La paura viaggia a settanta metri d'altezza. In cima al serbatoio dello stabilimento Alcoa di Portovesme occupato da martedì mattina. È qui che uno dei tre operai viene colto da un malore e nonostante l'invito del medico a lasciare, decide di proseguire con la lotta a oltranza. E' forse il momento più drammatico di una giornata iniziata con lo scetticismo e la diffidenza per le notizie che parlano di una dichiarazione di interesse condizionato da parte di Glencore e un'altra da parte di Klesh per lo stabilimento Alcoa. «Il problema non è mica risolto - sbotta un operaio davanti al cancello chiuso e presidiato dalla vigilanza - servono risposte che facciano superare le condizioni». Chiarezza su energia, infrastrutture ed efficientamento della fabbrica. L'attenzione dei sindacalisti e degli altri lavoratori che si fermano anche fuori dalla strada con i familiari è tutta rivolta ai tre operai sul tetto della riserva idrica. I delegati si riuniscono in un coordinamento, vorrebbero convincerli a scendere ma non ci riescono, se non tutti almeno l'operaio che ha problemi di salute. «Siamo molto preoccupati per le sue condizioni - dice Massimo Cara, Rsu Cisl - secondo noi non può continuare così ma sino a questo momento non ne vuole sentire di scendere». Dal piazzale antistante il pilone un gruppo di sindacalisti manda viveri per la mattina: latte, paste e caffè. Franco Bardi cerca di comunicare con il presidio a settanta metri con una ricetrasmittente. Alle 10.45 è 'Operaio 1' a chiedere un apparecchio per misurare la pressione arteriosa e un termometro. Ci si organizza, alla fine nelle scale verticali a pioli si arrampica il medico di fabbrica. L'esito dei controlli avviene quasi in diretta giacché in basso l'apprensione continua a crescere. Il medico, in uno dei tanti collegamenti, consiglia di far scendere l'operaio con problemi di salute, vorrebbe sottoporlo a ulteriori accertamenti che non si possono fare in quelle condizioni. In basso ci si preoccupa. L'orientamento è che l'operaio colto da malore debba rientrare a terra per essere visitato. Passa qualche ora e c'è un'altra comunicazione. Bruno Usai, delegato Rsu Cgil, posiziona la ricetrasmittente davanti ai microfoni. Una voce risponde che la protesta va avanti a oltranza, le condizioni dell'operaio sembra siano migliorate. Cresce la preoccupazione però e in uno dei collegamenti con i tre arrivano anche le repliche alle dichiarazioni della ministra Fornero che aveva concesso la sua solidarietà, ma di non poter garantire il posto. «Li assisteremo anche nella eventuale ricerca di occupazione», ha concesso. «Il ministro dovrebbe fare attenzione a cosa dice - risponde l'operaio dalla trasmittente non sa neanche che tipo di lavorazioni facciamo, quanto personale serve, perché. È un territorio che non si può non permettere di perdere neanche un posto di lavoro». Sembra quasi inutile chiedere quando cesserà la protesta o se a Roma ci saranno anche i tre. «Chiediamo ad Alcoa una risposta scritta sulla fermata dello spegnimento degli impianti. Un documento scritto non parole». La preoccupazione sullo stato di salute e sulla sicurezza dei lavoratori arriva sino a Cagliari. Nel pomeriggio Daniela Piras, segretaria provinciale della Uilcem fa sapere che «il prefetto ha chiesto che i lavoratori vengano imbragati e vincolati a strutture fisse per la loro incolumità». Ci penseranno più tardi i pompieri a farlo. Intanto prosegue l'organizzazione della trasferta a Roma. Prevista la partenza di un centinaio di persone in aereo e circa cinquecento in nave. «Ai lavoratori che partiranno in numero consistente - spiega Franco Porcu, coordinatore dei sindaci del Sulcis Iglesiente - si uniranno gli amministratori comunali, i consiglieri provinciali e rappresentanti delle istituzioni, una delegazione di artigiani, partite iva e associazioni varie». Alcoa, operaio sta male scetticismo sulle «offerte» Per il governo la riforma del lavoro “non è ottimale” ma creerà posti di lavoro non appena l'Italia uscirà dalla recessione. Per la Cgil si tratta invece di un “labirinto” e secondo i dati che sta raccogliendo il maggior sindacato italiano sono già 300.000 i lavoratori stagionali che grazie alla nuova legge hanno perso il lavoro e non hanno tutele. Per un giorno il dibattito italiano sulla riforma del mercato del lavoro si è trasferito a Bruxelles, dove il ministro Elsa Fornero ha partecipato alla conferenza “Jobs for Europe”. Fornero ha illustrato i punti principali della riforma e l'ha definita “pienamente coerente con i principi di inclusione e dinamismo” indicati dalla Commissione europea. Per il ministro “la riforma non crea disoccupazione o perdita di posti di lavoro” anche se, ha ammesso, “potrà capitare che qualche contratto a tempo determinato non sia rinnovato”. La colpa, ha spiegato, è della recessione e del “quadro macroeconomico bruttino”, non della riforma “che da sola non è sufficiente a creare occupazione, soprattutto nel brevissimo termine”. Per il commissario Ue al Lavoro Laszlo Andor le riforme italiane su lavoro e pensioni sono “un ulteriore passo avanti”. Anche il segretario generale dell'Ocse Angel Gurrìa ha definito la riforma del lavoro “una pietra miliare” e ha invitato a “non disfare quel che è stato così difficile raggiungere finora”. Di tutt'altro avviso Fausto Durante, dell'Ufficio Europa della Cgil, secondo cui “non è un con un compitino letto in inglese a Bruxelles che il governo Monti riuscirà ad invertire il trend italiano che per i lavoratori e i pensionati significa impoverimento e peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro”. Secondo il sindacalista la Fornero “ha magnificato la riforma del lavoro attuata dal suo governo” ma ha “dimenticato di dire che non è condivisa dai sindacati, che gli effetti sull'intervento sbagliato sull'articolo 18 stanno cominciando a verificarsi, che i dati sull'occupazione in Italia siano a livelli drammatici”. Da Roma è il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, a rincarare la dose: la riforma del lavoro “è un labirinto da cui è difficile uscire”. Nella legge “si sovrappongono norme, aumenta la confusione e non diminuisce affatto la precarietà del lavoro, mentre l'area dei cosiddetti 'non tutelati' rischia di allargarsi”. Per monitorarne gli effetti la Cgil sta lavorando ad un dossier “in progress”. Sono cinque le figure problematiche indicate da “Labirinto Fornero”: 1) sono almeno 300 mila i lavoratori stagionali che hanno perso il posto perché i contratti sono scaduti e che non hanno nessun ammortizzatore. In teoria, sono in attesa della cosiddetta “miniAspi” della riforma che però sarà operativa solo dal gennaio 2013. 2) Tutte le persone licenziate dal 18 luglio in poi non sono coperte da nessuna garanzia. 3) Secondo le comunicazioni obbligatorie sono almeno 1.700.000 le persone che ogni anno si dimettono volontariamente. A questi vanno aggiunte altre 800 mila persone che vengono licenziate dai datori di lavoro. 4) Ogni anno ci sono circa 5 milioni di cessazioni di contratti (non si tratta di singole persone, perché ogni persona può avere due o tre contratti l'anno). 5) Le persone che in questi bacini stanno perdendo il lavoro e dovrebbero godere dei nuovi ammortizzatori sociali stabiliti dalla legge, ma questi non sono ancora in vigore. «Pensiamo - ha concluso Serena Sorrentino - che questa legge vada cambiata al più presto». A Bruxelles il ministro elogia la sua riforma Ma la Cgil denuncia i limiti e i danni per i lavoratori «Labirinto Fornero»: 300mila stagionali a spasso OggialLingotto giornataeuropea di lottacontro i tagli Fiom, scontro in segreteria che sarà rinnovata MARCOMONGIELLO FIAT INDUSTRIAL La segreteria nazionale della Fiom si avvia al rinnovamento, dopo una frattura tra le diverse anime del sindacato dei metalmeccanici della Cgil. Ieri, infatti, dopo la riunione di due giorni del Comitato centrale, si è arrivati a un confronto duro tra le posizioni del leader Maurizio Landini da un lato e quella del membro della segreteria Sergio Bellavita dall'altro. La sinistra interna ha proposto un documento alternativo a quello del segretario generale; Landini ha proposto un patto straordinario per il lavoro, quale risposta anche agli accordi separati. Il documento di Landini è stato approvato con una forte maggioranza. I fedelissimi di Landini in segreteria, Giorgio Airaudo e Laura Spezia, hanno quindi rimesso il mandato nelle mani di Landini, in chiara polemica con Bellavita. L'area di Landini ritiene infatti che la presentazione di un documento contrapposto da parte di Bellavita sia la goccia che fa traboccare il vaso e il passo indietro di Airaudo e Spezia è un modo per aprire un chiarimento interno. Landini ha quindi annunciato che nei prossimi giorni riunirà il Comitato Centrale per una «verifica» interna e per eleggere una nuova segreteria coerente con la linea della categoria. NUOVIEQUILIBRI Una nuova segreteria che rappresenterà i nuovi equilibri dellìorganizzazione. Sui tre documenti contrapposti quello di maggioranza presentato da Landini è stato approvato con 92 voti (pari al 68%); quello di Sergio Bellavita ha ottenuto 13 voti pari al 10%; quello di minoranza presentato da Gianni Venturi, Fabrizio Potetti e Augustin Breda ha raccolto 30 voti al 22% (al congresso questa area, filo Camusso, aveva ottenuto il 27%). Bellavita in una nota definisce «grave quanto accaduto. Le dimissioni di due componenti della segreteria nazionale hanno l'esclusivo obiettivo di escludere la sinistra dalla maggioranza Fiom. La segreteria della Fiom è sempre stata plurale, sempre nei Comitati centrali ci si è misurati con posizioni diverse. Ma mai è stato messo in discussione il singolo componente della segreteria rispetto al dissenso espresso. Sarebbe gravissimo- conclude- se la nostra contrarietà assoluta alla svolta Fiom, con la proposta alle imprese di un patto su crisi e lavoro, determinasse la ridefinizione di una segreteria senza la sinistra». CRISI ESCIOPERO Al di là degli equilibri interni, la Fiom pensa a come fronteggiuare la grave crisi occupazionale e sociale e spinge la Cgil ad accelerare il processo per arrivare allo sciopero generale. Nel documento finale, approvato a larga maggioranza, il Comitato centrale della Fiom ritiene «necessario che il Comitato Direttivo della Cgil, convocato per i prossimi giorni, fissi la data e proclami lo sciopero generale di tutte le lavoratrici e lavoratori pubblici e privati e dei pensionati». Inoltre il Comitato centrale ha deciso di dare mandato alla segreteria nazionale «per avanzare a Federmeccanica e Fim e Uilm una proposta alternativa alla politica degli accordi separati con l'obiettivo di ricostruire un unico Ccnl unitario, condiviso dalle lavoratici e lavoratori interessati». Fim e Uilm hanno già espresso la loro opposizione a questa ipotesi. MARCO TEDESCHI . . . Si prepara la nuova manifestazione a Roma ma si spera in una svolta per salvare la fabbrica DAVIDEMADEDDU PORTOVESME LA CRISI ITALIANA Si svolgeoggi aTorino, conpresidio davantial Lingotto, la giornatadi mobilitazioneEuropea organizzata da IndustriAll EuropeanTrade Union, laFederazione europea dei sindacati dell'Industriacherappresentapiù di 7milionidi lavoratori in Europadel settore industriale e manifatturiero, contro i piani di ristrutturazionedel gruppoIveco, la chiusuradi sitie la riduzionedimigliaia di postidi lavoro deciseunilateralmente dalgruppo FIATIndustrial inEuropa. Si tratta dellaprimaprotesta europeasotto il quartiergeneraledellacasa torinese esaranno presentidelegazioni da tutti i Paesi in cuiè presente ilgruppo Fiat Industrial: Italia, Francia, Germania,Austria, Polonia, RepubblicaCecae Spagna. Il presidio iniziaal le 11 ealle 12.30 si terrà la conferenza stampa che spiegherà i motivi della protesta. Fime Uilmnon parteciperanno all'iniziativa. I tre lavoratori dello stabilimento Alcoa di Portovesme restano asserragliati sul tetto FOTO ANSA In cima alla torre un lavoratore in difficoltà, non vuole scendere Le condizioni di Glencore e le risposte del governo non cambiano la situazione Rabbia per le parole del ministro Fornero 6 venerdì 7 settembre 2012
CELAFARÀLASINISTRAADINTERPRETA-RE IN MANIERA EFFICACE ENON AUTODISTRUTTIVA la tornata delle primarie di coalizione che, per la prima volta in Italia, assumono vesti altamente competitive? Le prove tecniche di primarie hanno già svelato una preoccupante inadeguatezza per via di un ardore polemico spericolato. Non è l'intensità dei fendenti che preoccupa. Che i gazebo non siano mai una cerimonia di gala è cosa scontata. E però andrebbe evitato che le primarie si traducano in una occasione afferrata al volo per assestare dei colpi agli organigrammi congressuali e per tendere delle imboscate al quartier generale. Senza la condivisione di un percorso politico, e sguarnite di un senso del limite, le primarie possono rivelarsi un incidente utile per un avversario a corto di chance. Quello che urta è perciò la mancata comprensione del carattere specifico delle primarie. Il destinatario vero della contesa non può essere l'elettore astratto, raggiunto ovunque esso si collochi nello spazio politico e stimolato con l'arte della provocazione e con le metafore della esagerazione. Per quanto le primarie siano aperte, esse non possono rivolgersi all'opinione pubblica indifferenziata, che presta attenzione solo ai messaggi più eccentrici. Non bisogna confondere le primarie, che tendono a mobilitare una parte soltanto della società, che condivide simboli, lessico e riti, con le elezioni politiche che sono invece una battaglia rivolta al popolo nel suo complesso. Il confronto che si chiuderà nei gazebo ha per referenti principali gli iscritti e, insieme ad essi, quella delimitata, sebbene ampia, porzione di elettorato affezionato e partecipe che per tradizione è vicino alla sinistra. Ciò deve avere delle conseguenze ineludibili nelle strategie anche linguistiche che devono essere rispettate dai candidati. La fissazione per gli effetti magici della esasperazione mediatica, che reclama eterne battute contro i gruppi dirigenti e attira ironie sulla età del ceto politico, non può tradursi in una accentuata curvatura comunicativa che va alla ricerca di corpi nuovi e non di politiche nuove. Chi, invece che rivolgerli alla propria parte per definire altri stimoli ad agire e suscitare dei più forti motivi di impegno, orienta i ritrovati della comunicazione (se non del marketing) verso una spregiudicata deriva elettoralistica cercherà in ogni modo di alterare il senso delle primarie per tramutarle in una indebita simulazione del voto per il Parlamento. Ma le primarie, per loro vocazione differenziale, non devono conquistare il territorio elettorale altrui, quello presidiato dalle destre, devono al contrario far scattare una più nitida identità e una più solida convinzione nel proprio mondo, che così assapora la vittoria. Per un malinteso disegno di sfondare già con le primarie nell'altro campo, si nota l'ossessiva ricerca di effetti speciali studiati a tavolino dai consulenti di immagine per stimolare la compiacente copertura dei media, la cui proprietà è da tempo infastidita dagli echi di pretese torsioni neosocialdemocratiche in atto nel Pd. Le primarie svaniscono ogni senso di rimobilitazione (del proprio campo politico e sociale, a stento ritrovato) se le distanze ideali dei protagonisti del confronto appaiono abissali e restano tali in virtù della costruzione mediatica di una diversità effimera basata solo sull'immagine. Certe declinazioni sul ricambio generazionale come valore in sé, talune sortite sulle facoltà quasi divinatorie delle attardate pratiche liberiste, certe compiaciute esposizioni in abiti sportivi per curare la visibilità del corpo danno di sicuro l'impressione di un partito che ha dentro di sé una polarizzazione assiale piuttosto clamorosa, non inferiore per intensità a quella che di solito distingue all'esterno la destra e la sinistra. Se la battaglia in corso tra la politica rimotivata e le forme dell'antipolitica rigonfiate dalla rabbia smisurata dei poteri forti si svolge in forme carnevalesche già dentro il partito è evidente che il virus del populismo non potrà essere estirpato. Tutto il paziente lavoro fin qui svolto per sconfiggere le forze materiali e immateriali dell'antipolitica rischia di franare, travolto dalla riedizione postuma di una fiacca politica sub specie comunicationis. L'agenda politica delle primarie non può essere quella che mira a stuzzicare l'appetito dei media con effetti speciali ingannevoli ma deve consistere in una calibrata differenza di accenti e di sensibilità all'interno di un medesimo paradigma dell'innovazione (Europa politica e sociale, riassetto delle istituzioni, rilancio del valore del lavoro, nesso tra crisi sociale e crisi democratica). Se invece di primarie sobrie tra candidati che muovono da una stessa identità programmatica, sia pure declinata con accenti diversi, si svolge un duello rusticano che si prolunga scomposto dinanzi alla luce della ribalta allora è meglio lasciar stare. Si chiamano primarie ma diventano in realtà una maldestra pratica impoliticamente assistita per favorire a telecamere accese il mesto suicidio della sinistra che balbetta una polarità incandescente nuovo-vecchio, utile solo per risollevare gli umori di una destra che pareva derelitta. CHI HA LA RESPONSABILITÀ POLITICA DEL PD STIA AT-TENTOANONRAGIONARECOMESELAVITTORIAFOSSE GIÀASSICURATA.COMEDICEILTRAP: non dire gatto se non l'hai nel sacco… Per spiegare (seriamente) la mia preoccupazione, un piccolo passo indietro. Dopo la pubblicazione della Carta di intenti, ho auspicato in un intervento sull'Unità un confronto nel merito, a cominciare dai temi del lavoro, invitando tutta la Federazione della Sinistra a ragionare sulla proposta politico-programmatica del Partito democratico. È passato meno di un mese e il dibattito pubblico nel centro sinistra non è partito sui temi di merito e sta invece implodendo in una polemica estranea ai cittadini e ai loro drammatici problemi. Cominciano le primarie con la propaganda dei candidati ma ancora non si sa quali saranno le regole. C'è chi vuole mandare a casa quasi tutto il gruppo dirigente del Pd, e c'è chi risponde per le rime. Si promette da mesi una nuova legge elettorale, che non solo non arriva, ma viene già criticata come l'ennesimo pasticcio. Le televisioni e i giornali enfatizzano queste polemiche. Tutto ciò concorre alla delegittimazione della politica, di cui pure ci si lamenta. E non ce n'è davvero bisogno, perché chi vive tra la gente sa già quali sono gli stati d'animo purtroppo diffusi, e che rischiano di diventare prevalenti. Vorrei che ci si rendesse conto che ci sono forze potenti che vedono con favore, anzi fomentano, una situazione di questo tipo, con l'obiettivo di depotenziare ogni prospettiva di cambiamento. Non voglio entrare in casa altrui, ma il problema non riguarda solo il Pd e il suo gruppo dirigente: riguarda il Paese intero, e anzitutto coloro che vorrebbero ancora credere in una politica che sta dalla parte della gente comune, contro il dominio dei mercati (se è lecito richiamare la voce dal sen fuggita dalla cancelliera Merkel). È una responsabilità che accomuna tutti coloro che – nel Partito democratico e nelle forze di sinistra – hanno a cuore questa idea della politica. E allora vengo al punto; l'ho già detto tempo fa e lo ripeto: ma siete proprio sicuri di dover fare queste primarie? Da qualunque parte si stia è evidente che il partito di gran lunga più forte nel centrosinistra è il Pd. Questo partito ha eletto meno di tre anni fa segretario, con ampia partecipazione popolare, Pier Luigi Bersani. Dobbiamo passare i prossimi mesi discutendo se è meglio candidare lui o un altro alla guida del governo, o non dobbiamo invece preoccuparci delle soluzioni da dare ai problemi dei lavoratori oggi, dall'Ilva all'Alcoa alle migliaia delle piccole imprese costrette a chiudere, ai giovani disoccupati o precari e, coerentemente per il domani, sulla proposta per l'Italia che l'ipotizzato centrosinistra dovrebbe mettere a punto – come era scritto nella Carta di intenti? Si potrebbe rispondere che ormai è troppo tardi, che bisognava pensarci prima: ma quando le cose rischiano di prendere una brutta piega bisogna avere il coraggio di reagire e anche di rivedere orientamenti già assunti. L'ipotizzato centrosinistra adesso è stretto in una tenaglia: si dice giustamente, tra il populismo di chi vorrebbe buttare tutto a mare e il populismo della destra berlusconiana, con il suo leader che attende sornione il momento di fare la scelta per lui giusta (e lo abbiamo già sottovalutato troppe volte). Ma è in campo anche un altro soggetto: quei poteri forti, ben presenti nei media, che guardano con mal celata soddisfazione a un dopo Monti all'insegna non della politica né dell'antipolitica, ma della a-politica dei tecnici e dei fatti loro. L'analisi Ilva, se il riesame non chiede la chiusura FedericoPirro Università di Bari Centro studi Confindustria della Puglia NELLE CONVULSE VICENDE DELL'ILVA DITARANTO - ESTREMAMENTE COMPLESSE NONSOLOPERILOROINTUIBILI risvolti impiantistici e socioeconomici, ma anche per gli aspetti giuridici afferenti le presunte violazioni da parte dell'azienda delle normative ambientali e la conseguente ordinanza del Gip di sequestro cautelare dell'area a caldo - particolare rilevanza hanno assunto nelle settimane scorse alcuni passaggi di due sentenze del Tribunale del Riesame di Taranto emesse su ricorso della società, le cui statuizioni hanno modificato parti significative della prima ordinanza (del 25 luglio) e delle due successive (del 10 e dell'11 agosto) del Gip, con le quali si era estromesso il dottor Ferrante dai custodi giudiziari dell'area a caldo, dopo che il Riesame, accogliendo il primo ricorso della società, ve lo aveva invece inserito con sentenza del 7 agosto. Le affermazioni dei giudici del Riesame, in realtà, hanno richiamato principi costituzionali e sono meritevoli di riflessione. Nelle motivazioni della loro prima sentenza del 7 agosto, infatti, i giudici - affermando che l'obiettivo del sequestro disposto dal Gip il 25 luglio doveva essere il «raggiungimento il più celermente possibile del risanamento ambientale e l'interruzione delle attività inquinanti e non lo spegnimento degli impianti» disposto invece dallo stesso gip il 25 luglio - hanno affermato: «Prendendo spunto dal fatto che lo spegnimento potrebbe equivalere alla compromissione irrimediabile della funzionalità degli impianti, bisogna aggiungere che la questione relativa ai limiti e ai poteri dell'Autorità giudiziaria e dei custodi - nel caso di sequestro preventivo di un enorme e complesso stabilimento industriale quale il Siderurgico di Taranto - non è meramente tecnica e fine a sé stessa, visto che dalla sua soluzione discendono ricadute che vanno ad intaccare contrapposti interessi pure costituzionalmente rilevanti, quali quelli della tutela dell'impresa produttiva e quello della tutela dell'occupazionedimanod'opera (il corsivo è mio)». E a supporto di tale affermazione, il Riesame ha citato sentenze della Cassazione. (Sez.VI, 17.5.2003, n.21940, e Sez. III, 6.10.2010, n.35801). È da tutelare, allora, non solo l'occupazione, ma anche «l'impresa produttiva», ovvero l'azienda nell'integrità dei suoi impianti. E se è vero, come ha affermato il primo testo del Riesame, che «non si tratta di operare compromessi fra tutela dell'occupazione e dell'impresa e i primari interessi alla vita, alla salute e all'integrità ambientale preminenti, bisogna individuare quelle soluzioni che, nel giungere alla cessazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile gli ulteriori interessi in gioco». Pertanto la tutela dell'impresa produttiva e quella dell'occupazione devono essere «pregiudicati il meno possibile» dagli interventi per la difesa della vita, della salute e per l'integrità ambientale. Il risanamento di «un enorme stabilimento industriale come il Siderurgico» non si può improvvisare, e il risanamento ambientale e l'interruzione delle attività inquinanti deve sì avvenire il più celermente «possibile», ma nel tempo necessario. In proposito, nella seconda sentenza del 28 agosto - che, fra l'altro, ha riportato Bruno Ferrante presidente dell'Ilva fra i custodi giudiziari dell'area a caldo sotto sequestro - i giudici del Tribunale del Riesame - facenti parte peraltro di altra sezione dello stesso organo - hanno motivato quella loro decisone «con l'urgenza di dirimere la questione (se Ferrante cioè dovesse restare o meno fra i custodi giudiziari, ndr) per le intuibili, gravi e presumibilmente irreparabili conseguenze che una viziata esecuzione del sequestro giudiziario potrebbe comportare inordineallasalvaguardiadegliimpianti e della strategica capacità produttiva dell'azienda,nonchéai livellioccupazionali (il corsivo è mio) e alle stesse finalità di tutela dell'ambiente e della salute pubblica, poste a base della disposta misura cautelare sugli impianti». È stata cura dei giudici di due diverse sezioni del Riesame quella di riaffermare la necessità di tutelare il valore degli impianti dell'Ilva e la loro «strategica capacità produttiva», da difendersi - insieme «ai primari diritti alla vita, alla salute e all'integrità ambientale» - con soluzioni tecniche e gestionali che, facendo cessare le emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare «il meno possibile gli interessi dell'impresa e dell'occupazione». È stata così sbarrata (almeno sinora) la strada a chi - fra i numerosi ma minoritari movimenti ecologisti locali - continua a chiedere la dismissione definitiva dell'area a caldo e, in prospettiva, la chiusura dell'intero stabilimento. Maramotti Michele Prospero . . . Le primarie dobbiamo proprio farle? . . . Intanto cresce il populismo AVVISOAI LETTORI . . . Il dibattito non è partito sui temi di merito . . . Polemiche estranee ai cittadini Il commento Sono primarie o è una sfilata? Rinviorubrica Permancanzadi spazio rinviamoadomani la rubricadi MauroRosati«Food politics».Chiediamo scusaai lettori e all'autore. L'intervento Centrosinistra, il lavoro sia il tema principale Cesare Salvi COMUNITÀ venerdì 7 settembre 2012 17
Rapporto Coop 2012 Una fotografia del Paese piegato dalla crisi Redditi in calo, meno auto e più tv in casa Sdraiato sul divano di casa a guardare la tv, che non è più neanche tanto nuova visto che nell'ultimo anno sono calate pure le vendite degli schermi piatti. Ecco l'italiano che risparmia (e arranca), che va ancora meno al cinema (meno 16 per cento nei primi sei mesi dell'anno) e meno che mai entra a teatro, perché tanto c'è la payperview (la tv a pagamento) o meglio ancora l'ampia offerta del digitale terrestre gratuito. PETERPAN SULSOFÀ E quando la tele è spenta è acceso il telefonino intelligente o il tablet che ci lascia tranquilli sul sofà. «In questa specie di autarchia domestica - dice il rapporto Coop 2012 sui consumi - gli italiani vivono una eterna giovinezza e pensano di non invecchiare mai». All'elisir televisivo si aggiungono dunque cellulari e computer a tavoletta, che tra l'altro ci permettono di fare acquisti rimanendo sempre sul solito divano («a crescere è solo commercio online, d'altra parte il 52 per cento della spesa si concentra sui servizi e non sui beni fisici»). Ma tutto questo ha un prezzo: «Gli italiani non riescono a fare figli, rimangono spesso soli o confinati in famiglie sempre più piccole», mentre la «sindrome di Peter Pan» sull'isola dei sofà (ci consideriamo adulti non prima dei 47 anni contro la media Ue di 42, dice Coop) «ruba spazio a chi è veramente giovane, che rimane bambino e non riesce ad avere cittadinanza nel Paese». Quando esce di casa però il vecchio Peter torna a volare. Al supermercato poi fa le acrobazie: «Si risparmia su tutto, anche sulla triade che un tempo caratterizzava la fisionomia dell'italiano medio: auto, abbigliamento e cibo». Nel 2012, secondo le stime di Coop saranno 1,4 milioni le auto nuove immatricolate, un milione in meno di quelle del 2007 pre-crisi. «Viene meno anche l'immagine dell'italiano ben vestito e ben calzato», settori in perenne calo negli ultimi dieci anni, e anche l'italico «gourmet che ama mangiare fuori comincia a traballare: nella ristorazione cresce solo il take away», il prendi-e-porti-via. In compenso, siamo perennemente a dieta («il 57 per cento è in sovrappeso, il 46 sta cercando di perderlo»). ILTEMPO DELLERINUNCE La vera palestra però la si fa al supermecato, dice Coop, «dove gli italiani hanno imparato a comprare al meglio difendendo qualità e valori». Tra le strategie di risparmio, il fare la spesa più frequentemente per non creare troppe riserve, il ricorso ai prodotti senza marchio e la ricerca di promozioni. Tutte cose che «non bastano più», perché si è raschiato il barile ed è arrivato il tempo delle rinunce vere, tanto che per la prima volta si assiste a una contrazione reale degli acquisti (-1,4 per cento nella gdo nei primi sei mesi del 2012)». Calano gli acquisti di pane, snack e prodotti per la casa, «segmenti dove un consumo più attento permette di limitare gli sprechi». Al top restano invece gli alimentari freschi come carni e salumi e formaggi. Debacle del vino e delle merendine, mentre crescono prodotti per la salute (più tre per cento nell'ultimo anno), il bio (più dieci per cento nei primi sei mesi dell'anno) e il pronto (più due per cento in un anno). Fa meglio della media il «carrello basic», ovvero gli ingredienti di base per la cucina, «a riprova del fatto che si alle preparazioni domestiche». In generale, Coop sotLe famiglie fanno debiti per arrivare a fine mese G.VES. iusve@twitter.com L'ANALISI RONNY MAZZOCCHI SEGUEDALLAPRIMA È questo quello che sembra uscire dalla lettura del Rapporto Coop 2012 su consumi e distribuzione presentato ieri a Milano. Un quadro assai poco lusinghiero per l'Italia, piegata da una violenta recessione e gravata da politiche fiscali fortemente restrittive che, lungi dall'aver gettato le premesse per un rilancio economico, hanno finito per aggravare la già drammatica situazione del nostro indebitamento pubblico. L'impoverimento avvertito dalla popolazione italiana non è psicologico e probabilmente nemmeno temporaneo. A dirlo ci sono innanzitutto i dati, che certificano un brusco calo del reddito disponibile sia in termini assoluti sia se paragonato con quello dei nostri principali partner commerciali. Basti pensare che il nostro Paese, che nel 2007 presentava un reddito disponibile per abitante pari al 91% di quello tedesco, oggi è sceso all'84%. Ma a confermarlo ci sono anche le famiglie italiane, le cui opinioni sembrano purtroppo fotografare con invidiabile chiarezza il crescente distacco fra la politica e la massa. L'invasiva retorica sul «togliere ai padri per dare ai figli», che è stata troppo spesso la foglia di fico dietro cui le classi dirigenti degli ultimi tre lustri hanno nascosto i tagli alla spesa sociale e l'indebolimento dei diritti e delle tutele dei lavoratori, sembra non godere più di molto credito. Al contrario, una larga maggioranza di italiani, pensano che alle sofferenze del presente seguirà un futuro ben peggiore per i propri figli. Già ora i giovani non sembrano passarsela particolarmente bene. Il tasso di disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto il 35% e le