Manuela Pascarel-la, insegnante difilosofia di 32 an-ni, lo scorso annofaceva 120 chilo-metri al giorno per lavorare. «Da Tor Pignattara, periferia est di Roma, dove abito, all'istituto di Bracciano, 200 euro di benzina al mese». Ora, come ogni settembre, è in attesa della chiamata. «Ogni anno questo calvario: alla riapertura delle scuole speri in un posto, se va bene riesci ad arrivare a giugno, se sei fortunatissimo agli esami di maturità, poi vieni licenziato due mesi, poi ricominci lo stesso iter». Fa parte del coordinamento insegnanti precari della Flc – Cgil, e spera che il concorso venga bloccato. «Ho frequentato la Siss, che aveva valore legale di esame di stato abilitante, e sono nella cosiddetta graduatoria “a esaurimento”; ora, dopo anni, mi vengono a dire che anziché ricevere il ruolo in base della posizione in graduatoria, devi concorrere di nuovo. Tutta la professionalità che abbiamo acquisita in anni d'insegnamento sul campo viene disconosciuta e dobbiamo ricominciare da zero». È angosciata dalla «guerra di precari, fatti competere tra loro per l'ottenimento di una posizione su cui hanno un diritto». «Il primo in graduatoria contro il 200entesimo, Da un lato ci sono gli obiettivi. Perfino ambiziosi. «Ricostruire una normalità» del sistema scolastico e delle procedure di reclutamento degli insegnanti. «Rilanciare la ricerca italiana» attraverso il riordino dei vari enti e una «maggiore osmosi col mondo dell'università». Dall' altro, invece, c'è la drammatica fotografia sociale di un Paese ancora in grave pericolo («La Grecia non è così lontana»), che nel vitale settore della scuola e della formazione eredita una stagione devastante di tagli. E che, per invertire la tendenza, «a oggi non ha alternativa a nuovi strumenti di fiscalità». Il ministro dell'istruzione Francesco Profumo parla dal palco della festa del Pd di Pisanova, ospite (insieme a Paolo Valente, fisico e rappresentante nazionale dei ricercatori dell'Infn) del dibattito «Il sapere in fuga, come fermarlo», secondo appuntamento di Unitalia, l'iniziativa lanciata da l'Unità e Left. Ma le sue risposte alle domande dei direttori Claudio Sardo e Giommaria Monti vengono interrotte dalla contestazione di una cinquantina tra insegnanti precari, esponenti dei Cobas e dei sindacati di base, e studenti. LOSCONTROSULCONCORSONE Sono una minoranza in una numerosa platea (quasi 500 persone) che vuole ascoltare, porre domande, e avanzare critiche. La scuola è anche un pezzo della vita delle nostre famiglie. E alle feste de l'Unità si è abituati al confronto. Ma la contestazione, studiata all'esterno, condiziona l'intera serata. Uno dei precari si alza e inizia a leggere un documento in cui fa la lista dei problemi irrisolti del mondo della scuola, e la sua priorità è abbattere il «concorsone» che mette a bando 12mila posti su un totale di circa 22mila assunzioni previste per l'anno 2012-2013. I direttori lo invitano sul palco a parlare. «Nelle graduatorie siamo 160mila - dice - e visto che si parla tanto di spending review, perché invece di buttare via soldi pubblici per un concorso truffa, non si procede all'immissione in ruolo degli insegnanti già iscritti nelle graduatorie?». Quell'esercito di precari, sottolinea, «è già abilitato e possiede tutti i titoli richiesti per insegnare, anche perché ha ormai anni di servizio alle spalle e l'inserimento nella graduatoria legittima un'aspettativa di assunzione». Il confronto, trasmesso in streaming da Unita.it, riprende, anche se i contestatori cercano di limitarlo al tema del concorso nelle scuole medie. Emerge il problema delle penalizzazioni economiche per gli insegnanti che, in seguito a malattie invalidanti, si sono ritrovati ad essere inidonei. E subito dopo quello dell'abilitazione, necessaria per partecipare al concorso («e che, per questo, non permetterà ai giovani neolaureati di prendervi parte» sottolineano i precari) ma che diventa sempre più difficile ora che le Ssis non esistono più e che i Tfa (i tirocini formativi attivi) si sono mostrati in tutte le loro criticità. Le contestazioni e i temi posti a raffica, dal palco come dalla sala, non scompongono il ministro Profumo, che si presta a rispondere ad ogni domanda. Anche a quelle più concitate. Difende l'operato dell'esecutivo, che ha operato «seguendo sempre le leggi dello Stato» (anche quella che porta il nome della sua predecessora, Gelmini). E risponde sul concorso che «non lederà i diritti di nessuno», dal momento che consentirà la partecipazione anche a chi è già nelle graduatorie «fornendo loro la possibilità di accelerare il percorso di inserimento in ruolo senza dover abbandonare la graduatoria stessa». Proprio i concorsi, insiste Profumo, sono lo strumento per arrivare nel tempo alla «normalizzazione di un sistema che paga quanto è stato fatto in passato» e di fronte al quale, ammette, «la gestione del transitorio è senz'altro molto delicata e difficile». «Ci saranno - spiega il ministro - concorsi fino al 2015, con cadenza annuale, in modo da ristabilire la normalità» anche se, numeri alla mano, sarà impresa ardua colmare la discrepanza tra la massa dei precari e i posti che potranno aprirsi in presenza di una riduzione del turn-over. RICERCAE FUGADEICERVELLI Il tema principale della serata doveva essere la ricerca. Drammaticamente penalizzata nel decennio berlusconiano. Con tanti giovani italiani di valori costretti a portare all'estero il loro talento. «Il vero problema - spiega Valente, che ha partecipato alla scoperta del Bosone di Higgs - non è tanto il numero di coloro che decidono di andare a fare esperienze all' estero, inferiore a quanto accade in Francia, Inghilterra o Germania, quanto piuttosto il fatto che poi, la maggior parte di chi se ne va dall'Italia, non ritorna. Ed è questo differenziale che penalizza di più il nostro Paese». Un fenomeno che ha ricadute in termini economici (le stime parlano di 4 miliardi di euro negli ultimi 20 anni, una cifra pari all'ultima finanziaria) e che, sempre secondo Valente, affonda le radici nel «problema del reclutamento» dal momento che «i giovani hanno poche possibilità per entrare negli atenei, e quindi vanno via». Il nodo, ancora una volta, è principalmente economico. Perché di fatto le ultime (pur non ingenti) risorse al piano straordinario di assunzione dei ricercatori risalgono al 2007 con l'allora ministro Mussi. Profumo rivendica di aver convinto il governo a stanziare «circa 200 milioni di euro in tre anni, per finanziare l'assunzione di professori associati». E ripone aspettative sul fatto che qualcosa cominci a muoversi sul fronte dell'autonomia degli Enti di ricerca e del loro coordinamento con le università. «È da perseguire un modello di Ente di ricerca in stretto rapporto con la realtà universitaria, che permetta l'osmosi dei ricercatori e dei professori» dice ancora Profumo. Quanto, infine, alla perenne carenza di soldi, «la nostra volontà è procedere a un riordino degli Enti stessi in modo da poter recuperare delle risorse e poterle poi destinare all'intero settore». Salvatore è solo un nome di fantasia, la storia che lo riguarda, invece, è drammaticamente vera anche se, a ben vedere, va oltre l'immaginazione. Salvatore ha tredici anni ed è di Napoli. È affetto da una disabilità cromosomica. Ed è affetto da questa disabilità dal momento in cui è uscito dal corpo di sua madre che da allora lo accudisce e lo venera. Salvatore è diverso perché, per un buffo scherzo del destino, il suo dna al momento della formazione ha fatto i capricci segnandolo nella mente e nel corpo. Perché tutte le diversità del cromosoma si vedono ad occhio nudo. Come per i bambini affetti da downismo anche per Salvatore questa malattia, per la quale i medici non hanno trovato ancora un nome, lo ha segnato nelle forme del viso. Salvatore, dunque, è al primo sguardo differente. È differente nelle fattezze ma non solo. Lo anche, nel linguaggio, nella comprensione di concetti apparentemente semplici per i suoi coetanei. Ha un ritardo mentale, un linguaggio approssimativo, ma a modo suo è un bambino sveglio e intelligente. Salvatore è un bambino diversamente abile, appassionato tifoso del Napoli, pigro come tanti bambini e timido come me quando si aveva la sua età. Alla sua mamma hanno comunicato che, nonostante la sua evidente disabilità «genetica» e «multifattoriale» suo figlio non avrebbe avuto nemmeno un'ora di sostegno a scuola. Questo perché anche l'Inps voleva essere sicura che non si trattasse di un falso invalido. A Salvatore ed alla sua mamma, poi, come ha denunciato l'avvocato Antonio Nocchetti dell'associazione «Tutti a Scuola» «qualcuno ha consigliato di fare un po' di scena al cospetto di questa zelante commissione per il sostegno scolastico. Si, proprio così, hanno suggerito ad un bambino “diverso” di esserlo ancora di più, di non rispondere alle poche domande alle quali Salvatore sa rispondere con orgoglio e senza arrossire come ad esempio: come ti chiami, quanti anni hai, vai a scuola». Salvatore non ha risposto mostrando solo quel sorriso, a suo modo solare e bellissimo, che il suo dna capriccioso gli ha regalato. La commissione ha annuito, preso nota e forse così Salvatore potrà avere meno di due ore di sostegno scolastico al giorno. Forse. Al ritorno a casa è stato festeggiato dalla sorellina. «Salvatore ha vinto - ha detto Nocchetti che il 13 di settembre porterà l'associazione in piazza a Montecitorio per manifestare contro «la politica miope del governo sulla disabilità» e ha già pensato allo striscione: «AAA cercasi partito deciso a difendere i diritti dei disabili» - tutti ma proprio tutti noi, abbiamo perso». Anche se Salvatore figlio di un dna capriccioso e alle prese con una burocrazia lunare, non lo saprà mai. Storia di Salvatore, disabile per tutti ma non per l'Inps Tredici anni e una malattia genetica rara. Gli avevano tolto le due ore di sostegno scolastico LUCIANACIMINO ROMA LASCUOLA Profumo: «Rilanciare la ricerca». E arriva la protesta dei Cobas FRANCESCOSANGERMANO INVIATO A PISA La precaria: questo concorso è una truffa Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo FOTO ANSA Manuela:«Hofrequentato laSissesono nellagraduatoria aesaurimento eoramidiconochedevo rifaretuttodacapo» LATESTIMONIANZA /1 Lacontestazioneèarrivatadentrolanostra intervista pubblica al ministro Francesco Profumo.Èstataunacontestazionedura,sostenuta da una radicalità politica che non vuolefarsicaricodelgovernodelPaese.Maè stataancheun'opportunitàdiconfrontocon unpezzodisocietà,esasperatodallacrisi.La serata ha avuto uno svolgimento difficile. Mal'UnitàeLeft,ospitati l'altraseradal Pd pisano, sono riusciti a offrire comunque uno spazio di dialogo, pur nella diversità delle opinioni.Diquestosiamocontenti.EringraziamoilministroProfumopernonavermai rinunciatoarispondereconserietàepacatezza, pur in un clima a tratti molto caldo. Ringraziamenti Il ministro era ospite a Pisa al secondo appuntamento di Unitalia. «Il concorso non lederà i diritti di nessuno» Dura contestazione di un gruppo di precari che interrompono più volte il suo intervento 10 sabato 8 settembre 2012
Alla fine hanno ceduto. I tre operai dell'Alcoa, arroccati a 70 metri di altezza sul tetto di una riserva d'acqua sono scesi. La fine di una protesta estrema, coerente, dura iniziata martedì mattina è avvenuta ieri alle 18.20 di ieri. Una mobilitazione nata con un blitz sotto la pioggia e andata avanti con l'intervento di un medico chiamato ad assistere un operaio colpito da malore. Nell'arco di qualche minuto i tre hanno liberato la terrazza del serbatoio prima di prendere le scale interne e sparire. A ufficializzare la fine del presidio, qualche minuto più tardi è Daniela Piras, segretaria della Uilm del Sulcis Iglesiente. Raggiunge i giornalisti fermi davanti alla recinzione della fabbrica assieme ai delegati di fabbrica. Con lei ci sono anche alcuni operai. «I tre lavoratori hanno lasciato il tetto del serbatoio - dice - la nostra mobilitazione si sposta ora a Roma». UNALUNGA DISCUSSIONE Per far scendere i tre, come spiega poco più tardi Bruno Usai, Rsu Cgil «c'è voluta una lunga trattativa, perché l'operaio che stava più male non voleva lasciare il presidio. Alla fine siamo riusciti con l'opera di convincimento a fargli cambiare idea anche perché domani (oggi per chi legge) dobbiamo finire di organizzare la trasferta a Roma». A chiedere l'intervento dei sindacati, invece, sono stati gli altri due operai. «Ci hanno chiamato e ci hanno chiesto di farlo scendere perché erano preoccupati per le sue condizioni di salute - racconta poco più tardi Rino Barca, segretario Fim Cisl - abbiamo discusso a lungo, alla fine siamo riusciti a convincerli. Le condizioni dell'operaio colto da malore si stavano aggravando e anche gli altri erano abbastanza provati dalla protesta». Nel piazzale, nel primo pomeriggio, rimbalzano le notizie relative agli incontri sulle manifestazioni di interesse di eventuali nuovi operatori. In serata poi la doccia fredda con la comunicazione di Alcoa che con una nota battuta dalle agenzie ribadisce: «Dal primo agosto non abbiamo ricevuto nessuna nuova e concreta manifestazione di interesse da parte di potenziali acquirenti dell'impianto Alcoa di Portovesme». Non ci sono dunque nuove offerte, nessuna multinazionale è pronta a prendere il controllo della fabbrica, a garantire lavoro e produzione. C'è la sensazione che qualcuno abbia diffuso speranze e illusioni, che l'Alcoa abbia tirato per le lunghe con ipotesi impraticabili per arrivare, poi, alla chiusura finale dell'impianto. Sempre nel pomeriggio c'è anche il comunicato dei rappresentanti sindacali della Rsu aziendale e dei delegati delle imprese d'appalto: si annuncia che è stato «deciso il blocco di tutti gli straordinari dei diretti e indiretti e il blocco di tutte le lavorazioni» con l'eccezione delle cosiddette emergenze. Per lunedì, inoltre, i sindacati hanno proclamato 24 ore di sciopero. Si svolgerà in concomitanza con la manifestazione di Roma, un'altra iniziativa per chiedere di continuare a lavorare, a vivere, a produrre. ISINDACI DEL SULCIS IGLESIENTE Intanto nel Sulcis Iglesiente prosegue la mobilitazione in previsione della manifestazione in programma nella capitale con tanto di corteo e presidio davanti alla sede del Mise. «Stiamo organizzando un servizio d'ordine - aggiunge ancora Rino Barca - perché contiamo di essere oltre 500». In mattinata davanti al presidio si presentano anche i sindaci del Sulcis Iglesiente. «Ci stiamo preparando per la trasferta - dice il portavoce del movimento Franco Porcu, sindaco di Villamassargia - con la nostra presenza vogliamo manifestare tutto il nostro sostegno ai lavoratori in lotta». Il Comune di Milano e si avvia a portare in Borsa una delle più importanti società controllate. Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, verrà infatti quotata in Borsa entro il 31 dicembre. Lo hanno annunciato il sindaco Giuliano Pisapia e il presidente della Provincia Guido Podestà. La quantità della azioni da quotare verrà stabilita a seconda della decisione della Provincia di Milano, che detiene il 14.5% di Sea, sull'adesione al progetto. Il Comune - ha detto il direttore Generale del Comune Davide Corritore - manterrà in ogni caso la maggioranza relativa della società. Una parte delle azioni da collocare sul mercato verrà «riservata ai cittadini milanesi e varesini e ai dipendenti di Sea». L'operazione consente di evitare il concambio di azioni Sea e Serravalle fra il Comune e la Provincia di Milano congelato a causa di un ricorso al Tar del fondo F2i, fra gli azionisti di Sea. La Provincia, infatti, avrebbe dovuto cedere al Comune il 14.5% di Sea, in cambio del 18.6% di Serravalle e di 45 milioni di euro come differenza di valore azionario. Le due operazioni, quotazione in Borsa di Sea e vendita del 70% di Serravalle, viaggeranno quindi in parallelo per concludersi entro la fine del 2012. «La quantità delle azioni da offrire - ha detto il dg del Comune Davide Corritore - verrà stabilita in pochissimo tempo, in funzione della decisione della Provincia sulla possibilità di partecipare all'iter con il proprio pacchetto azionario. Se non ci sta la Provincia il processo di quotazione avverrà lo stesso - ha proseguito - e il Comune garantirà il flottante. Stiamo parlando di un'operazione, per quanto riguarda Sea e Serravalle, che porterà 800 milioni di euro sul nostro territorio». Il Comune di Milano manterrà quindi il controllo di Sea con la maggioranza relativa e cinque consiglieri su sette nel consiglio di amministrazione. Secondo le regole della Borsa, infatti, se F2i vorrà acquistare oltre il 30% di Sea sarà costretto a lanciare un'offerta pubblica di acquisto (Opa) per rilevare l'intera società. «Fino a luglio la quotazione avrebbe determinato la diminuzione del valore di Sea - ha sottolineato Pisapia - ora grazie alle scelte del Governo e alle politiche antispread dell'Unione Europea la Borsa si è rivitalizzata, e abbiamo fondate ragioni per ritenere che la quotazione potrà essere un successo». Sulla cessione di una quota di Sea al fondi di Gamberale sta indagando la Procura ma la Giunta di Milano è sicura del proprio operato. «Il bando è stato del tutto regolare, non abbiamo timori e chiediamo che siano fatte tutte le verifiche e gli accertamenti necessari» ha Pisapia. «F2i è un socio e con i soci si parla, si discute e qualche volta si litiga - ha aggiunto l'assessore al Bilancio Bruno Tabacci - Quando F2i fece l'offerta era prevista per Sea una sostanziale inibizione ad andare in Borsa e noi ci siamo opposti. Il bando era talmente su misura che oggi noi andiamo in Borsa». MASSIMOFRANCHI INVIATO A MODENA Milano porta la Sea in Borsa a fine anno Il piano dopo la cessione di una quota a F2i su cui indaga la Procura Pisapia: avremo la maggioranza Mentre a Modena torna il container Fiom, a Torino i sindacati europei manifestano contro Marchionne per i tagli nelle fabbriche. Al Lingotto va in scena la prima manifestazione continentale per le chiusure di Fiat Industrial, con centinaia di delegati da tutta Europa. I sindacalisti francesi portano una bara che viene bruciata davanti al Lingotto e il sindacato europeo dell'industria critica per l'assenza Fim e Uilm che non hanno partecipato alla manifestazione, dopo averla approvata. A Modena, intanto, la Fiom ha ripreso il suo posto. Da quella notte del 24 agosto a oggi Mino ha fatto il delegato sindacale “via sms”. «Anche se ci avevano bruciato il container i lavoratori continuavano a chiamarmi perché si fidano di noi, della Fiom e della Cgil». Mino lavora alla Maserati di Modena da 25 anni: «Sono entrato terzo livello e lo sono ancora perché non ho mai piegato la testa». Quando la sua collega Assunta, assieme a Susanna Camusso e a Maurizio Landini, taglia il nastro e la porta del nuovo container si apre Mino si commuove. È uguale a quello bruciato due settimane fa, dopo che qualche giorno prima era stato riempito di croci celtiche. «Questo è più bello - spiega Mino è più nuovo». Due metri e mezzo per cinque, tre sedie e un tavolino di plastica con una copia del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo attaccato con lo scotch: queste le misure della libertà sindacale. Le indagini vanno avanti, ma la pista politica è la più considerata dalla Questura. Mino e gli altri iscritti Fiom sono fuori dalle aziende del gruppo Fiat quasi in tutta Italia: solo dove la Fiom ha vinto cause legali sono riusciti a rientrare. E dal piccolo palco lo