C'è chi si affida alla «Madonna della pioggia» (è il caso della Diocesi di Imola, con tanto di preghiere e processioni) e chi alla leggendaria danza della pioggia «stile indiani» (ha promesso di organizzarla Publiacqua, l'azienda idrica fiorentina). Basta che piova, perché l'Italia sta diventando Nordafrica: fiumi in secca, raccolti distrutti, acqua razionata anche nelle case, autobotti, animali assetati - in Toscana i cinghiali si avvicinano alle case e agli allevamenti per cercare da bere. Con conseguente cambiamento delle abitudini alimentari per difendersi dalla canicola (è boom degli acquisti di frutta). Dalla valle del Po al Sud, passando per la Toscana e l'Abruzzo è emergenza. A Firenze è scattato l'allarme. C'è acqua solo per 40 giorni. L'assessore all'Ambiente Caterina Biti avvisa: «La situazione idrica è da tenere sotto controllo». Sotto Ponte Vecchio pesci morti al posto dell'acqua, anche l'Arno è in siccità. Il greto del fiume si è riempito di alghe. Situazione preoccupante anche nel Chianti. Intanto continua la conta dei danni. E alcune Regioni, dalla Toscana all'Abruzzo, dall'Umbria al Veneto, chiedono al Governo la proclamazione dello Stato di Calamità (l'esecutivo ha fatto partire le procedure). LAMAPPA DELLA SETE Al Nord non succedeva da tempo di vedere il Po a livelli così bassi (oltre sette metri sotto la media). In Piemonte la Regione sollecita la realizzazione di nuovi invasi d'acqua. In Veneto la Lav chiede al governatore Luca Zaia di revocare la stagione di caccia per la siccità. In Emilia Romagna siamo ai record: le temperature bollenti richiamano la torrida estate del 2003, ma «dal punto di vista delle piogge è anche peggio del 2003; si tratta dell'estate tra le più secche di sempre», spiegano dall'Arpa. Al Sud lo scenario non migliora, anzi: «La magra consolazione è che almeno qui ci siamo abituati, ma stavolta fa davvero paura», spiegano i contadini. L'agricoltura italiana ha perso un miliardo di euro. Secondo Coldiretti, caldo e siccità hanno già tagliato i raccolti con cali della produzioni che a livello nazionale vanno dal -20% per il pomodoro al -30% per il mais, fino al -40% per la soia. E forti riduzioni sono previste per la barbabietola da zucchero (con quasi il dimezzamento della produzione nelle regioni del Nord) e per il girasole (-20%). Tra le conseguenze, anche il cambiamento delle abitudini alimentari: non siamo ai livelli del prezzo del mais salito alle stelle negli Stati Uniti, ma il clima bollente ha cambiato la spesa degli italiani con un calo negli acquisti di caffè, cioccolato e salatini, e un aumento medio stimato del 10% degli acquisti di frutta rispetto allo scorso anno (dalle pesche alle susine fino ai cocomeri). Lo stima ancora la Coldiretti, nel sottolineare che a salire sono anche i consumi di gelato e di acqua minerale ILCASOTOSCANA La Toscana, storicamente non facile preda della siccità, rappresenta un caso particolare. Il paesaggio, dal caratteristico verde, si sta ingiallendo. Le produzioni di olio e di vino si stanno dimezzando. Il lago-diga di Santa Luce, nel pisano, evoca uno scenario lunare: l'acqua non c'è quasi più, con tanto di ecatombe di pesci (l'Ufficio Dighe regionale ha intimato alla multinazionale Solvay, che gestisce la diga, di irrorarla). In varie zone della costa e in collina l'acqua manca per diverse ore al giorno, e quasi tutti i Comuni hanno fatto ordinanze per vietare di innaffiare i giardini e di lavare l'auto tra le mura domestiche. Aumentano i fiumi in secca: nelle colline del Chianti fiorentino, la Pesa e la Greve non esistono praticamente più. «E dire che anche fino a poco tempo fa ci pescavamo: non abbiamo mai visto la Pesa in queste condizioni», dicono, con un velo di malinconia, gli anziani del posto. I ripari? La Regione a suon di milioni di euro ha investito in opere per contrastare la siccità. Aziende idriche come Publiacqua o la pisana Acque Spa stanno puntando forte anche sulle campagne di sensibilizzazione anti spreco. Ma se non piove sono guai. Il climabollente ha cambiato la spesadegli italiani conun calonegli acquistidi caffè, cioccolatoe salatini edun aumentomedio stimatodel 10 percento degli acquisti di frutta rispettoalloscorso anno,che ha riguardatotutte leprincipali varietà, dallepeschealle susine fino ai cocomeri.È quantostima la Coldirettinel sottolineare che a saliresono anche i consumi di gelatoe diacqua minerale inuna estate in cui ilmese di luglio siè chiusocon1,94gradi inpiù rispetto allamedia, mentrequellodi giugno con+2,6gradi siera classificato al terzoposto dei “giugni”più caldida quandosono rilevate le temperature. «Mangiare fruttaeverdura continua la Coldiretti -è la miglior difesaneiconfronti dell'afa, l'eccessivasudorazionee il rischiodi colpidi caloreperchésono prodotti rinfrescantie ricchidi vitamine esali minerali, indispensabiliper non affaticaretroppo l'organismo». Il capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco Francesco Tronca ha disposto l'avvio immediato di accertamenti dopo un incidente che ha coinvolto due pompieri del comando provinciale di Vicenza. I due, durante un intervento di soccorso per incendio in un appartamento a Torri del Quartesolo, secondo quanto hanno denunciato i sindacati, dopo essere entrati nell'appartamento in fiamme indossando i guanti di protezione, hanno riportato ustioni alle mani. «La tempestiva e rigorosa verifica di quanto accaduto - sottolinea il Dipartimento - nonostante il personale indossasse gli speciali guanti in dotazione e gli altri dispositivi di protezione individuale antifiamma, consentirà di assicurare la garanzia della totale incolumità di tutti gli operatori del Corpo nazionale». L'incredibile incidente è del 12 agosto: ustionarsi per colpa di protezioni che non funzionano, non dovrebbe mai succedere. Invece è accaduto perché i guanti - forniti direttamente dal ministero dell'Interno - non hanno resistito al calore e alle fiamme. La scorsa domenica (come raccontò il Corriere Veneto) un corto circuito fece scoppiare un incendio in un appartamento. Due vigili del fuoco entrarono per accertarsi che all'interno della casa non ci fosse nessuno, facendosi largo fra le fiamme. «Alla fine di quella perlustrazione di lavoro i due sono stati bagnati, come da prassi, e quando hanno tolto i guanti si sono ritrovati le mani bolle alte un paio di centimetri sulle mani e le dita deformi». I medici dell'ospedale San Bortolo di Vicenza giudicarono le ustioni di secondo grado. Uno dei due vigili (entrambi trentenni) è ancora ricoverato nel reparto di chirurgia plastica, in osservazione, per evitare infezioni. Dopo la denuncia dei sindacati di settore della Cisl e della Cigl, «scioccati per quanto accaduto, che ci fa nutrire dei seri dubbi sulla qualità dei dispositivi di protezione individuale che vengono forniti al personale in servizio», ieri sono arrivate le interrogazioni parlamentari. Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza e Difesa del Partito Democratico, esprime «anzitutto solidarietà ai due vigili del fuoco feriti», e annuncia che depositerà «un'interrogazione urgente al ministro dell'Interno per verificare come sia stato possibile che i guanti in dotazione al comando di Vicenza non fossero della qualità necessaria a proteggere i vigili dalle fiamme. Chiederò al ministro di chiarire se la gara d'acquisto sia stata espletata rispettando tutte le norme e, in caso di risposta affermativa, quali siano le responsabilità da addurre alla ditta fornitrice». Chiarimenti chiede anche Gianvittore Vaccari, della Lega Nord, mentre da Vicenza Giovanni Vassallo, vicecomandante dei vigili del fuoco di Vicenza, parla di «caso anomalo», dice che incontrerà la ditta produttrice e aspetta le analisti sui guanti sotto accusa, che sono stati sequestrati. . . . L'episodio del vicentino arriva in Parlamento Fiano (Pd): «Il ministro spieghi com'è possibile» La settima ondata di calore di questa bollente estate 2012 entra nel vivo colpa del «colosso dei deserti» che infiammerà i prossimi 8 giorni richiamando sull'Italia aria rovente direttamente dal Sahara algerino. Sarà l'ondata di calore regina, sostengono gli esperti, con termometri fino a 36-38° su gran parte del territorio nazionale, fino a punte di 40 gradi tra Emilia, Toscana, Umbria, Lazio, Sardegna e Sicilia, le regioni più bollenti nei prossimi giorni. Caldo anche in montagna, fino a 30° a 1000 metri di quota. Bollino rosso soprattutto nelle grandi città, dove la miscela di clado, sole e inquinamento consiglia di stare in casa, e uscire lo stretto necessario. Firenze, Perugia e Roma le città più complicate, dove si soffrirà anche di notte, per il micidiale cocktail di calore-umidità, soprattutto nei primi tre giorni della prossima settimana. Poco ci consola il fatto che la morsa di calore sarà estese fin sulla Polonia, e non solo nei Paesi mediterranei. In Italia la situazione però si divaricherà strada facendo, con il nord (come già accaduto nelel precedenti tornate di calore) che subirà i classici temporali estivi, che si arresteranno però sull'appennino tosco-emiliano. Le tempeste di fine agosto, con rischio violenti rovesci e temporali nelle zone alpine, saranno accompagnati da grandinate e trombe d'aria. «L'emergenza incendi e siccità non solo continua, ma sarà destinata ad aggravarsi con pesanti ripercussioni sul settore agricolo», è l'allarme dei tecnici di 3bmeteo.com, interpellati dalle agenzie. A causa dell'assenza di piogge significative oramai da oltre 2 mesi su gran parte del territorio nazionale, come riportiamo nel pezzo di apertura di pagina, la situazione di molti allevatori e agricoltori è drammatica. Siccità grave da nord a sud, con il Po sotto il livello idrometrico di oltre 7 metri, ad un passo dal record negativo del 2006; persino alcuni laghi del nord sono in sofferenza: il lago di Como è oltre mezzo metro sotto il livello idrometrico. Guai anche per la flora e la fauna marina: il Mediterraneo è sempre più caldo, con temperature dell'acqua che raggiungono anche i 30° sulla parte più meridionale (siamo al livello dell'acqua termale), mentre tutto il bacino risulta più caldo del normale complessivamente di 2°. Non si sa se in modo conseguente, ma tutto il Mediterraneo registra un aumento costante di salinità: in sostanza è divenuto in questo decennio più salato, combinazione che si ripercuote su tutto l'ecosistema. L'altra piaga di stagione sono gli incendi e si può fare un primo bilancio di Ferragosto: tra il 14 ed il 16 agosto sono scoppiati oltre 220 roghi, migliaia gli ettari di macchia mediterranea bruciati. Coldiretti:«Gli italiani mangianopiù frutta E bevono meno caffè» Guanti difettosi, i pompieri si ustionano GIANNIPAVESE ROMA Siccità, scatta l'emergenza ora il clima brucia i raccolti Il greto del fiume Pesa TOMMASOGALGANI FIRENZE . . . In Toscana quasi tutti i comuni hanno vietato l'uso dell'acqua per innaffiare i giardini Da oggi 40° nelle città Mediterraneo, mare caldo come alle terme Terra secca di Toscana FELICEDIOTALLEVI ROMA ILDATO . . . L'agricoltura italiana ha perso un miliardo di euro Pomodoro e mais produzione in calo del 40% A Firenze è allarme: c'è autonomia idrica per soli 40 giorni. L'Arno è in secca. Dal Po al sud si contano i danni di un'estate eccezionalmente calda. Le Regioni chiedono lo stato di calamità. Acqua razionata nelle case domenica 19 agosto 2012 13
. . . Confartigianato: negli altri Paesi europei gli interessi sono inferiori di circa il 62% ILCOMMENTO ANTONIO LIROSI A guardar bene i dati, pare di leggere il futuro: prendete i mutui. Ieri Confartigianato segnalava che a maggio il tasso dei prestiti alle famiglie per l'acquisto della casa si attestava al 4,12 per cento (più 103 punti base rispetto a un anno fa). Ad inizio mese invece, era l'otto agosto, la Banca d'Italia ci informava che a giugno il tasso medio era già del 4,18 per cento. Insomma, di male in peggio. Entrambe le rilevazioni però non dovrebbero tenere conto del taglio fatto a luglio dalla Banca centrale europea, che ha diminuito di 0,25 i tassi di riferimento, e che si spera possa almeno rallentare la corsa del caro-prestito. Una maratona che va avanti, tra accelerazioni e rallentamenti, da quando è scoppiata la crisi finanziaria americana, era l'estate del 2007, proprio con i mutui subprime (quelli concessi ai debitori più a rischio. È di qualche giorno fa la notizia che il dipartimento di Giustizia statunitense non accuserà di frode finanziaria ai danni degli investitori la banca Goldman Sachs, per le operazioni sui subprime da 1,3 miliardi di dollari. La banca ha patteggiato con la Sec il pagamento di 550 milioni di dollari per chiudere la disputa. Andranno invece a giudizio le agenzie di rating Moody's e S&P). Da allora, più precisamente dal 2008 al 2011, il numero complessivo dei prestiti concessi dalle banche italiane per l'acquisto delle case è diminuito del venti per cento, rispetto al triennio precedente. Una riduzione «particolarmente accentuata per le famiglie più giovani», precisavano sempre a giugno i tre analisti di palazzo Koch che hanno firmato lo studio: «Il numero totale dei contratti stipulati da under 35 è diminuito più del trenta per cento». NOI E ILRESTODELMONDO Una situazione insostenibile, rincara adesso l'associazione degli artigiani, che mette in evidenza come negli altri Paesi europei i tassi sui mutui siano in media inferiori ai nostri del 62 per cento. Tanto che, sempre secondo gli artigiani, per onorare il debito gli italiani sono costretti a impegnare fino a un terzo del proprio reddito (con punte del 39,2 per cento in Lombardia). Non a caso in un recente rapporto la Commissione europea sosteneva che una famiglia italiana su quattro non riesce a fronteggiare il prestito e che la situazione sta diventando «allarmante». Preoccupazioni smentite dall'Abi, l'associazione degli istituti di credito, secondo la quale invece le sofferenze sono ferme all'1,2 per cento dei prestiti concessi. Di fronte a questo quadro, nulla di strano se anche dal mercato immobiliare arriva qualche segnale preoccupante: nel primo trimestre di quest'anno, le compravendite hanno registrato un crollo del 17,8 per cento, pari a quello del marzo 2009 e che interrompe i due trimestri consecutivi di lieve crescita che hanno caratterizzato la seconda metà dell'anno passato. Di più: sempre la Banca d'Italia recentemente ha condotto un sondaggio interpellando più di 1.500 agenzie immobiliari. Ne è emerso che, tra aprile e giugno, i prezzi delle case sono diminuiti, mentre l'offerta è aumentata: in pratica cresce il numero delle case in vendita e diminuisce il prezzo degli stessi appartamenti. Ma in calo è anche il numero di agenzie che, rispetto al trimestre aprile-giugno 2001, sono riuscite a vendere almeno un immobile. E se non si vendono le case che già ci sono è inutile costruirne di nuove. Storicamente, uno dei settori tra i più colpiti dalle crisi internazionali come quella che viviamo è il settore edile. Anche stavolta non ci sono eccezioni. Il trend negativo delle costruzioni trova ulteriori conferme nell'analisi fatta da Anaepa, l'Associazione dei costruttori di Confartigianato. «La situazione è drammatica - premette il presidente Arnaldo Redaelli - Se non si adotteranno al più presto soluzioni, migliaia di piccole imprese rischiano la chiusura e migliaia di lavoratori perderanno il posto». Cosa che per altro sta già avvenendo. Tra giugno 2011 e marzo 2012 sono sparite migliaia di piccole imprese e si sono persi più di 98 mila posti di lavoro (con un tasso di occupazione in calo del cinque per cento). «Le imprese riprende Redaelli - sono strette in una morsa fatta di scarso credito bancario, con tassi in aumento, e di tempi di pagamento sempre più lunghi», con «i committenti pubblici e privati» che si fanno attendere «42 giorni in più rispetto alla media europea». Insomma, a guardar bene i dati pare di leggere il futuro. E senza interventi immediati, non sarà felice. Prezzi e tariffe: rientro col salasso SIPOTEVAFARE DIPIÙ SULLELIBERALIZZAZIONI.SIA CON IL DECRETOCRESCITALIA, sia dopo la sua conversione in legge, nonostante i miglioramenti apportati dal Parlamento. A distanza di sei mesi, molto rischia di restare sulla carta. Potrebbe essere utile scorrere sommariamente lo stato di attuazione delle misure, sollecitando il governo a monitorarle e soprattutto ad adottare i provvedimenti che mancano all'appello. Se da un lato è positivo che la misura più importante, in termini di impatto economico, cioè la separazione di Snam Rete Gas da Eni, sia stata resa operativa nei tempi previsti, dall'altro va registrato che la seconda in ordine di importanza, l'istituzione dell'Autorità per i trasporti, è ancora ferma ai nastri di partenza - e pensare che era tanto urgente da essere calendarizzata a maggio - perché la scelta del governo di indicare tra i tre Commissari una figura come Pasquale De Lise (75enne da pochi mesi in pensione come ex Presidente del Consiglio di Stato) non ha incontrato il necessario consenso in Parlamento. Si sta accumulando ritardo anche per l'ampliamento del numero di farmacie. Il ministro della Salute ha chiesto e ottenuto dal Parlamento, con la spending review, di modificare le regole sui concorsi regionali, di realizzare un apposito sistema informativo, di riconsiderare le farmacie oggi in sovrannumero in alcune zone, nonché di rinviare al 2015 l'entrata in vigore del limite di età (65 anni) per svolgere la funzione di direttore. In conclusione passerà ancora un po' di tempo prima di poter vedere altri iscritti all'Albo, magari di giovane età, accendere la croce verde delle loro nuove farmacie, che comunque nel complesso - è facile prevedere - saranno molte meno delle 5mila a suo tempo stimate dal governo. Nel frattempo, in assenza di una vera concorrenza con il canale delle parafarmacie, non c'è traccia di sconti sui medicinali dispensati dalle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, come invece previsto dal decreto. Anche per vedere aumentare il numero dei notai in servizio dovrà passare altro tempo. Non si hanno infatti notizie, né sul decreto di revisione (in aumento) della pianta organica, né sullo stato dei posti messi a bando negli ultimi due anni per coprire le numerose sedi vacanti. Come era prevedibile, spetterà al ministero dello Sviluppo definire con decreto le nuove tipologie contrattuali per rendere più autonomi dalle compagnie petrolifere i rivenditori di carburante: le rispettive associazioni di rappresentanza non hanno trovato un'intesa, a dimostrazione della scarsa incisività delle disposizioni, contenute nel decreto, per portare più concorrenza nella filiera petrolifera. Situazione simile in campo assicurativo, dove l'operatività di quelle poche norme che avrebbero potuto, ma solo incidentalmente, comportare un contenimento dei premi Rc auto ha trovato la ferma resistenza delle compagnie, stando a quanto dichiarato in Senato qualche settimana fa dal presidente dell'Isvap, cioé l'Autorità che ha in corso di adozione le norme tecniche applicative e che nel frattempo il decreto sulla spending review ha trasformato in Ivass, ponendo di fatto il controllo del settore sotto l'egida di Banca d'Italia. Sulle banche c'è poco da dire: con le nuove disposizioni ad oggi non è cambiato nulla per quanto riguarda i costi delle transazioni elettroniche di moneta, né per gli esercenti né per i consumatori. Per il commercio, le liberalizzazione sono contenute in provvedimenti diversi dal Crescitalia: sarebbe utile che il ministero, ascoltando le parti interessate, traesse un primo bilancio sulle convenienze per consumatori e imprese, sull' impatto occupazionale e del trattamento dei lavoratori, del primo anno di applicazione (a dicembre) della totale libertà di apertura domenicale e festiva concessa agli esercizi. Discorso a parte meritano le professioni. Le norme del Crescitailia hanno integrato e migliorato quelle contenute nella manovra Tremonti di un anno fa, alle quali è stata data attuazione con Le liberalizzazioni rischiano di restare sulla carta Dall'inizio della crisi i mutui erogati sono diminuiti del 20% I tassi invece lievitano: più 103 punti base in un anno. Per il debito si spende un terzo del reddito È un ritorno dalle ferie amaro quello che attende i consumatori italiani. È in arrivo infatti una raffica di rincari di prezzi e tariffe in tutti i settori, con «effetti disastrosi» per le tasche delle famiglie. Secondo l'osservatorio di Federconsumatori, che ha aggiornato le previsioni per il 2012, alla luce degli effetti delle manovre economiche varate e ai nuovi aumenti dei carburanti, della luce e del gas il risultato è «drammatico»: per una famiglia media gli aumenti toccheranno quota più 2.333 euro, quasi la metà di quanto la stessa famiglia spende per la spesa alimentare in un anno. L'associazione dei consumatori stima che l'inflazione si attesterà a un 5,5-6% (senza tener conto delle voci “tassazioni varie” che non sono calcolate per l'indice Istat). «Aumenti insostenibili che determineranno pesantissime ricadute sulle condizioni di vita delle famiglie e sull'intera economia - sostiene l'associazione - che dovrà continuare a fare i conti con una profonda e prolungata crisi dei consumi. È ora di puntare sul rilancio: ripresa della domanda di mercato, liberalizzazioni e investimenti per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico. Questi dovranno essere i le direttive di marcia del governo per l'anno in corso», dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. In percentuale l'aumento più consistente è quello delle tariffe del trasporto pubblico locale. Le associazioni parlano di rincari fino al 30 per cento, che tradotti in euro significano una spesa annuale di 48 euro in più rispetto al L'ITALIAELACRISI . . . Ritardi e resistenze vanificano l'efficacia delle nuove norme GIUSEPPE VESPO MILANO Sempre di meno sempre più cari i prestiti per la casa MASSIMO FRANCHI ROMA 2 domenica 19 agosto 2012
Questa è una storiache puzza, e non so-lo perché c'entra lamonnezza, male en-demico del Napoleta-no e business che ha consentito ai Casalesi di Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti prima e Michele Zagaria poi di trasformarsi nella più grande holding criminale della Penisola. È una storia che arriva dalla periferia dell'impero, dove i clan, silenti, sono riusciti a infiltrarsi nella pubblica amministrazione nell'indifferenza generale e in forza di patti scellerati con la malapolitica. È una storia che, nel suo piccolo, riproduce in pieno lo schema sul quale si fonda il cosiddetto «sistema Cosentino», dal nome dell'ex sottosegretario di Giulio Tremonti sotto processo a Santa Maria Capua Vetere per concorso esterno in associazione mafiosa. Al centro di questa storia ci sono una ditta, la Over Line dei fratelli Fontana di Casapesenna, regno di Zagaria, un Comune, quello di Scafati, estrema propaggine settentrionale della provincia di Salerno in direzione Napoli, e un sindaco, Pasquale Aliberti, cosentiniano di ferro e disinvolto titolare di doppio incarico (è anche consigliere provinciale di Salerno). Una potenza, insomma, considerato che la consorte, Monica Paolillo, occupa uno scranno in consiglio regionale. In quota Pdl, ovviamente. La Over Line, dunque: una sigla dietro la quale si celano i fratelli Fontana, da anni “attenzionati” dall'antimafia per i loro rapporti con i fratelli Michele, Antonio e Pasquale Zagaria. Nell'estate del 2011, quando a Scafati la raccolta della monnezza va in tilt, il sindaco Aliberti non sa che pesci pigliare. L'Acse, la multiutility comunale che gestice tutto, dai rifiuti ai parcheggi alla gestione degli impianti termici, si vede costretta a rivolgersi all'esterno. Questa, almeno, la versione di Aliberti, che però è contestata duramente dal gruppo di azione civica «Primavera non bussa», che ha già messo in campo, per le amministrative dell'anno prossimo, Michele Grimaldi, ex segretario regionale dei giovani del Pd. «Potevano fare una gara – argomenta Grimaldi. – Anzi, dovevano farla. Invece, con la scusa della somma urgenza, hanno privilegiato l'affidamento diretto». Totale della commessa, assegnata con una semplice stretta di mano (ma Aliberti assicura che si è trattato di «trattativa negoziata»): più di 300mila euro. Peccato che la Over Line non sia mai riuscita a completare il lavoro, dal momento che la Prefettura di Caserta ha revocato ai fratelli Fontana la certificazione antimafia. «E noi – spiega sulla pagina Facebook di “Primavera non bussa” il sindaco Aliberti – ci guarderemo bene dall'adempiere agli obblighi contrattuali, compreso il pagamento delle ultime spettanze». Potrebbe, però, non bastare: territorialmente contigua a Pagani, dove il consiglio comunale è stato sciolto – per camorra – due volte in una quindicina d'anni, Scafati è sotto i riflettori dell'antimafia dal 2009. Il caso Over Line non è l'unico: negli ultimi tre anni, si sono registrate altre due vicende simili, cioè di appalti concessi e poi frettolosamente revocati a imprese in odor di camorra: successe con la Campania Appalti srl, colpita da interdittiva antimafia, e con la Di Bello srl di San Cipriano d'Aversa, cui il Comune aveva affidato i lavori di ammodernamento degli impianti sportivi nelle scuole. E, per soprammercato, Grimaldi e i ragazzi di «Primavera non bussa» ci aggiungono pure la nomina, da parte di Aliberti, della dottoressa Immacolata Di Saia a segretario comunale. Chi è? L'ex segretaria comunale di Casapesenna, comune sciolto per camorra, citata spesso (pur non essendo indagata) nell'ordinanza d'arresto che colpì l'ex sindaco Fortunato Zagaria (poi rimesso in libertà). Uno che, secondo la Procura, avrebbe brigato per far cadere il suo successore, Giovanni Zara, su disposizione del clan. La famiglia, gli amici e i compagni annunciano la scomparsa dell' On. Prof. GIOVANNI FERRANTE La camera ardente sarà aperta a Roma, presso il Policlinico Gemelli lunedì dalle 10 alle 13 e martedi ad Ascoli Piceno dalle 9.30 presso la sala del consiglio comunale, dove alle 12 si terrà la commemorazione pubblica Roma, 19 agosto 2012 Unbarconedi legno cona bordo231 migrantidi origine sub-saharianaè statosoccorso ieri a 30migliaal largodiLampedusa. L'imbarcazione,un motopesca di circa15 metri, èstata avvistata in tardamattinatada un aereo islandesechepartecipa allamissione europeaFrontex. Ilmare era mosso e,visto l'elevatonumero delle personeabordo e leprecarie condizionidel mezzo,èscattata l'operazionedi soccorso. L'imbarcazioneè stata raggiuntaalle 14.30e imigranti - tra cui33 donne (una incinta)e 4 bambini - sonostati trasbordati sullemotovedettee portatiaLampedusa. 02/2008varie Emergenza Rifiuti Campania nella Foto: Sito di stoccaggio ecoballe. FOTO LAPRESSE Piùdiduecento immigratisoccorsi aLampedusa NICOLALUCI GROSSETO In Sardegna è stato arrestato per una serie di reati fiscali l'indipendentista sardo Salvatore Meloni, più conosciuto come “Doddore” Meloni. L'uomo aveva avuto una certa notorietà, qualche anno fa dopo aver occupato l'isola di Mal di Ventre, antistante la penisola del Sinis, e autoproclamandosi presidente della repubblica dell'area marina protetta. Ad eseguire l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ordinata dalla Procura di Oristano, sono stati i militari della Tributaria della Guardia di Finanza. La vicenda dell`imprenditore indipendentista risale a qualche tempo fa, quando i finanzieri di Oristano avevano posto in essere una serie di controlli a carattere tributario nei confronti delle società riconducibili a Meloni, contestandogli già allora diverse violazioni penali e fiscali: dall'evasione fiscale con utilizzo di fatture false all'occultamento e distruzione della documentazione contabile, alla falsificazione di etichette attestanti la produzione di alimenti. Il consultivo degli importi occultati era stato di circa 5 mln di euro di redditi non dichiarati e omessa dichiarazione Iva per 700 mila euro, violazioni per le quali erano stati sequestrati beni per 600 mila euro. Da ulteriori accertamenti le Fiamme gialle hanno però scoperto come Meloni aveva tranquillamente proseguito la sua attività in completo sfregio alle normative fiscali e penali vigenti. In particolare è stata accertata un'ulteriore evasione fiscale per 1,250 mln e mancato versamento di Iva per 150 mila euro. Meloni avrebbe organizzato una raccolta di vestiti e scarpe usate da destinare a popolazioni bisognose, ma in realtà gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno permesso di scoprire che il materiale donato dai cittadini veniva poi venduto da Meloni ad una ditta del Milanese ed il ricavato veniva intascato dallo stesso indipendentista di Terralba. Nel volantino che Meloni distribuiva per pubblicizzare la raccolta, c'era scritto «Meno spreco... più solidarietà!» e spiegato che la raccolta era finalizzata a ridurre la quantità di rifiuti urbani, con relativo risparmio dei costi di smaltimento. Pertanto, visti i precedenti di Meloni e vista «la sua abitual i tà e recidiva nel campo dell`illegalità fiscale», il Tribunale di Oristano ha disposto l'arresto dell' uomo. Frode fiscale da 5 milioni Arrestato imprenditore sardo RICCARDO VALDESI ROMA Diciannove cavalli sono morti la notte fra venerdì e sabato nell'incendio della stalla di un maneggio a Marina di Grosseto. Il fuoco si è sviluppato intorno all'una, distruggendo la struttura in pochi minuti. Nessun animale è sopravvissuto alle fiamme. I cavalli erano di varie razze, frisoni olandesi, maremmana, c'era anche un pony. Distrutta anche la selleria, mentre siepi e vegetazione intorno non sono stati raggiunti dalle fiamme. «L'incendio è durato pochissimo tempo - ha spiegato il titolare del maneggio Cavallonatura - I cavalli non hanno avuto il tempo di uscire: ai box non ci sono porte, ma catenelle che con un colpo avrebbero potuto abbattere, portandosi in salvo all'esterno. La stalla è lunga una cinquantina di metri e la lettiera è in materiale non infiammabile: strano che possa essere bruciata così velocemente». Nel rogo del maneggio sono morti anche due cani da guardia di razza dobermann, rimasti carbonizzati. Si sono invece salvati otto pony e tre cavalli, che erano tenuti in un recinto all'aperto, non aggredibile dalle fiamme e lontano dalla stalla distrutta: è stata una pura casualità che fossero all'aperto giacchè avrebbero dovuto essere ricoverati nella scuderia con gli altri animali. Il maneggio Cavallonatura, situato in località Pingrossino, è attivo da 15 anni ed è uno dei più conosciuti, anche a livello nazionale, per il turismo equestre. Oltre al noleggio di cavalli per escursioni, l'azienda fornisce animali da carrozza, per l'attrazione dei turisti nelle località di vacanze e per feste. Tra i cavalli morti ci sono stati anche due esemplari da concorso ippico. Secondo quanto si apprende dalla proprietà, il maneggio non ha avuto mai un furto in tempi recenti né ha ricevuto minacce. La struttura non sarebbe coperta da assicurazione. In base ad una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, ci sono probabilità che possa trattarsi di un incendio doloso. Le indagini, condotte anche dai carabinieri di Grosseto, sono coordinate dal pubblico ministero Maria Navarro della procura della cittadina maremmana. Il primo giudizio sull'accaduto arriva dalla vicina Rispescia, dov'è in corso al Festa nazionale di Legambiente: «Terrorismo incendiario contro la Maremma, ladri di futuro e criminali che stanno distruggendo un patrimonio ambientale. L'emergenza incendi scoppiata anche in Maremma rappresenta una piaga ambientale tra le più distruttive», scrive l'associazione in una nota, «un fenomeno che deve essere combattuto iniziando dalla prevenzione e dalla consapevolezza dell'alto grado di pericolosità soprattutto per le vicinanze con le aree urbane». «È stata colpita gravemente un'eccellenza del nostro territorio denuncia il sindaco grossetano Emilio Bonifazi - e le fiamme di questa difficile estate hanno colpito un'eccellenza di rilievo nazionale come il maneggio Cavallo Natura. Una vicenda che segnerà la memoria stessa della città. Spero vivamente che questa splendida realtà che difende e promuove la stessa storia maremmana, possa risollevarsi presto e mettersi alle spalle questa giornata tanto triste e difficile. Aspettiamo anche di avere certezze sulle condizioni che hanno portato allo svilupparsi tanto rapido dell'incendio che ha ancora una volta messo a dura prova i nostri bravi vigili del fuoco». MASSIMILIANOAMATO SCAFATI (SALERNO) ITALIA SBARCHI L'associazione«Primavera nonbussa»: la raccolta affidatadalComune aunadittacui laProcura diCasertaharevocato lacertificazioneantimafia L'INCHIESTA . . . Sotto accusa il sindaco Pasquale Aliberti in quota Pdl: «Non ha indetto gare pubbliche» . . . Legambiente: «Questo è terrorismo ambientale» Il sindaco: «Una ferita per tutta la Maremma» Strage di cavalli: 19 muoiono nell'incendio forse doloso Marina di Grosseto, nella notte le fiamme distruggono la stalla del maneggio “Cavallonatura” Appalti sui rifiuti a Scafati l'ombra della camorra 12 domenica 19 agosto 2012
