dovuto rinunciare alla vacanze, potrebbero sempre decidere che i ricorsi sono fondati e quindi lo strumento è effettivamente contrario alla Grundegesetz. Secondo osservatori in genere ben informati, pare che non sia questo l'orientamento della Corte e soprattutto del suo presidente Andreas Voßkuhle. Ma i giudici potrebbero anche chiedere al governo di ripresentarsi al Bundestag ogni volta che c'è uno stanziamento da fare a favore del fondo. Ciò sarebbe perfettamente in linea con le sentenze in cui essi stessi hanno più volte richiamato il governo a coinvolgere pienamente il Parlamento nelle decisioni sui contributi tedeschi. Per il governo Merkel, se non cade prima, diventerebbe una specie di via crucis. ILCOMMENTO MASSIMOD'ANTONI Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo studio al Quirinale FOTO ANSA Nessun rinvio sul Salva-Stati Prove di guerra in casa Merkel ILCASO PAOLO SOLDINI LaCortecostituzionale tedescahasmentito loslittamentodelgiudizio sul fondodistabilità europeoesi riserva didecidere il 12settembre SEGUEDALLAPRIMA Come una dimensione produttiva inadeguata a reggere la concorrenza in termini di innovazione e penetrazione sui mercati globali. Come una pubblica amministrazione che spesso è più un freno che una risorsa. Questa situazione è in buona parte il risultato delle scelte (o mancate scelte) dei decenni scorsi. Nel ventennio che abbiamo alle spalle non sono mancate le riforme. Il sistema pensionistico, l'introduzione di forme contrattuali flessibili nel mercato del lavoro, privatizzazioni di straordinaria ampiezza e intensità. E ancora: la riforma della governance societaria e i processi di concentrazione del sistema bancario. Scelte che tuttavia non hanno ottenuto i risultati sperati, e anzi in più di un caso hanno prodotto effetti indesiderati. Così, la privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, creando posizioni di rendita, ha finito per distrarre importanti gruppi industriali da obiettivi più ambiziosi e opportuni per il Paese. La liquidazione delle partecipazioni statali, ormai in crisi, è avvenuta senza che altri soggetti ne prendessero il posto quanto a capacità di iniziativa strategica. La deregolamentazione del mercato del lavoro ha incoraggiato una concorrenza basata sul taglio dei costi del lavoro invece che sull'innovazione. E così via. Non è stato insomma l'impulso riformista a mancare, ma semmai la capacità di proporre un disegno coerente e in linea con la realtà produttiva e istituzionale del Paese. Ha certamente influito, sul piano culturale, il prevalere dell'idea di un unico modello vincente, identificato con il capitalismo anglosassone. L'enfasi sulla competizione come meccanismo prevalente di regolazione sociale ha messo in ombra la necessità di istituzioni capaci di coordinare investimenti e scelte strategiche, chiave del successo di altri modelli di capitalismo a noi più affini, come quello tedesco. Il sistema produttivo italiano era riuscito, in un suo modo particolare, prima con la presenza pubblica nei settori strategici, poi con la soluzione originale dei distretti, a mantenere alcuni punti di forza. Tali soluzioni “coordinate”, non più funzionali, non sono state rimpiazzate da altre più adeguate. Un'analisi dell'insuccesso di quella stagione dovrebbe essere il punto di partenza di ogni sforzo riformista. Non manca chi suggerisce di andare fino in fondo con ricette di stampo neoliberale: le carenze nella formazione di capitale umano, nella capacità di innovazione, nella qualità di molti servizi affidati al pubblico verrebbero superate con il ricorso a dosi massicce di concorrenza e con un arretramento del pubblico, cui si attribuisce la responsabilità per buona parte dei mali del Paese. I difetti del sistema di welfare sarebbero risolti alla radice con un ridimensionamento dello stesso in direzione di soluzioni privatistiche. Lasciare fare al mercato, lasciare che sia la selezione concorrenziale a determinare gli obiettivi, a decidere ciò che va salvato. È una visione che vede in fondo con favore un vincolo esterno europeo capace di indurre tagli drastici e impopolari. In un sistema di capitalismo debole e frammentato come quello italiano, il rischio è tuttavia che una politica di laissez-faire e di deregolamentazione possa relegarci al ruolo periferico di sub-fornitori a basso costo delle economie più forti, o di spostare all'estero il centro di controllo del nostro sistema produttivo. C'è spazio per una ricetta alternativa, che non sia la nostalgica e irrealistica riproposizione di soluzioni buone per un'Italia che non c'è più da trent'anni? Si tratta di immaginare un nuovo ruolo di indirizzo e, ove occorre, di supplenza del soggetto pubblico. Ad esempio nel sostegno all'innovazione, facendo da catalizzatore a investimenti o favorendo forme di condivisione della proprietà intellettuale, o incoraggiando la cooperazione tra imprese e fornendo servizi che ne aiutino la penetrazione nei mercati esteri. Una rinnovata politica industriale: non dirigista, ma nemmeno vittima di anacronistici tabù sul ruolo dell'intervento pubblico. rosso. Una consolazione che però potrebbe presto rivelarsi magra: molti economisti, infatti, ritengono che anche dal trimestre luglio-settembre non c'è da attendersi nulla di buono. ILTRAINO DIBERLINO Tanto per cambiare è stata la locomotiva tedesca a risollevare la crescita media europea. Il Pil di Berlino è salito dello 0,3% nell'ultimo trimestre rispetto al precedente nel quale aveva segnato un +0,5%. Un contributo è arrivato anche dalla Francia, seconda economia europea, che ha chiuso con un Pil invariato anziché negativo come si aspettavano gli economisti, e dall'Olanda, cresciuta dello 0,2% contro il -0,3% atteso. Non è invece risultato sorprendente l'impatto negativo sulla media europea da parte di Italia (-0,8%) e Spagna (-0,4%), per non parlare delle profonde recessioni in atto in Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e Malta. E nel periodo aprile-giugno è finita in profondo rosso anche la Finlandia (-1%), a dimostrazione che la crisi del debito comincia ad avere un pesante impatto anche fra le nazioni più "virtuose" in tema di finanza pubblica. Uno dei dati sfornati da Eurostat che più induce al pessimismo è quello relativo alla produzione industriale. Nel mese di giugno arretrano tutti i big del continente e, purtroppo, la maglia nera spetta proprio al nostro Paese. In particolare, l'Italia ha registrato un autentico crollo rispetto allo stesso mese del 2011, -8,2%. Male anche la Spagna (-6,3%), la Gran Bretagna (-4,6%) e il Portogallo (-4,4%), mentre la Grecia resta stabile. E l'attività delle industrie è risultata in calo pure in Francia (-2,6%) e Germania (-0,4%). E di fronte a numeri così pesanti, questa volta a lanciare l'allarme per il rischio di un autunno caldo è stata Confindustria. «L'Italia non si può permettere il lusso di perdere altri pezzi - ha detto il vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno, Alessandro Laterza -. Se non si fa qualcosa per l'industria, i conti pubblici non torneranno mai. Siamo preoccupatissimi perché l'emorragia occupazionale è stata molto forte negli ultimi tempi». Non possiamo rassegnarci a un destino di subfornitori . . . Per rilanciare il nostro sistema produttivo serve un ruolo d'indirizzo del pubblico . . . Il dubbio sul rinvio è nato dal ricorso dell'economista Kerber, antieuropeista . . . I giudici potrebbero imporre al governo di presentarsi al Bundestag per ogni stanziamento mercoledì 15 agosto 2012 3
LATVDI OGGI «È POSSIBILE CHE IO SIA COSTRET-TO A DIFENDERE OGNI AMORE, OGNIFINE,OFORSENONC'ÈNESSUNOBBLIGO ORA, FORSE HO RAGIONE DI CREDERECHESAREMOTUTTIACCOLTIAGRACELAND»: L'ATTO DI NASCITA DELLA WORLDMUSIC,CERTIFICATOUNQUARTO DISECOLOFADALGENIOSCONFINATODI PAUL SIMON, È UN OMAGGIO ALLA TENUTADIMEMPHISINCUIVISSEEDÈSEPOLTO ELVIS PRESLEY. Il bianco che cantava con l'anima di un nero, secondo la definizione di Sam Phillips, il suo scopritore, se n'è andato il 16 agosto di 35 anni fa, per cause non ancora chiarite. Un mistero che ha scatenato ipotesi fantasiose, che ne escludono categoricamente la morte: Elvis vanta più avvistamenti dei dischi volanti; vivrebbe confinato in un'isola caraibica insieme ad altri celebri falsi defunti del rock; avrebbe modificato nome e connotati, come un pentito di mafia, per vivere una tranquilla e anonima vecchiaia. Vivo o morto che sia, gli va riconosciuto uno status di icona pop, ben oltre la portata, peraltro enorme, del successo musicale, come se dal suo ancheggiare irrispettoso delle buone maniere, diversissimo dalla fissità di un Paul Anka, i giovani avessero cominciato a desiderare un po' autonomia dalle convenzioni sociali e dalle imposizioni familiari. Fatto sta che Graceland, tuttora la seconda residenza più visitata negli Stati Uniti dopo la Casa Bianca, anche quest'anno sarà la meta del pellegrinaggio di migliaia di fans, che fino a febbraio 2013 potranno visitare la mostra Icon: the influence of Elvis Presley, realizzata in collaborazione con il Rock and Roll of Fame and Museum. Si tratta di 75 memorabilia, provenienti in parte da collezioni private: oggetti appartenuti a Elton John e Bruce Springsteen, un vestito indossato da Bono per il tour di «Zooropa» e il giubbotto di pelle indossato da Bob Dylan per la copertina di Real live. 06.30 TG 1. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 10.30 A Sua immagine - Le ragioni della speranza. Rubrica 10.55 Santa Messa. Religione 12.00 Recita dell'Angelus da Castelgandolfo. Evento 12.20 E state con noi in TV. Show 13.30 TG 1. Informazione 14.10 Don Matteo 7. Serie TV 15.10 Capri - La nuova serie. Serie TV 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Calcio: Italia - Inghilterra. Sport 23.20 Heritage. Viaggio nei patrimoni dell'umanità Conduce F. Fazzuoli e M. Ravaglioli 00.25 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.55 Che tempo fa. Informazione 01.00 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 01.30 Rai Educational. Documentario 07.10 Tutti odiano Chris. Serie TV 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.15 La complicata vita di Christine.. Serie TV 11.20 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 14.00 Senza traccia. Serie TV 14.45 Army Wives. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 Blue Bloods. Serie TV 17.05 Rai Tg Sport. Informazione 17.20 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 17.50 RaiSport Calcio: Amichevole Italia Under 21. Sport 18.20 Tg2. Informazione 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV Con Erdoğan Atalay, Johannes Brandrup, René Steinke. 21.55 Countdown. Serie TV 22.50 Supernatural. Serie TV 23.35 Tg2. Informazione 23.50 Traitor. Film Thriller. (2008) Regia di Jerey Nachmano. Con Don Cheadle, Guy Pearce, Saïd Taghmaoui. 08.00 Superstoria. Rubrica 08.40 Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo. Film Commedia. (1956) Regia di Mauro Bolognini. Con Alberto Sordi. 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.15 Fuori Geo. Documentario 12.55 TGR - Il Concerto di Ferragosto. Musica 14.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 14.45 FIGU. Reportage 14.55 La casa nella prateria. Serie TV 15.45 Anima persa. Film Drammatico. (1976) Regia di Dino Risi. Con Vittorio Gassman. 17.25 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Un caso per due. Serie TV 21.05 Operazione San Gennaro. Film Commedia. (1966) Regia di Dino Risi. Con Nino Manfredi, Totò, Senta Berger. 23.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 23.45 Doc 3. Rubrica 00.10 Rai Educational Rewind - Visioni private. Rubrica 00.40 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 02.00 Rainews. Informazione 06.35 Media shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Pacific blue I. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia IV. Serie TV 13.52 Poirot: diario di un assassino. Film Giallo. (2000) Regia di Andrew Grieve. Con David Suchet. 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.40 Due settimane in un'altra città. Film Drammatico. (1962) Regia di Vincente Minnelli. Con Kirk Douglas 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Uciale e gentiluomo. Film Drammatico. (1983) Regia di Taylor Hackford. Con Richard Gere. 23.59 Il Presidente - Una storia d'amore. Film Commedia. (1995) Regia di Rob Reiner. Con Michael Douglas. 02.30 Modamania. Rubrica 03.07 La poliziotta della squadra del Buon Costume. Film Commedia. (1979) Regia di Michele Massimo Tarantini. Con Edwige Fenech, Alvaro Vitali,. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.50 Belli dentro. Sit Com 09.10 La banda Olsen alla ricerca dell'oro nero. Film Commedia. (2009) Regia di Arne Lindtner Næss. Con Thor Michael Aamodt. 11.10 I Cesaroni. Serie TV. 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Le mogli di Gabriel. Film Drammatico. (2006) Regia di Mario Azzopardi. Con Molly Ringwald. 16.15 La clinica tra i monti: Ritorno alla vita. Film Drammatico. (2010) Regia di Peter Sämann. Con Erol Sander, Saskia Valencia. 18.30 La ruota della fortuna. Show. 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.21 In fondo al cuore. Film Drammatico. (1998) Regia di Ulu Grosbard. Con Michelle Pfeier, Treat Williams, Whoopi Goldberg. 23.31 Torbide relazioni. Film Drammatico. (2006) Regia di Terry Ingram. Con Dean Aylesworth, Tosca Baggoo, Michele Byrne. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 02.00 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni Animati 10.30 Osmosis Jones. Film Animazione. (2000) Regia di Peter Farrelly, Bobby Farrelly. Con Chris Rock. 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. 15.00 Una miss tutta tonda. Film Commedia. (2003) Regia di Douglas Barr. Con M. Jaret Winokur. 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.40 Le cose che amo di te. Sit Com 18.03 Love bugs III. Sit Com 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 Un genio in pannolino. Film Commedia. (1999) Regia di Bob Clark. Con Kathleen Turner. 20.22 Tgcom. Informazione 21.10 Baby Birba - Un giorno di libertà. Film Commedia. (1994) Regia di Patrick Read Johnson. Con Adam Robert Warton, Jacob Joseph Warton, Joe Mantegna. 23.15 M&M - Matricole & Meteore. Show. 01.55 Rescue me. Serie TV 02.45 Studio Aperto - La giornata. Informazione 03.00 U-Zone. Videoframmenti 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus - Rassegna stampa. Rubrica 07.30 Tg La7. Informazione 07.50 In Onda (R). Talk Show 08.30 Ultime dal cielo. Serie TV 09.30 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 11.30 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Corto circuito. Film Fantascienza. (1986) Regia di John Badham. Con Tim Blaney. 15.45 Chiamata d'emergenza. Serie TV 16.10 Il Commissario Cordier. Serie TV 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Amadeus. Film Drammatico. (1984) Regia di Milos Forman. Con F. Murray Abraham, Tom Hulce, Elizabeth Berridge, Simon Callow. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Menzogne & Ricatto. Film Thriller. (2005) Regia di Louis Bélanger. Con Madchen Amick, Andrew W. Walker. 01.35 Movie Flash. Rubrica 21.10 Un tuo nel passato. Film Commedia. (2010) Regia di S. Pink. Con J. Cusack R. Corddry. 22.55 A spasso nel tempo - L'avventura continua. Film Commedia. (1997) Regia di C. Vanzina. Con C. De Sica M. Boldi. 00.35 I due presidenti. Film Drammatico. (2010) Regia di R. Loncraine. Con M. Sheen D. Quaid. SKY CINEMA 1HD 21.00 Free Willy - Un amico da salvare. Film Avventura. (1993) Regia di S. Wincer. Con J. Richter L. Petty. 22.55 Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare. Film Avventura. (2011) Regia di R. Marshall. Con J. Depp P. Cruz. 01.15 Il gatto con gli stivali. Rubrica 21.00 Piovuta dal cielo. Film Commedia. (1999) Regia di B. Hughes. Con S. Bullock B. Aeck. 22.50 Amore estremo - Tough Love. Film Commedia. (2003) Regia di M. Brest. Con B. Aeck J. Lopez. 00.55 Belli d'estate. Rubrica 01.15 Lost in Love. Film Commedia. (2005) Regia di U. Prasad. Con M. Modine R. Griths. 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10. Cartoni Animati 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Sons of Guns. Documentario 22.00 Storie mai raccontate - I Navy Seals. Documentario 23.00 Moonshiners: la febbre dell'alcol. Documentario 19.00 Una splendida annata. Videoframmenti 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Videoframmenti 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Life as we know it. Serie TV 22.30 Shuolato 2.0. Rubrica 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 18.30 Chelsea Settles: Una vita XXL. Serie TV 19.20 Popland. Telenovelas 21.10 Reaper. Serie TV 22.00 True Blood. Serie TV 00.00 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione 00.20 MTV @ The Movies. Rubrica MTV RAI 1 20.30: Calcio: Italia - Inghilterra Sport Amichevole di lusso a Wembley , le due squadre si sono appena arontate nei quarti di finale di Euro 2012. 21. 05: Squadra Speciale Cobra 11 Serie TV con E. Atalay. Cem viene arrestato in seguito all'uccisione di un corriere di droga. 21.05: Operazione San Gennaro Film con N. Manfredi. Tre americani arrivano a Napoli per svaligiare il tesoro di San Gennaro. 21.10: Uciale e gentiluomo Film con R. Gere. Jack Mayo sottrarsi alle sorti del padre, vuole diventare pilota della Marina. 21.21: In fondo al cuore Film con M. Pfeier. Un ragazzino di tredici anni bussa alla porta dei Cappadora... 21.10: Baby Birba - Un giorno di libertà Film con A. R. Warton. Un frugoletto di 9 mesi crea il caos nella testa di 2 rapinatori. 20.30: Amadeus Film con F. Murray Abraham. Alla corte viennese arriva il giovane ed insolente W. Amadeus Mozart. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY VALERIOROSA vlr.rosa@gmail.com Elvisè vivo A 35 anni dalla scomparsa una mostra dimemorabilia Un giovanissimo Elvis Presley U: 20 mercoledì 15 agosto 2012
Irregolare il 15% delle pompe di benzina Meglio tartassati o derubati? È quanto si sono chiesti molti italiani, con sorriso amaro, di fronte alla notizia del blitz compiuto dalla Guardia di finanza in molti distributori di carburante per individuare irregolarità o vere e proprie frodi ai danni dei consumatori. Una domanda purtroppo impropria perché una cosa non esclude l'altra. E anzi, se la stangata alla cassa è un fatto certo dopo la raffica di rincari e gabelle degli ultimi mesi, anche la possibilità di essere truffati non è affatto remota, se è vero che ben il 15% degli impianti controllati è risultato non in regola con una serie di violazioni assortite, dagli erogatori manomessi agli abusi sul prezzo esposto, senza dimenticare un “classico” quale il gasolio annacquato. I controlli dei finanzieri hanno riguardato nelle ultime due settimane ben 2.400 distributori. In 356 casi sono emerse, appunto, irregolarità. Gli episodi più gravi hanno riguardato 23 gestori denunciati per frode in commercio, con 53 colonnine e pistole erogatrici sequestrate perché fornivano meno carburante di quanto indicato. Due gestori, a Palermo, vendevano gasolio per autotrazione risultato annacquato con sostanze chimiche di bassa qualità. In Liguria e in Sicilia sono stati sequestrati 21.079 litri di prodotti petroliferi, insieme ai distributori (i contatori delle colonnine erano stati manomessi). Altri 132 gestori sono stati sanzionati per violazione alla disciplina sui prezzi e 18 gestori per la rimozione dei sigilli che assicurano il corretto e regolare funzionamento degli impianti. Eppure, la categoria minimizza i risultati dei controlli. «I dati