ricordano tutti: «Noi quel contratto non lo firmeremo mai, come non escluderemmo gli altri sindacati anche dove abbiamo il 70%», grida Maurizio Landini, che definisce «fascista» l'attentato «alla Fiom e alla libertà sindacale». E proprio dalla dignità del lavoro parte Susanna Camusso: «Quel container bruciato e quello che inauguriamo oggi non sono diversi da un ufficio della Camera del lavoro, da una sede sindacale. Bisogna ricominciare a considerare questi luoghi come “case dei lavoratori” dove si viene liberamente per chiedere aiuto, per tutelare i propri diritti e risolvere i problemi quotidiani sul posto di lavoro. Chi ha bruciato quel container deve sapere che non ci intimidisce, che andremo avanti. Il container è il simbolo di una esclusione, il vulnus più grave: bisogna cancellare le leggi che non rendono possibile che un lavoratore possa scegliersi il suo sindacato». Lì si era arrivati dopo un piccolo corteo partito dal ceppo che ricorda i nove manifestanti uccisi dalla Polizia di Scelba nel 1950. Il segretario dell'Anpi di Modena Aude Pacchioni li ricorda commossa e attacca: «Siamo con voi, bisogna tornare in fabbrica». Il sindaco di Modena Giorgio Pighi ricorda «il grande patrimonio che sono le lotte operaie in questa città». Camusso e Landini si ritroveranno lunedì e martedì al Direttivo della Cgil. All'ordine del giorno lo sciopero generale. Se Landini ha osservato come «non c'è bisogno di nessuna pressione sul tema», Susanna Camusso ha rimandato ai prossimi giorni: «Stiamo aspettando alcune risposte, ne discuteremo al Direttivo». ECONOMIA DAVIDEMADEDDU PORTOVESME MARCOTEDESCHI MILANO RCSMEDIAGROUP Esposto inprocurasullacorsadel titolo Èstato presentato in Procuraa Milanoun espostonelqualesi chiede allamagistratura di valutarese l'eccessodi rialzodel titoloRcs Mediagroup, società editricedel CorrieredellaSera,degli ultimi mesi possaessere legatoa presunti profili di insider trading. Loha resonoto l'avvocatoLuigi Giuliano Martino,che hapresentato l'esposto «per contodi unprofessionista», che almomento vuolemantenere l'anonimato. Nell'esposto,comeha spiegato il legale,«si evidenzia la situazioneche tra ilprimogennaio e il5 settembre 2012di fronte all'indicedi Borsacheè cresciutodel2,49% il titoloRcs ha avutoun+272%». Nell'espostosi indica che«negli ultimi3 mesic'è stataunaesplosione divolumi trattati conun +297%eche, secondo inostri calcoli, il flottante Rcsèsolo l'11%, mentreper la Consob dovrebbeesseredel 25%». Nell'esposto, in particolare «chiediamodi accertarechi abbia compratoovenduto il titoloese questi scambi sianostati concentrati supochi intermediari finanziari e su qualie se sonostati concentrati su pochi,per contodi chi». Il legale ha precisatoche il professionistache ha presentato l'esposto «non èun azionistaenon ha interessiparticolari sul titolo, mavuole sottoporreun dubbioallamagistratura, invitandola a fare i suoiaccertamenti su eventuali profilidi insider trading». . . . Il container della Fiom era stato bruciato due settimane fa in un attentato Modena, Camusso e Landini riaprono il presidio Fiom La protesta degli operai nello stabilimento Alcoa di Portovesme FOTO ANSA A Torino protesta europea contro i tagli di Fiat Industrial Stigmatizzata l'assenza di Fim e Uilm Alcoa, gli operai scendono Fabbrica verso la chiusura I tre lavoratori accettano di porre fine alla protesta L'azienda annuncia che non ci sono state nuove offerte, lo stabilimento si avvia alla fine Ma la comunità non vuole arrendersi sabato 8 settembre 2012 13
DARIOPELIZZARI sport@unita.it DINO MENEGHIN SI AVVICINÒ ALLO SPORT DELLA PALLA A SPICCHI UN GIORNO D'INVERNO DEL 1962. COLPA DI UN PROF (E CHE PROF, NICO MESSINA, IL RE MIDA DELLA IGNISVARESE)EDIUNFISICOBESTIALE. Da allora, sono passati 50 anni. Meneghin ha fatto la storia del basket di casa nostra, conquistando scudetti e riconoscimenti come se piovesse, in Italia e nel mondo. Con Pierluigi Marzorati, altra leggenda della pallacanestro tricolore, è tra gli eletti della Hall of Fame firmata dalla Fiba, la Federazione internazionale. Insomma, un mito. Che dal settembre 2008, su insistenza di Gianni Petrucci, presidentissimo del Coni, è sceso dall'Olimpo per sistemare le faccende del basket italiano. Prima da commissario straordinario, poi, qualche mese più tardi, da presidente. Ha iniziato il suo mandato in uno dei momenti più bui di sempre per i colori azzurri. Italia esclusa dagli Europei 2008, un mezzo disastro, un colpo al cuore del movimento. Ed è pronto a lasciare l'incarico tra meno di 12 settimane con il sorriso che arriva da un filotto di vittorie straordinario. Sette su sette. Italia corsara anche in casa della Turchia vicecampione del mondo. Il prossimo anno ci saranno anche i ragazzi di Pianigiani a dare battaglia nei palazzetti sloveni. Non poteva andare diversamente, non questa volta. Allora, Meneghin, missione compiuta. Si puòricominciareasorridere.LaNazionale leha fatto unbel regalo,non trova? «Penso che il risultato sia il frutto del grande lavoro di Pianigiani e dei suoi assistenti. Qualificarsi agli Europei era basilare per il nostro movimento. Sono soddisfatto di loro e per loro e sono felice allo stesso tempo delle scelte fatte tempo fa. Non è stato facile, ma quando si costruisce un progetto non è come andare a comprare una macchina. Arrivi, prendi, paghi e te ne vai. I progetti hanno bisogno di verifiche e per fortuna sono arrivate. Sono orgoglioso di questa squadra». Non c'erano i due grandi della Nba, BargnanieBellinelli,mac'eraGallinari,chesi è messo al servizio della squadra con grandeumiltà edeterminazione… «Ha dimostrato di essere un vero campione. E il campione non è quello che fa 30 punti a partita, ma è il giocatore che fa la cosa giusta al momento giusto e che si mette a disposizione della squadra quando serve». Qualisonoleprimeparolechehadettoal ct Pianigiani neldopo gara contro la Turchia? Tra voi il legame è sempre stato strettissimo... «Una parola sola, stupendo. Mi è piaciuto tutto ciò che ho visto, c'è stata una coesione e una compattezza straordinarie». Nel2009,fuproprioleiaproporglil'impegnopart-timedinumero1dellaNazionale.Lasceltafucriticatadamolti.Milanoaccusò addirittura Panigiani di sfruttare il doppio incarico per imporre sudditanza agli arbitri e non solo. La vive come una rivincita? «No, quelle cose le trovai assurde allora e le trovo assurde oggi. Per me è sufficiente vedere coronato uno sforzo fatto da tutti». Dalla Fortitudo Bologna alla Benetton Treviso. Nel corso della sua gestione il basketitalianohapersoduedellesocietà piùtitolatedisempre.Alnettodellecritichechelesonostaterivoltedaognidove perdecisionichealcunihannoritenutoingiuste, crede che avrebbe potuto fare di più per difendere la loro presenza nel campionatodi vertice? «No. Bologna è fallita per motivi economici. Ha cominciato un nuovo percorso che è ancora un po' travagliato. Il discorso di Treviso è diverso. La Benetton ha detto che voleva lasciare il basket e nessuno per un anno e mezzo è intervenuto. Salvo un gruppo, Treviso basket, che negli ultimi mesi si è dato da fare. Penso che Benetton e Treviso basket avrebbero potuto fare benissimo una fusione rispettando i rispettivi ruoli, in modo da tenere la squadra della città in Serie A. Dovevano attivarsi un po' prima trovando una soluzione alternativa». NelgiornodelsuoinsediamentoallapresidenzadellaFederbasketdichiarò:«Tutticapirannoprestochebadarealproprio orticello non porta da nessuna parte». È soddisfattoperquantohafattonelcorso dellasua gestione? «Un po' sì e un po' no. Non sono molto soddisfatto di cosa è successo nel settore arbitrale. Perché ho concesso agli arbitri di eleggersi un presidente e sono stati anni di lotte interne. Non sono riuscito a creare un'armonia in quel contesto». Crede che la riforma dei campionati sia stata recepita nel modo giusto dagli addettiai lavori? «Spero di sì, perché non è stata un'invenzione di un giorno, ma un percorso costruito con trattative con i vari settori, dalla Serie A ai dilettanti. Si è capito insieme che era necessario dare vita a un serbatoio nel quale seguire e dare spazio ai giocatori italiani. Sullo stile delle università americane. Il periodo non è dei migliori sotto il profilo economico, non si poteva fare diversamente». Perchéha decisodimollare? C'è nell'aria unaltro incarico? «Mi voglio riprendere la mia vita, perché sono stati 4 anni intensi, sempre in giro per il mondo. Ho accettato questo incarico perché pensavo di dare una mano al movimento della pallacanestro. Ho dato tutto quello che potevo. Se rimarrò nell'ambiente? È possibile, ho ricevuto già alcune proposte, ma adesso ho bisogno di staccare. Deciderò cosa fare a gennaio». AZZURRO SBIADITO. A DANIEL PABLO OSVALDO, ORIUNDO DI NATALI ARGENTINI, BASTANO TRE MINUTI PER CONFEZIONARE LA PRIMA DOPPIETTA CON LA NAZIONALE MAGGIORE MA QUESTO NON BASTAALL'ITALIAPERCONQUISTAREILPRIMOSUCCESSO IN TERRA BULGARA. Manolev alla mezz'ora e Milanov a metà ripresa superano due volte Buffon e consentono alla squadra allenata da Penev di inchiodare sul pareggio i vice campioni del mondo, che hanno evidenziato una scarsa condizione in diversi elementi e forse anche un approccio sbagliato. Mentre sugli spalti, come era successo già nel precedente del 2008, si sono visti brutti episodi, con fischi durante l'inno di Mameli, lancio di petardi nella zona occupata da tifosi italiani e nel finale le cariche della polizia in curva a sedare gli animi (col tentativo di invasione di un paio di esagitati subito bloccato). E dire che lo stadio Levski di Sofia presentava ampi spazi vuoti, quasi si trattasse di un'amichevole, il problema è che l'hanno interpretata con questo spirito anche diversi parecchi della nostra nazionale. Prandelli sperava di iniziare in modo diverso la marcia di avvicinamento a Brasile 2014, ma la nuova Italia ha sofferto tanto, troppo contro una formazione che occupa solamente l'89esima posizione del ranking Fifa. Gli azzurri, lenti e imprecisi, oltre che svagati in parecchi elementi (Bonucci e Maggio su tutti) nella prima mezz'ora hanno rischiato in un paio di situazioni, salvati anche da una paratona di Buffon, che invece è stato sorpreso dalla sassata dalla lunga distanza di Manolev, che ha regalato qualche istante di gloria alla Bulgaria. L'Italia ha dovuto prendere lo schiaffone per svegliarsi e, spinta da un paio di iniziative sulla fascia di Giaccherini (curiosa la sua storia, ancora una volta titolare in nazionale mentre e' una riserva nella Juve) ha ribaltato velocemente la situazione, grazie all'opportunismo di Osvaldo. Il centravanti che nella Roma segna solo gol d'autore ha siglato l'1-1 con un tocco da opportunista d'area, mentre il raddoppio è stato frutto della decisiva deviazione di Ivanov, che ha spiazzato il suo portiere Mihajlov. In avvio di ripresa Giovinco si è divorato il 3-1, poi l'Italia è tornata a sonnecchiare e a giochicchiare, rischiando qualcosa, anche se Buffon non ha più dovuto effettuare una parata. Ma poi una dormita collettiva ha consentito a Milanov di regalarsi un gol che potrà raccontare ai nipotini, prima che Buffon evitasse addirittura il tracollo negando il 3-2 allo scatenato Manolev. A complicare la vita all'Italia sono state anche alcune decisioni poco comprensibili di Prandelli, che ha sostituito prima Giaccherini (l'esterno più pericoloso) e poi Ogbonna (il più lucido della difesa) che erano stati tra i pochi azzurri convincenti, col risultato che quando nel finale l'acciaccato De Rossi ha dovuto alzare bandiera bianca, gli azzurri si sono rimasti in dieci, rinunciando all'ipotesi di un arrembaggio finale alla ricerca del gol vittoria. In precedenza, infatti, erano già entrati Diamanti e Destro per dare maggiore estro e peso all'attacco azzurro, che ha avuto nulla o quasi da Giovinco (cui è sembrata pesare la maglia numero 10 che non ha nella Juve) e poco anche da giocatori solitamente affidabili come De Rossi e soprattutto Pirlo. Visto quello che ha fatto nei pochi minuti a sua disposizione forse varrebbe la pena tentare di provare Destro in coppia con Osvaldo, chiedendo al romanista di fare la seconda punta. Forse Prandelli ci penserà martedì per la sfida di Modena contro Malta, in cui i tre punti saranno imperativi. Servirà un'Italia diversa negli uomini, ma soprattutto nell'atteggiamento. SPORT L'esultanzadiOsvaldo dopo la retedel 2-1per l'Italia.Nel secondo tempoMilanovpareggerà i conti FOTO VASSIL DONEV ANSA/EPA «L'Italbasketè tornato» DinoMeneghin racconta la rinascita Intervistaaln.1della nostrapallacanestro «Qualificarsiagli Europeierabasilare per ilmovimento» Nonbasta Osvaldo:2-2 Pari inBulgarianel 1° match dellequalificazionimondiali ASofiagliAzzurri subiscono l'1-0poi rimontanocondue goldel romanista.Al66' la retediMilanov.Nel finale qualchepatemaperBuffon MASSIMO DE MARZI sport@unita.it ... «Nonsonomolto soddisfatto diciòcheèèsuccesso nelsettorearbitrale» U: sabato 8 settembre 2012 23
Dice Stefano Fassina che il rinnovamento «è necessario», ma che il confronto «non è tra vecchio e nuovo, bensì tra programmi e interessi da rappresentare». Dice anche che il rinnovamento, per portare a una «classe dirigente adeguata», deve essere «trainato da energie fresche e accompagnato da presidi di esperienza, su un asse politico progressista chiaro». Il responsabile Economia del Pd oggi sarà a Reggio Emilia per partecipare insieme a un gruppo di trenta-quarantenni del Pd (che alle primarie voteranno Bersani) a un'iniziativa dal titolo «Rifare la Politica». L'appuntamento, che arriva dopo analoghi passaggi organizzati un anno fa a Pesaro, poi a L'Aquila e a Roma, è finita nel mirino di Matteo Renzi («Fanno battaglie generazionali solo ai convegni»), di un esponente vicino a Franceschini come Antonello Giacomelli («mi sembra vogliano fare una gioiosa macchina») e anche di parlamentari più vicini a Letta che sostengono la necessità di impostare anche l'eventuale futuro governo di centrosinistra sull'agenda Monti. Viaspettavatetantecriticheperquesto appuntamento? «Veramente no, perché si tratta di un incontro, organizzato da una parte del gruppo dirigente del Pd, di amministratori, di parlamentari, per dare un contributo alla definizione della proposta politica e programmatica di Bersani per affrontare le sfide che il Paese ha davanti». Peròeranoprevedibilicertereazioni,vistaladiscussioneinnescatadalleprimarie,o no? «Noi parleremo di Europa e di Italia, di una comunità di destino di fronte a un passaggio storico che richiede capacità di risposta a problemi inediti». Equali sarebbero levostre risposte? «Le nostre proposte partono dall'agenda dei progressisti europei. Mettiamo al centro l'economia reale, un patto tra produttori, il lavoro e l'impresa, come unica strada per far tornare l'Italia e l'Europa allo sviluppo e ridurre il deficit pubblico. Serve l'unione fiscale nell'area euro come premessa politica per discutere un cambio di rotta della politica economica. L'austerità cieca e la svalutazione del lavoro generano recessione e innalzano il debito pubblico». Riguardo il lavoro, Sel e Idv raccoglierannofirmeperunreferendumabrogativo della riforma Fornero sull'articolo 18: il Pdcosa farà? «È sbagliato fissare un referendum sulle regole del mercato del lavoro, che hanno uno statuto intimamente pattizio e richiedono innanzitutto il protagonismo delle forze sociali. E non si può procedere con atti unilaterali. Gli errori fatti dal governo Berlusconi e in parte anche dal governo Monti non vanno ripetuti. Cancelleremo l'articolo 8 del decreto Sacconi e verificheremo il funzionamento della riforma del lavoro, che è frutto di un compromesso, in modo tale che poi il prossimo Parlamento, nel dialogo con le parti sociali, potrà migliorare le garanzie per i lavoratori». Diceva di errori del governo Monti: nel suo partito c'è chi sostiene che anche un governo di centrosinistra dovrebbe riproporre l'agenda Monti. «Noi proponiamo l'agenda Bersani. Che ovviamente raccoglie e porta avanti punti importanti che abbiamo sostenuto in questi mesi, ma che dà priorità all'economia reale, alla redistribuzione e a un'idea sussidiaria di democrazia». Sarebbea dire? «La democrazia costruita in rapporto ai governi territoriali e alle rappresentanze economiche e sociali». Difficilecrederechenonparleretediprimarie, rottamatori, rinnovamento... «Guardi, davanti ai cancelli dell'Alcoa, alle assemblee della Carbosulcis o dei piccoli imprenditori assediati della Valsusa, nessuno mi ha chiesto quanti dirigenti vogliamo rottamare o quanti turni faremo alle primarie. Mi hanno chiesto cosa vogliamo fare per il lavoro e l'impresa. Queste sono le sfide su cui dobbiamo misurarci. Altrimenti è una discussione autoreferenziale, che genera discredito per tutti». La necessità di un rinnovamento però c'è,o no? «La questione c'è, ma lo scontro non è tra il vecchio e il nuovo, il confronto è tra interessi da rappresentare, tra visioni e programmi per rispondere alle sfide del Paese. Anche perché il rinnovamento non è un fine in sé. L'obiettivo è arrivare a una classe dirigente “adeguata”, aggettivo caro a Raffaele Mattioli, che già all'inizio degli anni 70 insisteva sulla necessità di formare una classe dirigente di questo tipo». Ecomedovrebbeessere,oggi,unaclassedirigente adeguata? «Trainata da energie fresche, di qualità, e accompagnata da significativi presidi di esperienza, su un asse politico progressista chiaro». Renzi, Giacomelli, Boccia: a più d'uno nel Pd la vostra impostazione sembra troppovicina alla socialdemocrazia... «Chi dice “con Marchionne senza se e senza ma” indica una continuità con il paradigma che ha portato alla crisi. Le nostre analisi e le nostre proposte sono sull'asse del mainstream progressista europeo e degli Stati Uniti. L'attenzione alla diseguaglianza, all'economia reale, la critica a un'ortodossia dell'austerità che non funziona accomuna Obama e tutte le forze progressiste europee». Chedicedelmodoincuièpartita lasfidaper leprimarie? «La battaglia politica è fisiologica ma è necessario avere rispetto per le persone, anche quelle che hanno fatto più di tre mandati in Parlamento, che hanno fatto politica con intelligenza, passione e attenzione all'interesse generale certamente non minori di chi ora li vuole rottamare. Il rinnovamento è necessario ed è in corso. Non si misura dalle presenze nei talk show. Abbiamo largamente rinnovato il gruppo dirigente sul territorio e nelle amministrazioni. Ora bisogna andare avanti con determinazione, ma un partito è una comunità di persone, non è un service a cui rivolgersi per organizzare gazebo per le primarie. Il rispetto non può venir meno». L'INTERVISTA RomanoProdi allontanaogni ipotesi sul suonome tra quelli deipossibili candidatial Quirinale. «Vendola è responsabiledellesueparole. È carinoa fare ilmionome ma iodirei: nonècosa», dicedaCernobbio commentando leparole del leaderdi Sel, che loha candidatoal Colle.E poi si soffermasulle consultazioni interne alle forzepolitiche. «Bene le primarie.Quando ipartiti avevanouna formazione propria,non cen'erabisogno.Oggiche la politica ètutta sulleelezioni, comein America, leprimarie sono fondamentali.Sono unsegnodi democrazia»,osserva l'expremier. Quantoaipossibili scenaridopo le prossimeelezionipolitiche,Prodi ritieneche sedopo ilvoto dovesse esserciuna «impasse»èmolto probabileche sivada a unMonti-bis «emoltodipenderà dalla legge elettorale, le ipotesi di riforma di cui si parla rendono moltoprobabileuna impasse. Ilmandato a Monti, hapoi osservato l'expresidente del