riforme che - al prezzo di una maggiore precarizzazione dei rapporti di lavoro - avrebbero dovuto favorire l'impiego delle nuove generazioni, non paiono aver dato i risultati sperati: il tasso di occupazione per ragazze e ragazzi, che nel 1993 era del 40%, ora è crollato al 27%, con un brusco incremento del numero di giovani che non lavorano e non studiano. Non molto meglio se la passano gli adulti, che vedono l'eventuale perdita del posto di lavoro come una autentica condanna: solo il 24% - contro il 57% della Germania – pensa di poter trovare un altro lavoro nel giro di sei mesi dal momento in cui è rimasto disoccupato. I dati del rapporto Coop permettono poi di mettere in discussione un altro totem degli ultimi anni, ovvero che la riduzione dei prezzi dei beni di consumo determinata da un massiccio processo di liberalizzazione sia in grado di compensare o addirittura ribaltare il declino dei salari reali. Chiunque abbia un po' di dimestichezza con la quadratura di un bilancio familiare sa che un risparmio di pochi euro per l'acquisto di un determinato prodotto è poca roba rispetto a quanto reddito viene assorbito dal pagamento di mutui o affitti. Non è un caso che gli italiani, per far fronte alle accresciute spese per la casa, siano arrivati a ridurre sensibilmente il consumo di beni durevoli come ad esempio l'automobile (un milione di veicoli in meno venduti negli ultimi 5 anni). La questione abitativa e quella salariale sono quindi indissolubilmente legate. Se buona parte del reddito generato dal lavoro, invece di finire nel consumo di beni industriali - che generano a loro volta occupazione e reddito - finisce ad alimentare soltanto rendite finanziarie improduttive come la casa, diventa davvero difficile immaginare un futuro migliore del presente per il nostro Paese. In attesa di un governo e di una maggioranza capaci di far fronte ai due problemi centrali per le scelte delle famiglie - lavoro e casa - non rimane che consolarsi con un dato che forse potrà interessare soprattutto i sociologi. Complice la crisi, sembra vi sia stata da parte degli italiani una revisione del concetto di consumo, non più inteso come elemento identitario e di rappresentazione di sé, ma come strumento di soddisfazione di bisogni e mezzo per vivere in modo più confortevole. Trent'anni di edonismo sembrano chiudersi con un clamoroso riflusso: si rinuncia al superfluo e si abbracciano stili di vita maggiormente sostenibili. La società dei consumi degli anni Ottanta e Novanta sembra essere davvero sempre più un ricordo. Luglio e agosto col segno meno per il turismo in Italia, nell'estate più difficile da molti anni. «Luglio - sottolinea il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - ha mostrato una flessione complessiva delle presenze alberghiere pari al 5%, caratterizzata da un -8,9% di italiani ed un +0,2% di stranieri. Agosto, per la prima volta nella storia del turismo italiano ha registrato un calo dell'1,1% di presenze complessive, composte da un -3% di italiani ed un +2,1% di stranieri». «Alla luce di questi dati aggiunge Bocca - i primi otto mesi 2012 (rispetto allo stesso periodo del 2011) portano a segnare una perdita del 2,6% di presenze, con gli italiani ad un -5,6% e gli stranieri ad un +1,2% ed un calo di fatturato stimabile attorno al 10% a causa dei prezzi fermi ormai da 3 anni e di accorte politiche tariffarie difficili da sostenere a lungo. Quanto ai dati sui lavoratori da gennaio ad agosto abbiamo perso il 2,6% di occupati, con un dettaglio del -2,8% a tempo indeterminato e del -2,5% a tempo determinato». «Questi risultati - evidenzia Bocca - mostrano un ridimensionamento parziale delle perdite previste grazie agli incrementi, anche significativi in alcune aree del Paese, della clientela straniera dalla quale partire per rimettere in moto uno dei pochi settori economici in grado di garantire occupazione, che non delocalizza e porta sempre valore aggiunto all'intera filiera economica dei territori». «Sollecitiamo dunque Governo e Parlamento - aggiunge - affinché mettano subito mano ad un progetto di riorganizzazione politica, legislativa e finanziaria del settore per consentire alle migliaia di imprese che quotidianamente lavorano nel turismo e per il turismo di rialzare la testa e ridare forza e vitalità al Pil per il quale contribuiamo per quasi il 10%». «Sono dati preoccupanti quelli diramati da Federalberghi che evidenziano come la crisi morda nel nostro paese» commenta la Filcams Cgil. È fondamentale «dare fiato alle imprese, promuovere la destagionalizzazione, tutelare l'occupazione, rilanciare il Brand Italia puntando su innovazione e rapporto qualità/prezzo. Il Governo deve scommettere sul settore per rilanciare l'economia di tutto il paese». Termina l'estate più nera del turismo italiano Per le famiglie italiane colpite dalla crisi e dall'inflazione è sempre più difficile fare la spesa FOTO ANSA LACRISI ITALIANA Fine dell'edonismo Consumi cambiati già prima della crisi 4 venerdì 7 settembre 2012
UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Se c'è una persona in America che con cognizione di causa ed esperienza diretta, può individuare il «filo rosso» che lega Bill Clinton e Barack Obama, questa persona è certamente John Podesta, già capo di Gabinetto di Clinton nei suoi anni alla Casa Bianca, l'uomo scelto da Obama per selezionare il suo team presidenziale. Attualmente, John Podesta è presidente del Center for American Progress, il più autorevole think tank democratico americano. A Charlotte per la Convention dei Democratici, l'Unità lo ha intervistato. BillClintoneBarackObama:leihaavuto mododi lavorarci insiemenegliannidelal Casa Bianca. Partendo dai discorsi pronunciatiaCharlotte,qualè,asuoavviso,il«filorosso»chelegaduepersonalitàall'apparenzacosì distanti? «Quello che lega l'esperienza presidenziale di Clinton e quella di Obama è, in buona sostanza, una visione progressiva dell'America, intesa come il “Paese delle opportunità”. Si può discutere sui risultati ottenuti, a mio avviso comunque significativi - penso ai dati sull'occupazione, alla riforma sanitaria, a una nuova politica sull'immigrazione - , ma ciò che non può essere disconosciuto è che sia Obama che Clinton sono portatori di un progetto radicalmente alternativo da quello che muove i Repubblicani. Cambiano i momenti politici, ma lo spartiacque è sempre lo stesso: quello che separa i progressisti dai conservatori-populisti». Due visioni opposte, dunque. Qual è, in sintesi, lalogicadifondochelesottende e lecontrappone? «L'America di Obama, quella che emerge dai suoi primi quattro anni alla Casa Bianca, l'America che vive nella sua campagna elettorale e che attraversa tutto il suo discorso alla Convention, è un Paese inclusivo in cui non vige la legge del “ci si salva da soli, e chi è più forte ce la fa”. È l'America che rifiuta di essere prigioniera di un individualismo estremizzato come è quello che connota oggi la visione di Romney e Ryan. Quella di Obama è un'America che guarda alle donne, ai giovani come uno straordinario capitale umano da valorizzare e non in termini di fardelli da assistere. È l'America che vede nelle diversità etniche una ricchezza e non una minaccia. Quattro anni dopo, questa visione progressiva non si può certo dire che è stata compiutamente realizzata, ma non è certo propaganda rivendicare, come Obama ha fatto, ciò che è stato realizzato, in particolare in campo sociale e a sostegno dell'economia reale. Quattro anni dopo, quella visione di un'America inclusiva non è più una speranza, una suggestione, ma è un “working in progress” che non va interrotto». In un nostro precedente colloquio, lei aveva sostenuto che la sfida per i progressisti, in America come in Europa, è quelladidelineareicaratteridiuna«crescita progressista». Questa opzione è vissutanellaConvention diCharlotte? «Direi proprio di sì. E non solo nei discorsi più attesi. Lo sforzo fatto, e che andrà ulteriormente sviluppato da qui al voto di novembre, è quello di indicare i contenuti di una crescita progressista. Obama e Clinton lo hanno fatto, sottolineando la centralità degli investimenti in settori strategici quali la green economy, le nuove tecnologie e, non meno importante, nell'istruzione. Una “crescita progressista” all'altezza dei tempi è quella capace di mettere al centro della politica qualcosa di ancor più possente della solidarietà: l'equità sociale». C'èchihainterpretatoildiscorsodiClinton come uno «spostamento al centro» deiDemocratici. «È una interpretazione viziata da schemi politici molto poco americani...Se con “spostarsi” al centro significa essere “moderati”, disposti sempre e comunque al compromesso, niente è più distante da quanto sostenuto da Clinton e ancor più da Obama. Altra cosa è affermare che la crisi ha investito pesantemente la middle class e che il suo orientamento può risultare decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Dalla riforma sanitaria a quella fiscale, fino agli interventi a sostegno dell'industria automobilistica: non c'è campo cruciale in cui la politica di Obama si è scontrata col conservatorismo repubblicano. Se c'è un limite che va registrato nell'azione dei Democratici, e non solo dell'Amministrazione Obama, è non aver messo in chiaro, con la dovuta determinazione, che per raggiungere l'obiettivo di aumentare le opportunità per la middleclass, era necessario mettere in atto cambiamenti audaci, di ampia portata e, per molti, sconvolgenti, nell'economia e nel tessuto sociale. Limiti che Obama non ha nascosto ma che, anche nel suo discorso, ha mostrato di voler superare, facendo del Cambiamento la mission del suo secondo mandato presidenziale». Pur«pensandopositivo»siaObamache Clinton hanno smantellato le proposte di Mitt Romney. Quali sono le maggiori debolezzenellosfidante repubblicano? «La prima debolezza è nella sua politica fiscale, che penalizza fortemente soprattutto le classi medie, a favore dei super-ricchi. Altra grande debolezza è l'aver perso il sostegno delle donne, a causa delle sue idee regressive, ad esempio sull'uso dei contraccettivi. L'America di Romney è prigioniera del passato, il futuro non le si addice». «Con Barack l'America resta il Paese delle opportunità» Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama FOTO LAPRESSE L'INTERVISTA LAPIATTAFORMA Alla fine «Dio» e«Gerusalemme» sono rientratinelprogramma delpartito democratico.Uscitedi scena dal testo avevanoprestato il fianco acritiche e vereeproprie accuse. In particolare il mancatoriferimentoa«Gerusalemme capitaled'Israele»era stato definito «vergognoso»dal candidato repubblicanoMittRomney,che finora nonha spesomolte parole incampagna elettoralesullapolitica estera degli Stati Uniti, limitandosia denunciareun atteggiamentoasuo dire troppo morbidodiObamaneiconfronti del nucleare iraniano. Gli spazivuotinel programmasonostati puntualmenteripristinati ieri, con un votoche hasuscitatoqualche malumoretraquanti avrebbero preferitouna linea piùdefilatadel partitodemocraticosullaquestione Gerusalemme. Il votoè stato ripetuto perbentre volte, con qualche imbarazzoper la mancata prevalenza di unanettamaggioranza.Alla fine la piattaformademocraticaè stata dichiarataemendata con unaformula ambigua:«Secondo l'opinione della presidenza idue terzidei voti sonostati positivi». Secondo la presidentedella convention,DebbieWasserman Schultz, èstato lostesso Obamaadecidere di far reinserire la menzionesu Gerusalemmela parola Dionella piattaformaelettorale. Lamodifica«è stataapportata -haspiegato inuna nota-per rispettare la coerenza con le opinionipersonali espresse dal presidentee con la piattaformadel partitodemocraticodel 2008». Moltimugugni, intervistecancellateper evitare imbarazzi. E alla fineCory Booker,copresidente delComitatoper lapiattaforma democratica, haspiegato allaCnn: «Si è trattato diunasfortunata omissione». Insommaunabanale dimenticanza. Difficile riuscire a superare Bill Clinton. Ma forse non necessario. A Barack Obama ieri notte spettava un compito diverso da quello dell'ex presidente. Se Clinton si è rivolto soprattutto a quegli americani che lo hanno amato, ai bianchi cui Obama non è mai piaciuto, Obama doveva parlare all'America. Ribadire, meglio di come non ha mai fatto, che i suoi quattro anni sono stati una salvezza per l'America. «Deve entusiasmare la base in maniera da motivarla da qui alle elezioni. Ma deve raccontare meglio la storia di questi quattro anni. Ha la capacità di farlo, ma non lo ha fatto quando il Congresso ha approvato lo stimolo e ha votato la riforma sanitaria. Ha demandato ad altri il compito di raccontare quel che veniva fatto di positivo. E da questo punto di vista ha fatto un pessimo lavoro. Deve recuperare, ha un discorso, tre dibattiti televisivi e decine di comizi per farlo. Quella di oggi è solo la prima tappa», ci spiega John Zogby, uno dei più importanti sondaggisti Usa. QUATTRO ANNI IN UNDISCORSO Per farlo Obama, come Clinton nel suo mirabile discorso la sera prima, Obama ha potuto anche ricordare i risultati ottenuti. Sono leggi i cui effetti si cominciano a vedere. A cominciare dalla creazione di lavoro, che certo, non è abbastanza da riparare la catastrofe economica del 2009, ma è una linea positiva che comincia pochi mesi dopo l'ingresso del presidente democratico alla Casa Bianca. Obama nel suo discorso non aveva che una possibilità: mettere gli americani davanti a una scelta. Che si riassume in un'immagine: da un lato la middle class che fa fatica, dall'altra i repubblicani, amici dei milionari e talmente radicali da voler allo stesso tempo tagliare le tasse ai redditi più alti e ridurre il deficit. Con la conseguente fine di tutti i sistemi di tutela sociale «così come li abbiamo conosciuti». A cominciare da Medicare, l'assicurazione per anziani. Che sarà uno dei principali terreni di scontro nei dibattiti televisivi. Sottolineare le differenze dunque come ha fatto con precisione da ragioniere e oratoria imbattibile Bill Clinton - ma anche proporre un percorso per i prossimi quattro anni, questo il compito di Obama nella notte della nomination. Un percorso che parte da un piano per il lavoro su cui bisogna andare avanti e per il quale la presidenza democratica può fare la differenza. Tenendo d'occhio nel lungo termine il deficit, impegnandosi a ridurlo quanto i repubblicani – che Clinton la sera prima ha preso in giro, perché di deficit ne parlano molto e una volta al governo lo fanno aumentare. Obama non poteva promettere miracoli, semmai la preoccupazione era di riportare con i piedi per terra un elettorato che quattro anni fa ha risposto in lui speranze esagerate, frutto anche dell'era di Bush jr. Di gente delusa dalla grande promessa del 2008 ce n'è parecchia in giro. Per questo l'obiettivo del suo discorso era quello di ritrovare quella connessione con gli americani che era riuscito a costruire nella campagna elettorale di quattro anni fa e che si è persa durante la sua presidenza, quando non ha saputo dire che cosa stava davvero facendo per chi patisce la durezza della crisi, chi ha perso la casa, il lavoro, chi ha dovuto rinunciare a una parte del suo benessere. Meno discorsi sui temi etici, quindi, e molta economia. La convention democratica ieri si è trasferita al chiuso, per ragioni meteo che i repubblicani hanno attribuito alla scarsità di pubblico. Migliaia di persone in realtà erano pronte ad andare allo stadio, hanno dovuto rinunciare. «C'era questo programma che prevedeva che chi faceva turni guadagnava un biglietto per il discorso. Io avrei fatto comunque volontariato per la campagna, ma il discorso è stato un bell'incentivo», racconta Argun, liceale di Charlotte di origini indiane con la faccia molto delusa. Per ringraziare i delusi era prevista una conference call con il presidente in diretta internet. «Ma avrei preferito vederlo», aggiunge Brendan un amico di Argun. Con l'atto finale, preceduto dal vice Joe Biden, l'uomo che parla con il tono rude degli operai del midwest, si è conclusa la convention democratica. Ci sono pochi dubbi: quella di Charlotte è stata una festa entusiasta. La scelta degli speaker corretta, due o tre momenti memorabili. Esattamente quel che si chiede a una convention. Nella notte di Charlotte i democratici tornano a casa allegri e rinfrancati. Il loro partito è in forma per la difficile partita di novembre. Da domani cominceranno a uscire i sondaggi che misurano l'effetto convention. E, molto più importante, oggi escono i dati mensili sulla disoccupazione. E non sembra siano tanto male. PRESIDENZIALI USA . . . Oggi i dati sul lavoro Conteranno nella corsa alla Casa Bianca più di molti spot JohnPodesta GiàcapodiGabinetto diClintonallaCasaBianca, èpresidentedelCenter for AmericanProgress, ilpiùautorevolethinktank democraticoamericano Pasticciosu«Gerusalemmecapitaled'Israele» La sfida di Obama alla Mitt-economy Il discorso della nomination Obiettivo del presidente è raccontare il suo mandato come non ha mai fatto L'immagine: la middle class che fatica contro il partito dei ricchi anti-tasse MARTINOMAZZONIS venerdì 7 settembre 2012 7
Michele Fina (Responsabile Paesaggio Pd) L'intervento Paesaggio e degrado Chi sono i responsabili ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA HA COL-TO L'OCCASIONE DELLE SUE VACANZE INCALABRIAPERRENDERSICONTOdella salute delle coste, del paesaggio ed in generale del patrimonio culturale del nostro Paese. Ha dunque meritevolmente espresso tutta la sua indignazione sulle pagine del «Corriere». Ha anche indicato senza indugi coloro che ritiene i responsabili del disastro e la soluzione da adottare. I colpevoli senza appello sono una masnada di praticoni e di incolti amministratori locali. Basterebbe dunque attribuire allo Stato centrale competenze e poteri. Ora, Galli della Loggia indica una dinamica almeno trentennale alla quale si è aggiunto il turbo dello pseudo-federalismo leghista al governo. È indiscutibile infatti il nesso tra sfascio del paesaggio e la politica dei condoni, del federalismo demaniale e dello sviluppo affidato al «piano casa», al tempo in cui tale politica figurava tra le priorità del governo. Ci pare che il grado di vigilanza, da parte di alcuni importanti opinionisti, fosse allora molto modesto. Certo, ci sono gravi responsabilità di amministratori locali e di una certa impresa privata. Lo stesso centrosinistra deve fare profonda autocritica e rivedere presto alcune scelte legislative ed alcune pratiche amministrative assai diffuse. Ma c'è stata una filosofia che Berlusconi ha incarnato appieno e che ha deliberatamente ignorato la necessità della tutela e della produzione culturale così come dello sviluppo sostenibile. La soluzione di centralizzare tutto, dettata forse da un tardivo senso di colpa, è tuttavia anch'essa improponibile. Il Pd lavora invece a ridefinire un più chiaro equilibrio tra livelli di governo, semmai unificando la formazione dei funzionari pubblici responsabili del patrimonio culturale. L'indirizzo deve essere netto: basta condoni e consumo di suolo. Le Regioni devono dotarsi senza più perdere tempo dei Piani Paesaggistici. I comuni e gli enti locali non debbono più essere costretti a trovare risorse finanziarie per investimenti e servizi essenziali dagli oneri di urbanizzazione. Soprattutto a regole chiare non deve più seguire la diffusa pratica della deroga. La nostra visione, anche su questi temi, deve saper coniugare la più sana tradizione autonomista con la capacità di tenere unito il Paese e l'Europa. Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense, 131/L 00154 Roma lettere@unita.it La responsabilità èanchedi Marchionne Leggo che le vendite Fiat sono nettamente calate negli ultimi mesi. Il motivo sarebbe la crisi generale del mercato dell'automobile. Sarà anche vero però le politiche dell'amministratore Sergio Marchionne paiono essersi incentrate, più che su nuovi modelli appetibili al mercato, sulla mortificazione degli operai lavoratori, i quali a volte vengono trattati come ostaggi per ottenere finanziamenti e aiuti pubblici dietro il ricatto della chiusura degli stabilimenti. Visti i risultati di vendita, sarebbe assurdo aspettarsi le dimissioni spontanee dell'amministratore? RobertoColombo Ilproblema irrisolto degli «esodati» Come Rete dei Comitati di «esodati» siamo esterrefatti dal modo in cui su alcuni quotidiani si è data notizia della proposta di legge 5103 inviata dalla Commissione Lavoro della Camera al parere delle altre commissioni. La 5103 nasce dalle mobilitazioni degli esodati e del sindacato per dare risposta compiuta e il più complessiva possibile a questa voragine aperta dalla riforma Fornero. Non dobbiamo dire noi che l'intervento è reso necessario da una «reticenza» del ministro Fornero e del governo a risolvere la questione esodati in maniera definitiva. La notizia che circola sui quotidiani nazionali in questi giorni parla di controriforma ed è perciò inesatta e deviante rispetto alla discussione che pure andrà fatta su di una riforma che non prevedendo nessuna gradualità e portando l'età pensionabile a 70 anni (non a 66 o 67 perché bisogna considerare le aspettative di vita) ha un impatto sociale durissimo e non è giustificata dall'emergenza (i primi risultati della riforma Fornero si vedranno infatti dal 2013), ma da un'idea per cui le pensioni sono viste unicamente come costo e non come diritto di chi ha lavorato 40 anni e più. Come Comitati di Esodati riuniti in Rete rifiutiamo questo modo di fare disinformazione. Secondo noi la 5103 è un buon passo avanti nella direzione della salvaguardia di tutti coloro che, avendo firmato accordi di allontanamento dal mondo del lavoro antecedentemente all'entrata in vigore della manovra Fornero, avevano definito un percorso che, vigenti le norme precedenti all'entrata in vigore della manovra, li avrebbe portati in un ragionevole lasso di tempo a maturare i requisiti pensionistici. SilvioVinciguerra ADERENTE COMITATI ESODATI E CONTRIBUTORI VOLONTARI LetteraaMonti Cara Unità, attraverso te vorrei portare all'attenzione del presidente del Consiglio la mia situazione. Ho 58 anni, ho lavorato per l'Ente Fiera del Levante per 10 anni fino al 1999 con una serie di contratti a tempo determinato. Nel 2000 ho intrapreso le vie legali affinché, come altri miei colleghi, fossi reintegrato a tempo indeterminato. Dopo una serie di rinvii finalmente nel 2008 il Giudice Dr.ssa Ernesta Tarantino emette l'agognata sentenza che mi vede vittorioso. Infatti la sentenza ordina l' immediata reintegra, il riconoscimento di tutte le retribuzioni dal 2000 fino al momento dell'effettiva riammissione in servizio, la regolarizzazione previdenziale, ecc. Siamo nel 2012 e nonostante la Corte di Appello di Bari abbia respinto la richiesta di sospensione dell'esecutorietà della sentenza impugnata (fatta dall'Ente Fiera del Levante), il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Bari rifiuta la mia reintegra dichiarando estinto il giudizio di esecuzione. Possibile che l'attuale presidente dell'Ente Fiera del Levante e il Segretario Generale, gli Enti Fondatori della Fiera del Levante non pongano fine a questa situazione, pur sapendo la mia disponibilità a transigere accettando di essere reintegrato anche con il IV livello? So che il mio non è un caso di massa ma finora ogni mio tentativo di rendere pubblica la mia situazione è stato insabbiato poiché infastidisce. VittorioColonna Ilparadosso divia Quinto Pubblicio Cara Unità, c'è una strada a Roma che secondo me fotografa perfettamente la situazione dei lavori pubblici in Italia. In zona Cinecittà (periferia Sud-Est), via Quinto Pubblicio è divisa in due carreggiate, entrambe di due corsie. Nella carreggiata di destra da qualche tempo è stata creata una corsia preferenziale per i bus. Giusto? Giustissimo! Solo che ai mezzi pubblici è stata riservata la parte sinistra della via e non quella destra anche se - come tutti sanno - le porte degli autobus si trovano sulla fiancata destra e non in quella sinistra! Morale: l'autobus ignora la corsia riservata in quanto effettua la fermata dalla parte destra della strada (dove peraltro sostano stabilmente vetture in doppia fila... ) mentre le auto private sono costrette a incolonnarsi per non invadere la corsia sinistra, pena sanzioni. Non c'è che dire: un vero e proprio capolavoro. MatteoRicci Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 6 settembre 2012 è stata di 88.798 copie SE LA DEMONIZZAZIONE DELLA POLITICA, CHE SPESSOSCADE NELLO SFREGIO DELLE ISTITUZIONI, ALZA LA BANDIERADELRINNOVAMENTO,dovremmo essere capaci di scoprire cosa ci sia davvero dietro la parola rinnovamento, un termine che è diventato alla moda, tanto da far la fortuna di un movimento e del suo leader che sul «nuovo» ha costruito fortune e slogan. Anche negli anni della tv in bianco e nero, da Botteghe Oscure a Piazza del Gesù, si raccomandava «rinnovamento nella continuità»; il tutto, però, avveniva senza strappi o lacerazioni, sebbene con discussioni spesso accese negli organismi di partito. Allora qual è la differenza fra quel rinnovamento e questo sbandierato oggi? È perfino banale sottolinearlo: i profeti del «nuovo» vivono in un'era mediatica in cui l'individualismo trova terreno fertile e la nascita dei partiti personali, dove il leader fondatore ne incarna storia, identità, linguaggio, ne è la massima espressione. Dietro la criminalizzazione della politica, dietro a chi vuol mettere in un solo calderone buoni e cattivi, mariuoli e onesti, politici che hanno interesse per il bene comune e politici per cui contano solo egoismi e particolarismi, dietro a questo tentativo di fare d'ogni erba un fascio non c'è il rinnovamento, c'è un'altra parola, pericolosa e ambigua: crisi, che significa mancanza di lavoro. Primumvivere,deindephilosophari, scrivevano i latini, e senza il lavoro non c'è pane, e senza pane non solo non c'è vita, ma non c'è speranza, non ci sono progetti, non c'è futuro. Sulla mancanza di lavoro sono cresciute le serpi più pericolose: sono morti i diritti e nate le dittature, si è schiacciata la pace, si è spazzata via la democrazia. Prima che sia troppo tardi, dobbiamo pensare a quale debba essere la politica ai tempi della crisi, a come recuperare la fiducia in una società colpita dalla precarizzazione, evitando che sacrifici e rigore siano gli unici temi dell'agenda del Paese. È per questo che la politica non può ridursi a una lotta interna tra singoli individui, perché il partito non è un cartello elettorale da utilizzare per la scalata al potere. Il partito vanta una storia, una tradizione, delle regole, un'identità. Rottamatori si può essere anche senza volerlo, mentre innovatori si è solo con un progetto di governo dell'Italia, dove al centro non c'è il «nuovismo» ma ci sono il lavoro, i giovani, l'istruzione, le imprese. Condivido, quindi, l'affermazione del nostro segretario nazionale Pierluigi Bersani che - al termine dell'incontro con la delegazione sindacale dell'Alcoa - a una domanda sulle primarie, ha stroncato ogni provocazione sul sindaco di Firenze, riportando al centro della discussione il tema del lavoro, «per altre questioni ci sarà tempo» ha aggiunto. Il lavoro, che dovrebbe essere il primo e principale tema della campagna per le primarie, è invece scavalcato dal dibattito sulla composizione della futura eventuale squadra di governo, sulla percentuale di giovani o di «usati sicuri» che ne faranno parte. Sono convinto fermamente che la linea seguita dal segretario Bersani sia quella giusta: bisogna puntare sul lavoro, perché è in gioco il futuro del Paese, il futuro delle nuove generazioni, le basi della democrazia. Non è questo il momento di sofismi né di giochi al massacro. È il momento dell'unità di intenti e della voglia di risolvere i problemi, è il momento di lavorare insieme per tornare al governo del Paese. Roberto Balzani (Sindaco di Forlì) COMUNITÀ Le facce dei delegati che ascoltano Michelle sono bianche, nere, ispaniche, asiatiche. Ai democratici, e soprattutto a Obama, il compito di mostrare che per uscire dalla crisi si deve investire in scuola, infrastrutture ed energia. Senza toccare le tasse se non per alzarle un po' ai ricchi. ERNESTO ROSSI L'aspetto delle elezioni americane che più mi piace è la chiarezza dei programmi, e della persona che dovrà portarli avanti. Lì il problema non è quello delle alleanze da costruire prima o dopo le elezioni ma solo quello della scelta cui l'elettore è posto di fronte. Votare Obama significa spingere per una politica che ha al centro il riscatto dei più deboli, di donne e giovani che premono per entrare nel mercato del lavoro e di operai che temono di perderlo. Votare Mitt Romney vuol dire schierarsi dalla parte di chi ha di più e ha paura che la crisi possa intaccare le proprie rendite di posizione. Un po' meno mi piace il fatto che Romney, uno di loro, abbia potuto, con l'aiuto degli americani più ricchi, mettere insieme tre volte e mezzo le somme messe insieme dai sostenitori di Obama. In un Paese dove vota una percentuale non altissima degli aventi diritto, chiamare al voto gli indifferenti utilizzando una grande disponibilità economica può essere decisivo. L'esperienza di tutti i Paesi democratici dimostra che la promozione pubblicitaria di un candidato e la sua capacità di «comprare» voti possono essere sfruttate in modo niente affatto nobile. Come è accaduto di recente nelle elezioni romane del 2008 con il candidato, un certo Piccolo, che ha messo insieme con disinvoltura il massimo delle preferenze e il minimo di competenza politica. Proponendo un problema cui non è facile dare soluzione né in Italia né in America. Dialoghi Il nuovo «sogno americano» e le sue difficoltà Ilpunto Fate attenzione ai paladini del «nuovismo» Palmiro Ucchielli Segretario Pd Marche . . . Ha ragione Bersani: bisogna puntare sul lavoro, perché è in gioco il futuro del Paese CaraUnità . . . La mancanza di lavoro ha prodotto spesso la morte dei diritti e la nascita delle dittature 18 venerdì 7 settembre 2012