SI TIENE A GENK LA NONA EDIZIONE DI «MANIFESTA», BIENNALE ITINERANTE DELL'ARTE CONTEMPORANEA PENSATAPERFAREDELLACREAZIONEESTETICAUNMOTORE DI RICONVERSIONE POSTINDUSTINDUSTRIALE. Quale posto migliore della antiche miniere di carbone chiuse all'inizio degli anni 80, per proseguire il dibattito cominciato nel 1996, e guardare oltre la crisi? Manifesta non è certo l'ultima e si è imposta rapidamente come una delle più importanti al mondo, ma la ragione per cui vanno moltiplicandosi istituzioni come questa, è che nella capacità di prefigurare un futuro diverso, di coinvolgere nuove tecnologie e di incrociare culture, l'arte contemporanea costituisce una risorsa essenziale per l'innovazione. Lo aveva capito a suo tempo la fondatrice, l'olandese Hedwig Fijen, che da questi concetti partì. E interpreta il suo spirito il commissario di Manifesta 9, il messicano Cuauhtémoc Medina (coadiuvato da Katerina Gregos e Dawn Ades) già curator alla Tate Modern di Londra. Sua, infatti, è l'idea quella di intitolare la mostra The deep of Modern e di dedicare gran parte della rassegna all'arte delle miniere e all'arte che ha documentato la realtà delle miniere. Un modo di interrogare un futuro possibile, ma senza tendenziose amnesie. Una scelta politica, a suo dire, rivolta criticamente alla tendenza capitalista di diluire la «memoria sociale». Il risultato è di intensità pregnante, poiché non solo ricostruisce un mondo che non c'è più con le sue velleitarie aspirazioni e le sue fratture, ma anche perché riesce a far riemergere documenti di atroci sofferenze dimenticate. Oltre 7000 «reperti» tra cui foto, strofinacci ricamati che ritraggono un quotidiano fatto di fatica, i libretti di tanti lavoratori, anche bambini dai 12 anni in più. Un passato che ci riguarda da vicino, visto che un terzo delle braccia di Genk erano italiane. Pezzi eccezionali sono i ritratti a metà tra disperazione e lirismo di Manuel Durán, minatore, realizzati con ogni materiale di fortuna. Documenti capaci di dissipare qualsiasi nostalgia e qualsiasi retorica del lavoro, ma che riesce a configurarsi come una grande seduta psicanalitica di un occidente postindustriale che tende a rimuovere i risvolti materiali di ciò che consuma. Poi, spazio ai 35 artisti contemporanei, molti cinesi e molti che parlano di Cina. Di Edward Burtinsky si trova a Genk China manufacturing, foto alienante di lavoro seriale, a indicare i luoghi in cui si è spostata, con il suo travaglio individuale e sociale, la produzione. Il cosmoplita Paolo Woods, ha portato con il suo Chinafrica - già visto qualche anno fa a Roma -, le modalità con cui i nuovi colonizzatori vanno sfruttando l'Africa. Presenti anche maestri come Richard Long e Christian Boltanski che non poteva mancare, avendo sulla memoria imperniato da sempre la sua ricerca. Iconograficamente forse più efficace di tutte, però, è l'opera site specific di Hi Hafeng, Para-production, una lunga lingua di stracci che finisce nel carbone a indicare, malgrado l'utopia virtuale del contemporaneo, l'origine e il destino di tutte le creazioni. Ilnuovomuseo distaccato inaugurerà ilquattrodicembre aLens:paretidivetro persentirsi inunparco Nelle foto«Angeli con la faccia sporca» dell'artistaserboIgor Grubic ANNATITO PARIGI ALL'APERTURA MANCANOPOCOPIÙDITRE MESI,EGIÀSIANNUNCIACOMEUNSUCCESSO SENZA PRECEDENTI: A LENS, CITTADINA DI POCO PIÙ DI 30.000 ANIME DEL NORD-PAS-DE-CALAIS, NELLA REGIONE CHE È STATA PER UN SECOLO E MEZZO LA REGIONE CARBONIFERA PIÙ IMPORTANTE DIFRANCIA,il 4 dicembre, giorno di Santa Barbara patrona dei minatori si inaugurerà il museo del Louvre-Lens, satellite della celeberrima istituzione parigina e destinato a diventare, a detta dei promotori, il «museo del XXI secolo», e già nei prossimi giorni verranno sistemate negli spazi espositivi le prime opere selezionate dai conservatori dal Louvre. Progettata dallo studio giapponese di architettura Sanaa con l'apporto della paesaggista francese Catherine Mosbach, nell'intento di «unire il dentro e il fuori, ovvero il parco», la costruzione, tutta in alluminio e vetro, esterni compresi, vanta una superficie di 22.000 metri quadrati - di cui 5.000 per l'esposizione permanente mentre gli spazi restanti ospiteranno retrospettive temporanee a rotazione - e la circondano 24 ettari di parco. Si accederà alla struttura in materiale trasparente da un immenso padiglione in vetro, con una «chicca» non indifferente: la costruzione in vetro anche delle pareti dei depositi dei magazzini, affinché i visitatori possano osservare gli esperti al lavoro sui capolavori e i depositi dei cimeli artistici. Per scoprire fin da ora il museo, innovativo e inedito quanto sperimentale, va visitata, gratuitamente, la Maison du Projet che presenta l'iniziativa in tutti i suoi aspetti, attraverso filmati, laboratori e appuntamenti culturali. Punto di forza del museo è la «Galerie du Temps», di 120 metri di lunghezza e una superficie di 2000 metri quadrati, che ospiterà duecento e più opere prestate dagli otto dipartimenti del Louvre, per periodi di tempo che vanno dai 18 mesi ai cinque anni: i visitatori potranno ammirare oggetti che talvolta, per mancanza di spazio, risultavano al inaccessibili nel museo-madre, e scopriranno annualmente un percorso sempre nuovo, in maniera trasversale e cronologica, con tecniche o civiltà diverse che «dialogano» fra esse. E così i capolavori della Grecia classica affiancheranno quelli dell'Impero persiano o dell'Egitto dei Faraoni, a conferma del fatto che il progetto intende rendere possibile una nuova comprensione della storia dell'arte e dell'umanità. Fra le circa duecento opere che lasceranno Parigi alla volta del «Louvre del Nord», il San Sebastiano del Perugino, il Baldassar Castiglione di Raffaello, la Madonna con bambino di Botticelli, la Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix… La selezione è risultata laboriosa, spiega il presidente del Louvre Henri Loyrette: «dovendo tener conto della pertinenza negli accostamenti degli oggetti». Resteranno a casa, per ora, opere simbolo del museo parigino quali la Venere di Milo e la Gioconda, perché troppo fragili per viaggiare. Concepita secondo l'idea di un museo-parco, con spazi per l'animazione e laboratori per i bambini e un auditorium di 350 posti, dovrebbe accogliere mezzo milione di visitatori l'anno; il finanziamento di 150 milioni di euro per la sua realizzazione proviene in gran parte dall'amministrazione regionale del Pas-de-Calais - che provvederà anche al funzionamento annuale della struttura, per circa 15 milioni annui con 150 posti di lavoro stabili - e dal Fondo di sviluppo regionale dell'Unione europea, nonché da sponsorizzazioni da parte di privati. La collaborazione fra il museo parigino e la regione si iscrive in una logica di decentramento delle grandi istituzioni culturali parigine, avviato nel 2003, e costituirà un volano non indifferente per lo sviluppo economico e sociale di Lens e della sua regione, sull'esempio della Tate Gallery di Liverpool e del Guggenheim Museum di Bilbao. La città si trova in una posizione geografica ideale: fra Lille e Arras, entrambi capitali regionali, e a poco più di un'ora di Tgv da Parigi e Bruxelles, e la si raggiunge in breve tempo anche da Olanda, Germania e Gran Bretagna. Ma la scelta di edificare lo spazio espositivo a Lens - su un grande sito minerario chiuso nel 1960 - ha, più di qualsiasi considerazione di tipo logistico, un significato altamente simbolico: intende esprimere il riconoscimento della Nazione per questo luogo che ha fortemente risentito prima degli effetti della Grande guerra - quando gli abitanti, prima di fuggire dalle granate tedesche distrussero tutti i pozzi - poi della dismissione delle miniere, sul finire degli anni '80, lasciando l'ex «cuore nero» della Francia in precarissime condizioni economiche, con un tasso di disoccupazione del 15%, e Lens alla nona posizione nella graduatoria delle città più povere di Francia. ARTEESOCIETÀ SIMONEVERDE simoneverde@gmail.com «Manifesta» va inminiera L'artesi«sporca» lemani esi famementosociale Lanonaedizionedella BiennaleaGenk,nellazona minerariadismessa:una sceltapoliticae installazioni digrande intensità E ilLouvresistema il suo«satellite» trasparentenelcarbone ModellinodiunasaladelLouvre a Lensche si inaugurerà il 4dicembre U: 20 domenica 19 agosto 2012
Il successo di un evento come ilmeeting di Rimini, ricorrenzaannuale di Comunione e libera-zione, è determinato dalla quan-tità e qualità dei personaggi invi-tati a svolgere, di volta in volta, un tema sempre affascinante, a metà strada tra la sollecitazione spirituale e l'assillo pratico. Quest'anno la prima esigenza è soddisfatta dalla presenza del presidente del Consiglio Mario Monti che tiene per intero il proscenio essendo venuta meno l'eventualità di una visita di Benedetto XVI. Quanto al tema si resta pienamente nell'orbita usuale, visto che la scelta è caduta su una frase molto evocativa di Don Giussani: «La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito». Ma fin dall'inizio una sollecitazione molto terrena si esercita sull'adunata romagnola: il richiamo montiano alla lotta contro l'evasione fiscale, classificata come una guerra e dunque da vincere o da perdere con conseguenze catastrofiche; e altrettanto dicasi di altri spunti presidenziali, come ad esempio quello del rapporto di «complementarietà» (ma non si diceva «parità»?) tra scuola statale e scuola non statale. Il tutto in un contesto di esaltazione della «sussidiarietà», un concetto politico da sviluppare o come bandiera ideologica o come spazio di esercizio di un'iniziativa economica non subalterna al mercato e, nel contempo, auspicabilmente emancipata dal rapporto clientelare con il potere. Sarà interessante verificare come tali spunti saranno svolti nel corso dei lavori e come si coniugheranno con l'stanza dell'infinito che la regia dell'incontro, che è per abitudine assai rigorosa, non mancherà di riproporre a ogni passaggio. Tuttavia quest'anno la situazione espone alcuni altri concretissimi temi che non figurano nel programma ma che sarebbe erroneo tenere fuori campo visto che riguardano, appunto, la realtà e il destino del movimento di Comunione e liberazione. Il riferimento immediato è, come è ovvio, ai casi di Lombardia, e in particolare al coinvolgimento giudiziario del governatore Formigoni e con lui di figure non secondarie del movimento ecclesiale di cui è esponente. Più che sugli aspetti di merito, in una sede come il meeting ci sarebbe da immaginare l'apertura di un confronto valutativo dell'accaduto, tale da portare alla luce del sole ciò che da alcuni accenni si è intuito ultimamente, vale a dire l'esistenza di un giudizio problematico dei vertici di Cl sulle vicende intercorse e sui relativi protagonisti. La questione non è trascurabile perché investe se non la natura certamente la strategia di uno dei prodotti più originali e controversi del dopo Concilio italiano e precisamente la linea che lo ha contraddistinto rispetto ad altre componenti cattoliche. La memoria rinvia agli anni Ottanta quando, dopo l'avvento di Papa Woityla, fu proprio Cl a imporre nella chiesa la linea della «presenza» in alternativa a quella della «mediazione» praticata sotto il pontificato di Paolo VI. Presenza come sinonimo di identità operante sia in campo politico, in senso lato, che in campo ecclesiale. La politica italiana ha conosciuto varie incarnazioni della presenza ciellina, impersonata dapprima dal Movimento Popolare e poi dalla Compagnia delle Opere. Dalle varie “rifondazioni” della Dc, fino al tentativo di traslocare lo scudo crociato nel campo berlusconiano e, da ultimo, nell'instaurarsi di un rapporto simbiotico con il Pdl, con uno scambio tra rilevanti posizioni di potere e cauzione cattolica alle smagliature etiche del leader. Una verifica degli esiti, cioè delle opere della Compagnia, indurrebbe a considerare se non siano maturate le condizioni per una diversa valutazione dei termini di scelta. LASCOMMESSA Quanto alla comunità cristiana, Cl ha agito come fattore di divisione-decantazione determinando conflitti talora clamorosi e qualificandosi sempre in un atteggiamento di fedeltà senza riserve alle direttive della Gerarchia su una posizione di arroccamento alla quale si riteneva potesse giovare il collegamento con la destra al potere. Ma anche qui lo svolgimento degli eventi suggerirebbe di introdurre qualche elemento di innovazione, corrispondente alla maggiore problematicità dell'atteggiamento della gerarchia e alla conclamata impraticabilitità delle frequentazioni sin qui preferite. Nell'inserto di presentazione del meeting apparso su Avvenire si assicura peraltro che l'abbondante presenza di personaggi politici assortiti (tra i quali Formigoni è citato tra gli habitué) non prelude a esiti politici: «Si accettano scommesse: anche quest'anno non sarà la politica a dominare la scena». Una certa insistenza si manifesta inoltre nel chiamarsi fuori dalle operazioni in corso (“Cosa bianca” e altro); e tuttavia non sempre in politica si è in grado di scegliere, specie quando ci si intesta una rilevante rappresentanza di quote giovanili intraprendenti e produttive e dunque giustamente bisognose di sostegno. Anche se i segnali sono ancora incerti, è difficile immaginare che la transizione cattolica che si sta svolgendo lasci indifferente o ai margini, o semplicemente passiva, una realtà così significativa come Comunione e liberazione. Il meeting di Rimini dello scorso anno FOTO LAPRESSE GIUSEPPEVITTORI ROMA Nel suo messaggio al vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, in occasione dell'apertura del Meeting per l'Amicizia fra i Popoli, Benedetto XVI scrive che nella vita di ogni giorno «anche quando si rifiuta o si nega Dio, non scompare la sete di infinito che abita l'uomo». Non per niente il tema scelto per la trentatreesima edizione del meeting è la seguente frase di Don Giussani: «La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito». Una frase che il Papa richiama esplicitamente nella sua lettera. «Parlare dell'uomo e del suo anelito all'infinito significa innanzitutto riconoscere il suo rapporto costitutivo con il Creatore. L'uomo è una creatura di Dio. Oggi questa parola, creatura, sembra quasi passata di moda: si preferisce pensare all'uomo come ad un essere compiuto in se stesso e artefice assoluto del proprio destino». A giudizio del Pontefice, «la considerazione dell'uomo come creatura appare «scomoda poiché implica un riferimento essenziale a qualcosa d'altro o meglio, a Qualcun altro, non gestibile dall'uomo, che entra a definire in modo essenziale la sua identità; un'identità relazionale, il cui primo dato è la dipendenza originaria e ontologica da Colui che ci ha voluti e ci ha creati». Eppure, scrive Benedetto XVI, «questa dipendenza, da cui l'uomo moderno e contemporaneo tenta di affrancarsi, non solo non nasconde o diminuisce, ma rivela in modo luminoso la grandezza e la dignità suprema dell'uomo, chiamato alla vita per entrare in rapporto con la Vita stessa, con Dio». «Riconoscere di essere fatti per l'infinito - spiega il Papa - significa percorrere un cammino di purificazione da quelli che abbiamo chiamato falsi infiniti, un cammino di conversione del cuore e della mente. Occorre sradicare tutte le false promesse di infinito che seducono l'uomo e lo rendono schiavo. Per ritrovare veramente se stesso e la propria identità, per vivere all'altezza del proprio essere, l'uomo deve tornare a riconoscersi creatura, dipendente da Dio. Al riconoscimento di questa dipendenza è legata la possibilità di una vita veramente libera e piena». Il messaggio del Papa: «La sete di infinito è in ogni uomo» R.B. Il pensiero e l'agire di Alcide De Gasperi come guida politica nella costruzione di questo grande centro a cui lavorano Casini, Fini, Bonanni, Montezemolo, che il presidente della Camera non ama definire «Cosa bianca», meglio «progetto politico». Ieri la figura dello statista scomparso il 19 agosto del 1954 è stata ricordata a Pieve Tesino, Trento, nel corso della tradizionale Lectio magistralis a cui ha preso parte, insieme al presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, anche Gianfranco Fini, che durante il suo intervento ha parlato della necessità del «rilancio dei valori condivisi della nostra democrazia, elementi di pre-condizione per la buona politica orientata, pur nella dialettica delle parti, al senso di responsabilità collettiva e alla cura del bene comune». Il presidente della Camera ha poi ricordato come sia «indispensabile andare oltre le esasperazioni e le divisioni di parte, per potere superare l'alta conflittualità che ha generato l'immobilismo del sistema», l'«aggravarsi dei ritardi e alla coesione del Paese, minata». Si deve pensare di più «ai giovani per riprendere a scrivere pagine all'insegna dell'ottimismo, prendendo spunto dal passato edificante e dalla figura dello statista De Gasperi, anche per trovare nuova ispirazione per essere italiani ed europei». Per Fini ancora oggi «De Gasperi aiuta a interpretare la domanda di duplice ricostruzione del tessuto etico e civile del nostro Paese, ed è una domanda che sale forte dalla società italiana». È stato, ha proseguito, «padre non solo della democrazia italiana, ma anche della stessa unione europea e da tutti riconosciuto come uomo della ricostruzione dalle macerie della guerra». Da qui l'esortazione del presidente della Camera a creare coesione politica e a «chiamare a raccolta i liberi e forti per battere la demagogia, nella consapevolezza che laici e cattolici possono lavorare uniti per il futuro del nostro popolo». E a spiegare che a Trento, dove nel pomeriggio a una tavola rotonda hanno preso parte il presidente delle Acli, Andrea Olivero, e il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi, non nasce un nuovo partito è stato il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: «A Trento non fonderemo un nuovo partito, ma, continuando la riflessione iniziata a Todi cercheremo di perfezionare il nostro contributo per un'offerta politica da parte dei cattolici, organizzati e no che siano». E se Bonanni non ha problemi a definire questo nuovo centro la Cosa Bianca, Fini la pensa diversamente: «Definire un progetto politico una “cosa” non mi sembra giusto, ma spero si possano creare le condizioni per superare la dicotomia e la divisione tra laici e cattolici e chiamare a raccolta attorno ai valori della Costituzione coloro che si riconoscono in alcuni principi sul tema dell'Europa e della buona politica». Il leader di Futuro e Libertà intravede nel progetto un'opportunità «per dare vita a una buona politica che abbia a cuore l'interesse generale e che riesca a fare quelle riforme di cui si parla da tanti anni senza che vedano la luce». Per Fini occorre quindi «chiamare a raccolta gli italiani contro ogni ipotesi di secessione, che certo non vuol negare l'autonomia - ha aggiunto - non solo perché siamo a Trento ma perché l'autonomia è compatibile con l'unità nazionale». FreddezzaconFormigoni e imbarazzoper levicende lombarde,disamoramento dalPdl.DaoggiaRimini l'incontroannuale diComunionee liberazione L'ANALISI . . . Si nota una certa insistenza nel chiamarsi fuori dalle operazioni centriste in corso . . . Il presidente della Camera: «Laici e cattolici oltre le divisioni, uniti sui valori della Costituzione» Fini ricorda De Gasperi guardando al grande centro A Trento il ricordo dello statista Dc scomparso nel ‘54 Bonanni parla già di «Cosa bianca» Monti apre il meeting dei tecnici DOMENICOROSATI domenica 19 agosto 2012 7
TV 08.00 TG 1. Informazione 08.20 La piccola moschea nella prateria. Sit Com 08.30 La cittadinanza. Sit Com 09.00 TG 1. Informazione 09.05 Pongo & Peggy. Rubrica 09.50 Tg1 L.I.S. Informazione 09.55 Linea Verde Orizzonti Estate. Informazione 10.30 A Sua immagine. Religione 10.55 Santa Messa. Religione 12.00 Recita dell'Angelus da Castelgandolfo. Religione 12.20 Linea verde Estate. Attualita' 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Attenti a quei due. Show 16.10 DA DA DA in tavola. Rubrica 16.30 TG 1. Informazione 16.35 Terra d'amore. Film Sentimentale. (2009) Regia di Michael Steinke. Con Barbara Wussow. 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show 20.00 TG 1. Informazione 20.35 Rai Tg Sport. Informazione 20.40 Techetechetè. Rubrica 21.20 Don Zeno. Serie TV Con Giulio Scarpati, Isabella Briganti, Nicolas Tenerani. 23.25 Speciale Tg1. Informazione 00.25 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.50 Applausi Speciale. Rubrica 00.55 Viaggio a Reims. Musica 04.05 Memorie dal Bianco e Nero. Documentario 04.45 DA DA DA. Show. 07.00 Cartoon Flakes Week End. Cartoni Animati 08.55 Battle Dance 55. Show. Conduce Alessandra Barzaghi. 10.00 Lezioni di giallo. Serie TV 11.30 La Nave dei Sogni - Samoa. Film Sentimentale. (2004) Regia di Michael Steinke. Con Siegfried Rauch. 13.00 Tg2 giorno. Informazione 13.45 Il commissario Herzog. Serie TV 14.45 Delitti in Paradiso. Serie TV 15.45 Monte Walsh. Film Western. (2003) Regia di Simon Wincer. Con Tom Selleck. 17.40 Due uomini e mezzo. Serie TV 18.00 Tg2 - L.I.S. Informazione 18.04 Meteo 2. Informazione 18.05 La mia amica immaginaria. Film Thriller. (2006) Regia di William Fruyet. Con Dina Meyer. 19.35 Il Clown. Serie TV 20.30 TG 2. Informazione 21.05 N.C.I.S. Los Angeles. Serie TV Con Linda Hunt, LL Cool J, Chris O'Donnell. 23.10 La Domenica Sportiva Estate. Informazione 00.15 TG 2. Informazione 00.35 Protestantesimo. Rubrica 01.05 Hawaii Five-0. Serie TV 01.50 Meteo 2. Informazione 01.55 Appuntamento al cinema. Rubrica 07.15 Wind at my back. Serie TV 08.10 L'ultima violenza. Film Drammatico. (1957) Regia di Raaello Matarazzo. Con Lorella De Luca. 09.45 Addio mia bella signora!. Film Commedia. (1954) Regia di Fernando Cerchio. Con Armando Francioli. 11.10 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.10 TG3 Agenda del mondo estate. Reportage 12.25 TeleCamere - Salute. Informazione 12.55 Prima della Prima. Evento 13.25 Passepartout. Reportage 14.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 14.30 FIGU. Reportage 14.35 TG 3 L.I.S. Informazione 14.40 Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart. Musica 17.55 Kilimangiaro Album. 18.05 I misteri di Murdoch. Serie TV 19.00 TG3. / TG3 Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Un caso per due. Serie TV 21.05 Kilimangiaro. Rubrica. Conduce Licia Colò. 23.15 Tg3. Informazione 23.25 Tg Regione. Informazione 23.30 Simon Konianski. Film Commedia. (2009) Regia di Micha Wald. Con Jonathan Zaccai, Nassim Ben Abdeloumen, Irene Herz. 00.40 Tg3. Informazione 01.15 TeleCamere - Salute. Informazione 06.55 Tg4 - Night news. Informazione 07.15 Media shopping. Shopping Tv 07.45 Vita da strega. Serie TV 08.50 Slow tour. Show. Conduce Syusy Blady, Patrizio Roversi. 09.25 Correndo per il mondo. Reportage 10.00 S. Messa. Religione 11.00 Il cammino di Padre Pio. Religione 11.30 Tg4 - Telegiornale. 12.00 Pianeta mare. Reportage 13.10 I miti dello spettacolo. Documentario 14.10 Donnavventura. Rubrica 14.49 Letto a tre piazze. Film Comico. (1960) Regia di Steno. Con Totò, Nadia Gray. 16.45 Speciale Tierra de Lobos. 16.50 Le miniere di re Salomone. Film Avventura. (1950) Regia di Compton Bennett. Con Stewart Granger,. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Colombo. Serie TV 21.30 Kate & Leopold. Film Romantico. (2001) Regia di James Mangold. Con Meg Ryan, Hugh Jackman. 00.00 Il seme della discordia. Film Commedia. (2008) Regia di Pappi Corsicato. Con Alessandro Gassman. 01.50 Tg4 - Night news. Informazione 02.17 Poliziotti. Film Drammatico. (1994) Regia di Giulio Base. Con Claudio Amendola, Kim Rossi Stuart, Michele Placido. 07.55 Traco. Informazione 07.57 Meteo 5. Informazione 07.59 Tg5 - Mattina. Informazione 08.51 Extreme Makeover Home Edition VIII. Docu Reality 10.50 Belli dentro. Sit Com 11.10 I Cesaroni. Serie TV 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.40 Dalida. Film Biografia. (2004) Regia di Joyce Buñuel. Con Sabrina Ferilli, Christopher Lambert, Alessandro Gassman. 15.40 Belli dentro. Sit Com 16.30 Angeli e diamanti. Serie TV 18.35 La ruota della fortuna. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 21.00 Trofeo Berlusconi: Milan - Juventus. Sport 23.30 Io ti assolvo. Film Tv Thriller. (2007) Regia di Monica Vullo. Con Gabriel Garko, Lorenzo Flaherty, Cosima Coppola. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 02.02 Voglio sposare mia moglie. Film Commedia. (2007) Regia di Christine Kabisch. Con Gila von Weitershausen. 06.40 Media Shopping. Shopping Tv 07.00 Il mondo di Patty. Serie TV 07.40 Cartoni Animati. 10.45 Jack simpatica canaglia!!. Film Commedia. (2001) Regia di Robert Vince. Con Scott Goodman. 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.00 $#* my dad says. Serie TV 14.50 La recluta dell'anno. Film Commedia. (1993) Regia di Daniel Stern. Con Thomas Ian Nicholas, Gary Busey, Albert Hall. 16.45 Campionato Mondiale Motociclismo - GP di Indianapolis - Moto 3 - Gara. Sport 18.00 Studio Aperto. Informazione 18.10 Campionato Mondiale Motociclismo - GP di Indianapolis - Moto 2 - Gara. Sport 20.00 Campionato Mondiale Motociclismo - GP di Indianapolis - MotoGp - Gara. Sport 20.50 Fuori Giri. Rubrica. Con F. Bobbiese. 22.00 Fast and the Furious. Film Azione. (2006) Regia di Justin Lin. Con Lucas Black, Bow Wow. 00.00 Ricky Bobby: la storia di un uomo che sapeva contare fino .... Film Azione. (2006) Regia di Adam Mickay. Con Will Ferrell, John C. Reilly. 01.02 Tgcom. Informazione 01.05 Meteo. Informazione 07.00 Omnibus - Rassegna stampa. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 07.50 Il lungo cammino dopo la notte. Film Drammatico. (2001) Regia di Thomas Rickman. Con Meredith Baxter. 09.35 Chiamata d'emergenza. Serie TV 10.00 Ti ci porto io (R). Rubrica 11.45 Jack Hunter - La stella del cielo. Film Avventura. (2009) Regia di Terry Cunningham. Con Ivan Sergei. 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Banzai. Film Commedia. (1997) Regia di Carlo Vanzina. Con Paolo Villaggio. 15.35 Casa mia casa mia.... Film Commedia. (1988) Regia di Neri Parenti. Con Renato Pozzetto. 17.15 The District. Serie TV 18.00 Movie Flash. Rubrica 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Cash Taxi. Game Show 21.10 Lontano dal Paradiso. Film Drammatico. (2002) Regia di Todd Haynes. Con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, James Rebhorn, Patricia Clarkson. 23.15 Tg La7. Informazione 23.20 Tg La7 Sport. Informazione 23.25 The show must go o - Best of. Show. Conduce Serena Dandini, Dario Vergassola. 01.30 Movie Flash. Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 This Must Be the Place. Film Drammatico. (2011) Regia di P. Sorrentino. Con S. Penn J. Hirsch. 23.15 C'era un cinese in coma. Film Commedia. (1999) Regia di C. Verdone. Con C. Verdone B. Fiorello. 01.10 Mean Girls 2. Film Commedia. (2011) Regia di M. Mayron. Con M. Martin D. Lamkin. SKY CINEMA 1HD 21.00 Duma. Film Avventura. (2005) Regia di C. Ballard. Con H. Davis C. Scott. 22.45 Keith. Film Drammatico. (2008) Regia di T. Kessler. Con E. Harnois J. McCartney. 00.25 Le avventure di Sammy. Film Animazione. (2010) Regia di B. Stassen. 01.45 Super 8. Rubrica 21.00 Courageous. Film Drammatico. (2011) Regia di A. Kendrick. Con A. Kendrick K. Bevel. 23.15 Amore e altri guai. Film Commedia. (2011) Regia di S. Akil. Con A. Bassett P. Patton. 01.15 Il gatto con gli stivali. Rubrica 01.35 Inserzione pericolosa. Film Drammatico. (1992) Regia di B. Schroeder. Con B. Fonda J. Jason Leigh. 18.45 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 19.35 Young Justice. Serie TV 20.00 Ninjago. Serie TV 20.25 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.50 Adventure Time. Cartoni Animati 21.15 The Regular Show. Cartoni Animati 18.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.00 Top Gear USA. Documentario 20.00 La febbre dell'oro. Documentario 21.00 Frontiera criminale. Documentario 22.00 Moonshiners: la febbre dell'alcol. Documentario 23.00 Reazione a catena. Documentario 00.00 American Guns. Documentario 19.00 Special Move To The Beat. Musica 19.15 Deejay Music Club. Musica 20.00 Lorem Ipsum - Best Of. Attualita' 20.30 The Middleman. Serie TV 21.30 DJ Stories - Labels. Reportage 22.30 Living In America. Reportage 23.30 Iconoclasts. Reportage DEEJAY TV 18.30 Teen Cribs. Rubrica 19.20 I Soliti Idioti. Serie TV 20.20 Punk'd. Show. Conduce Ashton Kutcher. 21.10 The Buried Life: cosa faresti prima di morire?. Reality Show. 22.50 Prof Sex. Docu Reality 23.40 Speciale MTV News: Story Of The Week. Informazione MTV RAI 1 21.20: Don Zeno Film con G. Scarpati. La commovente storia di Zeno Saltini, laureando in giurisprudenza... 21. 05: N.C.I.S. Los Angeles Serie TV con L. Hunt. A Beverly Hills la squadra indaga sull'uccisione di un marine. 21.05: Kilimangiaro Rubrica con L. Colò. I protagonisti della puntata sono Alba Parietti e Thiago Alves. 21.30: Kate & Leopold Film con M. Ryan. Il duca Leopold viene trasportato dal 19° secolo al presente. 21.00: Trofeo Berlusconi: Milan - Juventus Sport. I rossoneri arontano al Meazza i campioni d'Italia. 20.50: Fuori Giri Rubrica con F. Bobbiese. Il classico appuntamento post gara della Moto Gp. 21.10: Lontano dal Paradiso Film con J. Moore. 1957. Frank e Cathy Whitaker sono all'apparenza una coppia perfetta. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY «THIS MUST BE THE PLACE» DI PAOLO SORRENTINO Pri-ma visione tv per il film che ha per protagonista Sean Penn nelle vesti di Cheyenne, rockstar nevrotico sul viale del tramonto che alla morte del padre intraprende un viaggio nelle realtà più profonde degli States dove il protagonista, inizialmente motivato da una vendetta, imparerà ad abbandonarsi al mondo ritrovando se stesso e la propria anima. SKY CINEMA1HD, 21.10 ARENAUNITÀ OGGIVI CONSIGLIAMO... Cheyenne escenelmondo Primatv del film diSorrentino U: domenica 19 agosto 2012 25