Consiglio,«dipenderàdacome vanno leelezioni: se c'èun vincitore quelloprende il governo, sec'è un'impasseè probabileche sichieda aMonti di prendere il mandato.Se c'è un'impassecredo che Monti sarà ancoradispostoa servire ilPaese, bene,come hafatto ancora». Insomma, tutto secondo lui «dipendedalla leggeelettorale. Per oraabbiamo progettidi legge elettoraleper iquali l'impasseè probabile, seavessimo una leggealla francese,come io auspico,non si porrebbe ilproblema dell'impasse». diterraneo? Tutto assume nuovi significati. Che cos'è la destra e che cos'è la sinistra. Io sento tutta la insufficienza della tesi che considera il governo Monti una parentesi «tecnica» alla quale seguirà come cosa naturale il ritorno dei partiti. Ma sento anche l'anacronismo di una disputa tra «neo-socialdemocratici» che vogliono una «svolta a sinistra» e neo-liberali che considerano l'agenda Monti come la sola garanzia del «rigore». Ma smettiamola. È evidente che Monti è un grande leader politico europeo di cui l'Italia avrà ancora bisogno ma è giusto pensare - per dirla con Agostino Giovagnoli - che è venuto il tempo di scelte di fondo molto più ampie dell'attuale «agenda Monti» e che siano in grado di sfidare i tempi nuovi. Bersani mi sembrava aver capito questo. E che perciò chiede primarie aperte. Per proporsi come quella guida di cui l'Italia ha bisogno, l'uomo di uno schieramento molto largo che riunifica il campo della sinistra ma in funzione di un disegno di governo dell'Italia che deve comprendere, che non può non comprendere, larga parte del mondo moderato. Ma allora si imponga. I progressisti italiani, se sono dei veri progressisti, devono fare una nuova analisi, la devono smettere di «pettinare le bambole». Le nazioni sovrane del passato non sono più il quadro in cui possono risolversi i problemi del presente. La ragione è (come diceva Padoa Schioppa) che stiamo arrivando a un «punto di svolta e di non ritorno». In quanto (cito) «è giunto il momento in cui la lotta politica diviene europea, in cui l'oggetto per il quale lottano uomini e partiti sarà il potere europeo». Il Sole 24 Ore ha detto chiaro ieri quale sarà l'argomento principale della campagna elettorale per impedire a noi di vincere. L'argomento è che il Pd non è in grado di reggere le nuove sfide dell'Europa. Ma questo è esattamente l'argomento su cui noi dovremmo chiedere il voto per noi, noi che siamo la componente di quella grande forza che è la sinistra europea. Non è la disputa tra vecchi e giovani. Spetta a Bersani fare chiarezza. «Chista“conMarchionne senzaseesenzama” indica unacontinuitàcon le idee chehannoportatoalcrac NoistiamoconObama elasinistraeuropea» Prodi:«Sonounsegnodidemocrazia» StefanoFassina «Non si tratta di vecchi o nuovi Ma di chi rappresentiamo» SIMONECOLLINI INVIATO A REGGIOEMILIA PRIMARIE Casini toglie il suo nome dal simbolo Udc Cesa: Pd e Sel siano in continuità con Monti Prove tecniche di «Cosa bianca» a Chianciano, dove ieri si è aperta la festa dell'Udc. Con l'annuncio del restyling del simbolo del partito, che nelle intenzioni di Casini vuole essere la dimostrazione plastica di un partito che si mette a disposizione di un progetto più ampio: resta lo scudocrociato, ma sparisce il nome del leader, per far posto alla parola «Italia». Nella sua relazione, il segretario Lorenzo Cesa ha lanciato un appello ai potenziali partner della nuova cosa (tutti invitati alla tre giorni centrista in toscana, da Raffaele Bonanni a Emma Marcegaglia, e poi una lunga lista di ministri tecnici capitanati da Corrado Passera. «Oggi rivolgiamo un appello a quanti, giovani e anziani, donne e uomini, credono sia necessario presentare una lista per l'Italia», ha detto Cesa. «Tutti quelli che amano il nostro Paese devono mettersi in gioco facendo un passo avanti senza gelosie e tatticismi». «L'Udc vuole essere uno dei protagonisti della nuova stagione, non pretendiamo di essere attori solitari, ma sappiamo bene che senza di noi ogni sforzo è destinato a fallire», ha aggiunto. «L'Udc è un seme. È indispensabile per far nascere qualcosa di più grande. Ma poi, questo qualcosa di più grande dobbiamo farlo nascere e possiamo farlo solo tutti insieme». Secondo Cesa, «l'unico cantiere veramente aperto è quello dei moderati, quelli che hanno appoggiato senza se e senza ma i provvedimenti del governo». Il segretario centrista ha ribadito la distanza da Vendola «Non siamo una costola della sinistra, con lui non c'entriamo niente», poi ha auspicato che «il programma di Pd e Sel sia all'insegna della continuità con il lavoro di Monti», senza chiudere assolutamente a un‘ipotesi di collaborazione con il polo progressista dopo il voto. Nonostante le parole e i gesti di apertura verso i potenziali partner della “Cosa bianca”, in casa Udc c'è una certa irritazione. Rivolta soprattutto verso i tanti (come Montezemolo) che tentennano, che aspettano alla finestra senza sciogliere le riserve sull'impegno nella nuova creatura politica. L'appuntamento di Chianciano, nelle intenzioni dei vertici Udc, avrebbe potuto segnare anche lo scioglimento del partito, se gli altri partner fossero stati più rapidi nel loro percorso. Oggi sono attesi Passera e Marcegaglia (oltre a Fini, Pisanu e ai presidenti delle Acli e di Confcooperative). Ieri sono arrivati i ministri cattolici Riccardi e Ornaghi, oltre a Bonanni, che ha ribadito il suo pieno via libera all'operazione “Cosa bianca”. «Serve una nuova offerta politica, c'è uno sbandamento che può essere arginato solo con nuovi fatti, serve una nuova base per l'Italia laboriosa, è necessario aprire le porte alla società civile», ha detto il leader della Cisl. Anche Riccardi ha benedetto l'operazione: «Voi siete in grado di raccogliere l'eredità morale del governo Monti». Ma i tecnici, pur molto attesi, per ora non hanno scaldato la platea dei quadri Udc. Si vedrà oggi con Passera e Marcegaglia, con la ex leader di Confindustria vista da molti come una possibile candidata premier del nuovo centro. A.C. . . . La gente sente il bisogno di una nuova guida Se non la trova, resta solo la protesta, fino a Grillo sabato 8 settembre 2012 7
Un successo con due facce. Una grande opportunità ma anche un rischio. Il tema è la decisione della Bce guidata da Mario Draghi di acquistare illimitatamente i titoli di Stato dei Paesi più a rischio dell'Eurozona. Tutti invocavano l'uso del «bazooka». Ma ora che è stato mostrato ai mercati, bisogna fare i conti con le conseguenze politiche. Per l'Italia sono conti decisivi, in vista delle elezioni del 2013, e della fisionomia del nuovo governo che dovrebbe sostituire quello «tecnico». Nei palazzi della politica romana la vittoria di Draghi è stata accolta con un sospiro di sollievo trasversale. Ma è fuori di dubbio che è nel campo progressista e democratico che il successo del presidente della Bce è stato salutato con maggiore soddisfazione. E tuttavia ora si apre un problema tutto politico, che riguarda sì il governo Monti, ma soprattutto chi si candida alla successione: evitare il ricorso dell'Italia al Fondo salva-Stati, e di conseguenza che il nuovo governo nasca già commissariato, obbligato a rispettare alla lettera l'eventuale memorandum (con «severe ed effettive» condizioni di risanamento) che la Commissione europea e la Bce sono tenuti a presentare per attivare il nuovo strumento, l'Omt (Outright monetary transactions), che materialmente consente l'acquisto dei titoli dei Paesi bisognosi. Il premier Monti per ora dichiara di voler percorrere altre strade, considera «prematura» la scelta degli aiuti e attende di conoscere nel dettaglio le condizioni «severe ed effettive» a cui sarebbero sottoposti gli Stati richiedenti, a partire da Italia e Spagna. E tuttavia, visti i notevolissimi effetti dell'annuncio della Bce sugli spread, ora la delicatissima missione è quella di mantenere la quiete sui mercati senza annunciare nulla per l'Italia, né la richiesta di aiuti, né il loro rifiuto. In una parola: lavorare affinché non sia necessario farlo, senza risvegliare l'attenzione degli speculatori. E, nel frattempo, mediare con il Consiglio europeo, l'Eurogruppo e la Bce per ottenere condizioni meno pesanti, soprattutto meno recessive, nel caso in cui la richiesta di aiuti dovesse effettivamente rendersi necessaria. QUELLEMISURE DATEMERE Allo stato attuale, non è ancora chiaro quali siano le condizioni aggiuntive a cui il Paese richiedente dovrebbe sottoporsi. Il trattato dell'Esm (e cioè il fondo che dovrebbe entrare in azione) su questo punto lascia aperti margini di interpretazione, che contemplano anche il solo «monitoraggio stringente» che potrebbe compensare l'assenza di ulteriori misure. E tuttavia proprio sull'Esm la settimana prossima dovrà pronunciarsi la Corte costituzionale tedesca, ed è chiaro che un'eventuale bocciatura (o anche soltanto un ulteriore rinvio) potrebbe avere effetti sugli spread di Spagna e Italia. In casa Pd l'ipotesi dell'attivazione del «salva-Stati» viene vista come fumo negli occhi. «Quali ulteriori manovre restrittive dovrebbero fare Paesi in profonda recessione e disoccupazione Per l'Italia è meglio non A Villa D'Este banchieri e industriali apprezzano Draghi E sognano il governo dei prof anche nel 2013 Duri attacchi sui giornali, mentre Merkel è più cauta Bene le Borse Lo spread scende a 354 Che bravo Mario Draghi. E Mario Monti di più, per questo va confermato alla guida del governo anche nel 2013, dopo le elezioni. Scampoli d'estate a Cernobbio, dove si svolge il Workshop Ambrosetti appuntamento di settembre per i potenti che si ritrovano sul Lago di Como prima del temuto autunno che può imperversare su un intero continente. Pessimismo? Chi lo coltiva anche all'indomani della muscolare esibizione di Mario Draghi, con una Bce pronta a tutto pur di evitare l'impazzimento degli spread, scopre di essere in eccellente compagnia. Un'autentica doccia fredda arriva da Nouriel Roubini, personaggio che gode di una certa considerazione se è vero che sentite le sue parole persino Romano Prodi sbotta: «Dopo aver ascoltato la relazione del professore direi che non si vede neanche un segnale di uscita dalla crisi del debito sovrano». LACRISI RESTA DURA Questo economista dell'università di New York, famoso per aver indovinato il crac del 2008, non lascia troppe speranze. «La decisione della Bce di acquistare in modo massiccio i titoli di Stato dei Paesi più in difficoltà - spiega - rappresenta un passo nella giusta direzione ma non cambia assolutamente le condizioni del gioco». Un gioco che resta duro, molto duro: «La crisi della zona euro è molto profonda, quanto annunciato da Mario Draghi permetterà soltanto di guadagnare un po' di tempo». Il professore americano mostra comunque apprezzamento per l'attuale inquilino italiano di Eurotower. «Questa Bce - dice - è più flessibile di quella guidata da Trichet, tuttavia potrebbe non essere in grado di acquistare a lungo titoli di Stato. Resta il fatto che il suo tentativo di ridurre gli squilibri sul debito, soprattutto di Spagna e Italia, è lodevole anche perché all'interno della Bce esistono varie forze in azione, alcune scettiche nei confronti dello scudo anti-spread». Più in generale rimane un problema strutturale a gravare sull'Eurozona. «Per superare - afferma Roubini - le condizioni ancora abbastanza gravi dell'Europa, e in particolare delle sue zone più periferiche, è necessario un processo di integrazione politica per legittimare lo spostamento di potere che si sta verificando dalla periferia verso il centro». E l'Italia?. «Il vostro Paese - afferma il professore - è ancora in una crisi profonda e non si vede la fine del tunnel. Ma al momento non deve ricorrere al Fondo salvastati perché la situazione è diversa da quella della Spagna, che invece avrà sicuramente bisogno del supporto della Bce». Poi, Roubini non si sottrae a un giudizio politico: «La mia opinione sull'Italia è fatta di luci e ombre. C'è un Governo solido, che ha la leadership e sa cosa fare. Certo, le cose non cambieranno dall'oggi al domani ma la direzione intrapresa è chiara. Piuttosto, il rischio è quello della tenuta sociale, con gli euroscettici come Lega, Movimento 5 stelle e qualcuno nel Pdl che potrebbero chiedere un cambio di rotta». Senonché, per l'economista dopo le prossime elezioni politiche il "montismo" sopravviverà comunque a Monti: «Centrosinistra o centrodestra - dice -, anche il prossimo Governo dovrà proseguire sulla strada delle riforme intrapresa da questo esecutivo». Per la verità il partito del Monti-Bis ingrossa le fila, imprenditori e banchieri guardano al 2013 e sperano che i professori restino al governo. L'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Enrico Cucchiani, non teme le invasioni di campo e dichiara il suo sostegno a Monti: «Non solo lo ritengo fondamentale – afferma - ma anche estremamente probabile, nel senso che le soluzioni alternative potrebbero comportare grossi rischi per il Paese». Un sondaggio a Cernobbio dice che l'80% degli intervistati vorrebbe ancora Monti. E domani arriva. Passata la grande paura per lo sconvolgimento dei mercati, inizia quella per lo sconvolgimento della Germania. Il giorno dopo l'annuncio della Banca centrale europea del programma per comprare i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà come Spagna e Italia, i politici dell'Ue tirano un sospiro di sollievo, quelli tedeschi si dividono tra arrabbiati e preoccupati e a festeggiare sono soprattutto le borse, a partire da quella di Milano. Ieri l'indice Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso la seduta con un rialzo del 2,09%. La performance migliore tra le borse europee, che hanno comunque concluso la giornata in positivo, nonostante il lieve calo di Wall Street. Netta la discesa dello spread italiano, il differenziale di interessi rispetto ai bund tedeschi, che ieri si è abbassato a 354 punti. Un calo di un terzo rispetto al picco di 536 punti dello scorso 24 luglio. Ancora più forte la diminuzione dello spread spagnolo, che ieri è sceso a quota 410 punti. ITEDESCHI COLMAL DIPANCIA La decisione del presidente della Bce Mario Draghi, che ha sconfitto l'opposizione della Bundesbank tedesca, è stato «un intervento adeguato», ha commentato il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, sottolineando che visto che «i canali di trasmissione della politica monetaria non sono adeguati» e Francoforte «ha il diritto di intervenire e questo rientra nell'ambito del suo mandato». In Germania però la pensano in tutt'altro modo e basta dare un'occhiata ai giornali tedeschi per capire che la svolta interventista dell'Eurotower è destinata a non restare senza conseguenze politiche. «La Bce premia il cattivo management», ha titolato il maggiore quotidiano tedesco, la progressista Sueddeutsche Zeitung. Nell'editoriale si spiega che «è inammissibile che un'istituzione non legittimata democraticamente decida delle condizioni di vita in Europa» e si ammonisce Mario Draghi a «non spingere i cittadini tedeschi a salire sulle barricate, perché stanno quasi per farlo». Il titolo del Welt è senza appello: «Draghi fa il lavoro sporco dei politici». Secondo il quotidiano conservatore «i pericoli di questa politica sono giganteschi, poiché si tratta di una redistribuzione del benessere dal nord al sud assolutamente non trasparente e non legittimata politicamente. È una cosa antisociale e antidemocratica». Per il direttore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Holger Steltzner, ora «i capi di governo del Sud Europa possono rallegrarsi, poiché possono continuare a indebitarsi a tassi di interesse ridotti senza curarsi degli investitori». Adesso, ha concluso Steltzner, «siamo curiosi di vedere cosa dirà la Corte Costituzionale di Karlsruhe». Il 12 settembre infatti la corte dovrà decidere se il fondo salva-Stati dell'Ue è in linea con la legislazione fondamentale tedesca. Un eventuale parere negativo smonterebbe anche il piano Draghi, visto che questo è condizionato all'attivazione del fondo. Nei giorni scorsi diversi politici si sono detti fiduciosi sul fatto che i giudici di Karlsruhe daranno il via libera, ma nel Paese la pressione dell'opinione pubblica sta montando e sarà difficile non tenerne conto. Secondo un sondaggio di YouGov il 54% dei tedeschi vorrebbe una bocciatura del fondo salva-Stati da parte della corte costituzionale, contro il 25% che spera in un esito positivo. EADESSO LEELEZIONI A far tremare il governo di Berlino, che ha di fatto avvallato la decisione della Bce, è anche lo spauracchio delle elezioni dell'anno prossimo. Ieri il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha definito la stampa tedesca «troppo nervosa» e ha precisato che il piano dell'Eurotower «non è l'inizio di un finanziamento monetario del debito pubblico». Il portavoce della Cancelliera Angela Merkel ha fatto sapere che Francoforte ha agito «nei limiti del suo mandato» e poi è intervenuta la Merkel stessa, in visita a Vienna, per prendere le distanze dalla Bce, che «è un'istituzione forte e indipendente», e per sottolineare che «la condizionalità degli aiuti è un punto molto importante». Ieri però a sollevarsi sono stati alcuni parlamentari del suo stesso partito, la Cdu, che hanno chiesto alla Merkel di fare ricorso alla Corte di giustizia europea contro il piano della Bce. LACRISIEUROPEA ANDREACARUGATI ROMA «Per favore, non toccateci Mario» Cernobbio tifa per il Monti-bis Enrico Cucchiani, Intesa SanPaolo ANSA MARCOVENTIMIGLIA INVIATO A CERNOBBIO . . . Welt scrive: Draghi fa il lavoro sporco dei politici Altri accusano la Bce di premiare i peggiori Reazioni furibonde in Germania alla linea Draghi MARCOMONGIELLO BRUXELLES Il ricorso al Fondo salva-Stati vorrebbe dire commissariare il Paese e tagliare la strada al governo politica Le condizioni di Draghi sono tutt'altro che una passeggiata Nel centrosinistra i timori maggiori 2 sabato 8 settembre 2012
p 8 sabato 8 settembre 2012