sulle irregolarità - ha commentato il segretario nazionale della Fegica Cisl, Alessandro Zavalloni - sono fisiologici nel commercio e nel settore. Non mi sembra che ci siano differenze straordinarie rispetto a controlli del passato». DOPPIA FRODE Le frodi sui carburanti, come ha precisato anche ieri la Guardia di finanza, «colpiscono non solo gli automobilisti, ma anche le casse dello Stato. Infatti, la miscelazione con prodotti petroliferi diversi, non soggetti ad imposte e di minor costo, da un lato fornisce agli utenti un prodotto scadente quando non dannoso per la meccanica, dall' altro consente di creare riserve occulte di carburante venduto separatamente in nero». Tra i casi più eclatanti scoperti negli ultimi mesi, quello rilevato dalle Fiamme gialle di Sondrio che hanno scoperto 56 aziende lombarde e piemontesi che hanno contrabbandato da Livigno quasi 1 milione di litri di gasolio installando serbatoi supplementari nei propri camion. Ed ancora, a Palermo due pregiudicati avevano aperto una pompa di benzina completamente abusiva in un' area videosorvegliata, chiusa da un cancello elettrico comandato a distanza cui potevano accedere soltanto gli autotrasportatori conosciuti. Il gasolio era contenuto in cisterne nascoste dentro container o autocarri parcheggiati nel piazzale. In Italia bollette e tariffe rincarano più del doppio rispetto all'inflazione. Se negli ultimi dieci anni il costo della vita è aumentato del 24 per cento, le tariffe hanno viaggiato molto più forte. Le bollette dell'acqua sono cresciute del 69,8%, quelle del gas del 56,7%, quelle della raccolta rifiuti del 54,5%, i biglietti ferroviari del 49,8%, i pedaggi autostradali del 47,5%, l'energia elettrica del 38,2% e i servizi postali del 28,7%. Solo la telefonia ha subito un decremento del prezzo: -7,7%. A fornire i dati Cgia di Mestre, il centro studi dell'associazione artigiani e piccole imprese del comune veneto. Secondo il suo segretario Giuseppe Bortolussi la causa di questa velocità doppia non è l'introduzione dell'euro: «A nostro avviso l'introduzione della moneta unica c'entra relativamente poco. Questa impennata dei prezzi, almeno per alcune delle voci analizzate, va ricondotta - spiega - al costo sempre più crescente registrato dalle materie prime, in particolar modo dal gas e dal petrolio, dall'incidenza delle tasse e dei cosiddetti oneri impropri, che gonfiano enormemente le nostre bollette, e ai modestissimi risultati ottenuti con le liberalizzazioni». Proprio l'analisi delle liberalizzazioni è impietoso, specie per un governo che le ha rilanciate in pompa magna con il decreto di primavera. Per la Cgia di Mestre le liberalizzazioni non hanno portato nessun vantaggio nei trasporti: dal 2000 (anno di liberalizzazione del settore) al 2011, i biglietti dei trasporti ferroviari sono aumentati del 53,2%, contro un aumento del costo della vita pari al 27,1%. Se tra il 1999 (anno di apertura del mercato) ed il 2011, il costo delle tariffe dei servizi postali è aumentato del 30,6%, pressoché pari all'incremento dell'inflazione avvenuto sempre nello stesso periodo (+30,3%), per l'energia elettrica la variazione delle tariffe, avvenuta tra il 2007 ed il 2011, è stata sempre positiva (+1,8%), anche se più contenuta rispetto alla crescita dell'inflazione (+8,4%). Solo nei servizi telefonici le liberalizzazioni hanno abbattuto i costi. Tra il 1998 (anno di liberalizzazione) ed il 2011, le tariffe sono diminuite del 15,7%, mentre l'inflazione è aumentata del 32,5%. Italia quindi in testa anche nella comparazione con il resto d'Europa nelle tariffe. Con l'unica eccezione dell'acqua: «Per le bollette dell'acqua potabile spiega Bortolussi - è vero che la variazione percentuale è stata la più consistente, ma va anche sottolineato che gli importi medi pagati da ciascuna famiglia italiana sono ancora adesso tra i più bassi d'Europa». ITALIA ADUEVELOCITÀ Sempre ieri è arrivata un'altra indagine statistica a confermare l'impoverimento del nostro Paese. Analizzando l'incidenza del costo della vita si scopre che la corsa dei prezzi sta colpendo soprattutto i bisogni primari delle famiglie italiane: affitto, utenze e tariffe, abbigliamento, arredamento, elettrodomestici, mezzi pubblici e auto. Insieme, i prezzi dei beni inclusi in queste voci incidono per il 48% sul bilancio domestico. È quanto emerge dall'Osservatorio prezzi e mercati di Unioncamere. Raggruppando i prodotti in una scala valoriale dallo studio emerge come nel periodo considerato i maggiori aumenti abbiano colpito proprio i bisogni primari. Innanzitutto quelli definiti non di base (abbigliamento ed arredamento, elettrodomestici, mobilità) cresciuti complessivamente del 13,1% negli ultimi 3 anni e del 3,8% in media nell'ultimo biennio. A seguire, la spinta maggiore (+9,2% in 3 anni e +3,9% in media negli ultimi due anni) ha interessato i beni legati ai bisogni primari di base, ovvero affitto, utenze ed i principali articoli di arredamento, e la mobilità intesa come trasporto pubblico; tre voci che complessivamente, a fine mese, incidono per circa il 18% sul portafoglio delle famiglie. Più preoccupante, anche se la crescita è stata meno accentuata rispetto ai bisogni primari, appare l'incremento dei prezzi registrato per i cosiddetti bisogni fisici essenziali, per loro natura difficilmente comprimibili visto che tra essi rientrano i generi alimentari anche di prima necessità (come latte, pane e pasta di grano duro) e la cura della persona. Il soddisfacimento di questi bisogni indica tecnicamente la soglia della povertà. In questo ambito (che incide per il 7% sulla spesa media delle famiglie) l'asticella dell'inflazione è salita del 4,2% tra il 2009 e il 2012 (+2,4% in media nel 2010-2011). «Dai dati - commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello appare evidente che per rilanciare i consumi occorre innanzitutto rallentare la corsa di tariffe e tasse, locali e nazionali». MARCOVENTIMIGLIA MILANO Braccio di ferro tra Malacalza Investimenti e Marco Tronchetti Provera Sapa su come ristrutturare il debito di Camfin, azionista di riferimento di Pirelli e Prelios. A rivelare lo scontro tra i primi due azionisti di Camfin, titolari di una quota del 12,1% e del 41,7% secondo gli aggiornamenti della Consob, è il sito Indymedia, che pubblica uno scambio epistolare riservato tra i soci della holding. Mentre i Malacalza chiedono a Tronchetti di abbattere il debito di Camfin, pari a circa 400 milioni di euro, con un «rafforzamento della struttura patrimoniale», Mtp Sapa ritiene che l'interesse alla riduzione dell'esposizione vada conciliato con «con i vincoli imposti dalla sua condizione di società quotata e dal mercato», e debba inoltre «cogliere i benefici resi disponibili dal notevole rafforzamento delle sue partecipazioni». Tronchetti Provera, secondo indiscrezioni, vedrebbe con favore un rifinanziamento di parte dell'esposizione di Camfin, quella in scadenza a dicembre (pari a circa 137,5 milioni di euro), con l'emissione di un bond convertibile nel 6% di Pirelli. Per energia, acqua e gas dieci anni di super rincari Camfin: loscontrotra Tronchetti e Malacalza finiscesu Indymedia . . . La bolletta idrica cresciuta del 69,8%, quella elettrica del 38,2% e per i rifiuti si paga il 54,5% in più . . . Indagini della Guardia di Finanza: abusi sul prezzo esposto, acqua nel gasolio, erogatori manomessi Le tariffe aumentate più dell'inflazione, in alcuni casi anche il doppio La Cgia: pesano le tasse e i prezzi delle materie prime Rapporto Unioncamere: il carovita colpisce i bisogni primari MASSIMOFRANCHI ROMA IL CASO Un utente controlla le sue fatture davanti a un contatore FOTO ANSA SEGUEDALLAPRIMA Tutti i servizi, dal gas alla raccolta rifiuti, dall'acqua all'energia elettrica, dai trasporti alle telecomunicazioni, dalle tariffe a scuola e sanità, sono aumentati in dieci anni del 50%-60% in media, più del doppio del costo della vita aumentato del 24%. Anche quella aumentata meno, l'elettricità, non ha impedito che questa costi attualmente molto più che all'estero. Che significa questo? Che l'inefficienza e in qualche caso condizioni privilegiate di alcuni servizi (autostrade) hanno pesantemente tagliato i bilanci familiari e delle imprese, producendo gravi effetti negativi. La produttività del sistema Italia è stata nulla o negativa nell'ultimo decennio, oltre che per l'eccessivo diffondersi del precariato, proprio per i costi dei servizi che, nell'economia globale, concorrono in modo crescente ai costi della produzione. Sono poi da considerare gli effetti negativi di servizi costosi ed inefficienti sulla bilancia commerciale. Dopo decenni di sostanziale pareggio della bilancia dei servizi, dove le entrate turistiche compensavano piccoli deficit di altri servizi, da cinque anni assistiamo ad un peggioramento continuo del deficit con l'estero del totale servizi, sia perché le entrate turistiche non tengono il ritmo dell'aumento del turismo mondiale, ma soprattutto perché le bilance con l'estero di tutti gli altri servizi registrano passivi crescenti, dai trasporti aerei a quelli su gomma, dai trasporti ferroviari alle telecomunicazioni, dai film TV all'istruzione, dalla consulenza ai brevetti, dalle banche alle assicurazioni. Un terzo effetto negativo della competitività declinante dei servizi (e di privilegi persistenti in alcuni settori) si registra nell'aumento delle povertà assolute e relative delle famiglie. E non poteva essere altrimenti quando anche il costo di servizi essenziali come acqua, luce, gas e trasporti, è aumentato molto più sia del costo vita che dei redditi da lavoro. E per ultimo, ma primo per gravità, da segnalare l'effetto negativo di sevizi non competitivi sull'occupazione. Da decenni in tutti i Paesi industriali l'aumento dei servizi compensa il calo di occupazione di agricoltura ed industria. In conseguenza da decenni in questi Paesi, l'occupazione cresce solo nei servizi. È successo così anche in Italia, dove dal 2000 al 2010 l'occupazione terziaria è aumentata di 1,5 milioni, compensando il calo dei settori produttivi, ma l'aumento, inferiore a quello degli altri Paesi, non è stato in grado di evitare all'Italia il primato negativo del tasso di occupazione, 56% di occupati nella popolazione 15-64 anni contro il 64% medio europeo. Cioè all'Italia mancano tre milioni di posti lavoro per essere europei e questi possono venire solo dai servizi. Infatti l'Italia è l'unico Paese industriale in cui l'occupazione terziaria pesa meno del 70% del totale contro il 75%-80% degli altri. L'occupazione che serve non potrà venire certo da servizi carenti, costosi e inefficienti come quelli italiani. È necessario pertanto che il governo ed il ministro dello Sviluppo in primis, mettano intorno al tavolo tutti gli attori che possono e devono concorrere ad un Piano straordinario dei servizi, piano necessario alla competitività delle imprese, ai bilanci delle famiglie e soprattutto a risolvere il più grave problema sociale, quello dell'occupazione. Sistema Italia: serve un piano straordinario per i servizi ILCOMMENTO NICOLACACACE mercoledì 15 agosto 2012 7