Napolitano: bisogna dare spazio ai giovani ILRAPPORTO COOP Le radici dell'infelicità Pdl e Lega all'assalto del ministro Severino REGGIO EMILIA CHIUSURA DELLA FESTADEMOCRATICA NAZIONALE DOMENICA 9 SETTEMBREORE 16.30 CAMPOVOLO Bce Via libera all'acquisto di titoli No di Bundesbank Le Borse volano spread giù a 370 Monti: bene, ora si deve frenare l'insofferenza anti-tedesca PAOLOSOLDINI Il tramonto dell'edonismo DOMENICA 9 SETTEMBRE IN EDICOLA CON L'UNITÀ La Carta d'Intenti Pattodeidemocratici edeiprogressisti Checoppia DavidByrne eSt.Vincent Amentapag.24 AVenezia il thriller diRedford Crespipag.21 ILCOMMENTO ORESTEPIVETTA Destre all'attacco del ministro sul pacchetto giustizia, dall'anticorruzione alla riforma forense. In discussione anche il taglio dei tribunali: Severino convocata in Commissione alla Camera e al Senato. Si cerca un compromesso. Ad esempio abolire il reato di corruzione tra privati. FUSANI APAG. 10 LE INTERVISTE Podesta: con Obama l'America è il Paese delle opportunità FUNZIONERÀ, STAVOLTA, LA CURADRAGHI? LE PRIME REAZIONI DELLE BORSEEl'andamento degli spread italiano e spagnolo fanno pensare che almeno l'effetto annuncio abbia funzionato. Ma non si può dimenticare che anche l'anno scorso, quando la Bce acquistò massicce quantità di bond, accadde qualcosa di simile e però la fiammata d'ottimismo durò molto poco. Dopo qualche settimana eravamo punto e a capo. E ora ci sono «condizionalità» (per dirla alla Draghi) che allora non c'erano. SEGUEA PAG.3 L'ANALISI RONNYMAZZOCCHI FO TO DI CE CIL IA FA BIA NO /E IDO N MICHELEPROSPERO Stazzema, la forza civiledella parola MarioLuzipag. 19 Vince Draghi ma non è finita U: Mi confidava un banchiere, tra i più importanti, al quale mostravo la mia invidia per il carico di milioni e di stock options della sua liquidazione, che il denaro non fa la felicità. Me lo diceva anche mia madre, brava a trasformare in virtù la nostra mediocre condizione. SEGUEAPAG. 5 Attacco su corruzione intercettazioni e tribunali E il pacchetto giustizia slitterà a ottobre Se volete un Paese in cui ognuno è solo e il vincitore si prende tutto, votate per Romney. Se invece volete un Paese in cui la prosperità sia condivisa e ognuno sta insieme agli altri allora votate Obama. BillClinton Sono d'accordo con Pier Luigi Bersani sul fatto che nel discorso di Grillo (e non solo suo) si trovino tracce di «linguaggio fascista». A PAG. 16 C'è una sinistra che fa la destra Ce la farà la sinistra ad interpretare in maniera efficace e non autodistruttiva le primarie di coalizione? APAG. 17 Sono primarie o è una sfilata? L'Italia che tira la cinghia: più debiti meno consumi Redditi in calo, meno auto e più tv: gli italiani fanno i conti con la crisi e con le diseguaglianze Intervista a Tassinari: subito scelte per la crescita Draghi la spunta e lancia il piano anti-spread della Bce: acquisto illimitato dei titoli pubblici. Solo l'annuncio fa volare le Borse, il nostro spread scende a 370. Il programma è stato votato con il no pesante della Bundesbank. Resta del tutto aperto, però, il capitolo delle condizioni per accedere al sostegno della Bce. Draghi parla di condizioni molto dure («tough», ripete). E questo non è un buon segnale per l'Italia. Monti si mostra soddisfatto e invita tutti (soprattutto le Camere) a frenare le insofferenze anti-tedesche. DI GIOVANNIVENTIMIGLIAAPAG.2-3 Bisogna dare più spazio ai giovani. Napolitano a Mestre lancia un messaggio chiaro. Difende la centralità dei partiti che però hanno «perso autorevolezza». «Non c'è democrazia senza partiti ma devono rinnovarsi». Ruolo forte dei movimenti ma in funzione del bene comune. CIARNELLI APAG. 9 Il presidente: senza partiti non c'è democrazia ma devono rinnovarsi Il ruolo dei movimenti Partita aperta sulle «condizioni» La crisi economica e il brusco calo dei consumi registratosi nel nostro Paese negli ultimi tre anni sembrano essere una vera e propria nemesi per un modello sociale ed economico che, dal 1980 in poi, aveva costituito buona parte dei propri successi proprio sulle spese sfrenate e sregolate. SEGUE APAG.4 BUFALINI A PAG. 12 Rossi Doria: difendo il concorso, la scuola torna alla normalità DEGIOVANNANGELI APAG.7 Staino LUIGIMANCONI 1,20 Anno 89 n.247Venerdì 7 Settembre 2012
«L'Italia continua a muoversi con disciplina sulla strada delle riforme» e una eventuale richiesta di aiuti «potrebbe non essere necessaria». Così il premier Mario Monti nelle dichiarazioni a Palazzo Chigi che precedono l'incontro con il presidente della Commissione Ue Josè Barroso, rispondendo a una domanda sul piano di acquisto dei bond deciso dalla Bce. Monti non vuole entrare nel dettaglio della «condizionalità» richiesta ai singoli Stati che vogliono usufruire del piano di Francoforte anche perché sono «valutazioni in questo momento premature». Il premier spiega che ora «la parola aiuti è comunque sdrammatizzata: da oggi esistono possibilità in Ue da usare per far fronte a questi problemi». In ogni caso, Monti ricorda che dall'inizio «siamo stati convinti che su certi squilibri sui mercati finanziari dell'eurozona e sul mercato dei titoli sovrani giocavano malattie nazionali ma anche una non piena credibilità nella perenne permanenza della moneta unica, oggetto di attacchi di varia natura». «Una parte del problema, essendo comune, avrebbe richiesto interventi comuni», ha ricordato il premier sottolineando che sono stati «fatti importanti progressi sul fronte dei firewall, soprattutto per quei paesi che ancora non avevano a posto i loro conti». E, l' Italia - ha aggiunto - con «grande senso di responsabilità dei cittadini, per non trovarsi in questa situazione, ha pagato e sta pagando un conto» non certo «giustificato» dai fondamentali economici «per finanziarsi sui mercati». ITEDESCHI In mattinata il premier era intervenuto al congresso del Ppe a Fiesole, sollevando timori sul futuro dell'Europa. «L'integrazione incontra difficoltà in questo momento e non potrà procedere senza un flusso di idee nuove, critiche e adeguate al momento - aveva detto - Il Parlamento italiano ribolle di sentimenti negativi nei confronti di altri Paesi, a partire dalla Germania». Secondo Monti la moneta unica, da fattore di integrazione, può paradossalmente trasformarsi in fattore di divisione. Ma in serata, a margine del bilaterale con Josè Manuel Barroso, il premier assicura che «l'Europa ha la caratteristica di trarre spunto e incentivo dalle crisi per andare avanti. E io sono fiducioso che anche in quest'occasione saprà confermarlo». L'agenda europea in questo momento è fitta di appuntamenti decisivi. «Attendiamo con grande interesse la proposta della Commissione che dovrebbe essere presentata il 12 settembre sulla supervisione bancaria così come aspettiamo con grande interesse il discorso che il presidente Barroso terrà al Parlamento europeo sullo stato dell'unione». Il premier ricorda che ci sono molti argomenti di cui discutere con il presidente della Commissione. «Vista anche la particolare situazione economica e finanziaria nel mondo, in Europa e in Italia spiega - discuteremo delle misure a breve termine per la stabilizzazione finanziaria e di quelle a medio termine per il rafforzamento dell'unione economica monetaria alla luce del rapporto dei quattro presidenti». Barroso, dal canto suo, replica elogiando le misure del governo. «L'Italia ha preso risolutamente in mano il proprio destino e sia avvia verso un futuro di prosperità per le imprese e di speranze e prospettive per i giovani», ha detto il presidente della Commissione. Barroso, che ha anche elogiato gli italiani per la «determinazione» di cui stanno dando prova, si è detto «assolutamente certo» che «con il ritorno della fiducia nei confronti dell'Italia la montagna del debito si ridurrà, l'accesso ai finanziamenti risulterà più agevole e la competitività potrà migliorare con effetti positivi sulla crescita e sull'occupazione». Il presidente della Commissione Ue ha comunque avvertito che la strada per uscire dalla crisi è ancora «lunga e che gli sforzi da compiere saranno «dolorosi» ma «fruttuosi». Quanto all'Europa, il presidente ha annunciato che «il 12 settembre presenteremo una proposta per un singolo supervisore bancario per l'eurozona». In Europa non ci può essere solo un'integrazione economica, ma serve una supervisione bancaria congiunta che tenga conto della politica economica. È giusto che ci sia anche una ulteriore politica di integrazione che garantisca la democraticità del processo, ma serve una visione di lungo termine. bisogna spezzare il legame tra debito sovrano e debito delle banche». L'ANALISI PAOLOSOLDINI SEGUEDALLAPRIMA I Paesi che verranno aiutati con l'effetto calmierante degli acquisti dei titoli dovranno fare domanda di accesso ai fondi di stabilità, l'Efsf, ormai quasi vuoto, e l'Esm, ancora nelle mani dei giudici di Karlsruhe. Il ricorso obbligato ai fondi riaprirà il problema che si era pensato di poter by-passare: l'accesso ai fondi è condizionato (appunto) al rispetto dei loro statuti, i quali prevedono severe prescrizioni a chi vi ricorre. Tornano i Memorandum of Understanding e i controlli esterni? E come si farà a farli ingoiare non già alla Grecia, ma a un grosso Paese come la Spagna e uno ancor più grosso, chiamato Italia, che è tra i soci fondatori dell'Europa? Insomma, la mossa di Mario Draghi ha potenzialità positive, specie nel breve periodo, ma non risolve il problema di fondo: la mancanza di equilibrio tra le misure che obbligano alla disciplina di bilancio e la necessità di uscire dalla recessione. O di non entrarvi. Dalle stime dell'Ocse, ieri, è arrivata una bastonata che a Berlino fa male parecchio. Perfino la potente Germania, quella che riesce a piazzare i propri titoli di Stato praticamente gratis, nella seconda metà di quest'anno avrà una crescita negativa (-0,2) e nel semestre successivo ancora di più (-0,8). Ancora qualche mese di scivolamento e poi sarebbe recessione anche ufficialmente. E la recessione a Berlino non è come a Roma, Madrid o Parigi: qui potrebbe avere effetti psicologici pesanti; governare la crisi “tedesca”, oltre quella europea del debito, potrebbe rivelarsi molto, molto difficile. Specie in un anno di elezioni come il 2013. Che il governo della cancelliera Merkel abbia sbagliato di grosso a impostare tutta la strategia di difesa dell'euro sulla sua austerity è un'opinione ormai largamente diffusa in Europa e nell'amministrazione americana. E comincia a farsi strada, almeno un po', anche nella Repubblica federale, specie se continuano ad arrivare brutte notizie dagli indicatori economici. Quella strategia, però, è stata il frutto non solo di una convinzione ideologica, ma anche della sovrapposizione della politica interna tedesca a quella economica europea. Prendiamo due esempi recenti: giorni fa Frau Merkel non ha smentito un suo deputato secondo cui lei avrebbe detto di essere contraria al carattere “illimitato” dell'intervento della Bce. Perché fa sapere di essere contraria quando appena una settimana prima si era detta d'accordo? Risposta: parlava davanti ai parlamentari della Cdu, pronti ad accettare obtorto collo gli acquisti di titoli, ma non la loro istituzionalizzazione, che in maggioranza vedono come un imbroglio per stampare moneta e risvegliare il Dracula dell'inflazione (maledetta inflazione: quanti errori si fanno per farti restare nella tomba). Ancora prima i giornali di mezzo mondo avevano dato grande rilievo alla dichiarazione della cancelliera sui mercati “cattivi” che affamano il popolo. Una resipiscenza, la correzione di un atteggiamento che ha visto l'ultraliberista governo di Berlino rifiutare ogni proposta di regolamentazione degli stessi mercati per farli diventare un po' meno “cattivi”? Macché. Angela Merkel parlava davanti a una platea della Csu bavarese, attraversata da forti pulsioni populiste e da un certo mai morto spirito anticapitalistico di matrice cattolico-conservatrice. La cancelliera Zelig faceva campagna elettorale. Si adeguava agli umori della platea, proprio come faceva a suo tempo Berlusconi, buon anima. Questa sovrapposizione è pericolosa e i rischi aumenteranno man mano che il voto si farà più vicino. Bisognerebbe, in qualche modo, disinnescare la bomba elezioni tedesche. E non sembra ci sia altro modo che cambiare la strategia anti-crisi rendendola davvero “europea”. In Germania la Spd sta elaborando il suo programma economico, nel quale si dovrebbe insistere molto sulla collegialità delle scelte: dalla condivisione del debito a un'accelerazione dell'integrazione in una Unione politica che corregga il deficit di democrazia che la strategia attuale porta con sé. Altri partiti europei di sinistra e democratici affrontano lo stesso problema, proponendo, ad esempio, l'elezione di un'Assemblea costituente contestualmente al voto per il Parlamento europeo del 2014. Le scelte anti-crisi dovrebbero avere questo segno. Quella della Bce può anche funzionare, ma questo segno non lo ha. Un passo avanti, ma resta l'ombra delle «condizioni» Monti plaude alla Bce ma teme «l'nsofferenza» verso Berlino Il premier assicura che l'Italia segue con «disciplina» la strada delle riforme Apprezzamento per le mosse di Draghi, ma ci sono tensioni anti-tedesche preoccupanti B.D.G. ROMA . . . L'Italia continua a soffrire sul fronte della crescita, siamo indietro per l'andamento del Pil venerdì 7 settembre 2012 3
C'ÈUNASCENADITHIS MUST BE THE PLACE,ILFILM DISORRENTINO,INCUICHEYENNE-SEANPENNSIINCHINADAVANTIALGENIODIDAVIDBYRNE.«Tu meravigli la gente con queste idee, e loro dicono una parola enorme, dicono, artista». E questo è quanto. Artista a tutto tondo. Dai Talking Heads alle installazioni metafisiche, dall'attività di talent scout e dragatore di suoni cosmopoliti a quella di scrittore. E poi sperimentazioni, relazioni soniche cruciali (quella con Eno, ad esempio, che ha spostato di molti centimetri il baricentro della musica), colonne sonore e parecchio altro ancora. Un'esistenza rutilante nella quale, a un certo punto, è entrata Annie Erin Clark, meglio nota come St.Vincent, giovane e talentuosa musicista con tre album all'attivo e una fascia da reginetta come «artista indie più sexy del 2012». I due si sono incontrati a New York e nel 2009 hanno deciso di realizzare Love This Giant, un disco delizioso, piacevolissimo. Al posto della classica rock-band un'orchestra di ottoni che tiene il ritmo e gigioneggia felice mentre Byrne e St.Vincent se la spassano a interpretare la parte della coppia trasversale ma perfetta. Collaborazione vera: dieci brani composti assieme e solo uno a testa scritto e interpretato individualmente. E non a caso il disco è una co-produzione della Todo Mundo - l'etichetta di Byrne - e della 4Ad, la casa discografica con la quale pubblica St.Vincent. Come a dire: matrimonio artistico a tutto tondo, anche dal punto di vista del marketing. Spiega Annie a Rolling Stone: «È andata così: a volte David mi mandava una melodia con gli accordi e io cercavo di scrivere le parole o di riarrangiare il pezzo. Alcune volte ero io a mandare a lui arrangiamenti che non avevano melodie e lui me li rispediva arricchiti. Una piena, totale ed onesta partecipazione di entrambi». È pop brillante, obliquo quello che fa battere il cuore del «gigante». Ci sono tracce new wave d'alto spessore rivisitate con i timbri del Terzo Millennio, c'è qualche elegantissimo screzio d'avanguardia e un'attitudine indie. Soprattutto c'è molto del funk stralunato di Byrne, certi accenni alla Rei Momo e Naked, le sue sincopate e irresistibili marcette (Who, ad esempio, che è anche il video usato come traino per l'intera operazione), ma St.Vincent tiene botta con garbo e impegno, sottolineando con una voce decisa e bellissima, mai fuori tono, mai eccessiva, eppure preponderante. Love This Giant, che uscirà l'11 settembre, è già disponibile da qualche giorno in streaming. Un'operina intelligente composta da due teste pensanti e parlanti. Da Dinner For Two dove sembra di rivedere l'anima danzereccia dei Talking Heads alla intensa e intimista Outside Of Space And Time, da Optimist (altro singolo azzeccatissimo) a Lazarus dove il gioco di specchi tra i due si trasforma in un intreccio formidabile e riuscito di rimandi. La strana coppia sarà in tour a partire dal 15 settembre: ventiquattro date in tutto tra America e Canada. Un disco che sembra una partita a ping pong con la pallina che non cade mai dal tavolo. Due generazioni a confronto ma lo stesso gusto e piacere nel fare musica. Per continuare a meravigliare la gente. WEEKEND DISCHI David Byrne e St. Vincent BYRNE-ST.VINCENT LOVETHIS GIANT TODOMUNDO -4 AD DANIELAAMENTA damenta@unita.it ... L'ex leaderdeiTalkingHeads incontra lamisspiùsexydella scenaindie. Il risultatoèun discodeliziosoedivertente INCONTRO NAZIONALE UNA SVOLTA DEMOCRATICA PER L'ITALIA E L'EUROPA Sabato 8 settembre, ore 1 0:00, nel la sala " I Cento Passi" Festa Democratica Nazionale hyphenminus Campovolo hyphenminus Reggio Emil ia hyphenminus i n tervengono hyphenminus Guglielmo Epifani , Edo Ronchi, Chiara Geloni , Fausto Raciti , Anna Petrone, Massimo Cialente, Massimo D'Antoni hyphenminus partecipano hyphenminus Pietro Folena, Emil io Gabaglio, Sergio Genti l i , Carlo Ghezzi venerdi 7 settembre, ore 21 :00, nella sala " I Cento Passi" presentazione del l ibro di S.Gentili “La buona politica” hyphenminus Datanews ed. partecipano: Guglielmo Epifani , Graziella Falconi , Marco Follini LABORATORIO POLITICO PER LA SINISTRA Unire nel e col PD le ideal ità social iste, ecologiste e sol idaristiche associazione pol iticohyphenminusculturale Beldiscoche offre l'occasionedicogliere ogni sfumaturanel mododi suonaredi Ionata(saxtenore) eMoroni (piano) perchésenza sezione ritmica sembrano messi sotto la lente d'ingrandimento; in piùdi goderedellabellezza di 11 branidel repertoriodiDuke Ellington. Il senso del tempoe la forza dello swingsonotali che peròbatteria econtrabbassoè come se ci fosserodavvero. A.G. MAX IONATA DADO MORONI TwoFor Duke ViaVeneto jazz «Ilpartenzista»(cioè chivuolepartire a qualsiasi costo,contrario dell'arrivista) presentauna musicasorprendente per i continuicambidi direzione riguardanti tempo,metro, sonorità, coloritura e tonalità.Mingus eAyler, Hadene la Bley,Bowiee l'InstabileOrchestravi fannocapolino inuna caleidoscopio di formee colori che portano la firma di Capello,anchebatterista sopraffinoalla guidadi uneccellente quintetto. A.G. Testepensantidelpop ByrneeSt.Vincent:duegenerazioniaconfronto GLIALTRIDISCHI LORENZO CAPELLO Ilpartenzista OrangeHome U: 24 venerdì 7 settembre 2012
Essendo degli arruffoni, essendogente che ha rubato per tutta lavita, non pensano che uno possa far qualcosa senza averne un ritorno economico», dice Grillo dei partiti italiani. E dove sta la novità in queste parole? Il contesto è nuovo: il leader del Movimento Cinque Stelle ha detto questo e altro al pubblico di una tv olandese. L'Olanda, si ricorderà, è uno dei pochi Paesi ostili alle manovre finanziarie della Bce in difesa delle aree europee a rischio perché bombardate dalla speculazione e dai suoi isterismi. E all'Olanda Grillo racconta nel corso di una intervista teatralizzata: finge di ricevere telefonate insistenti da Mario Monti, finge di rispondergli di andare a quel paese, che lui i consigli giusti li aveva dati e il presidente del Consiglio se n'era fregato, quindi «non gli rompesse i coglioni», lo lasciasse in pace. Gli olandesi sorrideranno, anche perché la pochade sta benissimo dentro tutti i più consolidati e tristi luoghi comuni attraverso i quali una parte del continente preferisce riconoscere la nostra fisionomia collettiva. Partiti ladri - e qui nei blog on line c'è chi suggerisce di querelare una volta per tutte l'autore di questa fortunata gag politica - Paese allo stremo, debito a valanga, situazione a rischio ben oltre quel che viene raccontato, nelle situazioni ufficiali, dal potere; siamo invece «in via di fallimento». Nel suo genere, uno stile non lontano da quello cui fece ricorso Berlusconi quando guardingo soffiò nell'orecchio di Obama che la democrazia italiana stava franando per colpa delle toghe rosse. Solo che il signore di Arcore sbagliò bersaglio, Grillo no. Lui sceglie con cura i “suoi media”, manda a quel paese - non in Olanda - l'inviato di Piazzapulita - è avvenuto nei giorni scorsi - rinfacciandogli di non rappresentare uno dei suoi canali di comunicazione, rifiuta coraggiosamente ogni contraddittorio tv, ma fa il gattino con la tv olandese. Mentre prova a demolire l'euro e le sue ragioni, anche in questo molto vicino alla politica discretamente anti-europeista di Berlusconi. Si capisce perché, allora, proprio in questa bellissima intervista Grillo inviti Monti a raggiungere «lo psico-nano alle Barbados»: eliminato Bossi, è il solo a doppiarlo in stile e slogan da hard boiled, meglio si tolga di mezzo sennò intasa la scena. Del resto, sa bene che, così come a Parma, i suoi numeri hanno tutto da guadagnare dall'esplosione del franante serbatoio elettorale del Pdl che solo Berlusconi riuscirebbe parzialmente a coagulare. Intanto, il messaggio è chiaro: se non vince lui, vincono i ladri. Ma perché i politici italiani onesti, che ci sono, accettano di farsi insultare dal furbetto di turno? A guardarlo dall'alto ha l'aria di un assedio. Al ministro Paola Severino, al suo dicastero e ai numerosi disegni di legge fermi in un modo o nell'altro nei due rami delle camere. Il risultato è che sul fronte giustizia il Parlamento sembra paralizzato. E palazzo Chigi ha ben chiaro a questo punto che o mette tutti i partiti della strana maggioranza intorno a un tavolo per lavorare a un compromesso che accontenti Pd e Pdl oppure nulla si muoverà: nè il disegno di legge sulle intercettazioni, nè quello sulla riforma forense, nè quella sulla responsabilità civile dei magistrati. Soprattutto, ed è la cosa che il governo soffre di più, non vedrà mai luce il disegno di legge contro la corruzione. Non solo, rischia la paralisi anche la riforma della giustizia, quella che ha tagliato circa 600 tra Tribunali, uffici del giudice di pace e sedi distaccate, un'altra medaglia che il ministro Severino si è già appuntata sul petto e che adesso comincia a scottare. Dopo settimane di annunci e decisioni a mezzo stampa, la paralisi è diventata chiara negli ultimi due giorni, quelli della ripresa dei lavori parlamentari. È una manovra a tenaglia quella concordata dal Pdl nel vertice di mercoledì a palazzo Grazioli alla presenza di Silvio Berlusconi e del ministro ombra Niccolò Ghedini. Ieri il capogruppo Fabrizio Cicchitto si è presentato nella riunione dei capigruppo alla Camera e ha chiesto la calendarizzazione del disegno di legge sulle intercettazioni. D'accordo la Lega. Silenzio assenso dell'Udc. Mossa prevista, attesa, vagamente provocatoria, rimasta a galleggiare perchè, come ha spiegato il presidente Fini, «l'ordine del giorno di settembre è già pieno di scadenze e per cambiarlo occorre l'unanimità dei gruppi». Il no secco di Pd e Idv ha fatto cadere ogni ipotesi di questo tipo. Se ne riparla - vedremo come - in ottobre. Cicchitto non ha fatto storie. Ma per il Pdl era importante soprattutto piantare la bandiera. E ribadire il messaggio: «Sul fronte giustizia o si lavora sui tre provvedimenti contemporaneamente o nulla». Infatti nelle stesse ore rimbalzava dal Senato la tattica dilatoria della Commissione Giustizia dove il pacchetto anticorruzione è fermo da giugno. Non solo: il presidente Berselli, per piantare anche lui la sua bandierina, se n'è uscito con l'annuncio di voler convocare in Commissione il ministro perchè spieghi come mai non sono state ascoltate le indicazioni del Parlamento nel ddl che ha disegnato i nuovi distretti giudiziari, una geografia ferma all'800, tagliando oltre 600 uffici inutili e costosi. Serve, ha spiegato Berselli, «un sereno e costruttivo confronto parlamentare con il ministro per rivedere una decisione non in linea con le necessità». Poi, per essere ancora più esplicito: «Effettivamente nel confronto governo-Parlamento non dovranno esserci solo le norme anticorruzione, le intercettazioni e la responsabilità civile dei magistrati, ma anche la nuova geografia giudiziaria». Iniziativa analoga sarà presa dal capogruppo pdl in Commissione Giustizia alla Camera Enrico Costa. E se non dovesse bastare, Gasparri al Senato farà quello che ha più volte annunciato: una mozione che impegna il governo e il ministro Guardasigilli a ripristinare alcuni tribunali tagliati. Già così l'assedio è evidente. Lo diventa ancora di più quando, tornando alla Camera, il tanto ostacolato disegno di legge sulle professioni forensi la lobby degli avvocati è molto forte in Parlamento e assolutamente trasversale - viene fissato in aula il 28 settembre. Il ministro Severino nega la sede legislativa - non si fida - e preferisce il dibattito dell'aula. Con un preciso gioco di ruoli, questa volta passa all'attacco la Lega che accusa il ministro di «voler rallentare l'iter d'approvazione del testo». È il contrario, ribatte il ministro: «Il parere del governo non mette paletti (vuole semmai evitare stravolgimenti che lo svuoterebbero, ndr) , perché si limita per pochi punti a chiedere il più ampio dibattito in aula e la data del 28 settembre è stata fissata con urgenza». È chiaro che il blocco nasce dal disegno di legge contro la corruzione. Il Pd, tramite Andrea Orlando e Donatella Ferranti, rinfaccia al pdl di non volerlo approvare. Il Pdl rivendica la paternità del testo che nasceva con la firma di Alfano ma negava tutta la parte penale. Quella che il Pdl non digerisce. Nè poco nè punto. Tra i corridoi di Montecitorio, e nei consessi privati, si lavora a un compromesso che mandi avanti insieme i tre disegni di legge. Una delle ipotesi ventilate toglie il reato di corruzione tra privati e blinda quello sul traffico di influenze. Sarebbe, per il governo, un boccone amarissimo. Attacco di Pdl e Lega sull'anticorruzione Cicchitto: «Stretta sulle intercettazioni o salta tutto». Il pacchetto giustizia slitta a ottobre POLITICA Grillo insulta Monti dalla tv olandese La ministra della Giustizia, Paola Severino FOTO ANSA Le destre all'assalto di Severino CLAUDIAFUSANI ROMA Evita il contraddittorio in Italia,madall'estero attacca i«partiti ladri» e ilpresidente delConsiglio:«Vadacon lo psico-nanoalleBarbados» TONIJOP ILCASO 10 venerdì 7 settembre 2012
Dall'Europa, che è la vera prospettiva per recuperare credibilità alla politica. A quelli che ne sono gli strumenti sul campo, cioè i partiti che vivono una crisi evidente, più che mai in Italia. Ma non solo. L'Unione politica di natura federale «non è più un tabù» anche se la sua realizzazione incontra ancora ostacoli e invece dovrebbe essere un impegno tale da appassionare chi all'unità europea ha contribuito negli anni e ci ha creduto, insieme a coloro che, i giovani, muovono i primi passi in un mondo difficile e spesso ostile ma che non debbono rinunciare «a cercare ogni varco» per far sentire la propria voce. Le difficoltà di far accettare una Unione che tanti riconducono solo alla questione dell'euro, per com'è stata presentata e non per com'è. La lunga e appassionata lezione che il presidente Napolitano ha tenuto a Mestre, nell'ambito del “Festival della politica” organizzato dalla Fondazione Pellicani, è stata la lucida, preoccupata ma anche propositiva fotografia in scatti successivi dello stato della politica nel nostro Paese ma proiettata in uno fondale europeo. I partiti hanno perso autorevolezza, si sono «ripiegati e immeschiniti». E hanno certamente, e non solo in Italia, «pagato il prezzo, da un lato, di un pesante impoverimento ideale, e dall'altro di arroccamenti burocratici, di un infiacchimento della loro vita democratica, di un chiudersi in logiche di mera gestione del potere e di uno scivolare verso forme di degenerazione morale». Però «si possono e debbono, oggi, apprestare rimedi a questi mali, a queste patologie, e perciò si lavora e si dovrà lavorare - con successo, si augura il Capo dello Stato - qui da noi, alla regolamentazione in senso democratico dei partiti secondo l'articolo 49 della Costituzione, alla revisione del sistema di finanziamento dell'attività politica, al rafforzamento delle normative anti-corruzione». Il che non significa il superamento dei partiti, «perché non può esserci democrazia funzionante, non possono esservi istituzioni rappresentative validamente operanti senza il canale dei partiti politici». Che però debbono rinnovarsi in Italia come in Europa, non escludendo «nuove forme di comunicazione e di partecipazione politica cui si può far ricorso in modo responsabile e trasparente». Non solo i partiti già in campo, dunque. Dovranno farsi sentire anche i movimenti che sembrano in grado di comprendere meglio le delusioni e le aspirazioni dei giovani. «Quel che conta, però, da parte di tutti, è la capacità di formulare proposte e indicare soluzioni sostenibili per il futuro delle comunità nazionali nel contesto dell'integrazione europea, di non smarrire il senso di una comune solidarietà di fronte alle sfide economiche e sociali». La questione è dunque di leadership, ha ribadito Napolitano tra gli applausi. Dunque se «la politica è in affanno e naviga a vista» e farebbe bene a chiedersi quanto in questi anni «ha guidato» e quanto «ha seguito» l'onda chiamandosi a volte fuori e altre volte stando a guardare, resta il fatto che senza partiti non si va da nessuna parte. «Abbiamo bisogno di partiti veramente europei, sintonizzati e organizzati su scala continentale», ha detto Napolitano. Richiamando attenzione, perché «rischiano la marginalizzazione e l'irrilevanza quei gruppi e movimenti politici che in qualsiasi Paese dell'Unione si rinchiudano in una logica protestataria, preoccupati soltanto di chiamarsi fuori dall'assunzione di comuni responsabilità europee. Vediamo bene questo fenomeno oggi in Italia». E chi ha orecchie per intendere intenda... Napolitano ha indicato come obiettivo che già alle prossime elezioni europee del 2014 si vada con una «procedura elettorale uniforme», con «lo scambio di candidature e la presentazione di capilista unici tra Paese e Paese». E inoltre con «l'identificazione tra la figura del presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea, affidandone in prospettiva la scelta agli stessi elettori». Insomma, una «controffensiva europeista» che mira a una «ampia partecipazione di forze giovani, oggi distanti della politica, non solo in Italia». I giovani, le loro difficoltà. Una delle preoccupazioni più grandi e pressanti del presidente che non ha mancato di richiamare le forze politiche alle loro responsabilità: « Il banco di prova per tutte è la capacità che dimostreranno di aprire spazi di partecipazione per le giovani generazioni, soprattutto per quanto riguarda l'Europa». In conclusione Napolitano ha voluto citare una sua riflessione nell'ambito della sua esperienza di parlamentare europeo. Dieci anni fa già disse: «È attraverso il discorso sull'Europa che la politica può riguadagnare forza di attrazione e ruolo effettivo nelle nostre società. L'impegno politico che tanti uomini e donne della mia generazione posero al centro della loro vita può essere trasmesso e rinascere solo nella dimensione europea». L'INTERVENTO FAUSTORACITI INNOMEE PERCONTODEIGIOVANISI CONSUMA IL DIBATTITO DIQUESTE SETTIMANE CHE PRECEDONOLE PRIMARIEDEL CENTROSINISTRAE LE ELEZIONIPER IL NUOVO PARLAMENTO:E VOLANO GLI STRACCI. “Nonni” contro “inesperti”: l'Italia scopre due nuove categorie politiche e il Partito democratico rischia di perpetuare la propria anomalia. In nessun partito progressista europeo la discussione potrebbe prendere questa piega e per due, piuttosto precisi, motivi: intanto, avendo una vita democratica normale, anche il rinnovamento è un fatto normale, fisiologico, che non stupisce né è usato per stupire; in secondo luogo, il confronto, spesso il conflitto, ha sempre una precisa natura politica. È stato così nel Labour inglese, nella tedesca Spd, tra i socialisti francesi e via dicendo. Nella nostra discussione, invece, «giovane», «nuovo», «vecchio», tornano a essere o pesante tara o condizione indispensabile per mostrarsi all'altezza dei tempi a seconda delle convenienze politiche e dell'età anagrafica dei protagonisti del discorso. Tutto troppo, davvero troppo, semplificato e strumentale. Strumentale soprattutto quando si vende l'illusione che un premier quarantenne sarebbe la soluzione del male italiano, quello che investe in modo particolare una generazione nuova che dentro la crisi oscilla tra la rabbia e la depressione a causa delle proprie condizioni di vita. Sfugge infatti ai nuovisti che giovane, più che normale dato anagrafico, per molti finisce per essere una condanna: niente lavoro o lavoro instabile e poco remunerato, niente mutuo per la casa, zero autonomia, fino all'umiliazione di trovarsi a dipendere economicamente dai propri familiari oltre la soglia dei trent'anni. Eppure per venti anni non si è parlato che di noi. Non c'è stata riforma del lavoro, delle pensioni, della scuola, dell'università o semplice legge finanziaria che non sia stata fatta, pomposamente, nel nome dei giovani italiani, a volte senza pudore né senso del ridicolo. Nel nome dei giovani sono stati introdotti i primi strumenti di quella flessibilità del lavoro scivolata nella precarietà della vita, riformate le pensioni, aumentato il potere delle baronìe universitarie, negati diritti e futuro. In definitiva, l'unica redistribuzione della ricchezza in favore dei giovani è avvenuta all'interno delle famiglie più economicamente svantaggiate, quelle in cui i figli avevano davvero poco da togliere ai propri padri. Stupisce che Matteo Renzi, il quale legittimamente ha deciso di correre alle primarie e che si fa forte di una grande domanda di rinnovamento non si renda conto che se davvero vuole rappresentare una speranza di cambiamento è dalle risposte ai bisogni che si deve partire più che dal numero dei mandati parlamentari. C'è qualcosa in più della stanchezza rispetto alle facce: in un'epoca storica in cui la comunicazione rende tutto rapidamente vecchio, persino i viaggi alle convention dei democratici americani sono già visti. Nella pancia dei giovani italiani c'è, inevasa, una domanda di dignità. Quella negata alle donne che perdono il posto perché aspettano un figlio, quella dei precari che non possono dire no al proprio datore di lavoro senza rischiare di restare per strada, quella di chi deve chiedere la paghetta ai genitori come se avesse quattordici anni perché il lavoro l'ha perso o è all'ennesimo stage, quelli a cui la banca non concederà mai un prestito perché non offrono “adeguate garanzie”. Nelle parole di Renzi di risposte a queste domande ce n'è poche e molto spesso uguali a quelle che in passato, sbagliando, ha dato una sinistra dalla vista corta. Nessuno vuole fare file davanti alle porte dei dirigenti del Partito democratico per aspettare disciplinatamente il proprio turno, ma sfondarle per ripetere i loro errori non cambierà molto il quadro. Potrà forse cambiare qualche carriera, ma l'Italia resterà al palo. REGGIOEMILIA Napolitano: partiti necessari ma sappiano rinnovarsi Ma nel passato quanti errori «in nome dei giovani» . . . Da 20 anni non c'è legge su lavoro, scuola, pensioni che non sia stata fatta «per le nuove generazioni» . . . «Essenziale accelerare sull'Unione politica europea e coinvolgere di più i ragazzi» MARCELLACIARNELLI mciarnelli@unita.it Cancellieri:«Nontagliamoper ilgustodi farlo» «Nontagliamoperchéci piace tagliare maperchénon ci sono soldi».Adirlo è laministradell'Interno, AnnaMaria Cancellieri,parlando dalpalco della Festademocraticadi Reggio Emilia. «Comela massaiase non ci sono i soldi,non possiamofare i debiti. Sarebbemoltopiù belloe faciledare tuttoa tutti,ma la madredi famiglia che fa i conticon uno stipendio,dà lo champagneai figlio il latte che li fa crescere?».Così ilministro dell'Interno,chepoi aggiunge:«Ho bisognoche lagente capisca lo sforzo disperatochestiamo facendo». Quantoal problema dell'immigrazione, ilministro dell'Interno invoca l'aiutodell'Europa. «Purtroposiamoun Paese molto fragileperché lenostre coste sono espostealle migrazionichevengano daovunque», ricorda nelsuo intervento.«L'Europa cideve aiutare, deverendersi contochesiamo la prima lineadell'Europa»,ha sottolineato.«Moltidi quelli che arrivanopoi proseguonoper la Germaniaoanche la Finlandia perché lì hannodelle possibilitàdi lavoro, vannoversozonepiù ricche». Dunque «chiediamoall'Europadiaiutarci perchéè un problemaepocaleche toccatutto il Continente».Sulle intercettazioni, infine, secondo il ministro«bisogna farneun uso, nonun abuso».PerCancellieri si trattadi uno strumentoche vausato«nella misura incui la magistratura ritienedi usarlo, maevitando ogniabuso, perché abbiamosuperatoogni limite». Al Festival della politica di Mestre la lezione del Capo dello Stato: «Senza politica non c'è democrazia» venerdì 7 settembre 2012 9