sempre più elevata a causa di pesantissimi aumenti di tasse e tagli di spesa?», ha commentato a caldo il responsabile economico Stefano Fassina. «Quali ulteriori condizionalità imporre dopo aver inserito l'equilibrio di bilancio in Costituzione e approvato il fiscal compact?». «In questo quadro, sarebbe autolesionistico per l'Italia come per la Spagna richiedere il soccorso del Fondo. Per ridurre gli spread va rianimata l'economia reale attraverso la redistribuzione del reddito e gli investimenti pubblici», spiega Fassina. Una ricetta senza dubbio condivisa da Vendola, consapevole che per costruire una alternativa e anche una discontinuità dalle politiche di Monti è vitale «evitare il commissariamento dell'Italia». Di qui, e cioè dall'impegno per costruire effettivamente un governo di centrosinistra, deriva anche l'atteggiamento di Sel verso il governo Monti: sempre molto critico, ma senza mai assumere i toni distruttivi dell'Idv, con relativi video del premier e dei leader della maggioranza come zombies dai volti insanguinati. Anche in casa Udc, dove ieri si è aperta la festa di Chianciano, si lavora per evitare lo scenario degli aiuti. Consapevoli che un conto è predicare il prosieguo dell'agenda Monti e del rigore, altro sarebbe la firma di un memorandum vincolante. «Mi pare che ci siano le condizioni per evitare di attivare il fondo Esm e anche per evitare ulteriori manovre, compreso l'aumento dell'Iva», spiega il responsabile economico Gianluca Galletti. «Se siamo arrivati a questo risultato, è grazie ai risultati ottenuti dal governo Monti e dai sacrifici che gli italiani hanno accettato». Per il partito di Casini, dunque, occorre «proseguire nella strada del risanamento dei conti pubblici, con riforme a costo zeri come semplificazioni, liberalizzazioni, detassazione degli investimenti, spending review e riforma fiscale». «Lo sviluppo deve passare per l'ammodernamento dello Stato, e questo sarà un percorso obbligato per chiunque si troverà a governare», conclude Galletti. Mario Draghi è al centro del confronto economico e politico dopo le sue misure FOTO ANSA ILCOMMENTO PAOLOGUERRIERI Il sollievo del premier per la svolta europea di Draghi E avverte la politica: basta clientelismi usare il bazooka della Bce SEGUEDALLAPRIMA La reazione fortemente positiva dei mercati ne è una prima conferma e sta beneficiando soprattutto i titoli di Spagna e Italia. L'euforica risposta degli investitori ha dato comunque per scontato che entrambi questi Paesi siano pronti a firmare in tempi brevi un memorandum di impegni con il Fondo salva Stati (Efsf o Esm) e accettare le condizioni assai severe che verranno loro richieste. Ma è un passaggio, quest'ultimo, che appare tutt'altro che scontato. E, se non verrà debitamente gestito, finirà per ingenerare una serie di effetti e ricadute di natura politica oltreché economica assai negativi per la futura coesione dell'area euro. Per cogliere questi rischi vale la pena ricordare anzitutto i fattori che pienamente giustificano gli interventi decisi dalla Bce. Essi attengono al funzionamento complessivo di un'area monetaria come l'euro. È stata la crisi finanziaria a svelare queste contraddizioni insite nell'unione monetaria. I Paesi oggi più in difficoltà sui mercati finanziari - come Spagna e Italia sono particolarmente vulnerabili a mutamenti della fiducia dei mercati e dei flussi di finanziamento dei debiti sovrani proprio perché membri dell'area monetaria. A causa delle peculiari modalità di funzionamento dell'unione monetaria, il rischio di una crisi di liquidità può svilupparsi rapidamente ed è ingrado di autoalimentarsi, fino alla possibilità di scatenare una vera e propria crisi di solvibilità di questi Paesi, anche se caratterizzati da fondamentali relativamente solidi. Sono rischi sistemici che possono generare effetti di contagio potenzialmente devastanti per l'intera area euro, visto che la Spagna e, soprattutto, l'Italia sono Paesi troppo grandi - lo si è ripetuto più volte - sia per fallire che per essere salvati. Per scongiurarli servono meccanismi adeguati di difesa e assistenza finanziaria a livello dell'intera area euro, che possono essere in capo alla Banca centrale e/o a un Fondo salva stati dotato di mezzi adeguati. Le modalità di intervento del programma di acquisti di titoli sovrani, presentato l'altro ieri dalla Bce, appiano adeguate e in grado di assolvere i compiti di fronteggiare questi rischi sistemici. Perché non è stato fissato un limite ex ante alle risorse da impiegare, né sul piano della quantità né su quello delle scadenze da rispettare, ma anche per la importante rinuncia alla seniority ovvero al rimborso privilegiato dei nuovi crediti della Bce. Erano tutte modalità che i mercati in queste ultime settimane, nel comprare titoli spagnoli e italiani, avevano con relativo ottimismo già anticipato ed è stato bene che siano state confermate. Ma a questo punto interviene il problema delle «condizionalità» poste alla base degli interventi prospettati dalla Bce. È evidente che nel fissare tali condizioni occorre individuare gli incentivi corretti e le penalizzazioni adeguate perché i governi evitino di approfittare delle misure a loro favore per allentare i programmi di aggiustamento in corso (il cosiddetto azzardo morale). Bisogna evitare altresì la minaccia di penalizzazioni così forti che possano rendere addirittura poco attraente per i Paesi attingere all'assistenza finanziaria prospettata e/o spingerli a rinviare tale richiesta fino all'ultimo momento, allorchè la crisi diviene irreparabile. A questo riguardo la Bce ha ribadito che spetterà all'Eurogruppo e ai Fondi salva-Stati fissare le condizioni necessarie ma nel suggerire alcune linee guida ha piantato paletti pesanti e ingombranti: quali la sottolineatura che le condizioni per l'ottenimento degli interventi siano rafforzate e che un ruolo chiave sia affidato al Fmi nella formulazione e monitoraggio dei programmi di assistenza. Il problema è che le anticipazioni fornite appaiono in forte contrasto con quanto era stato deciso alla fine dello scorso mese di giugno all'ultimo vertice europeo, dopo una travagliata riunione e l'esercizio da parte del nostro governo del potere di veto. Si era lasciato intendere che per l'accesso agli aiuti europei, nei casi di interventi volti a fronteggiare rischi sistemici, sarebbero state sufficienti autocertificazioni da parte dei Paesi interessati - quali il nostro circa il rigore dei programmi in corso e il rispetto dei vincoli di governanceesistenti a livello europeo. Dopo la riunione della Bce il quadro è mutato e si parla di condizioni aggiuntive, oltremodo gravose in chiave di rinnovata austerità, e che potrebbero avere - in base alle esperienze del passato - effetti decisamente negativi in chiave di crescita negativa. Alla luce di tutto ciò, le resistenze e i dubbi manifestati a più riprese e ribaditi ieri dal governo spagnolo nei confronti del nuovo programma di interventi della Bce appaiono del tutto giustificati e non meramente il riflesso di confuse e astratte rivendicazioni di lesa sovranità. E un discorso analogo vale per il nostro Paese. Da un mero calcolo di costi e benefici legati all'eventuale domanda di sostegno al Fondo salva-Stati e alla Bce ne potrebbe discendere un saldo complessivo negativo per la nostra economia. L'ultima parola sulle condizioni per ottenere gli aiuti spetterà comunque alla politica e ai leader europei che si spera lavoreranno sodo nei prossimi giorni alla ricerca di soluzioni innovative e immaginifiche. È auspicabile che non siano quelle di scaricare su Roma e Madrid l'onere e i costi di scelte divenute a questo punto assai gravose. Il rischio potrebbe essere di veder vanificare molto rapidamente l'euforica risposta dei mercati di questi ultimi giorni. Il partito di Mario Monti nel futuro dell'Italia? «Non me l'ha mai chiesto nessuno. Non ho mai riflettuto su questo tema» glissa il Professore intervistato dalla «Gazzetta del Mezzogiorno». Proprio mentre «Corriere della Sera» e «Sole 24 ore» danno voce da Cernobbio al partito trasversale che, da Nouriel Roubini a Romano Prodi passando per economisti e analisti finanziari, vorrebbe un Monti-bis in carne e ossa (altro che “agenda” attuata da altri dopo l'esito delle urne, altro che “modello” da perseguire: conta l'originale, diffidare delle imitazioni), il premier da Bari declina cortesemente: «Ci sono stati simpatici e non ricevibi l i invit i a continuare…». Ieri per Monti è stato il giorno del sollievo, dopo oltre due mesi di ambasce: «Abbiamo evitato il tracollo dell'Italia e forse dell'Europa». La missione europea del «più tedesco tra gli economisti italiani» ha registrato, dopo diversi stop and go, un netto successo. La vittoria di Mario Draghi sui “falchi” del rigore, lo sfaldamento dell'asse nordico, l'isolamento del presidente della Bce, la speranza per la moneta comune, rappresentano insieme una conferma e un viatico per l'azione del suo governo nato fisiologicamente con una vocazione transanazionale. Insomma, l'ossigeno per l'euro allarga i polmoni anche all'esecutivo. E se il premier stoppa l'ultima rincorsa di rumors sul suo futuro politico, ne approfitta per blindare i provvedimenti già messi nel cassetto. E per definire, da una posizione di forza, il perimetro della politica che lui spera verrà dopo le elezioni: «Spero che la stagione delle clientele sia finita - ha ragionato - Che la nuova maggioranza sia in grado di tenere la barra dritta». Monti ha bastonato anche la politica troppo invasiva in settori come Rai e sanità, togliendosi diversi sassolini dalle scarpe: «Noi sentiamo forte il rapporto con la politica ma anche con i cittadini». La lotta all'evasione fiscale? «È una guerra per la civiltà». Estesa ad altri corollari «che sarebbe riduttivo considerare fenomeni economici e finanziari perché minano la fiducia verso lo Stato». Si rassegnino i commercianti che non vogliono installare il bancomat, gli esercenti che non rilasciano scontrini, i proprietari di case fantasma o affittate in nero, i falsi nullatenenti. Quanto alla situazione di Viale Mazzini: «Non se ne poteva neanche parlare, noi senza cambiare la legge abbiamo modificato la governance con nomine di buona qualità. Di pluralismo ne servirebbe di più». Il rigore? «È parso eccessivo ma era necessario». E gli obiettivi sono stati centrati grazie ai sacrifici degli italiani e al sostegno della strana maggioranza. Si lascia andare persino a una battuta: «Con il Salva Italia abbiamo evitato Eat-Italy». Cioè che la speculazione si mangiasse l'Italia. Ma sulla crescita c'è poco da ridere. Il premier ha chiaro che è il passo successivo: «È l'obiettivo centrale del governo ma non si realizza senza interventi radicali sulle infrastrutture che non sono stati fatti per decenni». Imprescindibile un «cambiamento di mentalità». Nel Mezzogiorno, area «strategica» la carenza di servizi primari ai cittadini e alle imprese «lede» il contratto sociale. Il premier sottolinea: «Su un certo assistenzialismo nefasto voglio essere chiaro: la crescita non nasce nel Mezzogiorno o in qualsiasi altro punto nel mondo con i soldi pubblici pompati in un tubo da cui esce una cosa che si chiama crescita». Monti precisa che «la crescita è frutto di un'economia che funziona, poi può giovare di interventi pubblici ma bisogna abituarsi alla competitività che però richiede infrastrutture. Al Sud queste servono, dai trasporti alla banda larga al ciclo dei rifiuti, altrimenti è difficile pensare allo sviluppo». E il Professore vuole andare avanti anche sul ddl anticorruzione, che dal primo giorno a Palazzo Cgihi ha fatto sapere di considerare uno dei maggiori ostacoli agli investimenti di capitali internazionali in Italia. Con il Pdl la Avanti tutta, dunque. Cronoprogramma alla mano: per evitare di finire ricordati come il governo degli annunci a cui non hanno fatto seguito i relativi decreti attuativi. Monti, insomma, assicura che il governo andrà fino in fondo. Se la cava con una battuta, invece, su una sua eventuale permanenza a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni: «Potrei prendere in considerazione la Puglia per le vacanze. Che arriveranno abbastanza presto». E il suo partito? Quell'ipotesi su cui non ha ancora riflettuto? Forse solo un avvertimento ai partiti dell'attuale maggioranza tentati, nell'imminenza di una campagna elettorale che si annuncia cruenta, a dismettere tentazioni di tradimento dell'«agenda» impostata dal tecno-governo. «Abbiamo evitato il tracollo del Paese» Mario Monti FOTO ANSA Le condizionalità. Rischi per l'Italia . . . In casa Pd le misure dure finora imposte dopo gli aiuti sono viste come il fumo negli occhi FEDERICAFANTOZZI Twitter@Federicafan sabato 8 settembre 2012 3
«ELLE SON TANTO BELLE CHE STAREBBON BENE ALLE PORTE DEL PARADISO», COSÌ, SECONDO IL VASARI, EBBE A DIRE MICHELANGELO BUONARROTI DELLE PORTE CHE LORENZO GHIBERTI COMPLETÒ NEL 1452 PER LA FACCIATAORIENTALEDELBATTISTERODISANGIOVANNI,AFIRENZE.E Porta del Paradiso è il nome che le è rimasto. Sono venuti alla presentazione alla stampa anche giornalisti dell'emittente televisiva araba Al Jazeera, tanto per testimoniare come la riproposizione al pubblico del capolavoro del Ghiberti, dopo ben 27 anni di campagna di restauro, sia un fatto di importanza planetaria. «La domanda che mi fanno più spesso in molti è perché ci sia voluto così tanto tempo racconta Annamaria Giusti che ha diretto le operazioni, dal 1996 ad oggi, per l'Opificio delle Pietre Dure - è che in questi anni le conoscenze tecniche e tecnologiche per affrontare il restauro del bronzo, proprio grazie al lavoro sulla Porta del Paradiso, hanno fatto enormi progressi. Tanto che si può certamente dire che questo restauro farà da spartiacque». Esposta nella sala al piano terreno del Museo dell'Opera del Duomo, la Porta troverà la sua collocazione definitiva nella grande sala della nuova parte del museo per la quale sono cominciati da poco i lavori. Al posto dell'originale, proprio davanti alla facciata di Santa Maria del Fiore, è stata messa, ormai da diversi anni, una copia della porta. «Non siamo ancora riusciti a trovare un efficace inibitore degli effetti degradanti che produce sulla Porta del Paradiso l'essere a contatto con i fenomeni atmosferici continua Annamaria Giusti - ma certamente non ci arrendiamo, convinti come siamo che la migliore collocazione possibile dell'opera del Ghiberti sarebbe proprio quella originaria». Intanto, molto presto, anche la porta nord del Battistero di Firenze, quella del famoso concorso al quale parteciparono artisti come il Brunelleschi e Donatello e che fu vinto proprio dal Ghiberti, sarà sostituita con una copia per dare il via ai restauri necessari. Infine toccherà alla porta sud, quella più antica, opera trecentesca di Andrea Pisano. EFFETTOABBAGLIANTE L'effetto, a vederla al chiuso e dopo così tanto tempo e tanti lavori, è davvero abbagliante: oltre all'oro colpiscono anche le proporzioni della Porta del Paradiso che, fuori dal contesto architettonico per il quale è stata generata, sono gigantesche. Dieci grandi rilievi rettangolari costrinsero Lorenzo Ghiberti a raccogliere nelle stesse scene diversi episodi del Vecchio Testamento, da tre a sette, creando così immagini piene, dense di significati, eppure così equilibrate. «Vinse la bellezza sulla teologia - ha ricordato Timothy Verdon, direttore del Museo dell'Opera del Duomo di Firenze - e fu una scelta di straordinaria modernità». L'impatto emotivo ed estetico della porta fu tale che, scegliendo quindi di valorizzare la straordinaria capacità comunicativa dell'opera, fu collocata davanti alla facciata del Duomo spostando sul lato nord invece proprio l'altra porta del Ghiberti, quella del concorso, che avrebbe dovuto restare ad est ed essere così la porta principale. I più seri problemi di restauro erano dovuti ai sali che il bronzo, a contatto con l'aria e l'umidità, produce e che bucano l'oro della superficie rovinandolo. Non a caso adesso la porta è racchiusa in una grande teca trasparente all'interno della quale vi è azoto e una temperatura che non supera mai i 20°. Come ha ricordato Marco Ciatti, ultimo della serie di soprintendenti che si sono succeduti all'Opificio delle Pietre Dure durante la realizzazione del restauro, «il lavoro non è finito» perché a questo punto è decisiva la manutenzione dell'opera, per questo, protetta dalla teca, la luminosa Porta del Paradiso sarà comunque costantemente monitorata per evitarle nuovi danni. CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it Carrara, iniziata la rassegna«con.vivere»dedicataquest'anno aidifficilimaaffascinantiequilibridelMareNostrum CULTURE ISTANBUL LASFIORIE BASTA:LASUASFUGGENTE INDOLENZA, LASCA,SEMPREUN PASSOALTROVE. OGNITANTOLAINTRAVEDI QUELL'ANIMACHE È ILSUO BASSO CONTINUO,ma quando credi di esserci installato ti trovi tradito. È lei a comparire, quell'anima bassa, quando vuole lei: compare nella moschea vuota che spii di notte da una grata sospeso in quel vuoto vertiginoso, nell'odore dello sgombro che compri per cinque lire in un pane con le cipolle da una barca ormeggiata al porto, nei cieli che si aprono come fondali senza fondo dagli incastri di cerchi di Hagia Sophia che toglie il fiato dalla bellezza della sua musica delle sfere, nella mano che al canto delle cinque del muezzin ti afferra e ti trascina alla preghiera nelle file geometriche e senza nomi degli orecchianti di Allah, nel vagare su una collina attraverso una foresta di steli di marmo che sono lapidi e sembrano alberi eterni, nelle case di legno cadenti di un quartiere che fu ricco un tempo e che adesso è ricco dei suoi molti bambini che corrono e vociano e delle donne velate che siedono e parlano e li osservano, nel marmo dove sei steso tu da solo nell'hammam col riverbero lunghissimo del tuo stesso canto e nel sudore che ti scivola via con scrosci d'acqua fredda, nella gentilezza di chi ti chiede se hai bisogno di aiuto, nel gusto dolciastro d'arancio che ti riempie la bocca di un narghilè nel cortile della piccola moschea che hai spiato, nel canto del muezzin che ti accompagna quando lasci la città. E in quell'addio, ti viene addosso come una cascata tutto quel che si è sottratto: sei preso dalla voce di Istanbul, adesso, e già sei un passo oltre. Come quella melodia che quand'eri nell'eco dell'hammam ti aveva visitato, e poi, anch'essa, si era sottratta. (Ps: se andate a Istanbul, non mancate la fumeria di cui sopra, digitando su google Erenler Çay Bahçesi). BUONEDALWEB MARCOROVELLI LUCIOCAPPÈAVEVA47ANNI,ERASPOSATOCONUNFIGLIO, FACEVA IL CAVATORE. È MORTO IERI MATTINA A CARRARA,SCHIACCIATODAUNBLOCCODIMARMOCHE S'È STACCATO DALLA CAVA 103 IN LOCALITÀ CALOCARA,uno di quei posti di luce bianca abbagliante e di troppa polvere da cui si estraggono i marmi che già prima dell'era cristiana venivano portati via mare a Roma e in tutto il Mediterraneo romanizzato. Lucio forse non ne era consapevole, ma c'è un legame di vita e di morte tra la sua montagna e il mare che si vede dalle cave, che lui - come tutti da quelle parti conoscono per numero più che per il nome. Lo stesso legame che per migliaia d'anni ha condizionato ogni popolazione che ha abitato le rive del grande mare, da cui arrivavano merci, cibo, cultura, ma anche guerre, distruzioni, malattie. Soprattutto arrivavano genti diverse, con cui confrontarsi. Tutte cose di cui si parla oggi e domani proprio a Carrara, nonostante il lutto per Lucio morto sul lavoro, nella rassegna Con-vivereCarrafestival, che coinvolge i luoghi più belli e rappresentativi della città, con installazioni, mostre, film, dibattiti, conferenze presentazioni, spettacoli che intendono rispondere a una domanda dalle cento risposte: il Mediterraneo può tornare ad essere un mare che unisce anzichè dividere i popoli? Ci provano, a rispondere, le mostre Mare nostrum e Libya con le foto di Pino Bertelli e Pietro Masturzo, rispettivamente all'Accademia delle Belle Arti e in via Loris Giorgi, che ospitano anche il mercato In mezzo alle terre. Arti e sapori mediterranei. Altro mercato dalle 11 alle 21 in piazza Duomo, specializzato nei vini mediterranei. Sempre oggi (ore 11.30) sul sagrato della Chiesa del Suffragio il sottosegretario alla Pubblica istruzione Marco Rossi Doria parla dell'esperienza educativa con chi arriva dall'altra parte del Mediterraneo. A seguire Amara Lakhous (15 e 30) su «Arabi in Italia. Riconciliare gli italiani con la loro memoria». Di grande richiamo alle 17.30 nel cortile dell'Istituto Figlie di Gesù la conferenza di Remo Bodei, direttore scientifico del festival, su «La Sardegna e il mare. Una storia mediterranea». La musica ligure diventa protagonista in palazzo Binelli (18.30), contendendo forse alcuni spettatori a Enzo Bianchi che alla stessa ora parla di dialogo interreligioso alle Figlie di Gesù. In serata (ore 21), incontro con Beppe Fiorello e la proiezione di Terraferma di Emanuele Crialese al Cinema Garibaldi. In Piazza Alberica, intanto, suona la Tangeri Cafè Orchestra diretta da Jamal Ouassini. Ed è solo un assaggio dei molti appuntamenti di oggi. Domani i piatti forti saranno Khaled Fuad Allam sulla primavera araba e Michele Luzzati sugli ebrei italiani e gli ebraismi mediterranei, con la chiusura in musica a piazza Alberica con il concerto Sud di Fiorella Mannoia (info www.con-vivere.it) Tornavisibile nelMuseo dell'OperadelDuomo laPorta delParadisodelGhiberti FOTO DI MAURIZIO DEGL' INNOCENTI/ANSA Mediterraneo, trapassato presenteefuturoprossimo IlParadiso riapre le porte Dopo27annidi restauri torna visibile l'operadiGhiberti Ilcapolavoroèesposto nellasalaalpianoterreno delMuseodell'Opera delDuomo.Lacopiarimarrà achiudere ilBattistero GIANNICAVERNI Sfiorare Istanbul unpasso altrove La Spezia, scomparso AmedeoLia grandecollezionista ÈMORTOALLASPEZIAALL'ETÀDI99ANNIAMEDEOLIA, CONSIDERATOILMECENATEDELLACITTÀ:NEL1996DONÒALCOMUNEUNATRALEPIÙPRESTIGIOSECOLLEZIONI DEL NORD ITALIA, oltre mille «pezzi», con opere di autori come Tintoretto, Tiziano, Bellini, Pontormo. Nato a Presicce, piccolo paese del Salento, nel 1913, Lia era un ex ufficiale della Marina. Appassionato di automobili e motori, fu raffinato intenditore di opere d'arte: in cinquant'anni di viaggi attorno al mondo Lia ha raccolto una collezione di straordinario valore: opere che documentano il gusto dell'arte in Italia e in Europa dall'epoca classica al tardo antico, al Medioevo, all'età moderna. Fanno parte della sua collezione dipinti, miniature, sculture in bronzo, argento, avorio e legno, vetri, maioliche. Il pezzo forte sono i cosiddetti «primitivi»: 70 tavole risalenti al Duecento e al Trecento. ... Per l'eventosonoarrivati giornalistidatutto ilmondo C'eraanche lareporter diAlJazeera U: 22 sabato 8 settembre 2012