ti. Dobbiamo lottare contro il rischio che possano emergere nuove divisioni in Europa, come tra “Nord” e “Sud”. L'Europa non è un gioco a somma zero, dove ciò se qualcuno vince, qualcun altro perde. No, solo insieme possiamo perdere o vincere nella competizione globale e nello sforzo di integrare maggiormente i nostri vicini, in particolare a sud del Mar Mediterraneo, nel progetto europeo. In questi tempi difficili, i popoli di quella regione hanno bisogno della nostra piena solidarietà. E questa cooperazione può anche portare a una migliore comprensione reciproca delle nostre diverse culture e religioni. *Presidente dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo SegretarioCamusso,passatoilFerragosto la tenuta dell'euro torna a traballare.Èpreoccupata? «Paradossalmente si inseguono falchi di vario genere che sembrano non avere in mente cosa vorrebbe davvero significare la fine della moneta che regge comunque una delle più importanti economie del mondo. In alcune uscite vedo uno spirito vendicativo da parte di esponenti di nazioni che hanno prosperato anche sui debiti dei Paesi del Mediterraneo. Dal quadro comunque esce tutta la debolezza della costruzione europea: il tema vero è quello di una moneta senza Stato e governo, con una banca centrale che non ha i poteri delle banche nazionali. Questa è la vera sfida che va affrontata, il resto sono solo tentativi di via di fuga». Voisindacatisembraperònonriusciatea farvi sentire... «Sebbene la crisi rischi di farci tornare a linee difensive a livello di singoli Stati, abbiamo una posizione unitaria di contrarietà al Fiscal Compact a cui hanno contribuito in maniera fondamentale i sindacati di Francia e Germania. Anche senza grande effetto mediatico, la Confederazione europea sta preparando l'appuntamento del 25 settembre a Madrid dove ci ritroveremo tutti per contestare la politica rigorista e per esprimere solidarietà alla Spagna». MontiintantoharilanciatoiltemadellaSpendingreviewdicendodiaspettarsimoltodalpianodi taglidiBondi: siparladialtri 10miliardi... «Contrastare gli sprechi e selezionare la spesa sarebbe un'idea giusta. Peccato che già per il primo decreto si trattava solo tagli lineari e tagli all'occupazione. Faccio notare che il taglio delle società che lavorano per Comuni ed enti locali è semplicemente un taglio di posti di lavoro che produrrà disoccupazione e recessione. Per noi spreco è quando si inventano società pubbliche solo per creare posti nei consigli di amministrazione. Un segnale che andrebbe dato per esempio è quello di pagare i manager pubblici con titoli di Stato». La ministra Fornero invece parla di «dignità del lavoro» e «autunno caldo».Uncolpodisoleostacambiando qualcosa? «Io mi auguro che invece siano parole figlie di una riflessione sul fatto che il più grande problema del Paese è il lavoro che non c'è e come questo si coniughi con i diritti delle persone. Ma ci vuole coerenza tra dichiarazioni e fatti e finora non c'è stata. Per settembre la preoccupazione è altissima, vediamo incombere gravissimi problemi anche tra le piccole imprese e le conseguenze che anche i provvedimenti sbagliati presi nella riforma del lavoro sulla riduzione degli ammortizzatori sociali peggioreranno la situazione. Le scelte del governo sono state solo politiche di rigore e non di sviluppo. Ci continuano a raccontare che il decreto Sviluppo e le riforme strutturali daranno risultati negli anni prossimi e invece qua stiamo affondando di mese in mese. Servono provvedimenti qui e ora per difendere quel poco di lavoro che è rimasto e ricominciare a redistribuire reddito, che è l'unica strada per lo sviluppo». Dunque voi chiedete un cambio di rotta decisoe provvedimenti immediati? «Ci si deve dire con onestà che Paese vogliamo essere. Siamo sempre la seconda economia industriale in Europa: vogliamo rimanerlo? Se sì serve salvaguardare il nostro patrimonio industriale. E, visto che per la crisi investimenti esteri non ce ne sono e molti imprenditori italiani stanno scappando dal Paese, io credo che sia meglio decidere che sia direttamente lo Stato ad investire». UnoStatointerventistachenazionalizza aziendeprivate?Ma con quali fondi? «Ad esempio attraverso la Cassa depositi e prestiti per comprare quote di società, per poi ricollocarle sul mercato a crisi passata. Oppure finanziando direttamente progetti industriali che ci consentano di mantenere in Italia settori fondamentali». Stapensando anchealla Fiat? «Noto che la stagione di innamoramento collettivo per il suo amministratore delegato sembra al tramonto. Per decenni la politica ha difeso la Fiat come unico produttore possibile di auto in Italia. L'Ad ha salvato la Chrysler grazie ai fondi di Obama, ma non ha certamente salvato la Fiat. È ora di rompere quest'idea e di creare le condizioni per cui ci siano altri produttori in Italia». Ecco, lei crede che tutte queste riforme si possano approvare entro fine legislatura?Ilgovernoèabbastanzaforteosarebbemeglioandareavotarepercreare subito lecondizioniper una svolta? «Credo che un governo tecnico in quanto tale abbia sempre dei problemi di durata anche a causa della maggioranza composita che lo sostiene. Basta vedere le difficoltà che incontra su un tema importantissimo come la legge sulla corruzione, dove una parte significativa della maggioranza si mette di traverso. Quindi o si riescono in tempi brevissimi a superare questi ostacoli o c'è il pericolo di non riuscire a fare quelle scelte importanti di cui abbiamo bisogno. In questo caso penso sia meglio non approfondire la recessione del Paese e andare subito al voto». Il governo intanto ha rispolverato l'espressione politica industriale per l'Ilva. La responsabilità della situazione è piùdellapoliticao dell'azienda? «Il governo è intervenuto facendo una cosa giusta e necessaria, impegnandosi per la bonifica. L'azienda invece è ancora troppo reticente sugli investimenti, sia sul piano della quantità che della qualità. Noi abbiamo chiesto di aprire una vera e propria vertenza con la nuova dirigenza per definire in maniera precisa gli interventi necessari e la loro entità. Sapendo che manipoliamo una vicenda molto intricata e delicata, è però reale il rischio di bloccarsi in una contrapposizione tra lavoro e salute che rischia di far passare l'idea nefasta che ogni produzione è negativa e mette a repentaglio l'ambiente». chiesta di una proroga. La cancelliera e il presidente francese dovrebbero vedersi prima, proprio per concordare una linea comune. Nonostante l'appoggio, del tutto insperato, di Westerwelle, il leader greco sa che le sue chance di convincere Berlino sono comunque minime. E però deve per forza portare a casa la promessa che nessuno si metterà di traverso sulla erogazione della tranche di settembre del prestito europeo, che per ora è bloccata proprio dalle inadempienze per colmare le quali Atene chiede più tempo, altrimenti all'inizio di ottobre la prospettiva del fallimento sarebbe inevitabile e l'uscita dall'euro sarebbe solo una delle conseguenze. LE ANSIEDELLA GRECIA Per ora, il premier ellenico può contare soltanto su un parere positivo ( o meglio: non proprio negativo) della trojka sugli ultimi sviluppi delle iniziative di risanamento. Troppo poco per Angela Merkel, come ha ribadito l'altro giorno, e, come si è visto, anche per il suo ministro delle Finanze. E, secondo Der Spiegel la troika avrebbe scoperto che il «buco» nei conti greci sarebbe più ampio di tre miliardi, quindi nel biennio sarebbero necessari di 14 miliardi. Il capitolo Grecia è certamente il più drammatico, ma la ripresa del confronto sulle strategie anti-crisi dopo la brevissima pausa di mezz'agosto non sarà facile neppure su altri fronti. Dopo l'incontro con Hollande e con Samaras la cancelliera tedesca vedrà Mario Monti il 29 agosto. Sul tavolo c'è sempre, irrisolto, il contrasto sull'iniziativa della Bce, gli eventuali interventi sul mercato secondario dei titoli per calmierare i tassi troppo alti di Italia e Spagna che Mario Draghi pretende, d'accordo con Berlino, siano comunque legati a richieste formali di ricorso ai fondi di stabilità, uno dei quali, l'Esm, è in ogni caso bloccato fino a metà settembre dalla Corte costituzionale tedesca. L'idea della licenza bancaria ai fondi, in modo che possano liberamente accedere alle riserve della Bce, finora non è passata ed è molto difficile che passi nell'immediato futuro. Insomma, la situazione si sta di nuovo avvitando e l'unica consolazione è che, almeno fino ad adesso, non si è verificata la fiammata d'agosto della speculazione che tutti si aspettavano a causa del «mercato sottile». Una via d'uscita dall'impasse viene delineata dai socialdemocratici tedeschi. I massimi esponenti della Spd hanno rilanciato la proposta di una condivisione del debito, che, per superare il «non possumus» del governo Merkel, dovrebbe essere garantita dall'accelerazione, anche con un referendum, dell'integrazione europea verso l'Unione politica. . . . «La Cassa depositi e prestiti compri quote di società in crisi e poi le ricollochi sul mercato» L'INTERVISTA La vocazione all'auto-commissariamento ILCOMMENTO FRANCESCOCUNDARI . . . I socialdemocratici tedeschi lanciano una proposta per la condivisione del debito LA TESI SECONDO CUIPERMODERNIZZAREERIFORMARE L'ITALIACISAREBBESEMPRE BISOGNO DI UNQUALCHE«VINCOLOESTERNO» ha una storia nobile e antica. Simili convinzioni sono state alla base dell'europeismo di gran parte delle nostre classi dirigenti. Si può non condividere il tratto elitario di quell'approccio, la scarsa fiducia nelle risorse politiche, culturali e civili dell'Italia e degli italiani, la diffidenza verso la stessa democrazia rappresentativa e le sue capacità di riformarsi. Ma non si può sottovalutarne l'importanza. L'impressione, però, è che negli ultimi tempi questa linea di pensiero sia evoluta in una sorta di vocazione al commissariamento, da parte di intellettuali, politici e commentatori di cultura liberale. L'impressione, insomma, è che si sia andati un po' in là. Paradossalmente, dopo che l'Italia ha disciplinatamente accettato di mettere il vincolo al pareggio di bilancio addirittura in Costituzione, si direbbe che la fame di sempre nuovi vincoli e imposizioni (interne o esterne, auto o etero-imposte) sia addirittura cresciuta. Non annoiamo il lettore con il lungo elenco di proposte e appelli che in questi mesi sono venuti dai più diversi gruppi, associazioni e giornali. Dall'idea di far approvare le nostre finanziarie direttamente al parlamento tedesco alla richiesta (formulata due giorni fa da Nicola Saldutti sul Corriere della Sera) che il governo si impegni a non aumentare più le tasse fino alla fine del suo mandato. Il che, dopo aver messo il vincolo al pareggio di bilancio, equivale sostanzialmente a dire che esiste un'unica politica economica possibile, cioè un'unica politica possibile nel pieno della crisi. La proposta più radicale è però quella venuta ieri, sempre sul Corriere della Sera, da Francesco Giavazzi. «I partiti che si contendono le elezioni della prossima primavera - scrive Giavazzi - dovrebbero firmare tutti insieme un memorandum d'intesa (prima del voto, non ora) che vincoli le scelte economiche di chiunque vinca». Una proposta che ha senza dubbio il pregio della chiarezza, ma che suscita almeno una domanda: a cosa servirebbero, a quel punto, le elezioni? Una volta che i partiti si siano preventivamente accordati (anzi, di più: «vincolati») a precise scelte di politica economica, per quale ragione e con quali argomenti si dovrebbero disturbare i cittadini, pregandoli di recarsi ai seggi e votare per l'uno o l'altro dei suddetti partiti? Tanto più che a quel punto, come osserva giustamente Giavazzi, «la scelta razionale dopo le elezioni sarebbe di chiedere a Monti di continuare: se il programma è predeterminato per libera scelta, perché non affidarne l'esecuzione alla persona più adatta che abbiamo a disposizione?». Sul nesso tra libertà e necessità la filosofia occidentale si è interrogata per millenni, ma il concetto di programma «predeterminato per libera scelta» appare un'innovazione decisamente radicale, almeno in un sistema democratico. MASSIMOFRANCHI ROMA . . . È inaccettabile che la società sia dominata dai grandi capitali finanziari, servono nuovi modelli SusannaCamusso Ilsegretariogeneraledella Cgilchiedealgoverno «uncambiodi rottae misureurgentiper il lavoro Isegnalidiunautunno caldosonofortissimi» . . . «O il governo è in grado di fare le cose necessarie, oppure è meglio andare subito al voto» «Lo Stato intervenga. Anche comprando quote di aziende» domenica 19 agosto 2012 5
IL22AGOSTO1913,NOVANTANOVEANNIFA,AMARINADI PISA NASCEVA BRUNO PONTECORVO, IL «CUCCIOLO» CHE HA ATTRAVERSATO IL «SECOLO BREVE» COME SU UNA NAVE IN TEMPESTA. Il fisico che ha attraversato la cortina di ferro nel senso oggi ritenuto sbagliato, da Ovest a Est. Forse il maggior esperto al mondo della particella più elusiva che, al momento, si conosca: il neutrino. Il prossimo anno a Pisa, a Roma e a Dubna ci saranno le meritate celebrazioni di questo scienziato che, a causa delle sue scelte politiche, «non poteva vincere il Nobel». Sarebbe bello - sarebbe giusto - se, in occasione dei cent'anni dalla nascita, il più importante centro al mondo di fisica dei neutrini, il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, gioiello dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), fosse dedicato a Bruno Pontecorvo. Vediamo perché, cercando di ripercorre sia pure a volo d'uccello, la sua vicenda umana e scientifica. Bruno è nato in una famiglia benestante, con una certa tendenza a produrre geni. Il fratello maggiore di Bruno, Guido Pontecorvo, diventerà un noto biologo. Il fratello minore, Gillo, un grande regista. Gli sono cugini, tra gli altri, Emilio Sereni ed Eugenio Colorni. Anche le frequentazioni di famiglia, lì a Pisa, non sono male. Passano per casa Pontecorvo, in particolare, due giovani studenti di fisica di cui si sentirà parlare: Franco Rasetti ed Enrico Fermi. Li troverà nel 1931 quando, a diciotto anni, decide di passare da ingegneria a fisica e da Pisa a Roma. Loro sono dall'altra parte del tavolo in un colloquio informale di ammissione. Fermi e Rasetti stanno cercando di organizzare un gruppo per lavorare sulla nuova fisica, quella nucleare. La prova è superata e così - con il soprannome di «cucciolo» - Bruno entra a far parte dei «ragazzi di via Panisperna». È ancora uno studente quando si imbatte per la prima volta nei neutrini. Si tratta di una ipotetica particella della cui esistenza, nel 1930, ha parlato il fisico teorico austriaco Wolfgang Pauli, associandola a un fenomeno radioattivo noto come «decadimento beta». Pauli la chiama «neutrone». Così quando, nel 1932 l'inglese James Chadwik annuncia di averlo scoperto il «neutrone», Pontecorvo e gli altri ragazzi che frequentano l'Istituto di Fisica lì, a Via Panisperna, chiedono a Fermi se quello dell'inglese sia il «neutrone» ipotizzato da Pauli. «No - risponde Fermi - i neutroni di Chadwick sono grandi e pesanti. I neutroni di Pauli sono piccoli e leggeri; essi devono essere chiamati neutrini». Ma Fermi non si limita a battezzare i piccoli e leggeri neutrini. Nel 1934 effettua quello che Bruno Pontecorvo chiamerà il «debutto nel campo della fisica nucleare pura» e pubblica la sua teoria del decadimento beta, con cui non solo «sistema» il neutrino nel suo giusto ambito fisico, ma dimostra l'esistenza di una nuova forza fondamentale della natura, l'interazione debole, accanto alle due fino ad allora note: la forza di gravità e la forza elettromagnetica. Il 1934 è anche l'anno in cui i ragazzi, lì a via Panisperna, iniziano a bombardare i nuclei atomici con i neutroni di Chadwik. È la tecnica che farà di Roma, per almeno quattro anni, la «capitale mondiale della fisica nucleare». E Bruno Pontecorvo è lì, con Fermi e Rasetti, ma anche Edoardo Amaldi ed Emilio Segré a «farla» la migliore fisica nucleare al mondo. Il gruppo ottiene anche la fissione dell'atomo di uranio, ma non se ne accorge. GLIESPERIMENTICON FERMI Pontecorvo si distingue nel gruppo. Perché è l'unico, insieme a Fermi, a mostrare le doti e le attitudini del (grande) fisico teorico, oltre che del (grande) fisico sperimentale. Un eclettismo che sta diventando merce rara, nel mondo della scienza. Nell'estate successiva Bruno, insieme a Edoardo Amaldi, continua gli esperimenti. E si accorge, non senza sgomento, che quando i neutroni attraversano un filtro di paraffina sono cento volte più efficaci del solito nel provocare la radioattività dell'argento. Fermi spiega che i neutroni sono moderati, ovvero rallentati, dalla paraffina. E, quindi, hanno una maggiore probabilità di incontrare i nuclei dell'elemento irradiato e di renderlo attivo. Il motivo è che i neutroni lenti riescono a rimanere «nelle vicinanze del nucleo per un tempo sufficientemente lungo da aumentare la loro probabilità di essere riassorbiti». Di nuovo una grande scoperta. Bruno non ha ancora 21 anni ed è già entrato nella storia della fisica. Per la partecipazione al nuovo, eclatante esperimento, ottiene un premio dal Ministero per l'Educazione Nazionale, grazie al quale nel 1936 si reca a Parigi per lavorare con Frédéric e Irène Joliot-Curie, che si accingono a ricevere il premio Nobel per la scoperta della radioattività artificiale. Parigi è due volte fatale. Perché Bruno, gran bel fisico da sportivo, giocatore provetto di tennis, vi incontra sia la donna della sua vita - Marianne Nordblom, una svedesina molto carina e impegnata sia l'ideologia della sua vita, il comunismo. Comunista è Frédéric Joliot, marito di Irène, che è la figlia di Marie Curie e membro del governo di sinistra de Léon Blum. Ma, soprattutto, comunista è il cugino Emilio, dirigente del Pcd'I perseguitato dal regime fascista e riparato per l'appunto in Francia. A questo punto le vicende subiscono un'ulteriore accelerazione. Prima le leggi razziali del 1938, che inducono Bruno (di famiglia ebraica) a restare in Francia. Poi la guerra, con i tedeschi che arrivano a Parigi. Bruno riesce a scappare e dopo un rocambolesco viaggio a raggiungere gli Stati Uniti e poi il Canada. Fino a qualche anno fa si pensava che Bruno restasse fuori dalle vicende belliche. E che, spostatosi in Canada, avesse iniziato a occuparsi di raggi cosmici e di neutrini. Di recente un giovane storico italiano. Simone Turchetti, ha scoperto documenti che provano, in maniera inoppugnabile, che Bruno è coinvolto anche nel progetto per la realizzazione dell'atomica, non con gli americani ma con gli inglesi. A guerra finita, nel 1946 Bruno Pontecorvo mette a punto a Chalk River un metodo radiochimico, basato sulla trasmutazione cloro-argon, per cercare di catturare i neutrini provenienti dal Sole. Il neutrino è una particella molto elusiva. Può attraversare un muro di piombo spesso quanto l'intero sistema solare senza essere fermato. Catturarne uno non è semplice. La tecnica di Pontecorvo non è perfetta. Ma, messa meglio a punto, consentirà ad altri di raggiungere l'obiettivo. Nel 1947 Conversi, Pancini e Piccioni dimostrano che una particella presente nei raggi cosmici, il muone, si comporta come il «fratello più grasso» dell'elettrone. In altri termini, muone ed elettrone appartengono a una medesima famiglia di particelle. Ne discende, sostiene Pontecorvo, che la cattura del muone da parte del nucleo atomico, proprio come la cattura dell'elettrone, produce neutrini. E, quindi, che l'interazione debole scoperta da Fermi ha una validità molto più generale di quello che lo stesso Fermi aveva ipotizzato. Con queste due intuizioni maturate in Canada, una di natura sperimentale l'altra di natura teorica, Bruno Pontecorvo si propone già come uno dei più grandi esperti al mondo di fisica del neutrino (oltre che di fisica del muone). Nel 1948 si sposta in Inghilterra e continua a lavorare su progetti di interesse militare. Nel 1950 sbalordisce il mondo facendo perdere le sue tracce: ma tutti sanno che è «fuggito» in Unione Sovietica. Simone Turchetti ha trovato i documenti che possono spiegare l'incredibile fuga, forse favorita dal Pci: la percezione che i servizi segreti occidentali stessero per incastrarlo in seguito a una denuncia, a quanto pare, di Emilio Segré e per una storia di brevetti sulla tecnologia dei «neutroni lenti». Certo la scelta dell'Urss come luogo di fuga è dettata anche dalla convinzione che fosse «profondamente ingiusta e amorale l'ostilità che alla fine della guerra l'Occidente nutre nei confronti dell'Unione Sovietica, la quale a costo di sofferenze inaudite aveva dato il contributo decisivo alla vittoria antinazista». Sia come sia, Bruno va a lavorare a Dubna, la città della fisica sorta per volontà di Igor Kurciatov nell'immediato dopoguerra e dotata del più grande acceleratore di particelle del mondo. A Dubna, Bruno Maksimovic Pontecorvo ottiene un alloggio, una segretaria, la possibilità di dedicarsi alla pesca subacquea e la direzione della divisione di fisica sperimentale del Laboratorio di Problemi Nucleari, con la possibilità di dedicarsi (anche) allo studio della fisica dei neutrini. Ottenendo almeno tre risultati di valore assoluto (o, detto in maniera più prosaica, degni del Nobel) su: 1) La natura dei neutrini. In uno studio del 1959, culminato in una pubblicazione intitolata Neutrini elettronici e muonici, Bruno è il primo a ipotizzare e a dimostrare, per via teorica, che esistono diversi tipi di neutrini le cui differenti proprietà sono rilevabili. Questo lavoro è particolarmente importante perché, secondo lo stesso Pontecorvo, «segna l'inizio della fisica dei neutrini ad alta energia». L'Urss non dispone dell'acceleratore adatto per provare l'ipotesi di Pontecorvo. Però pochi anni dopo, all'inizio degli anni '60, tre fisici americani Leon Ledermann, Melvin Schwartz e Jack Steinberger - dimostreranno che Pontecorvo aveva ragione. I tre ottengono il Nobel. A molti sembra strano che il premio non sia conferito anche al fisico teorico che ha effettuato la previsione. 2) I neutrini solari. Pontecorvo, sia come fisico teorico che come fisico sperimentale, ha partecipato a tutte le tappe (e spesso le ha anticipate) del problema noto come «enigma dei neutrini solari». Ha messo a punto i sistemi di rilevamento con cui i neutrini solari sono stati rilevati. Ha fornito una spiegazione, oggi la più accettata, per il deficit di neutrini che si riscontra tra le previsioni teoriche e i rilevamenti. 3) Le «oscillazioni» dei neutrini. Tra il 1957 e il 1967, infine, Pontecorvo elabora la teoria, forse, più affascinante, quella del mescolamento leptonico. Dalla teoria consegue che, per un fenomeno di interferenza, i diversi tipi di neutrini possano «oscillare», cioè trasformarsi gli uni negli altri. Se i neutrini oscillano, sostiene Pontecorvo, devono avere anche una massa, sia pure piccolissima. Nel 1998 l'esperimento giapponese Super-Kamiokande osserva per la prima volta l'oscillazione dei neutrini (atmosferici). Nel 2010 il Gruppo Opera osserva, presso i Laboratori del Gran Sasso, l'«oscillazione» dei neutrini muonici in neutrini tau. A questo punto tutte le previsioni di Pontecorvo sono state verificate. Il fisico, morto a Dubna il 24 settembre 1993, ha avuto ragione su tutti i fronti. Nessuno ha fatto di più nel campo della fisica dei neutrini. Pochi i riconoscimenti che ha ottenuto, almeno in Occidente. Per questo dedicargli il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso a cent'anni dalla sua nascita non suonerebbe come una ricompensa tardiva, ma come un'opera di giustizia storica e scientifica. CULTURE BrunoPontecorvo lettorede«l'Unità» Sotto:al CerndiGinevra incercadeineutrini Bruno Pontecorvo Il«cucciolo»della fisica che immaginòequasi trovò ineutrini Nel2013saranno icento annidallanascitadelgrande fisico,che«nonpoteva» vincere ilNobel : sarebbe giustose ilLaboratorio NazionaledelGranSasso venissededicatoa lui PIETROGRECO ... InFranciadiventòcomunista enel 1950«sparì» trasferendosi inUnione Sovietica U: domenica 19 agosto 2012 23
L'Europa non è ancora riu-scita a trovare una viad'uscita dalla crisi.Il Trattato di Lisbona -una soluzione di compro-messo alle sfide costituzionali dell'Europa unita - non si è dimostrato sufficiente. E molti governi nazionali vorrebbero addirittura tornare indietro. Insieme con Luigi Bersani, David Sassoli e gli altri amici e compagni del Partito democratico, i Socialisti e Democratici europei hanno da tempo avviato una seria analisi della crisi. La liberalizzazione dei mercati-finanziari e il divario crescente tra ricchi e poveri che accompagna la globalizzazione sono le principali ragioni di un sistema economico e politico che volge le spalle ai successi economici e al welfare delle nostre società degli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di conseguenza, il lavoro organizzato a livello nazionale ha perso potere soprattutto in relazione al capitale finanziario internazionale. L'accettazione degli attuali elevati tassi di disoccupazione in Europa - inimmaginabili in passato - è un ulteriore prova del passaggio di potere dal lavoro al capitale finanziario. Non possiamo portare indietro l'orologio e tentare una semplicistica strategia anti-globalizzazione. Dobbiamo prendere atto che nuovi concorrenti si sono affacciati sui mercati internazionali. Ma non dobbiamo accettare che la nostra società venga dominata dal capitale finanziario internazionale e che la politica dica che non c'è alternativa. Vi è sempre un'alternativa. Perciò il gruppo S & D si batte per il controllo dei mercati finanziari, incluse le agenzie di rating, e per un ruolo più forte e più attivo della Banca centrale europea. Ma, ancora più importante, abbiamo bisogno di impegni comuni sui mercati dei capitali. L'Unione europea, o almeno la zona euro deve combinare la responsabilità individuale di ciascun Paese per i rispettivi debiti nazionali (e in tale ottica, lo sforzo dell'attuale governo italiano fa registrare sicuramente un'apprezzabile inversione di rotta rispetto a quello precedente) con un impegno comune europeo per abbattere i tassi di interesse a livelli ragionevoli ed economicamente sostenibili. Abbiamo bisogno di un quadro comune europeo per i diversi bilanci nazionali. E abbiamo bisogno di un'azione comune nella lotta contro la frode e l'evasione fiscale. Tutto questo deve essere parte di una nuova politicizzazione della nostra vita e delle nostre strutture politiche. E poiché non c'è politicizzazione possibile senza democratizzazione, abbiamo bisogno di nuove idee e modelli di democrazia europea. I parlamentari nazionali ed europei devono lavorare in stretta collaborazione per porre fine alla disastrosa concorrenza tra questi due livelli di democrazia parlamentare. E per porre argine al nazionalismo crescente di forze politiche che lottano contro l'Europa unita strumentalizzando la richiesta di maggiore democrazia da parte dei cittadini. I Socialisti e Democratici europei non accetteranno mai che non vi sia alcuna alternativa alla presente strategia politica neo-liberista. Questa strategia rovina l'immagine dell'Europa come lungimirante idea progressista. Dobbiamo guardare indietro al coraggio e alla visione dei padri fondatori per andare avanti verso un'Europa sociale e democratica. Non possiamo accettare il disfattismo di questi tempi se vogliamo sfidare i nostri giovani ragazzi a unirsi a noi nella lotta per un'Europa migliore per loro e per tutILCOMMENTO PAOLOSOLDINI SEGUEDALLAPRIMA Pur se è possibile che il ministro delle Finanze tedesco volesse essere solo banale e consolatorio di fronte agli scenari cupi che si addensano sull'Europa alla vigilia d'una settimana davvero decisiva sulla sorte di Atene. Oppure, più probabilmente, intendesse esercitare la solita pressione sul governo greco perché attui immediatamente il nuovo programma di austerità e rinunci alla pretesa di ottenere altri due anni per farlo (ipotesi caldeggiata in Germania dal ministro degli Esteri, il liberale Guido Westerwelle, per cui forse non manca neppure un risvolto di politica interna). Che si debba essere pronti per un'eventualità che, per come stanno le cose, non può essere assolutamente esclusa è una circostanza ovvia. Ma in ogni caso, l'uscita di Schauble ha aggiunto un'inquietudine in più alle tante. Non in Germania, va detto, dove le esternazioni del ministro sono rimaste praticamente senza eco. Ma in Grecia sì, e anche in altri paesi dell'Eurozona, specie quelli che ballano più pericolosamente sul filo del disastro. Italia compresa. ILPIANOB Ora si aspetta di vedere, come al solito, la reazione dei mercati. Se tratteranno le parole del ministro come una gaffe, oppure vi leggeranno dietro qualcosa di serio e, per ora, non detto. Come ad esempio l'esistenza di qualche «piano B» comune che dia già per scontato, senza dirlo in giro, l'esito peggiore per Atene. A complicare le cose ci si è messo anche il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Il quale, in un'intervista a un quotidiano austriaco, ha detto che l'uscita della Grecia dall'euro «sarebbe tecnicamente sostenibile». Anche qui una constatazione ovvia: chi ha mai sostenuto che l'uscita di un paese dall'eurozona sarebbe «tecnicamente» impossibile? Il problema, semmai, è quanto costerebbe a tutti e in modo particolare alla Germania. In ogni modo, se si sommano le dichiarazioni dei due, c'è poco da stare allegri. E non solo per quello che succederà alle Borse e agli spread domani. Si dovrà vedere anche quanto le affermazioni di Schauble e di Juncker condizioneranno gli incontri che, in settimana, il primo ministro greco Antonis Samaras avrà in settimana con Angela Merkel e François Hollande alla ricerca di qualche appoggio, magari indiretto, alla sua ri DA QUALCHEGIORNOCIRCOLAL'OPINIONE SECONDOLAQUALE ESISTEREBBE, INGERMANIA,UNA SORTA DI FRONTE comune tra la destra anti-Merkel e l'opposizione socialdemocratica per bloccare ogni ipotesi di intervento tedesco a favore dei Paesi più in difficoltà per il debito. Per quanto riguarda la Spd, questa opinione è sbagliata. Quello che tutto il gruppo dirigente socialdemocratico sostiene è che si debba superare l'attuale strategia anti-crisi andando non già a una riduzione dell'impegno finanziario di Berlino, ma piuttosto a forme di condivisione del debito, eurobond compresi. È quello che hanno sostenuto, nei giorni scorsi, tutti e tre i possibili candidati socialdemocratici alla cancelleria per le elezioni dell'anno prossimo, e anche il responsabile Spd delle politiche finanziarie Carsten Schneider, un'intervista del quale è stata fraintesa (in Italia) in modo da essere interpretata come un rimprovero ad Angela Merkel per voler impegnare la Germania a sostenere i fondi di stabilità ed eventuali interventi diretti della Bce «per mille miliardi di euro». In realtà Schneider critica la cancelliera proprio per il metodo seguito finora, ovvero quello di considerare come arma contro la crisi solo l'uso dei fondi Salva-Stato. Questa pratica, sostiene l'esponente socialdemocratico, comporta inevitabilmente l'immissione di sempre nuovi stanziamenti in fondi che altrettanto inevitabilmente non bastano mai: un pozzo senza fondo. Per il resto, lui, esattamente come il presidente del partito Sigmar Gabriel, il capogruppo al Bundestag Franz-Walter Steinmeier e l'ex ministro delle Finanze Peer Steinbrück, ritiene che l'unica via d'uscita possibile sia l'accettazione da parte tedesca di una condivisione del debito che, peraltro, di fatto già esiste: che cos'altro è, infatti, il forte impegno finanziario della Germania nei fondi di stabilità? Si tratta di soldi che certamente non tornano “a casa”, ma servono a sostenere i Paesi più in difficoltà. La Spd ritiene che forme di comunitarizzazione del debito dovrebbero essere accompagnate da un rapido progresso verso l'Unione politica, nel cui ambito verrebbero a cadere le obiezioni di chi, come la Germania, chiede “garanzie” e pone “condizioni”, tipo trojke e memorandum, ai Paesi che usufruiscono degli aiuti. Tutti garantirebbero tutto e deciderebbero insieme. Il progresso verso l'Unione politica comporterebbe in Germania l'indizione di un referendum per superare le parti della Costituzione che, ora, impediscono le cessioni di sovranità. Si tratterebbe di un referendum assai diverso da quello chiesto dalla destra, la quale conta invece sul fatto che la maggioranza degli elettori boccerebbe tout court gli impegni finanziari a favore dei “Paesi della Dolce Vita”. Si può non essere d'accordo con la proposta della Spd, e magari ritenere che i suoi tempi lunghi siano inadeguati ad affrontare l'emergenza. Ma perché fraintenderla e adombrare una specie di alleanza destra-sinistra contro l'Italia e gli altri Paesi in difficoltà? Far calare la notte in cui tutte le vacche sono nere non ha mai aiutato nessuno a capire il mondo. LOSPECIALE Berlino si prepara a fare a meno di Atene P.S. politica@unita.it Il presidente dell'Eurogruppo Juncker e il ministro dell'economia tedesco Schaeuble FOTO DI VIRGINIA MAYO/AP-LAPRESSE La politica deve saper offrire un'alternativa L'EUROPAE NOI L'EUROPA ELACRISI Il ministro delle Finanze tedesco pensa a un piano di emergenza nel caso la Grecia esca dall'euro Le parole di Schauble hanno suscitato timore nei Paesi deboli dell'Eurozona, come l'Italia HANNES SWOBODA* . . . Fuorvianti le voci su convergenze con la destra contro gli aiuti ad altri Paesi . . . Travisata in Italia un'intervista al responsabile economico del partito Ma la Spd non rema contro di noi Durante la FestaDemocraticanazionalechesi terràa Reggio Emiliadal25 agostoal 9settembre, l'Unitàdistribuiràun numero speciale dal titolo «L'Europa e Noi»a curadel GruppoS&D-Delegazione Pdal Parlamentoeuropeocon interventi, intervistee contributi dipolitici, economistie personaggichiave per la realizzazionedelprogettodi unificazioneeuropea. Inquestapagina anticipiamo l'interventodi Hannes Swoboda,presidente dell'Alleanza Progressistadi Socialisti e Democratici L'INTERVENTO 4 domenica 19 agosto 2012