Dichiaro in primo luogole mie generalità: sonod'accordo con Pier Lui-gi Bersani sul fatto chenel discorso pubblico diBeppe Grillo (e non solo suo) si trovino tracce inequivocabili di “linguaggio fascista”. E questo già vuol dire che a utilizzare quel linguaggio fascistico, non è necessariamente “un fascista”: possono farlo individui e gruppi che, senza esserlo per biografia e ideologia, attingono a un vocabolario e a una retorica, a un sottofondo culturale e a una struttura semantica la cui origine, certo lontana ma non esaurita, è quella fascista. Qui vi si trova disprezzo dell'avversario e rancore plebeo, sfregio dell'identità altrui e concezione gerarchico-autoritaria delle relazioni sociali. Insomma si può ricorrere a “linguaggio fascista”, senza essere fascista. Quand'ero piccino e movimentista e scostumato, fui tra coloro che, in una contrapposizione assai aspra col Pci, ricevettero da quel partito l'onta di quell'epiteto: “fascista”. Fu un'esperienza bruciante all'interno di una polemica politica condotta fino alle estreme conseguenze, da una parte e dall'altra. Chi ne era bersaglio, cresciuto nel mito della Resistenza antifascista, pativa quell'insulto come sommamente ingiusto. E tuttavia la nostra contestazione nei confronti della politica del Pci, e la rappresaglia verbale che produceva, pure durissima, risultava comunque “interna” allo stesso campo. La sinistra che si voleva rivoluzionaria era, almeno nel nelle sue espressioni più mature, una specie di “Fiom” e la critica al Pci era tutta concentrata su temi come, le diseguaglianze sociali, la condizione operaia, lo stato delle periferie urbane, i diritti di libertà. Un episodio, cioè, del classico scontro tra estremismo e riformismo. Oggi il quadro mi sembra totalmente diverso. Se dunque capisco la ferita politica che quel termine produce, e personalmente fatico a usarlo nei confronti di altri, sono tentato di ricorrervi nell'analisi di quel linguaggio scellerato e dalla mentalità da cui deriva. Il florilegio di aggettivi e sostantivi e di formule e di frasi che Grillo e Antonio Di Pietro, molti protagonisti e una moltitudine di anonimi del web offrono quotidianamente, ne è testimonianza incontrovertibile. Non tutti, indubbiamente, ricorrono alla medesima prosa, ma il leader dell'Italia dei Valori e quello di 5 Stelle, su un tema cruciale come quello dell'immigrazione – ed è solo un esempio - hanno detto cose da fare rizzare i capelli in testa. Ma la questione è più profonda ancora: di ispirazione fascistica è una certa struttura mentale che quel linguaggio, nelle sue espressioni aggressive e nei suoi accenti di disprezzo e odio, rivela. E tuttavia sarebbe assai ingiusto affastellare la varietà di forme dell'ostilità antipolitica in un'unica categoria e qualificarla a partire dalle pulsioni violente (“fasciste”) che spesso esprime. Depurato di queste ultime, quell'atteggiamento evoca comunque tratti culturali e orientamenti politici che rimandano al campo della destra. Sotto questa luce, il caso più interessante è rappresentato da IlFattoQuotidiano. Il suo direttore, Antonio Padellaro, già direttore de l'Unità, è uomo limpidamente di sinistra per storia e cultura. Di sinistra, d'altro canto, sono numerosi redattori e di sinistra è una parte significativa dei lettori. Tuttavia ciò che emerge nitidamente è che l'egemonia culturale che orienta il quotidiano e la sua immagine, i suoi titoli e i suoi messaggi, è di destra. E qui, per evitare equivoci, chiamo destra l'insieme di connotati culturali e politici che definiscono, da due secoli a questa parte, uno dei due campi in cui si divide il sistema politico. Anche a voler essere prudenti, il minimo che si possa dire è che, in ogni caso, l'egemonia culturale che orienta Il Fatto non è di sinistra. So bene che, a questo punto, sembra impossibile sottrarsi all'eterno quesito su cosa sia destra e cosa sia sinistra, ma – appunto per questo – preferisco esprimermi in negativo, indicando ciò che certamente “non è di sinistra”. PENSIERIE PAROLE E prendo, a mo' di esempio, un titolo a tutta pagina del IlFatto del 5 aprile scorso: «In un Paese di ladri». Sembra un titolo come tanti, ma è invece straordinariamente significativo del ragionamento che qui intendo fare. Innanzitutto perché la sacrosanta lotta alla corruzione diventa, con quelle cinque parole, non solo il punto di vista del quotidiano, ma anche qualcosa di simile a una “visione del mondo”. Come si fa, infatti, a definire l'Italia, ma anche solo il suo sistema politico e istituzionale come un universo di mascalzoni? Qui non si esprime solo il qualunquismo che fa di tutta l'erba un fascio, che azzera le differenze, che livella le biografie individuali e le storie collettive; qui si manifesta, piuttosto, un'idea della società come un'unica macchina del malaffare, dove non c'è spazio alcuno, non dico per l'onestà dei singoli, ma nemmeno per la libera esistenza dei singoli stessi, per le loro soggettività e le loro esperienze. C'è un blocco unico, che annulla le persone e l'autonomia individuale e la capacità di autodeterminazione e i percorsi di emancipazione collettiva. Siamo di fronte o all'idea di un'unica e sola e omogenea struttura dispotica – e va dimostrato che l'Italia attuale sia questo – o alla proiezione paranoide di una concezione autoritaria e disperata della vita sociale. In entrambi i casi, simili letture della società italiana contemporanea nulla hanno a che vedere con un punto di vista e un metodo interpretativo qualificabili come di sinistra: di qualunque sinistra. La ragione è semplice: in quella rappresentazione, cupa e irredimibile, risulta azzerata – o affievolita fino al punto di non potersi cogliere – qualunque polarità che si richiami al conflitto tra destra e sinistra: uguaglianza/gerarchia; giustizia/ingiustizia; individuo/Stato; libertà/autorità. In luogo di queste coppie di concetti, vengono esaltate altre polarità: giovani/vecchi; legalità/illegalità; popolo/élites; antipolitica/politica. Si tratta di polarità tutte legittime, spesso motivate e comunque assai sentite, ma che rimandano a un campo diverso da quello della sinistra nelle sue molte articolazioni storiche e nelle sue differenti espressioni culturali. E che risalgono, tutte, agli ultimi due decenni, e a quella Seconda Repubblica che, appunto, avrebbe fatto evaporare il discrimine tra destra e sinistra. Trovo questa lettura fallace, e per più ragioni. In primo luogo perché il tramonto della Seconda Repubblica e la crisi economico-finanziaria ripropongono con forza un conflitto tra due campi e due culture che, comunque rinnovati e persino qualunque nome assumano, rimandano sempre alla Destra e alla Sinistra. Come, per altro, accade in tutti i Paesi europei. Ma non è solo la necessità di misurarsi su un tema, quello del lavoro, che inevitabilmente richiama le antiche categorie, a motivare la definizione “di destra” per l'agitazione populista e demagogica in corso. Si pensi alla questione del giustizialismo: quel titolo prima citato («In un Paese di ladri») è il punto di arrivo di un'intera concezione. Se tutta la vita sociale viene vista attraverso l'ottica della fattispecie penale – il furto, la corruzione – è inevitabile che questa si porti appresso tutte le carabattole di tic e arnesi, di pensieri e di invettive conseguenti. Se viviamo «in un Paese di ladri», è inevitabile che il primo e principale slogan politico coincida col grido di Giorgio Bracardi: «in galera». Ed è conseguente, ancora, che la preoccupazione di una presunta “difesa sociale” prevalga sempre sulla tutela dei diritti individuali. E che il programma politico della sinistra debba essere quello del “populismo giudiziario”, dove i pubblici ministeri diventano i leader della mobilitazione emotivo-moralistica e i cronisti giudiziari assumono il ruolo di autorevoli opinion leader. Ma gli effetti possono essere ancora più devastanti: si diffonde una modalità di osservazione della politica, dell'economia, delle istituzioni attraverso il buco della serratura, formando così un'opinione pubblica convinta che la dimensione più sordida e oscura sia quella che domina l'intera collettività e tutte le relazioni interpersonali. Attraverso il buco della serratura si guarda la vita: e, dunque, attraverso lo spioncino della cella si crede di conoscere “la vera natura” della persona – comunque colpevole e reclusa – e non, invece, l'intollerabile sofferenza della perdita di libertà e dignità. Ne deriva inevitabilmente che la grande questione dei diritti umani e delle garanzie individuali – questa sì propria di una sinistra di alto profilo politico e morale – risulti totalmente ignorata. Così come, a quello sguardo dal buco della serratura e dallo spioncino della cella, sfuggono altre decisive questioni: il problema dell'Ilva sembra essere solo quello delle sanzioni nei confronti dei proprietari e dei dirigenti, e non l'enorme questione dello sviluppo sostenibile. Vale anche per tutte le altre crisi industriali: è il conflitto d'interesse del ministro Passera e non il destino della classe operaia e degli operai in carne e ossa, ciò che viene posto al centro dell'attenzione. E così via. Il giustizialismo, in questa visione tetra e nevrotica, non è solo una torsione nell'amministrazione della giustizia: è una patologia della politica. L'ANALISI . . . Titolare: «Un Paese di ladri» vuol dire annullare le persone e perfino l'emancipazione collettiva Quella strana sinistra che dice cose di destra Un'illustrazione di Saul Steinberg del 1961 tratto dal sito “The Saul Steinberg Foundation” LUIGI MANCONI INTERVENTI . . . Si diffonde una modalità di osservazione della realtà attraverso il buco della serratura Il linguaggiodiGrillo o imessaggidelFatto sonoorientatidauna egemoniadidestraeda unavisionedelmondoche vaoltre ilqualunquismo . . . Il giustizialismo, in questa visione tetra e nevrotica, diventa necessariamente patologia della politica 16 venerdì 7 settembre 2012
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SULLE COLLINE CHE CIRCONDANO LA CITTÀ DI ESSEN, NELLANDOCCIDENTALETEDESCODELNORD-RENOWESTFALIA, si può tutt'ora visitare l'antica residenza di Alfred Krupp, costruita nel 1863 con 8.100 metri quadrati di superficie e 269 stanze. È un palazzo sfarzoso che «prima di tutto doveva essere funzionale», spiega una guida. Questo luogo è espressione della potenza industriale tedesca della regione Ruhrgebiet. A partire dalla dinastia dei Krupp si fondò qui la supremazia economica del paese nel settore siderurgico. Dopo la II Guerra Mondiale la regione fu responsabile del miracolo economico grazie alle sue industrie del carbone e dell'acciaio. Oggi la Ruhr, un conglomerato di 11 città che formano la regione più industrializzata d'Europa, sembra racchiudere in sé molti degli elementi dell'Europa più colpita dalla crisi. La chiusura inesorabile delle industrie dell'acciaio dagli anni 80, la conseguente riconversione industriale, lo spopolamento di alcune aree e l'invecchiamento della popolazione hanno fatto sì che proprio in queste zone decine di Comuni iniziassero ad accumulare debiti pubblici sempre maggiori e a registrare tassi di disoccupazione simili a quello italiano. Anche qui, lontano da Atene e Bruxelles, si parla di «salvataggi», «pacchetti risparmio» e i tagli si manifestano in modo molto concreto nella chiusura di piscine e biblioteche. Però proprio qui, il dibattito sull'austerità e la competitività ha portato alla luce nuovi progetti industriali nel settore chimico-farmaceutico, in quello dell'industria creativa e della cultura. Nel Land del Nord Reno-Westfalia, lo scorso mese di maggio sono stati gli stessi cittadini tedeschi a rifiutare le politiche di austerità della cancelliera Angela Merkel. La regione registra un passivo di 130 miliardi di euro accumulato durante decenni. I giovani talenti che possono emigrano verso le ricche regioni del Sud, Baviera e Baden Württenberg. Il candidato democristiano (Cdu) Norbert Röttgen aveva fatto dell'austerità il suo cavallo di battaglia elettorale. La Cdu ha incassato il risultato elettorale peggiore di tutti i tempi nella regione e ha consegnato il potere ai socialdemocratici di Hannelore Kraft, una donna conosciuta tra i suoi nemici (il gruppo editoriale Springer Verlag per citarne uno) come «la regina del debito». La critica al governo centrale di Berlino portata avanti dai «superindebitati» Comuni della Ruhr ha avuto come forma di espressione la lotta contro il «Solidarpakt II», sarebbe a dire il patto che prescrive all'ovest del Paese di pagare una tassa fissa all'est per finanziarne la rinascita dopo la caduta del Muro. Uno dei personaggi chiave di questa lotta è il sindaco di Gelsenkirchen, Mark Baranowski. «Non è possibile che dobbiamo pagare la ricostruzione dell'est attraverso crediti su cui dobbiamo pagare ulteriori interessi e che allo stesso tempo ci dicano che non possiamo intervenire nelle nostre stesse strutture», spiega con pazienza in un pranzo con alcuni giornalisti stranieri nella sua città. A venti minuti d'autostrada da Gelsenkirche, in un tratto autostradale di traffico intenso, si trova Oberhausen, una città conosciuta anche come «la Grecia di Germania» per avere il debito pubblico più alto tra le città tedesche. Il buco nelle finanze pubbliche di Oberhausen è di due miliardi di euro, distribuiti su una popolazione di 211.000 abitanti, sarebbe a dire circa 8.000 euro a persona. Nella città è stata imposta una politica d'austerità severa. La disoccupazione raggiunge il 12%. Ciononostante la città ha versato all'est 270 milioni di euro. L'amministrazione locale ha chiuso cinque piscine delle sette esistenti, ha soppresso il servizio «bibliobus», cancellato la sala concerti, ed è rimasta a guardare come i posti di lavoro scomparivano e i giovani abbandonavano la città. Le autorità della regione non cercano di nascondere la crisi ma si sforzano di dimostrare che nuove e interessanti proposte industriali stanno proprio sorgendo da questa situazione. «Per me è importante che la regione non flirti con la sua stessa immagine negativa», spiega a l'Unità il ministro dell'Economia del Nordreno, il socialdemocratico Garrelt Duin, «ci sono imprese che hanno smesso di produrre qui e poco a poco si sono persi posti di lavoro e si perderanno anche nei prossimi due anni», un esempio per tutti è la ristrutturazione di Opel che si sta ripercuotendo sull'intera città di Bochum, sempre nella Ruhr. «Allo stesso tempo però succedono cose nuove: domani sarò all'apertura del parco chimico Marl. L'industria chimica della Ruhr ha trovato un nuovo sistema di organizzazione in parchi dove varie imprese dello stesso settore ma diverso segmento cercano una organizzazione». «L'invecchiamento della popolazione ha spinto l'industria in questa direzione», spiega Thomas Westphal, presidente di Metropol Ruhr una società che si occupa dell'immagine della regione. Una società che invecchia è una società che ha bisogno di ospedali, medicine, strutture per gli anziani, ma anche di tutta la logistica collegata. PATRIMONIO UNESCO Inoltre la regione sta puntando moltissimo su cultura ed economia creativa. La fiera «Ideenpark» co-sponsorizzata da Thyssen Krupp che si svolge in questi giorni ad Essen va in questa direzione, «vogliamo creare le condizioni perché i creativi si fermino qui e non vadano in altri Länder», insiste Duin. Espressione di questo atteggiamento sono le vecchie acciaierie riconvertite in teatri d'opera e musei. Non è un caso che l'antica miniera di carbone di Essen sia stata trasformata ora in Zollverein, un luogo di arte, teatro e musica, dopo una ristrutturazione firmata da Rem Koolhaas. Dal 2010, anno in cui Essen è stata eletta capitale della cultura in Europa, all'incirca due milioni di persone all'anno hanno visitato questo luogo mostruoso nella sua enormità, che dal 2001 è anche patrimonio dell'umanità dell'Unesco. CULTURE LAURALUCCHINI BERLINO INBREVE ROMA Culturaebraica eCabbalà Il ghettoebraico aRoma sianima con musica,arte, spettacoli teatrali e di danzama soprattuttocon la letteratura. Dadomani al 12settembre si terrà il Festival internazionale di Letteratura e Culturaebraica, arrivato allasuaquinta edizione.A dare il via all'iniziativa sarà la NottedellaCabbalà, una«no-stop» di eventiculturalidedicati alla mistica ebraica.Tra gli ospiti lo scrittore-regista MarekHalter,Moshe Idel,esperto di Cabbalà,Yarona Pinhas, studiosadi misticaebraicaeRami Meiri considerato ilpiù grandeartista di murales in Israele. Debitid'acciaio pagatidall'arte Stabilimentieminiere diventanoteatriegallerie LaRuhrviveunacrisieconomicamoltopesanteecercavie d'uscita.PersinoThyssenKruppsponsorizzaunafieradi idee perché icreatividecidanodi realizzarenelLandi loroprogetti ARTECONTEMPORANEA Protestasabato 29settembre Il settore dell'arte contemporaneaè datroppotempo lasciato in baliadi se stesso:serve una mobilitazione generaleper garantirne la sopravvivenza.L'Associazionedei Museid'Arte Contemporanea Italiani lancia l'allarme econvoca «Chiamata per l'arte»,un'assemblea generaledel mondodell'artecontemporanea. L'appuntamentoè per il 29 settembrea Roma,nellapiazzadelMaxxi, non per fare«unaprotesta fine ase stessa»ma per impegnarsi inuna «formadi resistenzacivileaperta atutti». ARCI Centoartisti aNottingham Arcie Cantierid'arte sarannoa Nottingham,dal7al 15settembre, per ilprimo WorldEventYoungArtists, con il progettoDisorder che presenterà i lavoridi circa 100 artisti provenientida 30paesi dell'Europae delMediterraneo. IlWeya è unevento mondiale, che si inserisce nella cornicedelleOlimpiadi Culturalidel 2012a cuiparteciperannooltre 600 artisti.Bjcem vipartecipacon tre esposizioniprincipali, allestite in alcunispazi tra ipiù interessantidella città. ESELA LIBRERIARIUSCISSE ACONSOLAREI SUOI VISITATORI, DIVENTANDOUN LUOGODOVE NON SOLOSICOMPRANO LIBRI,ma dove ci si protegge da un ambiente naturale ostile? A Helsinki la Akateeminen Kirjakauppa (o, se volete la dizione in svedese, la Akademiska Bokhandeln) è una grandiosa libreria collocata nel cuore della città, sulla Esplanade, a un passo dal mercato vecchio e dal porto. In marmo bianco, si sviluppa su tre piani. E l'architetto che l'ha disegnata, l'Alvar Aalto che vigilia come un genio protettore sulla città, a quello più elevato ha studiato un effetto che impedisce, stando all'interno, di capire se la città si culli nella febbrile luce totale della estiva notte bianca oppure se sia avvolta dalle brume oscure e permanenti dell'inverno: la luce è sempre quella, grazie a delle lampade collocate sotto i lucernai. Ma la Akateeminen è rilevante anche per altro: con le sue centinaia di migliaia di volumi e i 500 depositi di riferimento, testimonia il tasso di lettura che, in Finlandia, è tra i più alti al mondo. Spazi divisi rigorosamente fifty-fifty tra libri in finlandese e libri in inglese. E, per le glorie nazionali, come Arto Paasilinna, in mostra le edizioni delle opere in tutte le lingue: cioè, per lo scrittore-guardiaboschi dell'Anno della lepre, quarantacinque. Il nostro autore più presente? Andrea Camilleri, con testi in italiano, finlandese, svedese, inglese, spagnolo, francese. Tradurre l'agrigentino simil-vero di Montalbano nella più rocciosa e isolazionista delle lingue, il finlandese appunto, è un'impresa non da poco e, dal vivo, è lo stesso Camilleri che, se capita, regala aneddoti deliziosi su questo tema. spalieri@tin.it La libreria come lavolle AlvarAalto LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI PREMIO Inricordo di IlariaAlpi Quattrogiorni nel segnodi Ilaria Alpi persaperne dipiù sucrisi economica, mafia,Siriae misteri d'Italia,e poi spettacoli,mostre,proiezioni, finoalla premiazionedelle migliori inchieste tv dell'annoe un inedito fuori programma, domenicaprossima, conVinicio Capossela.Dal ieri al 9settembretorna aRiccione ilPremiogiornalistico televisivo IlariaAlpi, promossoper il 18/oanno dall'associazione intitolata all' inviatadelTg3 uccisa nel '94a Mogadiscio insiemeall'operatore Miran Hrovatin. CANZONI Addio aJoeSouth Èmortoall'etàdi 72anni JoeSouth, il cantautoreUsa chenegli anni60 e 70 lanciòsuccessicome«I never promised youa RoseGarden».Altri brani furono portatial successoda suoicolleghi, come«Hush»cantato dai DeepPurple. U: 26 venerdì 7 settembre 2012
FESTIVALDIMANTOVA : L'Apocalisse lentadiWalker, scrittriceUsa PAG. 20 MOSTRADIVENEZIA : Redfordscavanel terrorismodeglianni70 PAG. 21 WEEKEND : Tizianogiovanile,gliassassinidiDjian, le testepensantidelpop PAG. 22-23-34 QUANTO DIECI ANNI OR SONO, NEL CINQUANTENARIO DELL'ECCIDIO DI SANT'ANNA, FU DETTO COME ESECRAZIONE, SGOMENTO, SCONFESSIONEUMANADELMOSTRUOSOCRIMINECOMMESSOESUBITOPURTROPPO DA UOMINI, da creature umane; e il richiamo che si levò - e parve improrogabile - alla conversione dell'uomo alla civiltà dei pacifici confronti risuonano inascoltati o sono rimasti ignorati in molte parti del mondo. La violenza e l'arbitrio hanno ancora più volte dettato legge e continuano a farlo. La tracotanza dei potenti ha abusato senza scrupolo della forza seminando lutti e sconvolgimenti. Non si può dire tuttavia che l'indifferenza morale e il cinismo politico siano rimasti senza una dovuta risposta nella coscienza dei popoli che frattanto è cresciuta e si è fatta adulta e sicura. L'insorgenza dell'umanità è stata forte e vistosa, il grido di pace è stato potente e dilagante. In tutto il mondo lo sventolio delle bandiere della pace che garrivano anche al vento di un potente risveglio apostolico ha fatto apparire anacronistica e ottusa l'azione delle armi che frattanto procedeva in un illusorio trionfalismo, contraddetto ben presto delle sue conseguenze laceranti e sanguinose. Si stupisce che occorrano ulteriori riprove: la guerra non risolve ma complica e moltiplica i problemi; rinnova i disastri, gli scempi, i genocidi che noi cittadini delle maestose e tranquille Apuane abbiamo patito a Sant'Anna e non riusciamo a espellere, come talora vorremmo, dalla memoria individuale e comune e neppure a mitigare nella nostra passione. Essa tuttavia non ci deprime, ma anzi rafforza la nostra voce nell'appello che dalla nostra devastata comunità rinnoviamo per la pace. Siamo confortati dal progredire nonostante tutto impetuoso di questa aspirazione tra le genti della terra. Essa è fondata sul sacrosanto diritto dell'uomo a gestire umanamente la sua umanità. Sant'Anna, ancora una volta l'ecatombe dei tuoi figli sanguina come un ammonimento ma tinge di rosso vivo l'orizzonte incerto della speranza. U: L'INIZIATIVA INEDITI Laparolacivile diMarioLuzi Una poesia e un discorso pronunciato aSant'AnnadiStazzemanel2004 Iltestochequipubblichiamo èstato lettodurante lecelebrazionidel25aprile nellacittàmartireedè unappelloper lapace. Iversi sonostati scritti inoccasione diunavisitaaunascuola Canzonetta dei buoni propositi S'annoia a morte lo scibile segregato nelle sue pagine. Andiamo più spesso a fargli visita, ne sarà contentissimo, farà scintille. Ci aprirà i suoi segreti pieni di meraviglia. Mario Luzi Tregiornidi jamsessiondiscrittori «Laparolacivile, poetiper Sant'AnnadiStazzema». Da domaniadomenicaper laprima voltaa raccoltapoeti eartisti civili perun' «opera collettiva» nonsolocommemorativa ma di produzioneculturale. Un'architetturadi linguaggidi poeticivili, artisti, intellettuali impegnatinelle varieculture coi qualiMarco Nereo Rotelli ha stilatoeprodotto l'intero programmadiuna «jam session»poetica.Unomaggio specialeè dedicatoa MarioLuzi poetacivile,piùvolte presente nei luoghi delmassacroe nei suoiappelli alle istituzioni, presenteanchecon lescritturee lepoesiededicate e donate alla popolazionesopravvissuta. Per l'occasioneci saranno il figliodi Luzi, Gianni e Caterina Trombetticompagna delpoeta anch'essapoetessa.Tragli artisti attesiRoberto Galaverni, Paolo AndreaMettel, Alba Donati, MarinaMoretti, RosaBarsani. «Impronte».Una delleopere diMarcoNereo Rotelli che l'artista doneràa Stazzema MARIOLUZI venerdì 7 settembre 2012 19