Staino ALFREDOREICHLIN REGGIO EMILIA CHIUSURA DELLA FESTADEMOCRATICA NAZIONALE DOMENICA 9 SETTEMBREORE 16.30 CAMPOVOLO BOLOGNA L'Unità e Left sui costi della politica ANCORAUNATRAGEDIA. BARCONEAPICCO: UN MORTO,SALVATI56 Morrison e il fattore della razza Palieriapag. 19 AGardini ilpremio Viareggio Grazziniapag.20 eni partner Festivaletteratura di Mantova 2012 Piazza Castello sabato 8 settembre h. 11.00 presentazione del libro “Enrico Mattei. Tutti i discorsi: 1945 - 1962” con Paolo Mieli e Neri Marcorè eni.com Obama conquista la convention di Charlotte con un discorso di verità: non illudiamoci, la crisi è difficile e la nostra sarà una sfida epocale. Il presidente Usa attacca Romney e la sua ricetta economica fallimentare e rilancia il ruolo dello Stato nell'economia: dobbiamo insieme affrontare la sfida. Ma i dati sull'occupazione preoccupano i democratici: la ripresa è più fiacca del previsto. BERTINETTO MASTROLUCAA PAG.4 Obama fa i conti con la crisi: la nostra è una sfida epocale APAG. 11 UNITALIAA PISA Profumo: fare di tutto per rilanciare la ricerca Il leader Pd invita a reagire e a parlare di Italia: nel mio governo giovani ma anche persone esperte Intervista a Fassina: la crisi la nostra priorità COLLINIZEGARELLI APAG.6-7 Un momento del recupero dei naufraghi da parte della Guardia costiera FOTO ANSA La decisione della Bce di intervenire sui mercati a sostegno dei titoli di Stato rappresenta un passo avanti importante e nella giusta direzione nel travagliato processo di consolidamento dell'area euro. SEGUEA PAG.3 Condizionalità con alti rischi Salgarianid'Italia uniti dal ciak Crespiapag. 17 Bersani: vogliono fermarci U: LE DECISIONI PRESE IERI DALLABCE SOTTO LA GUIDA DI MARIO DRAGHI SEGNANO FORSE un punto di svolta. I tremendi problemi della crisi italiana non sono affatto risolti. Possiamo però affrontarli con più fiducia e più realismo. Finalmente la lotta politica italiana può cominciare a spostarsi in avanti, a quel livello europeo dove si decide intorno a cose come l'identità e la sopravvivenza della nazione, dove alla disgregazione dello Stato si può opporre una prospettiva di «europeizzazione», dove si può opporre alla situazione attuale in cui la politica è stata ridotta a sottosistema dell'economia, la possibilità di rimettere in gioco non solo le banche ma i soggetti sociali, le culture e i partiti europei. Dove la scelta tra destra e sinistra torna decisiva. Ecco perché sento, lo confesso, un senso di rigetto e di fastidio per questa ridicola disputa tra vecchi e giovani. Ridicola perché paradossale. Vedo anch'io molti vecchi che sopravvivono, ma il guaio è che non vedo molti giovani. SEGUEA PAG. 6 Il vero rinnovamento L'Italia alle prese con il rischio di dover subire nuove condizioni dalla Bce. Il piano di Draghi, che tutti considerano positivo, preoccupa per quei «pesanti» effetti previsti in caso di richiesta del salva-spread. Monti a Bari dice che si è «evitato il tracollo dell'Italia e dell'Europa». Gli Usa considerano importante l'azione di Draghi. E le Borse vanno bene: lo spread sceso a 335. CARUGATIFANTOZZIVENTIMIGLIAAPAG.2-3 Salva-spread, no al commissariamento Il rischio degli effetti di un intervento preoccupano anzitutto il centrosinistra Il premier: evitato il tracollo Non nascondo che sono insoddisfatto di Obama. Ma la sua idea di ciò che è giusto e sbagliato non solo è più etica di quella di Romney ma è anche la migliore per l'America e per il mondo. SafranFoer Protesta dei Cobas sul concorso per insegnanti SANGERMANO APAG. 10 Lampedusa, un'altra strage di immigrati: 79 dispersi L'imbarcazione era partita dalla Tunisia. Le associazioni umanitarie: ora deve muoversi l'Ue Un'altra strage di immigrati. Al largo di Lampedusa un barcone è colato a picco: tratti in salvo 56, uno trovato morto. Ma mancano all'appello in 79 secondo le testimonianze. Il naufragio è avvenuto a circa dodici miglia dalla costa. Il barcone stracarico di immigrati era partito da Sfax in Tunisia, località utilizzata come base dai trafficanti di essere umani. Le associazioni umanitarie: è una carneficina, l'Europa si muova. DEGIOVANNANGELI APAG.5 CINQUESTELLE «Democrazia non padroni» È rivolta contro Grillo Il fuorionda di Favia che accusa Casaleggio di essere «spietato» divide il movimento: scontro sul web FUSANI JOPAPAG. 9 L'ANALISI PAOLOGUERRIERI 2,00 l'Unità+Left (non vendibili separatamente)Anno89 n.248 Sabato 8 Settembre 2012
PARE PROPRIO SI DICA «SALGÀRI», CON L'ACCENTO SULLA SECONDA «A»: VIENE DALLA PAROLA CHE IN VENETO INDICA I SALICI, ABBONDANTI SULLE RIVE DELL'ADIGEPRESSOVERONA.Ma ci si dovrà sentire in colpa se per tutta la vita si è detto «Sàlgari», con l'accento sdrucciolo? Se non altro siamo in buona compagnia: sia Giovanni Davide Maderna che Ugo Gregoretti, due dei registi che animano la sezione salgariana del «cinema corsaro» all'interno delle Giornate degli Autori (sezione collaterale di Venezia), scivolano spesso con l'accento sulla prima «a». È più forte di loro (e di noi). Per altro la cosa si fa comica quando Maderna dice «Mompràcem» e noi gli confessiamo di aver sempre detto «Mòmpracem»; e a quel punto, sghignazzando, ci lanciamo in un'altra dotta disquisizione: «Sàndokan», sdrucciolo, o «“Sandokàn», tronco? Almeno su Yanez e Kammamuri siamo tutti d'accordo… È una questione d'accenti, con Salgari. Si può porre l'accento sulla saga malese o su quella caraibica, dal Corsaro nero in giù. Il «cinema corsaro» di Venezia ha scelto i Caraibi, e Maderna si è tuffato in una originalissima versione di JolandalafigliadelCorsaro Nero. Ma poi, da promotore (non curatore!) di questa sezione molto libera che ha ospitato anche film «corsari» in senso lato, come gli straordinari documentari politici del francese Sylvain George, ha invitato Ugo Gregoretti come padre di tutti i fratelli della Costa per riproporre la sua strepitosa rilettura delle Tigri di Mompracem (1974) con Gigi Proietti nei panni di Sandokan. … «Fu una produzione Rai cinque anni dopo Il Circolo Pickwick, cinque anni di castigo per aver realizzato un lavoro troppo lontano dai canoni Rai dell'epoca. Quando mi perdonarono e mi chiesero di lavorare su Salgari, andai a leggere tutti i numeri dell'Arena, il giornale di Verona sul quale il primo romanzo apparve a puntate nel 1883. Mi inventai una struttura narrativa molto libera in cui le avventure di Sandokan e della Perla di Labuan venivano narrate in parallelo alle notizie veronesi dell'epoca… E poi ebbi l'idea di Proietti come protagonista». Un'idea fantastica, perché Gigi - a 33 anni - aveva il «fisico del ruolo» come Kabir Bedi e forse più, e perché il suo talento vocale e comico consentì a Gregoretti di realizzare una «parodia filologica» geniale: «Non c'è una sola battuta che non venga dal libro, e che non rispetti le indicazioni di Salgari: e dette da Gigi, diventano al tempo stesso eroiche e comiche». Esistono naturalmente anche versioni classiche del ciclo malese, dal famoso Sandokan tv di Sollima ai film di Umberto Lenzi con l'ex Ercole Steve Reeves, ma Maderna e il suo co-regista Mauro Santini devono aver molto pensato a Gregoretti nel realizzare Carmelasalvatadaifilibustieri. Il romanzo caraibico su Jolanda (portato al cinema negli anni '50 da Mario Soldati) ispira un'avventura fiabesca nella Taranto vecchia di oggi, luogo che potrebbe «interpretare» Maracaibo con pochissimi aggiustamenti. Due pescatori di cozze (i fratelli Mimmo e Sussò Boccuni), spinti da un bizzarro sogno della madre, cercano Carmela/Jolanda esattamente come Carmaux e Van Stiller (quello che dice sempre e soltanto «tuoni d'Amburgo!») nel romanzo. Ne è uscito un film poetico e stranissimo, a metà fra il documentario sulle cozze del Mare Piccolo e la ricognizione onirica nella città vecchia. CREATOREDI IMMAGINARIO Anche Maderna, pur più giovane di Gregoretti, è un salgariano doc: «Mi sembra faccia parte a buon diritto della cultura pop, è un grande creatore di Immaginario. Scriveva i suoi romanzi esotici senza mai aver abbandonato la Pianura Padana, per cui mi sembra lecito ambientarlo dovunque: va affrontato con amore e libertà». Gregoretti, essendo nato nel 1930, lo ha letto in un'epoca diversa: «Durante la guerra, Salgari era soprattutto un esorcismo contro la fame. Stavo chiuso nella mia cameretta a leggere queste descrizioni lussureggianti di pasti luculliani, frutti della giungla, babirussa allo spiedo… e intanto aspettavo che mia madre mi chiamasse per mangiare, se andava bene, un uovo al tegamino». In ogni caso Salgari continua a produrre fantasia. In agosto abbiamo ricordato i 150 dalla sua nascita, avvenuta il 21 agosto del 1862. La sua morte invece, nonostante il tragico suicidio a 48 anni, per noi salgariani non è mai avvenuta. LASCHEDA I filmpresentati allaMostra MOSTRADIVENEZIA : «Unagiornataspeciale»diFrancescaComencini PAG. 18 FESTIVALDIMANTOVA : LascrittriceToniMorrisonparladi razzismoedelezioni americane PAG. 19 ANNIVERSARI INMUSICA : CentoannidiJohnCage PAG. 20 U: CINEMACORSAROSalgarianinelcuoreTra i fandiSandokanMadernaeGregoretti AlleGiornatedegliAutori i ricordidei registi chehannoattintoallesaghedelloscrittore per lavori supiccoloegrandeschermo ALBERTOCRESPI VENEZIA Lasezione del«Cinema corsaro»si svolgeall'interno delleGiornatedegli Autori,ed è imperniata intorno a tre filmvolutida GiovanniDavide Maderna,che della sezioneè ideatore epromotore.Oltre aCarmela salvata dai filibustieri»dello stessoMaderna ediSantini,gli altri filmsono Gli intrepidi di Cioni eIolanda tra bimba e corsara di DeBernardi.Tutti i film sono ispiratial 150esimo anniversario dellanascitadi Salgari eco-prodottida FuoriOrario/Raitre.Nella stessa sezioneriproposto anche Le tigri di Mompracem di Ugo Gregoretti. (Nell'immagine la copertinaoriginale del librodi Salgari ripubblicatadaRBA per la collezione in uscita inedicola) sabato 8 settembre 2012 17
24 sabato 8 settembre 2012
UN'EUROPASENZAILSUD.ÈQUESTOILSEN-SO DEL REFERENDUM CHE LA LEGA NORD HADEPOSITATO INCASSAZIONE, che si accompagna a una proposta di legge costituzionale per cui già raccoglie le firme. Non paghi d'aver usurpato e pervertito la bella idea di un'«Europa dei popoli e delle regioni», ora i leghisti, con Roberto Maroni («quello buono», considerato da certi maestri del pensiero alla moda persino «un grande ministro dell'Interno»), hanno trovato la soluzione per la crisi dell'Eurozona: espellere le regioni meridionali. Qualcosa di più, insomma, di quell'«euro del Nord» mal orecchiato da un dibattito europeo che con la crisi si è ancor più smarrito, con istituzioni e governi che proprio nei confronti della frontiera meridionale - frontiera della crisi, dalla Grecia verso occidente - mostravano vigliaccheria, accanimento e miopia, infami omissioni o troppo interessate attenzioni. Del resto, prendendo le redini di una Lega travolta da scandali finanziari, miserie umane e fallimenti politici, Maroni lo aveva detto chiaramente: la Lega deve tornare alle sue origini e deve rilanciare la sua azione. Eccole lì, le origini: una semplificazione dei problemi fino alla brutalità delle soluzioni che è alla radice di ogni populismo, e specialmente di quella peculiare forma di populismo che essa ha rappresentato, mescolato all'egoismo territoriale. Una propaganda che è stata buona a seminare discordia civile nel Paese, ma che ha collezionato solo fallimenti politici. E di fronte al suo fallimento, ora la Lega rilancia: la secessione mancata in Italia - mutata in federalismo vendicativo, e poi barattata per prossimità e contiguità alla «Roma» dei governi Berlusconi, alle sue cricche e ai suoi peggiori vizi - viene proposta a livello europeo. Verrebbe da pensare all'Europa carolingia - aiutati dai tempi che corrono, dagli egoismi nazionali, settentrionali, nutriti di luoghi comuni e gravidi maggiori disastri, che sempre si accompagnano alle crisi di cui non si intravede la fine - se il loro apparato mitico non si fermasse ai «barbari». Purtroppo, non si può scherzarci su, confortarsi liquidando le sparate leghiste come rigurgiti di una stagione politica finalmente superata, e continuare a volgere lo sguardo al mondo. Perché un disegno politico c'è, e chiama direttamente in causa il Pdl, proprio nei giorni in cui s'è svolto il meeting del Ppe. L'obiettivo dichiarato di Maroni è fare della Lega la «Csu del Nord», e questo referendum sull'Europa dovrebbe svolgersi in concomitanza con le politiche. Proprio ora che il gioco europeo si fa duro, all'indomani delle decisioni della Banca centrale, la posta politica principale, sul piano sovranazionale, è come rilanciare lo sviluppo nella «frontiera meridionale» dell'Europa, salvaguardando i diritti e la democrazia, possibilmente. Chi si candida a governare un Paese - un Paese meridionale come l'Italia, specialmente - non può avere ombre di ambiguità sulle prospettive dell'Europa, della moneta unica e dell'integrazione politica. E dunque, è con l'idea di un'Europa senza il Sud che il Pdl, nella ricercata e rinnovata intesa con la Lega, si candiderà alla guida del Paese? La risposta non la deve solo agli italiani, ma all'Europa, a partire dagli altri partiti popolari europei. Lo deve forse anche allo stesso presidente Monti, che verso il Ppe ha espresso parole così amichevoli di antica «affinità» (un po' incaute, forse, furono quelle che usò a suo tempo per sostenere l'affinità a quella cultura politica del partito berlusconiano). Vorremmo che Angelino Alfano avesse almeno un moto di dignità, di decenza. Cosa racconterà in Sicilia nella campagna elettorale delle prossime settimane? Cosa racconterà, nei prossimi mesi, il Pdl nelle regioni meridionali, che evidentemente continua a considerare poco meno di una «riserva elettorale»? Quel Mezzogiorno che Maroni farebbe fuori dall'Europa, e che in effetti soltanto in una nuova attenzione dell'Europa verso la «frontiera meridionale» può trovare una via di uscita dalla crisi. E, insieme alle altre regioni meridionali europee, rappresentare l'uscita dalla crisi per l'intero Continente. L'Europa, verso sud, troppe volte ha già perso la faccia, oggi in Siria e ieri con le Primavere arabe, e ogni giorno mostra la sua faccia peggiore nel Canale di Sicilia. In quella Lampedusa delle cui drammatiche emergenze, politicamente costruite, proprio il già ministro Maroni porta le più gravi responsabilità. E poi, è così che accade, ogni infamia precipita sempre in un'infamia maggiore, peggiore. Si discute dell'«Europa senza il Sud» che vorrebbero i leghisti, nel giorno in cui a largo di Lampedusa si consuma l'ennesima tragedia. A 12 miglia dalla costa, un barcone di migranti è andato a fondo. Si contano i salvati, mentre le decine di sommersi non avranno nemmeno un numero, le loro ossa saranno spolpate in mare, dove li semina Morte da vent'anni. «Atti relativi a un naufragio», raccoglie la procura di Agrigento. Però noi sappiamo bene di che si tratta. È l'Europa senza sud, quella che già ci copre di vergogna. L'intervento La vera priorità è la riforma dello Stato Pietro Barcellona DAOGNIPARTESILEVAUNCOROADENUNCIADEL-LA MANCANZA DI CLASSI DIRIGENTI ALL'ALTEZZA DEIPROBLEMIe delle sfide del Paese, un'“antologia” di testi critici in cui le classi dirigenti sono rappresentate come incolte, corrotte, prive di idee. Cacciari ripete con toni ossessivi che la «questione settentrionale» sia la conseguenza dell'incapacità di ridare al centro-nord il ruolo di motore dello sviluppo; Diamanti, in un affresco sugli ultimi vent'anni, mostra come manchi ogni tentativo di dare risposte credibili ed efficaci, e denuncia l'incapacità di affrontare la questione della «verità» sui rapporti fra parti dello Stato e gruppi criminali; Scalfari nel suo colloquio postumo col cardinal Martini affronta il tema del declino italiano attraverso la categoria della rabbia che avrebbe avvelenato anche le proteste legittime. Che il Paese sia allo sfascio ce lo sentiamo ripetere dalle cronache di fabbriche e miniere che chiudono; il quadro d'insieme, dai dati dell'economia reale al dibattito pubblico, è desolante e deprimente. Il problema dell'assenza di una classe dirigente adeguata è alla base dell'abisso tra senso comune e discussione pubblica, ma porrei agli intervenuti sul tema una domanda provocatoria sulla loro posizione personale, poiché sono tutti esponenti delle classi dirigenti di cui denunciano corruzione e inefficienza. Chi sono dunque gli agenti responsabili di questo degrado apparentemente inarrestabile? Che ruolo hanno avuto gli intellettuali in questi anni d'involuzione? Se guardo alla prima Repubblica, al di là di ogni giudizio politico sui partiti e sul sistema, non posso che ricordare l'apertura di credito nei confronti degli intellettuali di cui si fecero promotori Pci e Centro per la Riforma dello Stato, eleggendone decine come parlamentari della sinistra indipendente e affidando loro incarichi di prestigio. Ancora al congresso di Rimini, era presente un largo numero di intellettuali, capeggiati da Flores d'Arcais e dal gruppo di MicroMega; Rodotà fu chiamato a presiedere il partito che succedeva allo scioglimento del Pci. Negli stessi anni, entravano in scena i riformisti di matrice socialista, da Giuliano Amato a Franco Bassanini; anche nel mondo democristiano si avvertiva una voglia di rinnovamento e Zaccagnini apriva il suo partito a forze provenienti da centri studi e università. La tempesta di mani pulite, al di là del protagonismo giudiziario oggi improvvisamente criticato, fu anche una rivoluzione culturale che mise in campo nuove personalità animate da desiderio di pulizia morale e rinnovamento; da spinte legate ai territori emersero figure di sindaci e amministratori. Anche la Chiesa apriva un colloquio con la cultura attraverso il Cortile dei Gentili, con intellettuali prestigiosi impegnati in riflessioni sull'etica civile