L'intervento Bisogna ricostruire ma la politica non basta Pietro Barcellona IL MONDO CHE TROVIAMO RAPPRESENTATONEL SISTEMA MEDIATICO SEMBRA NON AVERE ALCUN RAPPORTO con ciò che accade nel profondo delle nostre vite. Seguendo il dibattito pubblico che si svolge sui giornali e nelle trasmissioni televisive, si resta stupefatti dal fatto che tutta l'attenzione dei commentatori è già orientata esclusivamente sul gioco delle alleanze politiche possibili tra le sigle che oggi appaiono espressive di quelli che una volta furono i partiti: un'alleanza di ferro con il centro moderato di Casini; un'alleanza con tutto ciò che presume di collocarsi a sinistra del Pd per poi interloquire con i moderati; un nuovo governo Monti dopo Monti sostenuto più o meno dalle stesse forze che oggi costituiscono l'anomala maggioranza. Una volta si parlava di «cambiamento nella continuità», oggi si dovrebbe parlare di «stabilizzazione dell'agonia», giacché in questo contesto di opinioni non si vede quale possa essere il ruolo della politica per imprimere una vera svolta morale a questo Paese degradato fino alle particelle elementari del tessuto sociale. Qualcuno si è mai preoccupato, a parte l'attivissimo Casini, di spiegare chi sono i moderati di questo Paese e qual è la loro visione delle risposte da dare alla più profonda crisi che dal dopoguerra a oggi abbia colpito l'Italia? E Giuliano Pisapia - che vuole invece una sinistra nuova, plurale e aperta ma distinta nettamente dai moderati del centro - cosa intende per una politica capace di produrre uno scatto e una rinascita dello spirito pubblico e di quella che una volta si chiamava l'etica sociale? Per dirla in termini più banali, qual è il senso di una possibile contrapposizione fra Rosario Crocetta, che in Sicilia si candida a governare insieme all'Udc, e Claudio Fava sostenuto da Orlando e da Vendola? Formule vuote su formule vuote. Niente che possa suscitare l'entusiasmo verso la politica da parte delle nuove generazioni che, come diceva Berlinguer, sono il termometro delle possibili tendenze evolutive di una società. C'è anzitutto un tema squadernato sotto gli occhi di tutti che riguarda la coesione nazionale fortemente inquinata da pretese individualistiche e da leghismo strisciante in tutte le liste civiche proposte - che sanziona una secessione (già avvenuta nello spirito popolare) che alimenta piccoli progetti più o meno razzisti e autarchici che accentuano la disgregazione del nostro Paese. Eppure io ho vissuto in momenti tragici della vita nazionale in cui lo spirito unitario del Paese si esprimeva ai livelli più bassi della società in uno spirito di resistenza e combattimento che erano sotto ogni aspetto sorprendenti. Basta ricordare gli anni di piombo e la crisi del '73. Il ricordo di quegli anni mi fa pensare che l'Italia non è il bordello dantesco che oggi viene rappresentato dai media, ma che ci sono stati momenti anche più terribili di questo attuale in cui lo spirito nazionale si è espresso con grande compattezza per difendere la Costituzione e la vita democratica che continuava a svilupparsi in migliaia di assemblee e di discussioni in tutto il territorio nazionale. L'epoca berlusconiana, che per fortuna ci lasciamo alle spalle, non è soltanto quella di una classe dirigente che può essere facilmente liquidata con un giudizio estetico di indecenza e volgarità, ma un'epoca in cui l'ideologia neoliberista, che ha pervaso tutti i campi della politica, ha accentuato a dismisura la chiusura egoistica e mediocre degli interessi che non riescono più a trascendersi in una visione politica del destino di una intera nazione. Siamo di fronte ad un passaggio catastrofico della storia: i grandi blocchi di potere si combattono senza pietà; eccidi e bagni di sangue avvengono in tutte le parti del mondo; le violenze individuali si manifestano attraverso stragi quasi quotidiane di giovani che uccidono e sparano su altri giovani senza alcun plausibile motivo; tutte le agenzie educative dell'Occidente sono in crisi; avanzano in modo subdolo e tuttavia allettante ideologie che riducono la vita umana ad un insieme di reazioni biologiche a impulsi esterni senza che la libertà e la responsabilità abbiano più alcun ruolo nella formazione dei giovanissimi. Come ha scritto Eric Voegelin, commentando la diffusione della cultura nazista, se l'educazione cancella ogni spazio di autonomia critica, se nelle facoltà di medicina si pratica una sorta di sofisticata attività veterinaria, se nelle facoltà di diritto si insegna un tecnicismo senza anima, il cervello sociale si spegne lentamente e si perde la capacità più umana: quella di pensare e interrogarsi sul senso delle cose che accadono. Per queste ragioni sono convinto (e ho la fortuna di condividere questa convinzione con alcuni vecchi compagni di battaglie politiche come Mario Tronti, Paolo Sorbi e Giuseppe Vacca) che bisogna affrontare con la massima urgenza il vero tema su cui dobbiamo misurarci: l'emergenza antropologica. Il fatto cioè che alla fine di questa eterna transizione sia cancellata l'idea che l'uomo è un essere irriducibile a tutti gli altri esseri viventi e che la sua domanda di senso non può essere esaurita da spiegazioni scientifiche e oggettive, ma richiede un supplemento d'anima capace di individuare un nuovo orizzonte di trascendenza rispetto all'attuale congiuntura. Il livello a cui si pone la sfida della transizione non è quello di un puro aggiustamento contabile che affronti il grande tema del debito pubblico, ma quello costituente di un grande momento unitario del Paese che ritrovi nella sua storia e nelle sue risorse la materia per potersi continuare a identificare come un popolo ricco di tradizioni diverse e di culture particolari, e al contempo unito dal rispetto di alcuni principi fondativi della convivenza. Ricordo che la ricerca storica in Francia, che ha dato vita alla grande tradizione degli Annales, è stata pensata politicamente per ridare ai francesi l'orgoglio di esistere come Paese dopo le sconfitte subite. L'Italia ha un enorme bisogno di storia non come puro inventario di avvenimenti e di date ma come ricostruzione di un percorso doloroso che ha saputo trasformare anche le differenze municipali in una risorsa d'identità. L'istituzione di una grande commissione per la storia d'Italia, affidata a personalità fuori dai giochi politici come Claudio Magris, potrebbe suscitare un entusiasmo nei giovani che oggi sono sopraffatti dal relativismo storiografico. In realtà lo spirito dissolutivo della nostra identità storica è stato fortemente alimentato dall'offensiva neoliberista che ha abbracciato tutti i campi della politica e dell'economia. L'occupazione da parte degli esponenti della cultura neoliberista delle cattedre universitarie di economia, delle direzioni delle trasmissioni televisive e dei dibattiti pubblici ha letteralmente cancellato la possibilità stessa di un pensiero diverso da quello che ormai viene giustamente indicato come il «pensiero unico» della cultura neoliberista. Tutto il Novecento è presentato come una violazione dei principi neoliberali che perciò va dimenticato. Riprendere in mano il filo della storia significa anche esprimere un giudizio non ideologico sul fallimento del neoliberismo e sul carattere meramente ideologico del primato dei mercati sulla vita dei popoli. La declamata fine delle ideologie ha significato l'avvento di una nuova ideologia apologetica del capitalismo selvaggio. Bisogna cominciare ad analizzare il carattere politico della cosiddetta globalizzazione , che non è un puro dato economico inevitabile nelle forme e nei modi che ha assunto, ma un progetto di subordinazione di grandi parti della società al dominio di gruppi finanziari extranazionali che cercano di rendere la produzione di ricchezza sempre più indipendente dalla economia reale. Si nasconde la verità: la crisi che abbiamo di fronte è una crisi senza fondo piena di incognite per l'intero Paese e per l'intera Europa. Come dopo la guerra mondiale, è necessario un nuovo spirito costituente che metta in secondo piano il problema degli schieramenti e delle sigle e che sappia mobilitare le risorse emotive delle nuove generazioni soprattutto per evitare che siano trascinate in una deriva propagandistica antipolitica e qualunquistica. Che un popolo sia costretto a dividersi su questioni volutamente strumentalizzate come l'eutanasia e l'inseminazione artificiale, il trattamento degli embrioni e la ricerca sulle staminali, appare veramente un'operazione meschina rispetto alla rilevanza del modo di pensare la vita e la morte degli esseri umani. Anche in questo caso bisogna dire che le questioni della bioetica non sono marginali e puramente private ma debbono essere portate al centro di una pubblica discussione in cui abbia un giusto peso l'informazione sui dati reali. Per questo sono convinto che l'appello che ho firmato insieme ai miei amici e compagni dovrebbe diventare un vero tema della discussione pubblica sul destino del nostro Paese: qual è il futuro dello statuto antropologico, fondato su libertà, responsabilità e solidarietà personali, che ha sin qui governato la nostra forma di civiltà? Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 BIAGIO ANTONACCI 60, GIGI D'ALESSIO55,PADREPIO35EURO.QUESTOMANIFESTOCAMPEGGIASUIMURIDELLAGONEGRESE, la spettacolare falce di terra lucana, che sta fra due mari, che uno potrebbe prendere l'Italia per l'osso sacro, un acchiappo di Magna Grecia con l'Appennino nel cavo della mano e il mignolo conficcato nello Jonio e il pollice nell'acqua di Maratea … Mi ha fatto impressione vedere il frate santo in fondo ad un tris di pop star e costare pure meno dei concorrenti e certo non parteggio per Santa Madre Chiesa. Sarà che il mercato rende tutto numeri ed incassi? Ma se la provincia espone le sue miserie, spesso nasconde i suoi gioielli, la fatica, l'amore e il lavoro. Su questa traccia incontro Giuseppe Pinto, maestro d'armi, fioretto, sciabola e spada, lucano del Vulture, origini popolari e una passione aristocratica, la scherma. Sessantacinque anni, asciutto, austero, arcaico, frugale, pasta al pomodoro tutti i giorni e mele, acqua sì, vino no, sveglia di buon ora al mattino, uno Zeman della scherma con palestra a Potenza. Ora che la cometa olimpica sta disperdendo la sua trionfante chioma, sull'ultima scia di chissà quale memoria, colgo l'occasione per fare il punto dalla periferia: le medaglie, il miracolo, la scuola… «La scherma italiana è sempre stata un eccellenza, si basa sulla passione dei ragazzi e degli insegnanti, i sacrifici delle famiglie e l'esis t e n z a d e i gruppi sportivi militari che ai più bravi offrono la possibilità di allenarsi e migliorare. Un ragazzo deve credere in se stesso, avere equilibrio psico-fisico e una famiglia che possa e voglia spendere per le lezioni, la tuta, il giubbino elettrico, la maschera e l'arma. Se ci sono le qualità e i risultati incoraggiano, cominciano i viaggi, gli accompagnamenti per le gare e questo coinvolge la mamma, il papà, e magari il fratellino che non si sa dove lasciare, da Potenza a Bologna, a Napoli, e ovunque, centinaia di euro di benzina, di pranzi, cene e alberghi». «Il Coni ha pochissimi soldi per le palestre eppure nella scherma l'Italia si fa sempre onore. Ho avuto fra le mie mani ragazzi destinati ad una carriera olimpionica, mollare tutto al termine delle “scuole superiori”. I fratelli Petrone e Raffaele Gallo, avevano più volte battuto i Cassarà e gli altri campioni italiani, “oro a squadre” a Londra. Negli ultimi anni ho formato una vera promessa, Francesca Palumbo che, pur giovanissima, già vale, le italiane migliori». « I miei campioni di sempre? La Vezzali per il carattere e la personalità, la Trillini per l' eleganza e, fra gli uomini, ho un gran ricordo di Mauro Numa, “oro” a Los Angeles 1984. Cosa è per me la scherma? Una scuola di vita». Il Maestro è già pronto per la nuova stagione e saranno trentacinque. Si incroceranno ancora le lame, la passione non può attendere, i ragazzi neppure. COMUNITÀ La tiratura del 18 agosto 2012 è stata di 96.752 copie Si sta cercando di risolvere la crisi economica europea riducendo il settore pubblico come se esso fosse la causa principale del problema , dimenticando che è il settore finanziario ormai privo di regole ad aver provocato le varie bolle: immobiliari e dei consumi gonfiati a forza di crediti. La vera battaglia da intraprendere è quella per incanalare il sistema finanziario verso comportamenti che aiutino l'economia reale senza sottoporla ad ulteriori rischi. ASCANIO DESANCTIS L'idea cui, dicono, si sta lavorando in questi giorni da parte del Governo di Monti è quella della dismissione programmata, nei prossimi anni, dei beni pubblici. Le tasse sono a livelli record, i tagli hanno prosciugato la spesa, vendere i «gioielli di famiglia» viene presentato come l'ultimo tentativo di diminuire il debito pubblico ed il peso degli interessi che ad esso si collegano. Ostinatamente tacciono Monti e Grilli, tuttavia, sulla necessità di tassare le rendite finanziarie (la tanto invocata Tobin tax) e sulla immobiliare progressiva, rivolta alle grandi ricchezze che il buonsenso dell'uomo della strada considererebbe oggi del tutto naturale. Perché? Perché la loro formazione, classicamente liberista, li porta a considerare comunque «buono» il gioco dei mercati e sacrosanta, una specie di valore assoluto, la libertà, per chi ne dispone, di utilizzare nel modo che vuole il suo «capitale». La teoria, voglio dire, cui si ispira colui che governa, diventa decisiva nell'orientare le sue scelte e Monti è amato e stimato in Europa, oltre che per la sua onestà e per la sua preparazione, anche per la coincidenza perfetta delle sue posizioni teoriche con quelle dei funzionari di Bruxelles e della maggioranza dei leader politici europei. Cui oggi ha iniziato ad opporsi Hollande ed a cui potrebbe opporsi domani anche l'Italia se il centrosinistra vincerà le elezioni del 2013. Dialoghi L'importanza delle teorie nelle scelte di chi governa Dioèmorto Fioretti, sciabole e una scuola di vita Andrea Satta Musicista e scrittore . . . Come dopo la guerra, è necessario un nuovo spirito costituente che mobiliti le risorse emotive dei giovani . . . In Lucania incontro un maestro d'armi . . . Amori e passioni 18 domenica 19 agosto 2012
VALERIORASPELLI ROMA Nonostante la crisi, vola l'imprenditoria cinese. Lo rivela la Cgia di Mestre, sottolineando che tra il 2008 ed il 2011 queste attività sono cresciute del 26%. Nello stesso periodo si è registrato un boom delle rimesse: sono ritornati in patria 7,87 miliardi di euro. A dispetto di un leggero calo avvenuto nel 2010, tra il 2008 ed il 2011 l'aumento della quantità di denaro inviato in Cina è stato del 65%. Il 70% del totale delle imprese si concentra nei servizi, nel commercio e tra gli alberghi/ristoranti. La regione a più alta densità di imprenditori asiatici è la Lombardia, con 11.922 attività. Seguono la Toscana, con 10.854 imprese, e il Veneto, con 6.939 aziende. Il 51% delle imprese cinesi è concentrato dunque in queste tre Regioni. «In passato - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - i settori maggiormente caratterizzati dalla presenza di attività guidate da cinesi riguardavano la ristorazione, la pelletteria e la produzione di cravatte. Successivamente le loro iniziative imprenditoriali si sono estese anche all' abbigliamento, ai giocattoli, all'oggettistica e alla conduzione di pubblici esercizi». Per la Cgia, ormai il 70% del totale delle imprese presenti nel nostro Paese si concentra nei servizi: settore che consente, a differenza del manifatturiero, un grande riflusso di capitali verso la Cina. «Si pensi che l'anno scorso, a fronte di 7,4 miliardi di euro che gli immigrati residenti in Italia hanno inviato nei Paesi di origine - continua Bortolussi - 2,5 miliardi, pari al 33,8% del totale, sono stati spediti dalla comunità cinese». Gli artigiani di Mestre fanno notare che storicamente i cinesi hanno sempre dimostrato una spiccata propensione imprenditoriale e una forte inclinazione verso l'affermazione economica e sociale. All'iperdinamismo di uomini e donne con gli occhi a mandorla viene però associata qualche ombra che la Cgia individua in una certa mancanza di rigore nel rispettare obblighi fiscali e contributivi - soprattutto nel manifatturiero - o nell'aggiramento delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Omissioni o violazioni peraltro condivise con una certa parte dell'imprenditoria italiana che aggiunge Bertolussi «non è immuni da responsabilità». La corsa delle imprese cinesiIL CASO Ci sono due aziende, insieme valgono il Pil di mezza Italia, che da settimane stanno litigando in un tribunale della California. Se ne parla in tutto il mondo, e pazienza se nessuno sa dare una risposta chiara alla più elementare delle domande: perché Apple e Samsung sono finite davanti ad un giudice? Pazienza anche perché, con tutta probabilità, non lo sanno nemmeno i diretti interessati pur essendo altrettanto convinti che del tribunale proprio non si poteva fare a meno. Una storia paradossale, quella che contrappone i due giganti dell'elettronica di consumo davanti al giudice federale Lucy Koh della corte di San Josè. A meno di una settimana dalla sentenza, permane un'unica certezza: qualunque sia il verdetto non metterà alcun punto alla vicenda, semmai una virgola che separerà i conflitti legali già avvenuti da quelli che presto arriveranno. In California a vestire i panni della vittima è Apple, che accusa Samsung di violazioni assortite dei brevetti relativi all'iPhone e all'iPad. E se la cosa è concettualmente chiara - «Hai imitato dei miei prodotti e quindi devi ritirare le copie dal mercato e pagarmi i danni» - diventa un ginepraio inestricabile quando si tratta di accertare la sostanza dei fatti. Qui non stiamo parlando di oggetti facilmente definibili di cui è altrettanto facile identificare i tentativi di replica. L'iPhone e l'iPad, così come qualsiasi altro smartphone o tablet, sono fatti di una moltitudine di componenti e si basano su una miriade di brevetti, alcuni fatti e concepiti in casa, altri di provenienza esterna per i quali si pagano forniture e fior di diritti. Un humus fatto di concorrenza e scambio sul quale prospera la tecnologia di consumo e che, anche nel caso di Apple e Samsung, genera legami insospettabili. Ormai vicino al mese di durata, il processo californiano ha visto entrambe le aziende cercare di provare la propria paternità sulle tecnologie di smartphone e tablet senza timore di finire nel grottesco. E se ne sono sentite davvero di tutti i colori. Samsung, ad esempio, ha chiamato fra gli altri a testimoniare Roger Fidler, un esperto di informatica dell'università del Missouri, secondo il quale i progettisti della Apple si sono basati in realtà su disegni da lui realizzati fin dagli anni '80, quando già studiava la realizzazione di un tablet, e che vennero poi mostrati ai responsabili dell'azienda fondata da Steve Jobs intorno alla metà degli anni '90. Questo dimostrerebbe, secondo gli avvocati della casa coreana, che Apple non può avanzare rivendicazioni su progetti che essa stessa avrebbe in qualche modo carpito. Quest'ultima, per avvalorare la tesi che la vede vittima di un'indebita concorrenza, ha chiamato a deporre anche Kent Van Liere, un esperto di ricerche di mercato, che ha spiegato come che i consumatori nel vedere vari dispositivi confondono quelli di Samsung con quelli di Apple. UNADIFFICILE SOLUZIONE Insomma, più si è andati avanti nel dibattimento più si è avvertita la sensazione di un confronto sul sesso degli angeli... Non a caso, nel dare appuntamento alle parti mercoledì prossimo, il giudice federale le ha invitate a raggiungere un'intesa in extremis. «È tempo di pace - ha dichiarato Lucy Koh ad alcuni media statunitensi -, ho chiesto agli avvocati di cercare un nuovo accordo prima della sentenza, perché vedo dei rischi per entrambe le parti in causa». Invito ragionevole, ammesso che, e veniamo a quanto detto in partenza, chi lo ascolta sappia veramente cosa vuole. L'impressione, infatti, è che entrambi i contendenti si rendano conto che non esiste un risultato pratico da raggiungere, poiché qualunque limitazione nell'assemblaggio dei prodotti o nell'utilizzo dei brevetti contenuta nella sentenza avrebbe una durata effimera, superata nell'arco di pochi mesi o addirittura settimane da nuovi modelli, come ci insegna il frenetico evolversi dell'elettronica di consumo. Quanto ad eventuali sanzioni pecuniarie, avrebbero l'effetto di una puntura di spillo per colossi il cui valore equivale al pil di una nazione di media grandezza. Con tutta probabilità la vera molla che spinge Apple e Samsung ad un continuo confronto in aula (altre cause si sono svolte e si svolgono in varie corti del pianeta) è quella di tenere il punto di fronte ai consumatori, il cui senso di appartenenza ad un marchio si stimola anche rendendolo vittima, vera o presunta, di continui tentativi di imitazione. Semmai, si resta stupiti di come i due nemici siano in realtà strettamente dipendenti l'uno dall'altro. Come ha spiegato recentemente il quotidiano Washington Post, Apple compra proprio da Samsung i chip utilizzati per iPhone e iPad, che farebbe fatica a trovare altrove. E se da lato l`azienda coreana, anche grazie a questo business, ha trovato i fondi per migliorare l`offerta di smartphone e diventare leader del settore davanti alla stessa Apple, dall'altro ha sviluppato una vera e propria dipendenza economica. Infatti, se l`azienda americana dovesse cambiare fornitore per le componenti elettroniche di iPhone e iPad, Samsung perderebbe uno dei suoi principali clienti, che genera l`8,8 per cento del suo fatturato. Conlacrisi siassumonomenoimmigrati «Entro mercoledì credo che diremo chiaramente quali sono le strade: o riprendere l'attività attraverso anche una nuova società oppure accettare la proposta del governo, che è quella di ricorrere alla legge Prodi bis con il commissariamento». A rivelarlo il presidente della Wind Jet, Nino Pulvirenti, che ieri ha parlato a Catania con i giornalisti: «Un giorno - ha detto il presidente della compagnia e della squadra di calcio etnea - si capirà cosa è successo veramente. Non mi va di fare il gradasso come ha fatto qualcun altro prima di entrare a parlare al tavolo ministeriale. Facciamo parlare le carte. Fra qualche periodo si saprà esattamente cose è successo, chi ha le responsabilità e chi deve pagare per quello che e successo. Nel frattempo abbiamo l'obbligo di cercare di portare avanti un progetto. La cosa più importante in questo momento - ha continuato - è salvaguardare il più possibile i posti di lavoro e soprattutto creare meno disagi possibili ai passeggeri». Alla domanda di un cronista che gli ha chiesto se quelle della Wind Jet «è una storia chiusa», Pulvirenti ha risposto: «Mi auguro di no per il bene della Sicilia. Io faccio l'imprenditore non il filantropo però credo che l'azienda sia importante per il territorio. Speriamo di riuscire a trovare una soluzione che permetta all'azienda di continuare a lavorare». Intanto l'Enac, l'ente dell'aviazione civile, nell'auspicare che la vicenda «si concluda in breve tempo e positivamente», precisa che in ogni caso «è fondamentale che vengano tutelati i diritti dei passeggeri». Sia che l'attuale società continui ad operare, sia che venga creata una newco, l'Ente guidato da Vito Riggio chiede «sin da ora che vengano in ogni caso e prioritariamente onorati dalla compagnia gli impegni presi con i passeggeri che hanno acquistato un biglietto Wind Jet e quindi che vengano indennizzati, tramite la restituzione del sovrapprezzo pagato, coloro che hanno scelto di volare con altre compagnie». Per quanto riguarda invece i passeggeri che hanno deciso di rinunciare al viaggio, spiega l'Enac, deve essere restituito dalla compagnia il totale di quanto pagato, comprensivo di tasse e diritti. Queste condizioni sono «imprescindibili» rispetto a qualunque attività dell'ente volta all'eventuale ripristino della licenza di Wind Jet, così come all'avvio di ogni attività della eventuale newco. Wind Jet: siamo pronti a presentare il nostro piano MARCOTEDESCHI MILANO ECONOMIA Apple e Samsung sfida senza fine davanti ai giudici I due modelli concorrenti Samsung e Apple FOTO LAPRESSE In California è attesa la sentenza sui brevetti violati di iPhone e iPad Ma la guerra continuerà MARCOVENTIMIGLIA MILANO . . . Il Tribunale ha chiesto alle parti di arrivare a un'intesa, «ci sono rischi per entrambe le aziende» Lacrisi checolpisce il sistema produttivo italiano nonrisparmia i postidegli immigrati.Quest'anno infattipotranno essere22.420 in meno leassunzioni dimanodopera nonstagionale stranieranell'industria enei servizi. Èquantorisultada un'indaginedel SistemainformativoExcelsior Unioncamere-MinisterodelLavoro, checalcola il saldo tra i60.570 postidi lavoromessi a disposizione quest'annocontro gli82.990dell'anno scorso(-27%).A fare amenodei lavoratori stranieri saranno soprattutto lepiccole impreseche contanodi assumere solo30.190 immigrati(-88,5%sull'annoscorso)e le regionidelNord dove leentrate sarannoappena36.060 contro le 51.550del 2011 (-69%). «La riduzione nelladomandadi lavoro immigrato dice ilpresidente di Unioncamere, FerruccioDardanello -è una delle inevitabili conseguenzedella pesante crisieconomica che lenostre imprese stannofronteggiando.Ma i dati ci confermanopure che la componente immigrataèormai unaparte strutturaledellanostra forza lavoro, anche inconsiderazionedel fatto che permoltiprofili professionali èdifficile trovarecandidati italiani». In termini assoluti, leentratedi nuovioccupati immigratiquest'annopotranno arrivareal massimoa113milaunità, di cui60.570non stagionalie 52.160 stagionali, a fronte dei 138.200 che le impreseprevedevanodiassumere lo scorsoanno. . . . Smartphone e tablet sono fatti di una miriade di componenti e si basano su moltissimi brevetti domenica 19 agosto 2012 15
Ferragostotragico aLivorno:un ragazzinodi 15anni muore affogato: forse lacalca lo ha fattocadere, forse i gavettoni...Continua, comeognidomenica, laserie di lettura«Solo cinquerighe in cronaca: la lunga estate nera»,a curadi MilaSpicola, insegnante e scrittrice.Si tratta di racconti chepartonoda storievere, piccolenotiziedi «nera» pubblicatesulle paginedei quotidiani locali. Storieautentiche che l'autricesviluppa e reinterpretaasuomodo, ambientandolee«vestendole» di particolari.Ogni settimana troveretecomescenario unacittà di provinciadel nostroPaese, verae propriacoprotagonista dell'interavicenda. Cinquerighe incronaca Livorno,aibagnidiArdenza unferragostotragicoemaledetto MILASPICOLA CHI CREDE LA DEFINISCE DIVINA PROVVIDENZA, PER CHI NON CREDE È IL CASO L'OSCURO PADRONE DELLA VITA. Manco tanto oscuro, diremmo che si diverte. Infatti ha riso un pomeriggio intero Cristina Modica, da San Biagio Platani in provincia di Agrigento, di anni 49, da 29 residente a Livorno e ride ancora a ripensare al racconto della nipote. Ogni anno molla il marito, chiude per 15 giorni a giugno l'edicola di cui è titolare sul lungomare di Livorno, proprio prima dei Casini d'Ardenza, dall'altro lato della Baracchina Rossa, il chioschetto sul mare, prima dei bagni e del porticciolo e parte verso «casa», giù in Sicilia. Per chi conosce Livorno, Ardenza «è il quartiere più bello», lei e il marito sono persino riusciti ad accaparrarsi un appartamento proprio ai Casini, con un giardino dietro, un paradiso, ma a San Biagio chi vuoi che la conosca Livorno? Si rassegna a non ripeterlo più, contenta degli aggiornamenti sul paese che le fa Ilaria, unica nipote, madre di due belle bimbe, gioia delle sue ferie sempre uguali, per lei che figli ancora non ne vede. «Giuro che mi decido, o quest'anno o mai più». «E falla sta fecondazione assistita, zia, un viaggetto in Spagna e torni con due gemelli». Mannaggia a quel referendum malefico, è proprio l'idea di andarsene all'estero per far figli che la fa scaratterare. Il Caso. «Zia, mi ritrovo un pomeriggio con la casa piena di munnizza, pannolini soprattutto. Da quando c'è la differenziata la mia vita è un inferno di puzza. Per fartela breve un mese fa decido di portare le bimbe in piscina e di caricarne altre due. A Sant'Angelo Muxaro. Hai presente i Sabella? Hanno aperto un albergo con la piscina». «Ma dove?» «Nel nulla della campagna e dove sennò? Carico le bimbe alle due del pomeriggio e ci aggiungo tre sacchi di munnizza di pannolini, perché a Sant'Angelo la differenziata non si fa e penso di mollarli nel primo cassonetto. Subito fuori dal paese mi accorgo del rosso fisso e mi tocca invertire. Intanto “mamma, puzza, puzza, puzza”. Ossignore. Nervosismo. Mentre faccio inversione vedo dal ciglio della strada una discarica abusiva…» «Dimmi che non lo hai fatto!!» «Zia, per favore, mettiti nei panni sporchi per un attimo: le due del pomeriggio, senza benzina e cinque bimbe in macchina da 8 mesi a 9 anni, di cui due piangenti». «Non ci credo, l'hai fatto. Ma sei una criminale!» «Ho guardato attentamente a destra e a manca. Il deserto dei tartari. Ho consultato la maggiore assicurandomene il silenzio a vita, massì, per tre sacchetti di pannolini... e poi è un'emergenza, prima le donne e i bambini. Non ho mai fatto nulla contro la legge in fondo... mai in tutta la vita…lo sai». «Non dovevi farlo». «E infatti non è finita qui. Non dovevo farlo no. Sai che Roberto è da marzo consigliere comunale di opposizione giusto? Dopo circa dieci giorni dal fatto che ti ho appena detto mi arriva un sms assassino “giuro che questa volta chiedo il divorzio” e io mi chiedo che cavolo abbia. Non sapevo che aveva fatto un'interrogazione con tanto di appello e firme contro la discarica abusiva fuori dal paese, accusando di negligenza il sindaco». «Non ci credo... dimmi che non è vero...» «Aspetta…!! Aveva preteso la selezione a campione di alcuni sacchetti a caso per risalire ai trasgressori. Ovviamente chi ti vanno a individuare unica tra tutti gli anonimi, attraverso la metà inutile della ricevuta di pagamento del gas alla posta?» «Ossignore che brutta figura!!! Ma è una cosa da Annale della Sfiga, Ilaria!» «Non mi rivolge la parola da giugno e io ho pianto per due mesi. Dimmi se Pirandello poteva nascere altrove. Dimmelo, zia. In Italia se sei disonesto campi da Dio, ma se sei onesto e sgarri una volta, nessuna pietà». Dopo i pianti erano arrivate le risate perché l'assurdo porta sempre il buonumore. «Sempre» è un parolone. Stavolta il caso non la fa ridere affatto. Nemmeno sorridere. Non riesce neppure a reggere lo sguardo di un saluto e peggio sarà domani, domenica mattina, quando tutta Livorno leggerà i giornali. Intanto è il 19 agosto, sabato ed è seduta nella sala d'aspetto del commissariato. Non è sola, ci sono tre coppie, due ragazzi e una donna. Li conosce tutti perfettamente, suoi clienti in edicola e sa perché sono lì. Giovedì 16, all'indomani di Ferragosto, come tutte le albe da 29 anni, tranne i giorni di festa, Cristina armeggia intorno all'edicola coi pacchi di giornali che sono appena arrivati. Il Caso le fa accorgere che ha il vestito macchiato di sangue, a 49 anni le mestruazioni cominciano a giocare a trottola, a volte saltano, a volte arrivano quando meno se lo aspetta. Mannaggia, deve tornare a casa a cambiarsi ma prima ha, per caso, necessità urgentissima di un bagno. Ha le chiavi di quelli della Baracchina, accanto al chioschetto, d'accordo coi proprietari, non si sa mai un bisogno, basta attraversare la strada. Appunto, un bisogno. «Torno subito», dice al marito. Epperò tarda. Li sente arrivare mentre è ancora chiusa dentro. Li sente sciacquarsi le mani. Li sente parlare. Sono ragazzi dalle voci conosciute. «Hai visto? Guaiva come un animale, che espressione da deficiente». «Già. Caduto al primo colpo». Ferma il respiro ma si accosta alla prima fessura. Sono tre, li conosce perfettamente, ne ricorda la nascita, li ha visti crescere. 14 anni uno e 15 gli altri due. Si ricorda ogni vezzo e ogni figurina di quei tre. Uno di loro, Uberto, abita tre porte accanto alla sua, il padre è notaio e la madre avvocato, è con Salvo e Andrea, che abitano qua dietro anche loro, a via Palestro, di fronte al biciclettaio. Saranno le cinque del mattino, sono ancora in costume, pieni di lividi, ma è normale a Ferragosto se hai 15 anni e vivi a Livorno. Le corse, i gavettoni e gli scogli. C'è sempre qualche ammaccamento, ci sta. Lei ogni anno queste imprese le osserva dal balcone del primo piano, a casa, per carità, in quel caos non vuole metterci piede. Stanno parlando di un polpo forse. Lo spera, basta che non sia un gatto o un cane, per carità. Sono bravi ragazzi. «Giuseppe e Raffaele?». «Mi sa che sono in acqua, stanno facendo il bagno». «Che dite? Cornetti e poi a nanna?» e vanno via spintonandosi e ridendo. Anche Giuseppe e Raffaele conosce, pur se abitano più giù, uno a piazza della Repubblica e l'altro oltre ancora. D'estate stanno tutti qua ai bagni di Ardenza. Appena persino l'eco delle loro voci è scomparso lontano apre la porta del bagno e va verso casa a cambiarsi. Alle 11 del mattino del 16 agosto, giovedì, ormai lo sanno tutti che stavolta sugli scogli c'è scappato il morto. Un ragazzino, una tragedia, 15 anni, Manfredi Cappellini, il figlio del medico, travolto nella calca forse e caduto negli scogli. Ha battuto la testa. Gli amici sono sconvolti, una decina, inseparabili dalla nascita, erano con lui dalla mattina quando era uscito di casa. Sono stati loro, all'alba a ritrovarlo e chiamare subito l'ambulanza e ad avvisare i genitori. «Mi viene da vomitare, mi sa che vado a casa» dice Cristina al marito. A pranzo la trova a letto che non ha fame. La notte la sente sveglia al suo fianco. E così tutto il venerdì. Ha lavato il vestito, lo ha steso al sole, la macchia è quasi sparita ma l'alone sta lì. Non può crederci. Si passa in rassegna le cronache locali, i racconti, si fa aggiornare dal marito. Che tragedia, povera famiglia. Il sindaco annuncia l'ordinanza che vieterà l'usanza dei gavettoni da quel momento in poi. Di questo si parla, lo ha capito, lo dicono da anni, sono pericolosi, si perde il controllo, la tragedia è dietro l'angolo… Lei continua a non poterci credere. Alla sera del venerdì racconta tutto al marito. «Sono dei ragazzi». «Sono degli animali, non dei ragazzi». Che gli sarà mai passato per la testa? Se lo chiede ancora adesso mentre evita lo sguardo della mamma di Andrea, venuta ad accompagnare il figlio. Sono stati convocati in dieci, loro che erano stati tutto il giorno con Manfredi. Lo vede uscire dalla stanza con gli occhi rossi di pianto. Lo vede correre verso la madre che lo abbraccia stretto e se lo porta via dopo aver salutato tutti. «Cristina Modica c'è?», riemerge dai pensieri. «Signora, prima dobbiamo sentir loro, dovrà aspettare, abbia pazienza». «Certo, nessun problema. Aspetto». «Signora Cristina, problemi in edicola?» È il padre di uno dei ragazzi. «Mi scusi, dottor Frischella, ho bisogno di un po' d'aria, non mi sento molto bene». È la verità, non tutta la verità, ma nient'altro che la verità. ILRACCONTO LALUNGA ESTATENERA ... È ilcaso l'oscuropadrone dellavita:daunadiscarica desertaaun'edicola digiornali inpienaestate Nonèstataunafatalità aducciderequel ragazzino, nonèscivolatoperun gavettone.Hosentito levoci deglialtri.Ridevano, raccontavanola«bravata» comefossestatoungioco... Ognidomenicaunavicenda ambientatanellacittàd'Italia Ilmaredi Livorno ... Stannoparlandodiunpolpo, forse.Percarità, speriamo almenochenonsiauncane oungatto la lorovittima U: 22 domenica 19 agosto 2012