CLAUDIOSARDO Una ricerca giapponese ha riscontrato un'alta incidenza di anomalie e malformazioni nelle farfalle nate a Fukushima. Quali conseguenze per l'uomo? MASTROLUCA APAG. 13 ElsaMorante centoannidopo DiPaoloapag. 15 IL COMMENTO NICOLACACACE La lotta agli sprechi non deve modificare gli equilibri sociali. È il senso di una lettera inviata il 10 agosto dal Quirinale al sottosegretario Catricalà e resa nota ieri. Il Capo dello Stato interviene anche sui finanziamenti alla ricerca. CIARNELLI SOLDINIVENTIMIGLIA APAG.2-3 Il tesoro maledetto diPotosì Mustoapag. 17 U: SARÀUNFERRAGOSTODIMERITATORI-POSOPERTANTIITALIANI.MAL'ANIMO DIMOLTIÈCARICODIAPPRENSIONE,di paura, di rabbia. Tra questi gli operai dell'Ilva e i cittadini di Taranto, vittime di uno scontro inaccettabile tra salute e lavoro. Lo Stato si gioca in questa terra del Sud una partita decisiva: per la propria credibilità, per la sopravvivenza della manifattura italiana e di politiche industriali degne di questo nome, per il ruolo che il nostro Paese occuperà nell'Europa di domani. Se si spegnerà l'altoforno, la nostra siderurgia sarà morta. Ma tenere aperta l'azienda, vuol dire necessariamente e seriamente risanare. Il tema non è l'ennesimo conflitto tra la magistratura e altri organi dello Stato, ma è per intero la capacità della politica di guidare processi reali di cambiamento. In Germania si produce acciaio a prezzi competitivi e con costi ambientali ridotti. SEGUEA PAG. 14 Le farfalle senza ali attorno a Fukushima ILCOMMENTO MASSIMO D'ANTONI I servizi senza strategia Tariffe, dieci anni di corsa sfrenata Aumenti record: il prezzo dell'acqua è salito del 70%, il gas del 57, la raccolta rifiuti del 55 Unioncamere: colpite le famiglie Pompe di benzina: irregolari il 15% Ilmionome èMystère, Martin Mystère Pallaviciniapag. 19 Finale di legislatura MICHELECILIBERTO LASTORIA RINALDOGIANOLA L'attenzione all'emergenza non dovrebbe farci dimenticare che la crisi in corso ha fatto deflagrare una situazione di debolezza che precede l'adozione dell'euro. L'economia italiana cresce poco da almeno due decenni, per effetto di una modesta dinamica della produttività. A tale esito concorrono diverse debolezze. Come la specializzazione nella produzione di beni a basso contenuto tecnologico e di capitale, sui quali è più forte la concorrenza dei Paesi emergenti. SEGUE A PAG. 3 No a un destino di subfornitori AILETTORI Legambiente: è la Calabria la più inquinata Gli ultimi dati sull'aumento del costo dei servizi nettamente superiore ad inflazione e redditi, vanno letti con attenzione e preoccupazione. SEGUEAPAGINA 7 L'inflazione corre ma le bollette galoppano. Se negli ultimi dieci anni il costo della vita è aumentato del 24%, le tariffe pubbliche hanno registrato aumenti molto più alti. Lo sostiene la Cgia di Mestre a cui si è ieri affiancato un rapporto di Unioncamere: il carovita colpisce sempre più i bisogni primari delle famiglie. Un'indagine della Guardia di Finanza svela che il 15% delle pompe di benzina è irregolare. FRANCHI APAG. 7 «Tagli solo con equità» Lettera di Napolitano al governo: la spending review sia «equilibrata e socialmente sostenibile» «Dare priorità a innovazione, ricerca e formazione» Pil in calo, Europa sull'orlo della recessione Berlino smentisce: nessun rinvio alla sentenza sul Salva-Stati Presentare il caso Ilva come opposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute è un errore grave. È la tecnica dell'aut aut, che in filosofia si chiama «falso dilemma» MichelaMarzano Staino NEIGIORNISCORSIUNMIOARTICO-LO PUBBLICATO SU QUESTO GIORNALE - NEL QUALE RAGIONAVO DELLA NECESSITÀ,FINITALASECONDAREPUBBLICA, di un riequilibrio dei poteri secondo i principi della Carta costituzionale - è stato oggetto di due attacchi da parte de «Il Fatto» con l'obiettivo di delegittimare quanto avevo sostenuto e di denigrare la mia persona. Non intendo polemizzare, tanto meno in quei toni, sia per i motivi che il lettore comprenderà leggendo queste righe, sia per un gesto di attenzione verso un giornale che poco più di un anno fa, e in un momento difficile, manifestò un forte consenso con le tesi che ho sostenuto nel mio libro sulla «Democrazia dispotica». Lo ricordo perché è proprio riallacciandomi alle tesi sostenute in quel libro che sono stato indotto a svolgere le considerazioni che seguono. SEGUEA PAG. 9 Il linciaggio delle opinioni Ilva, un piano per evitare il blocco Clini: «A rischio tutto il sistema produttivo» Vendola a l'Unità: «Non si può chiudere il grande polo della chimica» DIGIOVANNI FUSANIRIGHIZEGARELLI APAG.4-5 DOPO LOSCONTRO TRAMAGISTRATURA EGOVERNOSI LAVORAAUNA MEDIAZIONE APAG. 6 Quando l'Italia sognava l'acciaio ILDOSSIER Chi vuole salvare il Porcellum An, Lega, Idv e Grillo: il fronte trasversale contro la riforma CARUGATI APAG.8 Domanicometutti i quotidiani l'Unità nonsarà in edicola. Nell'augurare unbuon Ferragostoai nostri lettori diamo loroappuntamento avenerdì. APAG.11 1,20 Anno 89 n.225Mercoledì 15 Agosto 2012
Sulla mozione di sfiducia alla ministra della Giustizia, Paola Severino, annunciata dalla Lega, è saltato fuori un altro tassello delle divisioni all'interno del Pdl. Questa volta persino nello stesso gruppo del Senato. Maurizio Gasparri, capogruppo a Palazzo Madama, lunedì aveva espresso un certo interesse per l'iniziativa della Lega, ma ieri è stato contraddetto e bloccato dal suo vice, Gaetano Quagliariello e anche dal presidente dei deputati piediellini Fabrizio Cicchitto: entrambi hanno smentito un sostegno del Pdl alla mozione leghista contro il Guardasigilli. A annunciare l'atto parlamentare da presentare alla ripresa a settembre era stato il capogruppo del Carroccio in commissione Giustizia alla Camera, Nicola Molteni, in un'intervista su LaPadania: «La nuova geografia giudiziaria decisa da Severino ha pesantemente penalizzato il Nord», perché avrebbe «salvato solo i tribunali del Sud» dando retta a «logiche lobbiste», è l'accusa di Molteni, che appunto ha annunciato una «mozione di sfiducia individuale». Gasparri non ha lasciato cadere l'idea, anzi sembrava volerla portare al Senato: «L'iniziativa della Lega riguardo il ministro Severino merita attenzione. Valutino bene in che ramo del Parlamento agire». Parole che hanno fatto immaginare un altro blitz Lega-Pdl, dopo quello riuscito su semipresidenzialismo e Senato federale e quello, tentato, sulla legge elettorale. Gasparri del resto da venerdì scorso è all'attacco quotidiano di Severino, da quando il Cdm ha approvato i decreti per il taglio dei Tribunali. Senza girarci troppo intorno il capogruppo ha scritto su Twitter: «Severino è penosa, va cacciata» dal governo perché, è l'accusa dell'irriducibile ex An, non avrebbe saputo gestire la vicenda delle visite degli europarlamentari Sonia Alfano e Giuseppe Lumia ai boss in carcere. E anche Berselli, capogruppo Pdl in commissione Giustizia, attacca la ministra per aver chiuso i tribunali di Chiavari e Bassano del Grappa. Questi i prestesti, in realtà Pdl e Lega si rinverdiscono come vecchia maggioranza sui ddl anticorruzione e intercettazioni. Ieri lo smacco, per il capogruppo Pdl a Palazzo Madama. Il suo vice, Quagliariello, ha infatti escluso un accordo sulla mozione: «Mi sembra che ci siano questioni decisive che riguardano la giustizia» - l'Ilva, l'avvocatura e le intercettazioni - ha precisato. Vediamo quali saranno le posizioni del Guardasigilli. Ma non c'è nessuna iniziativa del Pdl o determinazione a seguire la Lega sulla mozione di sfiducia». A snobbare l'entusiasmo di Gasparri è proprio il capogruppo leghista alla Camera, Gianpaolo Dozzo, che non ha alcuna intenzione di «fare affidamento sull'apporto del Pdl la cui linea politica, su questo tema, non sappiamo se sia quella di Gasparri», ricordando che, anche sulla mozione contro Elsa Fornero, molti deputati del Pdl furono feroci contro di lei «salvo poi non avere il coraggio in aula di sfiduciarla». Non finisce qui, anche Cicchitto zittisce Gasparri, rispondendo a Dozzo: «Come abbiamo già sottolineato in occasione di analoghe iniziative prese contro il ministro del Lavoro Fornero, abbiamo una posizione di principio contraria alle mozioni di sfiducia individuali», piuttosto «vanno presentate contro i governi nel loro complesso, non ricorrendo al tatticismo di concentrare il fuoco su un singolo ministro», spiega il capogruppo Pdl alla Camera, precisando però di aver contestato Severino sull'anticorruzione. Gasparri non demorde e chiede ancora al Pdl di «valutare» la mozione leghista perché la gestione della ministra sarebbe «disastrosa, non possiamo più tollerarla». Roberto Rao, dell'Udc, fa notare come la «Lega giustizialista» abbia ormai «l'allergia alle toghe», dall'«emendamento Pini sulla responsabilità civile ai vari tentativi di introdurre norme allunga/ammazza/prescrivi processi». Aggrappati al Porcellum. O meglio: ostili a qualunque modifica dell'attuale legge elettorale. O ancora: favoriti dall'inerzia delle cose, speranzosi che l'intesa (ancora virtuale) su una nuova legge possa naufragare (cosa del tutto possibile). Uno schieramento trasversalissimo, composto da leader e partiti tra loro anche lontanissimi. Ma accomunati da questo non trascurabile elemento. 