e la riforma politica. E non mi soffermo sul ruolo persino invasivo degli intellettuali italiani nel sistema mediatico, giornali e sistemi televisivi, pubblici e privati. Oggi un governo di professori universitari è sostenuto da quel che rimane del sistema dei partiti, a dimostrazione della disponibilità di gran parte delle forze politiche ad accettare l'eterodirezione dei «tecnici». Mi sembra evidente che il sistema politico abbia cercato di reagire al proprio disfacimento aprendo le porte a intellettuali ed esponenti della società civile, chiamati a ricoprire ruoli di potere che avrebbero potuto innescare un processo riformatore. Se questo non è accaduto, se stiamo vivendo un momento di deficit delle classi dirigenti, chi lo denuncia dovrebbe chiamarsi in causa direttamente, analizzando con più spirito critico e meno autogiustificazioni il ruolo dell'elite intellettuale. Lo psicoanalista fondatore dello studio di dinamiche di gruppo, Bion, propone uno schema che potrebbe essere applicato anche al sistema politico-sociale: ogni gruppo attraversa uno stato di fluidità emotiva che lo fa vivere in un'ossessione immaginaria, per esempio la paura del nemico minaccioso e incombente; il gruppo rischia la catastrofe del caos, ma si salva se produce un «gruppo di lavoro specializzato», per mediare tra l'irruzione magmatica dell'emozione e la realtà esterna. I gruppi di lavoro sono espressione della funzione intellettuale di riorganizzazione del rapporto con la realtà e permettono di evitare il contagio della paura e lo scatenarsi della rabbia di cui parla Scalfari. Nella storia della Repubblica, la categoria che avrebbe la funzione intellettuale di mediare tra i fantasmi e la realtà ha davvero adempiuto ai propri compiti? Secondo Bion, i «gruppi specializzati» possono andare incontro a processi degenerativi, inquinando con rappresentazioni false il senso comune del popolo: così l'aristocrazia si può trasformare in massoneria o la buona famiglia religiosa può diventare una famiglia mafiosa. Se si guarda al ruolo di servizi segreti, massonerie e mafie nei passaggi cruciali della vita repubblicana, si può affrontare il tema dell'attuale degrado e della complicità inconsapevole che ci coinvolge tutti per incapacità di autocritica. Come non allarmarsi leggendo le ultime righe dell'intervento di Scalfari in difesa di Napolitano, in cui conclude che le trattative tra Stato e poteri illegali si verificano da che mondo è mondo? Credo che questo non sia vero e che proprio all'acquiescenza allo svolgimento della vita segreta dello Stato si debbano molti dei guai che stiamo vivendo. Gli intellettuali possono riprendere in mano una situazione così compromessa ad una sola condizione: la riforma dello Stato nelle sue istituzioni e nelle sue articolazioni deve diventare il primo punto della rifondazione del nostro Paese. Carlo Levi, nell'indimenticabile «Cristo si è fermato a Eboli», descrive con rara efficacia l'ideologia del ceto medio che ha occupato la burocrazia statale e che rappresenta un miscuglio di statalismo assistenziale, edonismo liberista e conformismo fascista. Questa diagnosi antropologica ben spiega la formazione di una maggioranza silenziosa che, anche quando manifesta rabbia, vuole assistenza e benefici personali. Levi ipotizzava una riforma dello Stato come vera grande questione nazionale per ricreare un rapporto di comunicazione tra Nord e Sud, ma oggi siamo fermi allo Stato precostituzionale, fatto di paternalismo protettivo ed egoismo sfrenato. Anziché baloccarsi a discutere sul dopo Monti, coloro che avanzeranno candidature per il governo del Paese farebbero bene a proporre anzitutto una grande riforma dello Stato. Solo questo tema può ridare energia e creatività a un ceto intellettuale che appare solo capace di prediche e recriminazioni. QUEST'OGGIDEDICOLOSPAZIOCHEL'UNITÀMICONCE-DEPERRIFERIREPARTIDELLARISPOSTADATADAJUDITH BUTLER, FILOSOFA AMERICANA insignita del premio Adorno, a coloro che le hanno contestato il riconoscimento con le ripugnanti accuse di essere un'ebrea antisemita che odia se stessa. Avendo io stesso ricevuto queste accuse mi affido alle sue luminose parole. «Il Jerusalem Post ha recentemente pubblicato un articolo in cui si riportava che alcune organizzazioni sono contrarie al fatto che io riceva il Premio Adorno(... ). Le accuse contro di me sono di appoggiare Hamas e Hezbollah (non vero), di appoggiare il Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) (parzialmente vero) e di essere un'anti-semita (platealmente falso). Ho ricevuto un'educazione ebraica a Cleveland, sotto la guida del Rabbino Daniel Silver, in una sinagoga dell'Ohio in cui ho sviluppato le mie forti visioni etiche sulla base del pensiero filosofico ebraico. Nel mio percorso di formazione mi sono convinta che gli altri ci chiedono di – e noi stessi ci interroghiamo su come – rispondere alle loro sofferenze e di cercare di alleviarle. Tuttavia, per fare questo dobbiamo essere capaci di ascoltare e trovare i mezzi con cui rispondere, e talvolta di pagare le conseguenze dei modi in cui decidiamo di opporci alle ingiustizie. In ogni singola tappa della mia educazione ebraica mi è stato insegnato che rimanere in silenzio di fronte all'ingiustizia non è accettabile(...) La mia posizione non è ascoltata da questi detrattori, e forse non dovrei sorprendermi, visto che la loro tattica consiste nel distruggere le condizioni di ascoltabilità(...). È falso, assurdo e doloroso per chiunque sentir dire che chi formula una critica dello Stato di Israele è un antisemita, o, se ebreo, un ebreo che odia sé stesso. Accuse di questo genere cercano di demonizzare la persona che articola un punto di vista critico e di squalificare questo punto di vista in partenza. Si tratta di una tattica di messa a tacere: di questa persona non si può parlare, e qualunque cosa essa dica va respinta in anticipo o distorta in modo tale da negare la validità stessa della presa di parola. L'accusa rifiuta di prendere in considerazione il punto di vista, di discuterne la validità, di valutarne le sue prove, e di trarne una conclusione oculata sulla base dell'ascolto della propria ragione. L'accusa non è semplicemente un attacco contro le persone che hanno punti di vista discutibili, ma si traduce in un attacco contro qualsiasi scambio ragionevole di opinioni... Quando degli ebrei etichettano altri ebrei come «antisemiti», essi cercano di monopolizzare il diritto di parlare a nome degli ebrei. Dunque l'accusa di antisemitismo serve da copertura per una diatriba tra ebrei». Invito caldamente il lettore a leggere l'intero intervento sul sito «Mondoweiss». Moni Ovadia Musicista e scrittore Il commento Europa senza Sud, Lega senza vergogna Giuseppe Provenzano Vocid'autore L'assurdità dell'accusa di odiare se stessi COMUNITÀ Maramotti sabato 8 settembre 2012 15
Se il Bureau of Labor Statistics avesse anticipato di un giorno la diffusione dei nuovi dati sulla disoccupazione negli Usa, i delegati Democratici alla Convention di Charlotte avrebbero sentito Obama pronunciare questa frase: «I dati sono un'ulteriore prova che l'economia americana continua a riprendersi dopo la peggiore svolta negativa dai tempi della Grande Depressione». Cioè le parole con cui la Casa Bianca ha commentato ieri la notizia che in agosto i posti di lavoro sono aumentati di 96mila unità. Un segno più dunque, che potrebbe aiutare il presidente nella ricerca di consensi nella campagna elettorale in corso, se non fosse compensato in senso opposto dal fatto che l'incremento c'è stato sì, ma inferiore alle attese. E inoltre, se il tasso di disoccupazione è sceso rispetto a luglio, dall'8,3% all'8,1%, questo si deve soprattutto al fatto che è salito il numero di coloro che rinunciano a cercare lavoro. Economia inevitabilmente al centro del discorso con cui Obama ha formalmente annunciato di accettare la «nomination» Democratica e di ricandidarsi alla Casa Bianca. Inevitabilmente al centro, perché la crisi non è affatto superata, e, per usare le parole usate ieri dal rivale repubblicano Romney nel valutare quelle stesse statistiche interpretate positivamente dai Democratici, «la disoccupazione per il 43° mese consecutivo supera l'8%». DUECONCETTI DISTATO Nella Time Warner Cable Arena di Charlotte, in North Carolina, il presidente prospetta cifre e tempi dei miglioramenti che si impegna a perseguire. «Un milione di nuovi posti di lavoro» nell'industria manifatturiera entro il 2016 e altri 600mila nell'estrazione di gas naturale. Raddoppio delle esportazioni nei prossimi due anni. Dimezzamento delle importazioni di petrolio entro il 2020. Drastica riduzione delle spese a carico degli studenti universitari: «Le rette dei college saranno tagliate della metà nei prossimi dieci anni». Ridimensionamento del deficit statale: «Quattromila miliardi in meno nel prossimo decennio». Ma in una cornice scenografica dominata dal blu, il colore del partito, e dalle stelle e strisce della bandiera nazionale, l'uomo che nel 2008 conquistò il cuore dei connazionali esortandoli a credere nel «cambiamento», non si limita a un elenco di buoni propositi e di singoli provvedimenti. Insiste piuttosto sulla radicale alterità del suo programma rispetto a quello di Romney. «La scelta - dice - non è fra due candidati o due partiti, ma fra due visioni, due strade nettamente diverse». «Noi non crediamo che lo Stato risolva da solo tutti i problemi - afferma Obama tra gli applausi -. Ma nemmeno pensiamo che lo Stato sia la fonte di ogni problema. E lo stesso vale per le strutture del welfare o le grandi aziende o i sindacati o gli immigrati o i gay o qualunque altro soggetto che (i Repubblicani) ci vengono a indicare come responsabili dei guai comuni». D'altra parte, continua Obama, Romney non fa altro che proporre «la stessa ricetta che il suo partito offre da trent'anni». «Siamo in attivo? Proviamo a tagliare le tasse. Siamo in passivo? Proviamo un altro taglio. Senti che ti sta venendo il raffreddore? Prendi due tagli di tasse, e dammi un colpo di telefono domattina». Nella chiamata a raccolta di coloro che 4 anni fa ascoltarono il suo messaggio ma sono poi rimasti in parte delusi dagli insuccessi, riecheggia, rielaborato e adattato al presente, l'inno alla fiducia in un futuro migliore, un «yes we can» formato 2012. «Non mi avete eletto per dirvi quello che volete sentirvi dire, mi avete eletto per dirvi la verità - dice Barack -. E la verità è che ci occorre più di qualche anno per risolvere problemi che si sono accumulate per decenni». «Ma i nostri problemi possono essere risolti. Mai sono stato più speranzoso di quanto non sia ora per l'America. Non perché ritenga di conoscere tutte le risposte. Ma perché la mia speranza risiede in voi». Un richiamo alle grandi trasformazioni dell'era rooseveltiana e l'assicurazione che «la nostra lotta punta a ripristinare i valori sui quali abbiamo costruito la più grande classe media e la più solida economia che il mondo abbia mai conosciuto». Sul palco, l'abbraccio con Michelle e le loro due figlie. Attorno a loro lo sventolio delle bandiere e gli striscioni di incoraggiamento. «Ancora quattro anni» ripetono in corso i militanti democratici. Una ripresa a piccoli passi, a Barack l'aiuto di Draghi L'ANALISI MARINAMASTROLUCA La crisi Usa si allunga Obama: sfida epocale Lapo Pistelli «L'Europa vista da Charlotte è un problema» UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it «HOPE». QUATTROANNI FALAPAROLACHIAVE di un candidato con un nome impronunciabile e persino sospetto - Hussein - era stata questa: speranza. E la folla che accorreva ad acclamarlo come un messia conosceva a memoria le parole dei suoi comizi, le ripeteva sotto voce come una preghiera, ad occhi chiusi, il volto rigato dalle lacrime. L'Obama che ha parlato a Charlotte ha appena accennato alla speranza, tanti sono i delusi. Il filo conduttore stavolta ha affondato le radici nell'idea di condivisione, di cittadinanza, proiettando davanti agli elettori la scelta tra due diverse visioni del futuro. Quella di chi ha una sola ricetta per tutto, i tagli alle tasse e si salvi chi può. E quella di chi crede che nessuno si salva da solo e che lo Stato può e deve avere un ruolo, la politica economica può e deve creare un argine alla sregolatezza del mercato - che è poi quella che ha prodotto la crisi. Non ci sono ricette magiche, ci vuole tempo per fare. Il punto è capire se di tempo ce n'è. I dati sul lavoro Usa, pubblicati dieci ore dopo il discorso di Charlotte, ma indubbiamente compresi nel richiamo di Obama alla necessità di andare avanti con «pazienza», dicono di un'America che non cresce come vorrebbe, ma non torna indietro. Romney non ha tardato ad ironizzare sul «mal di testa» dopo la sbornia di bei discorsi alla convention democratica. In realtà il quadro che esce dagli uffici di statistica è esattamente quello che il governatore della Fed Bernanke preconizzava pochi giorni fa: una crescita strozzata, un mercato del lavoro stagnante. La Fed, notoriamente un'istituzione non tacciabile di inclinazioni al socialismo, aveva annunciato tra l'indignazione dei repubblicani, di non escludere «azioni non convenzionali per fornire stimolo all'economia», ossia l'acquisto di titoli di Stato per la terza volta dall'inizio della crisi. Una misura interventista, un timone tra i marosi dei mercati che un partito repubblicano sempre più conservatore vorrebbe lasciati a se stessi. Una misura che comunque non genera una risposta immediata. L'appello alla pazienza di Obama ha in sé una buona dose di realismo, almeno pari alla dimensione del sogno che lo traghettò quattro anni fa alla Casa Bianca. È stato abbastanza per entusiasmare la platea dei fedelissimi di Charlotte, anche se quello di Obama è stato definito da diversi commentatori come il «terzo miglior discorso» della convention - di gran lunga dietro l'ispirazione di Michelle e della «rock star» Clinton - e persino il discorso senza mordente di chi crede di avere un largo margine di vantaggio (e rischia poi di perdere la partita). Sarà abbastanza per convincere quegli americani che hanno smesso persino di cercarlo un lavoro? I sondaggi continuano a dare i due candidati ad un'incollatura, anche se nel dettaglio l'indice di approvazione del presidente è sempre qualche punto sopra di quello di Romney. Che ha dalla sua, però, una potenza di fuoco pressoché illimitata grazie al sostegno del grande business Usa. Per le prossime settimane ognuno andrà per la sua strada. Romney a promettere 12 milioni di posti di lavoro e tagli alle tasse - il Paese dei balocchi secondo economisti dello spessore di Paul Krugman. Obama ancorato presidenzialmente al senso della realtà, ai piccoli passi che messi in fila, come le formiche, debbono essere sufficienti ai bisogni di un'intera comunità, non solo di pochi. Il 6 novembre si vedrà quale visione sarà vincente. Ma non tutto dipenderà da Romney o da Obama e dalle loro qualità. Per il Financial Times l'intervento di Draghi per imbrigliare lo spread potrebbe contare più di tanti spot. «Le chance di rielezione del presidente Barack Obama sono aumentate giovedì», scrive il quotidiano finanziario della City, citando le misure della Bce. «Non muoveranno i sondaggi, non muoveranno un singolo voto. Draghi ha però ridotto il maggiore rischio per Obama: un tracollo nell'area euro prima delle elezioni», che avrebbe fatto naufragare definitivamente la fragile ripresa americana. Nessuno, nemmeno Obama, si salva da solo. Barack Obama davanti alla platea democratica a Charlotte FOTO ANSA I dati sul lavoro confermano una crescita più lenta del previsto, meno disoccupati Nel discorso della nomination la scelta tra due visioni del Paese: «Il nostro futuro è migliore» LEPRESIDENZIALIAMERICANE «La crisi non è purtroppo un'esclusiva europea. Anche gli Stati Uniti soffrono un momento d'incertezza. Ne è testimonianza la fortissima polarizzazione dell'elettorato americano davanti alla scelta fra Obama e Romney nelle elezioni di novembre. Le due convenzioni hanno rivelato una radicale differenza d'impostazione programmatica che rende le opzioni molto nette». A sostenerlo è Lapo Pistelli, responsabile esteri e relazioni internazionale del Pd, di ritorno dalla Convention di Charlotte. Qualè la sfida rilanciata daBarack Obamadalla Conventiondi Charlotte? «Completare il lavoro iniziato quattro anni fa, con la consapevolezza che il mondo nel frattempo ha attraversato una crisi ancora più dura. Obama fa questo innanzitutto rivendicando i risultato ottenuti nei suoi quattro anni alla Casa Bianca: Medicare, il ritiro dall'Iraq, la fine di Osama bin Laden, il boom delle energie rinnovabili e, soprattutto, la resurrezione dell'industria automobilistica. In questo contesto, Obama ha rilanciato uno spirito di coesione contrapposto al “fai da te” dei Repubblicani». Quale immagine di sé hannodato RomneyeObamanelledueConventioneoltre? «Romney si offre come un amministratore delegato del Paese, Obama come un leader politico. Il primo ripropone la consueta scelta dello stato minimo e dei tagli fiscali, il secondo rivendica gli investimenti sull'educazione, la ricerca e i prestiti scolastici per adeguare la nuova generazione alla sfida globale. Barack Obama ha parlato come il presidente, non solo come un candidato: con un discorso appassionato ma serio, con poche concessioni alla retorica elettorale ha dimostrato di guadagnarsi quel ruolo di riferimento globale per i progressisti su cui si fonda anche l'amicizia e la cooperazione fra i democratici americani e i democratici italiani». Quale messaggio all'Europa esce dalla ConventiondeiDemocraticiUsa? «Purtroppo, che siamo utili agli affari del mondo solo se portiamo soluzioni e non i nostri problemi. E oggi l'Europa è un problema». Eaiprogressisti europei? «Si vince soltanto restando uniti, credendo nella forza di cambiamento delle persone, e vedendo il futuro sempre come opportunità». . . . L'eco di «Yes we can» quattro anni dopo «Una strada difficile ma possiamo farcela» GABRIELBERTINETTO 4 sabato 8 settembre 2012