La volontà del premier Mario Monti di intervenire per correggere eventuali abusi nell'utilizzo delle intercettazioni, l'aver fatto riferimento alla vicenda che ha interessato il Quirinale e l'ipotesi di «prendere iniziative al riguardo», hanno scatenato reazioni politiche a catena. L'Associazione nazionale magistrati inizialmente non commenta la questione, poi ieri arriva la replica secca: «Il presidente del Consiglio avrebbe definito “grave” il caso delle telefonate del capo dello Stato intercettate dalla procura di Palermo. La questione è oggetto di un conflitto di attribuzione e pertanto appare improprio - dice l'associazione in una nota - ogni possibile riferimento a presunti abusi, che sarebbero, comunque, oggetto di altre procedure di controllo. L'Anm auspica che ogni eventuale riforma, pur diretta a tutelare il diritto alla riservatezza dei soggetti estranei al procedimento, salvaguardi il pieno utilizzo di tale indispensabile strumento d'indagine, senza comprimere il legittimo diritto di cronaca». IL DISSENSODI INGROIA Dichiarazioni insufficienti per Magistratura Indipendente: «L'Anm dopo aver perso la bussola ha perso anche la parola», afferma il leader Cosimo Ferri, secondo cui il sindacato delle toghe «non è in grado di prendere posizione neppure in una fase tanto delicata e su un tema rispetto al quale c'è bisogno di punti fermi e chiarezza». Sulle affermazioni di Monti dissente anche Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo: «Ho apprezzato le dichiarazioni del premier quando, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l'unica ragion di Stato è quella dell'accertamento della verità. Non condivido invece le ultime dichiarazioni sull'operato della procura di Palermo - ha dichiarato il magistrato in un'intervista a KlausCondicio - non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica». Anche Beppe Grillo dice la sua: «Le riforme della legge sulle intercettazioni non sono affari suoi, in quanto rappresenta un governo tecnico - scrive ieri sul suo blog - le intercettazioni servono alla magistratura per ascoltare Mancino in dolce colloquio con il Quirinale per il processo di Palermo sulle relazioni Stato mafia, ma anche per combattere la corruzione e, quindi, l'evasione fiscale». Altro che antipolitica, Grillo commenta la vicenda da politico navigato, solo i politici politici possono occuparsene. Anzi meglio i magistrati, seppure passati alla politica o in procinto di. La versione di Grillo è superata da quella di Antonio Di Pietro, leader Idv: «Questo governo, che sta in piedi solo perché Berlusconi glielo permette, si prepara a fare quel che Berlusconi non era mai riuscito a fare: una legge contro le intercettazioni. Imbavaglierà la stampa, toglierà alla magistratura l'arma principale per combattere la corruzione, terrà i cittadini all'oscuro delle malefatte dei politici». Si rivolge invece al ministro della Giustizia il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «Se il ministro Severino vuole seguire le indicazioni di Monti ha tutte le possibilità per comporre in modo equilibrato il trittico: una legge effettiva e non mistificata sulle intercettazioni, e poi da un lato apportare qualche modifica nel senso da noi richiesto sull'anticorruzione e dall'altro altre modifiche sulla responsabilità civile dei giudici». Interviene il presidente della Camera Gianfranco Fini: «Sarebbe positivo se si riuscisse a giungere all'approvazione del Ddl in tema di intercettazioni, da tempo all'esame del Parlamento». Ma il Pd ha già fatto sapere di non essere disposto a discutere sulla base del testo attualmente in discussione a Montecitorio, secondo quanto ricordato da Andrea Orlando, responsabile Giustizia dei Democratici. Della necessità di non trasformare però le intercettazioni in dogma intoccabile ha parlato Giorgio Merlo, Pd: «Il tema non può non essere affrontato a livello legislativo - ha commentato Merlo - ma va riaffermato il postulato che delle intercettazioni se ne deve fare un uso corretto e non devono mai diventare un abuso. Due condizioni essenziali per non trasformarle in un dogma intoccabile e da venerare tutti i giorni». Mentre l'ennesimo no al “bavaglio” è ribadito dal senatore Pd Vincenzo Vita e dal portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti: «Ci auguriamo che nessuna norma di quelle contenute nelle precedenti “leggi bavaglio” venga mai ripresentata al Parlamento. No al bavaglio anche in salsa tecnica». L'INTERVENTO LUCIANOVIOLANTE SEGUEDALLAPRIMA Aspetti meno giuridici e più politici che quell'articolo richiama. Zagrebelsky è uno dei maggiori costituzionalisti italiani, scrive spesso su Repubblica, contribuisce autorevolmente a formare l'opinione pubblica. Ma l'attenzione e il rispetto che gli sono dovuti, insieme a una frequentazione pluridecennale, non mi esimono dall'esprimere il più netto dissenso dalle posizioni espresse in quell'articolo, che tocca questioni fondamentali per l'equilibrio tra i poteri della Repubblica. Questi i passaggi chiave: il conflitto ha lo scopo di ottenere la distruzione delle intercettazioni; il conflitto si inquadrerebbe nei tentativi di nascondere la verità sulla trattativa tra Stato e mafia; nell'interesse della “tranquillità del diritto” dovrebbe essere risparmiata alla Corte la decisione su chi ha ragione tra il Capo dello Stato e alcuni pubblici ministeri e quindi, in conclusione, il Capo dello Stato dovrebbe desistere dalla sua iniziativa. La intercettazione di conversazioni del Presidente della Repubblica non può essere banalizzata perché investe la sua figura costituzionale. Nei confronti del Presidente, in base alla nostra legge fondamentale, possono essere esercitati i mezzi investigativi del processo penale soltanto per alto tradimento e attentato alla Costituzione. Può essere lecito intercettarlo, sia pure incidentalmente? Il Capo dello Stato ha chiesto alla Corte di risolvere il problema. La Corte deciderà. Sarà una decisione imbarazzante visto il peso simbolico dei poteri in conflitto? Molti magistrati devono assumere decisioni difficili e dolorose (da ultimo, la magistratura di Taranto): la loro forza sta nel rispetto della legge, nella irreprensibilità dei comportamenti e nella accuratezza delle motivazioni. Si turba la tranquillità del diritto? Il diritto non è mai tranquillo; è in continua tensione tra l'essere e il dover essere. La richiesta di tranquillità suona paradossalmente come l'eco di una sua supposta inutilità. Perché l'unico diritto tranquillo è quello che non si applica, lasciando libero campo alla violenza dei rapporti di forza. Quando saranno pubblici i documenti della procura di Palermo, conosceremo i documenti raccolti sulla “trattativa” tra vertici politici e mafia. Su un tema di questo genere l'accertamento dei fatti e delle responsabilità sono essenziali per la credibilità della democrazia. Il procuratore della Repubblica a Palermo ha chiarito che nessun freno alle indagini è venuto dal conflitto. È quindi sbagliato accostare il conflitto, sia pure implicitamente, ai tentativi di impedire le indagini. Il Quirinale ha dichiarato che il conflitto intende impedire che l'acquiescenza alla intercettazione possa incidere sul ruolo costituzionale della figura del Capo dello Stato: non c'era nulla da nascondere; c'era un principio costituzionale da difendere. Secondo il professor Zagrebelsky, invece, la semplice presentazione del ricorso sarebbe sufficiente a dimostrare la non acquiescenza e pertanto il presidente Napolitano potrebbe oggi tranquillamente desistere dalla sua iniziativa. Il Capo dello Stato deciderà; ma, a parte la singolarità dell'invito, l'argomento non convince perché è evidente che la desistenza proverebbe l'acquiescenza. L'articolo è stato immediatamente fatto proprio dai sostenitori del populismo giuridico, quella posizione che intende sostituire la democrazia con il processo penale e perciò incita le procure a farsi levatrici di un nuovo ordine. È una evidente strumentalizzazione politica della magistratura, della quale alcuni magistrati non si sono ancora accorti. Il professor Zagrebelsky non ha colpa. Ma, come egli ha scritto, «sono le circostanze a dare senso alle azioni». ILCASO PAROLE POVERE . . . Orlando, Pd: sugli ascolti non discutiamo il vecchio testo. Pressing del Pdl sul Guardasigilli Severino Intercettazioni, Anm contro Monti TULLIAFABIANI ROMA POLITICA La democrazia non si sostituisce con il processo penale Rotondiapre leporte aDiPietro Poi lesocchiude... GianfrancoRotondièunpoliticoche rifugge i conflitti, daanni resiste inuna nicchiaconfessionalenel condominio berlusconiano.Venerdì, perdareun colpettoal Pd, se n'èuscito con una proposta indecenteper il Cavaliere: riabilitare l'expm diMani Pulite. «Al nettodiantichi e recenti rodei,Di Pietrosarebbeun interlocutoreanche per ilnuovo Pdl»,ha dettoRotondi. Qualcunodeve aver fatto notareal «laureatonell'Università democristiana»cheaveva esagerato nella ricerca dell'«armonia tatarelliana».Così ieri si è corretto: «Nonho maiparlato di alleanzatra BerlusconieDi Pietro».Però«è stato unavversario lealedel nostro governo econ luinon èvietato il confronto, tantopiù cheha mostrato coerenza nell'opporsialleconvenienze del partitounico montiano». Il mea culpa nel convento a 5 stelle TONIJOP Grillo, invita Favia, picchi pure «senza troppe carezze e giustificazioni», nel caso rivolga il suo paterno e implacabile sguardo ai suoi figli, i ragazzi del Movimento. Sta parlando il titolare del contrattino che concedeva a lui, consigliere regionale emiliano romagnolo a cinque stelle, spazi tv locali per farsi pubblicità; fino a ieri, ora giura di averlo disdetto. Spendeva denaro pubblico e taceva sul fatto che si trattava di affacci addomesticati, fasulli sotto il profilo giornalistico, una «truffa» ai danni degli ascoltatori. Ora che, dopo aver difeso per qualche ora le sue ragioni, ha fatto atto di contrizione, - «devo fare anch'io mea culpa» - Favia invita il suo papa che lo ha censurato a picchiare più forte sulle storture interne. Bell'esempio di autonomia e della pratica di un potere che nasce dal basso e non si accumula nelle mani di un uomo solo. Poi, magari parlano male della Chiesa e della struttura monolitica del potere che la amministra. Perché i nuovi eroi non avranno il saio ma hanno meno coraggio di una suora dimenticata in fondo ad un convento dimenticato, hanno meno coraggio di un fraticello dimenticato in un orto dimenticato, ossequiano il potere di un uomo solo e son felici di scoprire la schiena quando questo li scopre con la marmellata in bocca. Non tollerano invece le stesse obiezioni quando muovono da soggetti estranei al loro convento, l'eventualità li rende isterici. Una fabbrica di cuori di leone. In virtù di queste intuibili virtù io – leggere i precedenti – ho risparmiato duecento euro. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto antimafia di Palermo FOTO DI ALESSANDRO DI MARCO/ANSA . . . Ecco perché Zagrebelsky sbaglia a invocare la «tranquillità del diritto» contro l'iniziativa del Colle L'Associazione nazionale magistrati replica al premier: «Improprio parlare di abusi» sulle telefonate del Capo dello Stato Ingroia: «Dalla politica ci sono state invasioni di campo, dalle toghe mai» 6 domenica 19 agosto 2012
BIANCA DIGIOVANNI ROMA Per l'Ilva di Taranto la vera scommessa comincia oggi. Oggi che gli angoli si sono smussati. Oggi che l'azienda siderurgica, il suo management e la sua proprietà dovranno confrontarsi con nuovi standard tecnologici. Tradotto vuol dire una ingente mole di investimenti: i 146 milioni annunciati l'altroieri da Bruno Ferrante non sono che una prima, piccola tranche. Serve un'iniezione finanziaria di tutto rispetto per ammodernare il sito produttivo, una quantità tanto consistente che già si sta diffondendo un timore tra gli addetti ai lavori: che la famiglia Riva lasci, magari «spinta» anche da «offerte» dei suoi competitor europei. Per queste ragioni il ministro Corrado Clini ci tiene a sottolineare che quelle risorse da mettere sul piatto non sono semplici «costi», ma veri e propri investimenti, che condurranno la più grande acciaieria europea a un livello irraggiungibile da altri in Europa. Se davvero Taranto si dota delle tecnologie che il resto d'Europa adotterà solo dal 2016 - è il ragionamento - l'Ilva batte tutti sul tempo. In questo modo il «ritorno» di quegli investimenti sarà assicurato. Ma le condizioni per centrare l'obiettivo sono pesanti e stringenti. Entro fine settembre - tra poco più di quattro settimane - dovrà essere concluso l'iter per la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia). In altre parole, in pochi mesi si dovrà fare quello che si è fatto in 5 anni per ottenere l'altra Aia, quella rilasciata nel 2011 dall'allora governo Berlusconi. Già dopodomani al ministero si farà il punto della situazione con la commissione delegata a preparare il documento. in quell'occasione si valuterà anche l'indagine interna voluta da Clini per la verifica delle presunte «pressioni» dell'azienda nei confronti di funzionari del ministero. Dopo quel passaggio, spetterà all'azienda avviare i lavori di bonifica. UNPUZZLECOMPLICATO I tasselli da mettere a posto a questo punto sono molti. In primo luogo l'inchiesta della magistratura, che potrebbe portare a nuove e esplosive rivelazioni, dopo quelle sulle presunte mazzette che l'impresa avrebbe distribuito per ottenere «sconti» sulle verifiche ambientali. Quanto all'ordinanza del gip che imporrebbe la chiusura dello stabilimento, sembra farsi strada l'ipotesi, anticipata da l'Unità, di una soluzione che accontenti le parti in causa. La magistratura otterrà che le sue prescrizioni vengano adottate nell'Aia, il governo dal canto suo che l'impianto continui l'attività. Sempre che, naturalmente, non spuntino novità devastanti. In ogni caso è atteso tra il 22 e il 23 prossimi il deposito delle motivazioni del Riesame sul ricorso presentato da Ilva contro la prima ordinanza del gip, quella che ha appunto disposto il sequestro. A spingere per un ordinato ritorno alla produzione ci sono tutti i sindacati, anche se con molti distinguo. Fiom-Cgil non si è unita allo sciopero di Uilm e Fim-Cisl contro l'ordinanza di chiusura, sostenendo che non si sciopera contro la magistratura. In ogni caso per il leader Maurizio Landini il vertice dei ministri Corrado Passera e Clini a Taranto è stato un primo passo: ora bisogna voltare pagina. Per questo la Fiom annuncia una vertenza sulla messa a norma degli impianti. Gli altri due sindacati considerano «importante» il passo fatto dal governo. Sull'altro fronte diversi comitati cittadini che insistono per la chiusura degli impianti a caldo. Dopodomani il movimento «Taranto Futura» terrà una conferenza stampa per rilanciare il referendum consultivo sulla chiusura parziale (area a caldo) o totale dell' Ilva. Una consultazione promossa da tempo, che Nicola Russo, presidente di «Taranto Futura», sperava di poter svolgere in concomitanza delle elezioni amministrative del maggio scorso (si è votato anche per eleggere il sindaco di Taranto e che ha visto la conferma di Stefano) mentre alla fine è slittato. I 146 milioni annunciati da Ferrante sono solo l'inizio I competitor europei scommettono sullo smantellamento Già da dopodomani si comincia con la bonifica Resta la mannaia dell'inchiesta Ora l'Ilva va avanti con l'incognita Riva ILCASO TARANTO Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini FOTO DI RENATO INGENITO/ANSA 8 domenica 19 agosto 2012
C'ÈQUALCOSACHEPIÙDIUNASTRADADRITTAELUNGA, SOVRASTATA DA UN CIELO AZZURRO INFINITO, RICHIAMA ALLA MENTE GLI STATI UNITI IN NOI EUROPEI? NON PUÒESSEREUNCASOSEUNODEIROMANZIDIMAGGIOR SUCCESSO DEL SECOLO SCORSO SI INTITOLA ON THE ROAD, sulla strada, e se l'ultimo romanzo di Cormac McCarthy, uno dei grandi narratori contemporanei americani, si intitola semplicemente The road, la strada. Che sia la strada percorsa dal pendolare per andare al lavoro oppure quella che lo studente fa per portare fuori la sua ragazza o, ancora, quella di chi si lascia alle spalle una vita e un fardello di colpe o di chi sogna un futuro chimerico non fa grande differenza. L'America vera è quella che ci passa placidamente accanto, che riempie il parabrezza della nostra automobile per un istante, sempre uguale e sempre diversa, quella che vale la pena di fare una piccola sosta a una stazione di servizio per gustarsi appieno e che, forse, non meriterebbe una visita più lunga, per non mandare in fumo quel fascino dell'immediato e della spontaneità che ha dato l'imprinting a generazioni di artisti. Ecco perché abbiamo scelto tre percorsi in auto, on the road, forse il migliore viaggio letterario possibile negli Stati Uniti di ieri, oggi e, speriamo, domani. Per farlo, ci siamo affidati alle ottime guide Rough Guide, pubblicate in Italia da Vallardi, mai sopra le righe, sempre prodighe di informazioni puntuali e utilissime. Il primo percorso è un ideale viaggio nel nordovest. Immaginatevi le grandi catene montuose di certi classici del western, come Ilcavalieredellavallesolitariao Losperonenudo, pensatele attraversate da strade poco frequentate, con la classica linea di mezzeria gialla, tra pascoli e boschi, rapide e cascate. Si parte dal Wyoming, uno stato in cui il numero dei capi di bestiame potrebbe tranquillamente superare quello degli abitanti. Siamo nel cuore del West e delle Montagne Rocciose, eppure c'è qualcuno che scrive storie che sembrano non avere molto a che vedere con quei luoghi. Annie Proulx vive dalle parti di Saratoga e le sue storie di desolazione umana trovano fondamento nella natura selvaggia dei luoghi, ma la Proulx non può certo essere annoverata tra chi fa del naturalismo il proprio punto forte, malgrado le scene bucoliche di Brokeback Mountain, la pellicola vincitrice dell'Oscar, tratta dal suo omonimo racconto. Saratoga è poco a nord del confine con il Colorado, lo stato delle Montagne Rocciose per eccellenza. Non fatevi ingannare dalle distanze americane. Un miglio è quasi due chilometri e, calcolati sommariamente sulla cartina, i tragitti sembrano bazzecole. Ma è proprio quello il senso: viaggiare entro i limiti di velocità, molto bassi, e lasciarsi guidare dalla bellezza che ci circonda. Come ci racconta la Rough Guide degli Stati Uniti Occidentali, malgrado le apparenze «fu questo stato turbolento e chiassoso il primo a garantire alle donne il diritto di voto, nel 1869… l'affrancamento delle donne avrebbe attirato coloni e aumentato la popolazione». Raggiungere il parco di Yellowstone da lì è un'inezia da quattro o cinque ore. Non tralasciate una puntata al meraviglioso Grand Teton National Park, una ventina di chilometri a sud di Yellowstone, visitabile con il medesimo biglietto. È lì che è stato quasi interamente girato Il cavaliere della valle solitaria. Christopher Paolini, il fortunatissimo autore della saga fantasy di Eragon, vive appena a nord del parco di Yellowstone, oltre il confine con il Montana. Certo, la sua narrativa non c'entra assolutamente nulla con la letteratura di strada, ma il giovane scrittore sostiene di aver trasposto sulla carta i panorami visibili dalle finestre di casa sua: monti dalle nevi perenni, pascoli verdi e una vegetazione quasi da tundra che cresce non appena si interrompono le foreste di sempreverdi. Se volete una conferma, perché non mettere le mani su Il prezzodellavergogna di James Lee Burke? Il suo popolarissimo Dave Robicheaux, un tormentato ex-poliziotto, dal crogiolo etno-culturale di New Orleans si sposta nel freddo e inospitale Montana, quanto di più distante in termini geografici vi possa essere all'interno degli Usa. Ma la sete di avventura e l'avidità non hanno confini e Burke, che in effetti vive alcuni mesi dell'anno in Louisiana e i restanti nel suo ranch del Montana, dimostra l'amore per due territori così diversi, facendo affiorare tra le sue pagine noir quel naturalismo che ci rimanda direttamente ai vari Henry David Thoreau, Stephen Crane e Jack London. I paesaggi lasciano davvero a bocca aperta. Portatevi sempre un maglioncino perché anche i mesi estivi possono essere infidi e il clima mutare repentinamente. Glacier National Park, immortalato da Stanley Kubrick nella scena iniziale di Shining, offre uno degli scenari naturali più incontaminati e incredibili che l'America abbia in serbo, rammentandoci che il Canada è dietro l'angolo. Ma anche l'Idaho è a un tiro di schioppo. Lo «stato delle patate» ha davvero poco da raccontare, oltre a un territorio quasi vergine e in larga parte disabitato, montuoso e boschivo. C.J. Box è uno scrittore del Wyoming, ma il suo primo romanzo pubblicato in Italia, Un angolo di paradiso, è appunto ambientato nell'Idaho del nord. Si tratta di un thriller mozzafiato, uno di quelli che ti spingono a voltare forsennatamente le pagine per scoprire come andrà a finire e che non può non suscitare nel lettore un bisogno irrefrenabile di andare sul posto e visitare luoghi descritti magistralmente. Sembra quasi che sia stata l'ente del turismo a chiedere all'autore un perfetto spot. La bella copertina suggerisce vento, praterie, cieli cangianti e isolamento. Nessuno di questi elementi manca nell'Idaho, ma mi sentirei di aggiungere monti, laghi cristallini, boschi e suoni della natura. Sono tutti elementi che in parte ricorrono anche in Ringrazia che sei vivo, di Urban White, come nel caso precedente una grande scoperta dell'editore Piemme. Non mi sento di scomodare Cormac McCarthy, come ha fatto qualcuno, ma di certo il giovane autore di Seattle ha stoffa. Come dicevo c'è tutto quello che si può trovare in Un angolo di paradiso, ma c'è anche tanta frustrazione suburbana in più e, dunque, una dose di disperazione e malvagità in più. Un romanzo certamente non per cuori deboli, con costanti riferimenti al paesaggio: le Olympic Mountains, una catena che sembra sgorgare dall'Oceano Pacifico, la Cascade Range, con le sue cime più digradanti, boschi a perdita d'occhio, picchi innevati e, soprattutto, l'immancabile pioggia. È questo l'elemento letterario per eccellenza, in grado di incupire il tono della narrazione ancor più delle parole, a trasmettere un senso di depressione incrollabile. Seattle, in realtà, malgrado le asperità della musica grunge che vi è nata e delle dolorose scomparse premature di Jimi Hendrix e Kurt Cobain, ha un volto più sorridente. Da lì all'Olympic National Park è questione di un paio d'ore d'auto ad andatura turistica, tra isolette del Puget Sound e splendidi porticcioli come Port Angeles. È la porta sul Pacifico, a cui si accede da La Push, la riserva degli indiani pescatori quileute: tre splendide spiagge di sabbia bianca lambite da una nera foresta pluviale. Ci siamo capiti: il luogo ideale per essere sbranati o concupiti da un vampiro romantico della saga di Twilight. CULTURE Sognoamericano ViaggionelcuoredegliStatiUniti incompagniadei libri LETTURE Ontheroad/1NelNordovest traWyoming,Montana eIdaho,con leMontagne rocciosesullosfondo eleriservenaturalidi Yellowstone,GlacierNational eOlympicNationalPark Gli scrittorie i romanzi checihanno accompagnato Oggipartiamoper un viaggionegliStates in tre grandi tappe,consigliatidagli autori chehanno descritto i luoghidi cuiparliamo.Ecco i libri che ciaccompagnano inquestaprimatappa, dedicataal Nordovest: «I segreti diBrokeback Mountain»di Annie Proulx (traduzionedi M.Dettore, pp. 51,euro 8,50,DalaiEditore) «Ilprezzo della vergogna»di JamesLee Burke(traduzionedi L.Conti,pp.416, euro 18,50,Fanucci) «Un angolodiparadiso» di C.J.Box (traduzionedi R.Maresca, pp.419,euro 17,50, Piemme) «Ringraziache seivivo»di Urban Waite (traduzionedi S. Bortolussi,pp. 306,euro 16,50, Piemme) ROCK REYNOLDS rockreynolds@libero.it U: 24 domenica 19 agosto 2012
Montepremi 2.083.398,27 5+stella Nessun6-Jackpot 9.024.208,91 4+stella 21.336,00 Nessun5+1 - 3+stella 1.189,00 Vinconoconpunti5 26.042,48 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 213,36 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 11,89 0+stella 5,00 Nazionale 38 59 21 82 18 Bari 73 50 59 25 86 Cagliari 77 87 60 42 48 Firenze 25 74 73 8 67 Genova 16 23 63 87 54 Milano 4 54 22 16 15 Napoli 55 24 42 38 77 Palermo 66 53 52 20 57 Roma 69 89 29 5 68 Torino 54 88 38 39 90 Venezia 34 30 79 76 54 LOTTO 10eLotto 4 16 23 24 25 30 34 50 53 5455 59 66 69 73 74 77 87 88 89 InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 3 5 11 34 43 49 2 24 MASSIMODEMARZI TORINO SPORT 3360 KM, TANTISSIME SALITE, UN CALDO INFERNALE EUNDUELLOFANTASTICO.Parte dalla Plaza de Toros di Pamplona la Vuelta del Grande Ritorno, quello di Alberto Contador, il convitato di pietra dei Grandi Giri 2012. Contro il madrileno, reduce da sei mesi di stop per doping, si scatenerà Chris Froome, imbavagliato per ordini di scuderia al Tour, ma ora libero di spianare le montagne spagnole e di dare spettacolo. Contador e Froome non si sono mai affrontati in un Grande giro. Nel 2011 l'anglo-kenyano era già il più forte del lotto ma per doveri di squadra dovette lavorare e sfinirsi in maglia di leader per il compagno di squadra Wiggins. Risultato: Froome secondo, Wiggins terzo, vittoria a Cobo. Stavolta il 27enne fuoriclasse del team Sky è solo e libero dall'orrendo peso del dovere. E farà la corsa a suo modo, ammesso che la condizione stupefacente del Tour non sia evaporata. Senza l'ingombrante sagoma di Wiggins attaccata al carro posteriore della bicicletta, con un Contador in forma ma a corto di km in gara dopo una primavera e un'estate da esiliato delle bicicletta, Froome parte come grande favorito della terza grande corsa a tappe dell'anno. In più ha una squadra mostruosa, ricca di scalatori. Però la Vuelta, questa Vuelta, non è il Tour, metà delle tappe saranno in salita, e le salite del nord della Spagna sono dure, spietate, non addomesticabili con giochi di squadra o tattiche. Bisognerà andare. Non parrà vero però a Froome non doversi guardare indietro: «Sono supermotivato e sono voglioso di vincere finalmente una grande corsa a tappe, è la mia grande occasione». Il primo giro con il pronostico addosso però pesa: «Sono un po' stanco di “testa”, ma non voglio alibi». Tirato a lucido, sorridente, minaccioso, l'inglese ha tutto per stradominare. Ma dovrà fare i conti con la voglia mostruosa di Alberto Contador. Dopo la squalifica ad hoc per il controverso affaire clenbuterolo - sei mesi effettivi senza corse, ma tutti i risultati ottenuti dal luglio 2010 in poi cancellati dal suo palmares -, il capitano della Saxo-Tinkoff parte un gradino sotto Froome, ma con motivazioni altissime: «Quello che mi è capitato in questi mesi ha lasciato il segno, inutile negarlo, ho sofferto, ma ora guardo al futuro». Il futuro, a 30 anni, è una nuova carriera, con quali forze e quali prospettive lo dirà questa tremenda Vuelta, ritagliata quasi alla perfezione sulle caratteristiche dello scalatore madrileno. Una Vuelta spettacolare, ardita, al limite. Dieci tappe di montagna, sei arrivi in salita, una sola crono individuale, di 39 km. Una corsa tutta al nord della Spagna, il via dai Paesi Baschi per il secondo anno consecutivo, dopo che per 33 edizioni gli organizzatori si erano ben guardati dal far transitare uomini e biciclette sulle instabili strade euskere. Prime salite già domani e martedì, giornate decisive il 2 settembre, con la mitica e terribile salita dei Laghi di Covadonga, e poi, alla vigilia dell'ultima tappa madrilena, si andrà in cielo fino alla Bola del Mundo, l'ascesa che due anni fa esaltò e premiò la costanza e la crescita di Vincenzo Nibali. Lista partenti alla mano, la Vuelta sarà la grande corsa a tappe più ricca del 2012. Oltre a Contador e Froome, andranno alla lotta per il podio anche Joaquim Rodriguez, De Gendt, secondo e terzo dell'ultimo Giro, Valverde, Cobo, i baschi Anton e Astarloza, Van den Broeck, Gesink, Mollema, i colombiani della Sky Henao e Uran, Menchov, Gadret. Tanta gente da salita, pochi velocisti, molti uomini finiti a penare ai 43 gradi di Pamplona per affinare la preparazione in vista del Mondiale di Valkenbug. C'è, ad esempio, Damiano Cunego, che torna motivato e carico dopo un'estate di riposo. 19 gli italiani al via, qualche attesa per Cataldo e Capecchi in chiave classifica, occhio ai colpi di mano di Tiralongo e Gasparotto, e alle volate di Elia Viviani, per la prima volta in carriera al via di un Grande giro. Tutti però guarderanno quei due, il passato che ritorna, il futuro che chiede spazio, in una corsa che, dopo aver vissuto anni di crisi, con poco pubblico, poca visibilità, pochi sponsor e bassi valori tecnici, per rinnovarsi, prova il brivido dell'estremo. ANCORA48ORE.POISARÀSCIOLTOL'INTRIGODEROSSI. Il Manchester City ha lanciato l'assalto per il gioiello della Roma, per avere il “capitan futuro” dei giallorossi è pronta un'offerta vicina ai 30 milioni di euro. Dalla capitale ribattono che per meno di 35 non se ne farà nulla, ma la distanza è così ormai sottile che a questo punto sarà la volontà del giocatore a fare la differenza. Inizialmente De Rossi non sembrava entusiasta all'idea di lasciare Roma, ma quando si è parlato di un quadriennale da quasi 9 milioni (bonus compresi) a stagione, le certezze del centrocampista hanno iniziato a vacillare. Intanto la Roma ha definito l'ingaggio del 18enne difensore centrale brasiliano Marquinhos, l'ufficialità del prestito dal Corinthians dovrebbe arrivare domani. Massimiliano Allegri, alla vigilia del Trofeo Luigi Berlusconi, ha spiegato chiaramente quale sia la nuova strategia rossonera: «È un momento economicamente delicato e la società ha fatto scelte giuste, oculate. Cercheremo di fare una buona annata con quello che abbiamo, sarà comunque un Milan competitivo. Ci adeguiamo all'austerity, ma la Juventus è la favorita per lo scudetto, noi siamo da primi tre posti». E alla domanda se l'ipotizzato scambio Pazzini-Cassano con l'Inter fosse solo fantamercato, il tecnico non ha escluso nulla: «Vedremo… Noi viviamo di praticità, non di favole». Tradotto, difficile ma non impossibile. Stasera, dopo la partita con la Juve, Allegri e Galliani parleranno col presidente Berlusconi per capire se esiste la possibilità di attingere ad un extra budget per provare l'assalto a qualche grosso nome: «In questo momento è impensabile poter prendere certi campioni, con le cifre che girano», ha detto ancora il tecnico. Ovvio che un intervento diretto del Cavaliere potrebbe cambiare gli scenari e far tornare di stretta attualità il nome di Ricardo Kakà, visto che il presidente del Real Fiorentino Perez non intende lasciarlo partire solamente in prestito come vorrebbero in via Turati. Intanto, sia il Milan che l'Inter non disdegnano l'ipotesi Borriello, ma a sorpresa anche la Juve potrebbe tornare a bussare alla porta della Roma per il giocatore che fino a maggio era in prestito alla corte di Conte. A Torino sperano ancora in Llorente (che Bielsa, tecnico del Bilbao, non ha convocato per l'esordio in campionato di quest'oggi, al pari di Martinez, già venduto al Bayern...), e la società bianconera ha anche la necessità di cedere uno fra Matri e Quagliarella, situazione che rende difficile l'ipotesi di vedere in bianconero Pazzini, pupillo dell'ad Marotta fin dai tempi della comune esperienza alla Sampdoria. Ma questa povera serie A deve guardarsi ogni giorno dagli assalti dei veri ricchi d'Europa: il Psg - dopo aver depredato il Milan, e preso anche Veratti - sarebbe pronto ad offrire 15 milioni per lo svizzero Lichsteiner e la Juve (che pensa all'atalantino Peluso, dopo aver definito l'ingaggio di Gabbiadini, che sarà girato al Bologna) mediterebbe il colpo grosso, chiedere all'Inter Maicon. Infine pare sfumato il passaggio di Ramirez al Southampton, dopo l'accordo già raggiunto fra gli inglesi e il giocatore che tanto aveva fatto infuriare la società emiliana: i rossoblù pretendono 15 milioni per cedere l'uruguaiano. E così sul talento del Bologna ha rilanciato forte il Tottenham. COPPAITALIA SABATO 18 AGOSTO LaVuelta deimigliori InSpagnaduello fraContador e Froome: è il Giro più quotato L'inglesepotràcorreresenza doverbadareaWiggins, lo spagnolotornadopola squalifica.Percorsodurissimo: lospettacoloèassicurato ANDREAASTOLFI PAMPLONA LaSaxo Bank, squadradiContador: ieri il viaallaVuelta con la cronometroasquadre. FOTO VIDAL/ANSA EPA DeRossieRamirez: laSerieArischia diperdereanche loro IlCityrilanciaper il giallorosso:30milioni allaRoma,9nettial giocatore. IlTottenham sull'uruguaiano Fiorentina-Novara, laparaboladiLjajic: ilgol dopogli schiaffidiRossi Con il terzo turnodiCoppa Italia entrano in lizza lesquadredi SerieA.Dodici lecompaginidella massimaserie impegnate. Laprimaa scendere incampo, nellapartita del tardopomeriggio, è stata la nuovaFiorentina di Montella cheha battuto2-0 ilNovara di Tesser. Siègiocato in condizioniproibitive, con la temperatura vicino ai40 gradi,ma i viola sonoparsi comunque brillantie veloci, già capacidimanovrare pallaa terracome chiestodal tecnico. Dopo dueanni deludenti,Firenze sembraaver ritrovato entusiasmo.Particolarmente bello il vantaggio segnatoda AdemLjajic, ingiratavolante, su assistdi Pizarro: il serbonon giocava una partita ufficialeproprio dall'ultimo incontro fra Fiorentinae Novara, sempreal Franchi,quando fusostituito daDelioRossi e finìnella famosa rissa,con il serbofuori rosa e il tecnico esonerato.Raddoppio diPasqual su punizione. .. . Listadipartenti superiorea GiroeTour:Rodriguez,Cobo eDeGendtsarannopericolosi inmontagna.C'èCunego U: domenica 19 agosto 2012 27