«Peggio che in una fiction tv». Il tenente colonnello della Gendarmerie Benoit Vinnemann racconta così la strage che si è trovato davanti. Una famiglia di campeggiatori britannici sterminata, un ciclista di passaggio ucciso, una ragazzina di 8 anni in fin di vita, la sorellina più piccola di quattro anni immobile per ore, nascosta sotto il corpo della madre, senza fare un fiato, paralizzata dalla paura. Che cosa è successo mercoledì pomeriggio in quella radura che sembrava il posto ideale per un pic-nic tra le Alpi dell'Alta Savoia? La polizia francese non ha ancora risposte. «Nulla può essere escluso - dice Benoit Vinnemann -. Era la famiglia il bersaglio? Era il ciclista? O sono stati vittime collaterali di qualcos'altro? Tutto è possibile». Non si esclude nemmeno il dramma familiare, ma sembra più un'ipotesi di scuola. COLPITIALVISO Chevaline, vicino al lago di Annecy. La stagione è ancora buona per una passeggiata in montagna. È proprio all'imbocco di un sentiero che viene trovata la Bmw, il motore ancora acceso. A scoprirla è un ciclista, britannico, un passato nella Raf, la Royal Air Force. Vede accanto al veicolo una ragazzina che barcolla e cade proprio davanti ai suoi occhi. È la maggiore delle due bambine coinvolte, le hanno sparato ad una spalla, colpendola più volte alla testa con un corpo contundente «con estrema violenza». Sono ferite gravi, il cranio è fratturato. L'ex pilota la soccorre, la mette su un fianco, un accorgimento che le salverà la vita. Poi fa un giro intorno alla Bmw. Vede per primo il corpo di un altro ciclista - Sylvain Mollier, francese di 45 anni, padre di tre figli - che lo aveva superato poco prima lungo la strada. Mollier era uscito di casa per fare una passeggiata in bicicletta, la moglie la sera ha dato l'allarme non vedendolo rientrare. L'uomo è stato freddato da un colpo alla testa, una vera e propria esecuzione. Stessa modalità per altre due vittime ma di queste l'ex pilota si accorge in un secondo momento, quando va per spegnere il motore dell'auto e trova altri tre cadaveri: l'autista della Bmw e una donna anziana a bordo, probabilmente la nonna delle bambine, entrambi uccisi con un colpo in pieno viso. Una seconda donna, più giovane - si ipotizza la madre delle bimbe - non aveva ferite apparenti. Scatta l'allarme, gli agenti si attardano ad aprire il veicolo, in attesa dell'arrivo del magistrato e della scientifica. Si limitano a sbirciare nell'abitacolo. Non si accorgono della piccola che otto ore più tardi, malgrado dalle prime indagini risulti che la famiglia aveva due bambine e malgrado un elicottero con dispositivo a infrarossi sia stato mandato a cercarla senza successo. Quando finalmente la trovano, la bimba appare sotto shock. A un agente che la prende in braccio dice qualche parola in inglese: «C'erano dei rumori, avevo paura». Non è del tutto chiara la nazionalità delle vittime. A bordo dell'auto sono stati trovati un passaporto svedese - che si ritiene appartenere alla donna anziana - e uno iracheno, mentre dall'immatricolazione della Bmw si è risaliti ad un passaporto britannico, lo stesso documento che la famiglia aveva registrato in un vicino campeggio e che dovrebbe appartenere - ma su questo gli investigatori non danno certezze - all'uomo alla guida dell'auto. Si fa il nome di un ingegnere iracheno, che almeno dal 2002 - l'anno dell'inizio del conflitto aveva lasciato Baghdad per Londra. Si tratterebbe di Saad al-Hilli, di 50 anni. Ieri la polizia britannica ha ispezionato la sua casa nei sobborghi di Londra, impedendo ai giornalisti di avvicinarsi. Una condotta che sembra stridere con l'ipotesi fatta inizialmente dalla stampa di una rapina finita male. Si cerca nel passato delle vittime qualcosa che possa spiegare la strage. Perché una cosa è certa: «Chi ha ucciso voleva uccidere. È stata un'esecuzione», dice il procuratore di Annecy, Eric Maillaud. Forse la famiglia, e lo stesso malcapitato ciclista, hanno visto qualcosa che non avrebbero dovuto. Si fa anche l'ipotesi che questo qualcosa possa avere a che fare con esercitazioni di estremisti islamici segnalate in passato nelle non lontane montagne dello Jura. Sul luogo della strage sono stati trovati 15 bossoli sparati da un'arma automatica. Chi ha colpito non ha perso tempo a dileguarsi. Non devono essere passati che pochi istanti dagli spari al ritrovamento dei corpi: il motore dell'auto era ancora acceso, la bambina ferita, benché grave, riusciva a tenersi in piedi. Le due piccole sopravvissute sono ora in ospedale sorvegliate dalla polizia. CINA Orrore in fondo al mare. Cercavano un futuro lontano dalla guerra, sono morti al largo della costa ovest della Turchia. È un dramma che coinvolge moltissimi bambini, quello che, di ora in ora, sembra sempre più chiaro. Le vittime accertate, per ora, sarebbero 60, 31 dei quali bambini e neonati. Un numero, questo, destinato a crescere: finora sono state rintracciate solo 45 persone. «Sono stati ripescati 21 cadaveri mentre 45 persone, tra cui due membri dell'equipaggio, sono stati messi in salvo», afferma Tahsin Kurtbeyoglu, viceprefetto di Menderes, un distretto della provincia di Izmir. Secondo la CNN-Turchia, la piccola barca trasportava almeno 102 persone. La maggior parte proveniva da Siria, Iraq e dai Territori palestinesi. La barca ha colpito gli scogli dopo aver lasciato la piccola città turca di Ahmetbeyli: secondo le prime testimonianze, la destinazione finale era il Regno Unito. VIAGGIODISPERATO I migranti avrebbero così raggiunto le isole greche per poi dirigersi verso l'Europa occidentale. Ma il «viaggio della speranza» si è trasformato in un incubo mortale. L'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu (Unhcr) ha espresso «cordoglio per questa ennesima tragedia del mare che colpisce profondamente anche perchè, da quanto si apprende, i naufraghi sarebbero cittadini iracheni e siriani in fuga dal conflitto». Secondo Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr «è dunque tanto più inappropriato e fuorviante riferirsi alle vittime di questo naufragio come clandestini». «Purtroppo - prosegue Boldrini - i media continuano a non prestare la dovuta attenzione al linguaggio che invece è determinante nella percezione del fenomeno migratorio». «Clandestino conclude la portavoce - è una parola piena di pregiudizio tanto più inopportuna in una situazione come questa. Non a caso tutti i media internazionali parlano di 58 rifugiati morti, solo quelli italiani li definiscono clandestini». STRAGI I 60 morti del naufragio di ieri portano a 230 il numero delle vittime accertate delle traversate di migranti nel Mediterraneo nel 2012. Un bilancio stilato da Human Rights Watch nel report «Hidden emergency» («Emergenza nascosta»), che ha ricordato anche che dal 1998 a oggi sono state «13.500 le persone morte tentando la traversata, di cui almeno 1.500 nel 2011, l'anno con il più alto numero di decessi che si ricordi». Le operazioni di soccorso nel Mediterraneo sono ostacolate da scarso coordinamento, sostiene Human Rights Watch: «Dispute sulle responsabilità, disincentivi per le navi commerciali a prestare soccorso, e un'enfasi sulla protezione dei confini. Le persone in fuga da persecuzioni o alla ricerca di una vita migliore -si legge- tentano la pericolosa traversata dalla costa nord africana verso l'Europa, spesso in imbarcazioni inadatte a tenere il mare e pericolose». «La prevenzione delle morti in mare deve essere il cuore di un approccio, coordinato a livello europeo, verso la migrazione su barconi -chiede Human Rights Watch-. Durante la Primavera araba, l'ufficio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati affermò che tutte le navi sovraccariche di migranti nel Mediterraneo dovessero ritenersi bisognose d'aiuto. Questa idea dovrebbe informare l'approccio dell'Unione europea nei confronti del salvataggio di barconi di migranti».Centinaia e centinaia di persone, tra uomini, donne e bambini, sono annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa lo scorso anno, denuncia Amnesty International nel il rapporto «Sos Europe», pubblicato nel giugno scorso. «Alcune di queste morti avrebbero potuto essere evitate», afferma Amnesty. «I soccorsi ritardati significano perdita di vite umane. In molte occasioni l'Italia ha respinto persone verso la Libia, Paese in cui sono state poi arrestate e sottoposte a maltrattamenti. In un contesto nel quale trasparenza e controlli sono scarsi, le violazioni dei diritti umani lungo le coste e le frontiere europee finiscono spesso per rimanere impunite». Sono passati tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, e una nuova strage di innocenti ricorda che il Mediterraneo continua ad essere la tomba di una umanità sofferente. EMERGENZA Migliaiadi studenti cinesi sonostati costretti a«stage» malpagatinelle fabbrichedellaFoxconn,per riuscirea far fronte allaproduzione delnuovo modellodello smartphonedella Apple, l'iPhone5. LaFoxconnè tristementenotaper esserestata teatrodi suicidi a ripetizione: decine di giovanioperai (14 nel solo2010) si sonosuicidati nonsopportando le durecondizioni di lavoro e di vita. Lavicendadegli stage forzatiè stata denunciatadagli stessi studenti al quotidianoShanghaiDaily: una paga dimenodi duecento euroal mese, vittoe alloggio a lorocarico, una settimana lavorativa di seigiorni. Secondogli studenti la Foxconn avrebbebisogno di diecimilaoperai in piùdi quelli chegià lavorano nellesue fabbrichesparse in tutta laCina. Alcuniprofessori universitari interpellatidal giornalehanno affermatochegli stagesono «obbligatori»perchi sivuole laureare eche i loroobiettivi sono quellidi far conoscereai giovani«le condizioni di lavoro». IlDipartimento dell'educazioneprovincialeha confermatoche esistonoprogrammi perstagedegli studenti durante l'estate. Inquesto caso, invece, il semestreuniversitario sarebbe stato sospesoperconsentire gli stage. MONDO Famiglia sterminata in Alta Savoia: «Un'esecuzione» Naufragio di migranti 60 morti in Turchia La guardia costiera turca recupera i corpi delle vittime del naufragio FOTO ANSA Affonda un barcone metà delle vittime erano bambini, due i neonati Provenivano in gran parte da Siria e Iraq UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannageli@unita.it Misterioso assassinio di 4 persone sulle Alpi Bimba ferita, la sorellina illesa sotto il corpo della madre MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Unicef: inSiriaarischio1,3milionidibambini Lacrisi siriana colpisce1,3 milionidi bambini, sia all'internodelPaese che negliStativicini: è la stimadell'Unicef chesegnala l'aumento dellenecessità riguardanti salute enutrizione dei bambini siriani in tutta la regione. Da qui, l'appellodell'agenzia Onu alla comunità internazionaleper un aumentodei finanziamentiper i programmidi emergenzaper acqua, servizi igienici, istruzione, salutee nutrizione,grazie ai qualivengono aiutatidecine dimigliaia di bambinie le loro famiglie, in Siriae nei Paesivicini. «Il conflittoha sconvolto i servizi sanitari in tutta la Siria, cosìmoltibambini rifugiati e le loro famiglienon hannoavutoaccesso allevaccinazioni di routine oad altri servizi sanitari dibase», hadichiarato MahendraSheth, responsabile salute dell'Unicefper ilMedio Oriente. Lavorando in condizioni diestrema difficoltà, l'Unicef e i partner locali in Siria stannoraggiungendo -con aiuti sanitari salvavita - le famiglie rifugiate nellescuole diDamasco. Otto squadre medichemobili stanno perpartiree raggiungere 175.000persone inmolte regioni, lepiù colpitedal conflitto in corso, tra cuiAleppo,Damasco, Daràa, Hamae Homs.Amobilitarsi sono anche leOngche fannopartedella rete«Agire». . . . Il padre era un iracheno con passaporto britannico Le bambine ora sono sotto scorta in ospedale L'arrivo della Gendarmerie sul luogo della strage FOTO LAPRESSE . . . La piccola di 4 anni era in stato di shock immobile per otto ore dopo l'arrivo della polizia Studenti in fabbricaperprodurrepiù iPhone 14 venerdì 7 settembre 2012
CULTURE VENEZIA2012 GABRIELLAGALLOZZI INVIATA AVENEZIA BellasMariposasdiSalvatoreMereuentra fra ipalazzoni diSant'Elia. Ispiratoall'omonimoraccontodiSergioAtzeni Napolitano visita la Mostra ADOLESCENTI SOTTO I RIFLETTORI DELLA MOSTRA. DOPO QUELLI NAPOLETANI SCHIACCIATI NEGLI INGRANAGGI DELLA CAMORRA RACCONTATI DA LEONARDO DI COSTANZO (L'intervallo), ecco ancora uno sguardo d'autore che sposta l'orizzonte su un'altra realtà a rischio: la Cagliari dei quartieri popolari. Stiamo parlando di Bellas Mariposas, il nuovo film di Salvatore Mereu (si rivelò proprio qui da Venezia con Balloa trepassi nel 2003) ispirato all'omonimo racconto di Sergio Atzeni, passato ieri in Orizzonti. Un testo molto popolare (conosciuto anche dai giovani, conferma il regista) che Mereu aveva in mente di portare al cinema da tempo. «Mi rimproveravano di filmare solo muretti a secco - dice - questa era l'occasione per filmare il cemento e la realtà urbana. E non vedevo l'ora». Eccoci dunque immersi tra i palazzoni di Sant'Elia, quartiere popolare ad alto tasso di disoccupazione e disagio sociale. Dove Mereu era già «entrato» per un laboratorio di cinema nelle scuole da dove è nato Tajabone: racconto in presa diretta delle tensioni giovanili che firmano loro stessi i soggetti della narrazione. C'è anche un po' di Tajabone, infatti, in questa piccola commedia (autoprodotta) che esula ampiamente dal genere giovanilistico dei «telefonini bianchi». Attraverso un mix linguistico, dove prevale il sardo parlato dai ragazzi, e l'originale racconto in prima persona, assistiamo allo svolgersi del complicato quotidiano di Cate (l'esordiente Sara Podda), un'adolescente circondata da una numerosa famiglia, che tanto ricorda la tribù di Daniel Pennac, dove tutti vivono allegramente nel caos, e il mondo degli adulti è quello più preso di mira. Ecco il padre perennemente disoccupato e nullafacente che impiega il tempo a masturbarsi in bagno, lasciando fuori la figlia più piccola che implora di dover fare pipì. La sorella maggiore, Mandarina, a cui da piccola, come ci racconta Cate senza peli sulla lingua, «hanno toccato l'albicocca» ed ha finito per prostituirsi. Ancora un paio di fratelli, sempre ragazzini, messi al mondo da un'altra madre che non disdegnano l'eroina e sognano di diventare star del rock, come Cate del resto («voglio restare vergine e fare rock» dice allo specchio). Poi donne che molestano i ragazzini, padri che molestano un po' tutti, ma soprattutto uomini disoccupati, nullafacenti, che vivono sulle spalle delle mogli. Veri e propri «mandroni», come si dice in dialetto e come ripete in continuazione Caterina apostrofando tutto il genere maschile. Tutto tranne Gigi, che anche se è «un po' tonto» è il suo amore. E magari un giorno lo sposerà Tra molte risate, grottesco e atmosfere surreali, le tante storie ritroveranno il loro centro proprio sul finale, quando Gigi rischierà di finire sotto i colpi di pistola del fratello di Caterina. «L'augurio al cinema italiano - ha detto Napolitano al Lido - l'ho già dato in partenza e l'ho voluto rinnovare in occasione del premio alla carriera per il mio amico Francesco Rosi. Il cinema italiano è molto presente in questa Mostra e mi pare anche che sta ottenendo successi. Io aspetto di vedere questi film a Roma». FORSE È UN CASO, MA, TRA I FILM PIÙ BELLI DEL CONCORSO, DUE HANNO COME SFONDO NARRATIVO L'USANZA DEL MATRIMONIO COMBINATO. Vi abbiamo parlato qualche giorno fa di Fill The Void della regista israeliana Rama Bursthein che racconta la storia di una giovanissima donna, appartenente alla comunità chassidica ultra-ortodossa di Tel Aviv, che viene indotta dalla famiglia a sposare il marito vedovo della sorella. Un escamotage narrativo per descrivere con sguardo quasi antropologico gli usi e costumi di una comunità inaccessibile, come quella ultra-ortodossa (e speriamo che venga riconosciuto il talento di questa esordiente). Un approccio simile, ma a tutt'altra latitudine, lo si trova nel bellissimo film di Brillante Mendoza, Thy Womb, in Concorso. Anche qui ci troviamo in un luogo inaccessibile, all'interno di una comunità remota dalle antichissime origini. La protagonista (Nora, Aunor, famosa attrice del cinema filippino) è una levatrice appartenete alla popolazione indigena Bajau della comunità di Tawi-Tawi, nel sud. La sorte l'ha resa sterile, e per devozione al marito, e per essere benedetta dal Allah (la loro è una comunità islamica), si impone di cercare una seconda moglie al marito affinché gli possa dare un figlio. Tutto il film si dipana nella ricerca di una famiglia che possa concedere la figlia all'uomo non più giovane, previo il «pagamento» di una significativa dote. Anche qui, il matrimonio combinato è l'escamotage narrativo per un viaggio di incredibile bellezza e suggestione dentro i riti di un villaggio di pescatori costruito sulle sponde del mare. Brillante Mendoza, noto per i suoi film improntati a un forte realismo, tutti presi intorno al racconto di vite ordinarie e comuni e in situazioni eccezionali, riesce con questo ThyWomb a raccontare, anche con leggerezza una storia d'amore, una sorta di melodramma di coppia, e facendolo ci restituisce il mistero di un mondo lontano, di una civiltà remota. Anche qui c'è uno sguardo antropologico e molte sono le sequenze dedicate alla descrizione degli usi dei Bajau, ma - come anche per la cineasta israeliana - determinante è il gesto registico, lo sguardo d'autore, la composizione dell'inquadratura. Insomma il cinema che trascende il reale per cogliere un momento di verità. È questo d'altronde che si cerca, uno po' di verità prima di morire... Citando Celine. Altrenozze combinate perunfilm d'autore «CREDO CHE I WEATHERMEN AVESSERO IDEE GIUSTE. SOSTENEVANO, NEI FATTI, LE BASI DEL SOGNO AMERICANO:LALIBERTÀDIPAROLA,LAPOSSIBILITÀDIRIFIUTAREUNAGUERRAINGIUSTA.Certo, già all'epoca era facile intuire che si sarebbero auto-distrutti per problemi di ego e per la scelta sbagliata della violenza: ma le ragioni della loro protesta erano sacrosante». Così Robert Redford, giunto al Lido di Venezia per The Company You Keep, del quale è regista e interprete: molto classico, molto bello, politicamente molto giusto. Chi erano i Weathermen, alla lettera i «meteorologi»? È lecito non ricordarlo, per cui due righe di riassunto: erano un'organizzazione americana della sinistra radicale, nata nel 1969. Protestavano contro la guerra in Vietnam, sostenevano le cause per i diritti civili. Partendo da posizioni rivoluzionarie vicine ai Black Panthers, entrarono ben presto in clandestinità e organizzarono una serie di attentati nei primi anni 70, tra cui una celeberrima bomba (che non causò vittime, solo danni) piazzata in una toilette del Pentagono il 19 maggio 1972, compleanno di Ho Chi-Minh. L'organizzazione declinò dopo la fine della guerra, ma alcuni membri rimasero «underground» e alcuni di loro furono protagonisti di una rapina nel 1981, durante la quale vennero uccisi tre poliziotti. È probabilmente a questo fatto di sangue che allude TheCompanyYouKeep: il film inizia con l'arresto dell'ex militante Sharon Solarz (Susan Sarandon) da parte dell'Fbi, trent'anni dopo una rapina compiuta da lei e da altri militanti. Il caso suscita l'interesse del reporter Ben Shepard (Shia LaBeouf) che arriva, grazie a una soffiata, all'avvocato Jim Grant (Robert Redford). Costui si è rifiutato di difendere Sharon, per motivi personali (è vedovo, con una figlia piccola, ha già troppo lavoro). Ma appena Shepard è stato da lui, Grant tira fuori da un cassetto alcuni documenti con nomi falsi, consegna la figlia al fratello, e scompare. Il motivo è subito chiaro: Grant è in realtà Nick Sloan, ex leader dei Weathermen che vive da tempo sotto falsa identità. Logica vorrebbe che Grant/Sloan sparisse: invece Shepard, dandogli la caccia, capisce che sta seguendo un'altra pista. Passando da contatto a contatto, sta cercando di trovare un'altra vecchia compagna, Mimi Lurie (Julie Christie), che potrebbe scagionarlo. Perché il giorno della rapina, e degli omicidi, lui non c'era: ma vallo a provare, 30 anni dopo. È inevitabile, soprattutto vedendo nel film le foto segnaletiche di Grant/Sloan da giovane… ovvero le foto di Redford quando aveva 30-35 anni: sembra di vedere un ideale seguito dei Tre giorni delCondor, mentre il personaggio del reporter/segugio pare uscito da Tutti gli uomini del presidente. TheCompany YouKeepgronda storia del cinema ad ogni inquadratura, anche per il casting formidabile che Redford ha messo insieme. Oltre ai citati, incontrerete nel film (anche in piccole parti) artisti come Nick Nolte, Chris Cooper, Brendan Gleeson, Richard Jenkins, Sam Elliott, Stanley Tucci, nonché le giovani (e brave) Anna Kendrick, Brit Marling e Jackie Evancho (la figlia di Grant). Uno showcase della miglior recitazione americana al servizio di un «come eravamo» che scava negli anni 70, nella storia di contestazioni e rivolte che hanno segnato il XX secolo e sembrano non finire mai: nel 2008 la «macchina del fango» repubblicana aveva addirittura insinuato che Barack Obama potesse aver militato nei Weathermen. «Era una gigantesca idiozia - risponde oggi Redford - e non gli ho prestato nemmeno un secondo di attenzione. Tifo perché Obama abbia altri 4 anni a disposizione: ne ha bisogno lui, ne ha bisogno l'America». Latribùdegliadolescenti nellaCagliaridegradata DARIOZONTA VENEZIA In fuga dalpassato L'operadiRedfordscava nel terrorismoanniSettanta Unthrillerpoliticoche sembraunseguito intrigante dei«TregiornidelCondor» conil registaancheattore Uncast tuttodaammirare ALBERTOCRESPI VENEZIA U: venerdì 7 settembre 2012 21
«Il segretario del Pd non starà seduto nella sua stanza ad aspettare una vittoria annunciata, né alle primarie né alle elezioni»: è questo che dice Pier Luigi Bersani incontrando i segretari regionali e i membri della segreteria al Nazareno. E se sceglie toni sobri, non scende in polemica e continua a parlare dei problemi concreti del Paese, spiega, non è perché sta sottovalutando insidie e difficoltà. «Non sottovaluto nulla - dice- altrimenti mi sarei appellato al regolamento, ma il Paese chiede alla politica di avere coraggio e spetta soprattutto a noi dimostrare di averlo. Dobbiamo guardare gli italiani negli occhi e non avere paura di andare incontro a primarie in mare aperto». Questa è la strada, secondo il segretario, per fare delle primarie un grande evento di partecipazione, «una risposta concreta a quanti guardano la politica un po' schifati, perché il contrario di populismo è popolarità». Il numero uno del Nazareno non nasconde la preoccupazione per i toni del dibattito interno e per una discussione che rischia - come di fatto sta già accadendo - di apparire chiusa e lontana dai problemi reali delle persone. Per questo chiede a tutti, leader, giovani e vecchi, di moderare i toni, «c'è bisogno di un cambio di passo, di un time out perché dopo le primarie ci sono le elezioni politiche e noi, un attimo dopo il voto per la leadership, dobbiamo essere un'unica squadra, unita, che lavora per vincere». E questo sarà il messaggio che lancerà chiudendo la festa nazionale a Reggio Emilia domenica prossima: parlare al Paese, perché la «passione per la politica si riaccende se si è credibili, affidabili e se si discute dei temi concreti», di quel rapporto tra sviluppo e coesione sociale su cui il centrosinistra vuole fondare il suo Patto con il Paese. «Il Paese sta vivendo un periodo di grande difficoltà- dice Andrea Manciulli, segretario della Toscana -, le file davanti al distributore della benzina per risparmiare qualche euro sono un segnale forte. Il Pd non può chiudersi alla società civile discutendo di primarie e battaglie interne, noi dobbiamo dare una prospettiva realistica agli italiani». C'è anche chi, nel corso dell'incontro andato avanti per oltre due ore, chiede di arrivare a regole certe per le primarie al più presto, «anche se sarebbe stato meglio non rimettere tutto in discussione non dando troppa voce ai tanti desiderata di cui si legge in questi giorni». «Delle regole - risponde Bersani discuteremo alla prossima Assemblea nazionale». LEREGOLE «Dobbiamo cogliere le primarie aperte come un'occasione per rafforzarci e non per indebolire il partito - dice la presidente del partito Rosy Bindi -. Se le primarie saranno un'occasione per parlare di problemi veri, di scelte e di programmi per l'Italia, sarà sicuramente positivo. Se viceversa si approfitterà delle primarie per una competizione elettorale, allora forse si rischia non tanto di indebolire il Pd ma la politica italiana tutta». Matteo Renzi, che torna convinto dagli Usa che «è bello quando la politica riesce ad emozionare», senza rinunciare al suo repertorio made in Italy, ormai consolidato, contro l'establishment del suo partito. Assicura che le primarie saranno «un'occasione, poi chi perde dà una mano a chi ha vinto. Noi partecipiamo con rispetto ed umiltà, rinnovando a Bersani amicizia e affetto perché non è una gara gli uni contro gli altri, ma per il bene dell'Italia. Faremo questa gara senza litigare, ma raccontando idee diverse: noi siamo perché cambi il gruppo dirigente, vadano a casa quelli che da vent'anni sono in Parlamento e si rottamino le idee che hanno portato l'Italia a non funzionare». Sulle regole dice di non voler mettere bocca, purché siano primarie aperte. «L'esperienza americana aggiunge - è un'occasione per verificare anche solo per 24 ore un modello di partito in cui le primarie hanno assolutamente una funzione centrale e insostituibile». Massimo D'Alema, in un'intervista al Corriere della Sera, dice: «Renzi sembra aver lanciato una campagna rivolta non alla costruzione di una prospettiva di governo ma esclusivamente contro il gruppo dirigente del Pd e tutti i potenziali alleati di governo del centrosinistra». E registra «con amarezza» che il primo cittadino fiorentino sembra essere «sostenuto soprattutto da quelli che il Pd al governo non lo vogliono». Paolo Gentiloni, che non nasconde simpatie per Renzi, critica i suoi colleghi: «A me l'aria che è tirata in questi giorni in cui la classe dirigente del Pd ha dato talvolta l'impressione di essere una specie di nomenclatura un po' impaurita dal ciclone Renzi, penso che sia un errore». E invita a fare le primarie «con le regole con cui si sono fatte sempre», per Prodi, Bersani, De Magistris e Pisapia. Antonello Giacomelli, invece, parlando dei «giovani turchi» evoca Achille Occhetto e chiede al segretario di dire «parole chiare». «A me sembra che l'obiettivo di Matteo Orfini e dei “giovani turchi” sia quello di fare di Bersani il leader di una nuova gioiosa macchina da guerra», afferma Bersani legge i botta e risposta tra i democrat che le agenzie rilanciano e avverte: «Bisogna avere le spalle larghe, mostrare solidità e sobrietà perché le primarie non sono un congresso. Quello si farà poco dopo, nel 2013. Prima dobbiamo vincere le elezioni». Fase doppiamente delicata per il segretario: tenere insieme il partito, lavorare al programma da sottoporre al Paese e alla futura alleanza, e contemporaneamente giocarsi la partita per la leadership, «farò il segretario fino all'ultimo minuto», assicura ben sapendo che i prossimi mesi saranno difficilissimi: una doppia campagna elettorale da condurre in un autunno che farà sentire tutto il peso sociale della crisi, con la disoccupazione e l'inoccupazione giovanile ai massimi e il lavoro che resta la prima emergenza del Paese. Sollecitare uno sviluppo economico anche del Mezzogiorno, mettendo gli enti locali nelle condizioni di «produrre iniziative», «investimenti anche piccoli che restituiscano fiducia alle imprese, ricostruendo così un sistema occupazionale e un rapporto banca-aziende più sano». Così il segretario del Partito democratico pugliese, Sergio Blasi, nel giorno del discorso del presidente del Consiglio Mario Monti, all'inaugurazione della Fiera del Levante di Bari. SegretarioBlasi, oggi èun giorno importanteperilSud,aBarisiaccendonoiriflettori sullo sviluppo alla presenza del premier. «Esatto, è un momento importante: dopo tre anni torna in Puglia un presidente del Consiglio. Il tema è lo sviluppo, che deve partire anche e soprattutto dalle realtà locali, come i Comuni e le Regioni. Lo voglio dire con chiarezza: non c'è sviluppo né ripresa se non allentiamo il Patto di stabilità, perché solo così ci saranno le risorse da mettere in campo, produrre iniziative, fare investimenti anche piccoli. Opere cantierizzate e realizzate, creando così uno sviluppo per le imprese, che potranno ricercare nuova occupazione e intraprendere un rapporto con le banche». Quindi un rinnovamento generale. C'è chi, come il sindaco di Firenze Matteo Renzi, ritiene che il rinnovamento debba essereanche nella classepolitica delPd. «Il problema del ricambio generazionale non riguarda soltanto il ceto politico, ma la classe dirigente di tutto il Paese. Anche quell'establishment che si annida dietro Renzi e che ha come obiettivo quello di decapitare la parte più fastidiosa del campo avverso, che sono quelli che Renzi definisce nonni: Pierluigi Bersani e Massimo D'Alema. Quello che trovo inaccettabile è lo scontro personale, Renzi non ci racconta un progetto di sviluppo per l'Italia, spinge l'acceleratore su uno scontro personale, mai appartenuto alla storia della sinistra di questo Paese. Ci si può confrontare su progetti diversi, ma dove sono i suoi? Voglio sorprendere Renzi: sa qual è la persona che più di tutte mi spinge al rinnovamento, parlando di modifica elettorale e di un eventuale listino? Un signore che si chiama D'Alema, che ritiene che il ceto politico debba andare nei collegi a prendersi il consenso degli elettori, garantendo nel listino competenza, qualità e le risorse più vive e vere per il nostro Paese». Dunque,nessunrinnovamentosenonc'è memoriastorica? «Vorrei rifarmi a Platone, per sfuggire alla polemica: “Nel costruire lo Stato ci vogliono le energie nuove per combattere le difficoltà, ma l'esperienza e la saggezza dei meno giovani per scrivere le leggi”. Il che significa che per fare qualcosa di nuovo occorre conciliare le migliori esperienze con le nuove energie e non contrapporle. Ecco quello che contesto a Renzi. Bersani, D'Alema, sono un pezzo della storia della sinistra di questo Paese, sono una risorsa, non persone da abbattere». Primarie e riforma della legge elettorale, duetemi caldi? «Bersani è pronto a far scegliere il candidato premier ai cittadini. Fin dal luglio 2010, dopo le regionali in Puglia, dissi in maniera netta che qualora fossimo andati a elezioni politiche con il Porcellum era indubbio che noi avremmo fatto le primarie per scegliere i parlamentari. E comunque sono uno strumento che il Pd ha inserito nel suo Statuto e previsto come metodo di consultazione dei cittadini per la scelta fondamentale delle cariche istituzionali. Sulla riforma della legge elettorale, credo che sarebbe un suicidio arrivare alle prossime elezioni politiche senza aver modificato l'attuale sistema. La cosa essenziale è che i cittadini possano scegliere i propri rappresentati e che finito lo spoglio sappiano chi ha vinto e chi ha perso. Questi principi devono essere chiari e netti». Se Nichi Vendola decidesse di lanciarsi nellapolitica nazionale? «Io rimango alle affermazioni di Vendola nelle riunioni della maggioranza: non ha mai detto che avrebbe lasciato la Puglia. Ritengo valide quelle». Il leader democratico incontra i segretari regionali: «Non sarò seduto ad aspettare» Renzi elogia le primarie americane: «Funzionano e danno entusiasmo» Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani FOTO ANSA TORINO POLITICA MARIAZEGARELLI ROMA Bersani: «Coraggio Pd mettiamoci in gioco» . . . «Vendola ha detto che non avrebbe lasciato la Puglia e io ritengo valide queste sue parole» Zagrebelsky:diPierLuigici sipuòfidare «ConsideroPierLuigi Bersaniuna dellepersone miglioridelnostro panoramapoliticosucui sipuò fare un investimentodi fiducia». Così Gustavo Zagrebelsky,presidente emeritodella CorteCostituzionalee presidente onorariodi Libertàe Giustizia,alla FestadelPddiTorino. Il costituzionalista - senza citare nessuno- hapoi aggiuntodi «non averemai avutorapporti edi non volererapporti con altripersonaggi emergentidelPartito democratico, per i quali miviene in menteuna citazione:diffidatese nell'eloquiodi unapersonaogni tantoci sono incertezze,perchévuol dire chequella personaparlacomeuna macchina indottrinatae colui cheparlacome unamacchina indottrinata non merita lanostra fiducia».Tornando alla politicadelPd«così comeè impersonatadal segretarioBersani», Zagrebelskyhaaggiuntoche «se vogliamovincere leelezioni, bisogna acquisiredei soggetti votanti che oggi nonvotanoovotanoaltrove.C'è nel Paeseuna grande domandadi rinnovamento:non chesi debbafare delgiovanilismo,mac'è bisogno di immetterenellapolitica delle forze nonnuove, mafresche». Per il costituzionalistaè unerrore clamorosoqualificare come antipolitica«ciò chevienedaquel mondochestaoltre ilPd».E«i partiti politicidevono sapersi presentare in veste rinnovata,per riacquistare quella fiduciacheè fondamentale per lavitadella democrazia». . . . «Dopo le primarie ci sono le elezioni: un attimo dopo la scelta dobbiamo essere un'unica squadra» L'INTERVISTA SergioBlasi Il segretariopugliese delPd:«Inaccettabile loscontropersonale L'essenzialeèche icittadinipossanoscegliere ipropri rappresentanti» «Per vincere uniamo l'esperienza alle nuove energie» IVAN CIMMARUSTI BARI 8 venerdì 7 settembre 2012