1) Beppe Grillo. Il leader del Movimento 5 stelle da alcuni giorni tuona contro l'ennesima truffa dell'odiata «casta», la possibile intesa su un sistema proporzionale con sbarramento al 5% e premio al primo partito. Grillo ha definito la bozza «Napoletellum», con buona dose di sarcasmo verso l'inquilino del Colle che da tempo si batte per cambiare la legge elettorale. «Abolendo il premio di coalizione vogliono scongiurare che il M5S diventi maggioranza in caso di successo. Rimarrebbe solo la grande ammucchiata in nome della governabilità». La prima affermazione non pare suffragata dai fatti. Avendo infatti i grillini negato qualunque forma di alleanza con altri partiti, non avrebbero alcun vantaggio particolare dalla permanenza del Porcellum. Pur arrivando (ottimisticamente per loro) al 20% si classificherebbero ragionevolmente dopo l'asse Pd-Sel, e dovrebbero dividersi i seggi spettanti alle opposizioni con Pdl, Lega e Idv. Con il nuovo sistema, invece, la lista grillina potrebbe concorrere al primato per il primo partito. E, in caso di mancata vittoria, non ci sarebbe per loro alcuna particolare penalizzazione: avrebbero una rappresentanza parlamentare proporzionale ai consensi ottenuti. Perché allora Grillo tuona contro la bozza? Perché ha tutto da guadagnare dal fallimento delle altre forze politiche. E tornare a votare con il Porcellum sarebbe la prova che questo Parlamento non è in grado di riformare nemmeno la legge elettorale. 2) Di Pietro. Il leader Idv non può essere accusato di non aver fatto nulla per cambiare questa legge elettorale. Ha partecipato, insieme a Sel e parte del Pd, alla raccolta di oltre un milione di firme per il referendum (poi bocciato dalla Consulta) che proponeva il ritorno al Mattarellum. E tuttavia, tramontata l'ipotesi di un ritorno alla legge del 1993, ora all'Idv conviene che la legge non cambi. E infatti Tonino spara ogni giorno contro ogni possibile accordo. La permanenza del Porcellum sarebbe l'unica chance per far sentire il suo peso elettorale e trattare un rientro nel centrosinistra. Oppure per convincere Grillo dell'utilità di un'alleanza prima del voto. Nel caso in cui la legge cambi, invece, la corsa solitaria di Idv potrebbe essere molto pericolosa. Con la concorrenza su un lato dei grillini e sull'altro dell'asse Pd-Sel, l'ex pm rischia di non raggiungere lo sbarramento del 5%. Di qui la segreta speranza che nulla cambi. 3) Gli ex An. Affezionati al bipolarismo rissoso della Seconda Repubblica, di cui sono stati tra i più brillanti interpreti, faticano a immaginare uno scenario politico diverso da quello nato nel 1994, e che li ha sdoganati dopo quattro decenni di emarginazione. Sempre più a disagio dentro il Pdl, gli ex colonnelli di Fini rimasti col Cavaliere temono un cambiamento del sistema politico indotto da una nuova legge elettorale. E, ancor più, si oppongono a qualunque ipotesi di impegno o responsabilità nazionale venga affacciata dall'ala dialogante del partito. Per questo insistono nell'opera di sabotaggio di qualsiasi accordo: dalle riforme costituzionali alla legge elettorale. Prima con il feticcio del presidenzialismo, poi con il diktat sulle preferenze, sono tra i più fedeli alleati del Berlusconi che straccia gli accordi raggiunti dai suoi sherpa poche ore prima. 4) La Lega. L'alleanza col Pdl, rinnegata da tutti i nuovi maggiorenti del Carroccio, resta sempre sul tavolo. E per pesare davvero nella trattativa col Cavaliere i leghisti hanno bisogno che il Porcellum resti in vigore, col suo ampio premio di maggioranza. In caso contrario, la Lega punta a un sistema iper proporzionale, che non premi nessuno. La loro proposta di legge (con un premio solo alla coalizione che superi il 45%) ne è la conferma. Quanto alla tattica, il Carroccio dirà no a qualunque ipotesi di intesa tra le forze che sostengono Monti. Troppo imbarazzante stringere patti, anche se solo sulle regole, con le forze che sostengono l'odiato governo tecnico. Molto più comodo restare alla finestra e sparare contro ogni possibile intesa, per mantenere un profilo da oppositori “duri e puri”. 5) Berlusconi. In fondo dietro le mancate intese di questi ultimi mesi sulle riforme c'è sempre il Cavaliere. Mosso esclusivamente da interessi personali, del tutto disinteressato a dare alle istituzioni un assetto più moderno ed efficiente, il leader del Pdl, fin dai tempi della Bicamerale (passando per il dialogo con Veltroni del 2007 sulla legge elettorale) è stato abilissimo nell'aprire trattative con i leader progressisti per poi affondarle. Anche in queste settimane la vera incognita per qualunque intesa è lui. Apparentemente, una riforma del Porcellum potrebbe convenirgli (visto che se il premio di coalizione al 55% alla Camera andasse a Pd, Sel e Udc lui resterebbe a spartirsi con Grillo e Idv i circa 280 seggi delle opposizioni). E tuttavia Berlusconi prende tempo. Coerente con la sua inaffidabilità. Caos Pdl sulla sfiducia a Severino Gasparri a favore, Cicchitto no IL CASO POLITICA Ecco tutti gli uomini del Porcellum da An e Lega all'Idv Uno schieramento trasversale si oppone nei fatti alla riforma della legge elettorale Per Grillo è un complotto contro di lui Di Pietro teme di non superare il 5% ANDREACARUGATI ROMA NATALIA LOMBARDO ROMA . . . Prima il presidenzialismo poi i diktat antipreferenze Gli ex An sono i primi nemici di ogni intesa Monti-vampiro,videogiocosuFacebook Profondeocchiaienere, canini aguzzie rivolidi sanguedai latidella bocca fin sulbaverodel pastrano nero.Cosìè presentatoMario Montiai circa500 utentidiFacebook che si divertonoa giocarea «BloodyMario, colpiscilocon ipomodori». Il socialnetworkpiù popolatoè incorso inuna clamorosa gaffeneiconfronti del premier italiano. Adispetto del codicedi condotta prescrittodaMarcZuckenberg,è attivo in rete, iscrizione libera,ungiochino elettronico la cuimissionè: «Monti vuole il tuosangue, tu colpiscilocon i pomodori!Epoi scarica ladivertente coverper la timelinepersonalizzata col tuonome».La crisi stimolamolti iscritti diFba ironizzare su Monti:«L'Italia è in agonia.C'è bisognodel tuo sangue. Benvenuti in Tassilvania»,dice un Monti-Draculache apparee scompare dietrounacasa abbandonata,al suono dellamusicadi Profondo Rosso.Se si riescea colpirlocon unpomodoro primache scompaia, si guadagnaun punto.Sotto tiro al sugo ancheun pipistrellosvolazzante con le fattezze delministro Elsa Fornero. Attornoal giocodegli sponsor, anche dallanuovaCinquecentoFiat. 8 mercoledì 15 agosto 2012
Le responsabilità del passa-to saranno riscontrate e di-mostrate in giudizio. Ilpresente e il futuro del piùgrande polo siderurgicoeuropeo però devono giocare un'altra partita. Per continuare a guardare al domani con serenità. E, finalmente, in sicurezza. «Si tratta di trovare la mediazione - spiega una fonte giudiziaria informata sui fatti - nell'ambito dello schema previsto dalle regole del codice penale». E le regole del codice prevedono che «in presenza di fatti nuovi», ad esempio diverse e più aggiornate valutazioni sul livello di inquinamento del sito industriale, «qualora ritenuti tali dal giudice», il provvedimento di sequestro possa essere ritirato. Congelato in attesa di valutazioni successive. Dopo le prime 48 ore ad alta tensione, sul nodo Ilva sembra prevalere una «maggiore ragionevolezza». Anche perchè il muro contro muro, per come si è delineato nelle prime ore - ricorso alla Consulta da parte del governo; ordine del gip di chiusura totale degli impianti - non serve a nessuno. Di certo non al governo che deve tutelare uno dei pochi nodi industriali del paese e migliaia di posti di lavoro. Non alla magistratura che pure sta perseguendo reati gravissimi e agisce in tutela di un diritto primario come la salute. Meno che mai alla città di Taranto che oltre al danno, l'alto tasso di inquinamento degli impianti, rischia la beffa atroce di restare senza lavoro. È un triangolo di priorità ben chiaro sul tavolo di una trattativa che non può esistere in quanto tale - non si può trattare con il codice penale - ma è chiara nella testa di ognuno dei soggetti in campo. Con questo spirito collaborativo il ministro Clini incontrerà venerdì il procuratore di Taranto Franco Sebastio. La parola d'ordine, quindi, è «trovare una soluzione» e, nell'attesa, «abbassare i toni». La via d'uscita sta in mezzo a due frasi. La prima detta ieri alla Camera dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini: «Entro il 30 settembre il governo completerà lo studio di Autorizzazione Integrata ambientale», vale a dire metterà in fila i valori dell'inquinamento sui parametri attuali e con criteri ancora più stringenti. La seconda pronunciata sempre ieri dal prefetto Bruno Ferrante che, per quanto rimosso dal gip Todisco dal ruolo di custode giudiziale del polo siderurgico, resta amministratore degli impianti: «Il lavoro va avanti, a ritmi ridotti perchè gli ordinativi sono bassi in questa stagione. E così sarà per i prossimi sette-otto mesi». Che sono i tempi tecnici necessari per spengere gli altiforni («vietato ogni uso a fine produttivo») così come ordinato dal gip Patrizia Todisco nel provvedimento del 10 agosto, quando ha anche messo alla porta Ferrante «per incompatibilità» con il ruolo di custode giudiziale dove lo aveva nominato dieci giorni prima il giudice del Riesame che aveva anche ordinato il risanamento degli impianti che potevano però restare in uso. In mezzo a questi due paletti c'è lo spazio perchè Ilva presenti il prima possibile al gip l'istanza di revoca del sequestro «sulla base di fatti nuovi intervenuti». I fatti nuovi potrebbero essere proprio i risultati dell'Autorizzazione integrata ambientale che il ministro Clini ha promesso di consegnare entro il 30 settembre. Nuovi valori che dovrebbero misurare diversamente «gli attuali parametri dell'area», i valori delle emissioni velenose in base ai quali Ilva dovrebbe indicare la procedura di risanamento. Procedura che questa volta dovrà essere definitiva e totale. L'istanza di revoca ha, sulla carta, tempi di risposta abbastanza brevi, questione di giorni. E se, il gip dovesse concederla, potrebbe anche dettare tempi e modi della bonifica. Dovrebbe essere, questa, la soluzione più ragionevole, prevista dal codice, e dove la magistratura farebbe l'ennesima apertura di credito, l'ultima, all'Ilva. I presupposti di questa mediazione sono che il governo rinunci a sollevare il conflitto, inutile visti i tempi lunghi della Consulta e quelli urgenti del polo siderurgico. Che il Riesame depositi quanto prima le motivazioni (attese entro il 20 agosto) spiegando cosa voleva dire quando il 7 agosto ha confermato il sequestro dell'impianto ma ne ha previsto la facoltà d'uso per il risanamento dell'area. «Una formulazione molto ambigua» sottolinea una fonte giudiziaria «che potrà sviluppare in direzione di quello che ha già deciso il gip Todisco. Ma anche diversamente». Certo, osserva la stessa fonte, «il gip poteva attendere queste motivazioni». Perchè questa fretta? E perchè la decisione, che sa un po' di ripicca a quanto aveva stabilito il Riesame, di allontanare Ferrante? E perchè, a sua volta. il Riesame aveva deciso di nominare il prefetto? Anche in questa puntigliosità tra giudici, dopo che nell'irresponsabilità di chi ha gestito finora la fabbrica, si sta consumando il dramma dell'Ilva. CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it «Le autorità competenti nel dare autorizzazioni alle attività produttive e nel monitoraggio ambientale sono identificate dalle leggi e dalle direttive europee, e nessuna di queste, dico nessuna, attribuisce tale compito all'autorità giudiziaria. Questo dev'essere molto chiaro perché sennò si rischia di creare l'incertezza sull'affidabilità dell'Italia nei confronti degli investitori esteri. Le tesi del gip mettono a rischio il sistema produttivo». Corrado Clini interviene in commissione Ambiente e Attività produttive alla Camera nel mezzo del fuoco incrociato sull'Ilva. Quello del ministro è quasi un corpo a corpo. «Si è visto che ho perso le staffe quando mi hanno accusato di essere più il ministro dell'industria che dell'Ambiente? - commenta a caldo all'uscita - A me che ho fatto il medico del lavoro a Porto Marghera, che ho denunciato il primo caso di tumore, che ero nelle liste delle Br. Non sanno con chi stanno parlando». Il caso acciaieria infiamma gli animi d'agosto, oltre che preoccupare migliaia di cittadini per la salute e di lavoratori per l'occupazione. In commissione l'Idv va all'attacco, accusando il governo di fare in sostanza il gioco dell'Ilva. Solidali con il ministro le altre forze politiche. Manca solo la Lega, che per protesta contro un governo «meridionalista» non partecipa. Dalle parole del ministro emerge comunque la strategia che il governo sta imbastendo per uscire dall'impasse provocato dall'ordinanza del gip, che ordina la chiusura degli impianti a caldo e revoca a Bruno Ferrante l'incarico di custode delle «aree a caldo» per manifesta incompatibilità, essendo anche presidente Ilva (designato dai Riva). A Palazzo Chigi sembra tramontare l'ipotesi del ricorso alla Consulta sul conflitto di attribuzione, in nome di una strategia del dialogo che sta prendendo quota in queste ore. Anche se Clini insiste su ruoli e competenze precise, da tenere distinti. Ma poi getta acqua sul fuoco: non c'è un conflitto con la magistratura. Semmai «c'è un evidente conflitto tra le decisioni del Tar e quelle della procura di Taranto». Difatti per il tibunale amministrativo l'ultima autorizzazione integrata ambientale era troppo stringente rispetto alle leggi attuali, mentre per la procura quello stesso documento non tutelava abbastanza la salute dei cittadini, anche per le reticenze dell'azienda. Due visioni contrapposte e parallele che in questi giorni sono arrivate allo strappo. STRATEGIA La strategia resta quella dell'apertura di diversi confronti. Dopodomani una delegazione del governo si recherà a Taranto: Clini e Corrado Passera, accompagnato dal sottosegretario Claudio De Vincenti che sta curando gli aspetti tecnici del dossier, incontreranno gli ammi«L'autorizzazione spetta La battaglia dell'Ilva, e sull'Ilva, continua senza sosta. Ieri il presidente Ferrante si è presentato in tribunale, accompagnato dall'avvocato Egidio Albanese, per depositare tre ricorsi al tribunale del Riesame. I primi due riguardano le ordinanze del gip Patrizia Todisco che ha ordinato il fermo della produzione e ha escluso lo stesso Ferrante dalla gestione degli impianti sequestrati. L'altro mette in discussione proprio il giudice che, come tutti i magistrati che lavorano al caso dell'acciaieria, ha ricevuto da tempo una scorta, a quanto pare rafforzata dalla prefettura in questi ultimi giorni. Con una richiesta di incidente di esecuzione, questo il termine tecnico, l'azienda chiede sostanzialmente al tribunale di verificare se il gip fosse competente ad emettere le ordinanze di cui l'azienda chiede l'annullamento. Il giudice Todisco in città viene sostenuta pubblicamente dal “Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti” (venerdì 17, in occasione della visita dei ministri a Taranto, ci sarà un corteo in centro), mentre l'Ilva continua a promettere collaborazione ai magistrati e ai tecnici. Lo ha fatto una volta di più il presidente Ferrante, incontrando in fabbrica i custodi giudiziari che sono stati nominati dal Gip. Secondo fonti sindacali, Ferrante «ha manifestato la più ampia disponibilità a collaborare per il risanamento, e a fare anche eventuali, ulteriori, interventi che dovessero chiedere le istituzioni pubbliche». Questa linea di apertura del presidente, però, non è forse condivisa da tutti in fabbrica, a cominciare dai dirigenti. L'altra mattina infatti è successo un episodio che racconta di una possibile spaccatura tra i vertici dell'acciaieria. I vertici di Fim, Fiom e Uilm, convocati da Ferrante prima dell'incontro che si sarebbe tenuto nel pomeriggio a Bari con Vendola e le istituzioni, una volta arrivati allo stabilimento hanno trovato l'ingresso bloccato da pale meccaniche. Non sono potuti entrare fino alla tarda mattinata, con imbarazzo di tutti. E ancora ieri, dopo un sopralluogo della Digos, il cancello (affacciato sul lato di via Appia) pare risultasse ancora bloccato. Rumors da fonti informate, intanto, assicurano che l'inchiesta sia in procinto di allargarsi al cosiddetto secondo livello, quello cioè che riguarda presunti coinvolgimenti delle istituzioni e della politica. Il filone di indagine su cui lavorano i magistrati, che sembrano molto sicuri del fatto loro e del materiale probatorio messo insieme, farebbe capo al fascicolo “Ambiente corrotto” aperto dal pm Remo Epifani. Nel procedimento per corruzione in atti giudiziari risultano indagati Fabio Riva, ex presidente dello stabilimento, l'ex direttore Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà, che si occupava delle pubbliche relazioni e infine il professor Lorenzo Liberti, ex consulente dei magistrati ed ex preside del Politecnico di Taranto. Tra le «copiose» intercettazioni telefoniche, come le ha definite il procuratore capo Franco Sebastio, ci sarebbero anche passaggi che tirano in ballo esponenti di spicco a livello regionale. L'obiettivo dei magistrati, nel frattempo il fascicolo è passato a Mariano Buccoliero e Giovanna Cannalire, sarebbe il sistema di corruzione che avrebbe permesso negli anni all'azienda una sorta di «impunità». A questo proposito, ieri Antonio Di Pietro ha lanciato accuse generalizzate. «La famiglia Riva ha foraggiato per anni la politica, di qualsiasi colore essa fosse: il Pdl, ma anche Pier Luigi Bersani» ha scritto il leader dell'Idv nel suo blog. L'ITALIAELACRISI Verso la mediazione I «fatti nuovi» per togliere il sequestro Entro il30settembre ilgovernodepositerà lostudiodiautorizzazione integrataambientale.Sarà sufficientepertogliere il bloccodellamagistratura? ILRETROSCENA Il ministro Clini in audizione alla Camera Contro il gip «Così a rischio l'intero sistema produttivo italiano» BIANCADIGIOVANNI ROMA Ferrante in tribunale: depositati i ricorsi Contestata ordinanza e competenza del gip Di Pietro accusa anche Bersani: «Riva ha foraggiato i partiti» SALVATOREMARIARIGHI srighi@unita.it 4 mercoledì 15 agosto 2012
18 mercoledì 15 agosto 2012