CLAUDIOSARDO Il cinema èdonna alLido di Venezia Gallozzipag. 19 Più 103 punti base in un anno Un terzo del reddito per pagare le rate Imu e caro-tariffe: nel 2012 stangata da 2300 euro Reportage tra iBuddha afghani Battistonpag.21 U: VOGLIAMO LA VERITÀ SULLE STRAGIDIMAFIADEGLIANNINOVANTAESULLERAGIONICHEPORTARONOALDEPISTAGGIO DELLE INDAGINI SU VIA D'AMELIO. Siamo solidali con i magistrati che indagano e con tutti gli uomini dello Stato che combattono in prima linea le organizzazioni criminali. Proprio perché crediamo nei principi di legalità e nel diritto, riteniamo che la divisione dei poteri sia un caposaldo irrinunciabile della democrazia (e questo va detto a presidio dell'autonomia della magistratura come del Parlamento o del governo). Ma della campagna promossa da il Fattoquotidianoci pare del tutto inaccettabile l'attacco al Capo dello Stato. SEGUE APAG. 17 L'INTERVENTO LUCIANO VIOLANTE L'ANALISI PAOLO SOLDINI Mutui e bollette, famiglie in affanno Pontecorvo «cucciolo» della fisica Grecopag.21 Quirinale, attacco da respingere Il verdetto di colpevolezza sulle Pussy Riot è uno sparo contro il futuro della Russia Solo una nuova generazione potrà riportarci verso l'Europa. Per ora, ciao Europa! Noi prendiamo un'altra strada ViktorErofeev «Stiamo affondando di mese in mese e non basta un decreto Sviluppo che darà risultati tra qualche anno. Ci vogliono risposte immediate», dice Susanna Camusso a l'Unità. E lancia una proposta: «Lo Stato intervenga comprando quote delle aziende in difficoltà e le ricollochi sul mercato a crisi passata». FRANCHI APAG.5 Massimo Luciani è intervenuto ieri con la consueta lucidità sull'articolo che Gustavo Zagrebelsky ha dedicato su Repubblica al conflitto di attribuzione tra il Capo dello Stato e la Procura di Palermo. Intervengo qui su altri aspetti. SEGUEAPAG. 6 Democrazia e processo penale IL COMMENTO MASSIMOADINOLFI «Lo Stato compri quote di aziende in crisi» A Wolfgang Schauble non manca certo l'esperienza delle cose europee. Non può non sapere che, nelle situazioni più delicate, anche le enunciazioni teoriche producono effetti pratici. In genere disastrosi. Le frasi che ha pronunciato ieri sulla necessità di «essere pronti» a un'eventuale uscita della Grecia dall'euro, perché «saremmo sciocchi» a non farlo, non vanno perciò sottovalutate. SEGUEAPAG.4 Il peso delle parole TARANTO Bonifica Ilva: ci vogliono altri fondi Continua la mediazione per evitare il blocco degli impianti produttivi DI GIOVANNIRIGHIAPAG. 8-9 Calano di numero ma crescono di peso: sono i mutui per la casa che in un solo anno sono scesi del 20% a fronte di tassi più che raddoppiati. Una tendenza insostenibile soprattutto se confrontata con altri Paesi europei dove le rate sono inferiori anche del 62% rispetto alle nostre. E sempre a proposito di carovita Adusbef e Federconsumatori calcolano che nel 2012 l'Imu e l'aumento delle tariffe costeranno 2333 a famiglia. VESPOAPAG.2-3 Berlino soffia su Atene Il ministro delle Finanze Schauble esclude nuovi aiuti e dice: «Stupido non pensare a piani di emergenza» Juncker, presidente dell'Eurogruppo: «L'uscita della Grecia «tecnicamente possibile» Il premier greco Samaras vedrà in settimana Merkel e Hollande APAG.4-5 Acqua razionata, fiumi a secco. In Toscana il quadro più critico: a Firenze autonomia idrica per 40 giorni. Situazione preoccupante anche nel Chianti. Ma tutto il nostro Paese è assetato a causa di un'estate particolarmente calda. Per l'agricoltura è l'ennesima batosta: già perso un miliardo di euro mentre la produzione di pomodoro e mais è in calo del 40%. E le Regioni colpite chiedono lo stato di calamità. GALGANI APAG. 13 Emergenza siccità in Italia A Firenze scatta l'allarme Staino «Via sulle navi, filosofi!», grida Nietzsche ne «La gaia scienza», e mai profeta fu così poco ascoltato, visto che ben pochi pensatori, dopo il suo grido, hanno mollato gli ormeggi e si sono messi in mare. Però si sa come vanno le cose coi profeti. SEGUE APAG. 17 Se le imprese vanno in nave «La Cassa depositi e prestiti può farlo, rivendendo dopo la crisi «Si rischia un autunno caldo: il governo cambi rotta o subito al voto» INTERVISTA ASUSANNACAMUSSO INGRESSO LIBERO IN CONCERTO(gliam icidelprimotem po) STADIO LUCA C ARBONI SAMUELE BERSAN I PIERDAVIDE CARON E 25 AGOSTO 2012, ORE 21.30 CAMPOVOLOREGGIO EMILIA INTERCETTAZIONI Magistrati contro Monti «Da noi nessun abuso» L'Anm: improprio l'intervento del premier Ingroia: è la politica a invadere il campo, non noi FABIANIAPAG.6 1,20 Anno 89 n.228Domenica 19 Agosto 2012
UNARAGAZZINA DIUNDICI ANNICHESOGNAUNABICICLETTA. UN DESIDERIO COMUNE A TANTI SUOI COETANEIEATUTTELELATITUDINI.Ma impossibile da realizzare per Wadjda: nel suo paese, l'Arabia Saudita, non è permesso alle donne andare in bici. Né prendere la patente, né votare. Persino il cinema è vietato. Ma questo a tutti, uomini e donne. Per il potente clero wahabita che ha il potere, la settima arte è strumento del male, come il teatro ed ogni forma di spettacolo. Le sale cinematografiche, insomma, non esistono proprio. E le proiezioni sono ammesse solo un privato. Chi meglio di Wadjda, dunque, può diventare il simbolo di una possibile «primavera cinematografica araba», nonché di questa edizione numero 69 di Venezia (dal 29 agosto all'8 settembre) che, sotto la ritrovata direzione di Alberto Barbera, punta tutte le sue carte sul cinema delle donne? Wadjda, infatti, è la protagonista del film d'esordio della prima regista donna dell'Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour che per portare a termine il suo progetto ha impiegato tre anni. Risultato: la storia della piccola aspirante ciclista è il primo film girato in territorio saudita con cast interamente «autoctono». Simbolica prima tappa, dunque, di questa lunga corsa verso i ritrovati diritti civili dei paesi arabi. Che proprio nel cinema ha trovato un potente specchio in cui riflettersi e raccontarsi come testimoniano la manciata di titoli presenti in Mostra, tra cui Winter of Discontent di Ibrahim El Batout su piazza Tahrir e It Was Better Tomorrow di una regista: la tunisina Hinde Boujemaa che di quella rivoluzione racconta. A riprova di come in questa edizione il vero filo rosso siano le donne. NONCE NESONO MAISTATETANTE Mai così tante al Lido: 21 registe presenti in tutte le sezioni. Quattro in corsa per il Leone d'oro: l'israeliana Rama Burshtein (FilltheVoid)che tocca il controverso tema dell'ortodossia religiosa; Francesca Comencini (Un giorno speciale) sulle tracce di una storia molto italiana, l'approdo al mondo dello spettacolo di una ragazza grazie all'intervento di un politico; la cilena Valeria Sarmiento, vedova di Raoul Ruiz, alle prese con una pagina di storia, l'invasione del Portogallo da parte di Napoleone (Linhas de Wellington); Jessica Woodworth in coppia con Peter Brosens che ci immerge nel dramma ambientale delle mutazioni climatiche (La cinquiémesaison), altro tema importante di questo festival insieme, a quello della crisi finanziaria globale. Fuori concorso la pattuglia femminile cresce ancora. Otto registe con l'indiana Mira Nair, in testa, che aprirà la Mostra (The Reluctant Fundamentist), raccontando a suo modo, tra comicità ed inquietudine, il fenomeno della globalizzazione. Con la danese premio Oscar Susanne Bier (Love Is All You Need) che si cimenta in una commedia romantica ambientata a Sorrento. Con l'esordiente tedesca Alex Schmidt (Forgotten), la russa Lyubov Arkus che ci racconta in un documentario (Anton's Right Here) l'esistenza di un ragazzo autistico. E il nutrito gruppo di italiane, alle prese anche loro col cinema del reale - Barbera ci punta moltissimo - : la decana Liliana Cavani (Clarisse) che indaga sul mondo della clausura. Silvia Giralucci, figlia del missino Graziano Giralucci ucciso dalle Br nel '74 che (Sfiorando il muro) racconta la sua personale «ricerca» del padre. E la svizzera-italiana Fausta Quattrini (El impenetrable) alle prese con un western argentino. Ancor più numerose, nove in tutto, le registe di Orizzonti, il secondo concorso della Mostra che Barbera ha deciso di rilanciare. Dall'algerina Djamila Sahraoui (Yema) alla turca Yesim Ustaoglu (Araf), dall'argentina Jazmin Lopez (Leones) all'italiana Paola Morabito. E ancora Celia Rico Clavellino, Renate Costa Perdomo, Constance Meyer, Salla Sorri. Ma il mondo delle donne stavolta non è solo rappresentato da chi sta dietro la macchina da presa. Sono loro, infatti, ad essere in maggioranza le protagoniste delle storie raccontate dai tanti titoli. Solo qualche esempio perché l'elenco è davvero lungo. La «pericolosa attrazione» delle protagoniste di Passion, atteso ritorno di Brian De Palma, le due adolescenti di periferia di Salvatore Mereu (Bellas Mariposas), le quattro ragazze disposte a tutto dell'americano Harmony Korine (Spring Breakers), il contrastato rapporto tra le due protagoniste del filippino Brillante Mendoza (Sinapupunan). Resta da vedere, oltre ai film ovviamente, quali saranno i «modelli» femminili che racconterà il cinema planetario. CULTURE : L'artesi sporca lemanieva inminiera PAG. 20 ILREPORTAGE : Così l'archeologoinsegnaagliafghaniadamare iBuddha PAG. 21 SCIENZA : Pontecorvo, «cucciolo»della fisica PAG. 22 ILVIAGGIO : NegliUsa incompagniadei libri PAG. 24 «Wadida»di HaifaaAlMansour Sotto:«Passion»di BrianDe Palmae«Un giornospeciale» diFrancescaComencini U: ILFESTIVAL Invasione rosaalLido Ventunoregisteallacarica dellaMostradiVenezia Aguidare lapattuglia femminileè«Wadjda» ilprimofilmgiratodauna cineastasaudita,nelPaese doveicinemasonovietati dalleautorità religiose GABRIELLAGALLOZZI ggallozzi@unita.it domenica 19 agosto 2012 19
Tutto è cominciato, letteral-mente, da uno spicchio dipecorino. Fu un pezzo diformaggio, preso a Statte,alle porte di Taranto, e fat-to analizzare da Peacelink a nome di un gruppo di cittadini, a far crollare definitivamente la speranza che la città fosse al sicuro dai veleni. Quel cibo contaminato dalla diossina, diede il via - in senso simbolico ma anche pratico - insieme ai rapporti su benzoapirene e Ipa dell'Arpa e a quelli sulle polveri del Tamburi al filone d'inchiesta che, dopo quattro anni di lavoro dei magistrati, è sfociato nei 40 faldoni attualmente in procura col titolo di disastro ambientale doloso e colposo. LAZONAGRIGIA Più o meno negli stessi anni, però, si è sviluppato l'iter che ha portato al rilascio dell'Aia, Autorizzazione integrata ambientale, firmata dal ministro Prestigiacomo il 4 agosto 2011. Su questa procedura, e sull'attività della commissione di nomina governativa, pare essersi concentrata l'attenzione degli inquirenti per altri due filoni di inchiesta collaterali a quello su corruzione in atti giudiziari, per il quale sono indagati i vertici dell'Ilva e un ex perito della procura. Le indagini sarebbero mirate a politici e funzionari, per cercare di fare luce sul sistema di complicità e sulla zona grigia tra istituzioni e tecnici che avrebbe permesso all'azienda di “pilotare” la stessa Aia a proprio vantaggio, oltre ad annullare i controlli ed edulcorare i dati sull'impatto ambientale. Fortissimi sospetti dei magistrati, surrogati in parte da “copiose” intercettazioni telefoniche, si parla di un dossier da 600 pagine, che ruotano in parte proprio sulla lunghissima incubazione dell'Aia che lo scorso marzo, appena 8 mesi dopo il suo varo, è già stata dichiarata inadeguata, tanto è vero che è in corso la procedura di revisione che si concluderà il 30 settembre (domani a Roma si apre il tavolo tecnico). Tra le persone più chiacchierate di questa vicenda, parallela ma non certo meno importante a quella sull'inquinamento, visto che a quanto pare coinvolgerebbe anche esponenti parlamentari e importanti istituzioni locali, c'è sicuramente l'ingegner Dario Ticali, presidente della commissione Aia Ippc. A lui, a quanto pare, si riferiva il ministro Clini l'altro giorno quando parlava di membri in procinto di dare le dimissioni dall'incarico, per l'evidente incompatibilità del ruolo. Ticali infatti sarebbe finito nelle intercettazioni svolte dalla Guardia di Finanza, in particolare per contatti con l'avvocato Luigi Pelaggi, legale Ilva ma anche ex capo della segreteria tecnica del ministro Prestigiacomo, ossia colei che ha firmato l'Aia da rifare. Il caso Ilva pullula di protagonisti che spesso hanno un doppio ruolo, presente o passato, e collegamenti reciproci non certo entusiasmanti dal punto di vista morale, fatti salvi i profili penali che sono al vaglio della magistratura. Il 16 febbraio 2009, dopo il disegno legge della regione Puglia che prevedeva il limite di 0,4 nanogrammi a metro cubo per la diossina entro il 2010 (e 2,5 nanogrammi per il 2009), si tenne a Roma un tavolo un tavolo in cui il governo Berlusconi fece di tutto per indurre Vendola a fare marcia indietro. Il ministro Prestigiacomo – due anni prima di firmare l'Aia – fece l'avvocato dell'Ilva dichiarando «il disegno di legge proposto da Vendola sull'Ilva di Taranto, se approvato dal Consiglio regionale implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi». Secondo il direttore dello stabilimento, l'ingegner Luigi Capogrosso, attualmente indagato dai magistrati di Taranto «l'Ilva non può rispettare il limite, né 2,5 nanogrammi a metro cubo, né 0,4 nanogrammi a metro cubo anche in presenza dell'impianto urea». La ciliegina sulla torta fu messa proprio dall'ingegner Ticali, che nell' occasione rappresentava il ministero dell'Ambiente: «Il limite desumibile dalle tre campagne dovrebbe tendere a 3,5 nanogrammi a metro cubo, contemplando quindi valori emissivi fino a 5 nanogrammi a metro cubo». Il presidente della commissione per l'Aia, che doveva mettere all'Ilva una sorta di “museruola” legislativa per contenere le sue emissioni nei limiti di legge, ha insomma proposto per i valori di diossina valori più alti di quelli chiesti dalla stessa fabbrica. Non solo: siccome gli ultimi dati relativi alla diossina dicono che l'Ilva è in grado di scendere sotto lo 0,1 (ancora meno di 0,4), vuol dire che Ticali proponeva un limite 500 volte superiore a quello reale. Da notare che nel 2011, Ilva ha dichiarato dopo una serie di autocontrolli di essere nell'ambito dei nuovi limiti di legge (0,39 nanogrammi). Peccato che però una verifica fatta dall'Arpa a Roma sullo spettometro di massa ad alta risoluzione utilizzato dagli esperti del Cnr, che nell'occasione ha fatto da consulente all'azienda, abbia evidenziato che il macchinario non funzionasse. Circostanza che, a quanto pare, ha attirato l'attenzione dei magistrati per uno stralcio di indagine. «BISOGNA DISTRUGGERLO» Anche la vicenda del benzoapirene, però, ha avuto un ruolo importante nella genesi dell'Aia e delle inchieste dei magistrati. Il 4 giugno 2010 infatti Arpa rende noto che il 98% del benzoapirene che inquina Taranto (il Tamburi) proviene proprio dalla cokeria dell'Ilva. Di fronte a questa preoccupante evidenza, la Regione prende una decisione incomprensibile: affida a propri tecnici un monitoraggio diagnostico degli impianti, nonostante il più che eloquente rapporto Arpa che è un'agenzia regionale. L'evidente sovrapposizione viene comunicata al direttore Giorgio Assennato a cose fatte, tanto che dalle intercettazioni risulta che il professore si sia recato a Bari ad un incontro col presidente Vendola e i vertici dell'Ilva, e sia stato fatto accomodare fuori dalla porta in attesa con una scelta che il governatore non ha ancora chiarito. Risale a quel periodo peraltro la conversazione telefonica nella quale Girolamo Archinà, ex pr Ilva, dice «bisogna distruggere Assennato». Due mesi dopo, il 13 agosto 2010, il governo ha emanato il decreto 155/2010 che rinvia al 2013 il limite di un nanogrammo per metro cubo, facendo secondo molti e per ovvi motivi un grande favore all'Ilva. VALERIORASPELLI PALERMO Il giudice Todisco “incassa”. Perizie dell'Arpa, Vendola ad Assennato: «I dati non sono bombe carta» S.M.R. INVIATO A TARANTO Il loro territorio è stato definito «triangolo della morte» per via degli scempi subiti negli anni, causati dalla massiccia presenza di industrie petrolchimiche e dalla mancanza di coscienza e sensibilità ecologica. Ed ora prendendo spunto dalla vicenda dell'Ilva di Taranto il sindaco di Priolo Gargallo, Antonello Rizza, e l'assessore al Territorio e Ambiente Luciano Gianni, hanno scritto al ministro dell'Ambiente Corrado Clini per invitarlo nel loro comune che «ha forti similitudini con la realtà tarantina, - sostengono - aggravata dall'elevato rischio sismico presente in tutta la Sicilia orientale». «Le industrie - proseguono - per un verso hanno consentito ampi sbocchi occupazionali, dall'altro hanno comportato massicce emissioni di sostanze inquinanti caratterizzate da particolari nauseabondi odori e strane colorazioni, sversamento continuo di sostanze inquinanti nelle acque della rada di Augusta, interramento di prodotti e scarti tossici di varia natura, solo in parte scoperti a grande distanza di tempo, inquinamento delle falde idriche. Nonostante ciò, anche a causa della particolare crisi occupazionale e di recessione economica che il territorio, assieme all'intera Nazione, sta affrontando, non si può correre il rischio di affrontare una ipotetica chiusura degli impianti presenti per fronteggiare i disagi e gli eventuali reati di natura ambientale che, in analogia ai recenti fatti di Taranto, dovessero essere acclarati. Ma è pur vero che non si può permettere o giustificare il perseverare di comportamenti che danneggiano la salute dei nostri concittadini». Gli amministratori comunali chiedono al ministro «un suo autorevole e determinato intervento, per aiutare la realtà locale a superare le criticità che coniugando opportunamente gli elevati interessi pubblici coinvolti (ambiente, salute, salubrità e sicurezza) con quelli privati del polo industriale, possa consentire il reale miglioramento della situazione ambientale dell'intero territorio, la sicurezza delle infrastrutture produttive, anche sul piano della prevenzione sismica, e il rilancio degli investimenti e dell'economia». Priolo, «noi come Taranto» Il sindaco a Clini: «Venga in Sicilia» SALVATOREMARIARIGHI INVIATO A TARANTO Il giorno dopo tutti al mare, la città è deserta e stanca di combattere per sopravvivere. Dopo il via vai di elicotteri, volanti e camionette, dopo i ministri e le scorte, Taranto ritorna sola, come è da almeno sessant'anni. In tribunale non c'è anima viva, solo una donna che sta diventando suo malgrado una pasionaria, con gli striscioni e le magliette a lei dedicate dalle migliaia di persone scese in piazza mentre in prefettura decidevano cosa fare dell' Ilva, e quindi di loro stessi. Il giudice Patrizia Todisco lavora senza sosta, anche in una giornata di calma apparente come questa, e se ne va quando la torrida controra è alle porte, poco prima di pranzo. E mentre sfila via, discreta come sempre, qualcuno la sente sibilare «possono rompersi la testa contro il muro finché vogliono, ma le cose devono farle. Forse si aspettano che aspettano che faccia un passo falso, ma non sono l'ultima arrivata». Non c'è bisogno di spiegare a cosa si riferisse e ci sta che, sotto il tiro incrociato dell'esecutivo e dell'opinione pubblica, anche un gip da sempre in prima linea difenda le proprie sentenze e il proprio lavoro con piglio. La pace con lei e con i magistrati di Taranto, sottolineata più volte da Clini e Passera, è un sentiero ancora tutto da percorrere, nonostante la buona volontà e la realpolitik che tutti sembrano aver adottato. Il governo ha assicurato che nella nuova Autorizzazione integrata ambientale, oltre alle indicazioni di Bruxelles e a quelle dei tecnici, saranno travasate tutte le 416 prescrizioni scritte dal gip di Taranto, sulla piattaforma delle perizie commissionate agli esperti. Tutte tranne lo spegnimento della fabbrica, che in realtà non è scritto in nessuna delle centinaia di pagine prodotte dai magistrati. Così ha detto e ribadito Clini, ma la traduzione pratica per l'Ilva significa aprire in modo piuttosto ampio i cordoni della borsa, molto più di quanto l'azienda abbia dichiarato di voler fare finora con un investimento di 90 milioni già stanziati e un altro di 56 da definire. Le scadenze, intanto, sono molto ravvicinate. Domani, a Roma, si apre il tavolo tecnico incaricato di comporre la nuova Aia, pronta - è la promessa di Clini - entro il 30 settembre. Arriveranno per questo nella capitale anche funzionari dalla Puglia, a cominciare da Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa e in aperta polemica con Raffaele Fitto, parlamentare che ha avuto la fortuna di partecipare all'incontro dell'altro giorno in prefettura con ministri, istituzioni e sindacati. Ad altri, per esempio Zazzera dell'Idv, non è stata data questa possibilità: «Abbiamo invitato solo chi è in linea col governo Monti sul caso Ilva», gli è stato risposto quando ha chiesto il perché della sua esclusione dal tavolo. Fitto sostiene che i dati sull' ambiente forniti dall'agenzia pugliese diretta da Assennato sono diversi da quelli contenuti nelle perizie depositate in tribunale e finite nell'inchiesta. Assennato ha risposto che i dati dell'Arpa non solo non sono diversi, ma che sono stati la base su cui sono state sviluppate le perizie. Non è detto che da questa storia non arrivi qualche colpo di scena ai vertici della regione, se è vero che nelle intercettazioni compare anche Vendola che avrebbe mandato a dire ad Assennato, tramite il dirigente Antonicelli, «che lui i dati non li deve utilizzare come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano». Il riferimento era al rapporto sulle emissioni di benzoapirene della primavera 2010, secondo i rilievi Arpa il 98% di quella pericolosa sostanza (Ipa, idrocarburo policiclico aromatico) veniva diffusa nell'aria proprio da Ilva. In prefettura, Vendola ha avuto parole di stima e di elogio per Assennato, il cui nome compare nelle carte anche per alcune conversazioni con Girolamo Archinà, ex pr dell'azienda Riva. Intanto, domani dovrebbero essere depositate le motivazioni del riesame che si è pronunciato sul ricorso Ilva contro le ordinanze della Todisco, mentre il 28 ci sarà l'incidente di esecuzione richiesto dall'azienda sulla competenza funzionale del gip per la contestatissima ordinanza di stop alla produzione. Il cui ricorso, avanzato dall'Ilva, sarà valutato dal tribunale di appello cautelare il 18 settembre, insieme a quello contro il sequestro di sei impianti dell'area a caldo. L'altra notte, intanto, ispezione alla fabbrica coi carabinieri del Noe e i custodi giudiziari: a quanto risulta, la prima avvenuta con le tenebre nella storia della fabbrica. La pasionaria non molla: «Le cose devono farle...» Tuttocominciòconuna fettadi formaggioalla diossina.Lepressioni dell'aziendasuiperiti, le negligenzedelministeroe quel rilevatoremanomesso IVERBALI I manifestanti che venerdì hanno sfilato in piazza Immacolata. FOTO INGENITO/ANSA . . . E l'ingegnere Tecali voleva alzare il limite delle emissioni 500 volte sopra a quello reale L'inchiesta parte dal pecorino domenica 19 agosto 2012 9
wwf.it/riutilizziamolitalia Non serve un altro territorio da consumare, serve un grande progetto di riqualificazione per riscoprire un'altra Italia. Compila la scheda di segnalazione delle aree dismesse o abbandonate della tua cittá e proponi la tua idea per riconvertirle a un migliore utilizzo. Hai tempo fino al 31 ottobre. SEGNALA LE AREE DEGRADATE O DISMESSE FAI SENTIRE LE TUE IDEE PER REINVENTARE IL TUO TERRITORIO 28 domenica 19 agosto 2012
La «dichiarazione di guer-ra» contro gli evasoripronunciata da MarioMonti ha fatto ripartirela girandola di cifre suimiliardi recuperati, accertati, contestati. Nelle cronache di questi giorni si va dai 10 ai 15 miliardi provenienti da accertamento. Numeri ragguardevoli, che tuttavia non consentono ancora di dichiarare la guerra vinta. Anzi, tutt'altro. In verità non esiste alcun «tesoretto» da maggiori entrate provenienti dalla lotta all'evasione. A dimostrarlo c'è la cautela con cui il premier annuncia il tema del progressivo abbassamento della pressione fiscale. Da Palazzo Chigi è arrivata una netta smentita a chi ipotizzava un piano di abbassamento dell'Irpef già in autunno. E in pochi ricordano che a metà 2013, con il nuovo governo già in carica, scatterà l'aumento dell'Iva di un punto. Per evitarlo servirebbero ancora 6 miliardi, meno della metà di quei 15 «intercettati» dall'Agenzia delle Entrate. Eppure per ora non se ne parla. Semmai si discute di una nuova spending review, di altri 10 miliardi, di nuovi tagli, di vendita dei beni di Stato. Il principio tanto propagandato da Luigi Angeletti, «ogni euro recuperato deve servire ad abbassare le tasse sul lavoro», resterà per l'appunto un principio scritto sulla carta. Per ora è destinato a restare deluso anche Cesare damiano, che chiede risorse per lo sviluppio dai proventi della lotta all'evasione. Purtroppo quei proventi non sono «ulteriori» rispetto a quanto stimato e già scontato nei documenti di finanza pubblica. Non esiste alcun surplus da redistribuire. BISOGNALAVORARE ANCORA Il fatto è che combattere l'evasione è un lavoro complesso, che in Italia richiede ancora molta strada da fare. Quei 10-15 miliardi di accertamenti, che meritoriamente l'Agenzia delle Entrate sta realizzando, non si traducono simultaneamnte in denaro sonante. Nei fatti accertare un imponibile evaso, o tasse eluse, significa aprire una sorta di «trattativa» con il contribuente. Il quale potrà dichiarare ad esempio di essere fallito, di non aver più denaro, o cose di questo genere. Spesso su evasione accertata di miliardi si incassano realmente centinaia di milioni. Altrettanto spesso il lavoro dell'accertamento si riferisce ad errori formali e non a tentativi di infrangere le regole. Insomma, quell'indicatore «racconta» solo una parte del lavoro. Tutto il resto è fatto da complesse ricerche su banche dati, da incroci di informazioni, da analisi degli andamenti finanziari. Il contributo fornito dai blitz nei luoghi di villeggiatura dal punto di vista quantitativo è stato quasi nullo perché operazioni di quel genere sono state sempre fatte. Semmai ha avuto un peso culturale, la forza di un messaggio chiaro ai contribuenti riguardo la volontà del governo di procedere in modo severissimo contro l'evasione. Che il sistema sia ancora pericolosamente squilibrato lo si capisce scorrendo i dati sulle ultime dichiarazioni dei redditi. Su 41 milioni e mezzo di contribuenti, a fornire oltre la metà del gettito sono i lavoratori dipendenti pubblici e privati (53%) , mentre quasi un terzo (29%9 proviene dai pensionati. Insomma l'82% delle entrate deriva da redditi «tracciabili» alla fonte. Tra questi, circa un terzo dichiara meno di 10mila euro annui, mentre quasi la metà non supera i 15mila euro. La pressione fiscale per questi «forzati» delle tasse è arrivata a livelli insostenibili, ma per alleggerire l'Irpef occorrono risorse ingenti. Ecco perché il governo per ora frena. Sulle entrate, poi, pesa come un macigno la recessione dell'economia. In soli 4 mesi l'esecutivo ha dovuto rivedere le sue stime di «incassi» per circa 12 miliardi. A fine 2011 il governo prevedeva un avanzo primario di circa 74 miliardi. Nel Documento di economia e finanza di aprile quel dato è sceso a 57 miliardi. Circa 17 miliardi in meno, di cui 12 miliardi di minori entrate. La perdita secca resta anche negli anni successivi: - 17 miliardi nel 2013 e -15 l'anno dopo. «Secondo quanto riportato dal governo - si legge nel IX rapporto Nens sulla finanza pubblica - la causa principale di questo peggioramento delle previsioni è l'effetto di trascinamento delle minori entrate fiscali registrate nel 2011 rispetto a quelle previste nella Relazione di dicembre». ILCASO un provvedimento licenziato dal Consiglio dei ministri due settimane fa, dopo un utile parere parlamentare. Alcuni quotidiani hanno, con toni enfatici, presentato le misure come riforma epocale. Ad avviso di chi scrive si è trattato di una lucidatura, seppur utile, dell'assetto attuale. Niente di nuovo su apparati, regole elettive e trasparenza degli ordini professionali; solo enunciazioni generiche sull'accesso alla professione a favore di coloro che aspirano ad entrare con merito e in tempi non biblici; si abbrevia positivamente il tirocinio a 18 mesi e ne beneficeranno soltanto i praticanti in quelle 7-8 professioni (tra cui commercialisti e avvocati) che prevedevano obbligatoriamente periodi più lunghi. D'altra parte però ai tirocinanti non è più riconosciuto un equo compenso, come inizialmente previsto. Importante la parte sull'uso della pubblicità e sulla libertà tariffaria che completa l'opera di Bersani verso la quale diversi Ordini hanno opposto, sin dal 2006, una tenace resistenza attraverso i loro codici deontologici e le sanzioni comminate. Sugli obblighi di formazione continua e di polizza assicurativa (in questo caso rinviato di un anno) non si può certo parlare di liberalizzazione mentre per rendere operative le società tra professionisti si è in attesa del varo definitivo del regolamento che dovrebbe disciplinarle. Allora, in definitiva, con le liberalizzazioni (o meglio, nuove regolamentazioni) abbiamo fatto uno dei “compiti a casa” chiesti dall'Europa: peccato però che si continui a mantenere in alcuni settori, mediante l'uso di rinvii e disapplicazioni, lo status quo precedente. Se le cose restano così non solo rischiamo una brutta figura, ma non daremo alcun contributo concreto per la crescita economica e il sostegno alle nuove generazioni. Responsabile consumatori del Pd VIRGINALORI ROMA 2011. Aumenti a due cifre anche per le bollette: quella della luce è cresciuta del 21 per cento (ovvero di 110 euro in più rispetto all'anno scorso) e quella del gas dell'11 per cento (+113 euro l'anno). Non va molto meglio per i rifiuti (+11 per cento, pari a 63 euro in più). In termini assoluti è invece il capitolo alimentari a registrare l'aumento più significativo. La spesa di tutti giorni è in questo caso rincarata di 392 euro l'anno, pari al 7 per cento in più (392 euro); servizi bancari, mutui e bolli 93 euro; carburanti comprese accise regionali 276 euro; derivati del petrolio, detersivi, plastiche e prodotti per la casa 123 euro; assicurazione auto +6% (78 euro); tariffe autostradali +3% (53 euro); tariffe gas +11% (113 euro); tariffe elettricità +21% (110 euro); tariffe acqua +5-6% (22 euro); tariffe rifiuti +9-11% (63 euro); riscaldamento +12% (195 euro); addizionali territoriali 150 euro; Imu prima casa 405 euro; corredo scolastico e libri +4% (53 euro); tariffe professionali e artigianali 78 euro. Il totale degli aumenti per ogni famiglia è di 2.333 euro. «In base alle nostre stime spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi - alla riapertura dei negozi e delle attività commerciali tra fine agosto e i primi di settembre, si verificherà un aumento generalizzato dei prezzi, mediamente del 5-7% con punte fino al +10% per quei beni legati strettamente alle quotazioni dei carburanti, con una maggiore spesa a famiglia pari a +550 euro su base annua solo per gli alimentari». Rincari che metteranno in difficoltà ben il 61% degli italiani che non dispongono di un reddito adeguato. Sempre meglio del 6% che dichiara di non riuscire mai ad arrivare a fine mese. E` quanto emerge da una analisi Coldiretti-Swg divulgata in occasione della diffusione dei dati sull'aumento delle spese per effetto di rincari e mutui che aggrava la situazione di difficoltà delle famiglie. Il risultato è un drastico calo nei consumi nel 2012 che riguarda anche l'alimentazione con una riduzione stimata tra 1-2 per cento negli acquisti in quantità. Per tagliare sulla spesa, precisa la Coldiretti, sono costretti a fare lo slalom tra gli sconti ben il 62 per cento degli italiani che vanno a caccia di offerte speciali tra le corsie dei supermercati più che in passato mentre circa la metà dei consumatori (49%) fa addirittura la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi più convenienti. . . . Il governo dovrebbe monitorare lo stato d'attuazione e varare i provvedimenti mancanti I ricchinonpagano: la tassasul lussofa flop I ricchinon pagano le tasse.Già si sapeva(adenunciare redditi oltre i 100milaeurosono in pochissimi),ma leggerlonerosubianco sulSole24ore faeffetto.Stando alle ultime rilevazioni, le tassesul lusso introdotte dalSalva Italia si stannorivelandoun vero flop. Ilgoverno si aspettavaun incassodi 387 milioni,mafinora ne sonoarrivati solo92. Menodi un quarto.Lapatrimonialesul lusso colpisceauto digrossa cilindrata, barcheeaerei. Almenodovrebbe colpire.L'evasione piùpesante è quelladeiproprietaridi yachtsuperiori a 10metridi lunghezza, cheentro il 31 maggioavrebberodovuto versare 155 milionie invece si sono fermatia23. C'èun motivo«tecnico» percui èpiù facileper loroeludere icontrolli fiscali. Il Salva Italia, infatti,prevedeva un prelievosullostazionamento,dovuto dachi solcava acque italiane o stazionava inporti della Penisola. Sièsubito scatenata la guerradelle associazionidicategoria persalvare i porti italiani dapossibili fughe nei viciniapprodi stranieri. Così con il decreto liberalizzazioni si è modificata l'imposta, trasformandola in una tassa sulpossessodovutasoltanto dai residenti italiani. Nulladi più facile, per personedi quel livello, chemodificare l'intestazionedell'imbarcazione, trasferendolasu soggetti non residenti. Così i porti sono rimastipieni,ma le cassedelloStato sono ancoravuote. Nonvameglioper i proprietaridiaerei eelicotteri, che il 31 luglio hanno versatosoltanto il 2%dell'imposta attesa. Inquestocaso, comunque, c'è daaggiungere che la circolaredelle Entratesull'attuazione delprelievoè arrivata in ritardo,e che la data del versamentoè variabile.Dunque, qualcosa in piùpotrebbe ancora arrivarediqui a fine anno. Dall'evasione nessun tesoretto La guerra è appena iniziata Le somme accertate sono già scontate in bilancio Manca il surplus per abbassare l'imposizione fiscale BIANCA DIGIOVANNI ROMA Certificati, “pezzi di carta” fondamento d'ogni burocrazia. Per averli si perde tempo prezioso, si fanno code e si producono documenti e altri “pezzi di carta”: una spirale che spesso ha del perverso. Ma pare che l'aria stia cambiando: secondo le ultime stime del ministero della Funzione pubblica, a fine 2012 saranno ben 24 milioni i certificati di cui si farà a meno. In particolare quelli anagrafici. Il pronostico si basa su un monitoraggio, incontra il favore di cittadini e imprese la soddisfazione del ministro Filippo Patroni Griffi che annuncia una «nuova ondata di semplificazioni» a partire da settembre. E commenta: «i dati dimostrano che si è verificato un drastico crollo nell'emissione dei certificati, in particolare quelli anagrafici. Ciò significa che gli interventi di semplificazione del governo stanno sensibilmente migliorando la vita degli italiani, evitando loro code e file o il giro inutile degli uffici per rimediare un pezzo di carta». Meno burocrazia, insomma, e non è male. Per controllare l'applicazione delle norme di semplificazione (il cosiddetto decreto Semplifica-Italia, il dipartimento della Funzione pubblica, in collaborazione con Anci e Andigel, ha controllato l'andamento delle certificazioni anagrafiche e di stato civile. Sono stati presi in esame 88 Comuni per il primo quadrimestre dell'anno: i documenti richiesti agli uffici anagrafe hanno subito un crollo di oltre la metà, del 53,65% per la precisione. In pratica si è passati da una media di 0,53 certificati per abitante nel 2011 (1 ogni 2 anni) a una media di 0,25 certificati per abitante nel 2012 (1 ogni 4 anni). La riduzione dei certificati di stato civile è stata del 37%. Anche in questo caso, il trend di riduzione è in crescita, passando dal 30% di gennaio 2012 a circa il 42% di aprile dello stesso anno. Si passa da una media di 0,30 certificati per abitante nel 2011 (1 ogni 3 anni) a una media di 0,19 certificati per abitante nel 2012 (1 ogni 5 anni). Alla cifra di 24milioni si arriva proiettando la tendenza su tutto l'anno. Il tentativo di semplificare sfoltendo i pezzi di carta era stato iniziato da Franco Bassanini e aveva portato già nel 2001 a una riduzione del 60% delle certificazioni rilasciate dalle anagrafi comunali (rispetto ai certificati rilasciati nel 1996). Molti anni dopo, il governo si riposiziona su questo solco. «I dati - è il commento - confermano che le politiche istituzionali, di semplificazione e innovazione amministrativa sono politiche che, perseguite con continuità, evolvono nel tempo con risultati molto significativi». Attualmente - spiega una nota del ministero - sono validi solo i certificati richiesti per i privati come ad esempio banche e assicurazioni. «Le riforme si fanno passo dopo passo - prosegue quindi Patroni Griffi - Prima l'ascolto, poi le norme, quindi l'attuazione. Abbiamo così deciso di controllare sul campo come si sta dando pratica realizzazione agli interventi tesi all'eliminazione dei certificati. Tutto ciò dimostra che un Paese con meno burocrazia è un Paese migliore e, dunque, siamo incoraggiati a fare di più con una nuova ondata di semplificazioni che arriverà subito dopo l'estate». Certificati, se ne può fare a meno domenica 19 agosto 2012 3