L'ultima a tirare in ballo laquestione, mercoledì se-ra, è stata Giorgia Melo-ni: «C'è bisogno di parte-cipazione, dobbiamo mo-tivare la nostra gente. E il modo migliore per farlo sono le primarie. Siamo ancora in tempo per organizzarle». Silvio Berlusconi ha preso tempo con una risposta interlocutoria. Gli ex An però hanno un obiettivo: ottenere un candidato certo entro «Atreju», la tradizionale manifestazione giovanile, a cui l'ex capo del governo interverrà anche quest'anno. La vetrina migliore. INMODOBIZZARRO Il tema, dunque, è tornato sul tavolo politico del Pdl, ma in modo bizzarro. Mentre i sondaggi mostrano impietosamente che il partito (su cui continua a gravare l'incognita del nome) anche guidato dall'ex premier non sfonderebbe: 18-20%. Più di quanto farebbe Alfano, meno di quanto serve per sperare di vincere le elezioni. E quindi il Cavaliere non ha ancora sciolto la riserva sul candidato premier perché non sa che pesci pigliare. Mentre ragiona sulla legge elettorale, che a questo punto converrebbe proporzionale pura, senza premi di maggioranza. Scendere in campo verso una batosta annunciata non è mai stato nel suo stile. D'altra parte il book dei possibili outsider langue: in giro non ce ne sono più molti, altri (Montezemolo) non si sentono lusingati dalle avances. Le primarie, dunque. Può darsi che gli ex An intendano ributtarle in campo come forma di moral suasion a Berlusconi. Affinché getti il cuore oltre l'ostacolo, dritto in campagna elettorale. Del resto i «colonnelli» da tempo insistono sul «partito di popolo», invocano il rito delle primarie (Alemanno le ha promesse pure a Roma), pongono la condizione delle preferenze nella legge elettorale (anche se gli ex forzisti ribattono che si tratta di ammuina «perché ormai i voti non ce li ha più nessuno, nemmeno loro»). Al di là delle difficoltà organizzative (che il Pd conosce fin troppo bene), però, queste ipotetiche primarie di destra sono molto nebulose. Dando per assodata la non partecipazione di Berlusconi, si è già chiamato fuori anche Alfano. «Non ci pensate nemmeno» pare abbia tagliato corto il segretario. Comprensibile, dopo essere stato costretto a giurare pubblicamente e senza ridere che «Silvio è il miglior candidato, sto cercando anche io di convincerlo». Curiosa però una gara senza il delfino investito in pompa magna. NIENTEBIG La realtà è che, tra i big, oggi nessuno si sentirebbe di correre. Un bel contrappasso per un gruppo dirigente che, per un anno intero, ha strologato di quanto belle e intense sarebbero state le loro primarie. Ci pensavano il Celeste Formigoni, finalmente pronto alla ribalta nazionale (prima dell'incarognirsi delle grane giudiziarie), il sindaco Alemanno (quale miglior via di fuga da una rischiosissima corsa-bis al Campidoglio), la stessa Meloni. Tra le «quote rosa», oltre alla Santanché (che resta l'unica già a bordo campo), magari l'ambiziosa governatrice del Lazio Polverini (interessata, dicevano, a un ticket di vice-governo). A primavera scorsa la direzione del Pdl che ufficializzò la competizione. Alfano scandisce: «Faremo le primarie». Il coro di speranzosi entusiasmi: Cicchitto, Gasparri, La Russa, Frattini, Scajola. Qualcuno comincia pure a stendere il regolamento. C'è l'inevitabile querelle vecchi-giovani a colpi di anatemi e scomuniche. I «formattatori», sindaci e nuove leve locali, che invitano via Twitter a «rottamare Cicchitto». I big che mugugnano contro la loro kermesse, Alfano che alla fine ci va, Crosetto che denuncia le pressioni di colleghi per il forfait. GLIANNUNCIDIMENTICATI Sogni inceneriti di una rivoluzione mancata. Come l'altra «grande novità dell'offerta politica» annunciata sempre dal povero Alfano tra il primo e il secondo turno delle amministrative, entrambi disastrosi. Rullo di tamburi: cambieranno nome e simbolo, ci sarà una mega-convention per il battesimo. Solo che la data si spostava di giorno in giorno. La piazza prescelta pure. Così, fiaccamente, è arrivata l'estate. Alfano, pur senza quid né primarie, è al suo posto. Berlusconi sfoglia sondaggi come gli aruspici consultano ossicini di pollo e aspetta un segno. Anche i parlamentari del Pdl. Da altri però: il «gruppone dei moderati» sta alla finestra sperando nella «cosa di centro», bianca o montezemoliana che sia. Gli ex An ricominciano a vagheggiare la scissione e scrutano desolati l'orizzonte oltre Storace. Il ricambio generazionale pare volgere al tramonto. Con l'epitaffio di Cicchitto anelante a un'ampia fetta di liste bloccate per il prossimo Parlamento: «Bisogna preservare l'esperienza». DOMANICON LEFT CAMPOVOLO 25 AGOSTO - 9 SETTEMBRE REGGIO EMILIADALLA PARTE DELL'ITALIA www.festademocratica.it - www.festareggio.it - www.youdem.tv SABATO 8 SETTEMBREVENERDÌ 7 SETTEMBRE Area dibattiti - Pio La Torre Ore 17.00 MUOVIAMOCI: IL FUTURO DEL TRASPORTO PUBBLICO TRA LA CRISI E LA SOSTENIBILITÀ Matteo Mauri, Guido Improta, Marcello Panettoni, Edoardo Zanchini, Alfredo Peri, Franco Nasso coordina Gianni Trovati Ore 18.00 QUALE POLITICA PER IL FUTURO Vannino Chiti, Angelo Bonelli, Oliviero Diliberto coordina Simone Collini Ore 19.00 PER IL DIRITTO ALLA SALUTE Ignazio Marino, Paolo Fontanelli, Renato Balduzzi, Roberta Agostini, Vasco Errani coordina Cesare Fassari Ore 21,00 Sergio Gentili LA BUONA POLITICA (Datanews Ed.) con Guglielmo Epifani, Marco Follini e Graziella Falconi Ore 22,00 Italia bene comune OLTRE LA TV Pippo Baudo GRAZIE PER QUELLA VOLTA Serena Dandini intevistata da Marco Miana Sala I Cento Passi Ore 17,00 Presentazione del primo bilancio sociale del PD Con Antonio Misiani, Nico Stumpo, Paolo Bersani, Alberto Crepaldi coordina Gianfranco Rusconi Ore 18.00 Marco Follini IO VOTO SHAKESPEARE. LA COSCIENZA PERDUTA DELLA POLITICA. (Marsilio Ed.)con Emanuele Cavallaro Ore 19.00 Romano Montroni I LIBRI TI CAMBIANO LA VITA (Longanesi Ed.) con Roberto Bertinetti Ore 21.00 NUOVI ITALIANI E DIRITTO DI CITTADINANZA Con Khalid Chaouki, Marco Pacciotti e Vera Lamonica coordina Mariagrazia Gerina ARENA SPETTACOLI Ore 21,30 IL TEATRO DEGLI ORRORI Area dibattiti - Pio La Torre Ore 16,30 PER UN NUOVO IMPEGNO E UNA NUOVA CULTURA ANTIFASCISTA ANPI nazionale e Istituto Cervi, Carlo Smuraglia, Mirco Zanoni, Mirco Carrattieri, Raffaele Mantegazza, Sergio Blasi, coordina Massimo Razzi Ore 17.30 PRIMARIE COME STRUMENTO DI PARTECIPAZIONE Nico Stumpo, Debora Serracchiani, Maurizio Martina, Sandro Gozi, Eric Jozsef Ore 18.30 A 100 ANNI DALLA NASCITA, GIUSEPPE DOSSETTI, COSTITUENTE E UOMO POLITICO Rosi Bindi, Pierluigi Castagnetti, Alberto Melloni, Sergio Cofferati coordina Claudio Sardo Ore 20.00 LE DONNE E LA COSTRUZIONE DELL'EUROPA Roberta Agostini, Zita Gourmai, coordina Chiara Geloni Ore 21,00 L'ITALIA IN EUROPA Davide Sassoli, Hannes Swoboda coordina Giuseppina Paterniti Ore 22,00 Italia bene comune I SEGRETI D'ITALIA Corrado Augias Sala I Cento Passi Ore 10,00 Presentazione della rivista Laboratorio Politico per la Sinistra Con Guglielmo Epifani, Edo Ronchi, Anna Petrone, Fausto Raciti, Massimo Cialente, Massimo d'Antoni, Chiara Geloni. Partecipano: Pietro Folena, Emilio Gabaglio, Sergio Gentili, Carlo Ghezzi Ore 17.00 Stefano Boeri L'ANTICITTÀ (Laterza Ed.) Ore 18,00 Luca Attanasio SE QUESTA È UNA DONNA (Ibiskos Ed.) con Silvia Costa, Giommaria Monti Ore 19,00 Giuseppe Baldesarro e Gianluca Ursini IL CASO FALLARA (Città del Sole Ed.) con Massimo Canale, Sebastiano Romeo Ore 20.00 “VIE DEL SUD” presentazione video e presentazione del docuviaggio, con Domenico Petrolo, Serena Capodicasa, Roberto Capocelli Ore 21.00 Simone Sarasso INVICTUS: COSTANTINO L'IMPERATORE GUERRIERO (Rizzoli Ed.) con Elisa Guidelli ARENA SPETTACOLI Ore 21.30 SUBSONICA . . . Berlusconi non avrebbe ancora deciso che fare ma alla fine si candiderà facendo saltare i gazebo . . . E non c'è traccia dei «formattatori» con le loro dichiarazioni bellicose sulla competizione Fecondazione letteraaperta algovernoMonti La legge 40sulla fecondazione assistitaviola i diritti umani. Lodice unasentenzadella Corte europeadi Strasburgo.Perché la normaequipara il feto al bambinoedentra in contrastocon la legge 194 sull'aborto. Ma il governoMontiha annunciatodi voler far ricorso.Parlamentari e scienziatidi fama internazionalesu left scrivonouna letteraaperta al Premierchiedendoglidi riflettere e fermarsi.Perché «lasentenza della Cortedi Strasburgo scaturisceda valutazioniche dovrebberoessere il Dnacomunedell'essere europei», dice la AnnaFinocchiaro. Mentre EmmaBonino aggiunge: «Monti deve tenerpresenteche la legge 40 rappresentaununicum europeonello sbarrare lastrada alla fecondazione assistita».Tra gli interventi anche quellidi Ignazio Marino edi studiosi comeil neurologo CarloA. Defanti, la neonatologaGabriellaGatti, l'anestesistaMario Ricciodella Consultadi Bioetica e lostorico AdrianoProsperi. Ignazio La Russa durante una conferenza stampa di Angelino Alfano FOTO ANSA Pdl, dove sono finiti i fan delle primarie? Dopoilcancan egliannunci roboanti delsegretarioedeivari LaRussa,Gasparriedei «giovani»,èrimastasolo GiorgiaMeloniachiederle FEDERICA FANTOZZI ROMA IL RETROSCENA venerdì 7 settembre 2012 11
L'INTERVISTA VincenzoTassinari,presidentedelConsigliodigestionediCoopItalia.Tracrisi e inflazione, per il 2013 vi aspettate «la tempesta perfetta». Cosa bisogna fare per rilanciare iconsumi? «Credo che sia fondamentale dare più reddito ai cittadini e rimettere un po' di soldi nelle tasche dei consumatori, anche detassando le tredicesime o le pensioni. Ma queste sono proposte che fanno i sindacati. Non tocca a noi dare ricette, diciamo solo che far ripartire i consumi è fondamentale per la ripresa economica del Paese e per evitare che l'inflazione devasti ulteriormente le finanze degli italiani. Noi proponiamo un patto all'industria e a questo proposito chiediamo un tavolo al governo per tamponare la deriva dei costi delle materie prime e dei beni primari». Però allo stesso tempo criticate aspramente l'industria alimentare, perché? «Negli ultimi anni mentre la grande distribuzione ha tentato di fare la propria parte, la Coop per esempio ha cercato di calmierare i prezzi, l'industria ha mantenuto e aumentato la propria redditività». Inche modo? «Questi sono i nostri dati: fissando a cento il livello dei prezzi del Duemila, a luglio di quest'anno per l'Istat sono cresciuti fino a 132, mentre i prezzi alla Coop sono fermi a 118. La differenza, che noi abbiamo messo in tasca ai consumatori, rappresenta una perdita in termini di redditività per le nostre imprese. E d'altra parte non è più sufficiente a venire incontro alle necessità delle famiglie. II sistema delle imprese non può solo rivendicare politiche di sostegno dal governo, deve anche fare la sua parte. Noi prediligiamo il dialogo e per questo chiediamo un confronto. Ma se dovessimo riscontrare atteggiamenti che non tengono conto delle necessità del settore è chiaro che contrasteremmo in modo duro il mondo dell'industria». Questo potrebbe riflettersi sui prezzi deibeni? «Non credo, non necessariamente. Semplicemente Coop distinguerebbe tra le industrie che collaborano e quelle che non lo fanno». Leiè stato critico anche nei confronti di alcunipassaggi (art62,ndr)della legge sulle liberalizzazioni. Perché? «Perché è una legge corretta là dove dà un contributo all'agricoltura e alle piccole e medie imprese, è corretta quando individua i criteri di semplificazione, trasparenza e di reciprocità nelle relazioni industriali, non è più corretta quando significa drenaggio di liquidità e di risorse dalla distribuzione all'industria. La critica è incentrata sul fatto che rischiano di beneficiarne i soggetti più forti, le multinazionali che non hanno bisogno di aiuti». Torniamoaiconsumatori.Seprimafacevate riferimento alla “spesa intelligente” adesso parlate di “rinunce”. A cosa si rinuncia? «Per esempio alle marche: in questo momento il marchio Coop cresce a differenza delle marche industriali. Ma si risparmia anche sulla quantità dei prodotti. Si cerca sempre di più il miglior mix tra convenienza e qualità. Crescono anche i prodotti che più rispettano l'ambiente, il benessere della persona: si punta al risparmio ma anche alla difesa dei valori in cui si crede». «Crescita subito o scoppia la tempesta perfetta»tolinea come almeno venti milioni di fa-miglie a reddito medio basso non riesca-no più a sopportare il rincaro dei prezzi dovuto all'inflazione. Cala il reddito procapite (nel 2007 era il 91 per cento di quello dei tedeschi, nel 2011 è all'84 per cento) e una famiglia su quattro è costretta a indebitarsi per andare avanti. Ad aggravare la situazione le manovre del governo, che alla fine di quest'anno («il peggiore dal dopoguerra») incideranno su ogni nucleo per 4mila euro. Soldi che non peseranno per quel decimo di italiani che da solo detiene il 46 per cento della ricchezza del Paese, contro un trenta per cento di concittadini più poveri che si divide l'uno per cento della ricchezza. Certo non va benissimo nel resto d'Europa, ma almeno negli altri Paesi si continua a sorridere. Da noi invece Peter Pan vola sul divano, si crede giovane ma è infelice. Così come molta parte della manifattura italiana, con alcuni picchi negativi (come i livelli produttivi di auto a meno 34 per cento sul periodo precrisi, quelli dell'arredamento a meno 27 per cento e dell'abbigliamento a meno 23). Regge la filiera alimentare e in questo contesto i dodici milioni di consumatori abituali della Coop fanno segnare al colosso della grande distribuzione un incremento delle vendite dell'1,1 nei primi mesi otto mesi del 2012, per un volume di complessivo di vendite (entro l'anno) pari a 13,2 miliardi di euro. VincenzoTassinari IlpresidentediCoop Italia:unpattocon l'industriapertamponare l'effettocostidelle materieprime.Detassare pensionietredicesime IL COMMENTO ORESTEPIVETTA GIUSEPPEVESPO MILANO SEGUEDALLA PRIMA E a convincermi così che non era il caso di piangere sulle magliette che mi costringeva a indossare, quelle smesse dall'amico benestante e quindi cresciuto più in fretta, e persino a indurmi a commiserare i compagni di scuola in partenza per le vacanze a Davos o a Santa Margherita. Il vecchio proverbio era il cavallo di battaglia del parroco, che, poveraccio, in soldi non era davvero messo bene e che, per propria consolazione, qualcosa doveva aver letto a proposito di San Francesco, il santo che aveva mostrato la via della povertà, capitato davvero male in questo paese che si onora d'averlo scelto come patrono, marciando però nel senso opposto della strada, perchè l'italiano medio è sempre stato convinto che i soldi fanno la felicità e se c'è qualche virtuoso che pratica in modo diverso è davvero “l'eccezione che conferma la regola” (altro proverbio…). A conforto di questa opinione ci sta la storia ed ora ci sta pure l'inchiesta Coop che conferma: italiani tristi, italiani che si sono dimenticati la gaiezza spendacciona degli anni ottanta, quando comandava Craxi in barba al deficit che spiccava il volo, italiani più inclini a piangere su se stessi che a rimboccarsi le maniche e inventarsi lotte, come poteva capitare nei duri anni della ricostruzione, quando la vita era pesante, ma intanto si cresceva accanto ad altri, c'erano i “compagni”, con i quali rivendicare salari, diritti, persino cultura (compare nell'inchiesta un numero di straordinario interesse: gli italiani siedono davanti alla televisione più di un tempo, non escono, non s'incontrano a cena, frequentano meno cinema e teatri, si danno invece alla tv tra le mura domestiche, consegnano la loro tristezza rassegnata a Piero Angela e a Maria De Filippi). L'infelicità degli italiani nasce da quello stato cui ci hanno condotto la crisi, la globalizzazione, la finanza padrona del mondo, lo spread, Berlusconi, il professor Monti, Fornero, la rinuncia a una politica di investimenti, l'economia in nero, la mafia, la camorra, l'evasione, la siccità, le alluvioni, i salari fermi, le pensioni immobili, la disoccupazione, la politica… e quel fantasma che s'è aggirato per decenni e che s'è infine materializzato, prima da noi che in Cina, prima in America che in Africa, che non è il comunismo, che è invece il consumismo, incontrastato trionfatore su ogni conflitto. La felicità, nella maniera più evoluta fare shopping, è partecipare alla festa del consumo. I tuoi hobby? chiedono in tv alla ragazzina campionessa di nuoto: ascoltare musica e fare shopping. La mutazione in senso ludico di una attività una volta solo funzionale… una volta, quando si comperava, chi poteva, un paio di scarpe solo perché si avvicinava l'inverno e ce n'era bisogno per non gelarsi i piedi… La crisi, nelle sue varie espressioni, ci costringe ad una revisione: non girano soldi, si torna all'indispensabile (vedi il precipizio delle vendite di detersivi e di auto: non tutti sono come il padre nel film veneziano di Ciprì). Sarebbe il momento di inventarsi un nuovo modello d'esistenza che tenga conto del valore del limite, per noi, per l'ambiente. La felicità è un traguardo universale, da quando la prima scimmia o il primo uomo sono comparsi sulla terra. Poi ciascuno l'ha inseguita come meglio preferiva. Per San Francesco felicità era dare ai poveri, contemplare il creato. Martini parlava di contemplazione come capacità di osservare la realtà e operare per migliorarla, per accendere una piccola fiamma di speranza. Non teneva in gran conto lo shopping. Così non sente l'italiano “in chiaro” che sta nel rapporto. Anche qui c'è del “sommerso”: gli evasori fiscali non sono mai sotto inchiesta (e di sicuro potrebbero vantare i “loro” motivi per sentirsi felici). Italiani poco felici, ma lo shopping non c'entra venerdì 7 settembre 2012 5
GAIA MANZINI WEEKENDLIBRI PHILIPPE DJIAN È UN AMMIRATORE DEL GRANDE REGISTA GIAPPONESEYASUIJROOZU.QUELL'OZUCHEINVIAGGIO A TOKYOAVEVA POSIZIONATO LE TELECAMERE AD ALTEZZA GINOCCHIO PER DIRE DELLA QUOTIDIANITÀ DIMESSA e dell'amarezza che s'annida dietro gli affetti. Così, in modo non dissimile, Assassini di Dijan nasce dal connubio tra un punto di vista inedito sulla realtà e una melodia dal crescendo continuo. «Lavoravo per un assassino», dice il protagonista Patrick Sheahan, all'inizio del romanzo. Assassina è la Camex-Largaud, l'unica fabbrica della zona, che con i suoi fumi color pesca e le esalazioni dorate cambia il paesaggio fino a sovvertirlo, a farlo ammalare, a prostrarlo. Ma non solo. Assassino è Marc, proprietario della fabbrica e amico di Patrick, che consapevolmente inquina e guadagna, forse con un anelito di morte che lo riguarda da vicino; assassini gli abitanti della città che altrettanto consapevolmente si fanno inquinare (la vita, l'acqua, il paesaggio) pur di avere un posto di lavoro. E fin qui, le coincidenze con la faccenda Ilva sono tali da acuire il senso del grottesco che rimandano gli interni del romanzo (anche se, forse, il cortocircuito è esattamente contrario: le similitudini tra finzione e realtà rendono grottesca quest'ultima e divinatoria la prima, ma tant'è). Assassino, però, è anche Patrick, non solo perché lavora alla Camex-Largaud, ma da un punto di vista esistenziale anche perché avrebbe voluto una vita con affetti stabili, fatta di fedeltà coniugale e di devozione, e invece si ritrova coinvolto in una storia claudicante e sotterranea con Jackie, moglie del suo migliore amico; assassina è anche Jackie che non riesce a rinunciare a un matrimonio che sta naufragando. Assassino è Thomas, marito di Jackie e amico fraterno di Patrick e Marc, a cui non riesce nulla, ma soprattutto non riesce il mettere a fuoco i propri desideri. Assassini, infatti, solo apparentemente usa uno sguardo esterno, sul mondo. è invece romanzo che parla dal di dentro e dice della mancata realizzazione di se stessi. Dell'adulta consapevolezza di aver tradito i sogni della giovinezza. Assassino è colui che ammazza la vita che avrebbe voluto vivere e la persona che non è riuscita a essere. Assassini narra di vicende umane fossilizzate, speculari e opposte alle metamorfosi, che in letteratura hanno avuto grandi e illustri padri. Mentre fuori diluvia, i nostri personaggi si ritrovano come in una piéce teatrale a collidere, con le loro passioni frustrate, in un unico ambiente: il cottage dove, oltre agli amici, arriva rapito, narcotizzato e legato come un salame, anche l'ispettore ambientale che aveva deciso di mettere i sigilli alla Camex-Largaud. INTERNOAD ALTOVOLTAGGIO Come Ozu, Dijan non poteva altro che mettere il suo punto di vista in un interno ad alto voltaggio, giacché la tragedia in sordina dell'essere assassini della propria vita è qualcosa che si consuma tra le pareti quotidiane, e ancor prima nell'interno, fin troppo confortevole, delle nostre pigrizie psicologiche. Anche se poi il dramma interiore si mescola alla tentazione di diventare assassini, per davvero, dell'incauto ispettore. Così la farsa sembra più volte capitolare in tragedia grazie alla colonna sonora di cui s'accennava: l'incalzare continuo dei dialoghi e il ritmo battente delle battute, sullo sfondo di una pioggia continua. Pioggia torrenziale che minaccia di travolgere tutto e come ogni diluvio degno di questo nome, sembra non voler perdonare nulla al piccolo universo di Patrick e dei suoi scalcinati amici. LIBRI Stripbook www.marcopetrella.it ASSASSINI Philippe Djiann pagine206 euro 14 Voland Assassini sidiventa avvelenando sogni Ricorda lavicendaIlva lastoriache Djianraccontanelsuoromanzo, doveilprotagonista lavora inunafabbrica inquinante, metaforadiunmondomortifero CarloMartini «Archeologia industriale 1» tecnicamista sucanvas 2012 CHE COSA ACCOMUNA ELSE, «LA SIGNORINA» DEL MONOLOGO DI ARTHUR SCHNITZLER,ENORA,LAPROTAGONISTADICASA DI BAMBOLA•DIIBSEN?DISICUROLATEATRALITÀche è in entrambi i testi, benché La signorina Else sia formalmente un racconto lungo (o romanzo breve). E di sicuro, benché tra il dramma di Ibsen e il testo di Schnitzler corrano quarantacinque anni - il primo uscì nel 1879, il secondo nel 1924 - il fatto che entrambi i personaggi femminili sono il catalizzatore di un rebus etico che, ciascuno a proprio modo, i due scritti propongono. Nora, che il marito Helmer vorrebbe relegata alla dimensione puramente animale di «lodoletta» (l'appellativo con cui lui le si rivolge), spinta quasi al suicidio dal ricattatore Krogstad, trova se stessa quando, giudicando la morale filistea del coniuge, ed erigendosi ad autonomo soggetto etico, abbandona lui e i figli. Else è la vittima di un ricatto che, invece, le pongono i suoi stessi genitori: sarà capace di sacrificarsi (ed è ben chiaro come), bussando alla porta dell'uomo che potrebbe prestare al padre, giocatore, la somma necessaria a salvarlo dalla prigione? Else, al contrario di Nora, capita l'essenza del ricatto paterno, non riesce a sfuggirgl i altro che suicidandosi… Nora ed Elsa, con questa singolarità cronologica, per cui è, in senso di coscienza di sé, più avanti il personaggio più antico di quello più recente, sono due donne capitali nel nostro immaginario europeo moderno e contemporaneo. DIALOGOCON LASIGNORINA Daniele Pugliese, già autore di Sempre più verso Occidente e altri racconti, in un libro appena uscito, Io la salverò, signorina Else (Portaparole, pp. 101, euro 14,50) propone una riscrittura del testo schnitzleriano, in forma di dialogo con Else, un colloquio che cerca di sottrarre la «signorina» a quella fine fatale. Riuscirà Else, con l'aiuto della penna di Pugliese, a vincere quella battaglia che la Nora di Ibsen vinceva da sola? A 88 anni dalla sua venuta al mondo ciò che questa riscrittura può darle è il relativismo e la capacità di sospettare di ogni propria certezza che il Novecento ha regalato a noi. È sicura, Else, di essere nel giusto nel suo giudizio su parenti, amici, corteggiatori? Il risultato è un testo attraente, elegante, quasi dolcemente paterno: sì, Pugliese ce la mette tutta, non lesina un argomento, e quella fiala di Veronal di pagina in pagina si dilegua. Sapete qual è la parola con cui questo testo intenso come un'operazione di salvataggio si conclude? «Sollievo»… SePugliese accorre asalvare Else MARIASERENA PALIERI spalieri@tin.it Maxodia ilNatale. E il freddo. Stavoltavuole sfuggire piacevolmenteall'appuntamento conalberi e presepi fuggendo in altriparadisi esotici.Ma c'èun problemino,peloso e uggiolante: il caneKurt.Per fortuna, c'èKatrin che,unpo' pernoia eun po'per necessità,accetta di fare da dogsitteral quattrozampe. Finirannoperdiventare un trio inseparabile.Una love-story firmata dalbestsellerista diLe ho mai raccontato del vento del Nord. IN CITTÀ ZEROGRADI Daniel Glattauer pagine211 euro 16,00 Feltrinelli AltrocheRiccardo III, Frank Culdhameinsidia facilmente il titolodi cattivo-cattivissimo del personaggioshakespeariano:a 17 anniè giàun professionista del male.Odia tutti, ammazza a sanguefreddo bambini innocenti, insetti, vespe e conigli.Nessuno gli vuolebene e nonè difficileda credere,viste lesue inclinazioni... Epperòc'èun segretoche lo riguardae che salterà fuori all'improvviso.Unnoir scrittocon pennaavvincente eagghiacciante da IainBanks. LAFABBRICA DELLEVESPE IainBanks pagine234 euro 14,00 meridiano zero Unanuovaavventuraper l'ispettriceAnn Lindell, creatura di cartadi KjellEriksson cheperò riesceaessere tanto convincente nellesue tramepoliziescheda avervintoun riconoscimento persinodal corpodellaPolizia in Svezia.La tramadelgiallo si annoda intornoal ritrovamento delcorpomutilato diun uomo con lapassione per i pesci tropicali. Il fratellovuolevendetta. Ann, neomammae single,procede in parallelocon lesue indagini. LA PRINCIPESSA DELBURUNDI KjellEriksson pagine334 euro 17,50 Marsilio U: 22 venerdì 7 settembre 2012
Montepremi 1.922.051,37 5+stella Nessun6 Jackpot 3.568.098,98 4+stella 28.427,00 Nessun5+1 - 3+stella 2.044,00 Vinconoconpunti5 41.186,82 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 284,27 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 20,44 0+stella 5,00 Nazionale 41 22 39 57 73 Bari 44 62 74 70 49 Cagliari 50 52 23 88 37 Firenze 40 41 17 50 39 Genova 71 39 69 68 43 Milano 70 87 5 35 20 Napoli 35 43 70 22 33 Palermo 68 70 14 90 81 Roma 45 61 32 33 11 Torino 71 41 75 17 90 Venezia 30 27 28 54 58 LIBEROLOTTO «Ideologia,disciplina, collettivismoe culto dellapersonalità: fuggitodalla Praga occupata, ilboemousa metodi sovietici. E la Juveè l'alibidei suoi flop».È un attaccoche ha dell'incredibilequelloche Libero, ilquotidiano direttodaMaurizioBelpietro, ha portato ieri contro il tecnico dellaRomaZdenek Zeman. Unoche,bambino, è fuggito dalla Cecoslovacchiaper scappareproprio ai carri armatidell'armata rossa. Matant'è, ilgiudizio diLibero èsprezzante: la fiduciache gli viene accordata, secondo Libero, «èadesione fideistica,è unabbandonodai connotati misticiche ha leesatte caratteristiche della fedenelcomunismoe nellesuemirabolanti promesse.Una fedeche, inquantotale, non tiene in alcunconto eevidenze, nutrendosi bensìdiprofezie, di attese messianiche, di invettive».10eLotto 17 23 27 30 35 39 40 41 43 44 45 50 52 61 62 68 70 71 74 87 BelpietroattaccaZeman «Belleparoleepochi fatti altro che ribelle, è comunista» InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 16 29 39 49 59 64 18 41 SIMONEDISTEFANO sidistef@gmail.com SPORT UNANAZIOJUVEPERSFATAREILTABÙBULGARIA.APOCO PIÙ DI DUE MESI DALLA (INGLORIOSA) FINALE DI UN EUROPEO VISSUTO DA PROTAGONISTA, L'ITALIA DI PRANDELLI TORNA IN CAMPO PER UNA PARTITA UFFICIALE,LAPRIMASULLASTRADACHECONDUCEALMONDIALE BRASILIANO DEL 2014. Sarà una formazione per sette undicesimi composta da giocatori bianconeri quella che scenderà in campo stasera a Sofia (ore 20.45, diretta tv su Rai Uno, arbitro l'inglese Atkinson) con l'obiettivo di conquistare la prima vittoria in terra bulgara: due pareggi e altrettante sconfitte sono il ruolino di marcia degli azzurri contro la squadra che fu capitanata da Stoichkov e che non avrà tra i suoi protagonisti Dimitar Berbatov, l'attaccante promessosi prima alla Fiorentina e poi alla Juve (salvo poi scegliere di accasarsi al Fulham), che ha dato l'addio alla nazionale. LANUOVA ITALIA L'amichevole di ferragosto contro l'Inghilterra era servita a Prandelli per fare esperimenti, ma ora che bisogna tornare a fare sul serio, con i tre punti in palio, il ct ha deciso di andare sul sicuro, varando un undici che vedrà in campo ben sette giocatori della squadra leader del nostro calcio. Gli juventini avrebbero potuto essere anche otto, se il claudicante Chiellini fosse stato convocato, ma la scelta di inserire il giovane Ogbonna è una scelta già di prospettiva: il centrale del Toro, nell'idea di Prandelli, dovrebbe diventare titolare in vista del Mondiale, scalzando (per ragioni anagrafiche) il veterano Barzagli. Sia Ogbonna che De Rossi avevano avuto qualche problema fisico nei giorni scorsi, ma già mercoledì stavano meglio e ieri sono scesi regolarmente in campo nell'ultima seduta (a porte chiuse) a Coverciano, prima della partenza per Sofia. Nel 3-5-2 modello Juve che affronterà la Bulgaria davanti a Buffon (che indosserà la fascia di capitano con la scritta “Avanti Emilia!”, a favore dei terremotati) ci saranno Bonucci, Barzagli e Ogbonna, con Maggio e Giaccherini esterni di un centrocampo che conterà su Marchisio, Pirlo e Nocerino, con la novità della coppia d'attacco composta da Giovinco e Osvaldo. CHANCEDA NON SPRECARE Per la “formica atomica” e l'attaccante italo-argentino sarà un'occasione importante. In un gruppo che Prandelli intende progressivamente rinnovare in vista dell'appuntamento del 2014, Giovinco ha da vincere una concorrenza agguerrita. Il Parma gli ha dato una nuova dimensione, portandolo all'attenzione della nazionale, ora la Juve gli sta consentendo l'ultimo salto di qualità, ma sia in bianconero che in azzurro sono molti i concorrenti. In questa tornata di convocazioni è rimasto fuori Balotelli e il giovane Insigne è ancora troppo acerbo, Giovinco deve fare in fretta però, discorso che vale anche per Osvaldo. Con lui l'Italia tornerà ad avere nell'undici iniziale due giocatori della Roma come non capitava dai tempi della nazionale campione del mondo di Lippi con Perrotta e Totti (allora De Rossi non era ancora un titolare inamovibile), ma soprattutto riproporrà un centravanti autentico come mai aveva fatto durante l'Europeo. Balotelli nasce come seconda punta, lo stesso ruolo di Totò Di Natale e Cassano, ma a giugno l'Italia che è arrivata a contendere il titolo alla Spagna non aveva quello che una volta era il classico numero 9. Il fatto che sia stato provato a ferragosto Destro e oggi Osvaldo è un cambio di prospettiva per Prandelli, che ha capito l'importanza di avere davanti un finalizzatore. E in panchina c'è un'altra prima punta classica come Pazzini, a testimoniare il fatto che gli azzurri intendono battere strade nuove. GLIAVVERSARI La Bulgaria non arriva alla fase finale di una grande competizione da Euro 2004, sono lontanissimi gli anni in cui con Stoichkov era stato addirittura tra le prime quattro al Mondiale, ma è una squadra da prendere con le molle, specie quando gioca al Vasil Levski Stadion di Sofia. Il ct Penev, che non avrà più Berbatov, ha rinunciato a Bojinov, fresco di rientro in Italia con il Verona, ma davanti può contare comunque su elementi interessanti come Mitsanski del Kaiserlsautern e Tonev del Lech Poznan. In un girone dove Malta e Armenia sono destinate a fare da materasso, la Bulgaria punta ad essere la sorpresa, contendendo a Repubblica Ceca e Danimarca il secondo posto del girone. Perché è impensabile che l'Italia vice campione d'Europa possa finire alle spalle di una di queste nazionali di seconda fascia. SELACRISICREARISTAGNAZIONE,LARIVOLUZIONE SARÀ FISIOLOGICA. GLI ALTRI AVRANNO ANCHE I SOLDI DA SPENDERE, QUALCHE TIFOSO FARÀ I MUGUGNI, MA L'ITALIA SI ARRANGIA BENE AGGRAPPANDOSI AI VIVAI E ALL'UNDER 21. Allontanati per sempre i tempi di Casiraghi e dell'eliminazione con la Bielorussia, oggi gli azzurrini divertono e vincono. Con quel sapore tutto nuovo di cui ora Devis Mangia può beneficiare. La sua prima vittoria da neo-ct dopo la splendida parentesi di Ferrara, regala agli azzurrini la qualificazione al play-off per gli Europei di categoria e con una gara di anticipo. Serviva un pareggio, con il Lichtenstein è arrivato un 7-0 netto a Casarano con doppiette di El Shaarawy e De Luca, e reti di Viviani, Immobile e Sala. «Qualificazione al 99,9% di Ferrara», dice umilmente Mangia riconoscendo il lavoro svolto dall'ex ct ora alla Samp. Rispetto a lui, Mangia non sembra destinato a fare il segugio come il predecessore. Il perché lo spiegano le scelte dei club italiani ai nastri di partenza. Se il colpo del mercato è stato Destro (figlio dell'under di Ciro) un motivo ci sarà. Anche la serie A si sta accorgendo dei nostri giovani, piuttosto che spendere per gli stranieri soldi che non ci sono. Anche Prandelli ne beneficia: dopo Verratti e Ogbonna, il ct maggiore ha ridisegnato l'attacco della nuova Italia che punta al mondiale, con l'intera prima linea che fu di Ferrara. Borini, Insigne e Destro, tutti insieme a Coverciano. Tanto che Osvaldo, Giovinco e Pazzini sembrano dei matusa. Nell'amichevole con l'Inghilterra Prandelli diede spazio a El Shaarawy, e il Faraone tornerà di certo tra i grandi. «Non possiamo essere tranquilli e soddisfatti rispetto alla condizione dei giovani in Italia», ha detto proprio ieri il presidente Napolitano sulla disoccupazione giovanile. Parole che purtroppo valgono per tutti i settori, ma non più per il calcio. È l'anno delle partenze di Ibrahimovic, Thiago Silva, Maicon e tanti altri senatori che per decenni avevano sbarrato la strada ai nostri giovani. Chi ha resistito, oggi si trova a 19-20 anni con un'isola felice in cui scegliere. Lo scorso anno si diceva che i giovani di Ferrara giocavano solo nell'under. Nell'ultimo Europeo Prandelli guardò a Zemanlandia, convocando Verratti al prritiro dopo la magnifica stagione in serie B, destando non poche perplessità. Va riconosciuto, non siamo più abituati. Eppure l'Inghilterra fece esordire Walcott a 17 anni e 65 giorni (il più giovane calciatore in maglia inglese), e noi sbavavamo dalla rabbia. Ora prepariamoci al ricambio generazionale, perché oltre ai figli di Zeman, c'è la fila di sbarbati adesso. Basti osservare i ragazzi di Mangia visti ieri, e contare quanti sono i giovani già in pianta stabile nei rispettivi club. Partendo dal capitano, Luca Marrone, lo scorso anno in apprendistato con Conte, e ora spesso tra i titolari della nuova Juve che punta alla Champions. E poi ci sono De Luca, passato all'Atalanta dopo la splendida serie B con il Varese, Ciro Immobile che promosso con il Pescara ora gioca titolare al Genoa. E ancora Alessandro Florenzi, tornato alla Roma dopo il prestito al Crotone e già in gol a San Siro alla prima da titolare in A. Occhio anche all'interista Samuele Longo, in prestito all'Espanyol, e al romanista Viviani che ha scelto Padova. Perché scalpitano, pretendono spazio e si sentono pronti. GIOVEDÌ 6 SETTEMBRE NuovaItalia si fasul serio Prandelli sceglie ilbloccoJuve per la rincorsa al mondiale 2014 QuestaseraaSofiaazzurri contro laBulgaria:bensette ibianconeri incampo dall'inizio. Inattaccospazio allacoppiaGiovinco-Osvaldo MASSIMODEMARZI tomassimo@virgilio.it Lorenzo Insigne eMattiaDestro durantegli allenamentiaCoverciano FOTO DI FABRIZIO GIOVANNOZZI/AP Under21 vetrina modello PerMangiaesordiocon vittoriaequalificazione Azzurriniaiplayoff dell'Europeograzie al7-0sulLiechtenstein Tanti talentiper laserie Aorfanadellestelle ... Per laprimapartitadelgirone diqualificazionealmundial brasiliano ilct ritrova DeRossieOgbonna U: venerdì 7 settembre 2012 27