ARENAUNITÀ OGGIVI CONSIGLIAMO... TVDIDOMANI 06.30 TG1. Informazione 06.40 CCISS Viaggiare informati. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.05 Un ciclone in convento. Serie TV 12.00 E state con noi in TV. Show. Conduce Paolo Limiti. 13.30 TG 1. Informazione 14.10 Don Matteo 7. Serie TV 15.10 Capri. Serie TV 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Rubrica 21.20 Superquark. Documentario. Conduce Piero Angela. 23.35 Premio Louis Braille. Evento 00.35 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.05 Che tempo fa. Informazione 01.10 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 01.40 Rai Educational In Italia. Educazione 02.15 Mille e una notte - Documenti. Documentario 07.10 Tutti odiano Chris. Serie TV 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.15 La complicata vita di Christine. Serie TV 11.20 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 14.00 Senza traccia. Serie TV 14.45 Army Wives. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 Blue Bloods. Serie TV 17.00 90210. Serie TV 17.50 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 18.00 TG 2. Informazione 18.15 Aspettando il Palio. Evento 20.00 Classici Disney. Cartoni Animati 20.25 Estrazioni del lotto. Gioco 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Private Practice. Serie TV Con Kate Walsh, Taye Diggs, Audra McDonald. 23.25 Tg2. Informazione 23.40 Cut. Rubrica 00.45 Hawaii Five-0. Serie TV 01.35 Meteo 2. Informazione 01.40 Ritratto di donna velata. Film Tv Giallo. (1975) Regia di Flaminio Bollini. Con Nino Castelnuovo. 06.30 Il caè di Corradino Mineo. Attualita' 08.00 La Superstoria. Rubrica 08.45 Il monello della strada. Film Commedia. (1950) Regia di Carlo Borghesio. Con Erminio Macario. 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.15 Per un pugno di libri. Informazione 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. /TG3. Informazione 14.55 Ciclismo: Trittico Lombardo Coppa Bernocchi. Sport 17.00 GEOMagazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Un caso per due. Serie TV 21.05 Law & Order. Serie TV Con Jeremy Sisto, Linus Roache, Alana Truglio. 23.15 Tg Regione. / TG3. Informazione 23.35 Lo zingaro. Film Poliziesco. (1975) Regia di Josè Giovanni. Con Alain Delon. 01.20 Rai Educational. Reportage 01.50 La musica di Raitre. Musica 02.40 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.35 Media shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Pacific blue I. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia IV. Serie TV 13.50 Poirot. Serie TV 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.22 Per grazia ricevuta. Film Commedia. (1970) Regia di Nino Manfredi. Con Nino Manfredi, Delia Boccardo, Lionel Stander. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.31 Meteo. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Il secondo tragico Fantozzi. Film Commedia. (1976) Regia di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder. 23.45 Papà dice messa. Film Commedia. (1996) Regia di Renato Pozzetto. Con Renato Pozzetto. 01.50 Tg4 - Night news. Informazione 02.17 All'onorevole piacciono le donne. Film Commedia. (1972) Regia di Lucio Fulci. Con Lando Buzzanca. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.50 Belli dentro. Sit Com 09.10 Il ritorno di Bualo Bill. Film Avventura. (2005) Regia di Anders Gustason. Con Hampus Nystrom, Daniel Bragderyd. 11.10 I Cesaroni. Serie TV 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Rosamunde Pilcher: Prova d'amore. Film. (2006) Regia di Michael Faust. Con Anja Knauer, Florian David Fitz. 16.15 Che bel pasticcio. Film Commedia. (2006) Regia di Claudia Myers. Con Matthew Modine. 18.30 La ruota della fortuna. Show. 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.21 Il mio finto fidanzato. Film Commedia. (2009) Regia di Gil Junger. Con Melissa Joan Hart, Joseph Lawrence, Nicole Tubiola. 23.22 30 giorni per innamorarsi. Film Commedia. (2009) Regia di Til Schweiger. Con Til Schweiger, Nora Tschirner, Matthias Schweighöfer. 00.16 Tgcom. Informazione 00.17 Meteo 5. Informazione 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni Animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Le ragazze del campus. Film Commedia. (2009) Regia di James Hayman. Con Lucy Hale, Courtney Thorne-Smith. 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.40 Le cose che amo di te. Sit Com 18.03 Love Bugs III. Sit Com 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Human Target. Serie TV Con Mark Valley, Jackie Earle Haley, Chi McBride. 23.50 La maschera di cera. Film Horror. (2005) Regia di Jaume Collet Serra. Con Elisha Cuthbert, Chad Michael Murray, Jared Padalecki. 02.00 Rescue me. Serie TV 02.40 Studio Aperto - La giornata. Informazione 02.55 Anteprima - Celebrity Games. 07.20 Movie Flash. Rubrica 07.25 Meteo La7. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 07.50 In Onda (R). Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 08.30 Ultime dal cielo. Serie TV 09.30 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 11.30 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Everest. Serie TV 15.45 Chiamata d'emergenza. Serie TV 16.10 Il Commissario Cordier. Serie TV 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Cash Taxi (R). Game Show 21.10 Detenuto in attesa di giudizio. Film Drammatico. (1972) Regia di Nanni Loy. Con Giuseppe Anatrelli, Elga Andersen. 23.10 La valigia dei sogni. Rubrica 23.50 Tg La7. Informazione 23.55 Tg La7 Sport. Informazione 00.00 L'esercizio del potere. Film Drammatico. (1990) Regia di John Irvin. Con Donald Sutherland, Anne Archer. 21.10 Hannibal. Film Thriller. (2001) Regia di R. Scott. Con A. Hopkins J. Moore. 23.25 30 Minutes or Less. Film Azione. (2011) Regia di R. Fleischer. Con J. Eisenberg D. McBride. 00.55 Baciato dalla fortuna. Film Commedia. (2011) Regia di P. Costella. Con V. Salemme A. Argento. SKY CINEMA 1HD 21.00 Z La formica. Film Animazione. (1998) Regia di E. Darnell T. Johnson. 22.30 Pesi massimi. Film Commedia. (1995) Regia di S. Brill. Con D. Goldman J. Wayne Miller. 00.15 Supercuccioli - Un'avventura da paura!. Film Commedia. (2011) Regia di R. Vince. Con T. Albrizzi. 21.00 Il mio piccolo genio. Film Commedia. (1991) Regia di J. Foster. Con J. Foster D. Wiest. 22.50 Il ventaglio segreto. Film Drammatico. (2011) Regia di W. Wang. Con L. Bingbing J. Ji-Hun. 00.40 American Life. Film Commedia. (2009) Regia di S. Mendes. Con J. Krasinski M. Rudolph. 18.15 Adventure Time. Cartoni Animati 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10. Cartoni Animati 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Top Gear USA. Documentario 22.00 Gli eroi dell'aria: Alaska. Documentario 23.00 La febbre dell'oro. Documentario 00.00 Come è fatto. Documentario 19.00 Una splendida annata. Musica 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Videoframmenti 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Popcake - Speciale Madonna. Musica 22.30 Lincoln Heights. Serie TV 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 18.30 Chelsea Settles: Una vita XXL. Serie TV 19.20 Popland. Telenovelas 21.10 I Soliti Idioti. Sit Com 22.50 Mike Judge's Beavis and ButtHead. Cartoni Animati 23.40 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione 00.00 I Soliti Idioti. Sit Com MTV RAI 1 21.20: Superquark Documentario conduce P. Angela. Il presentatore ci conduce attraverso i più grandi misteri del creato. 21. 05: Private Practice Serie TV con K. Walsh. Addison e Sam s'imbattono in una coppia intrappolata in un'auto. 21.00: Law&Order Serie TV con J. Sisto. Tre nuovi episodi in compagnia del team di avvocati. 21.10: Il secondo tragico Fantozzi Film con P. Villaggio. Secondo capitolo delle disavventure tragicomiche del ragionere Fantozzi. 21.21: Il mio finto fidanzato Film con M. J. Hart. Jennifer è disperata da quando le è stato rubato tutto ciò che aveva in casa . 21.10: Human Target Serie TV con M. Valley. Chase, per proteggere Ames, deve infiltrarsi in una banda. 21.10: Detenuto in attesa di giudizio Film con G. Anatrelli. Un geometra emigrato in Svezia torna in Italia per trascorrervi le vacanze. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY «L'UOVODELSERPENTE»DI INGMARBERGMANIl registastesso definì questo film «dell'orrore». E infatti è una lunga discesa all'inferno quella che affronta Abel nella Germania degli anni Venti mentre torna a Berlino, dove il fratello si è appena suicidato. Finisce nell'intrigo di uno scienziato folle che sperimenta droghe terribili. Presentimento di quello che sta per avvenire di lì a poco con l'ascesa di Hitler al potere. IRIS ORE21.00 Unhorror espressionista firmato da Ingmar Bergman U: mercoledì 15 agosto 2012 21
Adesso che l'Italia ha sco-perto lo scandalo dell'Il-va, ora che Taranto, lapolitica, gli amministra-tori si chiedono sorpre-si se si può continuare a produrre mettendo a rischio la salute dei cittadini, proprio mentre si ripropone il dilemma tra industria e ambiente in questo Paese che sembra privo di memoria e che sfugge alle proprie responsabilità, anche quelle collettive, forse è bene ricordare che noi siamo stati, e siamo, una potenza siderurgica. Non ce lo ha ordinato il dottore di produrre acciaio, ma lo abbiamo scelto noi. Abbiamo iniziato a pensarci e a lavorarci nell'Ottocento, poi nel primo Novecento abbiamo accelerato e quindi ci siamo scatenati nel secondo dopoguerra. Ci sono stati anni in cui noi e i giapponesi combattevamo per il primato della produttività, per la qualità degli acciai, eravamo dei campioni a produrre laminati, bramme, tondini, tubi. Non avevamo paura di nessuno. I francesi e i tedeschi ci guardavano come se fossimo dei marziani. Lo Stato, l'impresa privata, gli operai, le comunità locali hanno alimentato per decenni una delle più grandi industrie del Paese, con tutti i benefici possibili (l'occupazione, lo sviluppo, il reddito, anche un presidio contro la criminalità) e con tutte le conseguenze negative che abbiamo vissuto (gli sperperi di denaro pubblico, investimenti sbagliati, fallimenti) e che oggi vediamo (veleni, malattie, morti...). Ma nessuno, né il governo e nemmeno la magistratura che per anni ha dormito, può pensare di far la parte di Biancaneve e sorprendersi davanti al dramma di Taranto. Pensare di arrivare alla chiusura dell'Ilva