LeonardoDiCaprio nel ruolo chefu diRobertRedford in«Il grande Gatsby» trattodal romanzodi FrancisScottFitzgerald Partituraperpiano eforestapluviale ROSSELLABATTISTI CULTURE IL PRIMO FILM VANTAVA DUE OSCAR IN BACHECA E UNCASTDISTARCOMEROBERTREDFORDEMIAFARROW. È DUNQUE UN'OPERAZIONE AUDACE QUELLA CHE VUOLE DI NUOVO AL CINEMA «IL GRANDE GATSBY», TRATTO DAL FAMOSO ROMANZO DI FRANCIS SCOTT FITZGERALD. Audace ma possibile, quando alla regia c'è un esteta come Baz Luhrmann, l'autore di kolossal come Moulin Rouge e Australia, e nel cast nomi altrettanto importanti come Leonardo Di Caprio, Tobey Maguire e Carey Mulligan. Il nuovo Gatsby, prodotto da Warner Bros e Village Roadshow, uscirà negli Stati Uniti a Natale e in Italia a gennaio, sarà in 3D e, come due anni fa fece Avatar, il fantasy in 3D di James Cameron, si prepara a sbancare i botteghini e tutte le cerimonie dei premi. Il trailer ufficiale ne celebra soprattutto l'impatto visivo: i vividi colori, tipici dei film di Luhrmann e i costumi raffinati di quegli anni, nati da una collaborazione fra la designer Catherine Martin e la casa di abbigliamento maschile Brooks Brothers. È proprio questa la rivoluzione stilistica di Luhrmann, che utilizza il 3D non per portare lo spettatore in paesaggi fantastici come quelli del mondo di Pandora dell'Avatar di James Cameron e nemmeno per rendere più visivamente efficace un film d'azione, ma per raccontare l'estetica di un periodo gaudente e ricercato, quello che ha dato i natali allo stile Liberty, alle sonorità del Charleston e alle pettinature «à la garçonne». Il Grande Gatsby è una storia drammatica ambientata in un periodo dal sapore opposto, in quell'America degli anni Venti di cui Francis Scott Fitzgerald era un fine cantore. L'America inebriata dal progresso industriale e dalla ricchezza, gaudente nel proibizionismo e lanciata nel capitalismo, almeno fino al tonfo del '29. New York 1922: il ritmo della città è cambiato radicalmente, i palazzi sono più alti, le feste più sfarzose, la morale più libera e i liquori più scadenti, l'irrequietezza rasenta l'isteria. In questo clima si svolge la storia, eccitante e drammatica, del miliardario Jay Gatsby. Il romanzo icona di quegli anni, pubblicato nel 1925, è un'autobiografia spirituale dello stesso scrittore «bello e dannato». Con un budget che si vocifera intorno ai 130 milioni di dollari, IlGrandeGatsby segue la storia dell'aspirante scrittore Carraway che nella primavera del '22 conosce a New York il misterioso milionario Jay Gatsby, che organizza feste nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventù, Daisy (interpretata dalla Mulligan), che nel frattempo ha sposato un uomo ricco e rozzo. Gatsby ne diventerà l'amante ma un incidente d'auto darà una tragica svolta alle loro vite e New York e il mondo dei ricchi che vivono in modo spregiudicato, tra alcol, divertimenti e lusso sfrenato, ne sono protagonisti quasi quanto gli attori. La tridimensionalità, come si vede dal trailer, ne accentua ancora di più il ruolo. Ma al di là dello sfarzo, al cuore del romanzo, e del film, ci sono la solitudine, l'incomunicabilità e l'indifferenza. E il più solo di tutti è proprio Gatsby. Baz Luhrmann ha raccontato sulle pagine del New York Times che l'idea di realizzare il Grande Gatsby in 3D gli era venuta già una decina di anni fa, mentre era in viaggio sulla Transiberiana dall'Asia verso l'Europa, quando aveva terminato di girare il musical Moulin Rouge con Nicole Kidman. Dopo aver ascoltato l'audiolibro del romanzo di Fitzgerald, Luhrmann racconta di aver pensato che nessuna delle pellicole girate in precedenza era stata in grado di disegnare il vero Gatsby, così aveva deciso di lanciarsi in questa sfida. «Fitzgerald avrebbe approvato, anche la scelta del 3D - ha spiegato - d'altronde era un modernista, ed è stato sempre influenzato dal cinema. Fitzgerald amava il grande schermo e credeva ardentemente nel potere della settima arte. Non a caso Il grande Gatsby è stato adattato non meno di quattro volte per il grande schermo. La sua storia supera il tempo e la geografia. Il nostro obiettivo è quello di rendere giustizia all'abilità narrativa di Fitzgerald e di illuminare le sue grandi idee e la sua umanità. Questa è la nostra sfida e la nostra avventura». Difficile immaginare un attore più azzeccato di Leonardo Di Caprio per il ruolo che fu di Robert Redford, affascinante ed elegantissimo in completo beige, panciotto e paglietta gialla in testa. APPUNTAMENTI PARTICOLARI, SPERICOLATI, INCERCADICONTATTICHECREINOSCINTILLE DI SINERGIA: si muove così, random nel mondo, Performdance, seconda edizione d'arti varie che Gianna Licchetta intesse nel Salento. Misurandosi anche con realtà geograficamente lontane, cercando linguaggi contemporanei capaci di abitare spazi scelti grazie a una residenza artistica. Site specific e non solo, Performdance è voglia di incarnarsi nel luogo meticciandolo con linfe diverse. L'estate d'arte è stata inaugurata dal collettivo italo/belga IfHuman con Fearand Desire, orchestrato da Gaia Saitta per 18 attori immersi in un contest di danza. Il prossimo si affaccia sul promontorio Japigio, ovvero Punta Meliso lo sperone roccioso che divide nella leggenda il mar Jonio dall'Adriativo: qui il 23 e 24 agosto Marco Berrettini allestisce Sì, Viaggiare!. Di origine italiana, ma nato in Germania e «iniziato» alla danza con un curioso battesimo come vincitore di disco-dance, Berrettini (classe 1963) ha poi seguito percorsi più «tradizionali», passando per la London Contemporaray e a Essen con Pina Bausch per poi lavorare in Francia. Sì, Viaggiare! prende spunto dal libro di Peter Sloterdijk, Blasen («Soffiare»), parte di una trilogia che indaga sull'umanità in modo ellittico, per costruire relazioni al tempo di internet, in cui strani astronauti danzano spaesati in cerca di identità e contatti . Appuntamento aperto a mille suggestioni quello del 1 settembre sullo sfondo della Cascata Monumentale di Santa Maria di Leuca (aperta per questa occasione), dove il pianista e compositore, nonché attuale ministro della cultura del Costa Rica, Manuel Obregón (nella foto) mette in scena la sua performance tra concerto e video Simbiosis piano y boscotropicalseco, progetto visionario di penetrare l'essenza della foresta pluviale con il pianoforte e comporre musica dialogando con i suoni della natura e degli animali che la abitano. Chiusura di «pomeriggio», cioè l'8 settembre a Castignano del Capo con Noon che Erika Zueneli, italiana attiva a Parigi, e Olivier Renouf creano intorno alle atmosfere ferme e in attesa come un sole a mezzogiorno ispirate alle tele di Hopper. CARMELOBENE Lacasanatalesarà trasformata inhotel «La RegionePuglianon può esercitare alcunaprelazione» sulladimorapaterna diCarmelo Benea SantaCesarea Terme, nelSalento: dice l'assessore della RegionePugliaa cultura,Mediterraneoe turismo,SilviaGodelli, sui lavori di restauroche dovrebberotrasformare la casa,venduta lo scorso febbraio, inun piccolohotel. «Siamoaddolorati. La norma-continua l'assessore - non concedederoghe» INBREVE ADRIAPUPPET FESTIVAL Teatrodi figuradal20 aGradoeAquileia Siapre lunedì 20 agosto la 21^ edizionediAlpe AdriaPuppet Festival, spettacolidelmiglior teatro di figura italianoed europeoa GradoeAquileia finoa domenica26.Sarà uno storico protagonistadel TeatrodelleBriciole, l'artistaPatrizioDall'Argine, pittore, scenografo,attoree autore, a inaugurare il cartellone,con un testodi commediadell'arteperbaracca e burattini, «Florindo innamorato», lunedì 20a CampoPatriarca Eliaa Grado. IlgrandeLeo saràGatsby DiCaprioprotagonista del filmdiBazLuhrmann IldandydiFitzgeraldtornaalcinema,stavolta inversione3D UnaNewYorkdeglianniVenti,gaudentemasullasoglia dellaDepressione. In Italia il filmuscirà in Italianel2013 FRANCESCAGENTILE LOSANGELES LUCIO DALLA Giulianovalancia unacoronanelmare Unacoronadi fiori affidataalle acque dell'Adriatico,unviolino e dueflauti per lenotediCaruso eunapoesia recitata in mareaperto: cosìGiulianovavuole ricordareLucio Dalla, il 25 agosto prossimo,con l'iniziativa«Lucio Dalla, artee impegno civile». Acirca un miglio dalporto, la corona inmemoriadi Lucio saràgettata in mare,mentre Paolo Incicco,Gianpaolo Corradetti,Paolo Puca eMariacristinaVallese eseguono Caruso, seguitidalla poetessaGabriellaFalanga NelSalento larassegnadiPerformdanceospita ManuelObregóncon il suoparticolareconcerto ROCK PROGRESSIVE LaPfminconcerto lunedìallaVersiliana UnasiglaPfm, bennota sindai primi anni '70.LaPremiataForneria Marconi, il grupporock italiano, lunedì 21 agosto arrivasulpalcodella Versiliana, aMarina diPietrasanta. Labandsi esibirànel tour «35e... un minuto», navigandotra i suoi grandi successi.Dal 1971,anno del primosuccesso«Impressioni di settembre»,ai concerti ingiroper il mondo.La formazione interpretedel rockprogressivo «made in Italy» è compostadaFranzDi Cioccio, Patrick Djivas,FrancoMussida, Lucio Fabbri, AlessandroScaglione,RobertoGualdi. ManuelObregón, pianista ecompositorenel suoconcerto «interattivo»con la forestapluviale U: 26 domenica 19 agosto 2012
«USTOD (MAESTRO),MAQUANDOLEIANDRÀVIA CHICI INSEGNERÀ QUESTE COSE?». GLI STUDENTI DELLA FACOLTÀDIARCHEOLOGIADELL'UNIVERSITÀDIBAMIYAN, NELL'AFGHANISTANCENTRALE,circa 260 km a nordovest di Kabul, sono preoccupati. Sanno che molto presto il docente di fronte a loro - giacca beige sportiva, camicia e pantaloni morbidi su scarpe da ginnastica, modi informali e gentili - dovrà interrompere le sue lezioni. E sanno ancora meglio che sarà difficile trovarne un altro come Zemaryalai Tarzai, l'archeologo afghano, ora con cittadinanza francese, celebrato come il più autorevole studioso di Bamiyan. La notorietà della valle di Bamiyan va attribuita paradossalmente ai Talebani, che nel marzo 2001 hanno fatto crollare le due grandi statue del Buddha scavate nella roccia tra il terzo e il quinto secolo: due magnifici colossi di 55 e 38 metri di altezza, ammirati per diversi secoli da viaggiatori, esploratori, commercianti e religiosi. L'ottusa ortodossia iconoclasta degli “studenti coranici” rappresenta infatti l'antitesi della storia di questa parte di Afghanistan, dal primo al tredicesimo secolo una cerniera naturale tra India, Cina e Asia centrale, uno straordinario luogo di sincretismo culturale e artistico. È qui infatti che si sono combinate e ibridate influenze indiane, ellenistiche, romane e sasanidi, dando vita alla scuola artistica buddhista di Gandhara. Ed è proprio a questa tradizione che Tarzi ha deciso di dedicare le sue energie e la sua inesauribile curiosità intellettuale. Lo fa da molto tempo, come spiega a l'Unità nel giardino della casa in cui alloggia ogni estate da molti anni: «Il mio interesse per Bamiyan risale a parecchi anni fa. Nel 1960 sono emigrato in Francia per studiare le miniature persiane con il professor Lazard. Lui ha fatto in modo che potessi tornare in Afghanistan sotto la direzione dello studioso Paul Bernard, grande appassionato di Afghanistan. Nel 1962, ho raggiunto Bamiyan con mio padre, ed ho potuto esplorare con tutta calma le grotte della valle, che un tempo ospitavano i santuari e le celle dei monaci buddhisti. È stata un'esperienza fondamentale». Da allora, Tarzi non ha mai smesso di preoccuparsi per Bamiyan, spostandosi tra la Francia e l'Afghanistan, incarnando un rapporto che non è soltanto personale: risale al 1922, infatti, grazie all'iniziativa dello studioso Alfred Foucher, la convenzione franco-afghana da cui è scaturita la nascita di Dafa, la Delegazione archeologica francese in Afghanistan. Dafa ha giocato un ruolo fondamentale nella tutela e nella conservazione del patrimonio locale. Ma non è stata la sola: anche l'Italia, oggi in “ritirata”, ha coltivato per diversi anni fruttuosi rapporti di collaborazione in questo settore (da Tucci ad Alessio Bombaci a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta per arrivare, ai nostri giorni, al lavoro di Anna Filigenzi tra gli altri). Il professor Tarzi ha conosciuto quasi tutti coloro che si sono interessati all'arte e alla storia di quest'area: «Nel 1967 – racconta – all'Università di Strasburgo ho incontrato l'allora direttore di Dafa, Daniel Schlumberger, e ho finito il dottorato sotto la sua supervisione, con una tesi dedicata all'architettura e alle decorazioni rupestri di Bamiyan. Poi sono stato nominato direttore del Dipartimento afghano per l'Archeologia e per la preservazione dei monumenti storici». LA FUGA INFRANCIA Nel 1979, con l'avvento al potere a Kabul del presidente Nur Mohammad Taraki, Tarzi ha deciso di andare di nuovo in Francia, diventando professore di Archeologia orientale presso l'università Marc Bloch di Strasburgo. «Per molto tempo non ho avuto nessuna voglia di tornare in Afghanistan, troppo grande sarebbe stata la delusione», spiega. Poi, però, è avvenuto qualcosa di insolito. «Dopo la caduta del regime talebano il filosofo francese Bernard-Henry Lévy ha compiuto una missione in Afghanistan per conto del governo francese, e al ritorno ha alluso al ritrovamento di un'imponente statua di un Buddha dormiente a Bamiyan, attribuendosene in qualche modo il merito». Ne sono seguite polemiche e discussioni. Per Tarzi, è stato lo stimolo a tornare, e il ministro degli Affari Esteri d'oltralpe gli ha affidato volentieri il ruolo di direttore della missione per gli scavi a Bamiyan. «In questi undici anni – spiega - ho scavato in 8 diversi siti, tra le altre cose ho identificato la Città reale del periodo ghoride (1155-1212, ndr), dove ho trovato reperti di epoca musulmana, e ho lavorato anche a Gholgolah», la cittadella risalente ai secoli VI-X dopo Cristo. L'ossessione, però, è stata a lungo un'altra: trovare il Buddha di cui racconta nelle sue memorie il pellegrino cinese Xuangang, arrivato a Bamiyan nel 632, ben prima di Bernard-Henry Lévy. «Xuangang parla di un monastero, a est della città, con una statua del Buddha steso di 1000 piedi, circa 300 metri. Ho cercato a lungo, ma non ho trovato quel che cercavo», ammette Tarzi. Quanto al futuro, gli studenti della Facoltà di archeologia di Bamiyan sono stati già avvertiti che molto probabilmente non avranno più un simile insegnante. «Ho una certa età, non so se nei prossimi anni verrò ancora»,spiega Tarzi, nato nel 1939. Che torni o meno a Bamiyan, Tarzi continuerà a seguire le vicende del luogo dove ha speso buona parte della sua vita di studioso. Per evitare il peggio. «Sono molto preoccupato – dice -. Temo che Bamiyan possa essere esclusa dalla lista dei siti considerati a rischio dall'Unesco, o addirittura da quelli ritenuti patrimonio mondiale dell'umanità. Tra dieci anni c'è il rischio che tutto, natura e cultura di questa splendida valle, vada perduto, per incuria, ignoranza, politiche sbagliate o disattenzione». Le critiche di Tarzi non risparmiano nessuno: la comunità internazionale, che opera con meccanismi troppo farraginosi, e lo stesso governo locale: «la governatrice di Bamiyan è una brava donna, ma tende a concedere con troppo facilità per scopi abitativi anche le terre di rilevanza archeologica», sostiene Tarzi con il volto rabbuiato. Il sorriso gli torna soltanto quando rivede i suoi studenti. L'hanno raggiunto nel giardino di casa. Per salutarlo, e per sapere come si fa a diventare un archeologo bravo e appassionato come lui. Acolloquioconlostudioso chepertutta lavitaha studiato leenormistatue distruttedai talebanieche oraspiegaaigiovani l'importanzadiunpatrimonio unicoalmondo «Cosìsalveremo iBuddhaafghani» L'archeologo Tarzai insegna ai giovani cometutelare lavallediBamiyan GIULIANOBATTISTON BAMIYAN ILREPORTAGE Inalto la meravigliosa e imponentevalle di Bamiyan,accantoasinistra ilparticolare diuno deiBuddha distruttodalla furia iconoclasta dei Talebani. Sopra il professorTarzai incompagnia dei suoi studenti U: domenica 19 agosto 2012 21
SPECIALEU: 3-Continua 12 13 14 15 Terza puntata del fumetto «La marcia di Pio». Ieri abbiamo pubblicato altre quattro tavole relative agli anni '48-49 quando La Torre entra ufficialmente in politica e sposa Giuseppina Zacco. 16 domenica 19 agosto 2012
Potenza dei petrodollari. C'è un Paese, in Medio Oriente, in cui da tempo è in atto una brutale repressione contro l'opposizione sciita. Una repressione sistematica che avviene nel silenzio assordante, e complice, della comunità internazionale, Usa ed Europa in primis. Quel Paese è il Bahrain. Ali Hasan è detenuto dal 14 maggio scorso in una prigione del Bahrain, ma non è uno dei tanti manifestanti arrestati in questi mesi dal governo: Ali ha solo 11 anni. Il suo reato è aver partecipato a un «raduno illegale». Ad accusarlo, le autorità che stanno usando il pugno di ferro da mesi per reprimere le manifestazioni di piazza in cui i cittadini chiedono una svolta democratica. Gli avvocati della famiglia Hasan sostengono che il ragazzino stesse semplicemente giocando in strada con altri bambini. Quando ha cercato di scappare gli agenti hanno minacciato di sparargli. Alla vicenda di Ali, ora trasferito in una struttura detentiva per minori, si sono interessate diverse associazioni per i diritti umani che ne chiedono il rilascio. Comunque il suo non sarebbe un caso isolato: secondo BahrainCenterforHumanRights sarebbero diversi i bambini sotto i 15 anni arrestati o peggio. L'ultimo adolescente picchiato a morte dalla polizia durante una manifestazione si chiamava Husam al-Hadad, aveva 16 anni, ed è morto due giorni fa. Nei giorni scorsi è stato condannato a tre anni di carcere per aver partecipato a manifestazioni illegali contro il governo Nabeel Rajab, il direttore del Centro per i diritti umani del Bahrain. Rajab era già stato arrestato in diverse occasioni per avere organizzato manifestazioni a favore della democrazia nel Regno governato dalla dinastia sunnita Al Khalifa. Assassinii, tortura, legge marziale, condanne a morte dei manifestanti, censura e denunce dei giornalisti, licenziamenti massicci di operai, centinaia di prigionieri politici, repressione selvaggia delle manifestazioni, ecco come la dinastia degli Al Khalifa intende mantenersi al potere. I giornalisti che tentano di denunciare la repressione vengono arrestati e tradotti in tribunale, almeno quando riescono a uscire vivi dalla detenzione. Perfino i medici e gli infermieri, che hanno avuto il torto di salvare delle vite umane e di curare i feriti, sono anch' essi vittime di questa furia repressiva. In spregio a tutte le convenzioni internazionali e soprattutto di quella di Ginevra, i manifestanti feriti non devono essere soccorsi. «Ma, nonostante la repressione senza precedenti in questo piccolo regno, il popolo del Bahrain resiste e continua a battersi per la democrazia e la dignità», rimarca Mohamed Bellali, scrittore e blogger, tra i più autorevoli attivisti dell'opposizione alla dinastia degli Al Khalifa. CRISIDIPLOMATICA L'Iran non rinvierà il suo ambasciatore in Bahrain fino a quando «la repressione contro la popolazione continuerà», ha detto il vice ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, citato dal sito internet della tv iraniana in lingua araba al Alam. L'ambasciatore del Bahrain in Iran ha ripreso le sue funzioni nel Paese il 12 agosto dopo un' assenza di un anno e mezzo. Le relazioni tra Manama e Teheran sono comunque tese dopo il dispiegamento nel marzo 2011 delle truppe saudite per partecipare alla repressione del movimento di protesta della popolazione in prevalenza sciita come in Iran contro la dinastia sunnita supportata da Ryad. Ha disertato e si è rifugiato in Giordania. No: è al lavoro come sempre a fianco del presidente. Niente affatto: voleva defezionare ed è stato arrestato prima che lasciasse il Paese. Che fine ha fatto Farouq al-Sharaa, vice presidente siriano, figura-chiave del regime baathista? Al-Sharaa sarebbe agli arresti domiciliari dopo aver tentato di disertare. A sostenerlo è Marwan al-Rifai, «capo dell'ufficio legale del Cns», sempre alla rete Al Arabiya, che, per prima, ieri mattina aveva dato la notizia della “diserzione” del più alto esponente sunnita del regime di Assad. Regime formato da esponenti della minoranza sciita degli alauiti (il 10% dei siriani) che dal golpe del padre, Hafez al-Assad, controlla il Paese. E mentre si rincorrono notizie e smentite, anche i ribelli hanno dato la loro versione: «Farouq al-Sharaa ha disertato e stavamo provando a farlo arrivare in Giordania». Così Luay al-Miqdad, portavoce dell'Esercito libero siriano, sentito dalla Cnn, in merito alla presunta defezione del vicepresidente siriano. Al-Sharaa avrebbe lasciato Damasco più di una settimana fa e sarebbe fuggito a Daraa, sua città natale, per provare a mettere in salvo parenti e persone che lavorano a stretto contatto con lui. Sempre secondo al-Miqdad, l'esercito avrebbe intensificato ultimamente gli attacchi su Daraa proprio per cercare di uccidere il presunto disertore prima che lasciasse il Paese. Quindi il portavoce spiega: «Abbiamo perso i contatti con i nostri comandanti a Daraa che stanno provando a portarlo oltre al confine con la Giordania. Siamo estremamente preoccupati del fatto che il regime sia riuscito ad arrestare alcuni membri della sua famiglia. costringendo al-Sharaa ad arrendersi». CONFERMELIBANESI Il quotidiano libanese AlMustaqbal fornisce ulteriori dettagli: al-Sharaa è arrivato a Daraa tra martedì e mercoledì, accompagnato da due alti ufficiali dell'esercito fedele al presidente Bashar al-Assad. I tre si sarebbero nascosti, in attesa che le condizioni fossero favorevoli alla fuga, con l'aiuto dell' Esl. Scoperto il tentativo di fuga, il presidente in persona avrebbe ordinato un pesante bombardamento nell' area, con l'obiettivo di uccidere il vice presidente “traditore” e addossare poi la colpa ai ribelli. FIGURACHIAVE Sulla vicenda dice la sua anche Abdo Hussameddin, ex ministro del Petrolio siriano che ha disertato il regime lo scorso marzo. «La posizione di al-Sharaa è nota. Ha cercato di lasciare la Siria, ma una serie di circostanze gli hanno impedito di fuggire, soprattutto il fatto che sia stato agli arresti domiciliari per un certo periodo», dice l'ex ministro ad Al Arabiya. Hussameddin ha quindi sottolineato come tutti gli alti dirigenti del regime siano circondati da agenti che li sorvegliano sotto l'incarico ufficiale di proteggerli. Al-Sharaa «non ha mai pensato di lasciare il suo Paese o di andare da qualche altra parte», ribatte la tv di Stato siriana, che però non ha mostrato alcuna immagine dell'uomo politico. Al-Sharaa, 74 anni, è vicepresidente dal 2006 ed è una delle figure chiave del regime siriano. Tra i suoi numerosi incarichi anche quello di ambasciatore a Roma, la nomina risale al 1974, e quello di ministro degli Esteri dal 1984 al 2006. Uomo della vecchia guardia “assadiana”, ma non interno al “clan alauita”, aveva raggiunto posizioni importanti anche all'interno del partito Baath. Dentro e fuori la Siria c'era chi puntava su di lui per un governo di transizione post-Assad che non tagliasse fuori la parte “più presentabile” del regime baathista. E forse è proprio questa la sua colpa maggiore, imperdonabile, agli occhi di Bashar. CRONACADIGUERRA È di almeno 129 morti accertati (90 civili, 10 ribelli e 29 soldati) il bilancio delle violenze nelle ultime 24 ore in Siria, dove le forze lealiste hanno continuato a bombardare Aleppo e diverse altre città, in particolare Homs al centro del Paese ed Herak al sud: lo ha denunciato l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell' opposizione in esilio con sede in Gran Bretagna, secondo cui decine di cadaveri senza nome, gettati in fossi o canali, sono stati rinvenuti in diverse zone intorno a Damasco. L'altro ieri a Qatana, villaggio situato alla periferia della capitale, ne erano stati già recuperati 65 da una discarica. Le forze governative hanno bombardato pesantemente anche alcuni quartieri nella parte ovest di Damasco e si sono scontrate con ribelli. Moaz al-Shami, un attivista che si trova nella capitale, ha descritto i bombardamenti come «incessanti» e ha riferito che cecchini stanno sparando dalle montagne Qassioun, che sovrastano la città. Ad Aleppo ci sono stati combattimenti soprattutto nella zona sud-occidentale e nei pressi dell'aeroporto, a circa 15 chilometri a sud-est del centro storico. U.D.G. udegiovannangeli@unita.it Husam è stato pestato a morte per strada venerdì, è la 50esima vittima della brutale repressione della dinastia sunnita degli Al Khalifa Ali, che ha 11 anni è in carcere da maggio Dimostranti polacche in solidarietà con le Pussy Riot davanti all'ambasciata russa a Varsavia FOTO ANSA UMBERTODE GIOVANNANGELI ILCASO vare a Ryan una folla allegra e festante. Eppure, quattro anni fa, a sentire Sarah Palin c'era molta più gente. Qui il giovane ideologo della destra repubblicana è corso, assieme alla madre, una di loro, a rassicurarli. In Florida un elettore su 5 è over 65 e questo Stato è fondamentale per vincere a novembre. Cosa è venuto a dire Ryan? «Mia madre vive di Medicare da dieci anni, gioca a tennis e fa esercizio» - proprio come voi, sta dicendo Ryan – «mia madre vuole che noi, l'America, manteniamo la promessa che le abbiamo fatto, di avere l'assicurazione in cambio delle tasse». Obama, secondo i repubblicani, ha tagliato 70 miliardi al piano pubblico. La proposta del vice di Romney, invece, è di privatizzare Medicare con un sistema di voucher che, grazie alla concorrenza pubblico-privato, conterranno la spesa. Durante le primarie repubblicane, l'ex speaker della Camera Newt Gingrich aveva definito la proposta «ingegneria sociale di destra». I tagli di Obama, a dire il vero, Ryan li ha votati e si è sempre - fino a quattro giorni fa - detto favorevole. La proposta repubblicana contiene un trucco: non tocca i privilegi degli over 55. I pensionati della Florida possono stare sereni. Molto meno coloro che stanno per andare in pensione. Come ci spiega poi in conferenza stampa telefonica il rappresentante democratico Chris Van Hollen, che conosce bene piano Ryan perché è membro anche lui della commissione bilancio: «Quel progetto trasferisce l'aumento dei costi sugli anziani, mentre i tagli di Obama non toccano in nessun modo sottolinea - i servizi e i diritti. Ridimensionano i rimborsi alle assicurazioni private e agli ospedali». La campagna Romney dovrà aggiustare il messaggio, trovare coerenza tra i tagli proposti e l'idea che Medicare non si tocca. Obama dovrebbe avere buon gioco a spiegare che le sue politiche sono fatte perché, oltre ai vecchietti al sole di oggi, anche i pensionati di domani possano andare a svernare in Florida. Barhain, 16enne ucciso dalla polizia Siria, è giallo sulla sorte del vicepresidente Sharaa . . . Denuncia di Amnesty e di altre ong dei diritti umani: ai sanitari proibito soccorrere gli oppositori Flottigliagiapponese inrottaverso le isole conteseconlaCina Apochigiornidallo sbarcodi attivisti cinesi -arrestati epoi rilasciati - su unodegli isolotti, è salpata ieri dall'isolagiapponesedi Ishikagiuna flottigliadi unaventinadi imbarcazioni, con rotta sull'arcipelagoSenkaku (che icinesi chiamanoDiaoyu),dove èattesa tra ierinotte estamani. Abordo circa 150 persone, tracui parlamentarie militantinazionalisti, decisi a riaffermare la sovranità di Tokyosulle isole,nonostante gliavvertimenti di Pechinoad«astenersi da qualsiasi azione illegalechemetta a rischio la sovranità territoriale». La tensionetra Pechinoe Tokyoper l'arcipelago, tantodisabitatoquanto riccodi pescee possibiligiacimenti digas, amministratodal Giapponema rivendicatodalla Cina(e da Taiwan), siè riacceso dalblitzdel 15agosto. Gli attivisti cinesi sonorientrati ieria HongKongdopo unbreve arresto, accoltidalla follacome eroi. Farouk al-Sharaa FOTO ANSA-EPA . . . La tv di Stato smentisce la sua diserzione e il tentativo di fuga in Giordania . . . Fonti dell'opposizione però ricostruiscono: è stato preso a Daraa e ora è agli arresti domiciliari domenica 19 agosto 2012 11