Mario Draghi lancia il piano anti-spread della Bce: acquisto illimitato dei titoli pubblici per calmierare l'andamento dei tassi. L'annuncio fa volare le borse e abbassare i differenziali. Il programma di interventi, su bond tra uno e tre anni, è stato votato alla «quasi» unanimità dal consiglio direttivo di Francoforte: solo un voto contrario. Quello di Jens Weidmann, della Bundesbank, il quale appena qualche minuto dopo la fine della conferenza stampa di Draghi diffonde un comunicato per esprimere in pubblico il suo disappunto. La BuBa ha perso, ma non è stata l'Italia, e men che meno gli altri Paesi periferici a vincere. A guardar bene Francoforte è molto più vicina a Berlino di quanto possa sembrare all'apparenza. A chi chiede a Draghi se non tema il giudizio negativo dei tedeschi, il presidente replica quasi divertito: «Il risultato si vede alla fine. Se quando andrò via la stabilità monetaria sarà danneggiata, avranno ragione». Per accedere al programma bisogna imboccare un percorso con condizioni molto dure («tough» ripete più volte il presidente durante l'incontro con la stampa), in cui non si esclude l'intervento dell'Fmi. Inoltre il piano verrebbe sospeso se i Paesi non rispetteranno le condizioni concordate. Così, anche se formalmente resta la differenza tra i programmi tipo quello per la Grecia, nei fatti si riproduce un controllo della Trojka sulle politiche economiche dei singoli Stati. Se non è un commissariamento (Draghi lo nega espressamente), ci somiglia molto. È questo il «pegno» pagato al governo tedesco, che non sta con Weidmann, ma neanche con Mario Monti su questo punto. Angela Merkel si limita a commentare: «La Bce agisce nella sua indipendenza e nell'ambito del suo mandato ed è responsabile per la stabilità della moneta, il suo valore e di prendere le decisioni appropriate». Sembra un commento anodino. Eppure ogni parola è un colpo al cuore della Bundesbank, che al contrario accusa Draghi di operare fuori dal suo mandato. La banca centrale tedesca definisce la misura annunciata da Draghi «pericolosa» e potenzialmente capace di rinviare il processo di riforme in corso e di minare la credibilità dell'euro. «Questi acquisti equivalgono a stampare moneta per finanziare i governi», dice Weidman, e fanno sì che «i rischi della politica monetaria dipendano dalle politiche fiscali». Il riferimento, secondo i bene-informati, sarebbe proprio all'Italia di Berlusconi, che aveva iniziato a divergere dagli impegni presi quando la Bce di Trichet iniziò ad acquistare titoli. Per il presidente Bce naturalmente le cose non stanno affatto così. Draghi insiste sul fatto che l'intervento punta a ristabilire i canali di trasmissione di politica monetaria, materia trasferita completamente nelle mani del board di Francoforte. Occorre ristabilire l ‘unicità dell'area monetaria. «Ci sono prove sostanziali che l'area è frammentata - sottolinea il banchiere centrale - e su questo bisogna agire». In altre parole il gioco al rialzo dei tassi dei paesi periferici, e quello al ribasso dei Paesi core, creano diverse aree, che vanno riunificate. Ecco perché la Bce è chiamata ad agire per riportare in equilibrio gli andamenti. Se, tuttavia, questo nuovo piano, denominato Omt (Outright monetary transactions), è uno strumento di politica monetaria, risulta davvero poco ortodosso tutto il percorso disegnato per potervi accedere. Le cosiddette «condizionalità», infatti, prevedono che l'Omt sia collegato a un «appropriato programma del fondo Efsf/Esm», cioè del fondo salva-Stati, recita la nota della Bce. «È possibile il coinvolgimento del Fondo monetario - continua il comunicato - per la definizione della condizionalità di uno specifico Paese e per il monitoraggio di tale programma». Draghi sottolinea che si tratta di una cornice: spetterà all'Ue e al singolo Paese decidere le condizioni appropriate. ILRAPPORTOCON L'UE In realtà la bce lancia un sasso che difficilmente Bruxelles potrà ignorar, invadendo il campo della politica. Su questo Draghi è molto sensibile. Insiste nel dire che saranno i governi a dover indicare le riforme: una parte del programma spetta senz'altro alla politica. «Il problema della distorsione dei tassi è di carattere monetario - spiega - ma anche di scelte sbagliate della politica. Per questo servono tutte e due le gambe». Certo, ma quella politica ora è stata superata con uno sprint, soprattutto se si pensa che da mesi è in atto un braccio di ferro tra Berlino e Roma sull'effettivo peso delle «condizionalità». Monti parla di un programma «light», un memorandum che certifichi solo lo stato dell'arte. Draghi parla di condizioni pesanti. Il presidente bolla come «caricaturali» le ricostruzioni per cui ci sarebbe un'«italianizzazione» dell'euro, che starebbe prevalendo sulla sua «germanizzazione». Insiste che i nodi da sciogliere non riguardano i rapporti tra Mitteleuropa e periferia, ma gli andamenti della speculazione. Per questo si è scelta la linea degli acquisti illimitati, senza l'indicazione ex ante dell'ammontare, e privando la Bce dello status di creditore privilegiato. Quanto alla Corte costituzionale tedesca, «deciderà nella sua totale indipendenza». Ma se anche Karlsruhe (come sembra) porrà dei «paletti» per l'accesso al fondo salva-Stati, tutto il piano diventerà un percorso a ostacoli. Di fronte alle parole di Mario Draghi, ed a quella che è stata subito ribattezzata la "Bce no limits", i mercati non hanno apprezzato, hanno esultato. E lo hanno fatto nei modi a loro consoni, ovvero con una pioggia di acquisti sulle piazze azionarie e una salutare corsa al ribasso degli spread. Almeno per una seduta, insomma, si è fatto finta di ignorare quello che sarà il prevedibile rimpiattino dei prossimi giorni, con le perplessità della cancelliera Merkel di fronte al decisionismo espresso da Eurotower, l'ostilità della Bundesbank (peraltro manifestata già ieri), e le forti critiche della stampa tedesca. FINDAL MATTINO Del resto, l'aria buona che soffiava sulle Borse si è respirata già di primo mattino, ben prima che Draghi esternasse in quel di Francoforte, segno che la svolta interventista della Banca centrale europea era stata in qualche modo già metabolizzata sui mercati. L'intonazione positiva dei principali indici di Borsa si è naturalmente rafforzata man mano che le agenzie battevano il testo dell'intervento del presidente della Bce, fino alla conclusione fortemente positiva. A registrare i maggiori guadagni sono state le piazze di quei Paesi, Italia e Spagna, che si ritiene verranno favoriti dal programma di acquisti dei titoli di Stato. In particolare, Madrid è stata la migliore del lotto con l'indice Ibex in progresso del 4,91%. Ma in forte crescita è risultato pure l'Ftse Mib di Milano, +4,31%. Inferiori ma comunque molto sostanziosi gli avanzamenti delle tre più grandi Borse europee: il Cac 40 di Parigi ha segnato +3,06%, il Dax di Francoforte +2,91%, mentre per l'Ftse di Londra il guadagno è stato del 2,11%. La cronaca relativa all'andamento degli spread è ancor più significativa, perché con i ribassi di ieri il calendario relativo al differenziale fra il Btp decennale e l'omologo Bund tedesco è ritornato indietro di mesi. Infatti, dopo una seduta in costante calo, la forbice fra i due titoli si è ridotta a 370 punti base, con il corrispondente tasso del Btp sceso al 5,26% sul mercato secondario. Per ritrovare un valore dello spread così contenuto (si fa per dire), bisogna andare indietro al 19 aprile scorso. Andamento analogo pure per i titoli spagnoli. Il differenziale fra il Bonos decennale spagnolo ed il Bund tedesco è calato di ben 46 punti base attestandosi a quota 447. Quanto all'euro, ha chiuso sugli stessi livelli dell'apertura mattutina, a quota 1,2618 nei confronti del dollaro. Un andamento che non deve ingannare poiché se da un lato la moneta unica ha recuperato dopo aver condotto parte della seduta in ribasso, dall'altro va sottolineato che molti investitori avevano puntato sull'euro, procedendo ad acquisti già nella seduta di mercoledì, sulla scia delle indiscrezioni sul piano anti-spread della Banca centrale europea. Tornando in Piazza Affari, sul listino principale si sono messi in grande evidenza i titoli bancari: Bpm (+11,14%), Bper (+9,96%), Ubi (+9,17%), Unicredit (+8,14%), Mediobanca (+5,99%), Intesa sp (+5,95%), ed Mps (+5,31%). Fra gli altri titoli, molto bene Generali (+6,18%), Impregilo (+6,24%) e Fiat (+4,79%). In linea con l'avanzamento del listino si sono mossi i principali nomi del comparto energetico, con le azioni Eni in crescita del 3,81% e quelle Enel del 3,54%. La Bce decide l'acquisto illimitato di bond Weidmann (Buba) vota contro Le condizioni per accedere al piano sono pesanti Con l'Fmi torna la «trojka» Mario Draghi, presidente della Bce, ha creato le condizioni di una svolta nella politica della banca centrale FOTO ANSA MARCOVENTIMIGLIA MILANO La Bce “no limits” piace ai mercati, Milano cresce del 4,31% Il differenziale Btp/Bund scende a quota 370 SVOLTAAFRANCOFORTE BIANCADIGIOVANNI bdigiovanni@unita.it Il bazooka di Draghi per salvare l'Europa . . . Il presidente replica alle accuse: è caricaturale pensare che ci sia una «italianizzazione» dell'euro . . . La forbice fra i titoli tedeschi e italiani è ritornata ai livelli dello scorso mese di aprile Al momento della verità mancano solo cinque giorni. Mercoledì, gli otto giudici del secondo collegio della Corte di Karlsruhe dovrebbero emettere la sentenza sulla legittimità costituzionale di Fiskalpakt e Esm. Ma lo farà davvero? Ieri una complicazione è venuta da un'istanza di ricusazione di uno dei giudici. In passato sarebbe stato un esponente di uno dei movimenti che hanno presentato i ricorsi. In teoria l'istanza dovrebbe almeno essere discussa e quindi la decisione degli otto magistrati del secondo Collegio della Corte dovrebbe essere almeno rinviata. E non è l'unica ombra che grava sulle certezze di chi considera l'Esm già cosa fatta: molti esperti ritengono che esistano buone ragioni giuridiche per sostenerne l'incostituzionalità. Se l'Esm dovesse slittare, o perché giudicato incostituzionale o per un rinvio al Bundestag per qualche correzione che aumenti e garantisca il principio della corresponsabilità del parlamento tedesco nelle leggi di spesa, tutto l'impianto della attuale strategia di salvataggio dell'euro dovrebbe, quanto meno, essere rivisto e corretto. Anche gli interventi della Bce sul mercato secondario dei titoli diventerebbero impossibili, almeno nello schema previsto ora. Draghi, infatti, ha chiarito che i paesi soccorsi dall'intervento calmieratore delle acquisizioni di bond dovrebbero comunque chiedere l'intervento dei fondi: l'Efsf, nel quale non c'è più quasi nulla, e appunto l'Esm. E se l'Esm non ci fosse? Germania, chiesta ricusazione di un giudice dell'Alta Corte Le Borse festeggiano, spread in forte calo 2 venerdì 7 settembre 2012
Un corridoio del pronto soccorso dell'ospedale Galliera di Genova FOTO ANSA «Sono assolutamente soddisfatto». Lo afferma il ministro della Salute, Renato Balduzzi il giorno dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del suo decreto di riforma del Sistema Sanitario nazionale. È quasi riuscita la quadratura del cerchio: con meno risorse, rimodulare le prestazioni sanitarie per garantire e in modo uniforme sull'intero territorio nazionale, un livello soddisfacente e più adeguata alla domanda dei cittadini, a partire dalle prestazioni h 24 richieste ai medici di base. Il governo ha fissato i principi generali su cui ora sono chiamate a lavorare le Regioni. Se dal decreto scompare la tassa sulle bibite (sostituita dall'obbligo di una maggiore quantità di succo naturale nella bevande analcoliche), si introducono norme più stringenti riguardo alle aree off limits per la localizzazione di sale scommesse e sale giochi. Vi sono regole nuove per la gestione dell'«intramoenia» dei medici, con una tracciabilità delle prestazioni e l'obiettivo di un'integrazione con l'attività istituzionale del Ssn. «Confido che i passaggi parlamentari possano irrobustire il provvedimento. Siamo aperti al confronto» è l'assicurazione del ministro. «È solo un inizio di percorso» commenta il sottosegretario alla Salute, Adelfio Cardinale. Che in Parlamento il confronto non mancherà è sicuro. Oltre ai riconoscimenti non mancano le critiche al provvedimento. Nel decreto «ci sono cose buone e cose che vanno cambiate» premette il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che poi si pone la domanda centrale: «Dove sono le risorse per la riorganizzazione della medicina di base? Si è sicuri di non fare proclami a vuoto? Sono chiaramente inadeguati i meccanismi per la selezione dei primari che dovrebbero garantire la qualità delle scelte». Entra più nel merito il senatore Pd, Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale. «In Parlamento dovremo necessariamente apportare modifiche - commenta - perché il decreto unisce buone intenzioni ad evidenti incoerenze». Ne indica alcune: giudica ottima l'idea di fornire ai cittadini finalmente una assistenza territoriale h24, valorizzando il lavoro dei medici di famiglia, «ma è una rivoluzione a metà perché non è previsto alcun obbligo associativo». «Quali risorse - si domanda - potranno utilizzare le Regioni più in difficoltà per promuovere e avviare tali servizi territoriali?». È un tema posto anche dalle stesse Regioni che con il presidente della Toscana, Enrico Rossi lamentano l'uso della decretazione d'urgenza, definita «una forzatura», su di un tema come la sanità, che è di competenza regionale. Le Acli, invece, apprezzano il pacchetto Balduzzi. «È una riforma che va nella direzione giusta» commenta il presidente Andrea Olivero, soddisfatto in modo particolare per il progetto di potenziamento e riorganizzazione della medicina sul territorio e per l'azione di contrasto alla «ludopatia». «Ma occorre dare più poteri ai sindaci per regolamentare le concessioni, i luoghi e gli orari di gioco» conclude Olivero, dando voce alle perplessità di un cartello di sigle che denunciano i rischi del gioco d'azzardo. La Cisl contro il decreto: «Piano evanescente. Balduzzi ha sbagliato. È mancato il confronto». Lo boccia anche la Cgil. «È un atto debole e contraddittorio che non basta a rinforzare un Servizio sanitario nazionale che rimane in seria difficoltà dopo i tagli delle diverse passate manovre e, ultimo, della spending review». Sono, invece, articolati, ma nel complesso positivi i giudizi espressi dai sindacati di categoria. L'Anaao Assomed parla di «novità non senza contraddizioni». Esprimono, invece, soddisfazione i sindacati della medicina convenzionata: Fimp (Federazione italiana medici pediatri), Fimmg (medici di famiglia) e Sumai (medicina ambulatoriale). Lo ritengono destinato «ad avviare per l'assistenza territoriale quella evoluzione che la sanità italiana e i cittadini si attendono». In una nota osservano che il decreto «recepisce alcune nostre proposte e non ha subito stravolgimenti pericolosi». Ora - fanno notare - si aprirà «il periodo della ridefinizione degli Accordi collettivi nazionali, quelli preposti a normare il rapporto lavorativo tra Ssn e Medici convenzionati, che rappresentano la parte essenziale dell'assistenza primaria in Italia». Ma più in generale, aggiungono Fimp, Fimmg e Sumai, «si apre finalmente nel nostro Paese la prospettiva di un ammodernamento organizzativo, gestionale e strutturale, che arricchirà l'attuale offerta di assistenza, creando le condizioni di valorizzazione delle potenzialità professionali già in campo». È un giudizio nella sostanza condiviso anche da Federsanità dell'Anci, l'associasione dei comuni, che considera le misure varate «un più alto livello di tutela della salute». Si restringe l'area off limitsper sale scommessee salegiochiche, rispetto alleprime bozzevarate dal governo,da 500metri passaa 200metri.Previsti controlli vicinoalle scuolee ai luoghi frequentatidai giovani,pubblicitàdei giochicon indicazioni precise sulla effettivaprobabiliàdi vincere eanche «chiusure temporanee» delle saleda gioco«in presenzadi fenomeniestesidi ludopatia, anchesusegnalazionedei sindaci».All'agenziadelle doganee dei Monopoli spetteràverificare«possibili soluzioni tecniche» per impedire l'accessopervia telefonicao telematica algioco per iminori di 18 anni.Saranno i sindaciadefinire unacongrua distanza asecondadelle varie realtà urbanedai luoghi sensibili. Inquesteore i tecnici delministerodellasalute sonoal lavoro peruna stesura definitivadel testoche nonsaràpronto prima didomani. Tra le modifichescompare anche ladistanza minimatra le farmacie; rimane invece la revisionedel prontuarioe qualche modificasulla responsabilità deimedici. GIOCOD'AZZARDO Tutte le novità: medici di base e pediatri a disposizione 24 ore su 24 ROBERTOMONTEFORTE ROMA Vienedemandata alle Regioni la disciplinadelle unitàcomplesse di cure primarieprivilegiando la costituzionedi retidi poliambulatori territorialidotati di strumentazionedi base, apertial pubblicoper tutto l'arcodellagiornata, nonchènei giorniprefestivi e festivicon idoneaturnazione». Questi ambulatori«operano in coordinamentoe in collegamento telematicocon lestruttureospedaliere, con la presenzadi personale esercente altreprofessioni sanitarie già dipendentepresso lemedesime strutture». Tra ipunti qualificanti delprogettodi riordinodelle cureprimarie è confermato il coordinamento operativo tra i medici di medicinagenerale in tutte le loro funzioni, i pediatri di liberascelta, gli specialisti ambulatoriali, anche attraverso lacostituzione di aggregazioni funzionali nel territorio (maxiambulatori, insomma) aperte per tutto l'arcodella giornata,anchenel weekende nei giorni festivi. Si introducono,dopo piùdi diecianni, nuovenorme in materiadi attività professionale intramoeniadeimedici, al finedi superare il regimeprovvisorio. Le aziendesanitariedevono procedere a unadefinitiva e straordinaria ricognizionedegli spazi disponibiliper leattività libero-professionali ed eventualmentepossono,con un sistema informaticospeciale, utilizzare spazipressostrutture sanitarie esterne, ovveroautorizzare i singoli medici a operarenei propri studi. Rilevante novitàè chetutta l'attività vienemessa in rete perdare trasparenzae avere tracciabilitàdi tutti ipagamenti effettuatidai pazienti, rendendo anche possibileun effettivo controllodel numerodelle prestazioniche il professionistasvolge sia durante il servizioordinario, sia in regimedi intramoenia. Èprevisto chepartedegli importi riscossi sarannodestinati, oltrecheper i compensideimedici e delpersonaledi supporto,ancheper la coperturadei costi sostenuti dalleaziende. LAPROFESSIONE MEDICA Afare lenominedeimanager (sia direttorigenerali cheprimari dellaAsl) ci sarànacommissionedi tredirettori di strutturacomplessanellamedesima specialitàdell'incarico daconferire, individuati tramite sorteggio daun elenconazionale costituito dagli elenchi regionalideidirettori di struttura complessa.Aldirettoregenerale sarà… presentatauna terna di candidati idonei formatasulla basedeimiglioripunteggi attribuiti.Se ildg nondovesse nominare il candidatocon migliorepunteggio, dovràmotivare analiticamente lascelta. Per ilministro dellaSalute, Renato Balduzzi, «le regioni hannopieno titolo didire che la scelta spetta a loro,ma in unquadro di merito, inmodo che le stesseregioni sianopiù copertenelle scelte fiduciarie» Perquantoriguarda i primari invece «lanorma non intende limitare ladiscrezionalità, madi valorizzare ilmeritoe diconsentire la discrezionalitàdella scelta in capoal direttoregeneralesolocon motivazioneanalitica con le indicazioni diuna commissioneapposita». NOMINENEL PUBBLICO Si introduce l'obbligo diavviso ai consumatori, con appositi cartelli affissi neipunti vendita,dei rischi connessial consumodi latte crudoe pesce crudo. Vienevietata, inoltre, la somministrazionedi lattecrudo e cremacrudanell'ambito della ristorazionecollettiva, anchescolastica. Sonoprevistemisure sanzionatorienei confrontidelle Regionichesono in ritardonei programmi dicontrasto alle malattie infettivee diffusive del bestiame.Per leRegioni inadempientiè prevista lanomina di appositi commissari. Ledisposizioni su lattecrudo epesce crudoobbliganogli esercenti a informare i consumatori sulla corretta preparazionedeiduealimenti per evitare trasmissionedi infezioni o parassiti, ossiabollire il lattee consumare ilpesce crudodopo averlo congelatoper almeno24 ore.Una normativavalidaanche sullespiagge, nei ristoranti giapponesi eovunque vengasperimentata, incucina, la moda dellecruditè. ABITUDINIALIMENTARI Scompare la contestatissimatassasulle bibitezuccherate, cono senzagas,e sui superalcolici. . Dalla tassa ilgoverno calcolavadi ricavarecirca250 milioni dareinvestire inattività di prevenzione. Dovrebberoessere introdotte invece novitàper quantoriguarda il contenuto dellebevande alla frutta chedovranno essereprodottedal gennaio2013 con unapercentuale di frutta almenodel20 percento, contro il 12per cento attuale. PlaudeColdiretti secondo al quale: «Duecentomilionidi chili diarance all'anno inpiù saranno“bevute”dai 23 milionidi italiani checonsumano bibite gassategrazie all'aumentodel contenutominimodi frutta previsto dallanuovanorma. Il provvedimento praticamenteraddoppia il contenuto di fruttanelle bibite fissato finoadora al 12%ed accoglie le richiestedella Coldirettie delle associazionidei consumatori.Unadecisioneche sostiene la Coldiretti - «concorrea migliorareconcretamente laqualità… dell'alimentazionee a ridurre lespese sanitariedovute all'obesità». STILIDI VITA Per incentivarepiùcorretti stili di vita viene limitata la venditadi prodottidel tabacco.Edunque si arricchisce il quadronormativo inerente alla lotta al fumo.Èvietata la venditadeiprodotti da fumoai minoridi 18anni (finora il limiteeraa 16anni) consanzioniper gli esercentida 250 a1000 euro,che passanoda 500 a2000euro con la sospensionedella licenza per tremesi in casodi recidiva. Il tabaccaio ha l'obbligo dichiedere al compratore l'esibizione di un documentod'identità, trannenei casi in cui la maggioreetàdell'acquirente sia manifesta.Lapenavieneraddoppiata se l'infrazione è commessa perpiùdi unavolta. Inquesto caso, inoltre, scatta lasospensione per tre mesidella licenza all'eserciziodell'attività. Entrodiciotto mesi i distributori automaticidi sigarettedovranno esseredotati di un sistemaautomatico di rilevamento dell'etàdell'acquirente.L'obiettivo è dissuadere i giovanidal consumo di tabacco: in particolare la fasciadi ragazzi tra i 15 e i 18anni. GIRO DI VITESUL FUMO ITALIA Sanità, per la rivoluzione servono risorse Maxiambulatori gestitidalleRegioni PRESIDI SANITARI Intramoeniaallargata epagamenti trasparenti Specialicommissioni permanagereprimari Latteepescecrudo banditidallemense Slotdistantialmeno 500metridallescuole Via la tassasullebibite epiùfrutta inbottiglia Multesalateachivende tabacchiaiminori Soddisfatto Balduzzi: «Fissati i principi. Siamo aperti al confronto» Le Regioni:«L'urgenza è un abuso». Il sì di Acli e sindacati di categoria. Critiche Cisl e Cgil. Bersani: e la copertura economica? venerdì 7 settembre 2012 13
TV 06.30 Tg 1. Informazione 06.40 CCISS Viaggiare informati. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.00 TG 1. Informazione 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.10 Bari. Teatro Petruzzelli: 76a Fiera del Levante. Informazione 12.00 E state con noi in TV. Show 13.30 TELEGIORNALE. Informazione 14.10 Don Matteo 7. Serie TV. 15.10 La strada di Paolo. Film Tv Drammatico. (2011) Regia di Salvatore Nocita. Con Marcello Mazzarella. 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show 20.00 TELEGIORNALE. Informazione 20.30 Calcio: Qualif. Mondiali Bulgaria - Italia. Sport 23.00 Miss Italia 2012 - Si vota. Reportage 23.30 TV7. Rubrica 00.10 Cinematografo. Attualita' 00.40 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.15 Speciale Mostra d'Arte Cinematografica – Venezia. Rubrica 01.45 Rai Educational In Italia. Educazione 07.10 Tutti odiano Chris. Serie TV 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.15 Incinta per caso. Serie TV 10.35 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 11.20 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - E...state con Costume. Rubrica 13.50 Tg2. Rubrica 14.00 Senza traccia. Serie TV 14.45 Army Wives. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 Blue Bloods. Serie TV 17.00 90210. Serie TV 17.50 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 17.55 Rai TG Sport. Informazione 18.15 TG 2. Informazione 18.45 Cold Case - Delitti irrisolti. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly, Pauley Perrette. 23.25 TG 2. Informazione 23.40 Presunto colpevole. Rubrica 00.35 Base Luna. Show. Conduce G-Max, Francesco Pannofino. 01.05 Paralimpiadi - Londra 2012. Sport 02.10 Meteo 2. Informazione 08.00 La domenica della buona gente. Film Commedia. (1953) Regia di Anton Giulio Majano. Con Maria Fiore. 09.35 La Storia siamo noi. Documentario 10.35 Cominciamo Bene. Rubrica 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.02 Speciale TG3 “Festival del Cinema” a Venezia. Rubrica 13.10 La strada per la felicita'. Serie TV 14.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 Le pistolere. Film Western. (1971) Regia di Guy Casaril, ChristianJaque. Con Brigitte Bardot. 17.20 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Cotti e mangiati. Sit Com 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Il cuore altrove. Film Drammatico. (2003) Regia di Pupi Avati. Con Neri Marcorè, Vanessa Incontrada. 22.55 Tg Regione. Informazione 23.00 Tg3 Linea notte estate. Informazione 23.35 Percorsi - L'Italia dei giovani. Rubrica 00.35 Appuntamento al cinema. Rubrica 00.40 Rai Educational Zettel - La filosofia in movimento. Rubrica 06.35 Media shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Pacific Blue. Serie TV 08.40 Hunter. Serie TV 09.50 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Ieri e oggi in TV. Show 12.05 Detective in corsia. Serie TV 12.55 La signora in giallo. Serie TV 14.00 Tg4 - Telegiornale. Informazione 14.45 Lo sportello di Forum. Rubrica 15.45 My Life - Segreti e Passioni. Serie TV 16.07 Intrigo a Stoccolma. Film Thriller. (1963) Regia di Mark Robson. Con Paul Newman, Elke Sommer. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Quarto grado. Informazione. Conduce Salvo Sottile. 23.55 Tierra de Lobos. Serie TV Con Álex García, Junio Valverde. 02.15 Tg4 - Night news. Informazione 02.33 Navigare informati. Informazione 02.35 20.000 dollari sul 7. Film Western. (1968) Regia di Alberto Cardone. Con Jerry Wilson. 04.00 Media shopping. Shopping Tv 07.55 Traco. Informazione 07.57 Meteo 5. Informazione 07.58 Borse e monete. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. Conduce Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. 11.10 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Chateau Meroux - Il vino della vita. Film Sentimentale. (2011) Regia di Bob Fugger. Con Daniel Bastreghi. 16.30 Pomeriggio cinque. Talk Show. Conduce Barbara D'Urso. 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show 21.10 Per fortuna che ci sei. Film Commedia. (2012) Regia di James Huth. Con Gad Elmaleh, Sophie Marceau, Maurice Barthélémy. 23.30 Supercinema. Rubrica 23.55 Tg5 - Notte. Informazione 00.24 Meteo 5. Informazione 00.25 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 00.56 Media shopping. Shopping Tv 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 08.10 Sorridi, piccola Anna. Cartoni Animati 08.40 L'Isola della piccola Flo. Cartoni Animati 09.10 Emily della luna nuova. Cartoni Animati 09.35 Emma - Una storia romantica. Cartoni Animati 10.05 Occhi di gatto. Cartoni Animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball GT. Cartoni Animati 15.00 Hellcats. Serie TV 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.40 Le cose che amo di te. Sit Com 18.10 Love bugs III. Sit Com 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.20 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York. Film Commedia. (1992) Regia di Chris Columbus. Con Macaulay Culkin, Joe Pesci, Daniel Stern. 23.30 L'uomo di casa. Film Commedia. (2005) Regia di Stephen Herek. Con Tommy Lee Jones, Cedric the Entertainer, Christina Milian. 