come condizione per avviare la bonifica, per ripulire la produzione è una strada che può portare alla fine dell'industria. Se si spegne la fabbrica non ripartirà più, mettere in pausa l'area a caldo non si può, non è come giocare alla playstation che a un certo punto uno si stanca, fa una pausa, si beve una birra e poi riprende. No, l'industria dell'acciaio deve funzionare sempre, giorno e notte, Natale, Pasqua e Ferragosto. GALANTUOMINI E MASCALZONI La chiusura dell'Ilva sarebbe una disgrazia, così come sarebbe una minaccia intollerabile continuare a produrre in queste condizioni, avvelenando una città e i suoi abitanti. E la verità, purtroppo, è che per decenni lo Stato padrone e gli imprenditori privati, galantuomini e mascalzoni, la politica e anche il sindacato prima che si destasse, hanno tollerato che l'interesse della produzione fosse prevalente su tutto, perché se la fabbrica funzionava allora c'era lavoro, benessere, si poteva fare le ferie e mandare i figli a scuola. La diossina, il piombo, l'amianto ci sono sempre stati in fabbrica, come lo sfruttamento e gli incidenti, da Taranto a Marghera, da Priolo a Casale, ma per quanto tempo l'Italia, o almeno una larga parte, ha preferito voltare la faccia, fare finta di niente? Questa è la nostra storia, piaccia o no, con cui dobbiamo fare i conti e i teorici di un ambientalismo da fiaba dovrebbero rileggersi, in vecchi libri, almeno le parole dei contadini pugliesi quando chiedevano di essere assunti nella fabbrica tra gli ulivi: «Tutti volevano un posto all'Italsider: stipendio sicuro, bollini, mutua, pensione…». Anche oggi che l'acciaieria ci appare come una minaccia, come una vergogna di un Paese civile, bisogna avere il coraggio di affermare pur soffrendo che l'Italia ne ha bisogno, che gli operai, l'economia, altri stabilimenti siderurgici non possono fare a meno dell'Ilva. A meno che non si voglia pensare che il modello di sviluppo per l'Italia potenza manifatturiera sia quello dello slow food o dei voli low cost alla Pulvirenti. TUTTIA FAREI BAGNINI? Se dalla Bocconi uscisse un Bill Gates o uno Steve Jobs si potrebbe pensare anche a una nuova frontiera dell'economia, ma finora niente fuoriclasse, al massimo Passera. Qui c'è da poco da inventarsi, bisogna scegliere: o proseguiamo a fare industria, con tutele maggiori per le comunità e pure per i lavoratori, oppure chiudiamo e andiamo tutti a fare i bagnini, apriamo bed and breakfast perché come diceva Silvio Berlusconi «in Italia abbiamo il sole che tutti ci invidiano». Ci troviamo come se fossimo tornati indietro di mezzo secolo e più, quando l'Italia doveva scegliere cosa fare, dove puntare le sue energie, le sue risorse. Nel dopoguerra l'Italia è diventata una potenza siderurgica grazie alla lungimiranza di alcuni manager di Stato, come Oscar Sinigaglia che alla guida della Finsider avviò lo sviluppo dell'acciaio italiano convinto che una forte industria siderurgica avrebbe consentito al paese distrutto di gettare le basi della ricostruzione e dello sviluppo. Sinigaglia, figlio di un commerciante di metalli ferrosi, ebbe un'intuizione giusta, iniziò a rafforzare Bagnoli e Piombino, ricostruì Cornigliano i cui impianti erano stati smontati dai tedeschi e trasferiti in Germania. La produzione riparte, Sinigaglia importa macchinari e tecnologie dagli Stati Uniti, realizza il primo ciclo produttivo integrale, dai minerali fino ai prodotti finiti. Attorno ci sono i Falck, i nuovi Riva e Lucchini, altri che diventeranno grandi. L'acciaio diventa il motore della rinascita e del boom. Il lamierino, più tardi, prende forma nella Fiat 600, nelle lavatrici e dei frigoriferi dei Borghi e degli Zanussi, nella Vespa e nella Lambretta. Sinigaglia scompare nel 1953, gli succede Ernesto Manuelli, già direttore finanziario della Finsider. Spinge ancora sull'acceleratore perché l'Italia ha fame di acciaio. Rileva lo stabilimento di Campi, crea il tubificio di Piombino, nasce il laminatoio di Novi, la nuova acciaieria di Bagnoli e la fonderia di Trieste. Il 9 luglio 1960 Manuelli posa la prima pietra del polo siderurgico di Taranto, con queste parole: «Il centro di Taranto vuole contribuire al raggiungimento di due importanti obiettivi: assecondare e accelerare la realizzazione del programma Finsider per un'ulteriore forte espansione della produzione italiana di acciaio; dare una spinta, non esito a dire determinante, per la politica di valorizzazione e di sviluppo economico-sociale del Mezzogiorno». L'impianto di Taranto viene raddoppiato all'inizio degli Anni Settanta, diventa la più grande acciaieria d'Europa capace di colare fino a 12 milioni di tonnellate d'acciaio, una delle cattedrali operaie con oltre 20mila dipendenti diretti e altrettanti con le ditte di appalto. PRODIE DAVIGNON Il primo choc petrolifero segna la brusca interruzione del sogno siderurgico di Stato che si trasforma in un incubo per scelte politiche sciagurate, per investimenti catastrofici, per commistioni indebite tra amministrazioni e imprese di Stato. Mentre esplodono i prezzi dell'energia, crollano i consumi e parte una recessione epocale, l'Italia decide la costruzione del quinto centro siderurgico di Gioia Tauro e i conti precipitano verso l'abisso. L'industria di Stato realizza perdite da primato, migliaia di lavoratori escono dalla produzione, l'Europa ci impone diktat severissimi sulle quote di produzione e gli aiuti pubblici. Per la storia ricordiamo Romano Prodi, giovane presidente dell'Iri, che fronteggia il commissario Etienne Davignon: «Finsider è immortale, ha capito?». L'acciaio di Stato termina la corsa negli anni Novanta, nella prima stagione delle privatizzazioni. L'Iri vende Terni a una cordata formata da Krupp, Riva, Falck e Agarini. Poi resteranno solo i tedeschi, quelli dell'incendio e della strage di Torino. Dalmine finisce ai Rocca, gruppo creato da Agostino Rocca, già direttore Finsider sotto il fascismo, arrestato dal prefetto della Liberazione di Milano Riccardo Lombardi, quindi espatriato in Argentina. Il bresciano Luigi Lucchini, nemico dei sindacati e dei comunisti, prende l'Acciaieria di Piombino, ma molti anni dopo, indebitato fino al collo anche per le comparsate nel Corriere della Sera, è costretto a cederla ai russi. Taranto finisce a Emilio Riva, il ragioniere milanese, mai andato in Borsa e che solo nel 1994 fa certificare il bilancio del suo gruppo. Riva è un imprenditore duro, un padrone d'altri tempi. Nel 1975 viene arrestato per omicidio colposo in seguito a un mortale incidente sul lavoro nello suo stabilimento di Caronno Pertusella. Riva decide la serrata: «Finché non esco io niente lavoro, la fabbrica è chiusa». L'ITALIAELACRISI IL CORSIVO La battaglia d'agosto del governo ruota attorno alle politiche industriali. Palazzo Chigi ha addirittura ipotizzato di sollevare un caso di conflitto di attribuzione con i giudici di Taranto, sostenendo che con un'ordinanza del gip sull'Ilva si era limitata la potestà di decidere in fatto di sviluppo industriale del Paese. Parole pesanti, e problema ancora più pesante, quello dell'acciaieria più grande d'Europa. Il ministro Corrado Clini ha ingaggiato uno scontro mediatico senza precedenti con i detrattori del governo: repliche alle accuse, interventi su radio e tv. Ha deciso di accettare l'invito ad essere audito in Parlamento, che ha riaperto proprio per ascoltare il suo intervento in commissione Ambiente. Sulla scena ha fatto il suo ingresso anche il sottosegretario Antonio Catricalà per delineare le linee d'attacco del governo. L'unico che è rimasto sempre un passo indietro è stato il ministro che avrebbe invece la titolarità di quelle politiche che si dicono «espropriate» dalla magistratura, cioè Corrado Passera. Certo, comunicati ci sono stati. Anche colloqui «felpati». In molti lo danno al lavoro al ministero fino a tarda sera. Altri confessano di aver dovuto tirargli la giacchetta per ottenere una presa di posizione. A dirla proprio tutta, in un'estate in cui Taranto rischia la deindustrializzazione, Wind Jet annuncia la chiusura, i tavoli di crisi aperti al ministero non accennano a diminuire, il ministro dello Sviluppo dovrebbe stare sulle barricate. Altro che interviste. C'è da dire che sul dossier Ilva il titolare dello Sviluppo ha delegato un collaboratore di rango come Claudio De Vincenti, e c'è da aggiungere che il 17 agosto Passera sarà a Taranto con la delegazione del governo per affrontare il nodo chiusura. Certo, per l'inquilino di via Veneto è molto meglio annunciare futuribili piani per la crescita con banda larga e petrolio tricolore (a proposito, che ne pensa Clini delle trivellazioni off shore?). Il fatto è che qui non basta qualche «ideona» (parola sua in un'intervista televisiva), qualche appello all'ottimismo della volontà per invertire l'andamento del Pil. La politica industriale si fa con il sudore, la meticolosità, con il confronto duro anche tra parti che spesso sono in contrasto, e tra interessi spesso giganteschi e in concorrenza tra loro. Non è una «favola bella», né un «pranzo di gala». Qualsiasi errore, anche quelli di omissione, costa lacrime e sangue dei lavoratori e ricchezza per il Paese. RINALDOGIANOLA MILANO Quando l'acciaio era un sogno tutto italiano Non brilla per presenza il ministro Passera BIANCA DIGIOVANNI Ladiossinae ilpiombo infabbricaci sonosempre stati,ma l'Italiasièvoltata dall'altraparte.L'interesse dellaproduzioneèstato a lungoprevalente ILDOSSIER . . . Tra noi e i giapponesi era lotta per il primato della produzione: eravamo marziani per i tedeschi . . . Impresa, operai e Stato: un lungo compromesso ha sorretto questo settore industriale 6 mercoledì 15 agosto 2012
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15/08/12

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