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SEGUEDALLAPRIMA Un attacco per delegittimarlo, associando il conflitto di attribuzione da lui promosso con il proposito di colpire l'inchiesta giudiziaria sulla «trattativa» Stato-mafia. La circostanza che la stessa Procura di Palermo abbia a più riprese assicurato l'irrilevanza delle intercettazioni telefoniche, su cui ora insiste il conflitto presso la Corte costituzionale, non ha mai minimamente influito sulla rotta e gli obiettivi della campagna. Che, appunto, è dimostrare una contrapposizione istituzionale, politica e morale tra i magistrati e gli altri poteri dello Stato. E di conseguenza coinvolgere, con il presidente della Repubblica, tutte le istituzioni rappresentative nel medesimo giudizio di complicità e di infamia. La solidarietà tra e con chi si batte contro le mafie è un sentimento costitutivo, irrinunciabile dei democratici italiani. Anche perché nel nostro Paese la criminalità è un cancro diffuso, è l'ostacolo primo alla ricostruzione, e troppe verità nel tempo sono state occultate. Ma, proprio perché questa solidarietà è una pietra angolare, non può essere sequestrata e utilizzata per una costruzione politica manichea, settaria. Il Bene assoluto rappresentato dai magistrati, e il Male assoluto rappresentato da tutti gli altri, anche da coloro che si interrogano sulla crisi della legge, sugli equilibri instabili tra i poteri democratici, sui limiti della politica e del diritto: questo schema consente ai demagoghi di sfuggire dalla complessità del reale, ma la storia ci insegna che è la premessa di ideologie autoritarie. Di certo non è un caso ciò che sta accadendo. Non è un caso che, partendo dal giusto sostegno ai magistrati anti-mafia, il cuore della campagna sia diventato l'attacco al presidente della Repubblica, cioè la personalità politica che più di ogni altra gode della fiducia degli italiani, il garante della Costituzione, l'uomo che ha guidato senza traumi (nelle istituzioni e con l'Europa) la transizione oltre il governo Berlusconi e che ora cerca, nei limiti dei suoi poteri, di guidare il Paese oltre la cosiddetta seconda Repubblica. Non è un caso neppure che i promotori della campagna, dopo la solidarietà espressa da Monti al presidente, si scaglino ora contro il premier con una radicalità che fin qui mai avevano usato quando il Paese soffriva delle conseguenze sociali delle politiche concrete del governo in carica. Del governo Monti siamo da sempre osservatori critici. In qualche passaggio siamo stati molto critici. Per quel decifit di equità sociale che rende ancora meno sopportabili gli errori politici dell'Unione europea. Mentre invece ai manichei che ora assaltano il Quirinale le questioni sociali interessano assai poco. Noi viceversa non abbiamo mai confuso i dissensi politici con la legittimità del governo Monti: non abbiamo mai neppure pensato che Monti fosse la continuità o peggio di Berlusconi. È piuttosto la chances che i democratici hanno di uscire dalle macerie della seconda Repubblica e arrivare al voto. Il tema dello scontro è esattamente questo: uscire o no dalla seconda Repubblica. Quando la bufera di Tangentopoli travolse la vecchia classe politica, prevalsero i demagoghi: l'esito fu la vittoria di Berlusconi e, se non fosse nato l'Ulivo, l'inerzia di allora avrebbe presto travolto la Costituzione nata dalla Resistenza. Il centrosinistra oggi è chiamato a una sfida molto difficile, anche per il discredito che circonda la politica. L'opportunismo spinge ad assecondare le semplificazioni, a non andare controcorrente. Ma chi si propone di governare la ricostruzione deve tenere la schiena dritta e comprendere i passaggi cruciali. L'attacco al Capo dello Stato non è una questione di stile. Alla fine non conta neppure se Napolitano deciderà di procedere sul conflitto di attribuzione o meno, se la Consulta gli darà ragione oppure no. Il tema è se la Costituzione repubblicana e le istituzioni che hanno resistito alle torsioni della seconda Repubblica siano ancora capaci di sostenere un governo politico di ricostruzione. Il tema è la legittimità del Parlamento a cambiare il Porcellum. Il tema è l'autorevolezza dell'esecutivo che nascerà dal voto. Per questo la difesa del Capo dello Stato e del suo ruolo di garante è condizione vitale della strategia del centrosinistra. Per questo è il discrimine di ogni alleanza futura. Per questo i demagoghi e gli oligarchi sono alleati in difesa dello statusquo: pensano che bisogna ancora e sempre demolire. Invece è arrivato il tempo di ricostruire: basta uomini soli al comando, basta corporazioni e lobby che vogliono limitare la politica democratica. Democrazia è equilibrio e divisione dei poteri, ed è anche coscienza del limite. LALETTERA Ilcommento Se le imprese finiscono sulle navi Massimo Adinolfi BEFERA: «NON MICANDIDO» LEIMMAGINIDIQUANTOAVVENUTOINSUDA-FRICADOPOUNGIORNODISCONTRITRAPOLIZIAEMINATORIDAVANTIALLATERZAMINIERADI PLATINODELMONDO,a Mirikana, riporta ancora una volta in auge il tema dell'importanza della dignità del lavoro che assume sempre più un carattere globale, travalicando confini geografici e storici. Indubbiamente colpisce molto la notizia della strage di trentaquattro minatori che hanno avuto come unica “colpa” quella di protestare per le loro inique condizioni di vita e la violentissima reazione della polizia, schierata con più di cinquecento poliziotti pronti per sedare nel sangue la protesta. Ma proprio perché questo evento ha riportato indietro le lancette dell'orologio, generando allo stesso tempo un nuovo fenomeno, quello dell'apartheid sociale, dove lo scontro non è più solo tra neri e bianchi ma tra chi ha ricchezza e diritti e chi no, risulta evidente che, aldilà della cronaca, si deve tentare di dare un'interpretazione compiuta di quanto avvenuto, evitando che la notizia scompaia velocemente dai media. Sebbene infatti la situazione del Sudafrica uscito dalla transizione democratica degli anni Novanta sia estremamente complessa e la sua integrazione nell'economia mondiale, scelta e perseguita con convinzione dai Governi dell'Anc (African National Congress), abbia generato forti contraddizioni all'interno della società sudafricana, è importante che su questa vicenda si faccia chiarezza e vengano accertate le responsabilità anche di chi non ha agito in prima persona. Che, infatti, la multinazionale britannica Lonmin, che gestisce la miniera di Marikana, liquidi la questione definendola «di ordine pubblico piuttosto che di conflitto sociale» proprio non convince. E proprio perché si tratta di una multinazionale europea è giusto che l'Europa intervenga con tutti gli strumenti che ha a disposizione per portare avanti una grande battaglia che riguarda in primis la dignità del lavoro e della persona. La prossima settimana, dunque, all'apertura del Parlamento, interrogheremo la Commissione europea affinché venga fatta una verifica rispetto al comportamento di questa multinazionale, che già nel maggio 2011 aveva mandato a casa 9000 lavoratori per stroncare una protesta analoga. Sarebbe, inoltre, auspicabile che la delegazione interparlamentare Ue-Sudafrica, guidata dall'amico europarlamentare socialista Michael Cashman, metta all'ordine del giorno della prossima riunione della delegazione la discussione di questi fatti. Tutto questo dovrebbe portare anche il Presidente sudafricano Zuma a mettere in campo un'azione per accertare le responsabilità e fare in modo che le aspettative dei minatori abbiano una risposta. Questa vicenda, in definitiva, rimette al centro un antico interrogativo: se la logica esasperata del profitto debba avere costi umani così elevati; o se, invece, quella del lavoro dignitoso non debba divenire sempre più una battaglia centrale per tutti i progressisti in Europa e nel resto del mondo. Maramotti L'editoriale Va respinto l'attacco al Capo dello Stato Claudio Sardo SEGUEDALLAPRIMA Prima o poi la loro voce torna a udirsi, anche se a prenderli sul serio non sono quasi mai quelli a cui il grido è rivolto. I filosofi, dunque, se ne sono restati prudentemente al chiuso, ma altri non vedono l'ora di prendere il largo. E così è nata «Blueseed», un enorme incubatore di impresa che avrà la particolarità di essere allocato su una nave, opportunamente riadattata, la quale navigherà in acque internazionali, lontano dai doveri imposti dalle leggi statali. Lì, in quelle distese marine dove un tempo scorazzavano solo mercanti di schiavi, pirati e cacciatori di balene, un migliaio di nuovi imprenditori, che avrà pagato una quota mensile di affitto e ceduto agli investitori che finanziano il progetto una piccola percentuale sui futuri profitti, potrà coltivare il sogno di far nascere una nuova impresa da un'idea: senza obblighi autorizzativi di alcun tipo, senza condizioni asfissianti frapposte dalla burocrazia, senza pastoie legali, rivendicazioni sindacali, verifiche ispettoriali, vincoli ambientali, controlli fiscali. Ciliegina sulla torta: la nave incrocerà al largo della California, in modo da consentire ai suoi ospiti di raggiungere quotidianamente la nuova terra promessa, la Silicon Valley, ed eventualmente trasferirsi colà, completata la fase di start up. Stando al largo, gli imprenditori avranno bisogno di un semplice visto turistico per scendere a terra, aggirando così la soffocante normativa statunitense sull'immigrazione. A Dario Mutabdzija e Max Marty, due giovani imprenditori californiani, l'idea è venuta proprio per questo: dato che le autorità concedono i visti per motivi di lavoro col contagocce, noi mettiamo lavoratori, tecnici e inventori di ogni nazionalità su una nave, e lì teniamo lì, fuori dal controllo dell'occhiuta amministrazione statale, a coltivare idee e programmi. Se e quando la cosa funziona, scendiamo a terra, altrimenti ce ne stiamo ben alla larga. Se è vero che c'è la fila per salire a bordo, quel che manca ai nuovi Cristoforo Colombo dell'imprenditoria è trovare un Isabella di Castiglia che gli dia il capitale iniziale per dotare la nave di tutte le necessità (e di qualche comfort). Ma il più sembra fatto: Mutabdzija e Marty hanno annunciato che la raccolta fondi è a buon punto, ad agosto dovrebbe chiudersi la prima fase e, se tutto va come deve andare, anche «Blueseed» andrà, a partire dall'anno prossimo. Orbene, si può trovare una metafora più potente dei nostri tempi? Vista la fortuna che grazie a Zygmunt Bauman ha avuto l'aggettivo liquido – per cui noi postmoderni viviamo ormai una vita liquida in una società liquida in cui anche gli amori sono liquidi, e i partiti non ne parliamo – non è evidente che è in mare che doveva finire tutta questa liquidità, mentre a terra, come la crisi finanziaria ogni giorno dimostra, essa scarseggia maledettamente? E non è ovvio che siano gli imprenditori i primi a cercare il mare? Se il liquido non va dagli imprenditori, saranno gli imprenditori ad andare sul liquido mare – dove si liquefa soprattutto ogni legame sociale o nazionale, e il denaro torna finalmente a circolare. Michel Foucault fa nascere la modernità quando la «nave dei folli» getta l'ancora e al suo posto nascono gli ospedali: pazzi vagabondi e criminali (e soprattutto poveri) non sono più liberi di girovagare, ma vengono ospedalizzati, reclusi, tenuti sotto stretta sorveglianza o costretti a lavorare nelle working houses. Nasce allora lo Stato moderno, definito come l'unità politica di un popolo che insiste sopra un territorio chiuso. Carl Schmitt, a cui si deve la definizione, ha descritto l'intera vicenda politica moderna nella prospettiva di un'opposizione fondamentale, quella fra terra e mare (ma anche fra organismi politico-statuali ed economia capitalistica): e non è di nuovo questa opposizione, alla fine di un'intera fase storica, che la «Blueseed» illustra, dandocene un'immagine potente ed emblematica? Da una parte gli Stati nazionali cercano di tenere in piedi i loro ammaccati spazi di sovranità e legalità, dall'altra l'economia finanziarizzata li corrode e li ridimensiona, mentre si fa forte la tentazione di spostare fuori dei loro confini la stessa base produttiva. In realtà, negli ultimi sessant'anni l'Occidente ha cercato di dimostrare che si può scommettere su società aperte, economie aperte, sistemi politici aperti e inclusivi. Ma è una scommessa difficile da vincere, se vicino alle coste gireranno certo non portaerei coi cannoni puntati, ma navi da crociera con fondi esentasse. Un futuro degno del finale di Blade Runner mostrerebbe uno scenario mai visto: non navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, ma isolotti galleggianti bene ormeggiati giusto un metro fuori dalle acque internazionali. Noi umani finora non avremmo potuto immaginarlo, ma si sa: a volte la realtà supera perfino l'immaginazione. Antonio Panzeri Eurodeputato Pd Lenotizierelativeallapresuntacandidatu-ra del direttore dell'Agenzia delle Entrate, AttilioBefera,alleprossimeelezionipolitichesonodestituite diogni fondamento. Ufficio stampa Agenzia delle Entrate L'intervento Strage del Sudafrica Intervenga l'Europa . . . Minatori uccisi: si accertino responsabilità . . . La Ue utilizzi tutti i suoi strumenti Sergio Cofferati Eurodeputato Pd COMUNITÀ domenica 19 agosto 2012 17
Montepremi 2.083.398,27 5+stella Nessun6-Jackpot 9.024.208,91 4+stella 21.336,00 Nessun5+1 - 3+stella 1.189,00 Vinconoconpunti5 26.042,48 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 213,36 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 11,89 0+stella 5,00 Nazionale 38 59 21 82 18 Bari 73 50 59 25 86 Cagliari 77 87 60 42 48 Firenze 25 74 73 8 67 Genova 16 23 63 87 54 Milano 4 54 22 16 15 Napoli 55 24 42 38 77 Palermo 66 53 52 20 57 Roma 69 89 29 5 68 Torino 54 88 38 39 90 Venezia 34 30 79 76 54 LOTTO 10eLotto 4 16 23 24 25 30 34 50 53 5455 59 66 69 73 74 77 87 88 89 InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 3 5 11 34 43 49 2 24 MASSIMODEMARZI TORINO SPORT 3360 KM, TANTISSIME SALITE, UN CALDO INFERNALE EUNDUELLOFANTASTICO.Parte dalla Plaza de Toros di Pamplona la Vuelta del Grande Ritorno, quello di Alberto Contador, il convitato di pietra dei Grandi Giri 2012. Contro il madrileno, reduce da sei mesi di stop per doping, si scatenerà Chris Froome, imbavagliato per ordini di scuderia al Tour, ma ora libero di spianare le montagne spagnole e di dare spettacolo. Contador e Froome non si sono mai affrontati in un Grande giro. Nel 2011 l'anglo-kenyano era già il più forte del lotto ma per doveri di squadra dovette lavorare e sfinirsi in maglia di leader per il compagno di squadra Wiggins. Risultato: Froome secondo, Wiggins terzo, vittoria a Cobo. Stavolta il 27enne fuoriclasse del team Sky è solo e libero dall'orrendo peso del dovere. E farà la corsa a suo modo, ammesso che la condizione stupefacente del Tour non sia evaporata. Senza l'ingombrante sagoma di Wiggins attaccata al carro posteriore della bicicletta, con un Contador in forma ma a corto di km in gara dopo una primavera e un'estate da esiliato delle bicicletta, Froome parte come grande favorito della terza grande corsa a tappe dell'anno. In più ha una squadra mostruosa, ricca di scalatori. Però la Vuelta, questa Vuelta, non è il Tour, metà delle tappe saranno in salita, e le salite del nord della Spagna sono dure, spietate, non addomesticabili con giochi di squadra o tattiche. Bisognerà andare. Non parrà vero però a Froome non doversi guardare indietro: «Sono supermotivato e sono voglioso di vincere finalmente una grande corsa a tappe, è la mia grande occasione». Il primo giro con il pronostico addosso però pesa: «Sono un po' stanco di “testa”, ma non voglio alibi». Tirato a lucido, sorridente, minaccioso, l'inglese ha tutto per stradominare. Ma dovrà fare i conti con la voglia mostruosa di Alberto Contador. Dopo la squalifica ad hoc per il controverso affaire clenbuterolo - sei mesi effettivi senza corse, ma tutti i risultati ottenuti dal luglio 2010 in poi cancellati dal suo palmares -, il capitano della Saxo-Tinkoff parte un gradino sotto Froome, ma con motivazioni altissime: «Quello che mi è capitato in questi mesi ha lasciato il segno, inutile negarlo, ho sofferto, ma ora guardo al futuro». Il futuro, a 30 anni, è una nuova carriera, con quali forze e quali prospettive lo dirà questa tremenda Vuelta, ritagliata quasi alla perfezione sulle caratteristiche dello scalatore madrileno. Una Vuelta spettacolare, ardita, al limite. Dieci tappe di montagna, sei arrivi in salita, una sola crono individuale, di 39 km. Una corsa tutta al nord della Spagna, il via dai Paesi Baschi per il secondo anno consecutivo, dopo che per 33 edizioni gli organizzatori si erano ben guardati dal far transitare uomini e biciclette sulle instabili strade euskere. Prime salite già domani e martedì, giornate decisive il 2 settembre, con la mitica e terribile salita dei Laghi di Covadonga, e poi, alla vigilia dell'ultima tappa madrilena, si andrà in cielo fino alla Bola del Mundo, l'ascesa che due anni fa esaltò e premiò la costanza e la crescita di Vincenzo Nibali. Lista partenti alla mano, la Vuelta sarà la grande corsa a tappe più ricca del 2012. Oltre a Contador e Froome, andranno alla lotta per il podio anche Joaquim Rodriguez, De Gendt, secondo e terzo dell'ultimo Giro, Valverde, Cobo, i baschi Anton e Astarloza, Van den Broeck, Gesink, Mollema, i colombiani della Sky Henao e Uran, Menchov, Gadret. Tanta gente da salita, pochi velocisti, molti uomini finiti a penare ai 43 gradi di Pamplona per affinare la preparazione in vista del Mondiale di Valkenbug. C'è, ad esempio, Damiano Cunego, che torna motivato e carico dopo un'estate di riposo. 19 gli italiani al via, qualche attesa per Cataldo e Capecchi in chiave classifica, occhio ai colpi di mano di Tiralongo e Gasparotto, e alle volate di Elia Viviani, per la prima volta in carriera al via di un Grande giro. Tutti però guarderanno quei due, il passato che ritorna, il futuro che chiede spazio, in una corsa che, dopo aver vissuto anni di crisi, con poco pubblico, poca visibilità, pochi sponsor e bassi valori tecnici, per rinnovarsi, prova il brivido dell'estremo. ANCORA48ORE.POISARÀSCIOLTOL'INTRIGODEROSSI. Il Manchester City ha lanciato l'assalto per il gioiello della Roma, per avere il “capitan futuro” dei giallorossi è pronta un'offerta vicina ai 30 milioni di euro. Dalla capitale ribattono che per meno di 35 non se ne farà nulla, ma la distanza è così ormai sottile che a questo punto sarà la volontà del giocatore a fare la differenza. Inizialmente De Rossi non sembrava entusiasta all'idea di lasciare Roma, ma quando si è parlato di un quadriennale da quasi 9 milioni (bonus compresi) a stagione, le certezze del centrocampista hanno iniziato a vacillare. Intanto la Roma ha definito l'ingaggio del 18enne difensore centrale brasiliano Marquinhos, l'ufficialità del prestito dal Corinthians dovrebbe arrivare domani. Massimiliano Allegri, alla vigilia del Trofeo Luigi Berlusconi, ha spiegato chiaramente quale sia la nuova strategia rossonera: «È un momento economicamente delicato e la società ha fatto scelte giuste, oculate. Cercheremo di fare una buona annata con quello che abbiamo, sarà comunque un Milan competitivo. Ci adeguiamo all'austerity, ma la Juventus è la favorita per lo scudetto, noi siamo da primi tre posti». E alla domanda se l'ipotizzato scambio Pazzini-Cassano con l'Inter fosse solo fantamercato, il tecnico non ha escluso nulla: «Vedremo… Noi viviamo di praticità, non di favole». Tradotto, difficile ma non impossibile. Stasera, dopo la partita con la Juve, Allegri e Galliani parleranno col presidente Berlusconi per capire se esiste la possibilità di attingere ad un extra budget per provare l'assalto a qualche grosso nome: «In questo momento è impensabile poter prendere certi campioni, con le cifre che girano», ha detto ancora il tecnico. Ovvio che un intervento diretto del Cavaliere potrebbe cambiare gli scenari e far tornare di stretta attualità il nome di Ricardo Kakà, visto che il presidente del Real Fiorentino Perez non intende lasciarlo partire solamente in prestito come vorrebbero in via Turati. Intanto, sia il Milan che l'Inter non disdegnano l'ipotesi Borriello, ma a sorpresa anche la Juve potrebbe tornare a bussare alla porta della Roma per il giocatore che fino a maggio era in prestito alla corte di Conte. A Torino sperano ancora in Llorente (che Bielsa, tecnico del Bilbao, non ha convocato per l'esordio in campionato di quest'oggi, al pari di Martinez, già venduto al Bayern...), e la società bianconera ha anche la necessità di cedere uno fra Matri e Quagliarella, situazione che rende difficile l'ipotesi di vedere in bianconero Pazzini, pupillo dell'ad Marotta fin dai tempi della comune esperienza alla Sampdoria. Ma questa povera serie A deve guardarsi ogni giorno dagli assalti dei veri ricchi d'Europa: il Psg - dopo aver depredato il Milan, e preso anche Veratti - sarebbe pronto ad offrire 15 milioni per lo svizzero Lichsteiner e la Juve (che pensa all'atalantino Peluso, dopo aver definito l'ingaggio di Gabbiadini, che sarà girato al Bologna) mediterebbe il colpo grosso, chiedere all'Inter Maicon. Infine pare sfumato il passaggio di Ramirez al Southampton, dopo l'accordo già raggiunto fra gli inglesi e il giocatore che tanto aveva fatto infuriare la società emiliana: i rossoblù pretendono 15 milioni per cedere l'uruguaiano. E così sul talento del Bologna ha rilanciato forte il Tottenham. COPPAITALIA SABATO 18 AGOSTO LaVuelta deimigliori InSpagnaduello fraContador e Froome: è il Giro più quotato L'inglesepotràcorreresenza doverbadareaWiggins, lo spagnolotornadopola squalifica.Percorsodurissimo: lospettacoloèassicurato ANDREAASTOLFI PAMPLONA LaSaxo Bank, squadradiContador: ieri il viaallaVuelta con la cronometroasquadre. FOTO VIDAL/ANSA EPA DeRossieRamirez: laSerieArischia diperdereanche loro IlCityrilanciaper il giallorosso:30milioni allaRoma,9nettial giocatore. IlTottenham sull'uruguaiano Fiorentina-Novara, laparaboladiLjajic: ilgol dopogli schiaffidiRossi Con il terzo turnodiCoppa Italia entrano in lizza lesquadredi SerieA.Dodici lecompaginidella massimaserie impegnate. Laprimaa scendere incampo, nellapartita del tardopomeriggio, è stata la nuovaFiorentina di Montella cheha battuto2-0 ilNovara di Tesser. Siègiocato in condizioniproibitive, con la temperatura vicino ai40 gradi,ma i viola sonoparsi comunque brillantie veloci, già capacidimanovrare pallaa terracome chiestodal tecnico. Dopo dueanni deludenti,Firenze sembraaver ritrovato entusiasmo.Particolarmente bello il vantaggio segnatoda AdemLjajic, ingiratavolante, su assistdi Pizarro: il serbonon giocava una partita ufficialeproprio dall'ultimo incontro fra Fiorentinae Novara, sempreal Franchi,quando fusostituito daDelioRossi e finìnella famosa rissa,con il serbofuori rosa e il tecnico esonerato.Raddoppio diPasqual su punizione. .. . Listadipartenti superiorea GiroeTour:Rodriguez,Cobo eDeGendtsarannopericolosi inmontagna.C'èCunego U: 26 domenica 19 agosto 2012
Che cosa aveva da guadagnare il muscolare Putin, l'uomo che si è fatto fotografare mentre atterrava una tigre e cavalcava a torso nudo, a vincere la sua personale battaglia contro tre ragazze in calzamaglia colorata? La condanna a due anni per le Pussy Riot, colpevoli di aver cantato nella cattedrale più sacra di Mosca una canzone contro Putin e contro la Chiesa ortodossa che lo sostiene, lascia addosso la sensazione che il numero uno del Cremlino possa aver sbagliato i conti. Solo qualche mese fa le Pussy Riot non erano nessuno, un gruppo di ragazzine contro il potere, sulla scia dei movimenti di piazza galvanizzati dall'annuncio che anche le elezioni di quest'anno sarebbero state una farsa, buone solo per sancire lo scambio di ruoli tra Medvedev e Putin, come era avvenuto quattro anni prima. Le Pussy - un collettivo anarcoide e femminista, di ispirazione punk-rock - erano una goccia della protesta, capace di esprimersi anche in forme stravaganti. Secchi azzurri in testa, nastri bianchi sul bavero, cortei di auto sul raccordo interno della capitale, catene umane irridenti, passeggiate in fila per uno, mini-cortei messi in scena con i Lego per aggirare i divieti di manifestare. Tra tutte, quella scelta dalle Pussy Riot è stata forse la protesta che ha avuto meno seguito e risonanza, non fosse stato per gli arresti e per il pandemonio che ne è derivato: le fratture interne alla Chiesa ortodossa, le discussioni tra innocentisti e colpevolisti, gli appelli di Amnesty international, la schiena nuda di Madonna in un concerto a Mosca, con una scritta in nero: «Pussy Riot». La variegata opposizione russa le ha adottate e ne ha fatto un simbolo. Garry Kasparov, l'ex campione di scacchi oggi attivista politico, è stato arrestato - e picchiato, denuncia - davanti al tribunale dove le ragazze venivano processate. Il blogger anti-corruzione Alexei Navalny a sua volta incriminato per appropriazione indebita, una scorciatoia per cercare di zittirlo - ha seguito passo passo la vicenda processuale. Che ha travalicato i confini russi per diventare un caso internazionale. Tutti, a cominciare dalla Casa Bianca e dalle cancellerie europee, hanno criticato la sproporzione della sentenza: il carcere per una canzone sa troppo di persecuzione politica. «PIÙUMANIDEICANNIBALI» «Il prossimo passo sarà di bruciare chiunque dica che la terra è rotonda», scriveva ieri Igor Maltsev sul sito web del quotidiano russo Izvestiya. «Due anni in prigione non è troppo probabilmente - notava Stanislav Minin sul quotidiano moderato Nezavisimaya Gazeta - “Le cose vanno peggio in altri Paesi”. Infatti è vero. In alcuni la gente viene uccisa a colpi di pietre e in altri, credo, persino mangiata. Ma c'è poco onore nel sembrare più umani di un cannibale». Radio Echo di Mosca, che ha mandato in diretta la fluviale lettura della sentenza - tre ore - ha fatto un sondaggio tra il pubblico: il 77 per cento ha giudicato «impossibile concordare» con la condanna. Khodorkovsky, l'ex magnate della Yukos Oil sbattuto in cella per le sue ambizioni politiche in contrasto con quelle di Putin, preconizza che il regime sia prossimo ad un punto di rottura, anche se non in tempi brevissimi: 3-5 anni. «Vladimir Pussy». Un Putin con le guance arrossate dal trucco, gli occhi bistrati di verde e un filo di rossetto appare sui cartelli branditi nelle manifestazioni di solidarietà - un accenno all'omofobia di regime, in singolare coincidenza con il processo delle Pussy Mosca ha deciso di bandire il gay Pride per cento anni. Ma anche un richiamo all'intolleranza fatta legge. «Liberate le Riot ora», c'è scritto sui cartelli. Ma si potrebbe leggere anche come «Liberate la sommossa», un segnale di via libera. La bella Nadia - la presunta leader del gruppo - dal carcere scrive: «Abbiamo vinto». Mosca non è la Russia, però. E Putin forse non ha del tutto sbagliato i suoi conti. La sortita delle Pussy non è piaciuta alla maggioranza del Paese, a giudicare dai sondaggi dell'autorevole centro Levada. Il 47 per cento dei russi nei giorni scorsi si è detto favorevole alla condanna delle ragazze, anche quando si prospettava il massimo della pena, sette anni. Il 44 per cento è convinto che il processo sia stato equo. In proporzioni decisamente minori gli sfiduciati. Oltre il 50 per cento non nutre simpatie per le performance delle Pussy. Soprattutto in una cattedrale. Per evitare fratture e divisioni, la Chiesa ortodossa - dopo aver chiesto la massima durezza - oggi invoca clemenza. Difficile immaginare che la vicenda possa aver una risonanza tale da disgustare i fedeli o da alterare il saldo rapporto tra il regime e la gerarchia ecclesiastica. I russi per tre quarti si dichiarano credenti, ma appena il 5 o il 6% è davvero praticante. Per lo più è sfuggito il nesso tra la canzone anti-Putin e la Chiesa. E al processo, il giudice ha tagliato fuori dalla sentenza qualsiasi riferimento politico, riducendo tutto a teppismo. Anche la levata di scudi all'estero non sembra turbare i sonni di Putin. Ha appena varato una legge che identifica come agente straniero le ong che ricevano fondi dall'estero, ha ridimensionato ulteriormente il diritto di manifestare, ha perquisito le case dei diversi leader dell'opposizione e scovato incriminazioni ad hoc per toglierseli dai piedi. Le Pussy Riot sono un simbolo della sua regale intolleranza. Ma, suo malgrado, anche del fatto che a differenza di qualche anno fa, la critica oggi si esprime ad alta voce e la cosa comincia a sembrare normale. In un nuovo video postato venerdì sera, le Pussy cantano: «Il Paese va avanti, il Paese scende per le strade con audacia; il Paese è pronto ad abbandonare il regime». La stampa russa pronostica una riduzione della pena in appello. Paul Ryan in Florida Comizio tra i pensionati contro Obama e Medicare Nuovo video delle ragazze punk-rock dove cantano: «Il Paese è pronto ad abbandonare il regime» Fuori da Mosca la maggioranza dei russi le critica per l'offesa alla Chiesa Ai timori di un epilogo drammatico (l' assalto della polizia inglese all'ambasciata dell'Ecuador, dove è rifugiato Julian Assange) subentra la speranza di una via d'uscita concordata alla disputa da cui dipende la sorte del fondatore di Wikileaks. Il governo di Quito è disposto a consentire che il suo protetto venga estradato in Svezia, purché i governi di Stoccolma e Londra garantiscano che non sarà successivamente trasferito altrove. In particolare non negli Usa, dove rischia una condanna a morte per rivelazione di segreti di Stato. Per ora il governo Cameron non si pronuncia su quella che rimane un'ipotesi, maturata durante una telefonata fra un alto funzionario del Foreign Office e l'ambasciatore ecuadoriano a Londra. Nessuna risposta diretta anche da Stoccolma, ma il premier Fredrik Reinfeldt definisce «inaccettabili» i dubbi sollevati dal governo del presidente Correas sul rispetto dei diritti della difesa in Svezia. A sostegno della posizione di Quito si schiera gran parte dell'America Latina, in una sorta di fronte comune contro l'atteggiamento arrogante delle autorità britanniche, che l'Ecuador in queste ore di polemiche concitate si è spinto a definire «coloniale». Tre organizzazioni panamericane sono mobilitate: l'Osa (che comprende anche gli Stati Uniti), Unasur (di cui fanno parte solo i Paesi della metà meridionale del continente) e Alba (alla quale aderisce un gruppo di Stati del Sud retti da governi di tendenza bolivariana, oltre a Cuba e qualche piccolo Paese caraibico). PROTESTABOLIVARIANA Il Consiglio politico di Alba si è riunito ieri a Guayaquil, in Ecuador. Una conferenza stampa era prevista al termine dei lavori, quando in Italia era notte fonda. Erano presenti i ministri degli Esteri di Bolivia, Venezuela, Ecuador, Cuba, e il viceministro degli Esteri del Nicaragua. Nella stessa città oggi si incontrano per affrontare la crisi anglo-ecuadoriana i capi delle diplomazie dei Paesi membri dell'Unasur. Ma la riunione più attesa era quella dell'Osa (Organizzazione degli Stati Americani), visto che ne fanno parte gli Usa. Come era prevedibile, la spaccatura è stata netta. Quando si è andati al voto è emerso l'isolamento del rappresentante statunitense, sulle cui posizioni si sono attestati solo i colleghi di Canada e Trinidad. Bisognava decidere se convocare il prossimo venerdì a Washington un vertice dei ministri degli Esteri per discutere le questioni legate al caso Assange. I sì sono stati 23, i no 3, e 5 gli astenuti. A piegare l'opposizione degli Stati Uniti non è bastata la precisazione del segretario generale dell'Osa, José Miguel Insulza, secondo cui in discussione non è la vicenda di un individuo, ma «i problemi posti dalla minaccia di un possibile intervento esterno nella sede dell'ambasciata ecuadoriana». In ballo, secondo Insulza, è «l'inviolabilità delle missioni diplomatiche di tutti i Paesi che fanno parte dell'Osa, e per questo la cosa ci riguarda tutti». Neanche ponendo la questione in questi termini, la maggioranza dell'Osa è riuscita a superare l'opposizione statunitense, la cui inviata Carmen Lomellin ha sostenuto che il suo Paese «non riconosce l'asilo diplomatico come materia di diritto internazionale». Il summit fissato per il 24 settembre «non serve e danneggia la reputazione dell'organizzazione», ha aggiunto Lomellin. Julian Assange fa sapere intanto che oggi intende parlare. Evidentemente dall'interno dell'ambasciata ecuadoriana in cui si è rifugiato due mesi fa ottenendo asilo politico. Se solo osasse affacciarsi sull'uscio di Hans Crescent 3, vicino Hyde Park, verrebbe immediatamente trascinato via dai poliziotti che stazionano in numero di cinquanta, presidiando tutti gli accessi all'edificio. Contro di lui pende un mandato d'arresto per avere violato le norme sugli arresti domiciliari. La giustizia inglese in giugno respinse il suo appello contro l'estradizione in Svezia dove è imputato di violenza sessuale in un'inchiesta che Assange denuncia come una montatura, finalizzata a una successiva estradizione oltre Atlantico. Lì lo attenderebbe un processo per l'attività di Wikileaks, il sito online specializzato nella divulgazione di documenti diplomatici riservati. Washington ha il dente avvelenato con l'uomo che ha rivelato l'altra faccia della politica estera americana. Quella che doveva restare nascosta. La sanità è il nuovo oggetto del contendere tra Obama e Romney. O meglio, sono gli over 55 che hanno diritto a Medicare, l'assicurazione sanitaria pubblica garantita alle persone anziane. Quelle stesse di cui i repubblicani hanno un disperato bisogno perché sono la loro base più sicura. Medicare è diventata il centro del dibattito politico a causa della scelta di Paul Ryan a candidato vice di Romney. Il suo piano di tagli presentato l'anno scorso in virtù di presidente della commissione bilancio e alcune vecchie proposte legislative colpiscono duro la sanità pubblica e Obama e i suoi stanno martellando pesante sul tema. Per rispondere Ryan è stato spedito in Florida a The Village, una delle più grandi comunità per pensionati d'America. Trenta miglia quadrate di servizi, villette e caldo tropicale dove vengono a passare la pensione migliaia di benestanti, ma non troppo, per cui Medicare resta fondamentale. Questo è un luogo perfetto per i candidati repubblicani, una tappa fissa. Gary Morse, il padrone, ha donato un milione a Romney. E ieri mattina un Margarita costava 2 dollari e 75, quasi regalato, in maniera da far troMONDO MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Pussy Riot, nuova hit E la Russia si divide . . . Sui manifesti di protesta un Putin con gli occhi truccati e il rossetto: «Vladimir Pussy» . . . Ma il 47% dei russi considerava adeguata la condanna al massimo della pena, 7 anni . . . Vertice nella notte dei Paesi aderenti ad Alba come Bolivia e Cuba E oggi Assange parlerà Il caso Assange scuote i rapporti America Latina-Usa L'Ecuador: sì all'estradizione in Svezia ma non negli Stati Uniti Stoccolma ritiene inaccettabile la mediazione Washington finisce in minoranza nell'organizzazione panamericana Osa GABRIEL BERTINETTO MARTINOMAZZONIS NEWYORK 10 domenica 19 agosto 2012
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19/08/12

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