00.27 Tgcom. Informazione 00.30 Navigare informati. Informazione 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.40 Coee Break. Talk Show. Conduce Tiziana Panella. 10.50 JAG - Avvocati in divisa. Serie TV 11.40 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Pomodori verdi fritti. Film Commedia. (1991) Regia di Jon Avnet. Con Mary-Louise Parker. 16.10 Il Commissario Cordier. Serie TV 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Sleepers. Film Drammatico. (1996) Regia di Barry Levinson. Con Dustin Homan, Kevin Bacon, Robert De Niro. 23.15 La7 Doc. Documentario 00.10 Omnibus Notte. Informazione 01.15 Tg La7 Sport. Informazione 01.20 Movie Flash. Rubrica 01.25 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 02.10 Cold Squad. Serie TV 21.00 Sky a Venezia. Rubrica 21.10 I pu. Film Animazione. (2011) Regia di R. Gosnell. Con H. Azaria N. Harris. 23.00 Hannibal. Film Thriller. (2001) Regia di R. Scott. Con A. Hopkins J. Moore. 01.15 Soul Surfer. Film Azione. (2011) Regia di S. McNamara. Con A. Robb D. Quaid. SKY CINEMA 1HD 21.00 Pesi massimi. Film Commedia. (1995) Regia di S. Brill. Con D. Goldman J. Wayne Miller. 22.40 Animals United. Film Animazione. (2010) Regia di R. Klooss H. Tappe. 00.20 Goose! Un'oca in fuga. Film Commedia. (2004) Regia di N. Kendall. Con C. Chase J. Plowright. 21.00 Via dall'incubo. Film Drammatico. (2002) Regia di M. Apted. Con J. Lopez B. Campbell. 23.00 The Terminal. Film Commedia. (2004) Regia di S. Spielberg. Con T. Hanks C. Zeta-Jones. 01.15 Ghost - Fantasma. Film Metrica/Poesia. (1990) Regia di J. Zucker. Con P. Swayze D. Moore. 18.10 Adventure Time. Cartoni Animati 18.45 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.10 Ninjago. Serie TV 19.35 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.00 Lanterna verde - Prima missione. Film. (2009) Regia di L. Montgomery. 20.25 Ben 10. Cartoni Animati 20.50 Adventure Time. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 River Monsters. Documentario 22.00 Lo squalo bianco - Il ritorno. Documentario 23.00 Keith Barry: magie della mente. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Una splendida annata. Musica 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Videoframmenti 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.30 Greek: la confraternita. Serie TV 20.20 Scrubs. Sit Com 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 22.00 Prof Sex. Docu Reality 22.50 The Buried Life: cosa faresti prima di morire?. Reality Show. 23.50 Ridiculousness: Veri American Idiots. Show MTV RAI 1 20.30: Calcio: Qualificazioni Mondiali Bulgaria - Italia Sport. Parte l'avventura per gli azzurri di Cesare Prandelli. 21. 05: N.C.I.S. Serie TV con M. Harmon. Gli agenti investigativi avranno a che fare con un omicidio molto particolare. 21.05: Il cuore altrove Film con N. Marcorè. Il giovane Nello, timido e impacciato, si innamora di una bellissima ragazza. 21.10: Quarto grado Attualità con S. Sottile. Si apre la nuova stagione del programma di indagine condotta da S. Sottile. 21.10: Per fortuna che ci sei Film con G. Elmaleh. Sacha è contento della sua vita senza obblighi e senza legami. 21.10: Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York Film con M. Culkin. Un altro disguido per i McCallister: sulla via di Miami. 20.30: Sleepers Film con D. Homan. Quattro ragazzini di un quartiere malfamato subiscono abusi in riformatorio. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY GIUSTAMENTE LE TV SEGUONOGIORNO PER GIORNO LE CONVENTION DEI GRANDI PARTITI AMERICANI, con tutto il loro contorno di simboli, riti, cappellini, lacrime di commozione e urla da stadio. Tutte cose che conosciamo bene, per averle viste tante volte al cinema e che, infatti, facciamo fatica a distinguere dalla fiction, anche se lo sforzo massimo dei protagonisti è rivolto a far sembrare tutto naturale, spontaneo e sincero, con tanto di movimenti coreografici delle famiglie al seguito. In primo piano le mogli che, anche se non sono state votate, sono decisive e, con una improvvisata dichiarazione d'amore e il vestito giusto, possono far vincere al loro uomo la poltrona più potente del mondo. O almeno così ci viene raccontata la faccenda dai giornalisti inviati. E noi, poveri provinciali dall'altra parte del mondo, non sappiamo se le cose nella democrazia Usa stiano davvero come ci vengono raccontate, o se siamo dentro una doppia sceneggiatura: quella scritta dai famosi maghi della comunicazione e quella interpretata dai nostri grandi inviati, più gli invitati politici. Anche se non sappiamo se, per esempio, Matteo Renzi è stato invitato da qualcuno, si è procurato un biglietto o ha usato il gonfalone del glorioso Comune di Firenze per farsi strada nella folla. Finora non ci è capitato di sentire sue dichiarazioni televisive dall'America, ma escono ogni giorno interviste sui giornali di carta, nelle quali continua a lanciare contro i dirigenti del suo partito la terribile accusa di essere ‘nonni'. Ma forse Renzi non sa che l'età non è una garanzia durevole e, del resto, anche lui non è poi così giovane da non poter essere considerato vecchio da moltissimi elettori. Ha notato che Barak Obama, in soli quattro anni, ha già fatto i capelli bianchi? Solo Berlusconi non incanutisce, ma nessuno al mondo lo prende ad esempio. Lademocrazia americana equella «usae getta» dicasa nostra FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 7 settembre 2012 25
VENEZIA,INQUESTIGIORNI,HAILPIACEREDIOSPITARE IL RIENTRO, AHIMÉ SOLO PROVVISORIO, DI UNA GRANDETELA(CA2MX3),OPERAGIOVANILEDITIZIANO,posta dagli studiosi attorno al 1507, il che obbliga a fissargli la data di nascita alquanto lontana da quel 1490 indicato come suo limite estremo in su. Infatti, per quanto potesse essere talento precoce, conviene ritenerlo almeno ventenne allorché ebbe la commissione di una enorme Fuga in Egitto dalla famiglia patrizia dei Loredan, dove la vide e lodò il Vasari. Poi la tela, nel 700, venne acquistata da Caterina di Russia, finendo all'Ermitage, che ora l'ha concessa, alla National Gallery di Londra in una prima tappa, accolta in un dossier redatto da un giovane studioso italiano, Antonio Mazzotta, e ora giunta sulla Laguna, sotto la cura di Giuseppe Pavanello. Vista la fondamentale documentazione fornita dal Vasari, l'autenticità del dipinto è indubbia, ma se anche questa non ci fosse, basterebbe a dichiararla la meraviglia di un cielo arioso, ventilato, percorso da nuvole leggere e vaporose. In quel momento, in tutta Europa, solo Giorgione era in grado di fare altrettanto, come è attestato dal suo massimo capolavoro, Latempesta, ospite fisso delle Gallerie dell'Accademia, dove ora viene raggiunto da quel degno erede, si dice infatti che in quello scorcio di decennio Tiziano lasciasse la scuola di Giovanni Bellini, attratto da un maestro ben più decisivo. Per fare onore al capolavoro tizianesco, il curatore lo ha dotato di un adeguato picchetto d'onore, che però vale più a marcare i segni di una differenza radicale piuttosto che le orme di una discendenza, se ovviamente si eccettua la Tempesta. Il più lontano di tutti risulta essere Hieronymus Bosch, anche se i due Trittici messi a confronto con l'impetuosa e scalpitante presenza tizianesca appartengo al patrimonio fisso dell'Accademia. Ma il linguaggio di Bosch riporta indietro nel tempo, con visioni cupe, di un'umanità agonizzante, inseguita e quasi crocifissa da lumini fantomatici, spiritati. Per trovare confronti in casa nostra si dovrebbe andare ai Ferraresi, o a un Botticelli pentito e vittima della austerity imposta dal Savonarola. Ben diverso invece il discorso da fare per Albrecht Dürer, qui presente con una incisione raffigurante proprio il tema della Fuga in Egitto, trattato con grande sapienza di linee, maestose, ben proporzionate, ma taglienti, sferzanti, tracciate in totale assenza di qualsivoglia succo atmosferico. Invece, quasi a sfida, Tiziano, da scolaretto indisciplinato, riduce la Sacra Famiglia, la fa piccola piccola proprio per lasciare il massimo spazio a una prateria fresca, rugiadosa, dove gli animali, domestici o selvaggi, se ne stanno al pascolo ad assorbire i raggi di un provvido solicello. Insomma, il dipinto presenta una inversione di strategia, rispetto alla marcia del grande Tedesco: quest'ultimo dà la precedenza alle figure umane, perché teme gli spazi aperti del paesaggio. Il Cadorino, invece, le riduce, si vedano i mini-gruppi disposti in lontananza, perché è interessato in primis al grande concerto naturale-atmosferico, che deve dominare la composizione. LAMANIERA MODERNA Anche se ci si porta a considerare gli altri Veneziani qui convocati, certamente essi risultano ben più attenti agli umori dell'aria e dello sfondo, ma i protagonisti umani dominano la ribalta e non hanno alcuna intenzione di abdicare. Ciò vale anche per il primo maestro di Tiziano, il Bellini, qui presente con una maestosa Allegoria sacra proveniente dagli Uffizi. Ma in testa a tutto si ergono gli esseri umani, a gara con elementi architettonici altrettanto saldi e robusti; poi vengono delle quinte ancora dominate da rocce contorte e aguzze, e solo in terzo luogo fa capolino un cielo abbastanza aperto e leggero. Lo stesso discorso vale anche per un Cima da Conegliano, un S. Girolamo costruito secondo la medesima sequenza, anche se già il cielo si gonfia di nuvole, ma alquanto dure e contorte, il che va ripetuto per lo stesso tema trattato da Lorenzo Lotto, il terzo grande sulla scena veneziana dei primi del 500, ma tradito dall'essersi posto all'insegna di Dürer, in aspra contrapposizione rispetto a Giorgione, da dissidente, punito e allontanato dal gusto destinato a dominare l'orizzonte della Serenissima, pronta a scommettere su Giorgione-Tiziano, ovvero a favore, per dirla ancora col Vasari, di una «maniera moderna» destinata a vincere nei secoli seguenti. WEEKENDARTE Maestridi fotogiornalismo PEPI MERISIO /MARIODONDERO DIARIO FOTOGRAFICO Acuradi DanielaTrunfio Monforted'Alba,Fondazione Bottari Lattes 22settembre –28ottobre 2012 Nuovoappuntamentocon la fotografiaalla FondazioneBottari Lattes:è la volta didue tra ipiù grandiprotagonistidel fotogiornalismo italiano: MarioDondero, reporter militante(sopra una sua foto)e PepiMerisio , fotografoantropologo. FLAVIAMATITTI «La Fuga in Egitto» di Tiziano UnTiziano doc inLaguna Lagiovanile«Fuga inEgitto» arrivadall'Ermitage IL TIZIANO MAIVISTO. LA FUGAIN EGITTO ELA GRANDEPITTURAVENETA Acuradi GiuseppePavanello Venezia,Gallerie dell'Accademia Finoal2 dicembre, catalogoMarsilio RENATO BARILLI AntonioCanovacreava ledanzatrici quandosentivaavvicinarsiquello stato dimalinconia, che ilgrandescultore neoclassicoattribuivaal «male di qualcheamicooalle vicendedel mondo».L'artista si affidava dunque allavitalitàdelle danzatrici come antidotoalmale divivere. Lamostra presenta ilgessooriginale, restaurato, della«Danzatrice con i cembali»e una cinquantinadi altre fanciulle danzanti. LEALTRE MOSTRE L'esposizioneè dedicataalle maioliche «a figure»del Rinascimentoe al loro rapportocon la mitologiaclassica e la storiaantica. Prodotte soprattutto dalle manifatturediFaenza edi Urbino, le maioliche istoriate hanno incontrato nel corsodel500 il favore delle cortidi tuttaEuropa, coniugandonelle forme maestosee complesse, tutta la suggestionedellagrandepittura contemporanea. FABULAE PICTAE Acuradi MarinoMarini Firenze,Museo delBargello Finoal 16/09 CatalogoGiunti CANOVAE LADANZA Possagno(Tv), Museo eGipsotecaA. Canova Finoal30/09 CatalogoTerraFerma Edizioni Mostraantologica con 95opere, dal 1937 al 1990,di ungrandemaestro del 900. AmicodiSavinio e legato a deChirico, Clericicreaunoriginale linguaggio figurativosospesotra metafisica e surrealismo.Dotato diuna straordinaria capacità tecnicae diuna immaginazione visionaria, il pittoreappare affascinato, propriocome Lovecraft scrivevadi sé, dallasapiente combinazionedi due elementi: «ilbizzarro e l'antico». FABRIZIOCLERICI NELLOSPAZIO, NELMITO Acuradi InesMillesimi Umbertide(Pg), Rocca Finoal30/09 –catalogo Petruzzi U: venerdì 7 settembre 2012 23
Davanti al palazzone di viale Trastevere un gruppo di precari protesta contro il concorso, all'interno incontriamo il sottosegretario Marco Rossi Doria, il maestro di strada che oggi si trova dall'altra parte della barricata. Cosa si porta dietro dell'esperienza di maestro inprima linea? «Cerchiamo di capire come ricade sulla scuola ciò che facciamo, ci chiediamo quali siano i possibili errori. Chiamiamo, andiamo nelle scuole, il metodo di lavoro è partecipativo». Siamo all'inizio dell'anno scolastico e quasialprimocompleannodelgoverno dei tecnici. Che votosidà? «Con il ministro Profumo ci siamo dati obiettivi coerenti con la possibilità che questo governo ha di smuovere le cose e, al tempo stesso, sappiamo di avere una maggioranza formata da forze politiche fra loro avverse. Mi pare che stiamo riuscendo a rispettare le priorità: in primo luogo c'è l'obiettivo politico di cambiare il clima, siamo riusciti ad aprire un dibattito pubblico sul ruolo della scuola nella crescita del paese». Ma siamo in tempi di vacche magre e di tagli, spessogli istituti restanochiusinel pomeriggio,ci sonoclassidi30 epiùallievi. «Facciamo i conti con il debito pubblico ma il paesaggio è molto variegato, ci sono regioni con tradizioni consolidate che riescono a tenere aperte le scuole, ce ne sono altre dove è importante il contributo comunitario degli utenti, come in alcune esperienze a Roma, ci sono esperienze nuove avviate con entusiasmo. I tagli penalizzano ma hanno mobilitato risorse della cittadinanza attiva. L'agenda politica impostata da Profumo ha il merito, chiunque vada dopo al governo, mano a mano che si aggiustano i conti pubblici, di considerare scuola e ricerca non una spesa ma un buon investimento». Inconcreto quali gli investimenti fatti? «C'è un bando pubblico di 25 milioni di euro per la lotta alla dispersione scolastica a cui si aggiunge l'iniziativa congiunta dei ministri Barca e Profumo in Europa per proseguire con politiche attive contro la dispersione scolastica fino al 2020. Ci sono 200 milioni per interventi nelle scuole del Sud e un miliardo per l'edilizia scolastica, c'è l'implementazione tecnologica delle scuole». I precari protestano contro quello che definisconoil concorsobeffa. «Quando ho iniziato io, nel 1975, l'abilitazione consentiva di fare supplenze ma si entrava in ruolo solo vincendo un concorso. I concorsi si facevano ogni anno, per coprire i vuoti del turn over. La situazione che si è creata dal 1980 ha generato una grande aspettativa e un grande precariato, conosco le sofferenze e le fatiche dei colleghi precari. Abbiamo scelto di ripristinare il dettato costituzionale, dopo 12 e in alcuni casi 20 anni che non si facevano concorsi, ma non ci possiamo nascondere la situazione che abbiamo ereditato. Il compromesso è che l'ingresso in ruolo sarà al 50% per concorso, il che consente di aprire ai ragazzi che si stanno laureando, e al 50% attraverso le graduatorie fino a esaurimento». Le graduatorie scorreranno più lentamente. «Lo scorrimento più lento ha due cause, una è la riforma delle pensioni, il picco dei pensionamenti è ritardato ma ci sarà. E, in alcuni casi, per le materie scientifiche, le liste delle graduatorie sono già quasi esaurite. L'altra causa è la scelta del concorso, sono convinto che il cerchio andava rotto, andava dato un segnale di svolta e ripristinato il dettato costituzionale. Per i precari non c'è penalizzazione, possono partecipare ai concorsi restando in graduatoria». Lei ha deleghe molto ampie, fra queste quellasuiprogrammidellascuoladibase. «C'erano le indicazioni dei ministri precedenti, Fioroni e Moratti, ma il curriculum della scuola di base non era definito. Abbiamo lavorato con le scuole, in due mesi di dibattito intenso, collegi e singoli docenti hanno mandato 10.000 osservazioni su ciò che non va, sulle sperimentazioni degli anni passati, poi c'è stato il voto quasi unanime del Consiglio nazionale. Si è chiusa un'operazione che era aperta da molti anni, definendo in modo rigoroso cosa devono sapere i ragazzi sulla base delle indicazioni che vengono dall'Unione europea e dalla tradizione italiana». Nella classifica Ocse l'Italia è penultima perrisorse destinateall'istruzione. «È una classifica che comprende la ricerca e l'università, nella scuola spendiamo più della Germania». Cisonosprechi? «Il vero spreco è nella vetustà degli edifici, spendiamo 8 miliardi l'anno di riscaldamento. È una cifra che si potrebbe dimezzare, ci stiamo muovendo, di concerto con gli enti locali, con il Cipe e la Cassa depositi e prestiti». Doveva rappresentare la rivoluzione del merito, ma il treno dell'abilitazione scientifica nazionale rischia di deragliare subito, sulla della definizione dei parametri per misurare la qualità “oggettiva” di ogni ricercatore. Ieri il Tar del Lazio esaminando il ricorso dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti, che contestava il decreto che disciplinava i criteri e i parametri per la valutazione dei candidati alla carica di professori universitari, ha rinviato al 23 Gennaio la discussione di merito. Nell'ordinanza di rinvio però si fa esplicito riferimento al possibile accoglimento del ricorso con il rischio, serissimo, che a gennaio tutto il processo debba ricominciare da capo. Ma facciamo un passo indietro. La legge Gelmini, approvata tra le proteste nel dicembre del 2010, prevedeva che, per accedere ai concorsi indetti dalle singole università, ogni candidato dovesse superare un'abilitazione nazionale che avrebbe finalmente cancellato ogni concorso farsa. Via le selezioni vinte a tavolino da concorrenti senza lo straccio di una pubblicazione, largo al merito che sarebbe stato misurato oggettivamente grazie al calcolo di indici numerici sulla rilevanza di ogni prodotto di ricerca presentato dai concorrenti. A risolvere tutti i problemi ci avrebbe pensato la nuova procedura concorsuale prevista dall'ex ministro Gelmini. Come previsto da molti ricercatori, misurare oggettivamente la qualità di una pubblicazione scientifica è tutt'altro che semplice. «L'uso di parametri bibliometrici, dal numero di citazioni alla classifica delle riviste scientifiche, per misurare oggettivamente la qualità della ricerca scientifica è una cosa che non si fa da nessuna parte commenta Francesco Sylos Labini, ricercatore di fisica al Cnr e animatore della rivista telematica Roars - al massimo si può utilizzare per misurare in maniera aggregata la qualità della ricerca di un insieme di ricercatori, ma non del singolo». I rischio che tutto il processo si bloccasse a causa delle fragilissime fondamenta sul quale si basava l'edificio della riforma gelminiana era ben chiaro a tutti, anche al ministro Profumo. Tanto chiaro che nel provvedimento sul merito, apparso e presentato in pompa magna ma poi scomparso dopo critiche unanimi, si chiedeva che fosse sospesa l'applicazione della procedura concorsuale prevista dal governo Berlusconi in modo da avere tutto il tempo per costruire un sistema della valutazione efficiente ed efficace. Purtroppo così non è stato e il treno della valutazione gelminiana ha incominciato a correre sui binari di una valutazione tanto facile da proclamare quanto difficile da applicare. L'abilitazione nazionale si è via via trasformata in vero e proprio concorso, con il rischio di creare una situazione simile a quanto avvenuto con i concorsi per la scuola e cioè una massa di abilitati in attesa di un posto. La palla è quindi passata all'Anvur che ha emanato le linee guida per la valutazione ma l'Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca sembra non essere in grado di dipanare la matassa. Prima, il 27 agosto, ha ritrattato i parametri che la stessa agenzia aveva emanato qualche settimana prima, ora non riesce a far uscire l'elenco delle riviste scientifiche di qualità per alcune discipline, perché il giudizio non è unanime. Insomma un bel pasticcio. Sullo sfondo l'impossibilità per l'Anvur di garantire la terzietà e l'indipendendenza della propria azione, tanto che ancora non è riuscita ad essere accreditata presso l'Enqa, l'Associazione Europea delle Agenzie di Valutazione. L'INTERVISTA ITALIA Abilitazione scientifica verso la bocciatura Le maestre e le educatrici precarie del Comune di Napoli FOTO DI CIRO FUSCO ANSA «Il concorso è l'unico modo per tornare alla normalità» JOLANDABUFALINI ROMA MARIOCASTAGNA ROMA MarcoRossiDoria Ilsottosegretario all'Istruzione:«Capisco le sofferenzee le fatichedei colleghiprecari,daquesto deriva il compromessodel 50%deipostidisponibili» GIORNATA SALUTE VENERDÌ 7 SETTEMBRE 2012 Festa Democratica Nazionale Reggio Emilia (Campovolo) 12 venerdì 7 settembre 2012
Ombre del passato che tornano. È stato arrestato mercoledì pomeriggio in Romania Elio Ciolini, 66 anni, noto tra l'altro come il “depistatore” delle indagini sulla strage di Bologna. Secondo i media rumeni, Ciolini è stato fermato con documenti falsi all'aeroporto di Otopeni, nel sud del Paese, dove era sbarcato poco prima con volo proveniente da Zurigo, sua attuale residenza. L'uomo, «ricercato dalle autorità italiane - evidenzia il quotidiano Evenimentulzilei - per reati economico-finanziari e sospettato di avere legami coi servizi segreti di Israele e Usa», è stato interrogato a Bucarest e poi preso in custodia dalla polizia della capitale romena. «I magistrati - conclude Evz - decideranno presto sulla sua estradizione in Italia». Elio Ciolini, nato a Firenze il 18 agosto del 1946, è stato spesso in passato al centro di oscure storie di rivelazioni più o meno attendibili, la maggior parte delle volte false, e negli ultimi anni coinvolto in casi di truffe milionarie e di aggiotaggio. Il suo “depistaggio” più clamoroso è stato appunto quello delle indagini sulla strage alla Stazione di Bologna. Nel 1982, quando era detenuto per truffa nel carcere svizzero di Champ Dollon, Ciolini riferì al giudice bolognese Aldo Gentile che la strage era stata commissionata dalla fantomatica Loggia massonica “Montecarlo”, emanazione della P2, ai “neri” di Stefano Delle Chiaie. La strage, secondo Ciolini, sarebbe stata eseguita dal tedesco Fiebelkorn e dal francese Danet e sarebbe servita a coprire una colossale operazione finanziaria Eni-Petromin. Ciolini raccontò poi che la “Montecarlo” era inserita nella “Trilateral”, che descrisse come una organizzazione terroristica. In seguito cercò di ritrattare tutto, indicando i giudici destinatari della sua testimonianza «come consapevoli strumenti» dell'inquinamento delle indagini. Poco tempo dopo avere fatto le sue rivelazioni, uscì dal carcere di Champ Dollon. Per questo depistaggio Ciolini è stato processato e condannato a nove anni di carcere (quattro condonati) per calunnia. Nel 1991 Ciolini fu di nuovo arrestato a Firenze. In una intervista rilasciata durante la latitanza ad un quotidiano romano aveva parlato di una sua appartenenza ad un «servizio per la lotta al comunismo che fa capo alla Nato». In un interrogatorio disse di avere fatto parte negli anni 70 di una struttura segreta che si occupava tra l'altro di “esfiltrare” i dissidenti dai paesi dell'Est. ILGOLPEPATACCA Nel 1992 Ciolini torna alla carica lanciando un allarme per un presunto golpe o piano di destabilizzazione che fu raccolto dal Viminale e tradotto in una circolare ai prefetti che suscitò molte polemiche. In seguito le rivelazioni di Ciolini su una riunione in Jugoslavia, in cui la mafia avrebbe messo a punto la strategia per la stagione delle stragi, finì nell'inchiesta “Sistemi criminali” sull'ipotesi di un piano eversivo finalizzato alla divisione dello Stato condotto dai vertici di Cosa Nostra con la complicità di un Sistema criminale, composto dalla massoneria deviata, da elementi dell'eversione nera e da spezzoni dei servizi segreti. Il procedimento che vedeva indagati, tra gli altri, l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'estremista nero Stefano Delle Chiaie, il capo di Cosa nostra Totò Riina, il commercialista Giuseppe Mandalari, finì archiviato nel marzo 2000 dalla procura di Palermo. Attualmente Ciolini è accusato, tra l'altro, insieme con l'agente Fifa Vinicio Fioranelli e ad un imprenditore tedesco, di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di titoli falsi. TREVISO ITALIA Elio Ciolini Truffe e trame nere: arrestato Elio Ciolini Strage di Bologna:il recupero delle salme FOTO ANSA Fermato in Romania con documenti falsi è ricercato per reati finanziari Depistaggi e rivelazioni: dalla pista massonica sulla strage di Bologna al presunto golpe, una «carriera» oscura PINOSTOPPON ROMA Perquisizioni esequestricontro il«Popoloveneto» Unaseriedi perquisizioni sono state condotte ieridallaPolizianel Venetoa caricodi 18 trapromotori eaderential «Movimentodi Liberazionedel popoloVeneto». L'accusa, secondoquantosi è appreso,èdi costituzione di associazioneparamilitare.Tra gli oggetti sequestrati armi, tesseredi riconoscimentodel cosiddetto «Governoprovvisoriodella RepubblicaVeneta», la «Costituzione»del movimento , diviseealtra documentazione. Il movimento,che non riconoscerebbedi fatto la validità dell'annessionedel Venetoallo Stato Italiano decisacon il Referendumnel 1866, ègiàstato oggettonel2009 di un'altra azione dellaDigos di Treviso. . . . Indicò nella loggia massonica «Montecarlo» il mandante della bomba Fu condannato a 9 anni venerdì 7 settembre 2012 15
KAREN THOMPSON WALKER, 33 ANNI, CALIFORNIANA, È A MANTOVA CON UN COMPITO NONFACILE:DIMOSTRARECHENONOSTANTE QUANTOÈSUCCESSONELLAREALTÀL'11SETTEMBRE e nonostante la pletora di film catastrofici sugli schermi, è possibile ancora scrivere un romanzo apocalittico di qualità. L'etàdeimiracoli(Mondadori, pp. 272, euro 18,50) ci riesce perché disubbidendo ad Aldo Busi racconta un'apocalisse lenta, non «più svelta». E perché è forte di un'ipotesi scientifica originale: cosa succederebbe se la Terra cominciasse a rallentare il suo corso e giornate e notti cominciassero ad allungarsi? A vivere in questo mondo sguincio dove prima tutto si arroventa, poi cade la neve sulla California, è una ragazzina che affronta la metamorfosi dell'adolescenza. Con accanto i genitori, la sciocca amica Hanna e un ragazzino spiato e adorato, Seth Moreno. Karen Thompson Walker dice che a ispirarla sono stati Saramago e Cormac McCarthy. Qual è stato il desiderio prevalente che l'ha spinta a scrivere questo primo libro, narrare la rivoluzione dell'adolescenza o scrivereunromanzo apocalittico? «Il primo spunto è stata la notizia del rallentamento della rotazione del globo terrestre e del relativo accorciamento, in milionesimi di secondo, che il giorno ebbe quando avvenne lo tsunami nel 2004. Ho provato a riproporla su larga scala. E ho sentito che avrei voluto usare la voce di una giovane donna che ci riporta a quando, teen-ager, affrontò quello scenario». Leggendoatratticihaassalitoildubbiodi assisteresoloa unapotentissimafantasia adolescenzialediJulia. «No. Benché l'ipotesi sia affascinante, tutto, nel romanzo, succede davvero». Siamodi fronteaunromanzo iper-americano.Per il ruolodei teen-agers,eperché il pianeta colpito dalla catastrofe sembra chiusonegliUsa.Chicercatreguaalclima al massimo espatria in Messico, chi fugge all'«Oradell'Orologio»impostadalgoverno,innomedellalibertàdiseguirelanaturalezza del giorno e della notte, si inoltra nel deserto dell'Arizona. È un'America che implode. Era sua intenzione rappresentarlacosì? «All'età di Julia il mondo coincide con genitori, fratelli, amici, scuola. Come lei da ragazzina vivevo in California e come lei non vedevo altro. Ma poi anche noi americani cresciamo, come tutti, e ci accorgiamo che c'è il resto». Imedia,vecchienuovi,hannouno spazio minore,nellastoria,diquantohannonella vita vera. La Realtà, quando arriva ed è con la maiuscola, li sbaraglia? «Il primo annuncio del mutamento arriva dalla tv e altri annunci seguono. Ma semmai avrei dovuto rappresentare Julia come una ragazzina attaccata al computer. Non mi pareva interessante, perciò questo ruolo l'ho delegato alla sua amica Gabby». Traidevotidell'orologioei«solari»passa la distinzione che c'è tra integrati e fricchettoni.Leichicosa sceglierebbe? «I seguaci del Sole mi piacciono, sono degli idealisti, ma io ho bisogno di routine e di schemi, non potrei seguirli». Nelleultimestagionisièriaffacciatoundibattito periodico: gli scrittori sfornati da universitàescuolediscritturasannoabbastanzadellavita?Oèmeglioilvecchiomodellodelloscrittorechediventatalementre fa altri lavori? Lei dalla Columbia University è passata da Simon & Schuster, nell'editoria,halavoratocomegiornalista e come editor… Cosa pensa di questa alternativa? «Un'esperienza di vita puoi fartela anche con famiglia, studi, amici, amori. Non bisogna essere tutti degli Hemingway e fare il giro del mondo, né essersi prestati ai lavori più disparati». Cormac McCarthy quando, con qualche successo alle spalle, chiese alla moglie di mantenerlo, con il figlio piccolo, perché lui avesse spazio e tempo per scrivere, si viderispondereconunarichiestadidivorzio: «Prego, accomodati». A chi va il suo cuore,a lui oa suamoglie Lee? «Non riesco a mettermi in questi panni. Non avrei mai avuto il coraggio di mollare un lavoro per darmi alla scrittura. Ma se mio marito mi avesse offerto di sostenermi, gliene sarei stata grata!». Lacaliforniana raccontaun'apocalisse «lenta» incui sialtera il ritmodigiornienotti sullaTerra.«Sonostata ispirata-dice-dalla notiziache lotsunami del2004aveva accorciato la rotazione delgloboterrestre» CULTURE Teatro Ariston venerdì 7 settembre h. 21.15 Piazza Castello sabato 8 settembre h. 11.00 presentazione della versione restaurata del fi lm “Il caso Mattei” introduce Paolo Mieli con Neri Marcorè presentazione del libro “Enrico Mattei. Tutti i discorsi: 1945 - 1962” con Paolo Mieli e Neri Marcorè eni.com eni partner Festivaletteratura di Mantova 2012 Enri co Mat tei 1906 1962 l'ingegno è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono A cinquant'anni dalla sua scomparsa, Enrico Mattei è ancora un uomo del futuro. Un uomo che ha trasformato ogni azione in una visione, creando sviluppo e benessere attraverso l'ingegno. Perché il futuro è di chi lo sa immaginare. MARIASERENA PALIERI MANTOVA IL LIBRO «RITROVATO» Walker e il tempo rallentato AMantova l'autricedel romanzo«L'etàdeimiracoli» Leconseguenze diLucrezio Un librocheparla del ritrovamento di un libro scomparsoper secoli, che, tornatoalla luce, avrebbe cambiato lastoria culturaledelmondo: è Il manoscritto di Stephen Greenblatt, il saggiocheRizzoli ha presentato ieri aMantova, questasettimana biblio-capitaled'Italia. Greenblatt, 69enneanglistadi Harvard, conesso havinto ilNational Book Awarde il Pulitzer.Narracomestudente si imbatté inun'edizione usata delDe rerum natura di Lucrezio, illustrata daMax Ernst.Edi come,annidopo, hadecisodi ricostruire il fortunoso ritrovamentodel testo che, innestando l'epicureismo lucreziano nellaculturadelVecchio Mondo,ne avrebbecambiato il corso. Il librodi Greenblattè di fascino. Inaugurauna collanadi saggistica,«I sestanti» , direttadaPaoloMieli, chepromette altre italianissime scoperte… M.S.P. La scrittrice Karen Thompson Walker U: 20 venerdì 7 settembre 2012
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07/09/12

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