Un'esecuzione. Roba da professionisti. Potrebbe essere stato più di uno assassino a trucidare in Alta Savoia, la famiglia dell'ingegner Saad al Hilli, britannici di origini irachene in vacanza vicino al lago di Annecy, sulle Alpi francesi e un ciclista del luogo, un testimone da eliminare. COLPODI GRAZIA Lo affermano fonti di Sky News, aggiungendo che ciascuna vittima nell'auto è stata colpita da due proiettili alla testa, mentre il ciclista francese è stato ucciso con cinque colpi. Venticinque sarebbero i bossoli ritrovati intorno alla Bmw bordeaux delle vittime. L'edizione online dei Daily Maily sottolinea come tre delle quattro vittime - Saad al Hilli, la moglie Ikbal e la suocera - siano state freddate in soli 30 secondi all'interno della loro vettura e tutte da due colpi d'arma da fuoco in fronte. Tecniche da killer professionisti, con tanto di «colpo di grazia». Cinque sono stati, invece, i colpi destinati all'altra vittima, Sylvain Mollier, il 45enne padre di tre figli, arrivato per caso sulla scena del crimine in bicicletta e diventato un testimone scomodo. «Volevano uccidere tutte le persone presenti». Questa è la prima conclusione del procuratore di Annecy, Eric Maillaud, annunciando che sono state avviate due procedure giudiziarie, per omicidio e per tentato omicidio, dopo lo sterminio della famiglia inglese. Solo per caso si sono salvate le due figlie di Saad al Hilli. La prima di 7 anni che è stata ferita gravemente alla testa e ad una spalla, è stata sottoposta ad un primo intervento chirurgico, cui ne seguirà un secondo. Ora è fuori pericolo. La sorellina di 4 anni Zeena, invece, è l'unica rimasta incolume perché le ha fatto scudo il corpo senza vita della madre. «Ha sentito dei rumori, ma non ha visto nulla» ha riferito il magistrato. «È ancora molto traumatizzata» ha aggiunto l'ambasciatore britannico a Parigi, Sir Peter Ricketts, che ha avuto modo di visitarla. Entrambe le bambine, sono sotto stretta protezione. Per ora la pista è quell'uomo con una camicia nera che è stato visto allontarsi a grande velocità dal luogo della strage a bordo di una Peugeot notato dal testimone che ha dato l'allarme. Lo riferisce il quotidiano Evening Standard. Tra le piste da verificare come causa della strage il giudice francese ha indicato quella di un violento scontro dell'ingegnere con il fratello, Zaid scoppiato lo scorso anno per motivi di interesse. Secondo voci raccolte dalla polizia inglese vi sarebbero stati contrasti per l'eredità paterna: della casa nel Surrey, nei dintorni di Londra, dove poi la famiglia è andata a vivere, e di altre proprietà in Francia, Svizzera, Spagna e Iraq. Zaid era stato pure estromesso dalla società aeronautica del fratello. «Sembra che ci fosse una disputa tra i due fratelli per soldi - ha affermato il procuratore francese -. Queste sembrano essere informazioni attendibili provenienti dalla polizia britannica. Il fratello dovrà essere interrogato a lungo. Ogni pista sarà scrupolosamente seguita». Ieri Zaid al Hilli si è presentato spontaneamente alla polizia del Surrey per escludere ogni suo coinvolgimento nella strage e per fornire la sua collaborazione alle indagini. Ieri un'altra voce circolava come possibile pista per gli inquirenti. Che l'ingegnere di origine irachena fosse «conosciuto» dai servizi di intelligence inglesi. Trasferitosi in Inghilterra negli anni '70, sarebbe stato messo sotto sorveglianza speciale settimane durante l'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito nel 2003. Questa circostanza però, ieri, è stata formalmente esclusa dal magistrato francese. Era «totalmente sconosciuto in materia di terrorismo o anti-terrorismo ai servizi competenti francesi o britannici» ha assicurato. Le indagini, comunque, portano a Londra. Maillaud ha annunciato la partenza immediata di un inquirente francese per incontrare i colleghi britannici. Vi è da scavare nella vita di Saad el Hilli, esperto in aeronautica e in ingegneria aerospaziale. Abitava con la famiglia a Claygate, un quartiere «satellite» sorto nel Surrey, alla periferia sud di Londra. Ambiente signorile e discreto. Come cortese e riservata era la famiglia al Hilli. «L'ingegnere non parlava mai di politica, ma era preoccupato per i familiari rimasti in Iraq», c'è chi assicura. Ieri in tanti hanno portato fiori alla villetta dove viveva la famiglia al Hilli. Libera su cauzione. Rimsha Masih, la bambina cristiana di 14 anni accusata in Pakistan di blasfemia tre settimane fa potrà finalmente lasciare il carcere. Dopo un serie di rinvii, ieri il giudice Azam Khan ha esaminato la domanda presentata dai legali della difesa della piccola e ne ha disposto il rilascio, sia pure condizionato al deposito di una cauzione di un milione di rupie (oltre 8.300 euro), una somma non indifferente. È stata gioia grande per i famigliari e per i militanti cristiani in attesa all'esterno del tribunale di Islamabad. La bambina, accusata dall'imam della moschea di Mehrabadi di aver bruciato una copia del Corano, era dietro alle sbarre dal 16 agosto scorso. Dovrebbe essere rilasciata oggi, dopo il completamento delle formalità burocratiche, ma per ragioni di sicurezza potrebbe essere trasferita in una località segreta. Il consigliere del primo ministro per l'Armonia Nazionale, Paul Bhatti, ha espresso «grande soddisfazione» per il funzionamento della giustizia e per la dimostrazione che la parte sana della società pachistana ha ancora una volta prevalso. Il principale accusatore della bambina, l'imam della moschea Khalid Jadoon, è stato arrestato, con l'accusa di aver montato ad arte la vicenda con l'obiettivo di criminalizzare i cristiani della piccola comunità. Determinante l'intervento del presidente del Consiglio degli Ulema pachistani, Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, che giorni fa aveva chiesto l'immediata liberazione di Rimsha. E anche la decisione del ministro dell'Interno Rehman Malik di coinvolgere i massimi vertici della polizia e della magistratura nella fase cruciale delle indagini. Lo stesso Malik, parlando ieri al Senato, ha rivelato che la borsa di plastica incriminata trovata in possesso di Rimsha, non conteneva ceneri di pagine del Corano, ma di residui di legna. Un particolare di grande importanza perchè confermerebbe la versione fornita da tre religiosi musulmani che hanno dichiarato di avere visto l'imam Jadoon collocare personalmente pagine di un Corano dentro la busta di plastica, portatagli dal figlio del padrone di casa della famiglia Masih. L'imam avrebbe poi detto con tono arrogante che «questo era un modo per eliminare una volta per tutte i cristiani dal nostro villaggio». In effetti dopo la denuncia, molte decine di famiglie terrorizzate per possibili attacchi da parte dei musulmani, hanno abbandonato Mehrabadi. La bambina, affetta da sindrome di Down, non dovrebbe essere in ogni caso perseguibile. Secondo il ministro dell'interno il rapporto dei medici che l'hanno visitata ha confermato che alla età anagrafica di circa 14 anni, ne corrisponde una mentale di una bambina di sette. Venerdì prossimo è fissata una udienza in cui il giudice istruttore farà il punto sullo stato dell'inchiesta. Le indagini sul luogo della strage FOTO EPA MONDO Libera su cauzione la bimba «blasfema» VIRGINIALORI . . . Forse due i killer Il procuratore smentisce che l'ingegnere ucciso fosse spiato da 007 inglesi Giallo sulle Alpi Forse un'eredità spiega la strage EMIDIORUSSO ROMA . . . La ragazzina Down era stata arrestata in Pakistan per aver bruciato un Corano CAMPOVOLO 25 AGOSTO - 9 SETTEMBRE REGGIO EMILIADALLA PARTE DELL'ITALIA www.festademocratica.it - www.festareggio.it - www.youdem.tv DOMENICA 9 SETTEMBRESABATO 8 SETTEMBRE Ore 16.30 Chiusura della Festa Nazionale con PIERLUIGI BERSANI Lino Paganelli, Stefano Bonaccini, Roberto Ferrari Sala Spazio PD Ore 11,00 UNA GRANDE ITALIA OLTRE ALL'ITALIA Eugenio Marino, Linda Dematteo, Carla Ciarlantini Krick, Leonardo Simonelli Santi, Antonio Costantino, Laura Lauri, Stefano Fassina Sala I Cento Passi Ore 11.00 L'UNITÀ INCONTRA I SUOI LETTORI con Claudio Sardo, Fabrizio Meli, Sergio Staino Ore 21.00 Giovanni Montanaro TUTTI I COLORI DEL MONDO (Feltrinelli Ed.) con Paolo Beltramin ARENA SPETTACOLI Ore 21.30 MAURO PAGANI A seguire dj set by K-Rock e Corallo PIÑA COLADA Ore 21.00 VITTORIO BONETTI BALERA Ore 21.00 ORCHESTRA SORRISO Area dibattiti - Pio La Torre Ore 16,30 PER UN NUOVO IMPEGNO E UNA NUOVA CULTURA ANTIFASCISTA ANPI nazionale e Istituto Cervi, Carlo Smuraglia, Mirco Zanoni, Mirco Carrattieri, Raffaele Mantegazza, Sergio Blasi, coordina Massimo Razzi Ore 17.30 PRIMARIE COME STRUMENTO DI PARTECIPAZIONE Nico Stumpo, Debora Serracchiani, Maurizio Martina, Sandro Gozi, Eric Jozsef Ore 18.30 A 100 ANNI DALLA NASCITA, GIUSEPPE DOSSETTI, COSTITUENTE E UOMO POLITICO Rosi Bindi, Pierluigi Castagnetti, Alberto Melloni, Sergio Cofferati coordina Claudio Sardo Ore 20.00 LE DONNE E LA COSTRUZIONE DELL'EUROPA Roberta Agostini, Zita Gourmai, coordina Chiara Geloni Ore 21,00 L'ITALIA IN EUROPA Davide Sassoli, Hannes Swoboda coordina Giuseppina Paterniti Ore 22,00 Italia bene comune I SEGRETI D'ITALIA Corrado Augias Sala I Cento Passi Ore 10,00 Presentazione della rivista Laboratorio Politico per la Sinistra Con Guglielmo Epifani, Edo Ronchi, Anna Petrone, Fausto Raciti, Massimo Cialente, Massimo d'Antoni, Chiara Geloni. Partecipano: Pietro Folena, Emilio Gabaglio, Sergio Gentili, Carlo Ghezzi Ore 17.00 Stefano Boeri L'ANTICITTÀ (Laterza Ed.) Ore 18,00 Luca Attanasio SE QUESTA È UNA DONNA (Ibiskos Ed.) con Silvia Costa, Giommaria Monti Ore 19,00 Giuseppe Baldesarro e Gianluca Ursini IL CASO FALLARA (Città del Sole Ed.) con Massimo Canale, Sebastiano Romeo Ore 20.00 “VIE DEL SUD” presentazione video e presentazione del docu-viaggio, con Domenico Petrolo, Serena Capodicasa, Roberto Capocelli Ore 21.00 Simone Sarasso INVICTUS: COSTANTINO L'IMPERATORE GUERRIERO (Rizzoli Ed.) con Elisa Guidelli ARENA SPETTACOLI Ore 21.30 SUBSONICA Spunta la pista della faida familiare dietro alla morte di quattro persone in Alta Savoia Sospetti sul fratello di una delle vittime, lui nega. Forse individuata l'auto del killer 14 sabato 8 settembre 2012
«Tutti vorranno tagliarci la strada, tutti da un verso all'altro, io non mi impressiono, so che di gente onesta e perbene ce n'è tanta e faremo leva su quella gente lì: quella sarà la nostra gente». Pier Luigi Bersani parlando da Ravenna, per la festa Pd, spiega che ha ben chiaro il clima, sa bene che sono in molti a non volere che il suo partito vinca le elezioni: non solo gli avversari politici - che pur di non perdere preferiscono che nessuno vinca e si ripieghi sulla grande coalizione - ma anche le forti lobby trincerate dietro la difesa dei propri interessi economici. «Il percorso è molto duro e arduo», dice. Con i suoi collaboratori più fidati non ha nascosto la sua preoccupazione anche per le accese polemiche interne che stanno dividendo il Pd tra renziani e non renziani, perché il rischio, ha ripetuto anche l'altro giorno incontrando i segretari regionali, è che al Paese arrivi l'immagine di un partito chiuso in una rissa interna e lontano dai problemi reali, quelli per i quali dai territori sale una richiesta di attenzione. Per questo domani, nel suo comizio di chiusura della Festa nazionale del Pd, a Reggio Emilia, parlerà di Italia agli italiani e non della disputa per le primarie. «Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità davanti all'Italia perché la questione è l'Italia che è nei guai», dice ai democrat. E se Matteo Renzi sceglie l'attacco al cuore della diligenza e lascia capire quale sarà la direzione che intende prendere se dovesse vincere, «bisogna avere il coraggio di dire che la sinistra che ha governato in questi 20 anni ha fallito», ha ripetuto ieri, Bersani punta sul programma, sull'idea di Paese che hanno i progressisti e che si impegnano a realizzare se andranno al governo con un patto con i moderati. Respinge la polemica sul rinnovamento, «nel mio governo ci saranno tanti giovani ma anche esperienze consolidate», invita tutti ad abbassare i toni e prepara l'avvio della sua campagna elettorale. Quella di Renzi partirà ufficialmente il 13 settembre, quando presenterà il suo progetto, che punterà alla difesa delle riforme fin qui portate avanti dal governo tecnici (non a caso al programma è stato chiamato a dare il suo contributo il giuslavorista Pietro Ichino). Dal suo staff raccontano che crescono di giorno in giorno gli amministratori locali (detentori di un “pacchetto fiducia”, cioè voti, da parte degli elettori) che si schierano con il sindaco e nascono in tutto il territorio i comitati elettorali. Resta da vedere l'effetto che farà tra i suoi fan l'intenzione che Renzi ha confidato ai suoi fedelissimi di considerare l'ipotesi, in caso di vittoria alle primarie, di «fare un passo indietro» per chiedere a Mario Monti di tornare in campo. «Non si fanno le primarie per procura», ironizzano dal Nazareno. E se Monti, parlando da Bari, dice che gli inviti a continuare «sono simpatici ma irricevibili» non mancano le grandi manovre per fiaccare il Partito democratico alle elezioni ed aprire, in mancanza di una vittoria netta di uno schieramento rispetto ad un altro, la strada ad un Monti- bis. LATENUTA DELLA DITTA A chi nel suo partito, e tra i suoi sostenitori, si dice preoccupato per la tenuta della «ditta» il segretario, prendendo parte ai funerali di Gabrio Maraldi, l'assessore comunale morto proprio alla festa Pd, risponde: «Noi possiamo morire ma non ci ammazza nessuno». Che altro non è se non lo stesso concetto più volte espresso: il Pd non è un partito leaderistico, dopo le persone resta sempre e comunque il Pd. Affidabilità e nervi saldi, ripete anche di fronte ai titoli dei quotidiani di ieri che raccontavano di un testa a testa tra lui e Renzi, o addirittura di un sorpasso - tra gli elettori di centrosinistra del sindaco. «Siamo soltanto all'inizio dicono al Nazareno - la partita è lunga. È poi chissà perché i titoli si fanno sul sondaggio di Piepoli e non su quello di Ipr marketing che dà Bersani al 40%, 12 punti sopra Renzi». «Le primarie del Pd - commenta Giorgio Merlo - hanno evidenziato, tra l'altro, anche la nascita di due correnti di rottamatori. La preoccupazione che comincia a serpeggiare nella base è che l'unico che rischia di esser seriamente rottamato è il Pd». Ma oltre ai rottamatori doc e i «giovani turchi», adesso nasce un terzo “soggetto”: il correntone. Che cosa è? Un fronte trasversale, di appoggio a Bersani, che va dai lettiani ad Areadem di Dario Franceschini, e che si pone l'obiettivo di arginare la «deriva socialdemocratica neostatalista» che fa capo a Stefano Fassina e Matteo Orfini. Non a caso l'altro giorno, Antonello Giacomelli, li aveva accusati di voler fare di Bersani «una gioiosa macchina da guerra», e che «spingendo fuori dalla porta chiunque non si riconosca nella ortodossia socialista, non si può che pensare a loro come ai migliori alleati di Matteo Renzi». Ieri la risposta è arrivata da Filippo Quattrocchi, di Rifare l'Italia che oggi si riunirà insieme ai suoi colleghi nell'Auditorium della Festa: «Stia tranquillo Giacomelli, nessuno vuole la riedizione della “gioiosa macchina da guerra”. Noi domani a Reggio Emilia proveremo a metterci idee e politica. È con queste idee che, con Bersani, potremo vincere e cambiare il Paese». Da Areadem Piero Martino invita a guardare al concreto: «È arrivato il momento di passare all'azione. Noi vogliamo dare il nostro sostegno concreto al segretario perché non nascondiamo una certa preoccupazione in vista delle primarie. Conosciamo Renzi e la sua spregiudicatezza e quindi bisogna attrezzarsi dal punto di vista organizzativo e soprattutto dal punto di vista della comunicazione». Stefano Bonaccini, il segretario emiliano che secondo alcuni sarebbe tentato dal correntone commenta: «Io sono solo interessato a una rappresentazione del Pd che appoggia Bersani e che sia pienamente riformista come è la storia della sinistra emiliana. Il resto sono solo giochi di figurine e correntine di cui non mi interessa nulla». E ieri una bordata contro Renzi è arrivata da Debora Serracchiani: «Renzi? Dovrebbe restare a fare il sindaco di Firenze». Quanto alle primarie, aggiunge, «sarebbe meglio se non si facessero». SEGUEDALLAPRIMA Non dal punto di vista anagrafico, evidentemente, ma nel senso che vedo uno scarto enorme tra questa vacua chiacchiera politica e il bisogno fortissimo di qualcuno o di qualcosa (un leader, un pensiero, una iniziativa) che ci apra gli occhi sull'enorme novità del problema che sta davanti a noi. Parlo del nuovo tempo storico che già sta cambiando il modo di essere e il destino degli italiani. È evidente che la politica attuale non funziona. Non funziona per tante ragioni (compreso il suo miserevole livello etico-politico) ma per una soprattutto, quella di cui ha parlato ieri Giorgio Napolitano. Cioè il fatto che il futuro della «europeizzazione» è già cominciato e quindi «è nel complesso dell'Europa quale oggi ci si presenta che la politica è in affanno, naviga a vista perché le vecchie mappe risultano sempre più inservibili e le nuove restano ancora lontano dal giungere a un disegno compiuto». Sono parole dette l'altro giorno a Mestre da un uomo che non è più un giovane ma che mentalmente lo è più di tanti altri. Insomma, si comincia ad aprire un futuro rispetto al tunnel in cui siamo stati finora: sacrifici senza nessuna prospettiva. Attenzione. Io non voglio esagerare e vedo benissimo tutti i rischi che perdurano. Parlo però del fatto che dopo la fase tutt'ora non chiusa dell'emergenza in cui non potevamo fare altro che aggrapparci all'orlo del precipizio per «non fare la fine della Grecia», se ne sta aprendo un'altra. Decisioni politiche capitali si stanno prendendo in queste settimane e mesi. Non sto parlando di «spread» e di astrusi marchingegni monetari. Sto parlando del fatto che, dietro le quinte delle manovre finanziarie, si sta sviluppando in forme ancora coperte un dibattito più di fondo che riguarda il futuro politico degli europei, e che è volto a definire i caratteri di una nuova entità europea di tipo federale. È su questa strada che ci stiamo incamminando? Certo, non è questo che ha detto Draghi. Ma nella misura in cui, dopo una lotta feroce, stanno prevalendo a livello europeo le forze che considerano l'euro irreversibile e la sua scomparsa una tragedia, l'avvio di un disordine ingovernabile dell'economia mondiale, diventa inevitabile cominciare a ridefinire il quadro politico: il potere della Germania, il ruolo della Francia e il tipo di assetto per l'Italia, un Paese con problemi strutturali enormi come il Mezzogiorno, la disoccupazione, il degrado dello Stato (amministrazione, corruzione, inefficienze della giustizia). Insomma, in un modo o nell'altro, si comincia a riscrivere la nostra storia. Ecco il punto a cui volevo arrivare. Come si può più sopportare questa confusione che sta colpendo il prestigio di tutte le componenti del Pd? Come si può parlare della sinistra, di riforme, di difesa dell'industria, di giustizia sociale e di riequilibrio tra le classi, e soprattutto di rilancio dello sviluppo fuori da questo contesto? Cari amici giovani che scalpitate, io vi voglio bene ma voi diventate irrilevanti se non partite da qui. E tutti i dirigenti del Pd dovrebbero capire perché il distacco della gente dalla politica diventa sempre più grande. Ma è evidente. La gente non è stupida, né qualunquista in partenza. La gente sente nel suo istinto profondo e nella sua antica intelligenza che siamo entrati in un mondo nuovo, altro, sconosciuto. E ciò la spaventa, l'inquieta, la spinge a cercare una nuova guida. Se non la trova che cosa può fare se non protestare, fino a votare per Grillo? È difficile credere a un partito se esso si riduce a una rissa continua e credere in una politica che (anche se diretta da giovani) è vecchia per la semplice ragione che non parla del futuro. Come si può parlare, per esempio, del problema meridionale se non all'interno del nuovo contesto europeo e rispetto al futuro del nuovo contesto arabo me Il segretario del Pd a Ravenna: «Non mi impressiono, faremo leva sulla gente onesta» Sul rinnovamento: «Nel mio governo tanti giovani ma anche esperienze consolidate» ARTICOLO18 ILCENTROSINISTRA MARIAZEGARELLI ROMA Bersani: «Vogliono tagliarci la strada» La vera battaglia del rinnovamento si fa in Europa IdveSelper il referendum.Bindi:«Scelta inutile» Il leaderdell'Idv, AntonioDi Pietro, ha rilanciato ieri l'iniziativacuihaaderito ancheSel.Verrannopresentati in Cassazionemartedì prossimo iquesiti per i duereferendumche Idv chiede, su temicheriguardano il lavoro, «il ripristinodell'articolo 18 delloStatuto deiLavoratori, cancellato dalgoverno Montie il ripristinodelvalore universaledei dirittiprevistidal contrattonazionaledi lavoro».L'ex pmlohascritto sul sitodel suo partito, sottolineandoche l'iniziativaè condivisada «da un fronteampioche siallarga di ora inora», e «hannogià aderito la Fiom, Sel, i Verdi, il Prc e il Pdci».Ma asinistra la questione fa discutere.Lapresidente delPdRosy Bindiha giàspiegato dinon vedere la necessitàdi un referendum. «Sull'articolo 18siamoriusciti a trovare unamediazionemolto forte, molto significativa,moltoeuropea, chetutela egarantisce i lavoratori. Ciò che interessaa Sele Idv - hadetto Bindi - è che il lavoro nonsia monetizzato semplicementecon un indennizzo,ma chesia previsto il reintegro.Equesto è sicuramentecontenuto nella riforma». Criticoanche il vicepresidentedel Senato,VanninoChiti, cheallaFesta democraticadi Reggio Emilia, inun dibattitocon Diliberto eBonelli, ha obiettato:«Promuovere un referendumabrogativosulla riforma del lavoroè errore checreadivisioni sulpianopoliticoe sociale.Anche sulla riformadelle pensioni, una cosaè dire chevaaffrontato il temadegli esodati perchéè un elemento diprofonda ingiustizia,altracosa è dire chesi trattadiuna controriforma». . . . Renzi: «Il centrosinistra al governo ha fallito» Serracchiani: «Dovrebbe pensare a fare il sindaco» Decisionicapitali si stanno prendendoinqueste settimanesuicontorni diunanuovaentità europeadi tipofederale Inunmodoonell'altro sicominciaariscrivere lanostrastoria ILCOMMENTO ALFREDOREICHLIN . . . La disputa tra vecchi e giovani dentro il Pd non è all'altezza della sfida che abbiamo di fronte 6 sabato 8 settembre 2012
La frase è un po' abusata ma potrebbe essere consona: perdita dell'innocenza. Se per innocenza, in questo caso, s'intende l'idea forte e vincente e pubblica che il MoVimento 5 Stelle è la casa di vetro della nuova politica, trasparenza, zero soldi, partecipazione dal basso, “ognuno vale uno” che è il grido di battaglia di cinque anni di oggettivi successi politici. Il fuori onda del consigliere regionale grillino Giovanni Favia ha spazzato via tutto questo. O meglio lo ha messo fortemente in discussione. Ha aperto una crepa che, come si sa, su certe dighe è come dire l'inizio della fine. Piccolo riassunto delle ultime ore. Giovedì sera Favia, in un fuori onda di due minuti mandato ovviamente in onda a PiazzaPulitasu La7, ha fatto una cosiddetta operazione verità. «Casaleggio (il guru di M5S, posto che Grillo ne sia il front man, ndr) - dice il consigliere alla Regione Emilia Romagna dopo aver ufficialmente elogiato movimento, leader e filosofia di base ed essersi accertato che i microfoni sono spenti prende per il culo tutti perché da noi (in M5S, ndr) la democrazia non esiste. Grillo è un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato capace di pianificare una cosa del genere. I politici non lo capiscono. Non hanno capito che c'è una mente freddissima molto acculturata e intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende». Il problema, aggiunge, «è su (al vertice, ndr), quindi o si levano dai coglioni o il movimento gli esploderà in mano. Stavano già andando in crisi con l'aumento di voti (il partito di Grillo ha raggiunto il 15% nei sondaggi dopo le amministrative di maggio, ndr) e si sono salvati con il divieto di andare in tv». Favia è da tempo nel mirino di Grillo che lo accusa non di non rispettare le regole della casa, troppo autonomo, indipendente, soprattutto disobbediente tanto da andare in tv pagando lo spazio all'emittente («così fan tutti» disse in agosto, c'è un'inchiesta in corso). «Su tutto - continua il fuori onda decide sempre e soltanto Casaleggio. È un sistema da padre-padrone. Se qualcosa non va telefona o fa telefonare a Grillo. Se loro superassero questa complicità da sistema padronale, il Movimento sarebbe una bomba, un faro anche a livello mondiale». Poi, alla fine, l'affermazione più dura: «Tra gli eletti ci sono gli infiltrati di Casaleggio, uomini suoi, quindi dobbiamo stare molto attenti quando parliamo. Casaleggio è spietato, vendicativo. Vediamo chi manda in Parlamento perché io non ci credo alle votazioni on line (i candidati selezionati dalla Rete, l'unica fede di Casaleggio, ndr). Lui manda chi vuole». Ora, il sospetto di Casaleggio-dittatore travestito da anarchico della rete, circola da tempo tra gli osservatori delle cose politiche, e questo al netto di possibili critiche degli avversari politici. È chiaro però che sentire dire quelle parole da Favia che del M5S sa tutto poiché ne è stato uno dei primi consiglieri eletti, cambia scenari e prospettive. E potrebbe introdurre il rischio di un ridimensionamento per il Movimento che si nutre dal basso e non accetta l'idea del guru padrone che infiltra e controlla anche gli spilli. Il tema è esploso fin da giovedì sera sulla Rete. O meglio su twitter, piattaforma su cui i grillini sono un po' meno forti. Sulla Rete c'è arrivato con qualche ora di ritardo. E sembra prevalere lo smarrimento. «Volevo solo denunciare una criticità» cerca di rimediare Favia, «non è un problema di sfiducia ma di efficienza. Occorre superare la contraddizione per cui è tutto concentrato in poche mani seppur buone e fidate». Poi chiede scusa dicendo che gli è stato «rubato uno sfogo privato». Che spiega ma non smentisce. La base si divide tra chi accusa Favia di essersi esposto «ai detrattori dei grillini»: «Ti sei fatto incastrare»; «sei una delusione», addirittura «lo Scilipoti del M5S». E chi lo ringrazia per «aver portato alla luce un problema vero e da risolvere». «Ho votato te, né Grillo né Casaleggio, tieni botta» gli scrive un supporter. «Da qui nascerà un Movimento più forte» aggiunge un altro. Favia si mette nelle mani dei suoi elettori. «Tra pochi mesi - scrive su Facebook - mi dimetto (lo fanno tutti i consiglieri M5S ogni sei mesi, ndr). Saranno gli elettori a dirmi cosa fare». Il giovane consigliere grillino ha squarciato il velo. Quello che c'è oltre è tutto da vedere. Colpiti dalla loro creatura, il tan-dem Grillo-Casaleggio reagiscestordito. E confuso. Con poche righe postate in mattinata - ore 11.30, clamoroso ritardo rispetto ai tempi del web - sul blog del comico-pifferaio. Sotto il titolo: «La democrazia nel MoVimento 5 stelle». «Né io, né Beppe Grillo - si legge - abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consiliari, né infiltrato persone nel Movimento Cinque Stelle». Le firma Gianroberto Casaleggio, presidente e socio fondatore di Casaleggio associati società di consulenza di strategie per la Rete nonché inventore e guru del MoVimento 5 Stelle, nato, cresciuto e attivo rigorosamente ed esclusivamente sul web di cui Beppe Grillo è “solo” il front man. Quello ci mette la faccia perché sa stare, e bene, sul palcoscenico ma, a quanto pare, le parole e i tempi glieli detta l'altro. Grillo, dal canto suo, tace. E si limita a dare il via libera ai post di alcuni consiglieri grillini che smentiscono le accuse di «poca trasparenza» e «sistema padronale» snocciolate nel fuori onda di Favia. Si prestano al ruolo Gilda Caronti del movimento milanese e, soprattutto, Giancarlo Cancelleri, candidato M5s alla Regione Sicilia che smentiscono tutto e si sentono offesi. Vista l'eloquenza colorata del comico e l'abilità sottile e analitica del guru, ci si aspettava francamente qualcosa di più. Soprattutto in prima persona. Sono personaggi pubblici e ricorrendo ai mezzi di comunicazione pubblici, andavano benissimo anche le tv digitali, avrebbe dovuto metterci la faccia e affrontare un confronto con domande, risposte, interventi. Se non ora, che una loro creatura come Favia, li ha messi a nudo e li ha invitati a “levarsi dai coglioni”, quando? Segno che le parole di Favia hanno colpito. E duramente. Soprattutto Grillo che a ben vedere ci fa un po' la figura del pupo in mano al puparo, cioè Casaleggio. Difficile fare un ritratto di questo abilissimo imprenditore della comunicazione per cui gli anni Settanta, almeno nel look, non sembrano essere mai passati tra occhialini tondi, giacche destrutturate e capelli (ma anche i lineamenti) alla John Lennon. L'Unità ha cercato di contattarlo tramite la società e uno dei suoi soci, ma invano. Giornata probabilmente complessa. Con molte cose da chiarire anche tra i due leader-non leader del Movimento. Classe 1954, milanese, Casaleggio ha - detta in due parole e con il massimo rispetto per tutti - inventato Grillo e i 5 Stelle. Nel 2006 ha lanciato il blog del comico. E da lì è partito tutto, un treno ad alta velocità che ha attraversato l'Italia, ha fatto parlare di sé nel mondo, ha il 15% del consenso politico e ancora non si ferma. Grillo racconta, alla Grillo, il loro primo incontro a Livorno dopo uno spettacolo in piazza nella postfazione di Webergosum: «Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. Non conoscendolo lo assecondai. Gli sorrisi. Cercai di non contrariarlo. Temevo di ritrovarmi una chiocciola o un puntocom in qualche posto sensibile... Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete. Aziende democratiche, persone al centro di ogni processo, intermediazioni economiche e politiche soppresse, libera circolazione di idee, abolizione della proprietà intellettuale. Un individuo oggettivamente pericoloso. Socialmente utile». All'epoca il comico genovese era uno che ancora spaccava in computer in piazza. Fu scelto. Forse proprio per quello. Funziona così: Casaleggio annusa l'aria, individua il tema, lo svolge con poche e fulminanti frasi, lo posta sul blog di Grillo in genere a firma del comico. È il concetto internettiano di influencer perchè, scrisse Casaleggio in un articolo, «online il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti, gli influencer». Ecco, lui è un influencer: ci crede, lo dice e non ci trova nulla di male. Una specie di Berlusconi del web. Nel momento di massima espansione la Casaleggio associati curava la comunicazione anche di altre formazioni politiche. Ad esempio Di Pietro. Era il 2009. Finì in breve perché spesso venivano postati concetti e temi non concordati. Leggende sulla sua presunta ricchezza. Inizia la carriera in Olivetti, poi la Webegg Spa e infine la Casaleggio Associati. Nel mezzo una joint-venture ai massimi livelli con Telecom. Nel 2007 la Casaleggio ha chiuso il bilancio con un fatturato di 2,4 milioni e un utile di 668 mila euro. Nel 2008 l'attivo è salito a 807 mila, per flettere nel 2009 e nel 2010 (rispettivamente a 584 mila e 447 mila). Qualche veleno si allunga circa presunte frequentazioni di Casaleggio con i cosiddetti poteri forti. Tutta “colpa” del fatto il presidente della società è Enrico Sassoon, giornalista, direttore di numerose riviste che pesano e membro del board (dopo esserne stato ad) dell'American Chamber of Commerce in Italy, potente lobby che sviluppa i rapporti tra Stati Uniti e Italia. I Cinque Stelle non avrebbero portato soldi. Di certo un peso politico senza prezzo. Che ora è difficile gestire. Perché la Rete non è la vita. E un influencer non sempre sa governare. Imprese e segreti di Casaleggio, il Berlusconi del web Beppe Grillo durante un comizio FOTO ANSA PAROLE POVERE Il consigliere Favia a La 7: «Casaleggio prende in giro tutti, nel movimento la democrazia non esiste» Grillini spaccati sul web tra chi gli dà ragione e chi lo paragona a Scilipoti POLITICA . . . Il comico: «Era pazzo per la Rete, un individuo oggettivamente pericoloso, socialmente utile» Il fuori-onda fa scoppiare i Cinquestelle C.FUS. cfusani@unita.it La partecipazione non serve più TONIJOP 58anni,milanese, unacarriera traOlivetti eTelecom.Lasocietà delgurudiGrillonel2007 hasegnatounutile di668milaeuro, 447milanel2010 IL PERSONAGGIO «Non c'è bisogno di nessuna democrazia interna al Movimento Cinque Stelle»: parole scritte, e premiate con la testa di serie dei post, da una attivista lombarda, Gilda Caronti, sul blog di Grillo Casaleggio. Quest'ultimo, l'uomo che fa paura a Favia, il consigliere regionale grillino il cui clamoroso outing è stato svelato da Piazza pulita, firma un paio di centimetri a destra uno stiticissimo messaggio in cui annuncia di non aver mai attraversato la strada di nessuno nel Movimento. La linea è chiara: quello che ha detto Favia è falso, a noi il potere non interessa, e comunque la storia della mancanza di democrazia interna è un pregio perché, spiega la signora Caronti, «non c'è niente da decidere, noi non abbiamo interessi in gioco». Se ne deduce che la democrazia interna, secondo i titolari del Movimento, viene avvertita come bisogno solo da chi è mosso da interessi personali. E cioè da Favia. D'altro canto, ribadire come ha fatto Caronti questo sorprendente concetto in contrasto con le autocritiche dolorose di molti militanti, sottoscrivendo l'interesse del potere assoluto che governa il Movimento, non sarebbe l'affermazione di un «interesse in gioco». Questa posizione viene evidenziata per merito da chi gestisce il blog: è in sintonia con la pratica dell'assenza di democrazia interna che garantisce la perpetuazione del potere detenuto da quella coppia di bravi ragazzi. Difendere, così, la mancanza di libertà e di uguaglianza diviene, nel Movimento, argomento utile e per questo Gilda Caronti merita la testa dei post. Ora forse hanno trovato un filtro utile alla formazione delle liste elettorali: che senso ha mandare in Parlamento dei nessuno che attaccano il potere interno? Ce ne vorrebbero tante di Caronti in Parlamento, non è vero? Perfino Pizzarotti, che pure tende ad accogliere lo sfogo di Favia lanciando la proposta di allestire un congresso nazionale, ribadisce che a Parma «non ci sono state ingerenze». E Tavolazzi, si è perso da solo per la strada? Credere, obbedire, mentire. CLAUDIAFUSANI ROMA sabato 8 settembre 2012 9
TV FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO 06.30 UnoMattina in famiglia. Rubrica 10.55 ApriRai. Show. Conduce Cinzia De Ponti. 11.10 Un ciclone in convento. Serie TV 12.00 La prova del cuoco. Show. Conduce Antonella Clerici. 13.30 TELEGIORNALE. Informazione 14.00 Linea Blu. Documentario 15.30 Quark Atlante - Immagini dal pianeta. Documentario 16.15 Dreams Road 2011. Reportage 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 A Sua immagine. Religione 17.45 Passaggio a Nord Ovest. Documentario 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TELEGIORNALE. Informazione 20.30 Rai Tg Sport. Informazione 20.35 Techetechetè. Rubrica 21.20 Ti lascio una canzone. Show. Conduce Antonella Clerici. 00.35 Speciale Mostra d'Arte Cinematografica – Venezia. Rubrica 01.05 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.15 Che tempo fa. Informazione 01.50 Sabato Club. Rubrica 05.15 DA DA DA. Show. 07.00 Cartoon Flakes Week End. Cartoni Animati 09.25 The latest Buzz. Serie TV 09.40 Elephant princess. 10.05 ApriRai. Show 10.15 Sulla Via di Damasco. 10.50 La peggiore settimana della nostra vita. Serie TV 11.30 La nave dei sogni - Botswana. Film Sentimentale. (2006) Regia di H.-J. Tögel. 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 13.30 RaiSport Monza (Italia) GP d'Italia di F1. Sport 14.00 Qualifiche. Sport 15.30 Squadra Speciale Lipsia. Serie TV 16.30 Squadra Speciale Stoccarda. Serie TV 17.00 90210. Serie TV 17.45 Sereno Variabile Estate. Informazione 18.05 Tg2 - L.I.S. Informazione 18.10 Chaos. Serie TV 18.35 Sea Patrol. Serie TV 19.30 Il Clown. Serie TV 20.25 Estrazioni del lotto. Gioco 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Castle. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 21.55 Body of Proof. Serie TV 22.35 Cold Case - Delitti irrisolti. Serie TV 22.55 Rai Sport - Sabato Sprint. Rubrica 23.25 TG 2. Informazione 23.40 TG 2 - Dossier. Informazione 07.00 Rai Educational. Reportage 09.00 Il coraggio e la sfida. Film Western. (1961) Regia di Roy Ward Baker. 11.10 Agente Pepper. Serie TV 12.00 Tg3. Informazione 12.02 Rai Sport Notizie. Informazione 12.10 Speciale TG3 “Festival del Cinema” a Venezia. Rubrica 12.25 TGR L'Italia de Il Settimanale. Informazione 12.55 Kilimangiaro Album. Rubrica 13.10 14° Distretto. Serie TV 14.00 Tg Regione. / Tg3. Informazione 14.50 Uomini veri. Film Drammatico. (1983) Regia di Philip Kaufman. 16.15 TG3 - L.I.S. Informazione 17.30 Avalanche Express. Film Azione. (1979) Regia di Mark Robson. 19.00 Tg3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Un caso per due. Serie TV 21.05 Agente 007 - Vendetta privata. Film Spionaggio. (1989) Regia di John Glen. Con Timothy Dalton. 23.30 Tg3. / Tg Regione. Informazione 23.50 Sirene. Rubrica. Conduce Margherita Granbassi. 00.35 Meteo 3. Informazione 00.40 Tg3. Informazione 00.50 Appuntamento al cinema. Rubrica 06.50 Tg4 - Night news. Informazione 07.10 Media Shopping. Shopping Tv 08.05 Pacific Blue I. Serie TV 08.55 Navigare informati. Informazione 08.57 Hunter. Serie TV 09.50 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Ieri e oggi in TV. Show 12.05 Detective in corsia. Serie TV 12.55 La signora in giallo. Serie TV 14.00 Tg4 - Telegiornale. Informazione 14.45 Lo sportello di Forum. Rubrica 15.15 Ieri e oggi in TV. Show 15.32 Perry Mason - Morte di un editore. Serie TV 17.10 Monk. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 21.10 Law & Order - Unità speciale. Serie TV Con Christopher Meloni, Mariska Hargitay, Ice-T. 23.00 Law&Order: Criminal Intent. Serie TV Con Vincent D'Onofrio, Kathryn Erbe, Jamey Sheridan. 23.50 Thief. Serie TV 01.30 Tg4 - Night news. Informazione 01.53 Vota la voce 1984 - Ieri e oggi in tv special. Rubrica 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 09.05 Circle of life. Serie TV 11.06 Let's Dance. Film Commedia. (2007) Regia di Brigitte Müller. Con Fritz Karl, Jule Ronstedt, Heike Trinker, Katja Woywood. 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Amore sotto il segno del drago. Film Drammatico. (2008) Regia di Helmut Metzger. Con Erol Sander. 15.25 Rosamunde Pilcher: La casa vuota. Film Drammatico. (1995) Regia di H.-J. Tögel. Con Kerstin Draeger. 17.21 Spanglish - Quando in famiglia sono troppi a parlare. Film Commedia. (2004) Regia di James L. Brooks. Con Adam Sandler. 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.10 C'è posta per te. Show. Conduce Maria De Filippi. 00.30 Avvocati a New York. Serie TV 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 02.30 1200° La verità in fondo al tunnel. Film Drammatico. (2005) Regia di Dominique Othenin-Girard. Con Aglaia Szyszkowitz, Ettore Bassi. 07.00 Il mondo di Patty. Serie TV 07.40 Cartoni Animati. 11.00 Titti turista tutto fare. Film Animazione. (2000) Regia di Karl Toerge, Charles Visser, James T. Walker. 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Sport Mediaset. Informazione 13.40 $#* my dad says. Serie TV 14.10 Una pazza giornata a New York. Film Commedia. (2004) Regia di Dennie Gordon. Con Mary-Kate Olsen. 16.00 Single by contract. Film Commedia. (2010) Regia di M. Rothemund. Con A. Fischer. 17.55 Magazine Champions League. Informazione 18.30 Studio Aperto. Informazione 18.59 Bugs Bunny. Cartoni Animati 19.20 Babe va in città. Film Commedia. (1998) Regia di George Miller. Con Magda Szubanski. 20.17 Tgcom. Informazione 21.10 Cambio di gioco. Film Commedia. (2007) Regia di Andy Fickman. Con The Rock, Kyra Sedgwick, Roselyn Sanchez. 23.20 Kangaroo Jack - Prendi i soldi e salta. Film Commedia. (2003) Regia di David McNally. Con Jerry O'Connell, Anthony Anderson, Christopher Walken. 01.00 Poker1Mania. Show. Conduce Giacomo Valenti, Luca Pagano. 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 That's Italia. Reportage 11.00 The show must go short. Show. Conduce Serena Dandini, Dario Vergassola. 11.15 Nurburgring, Germania: Superbike - Qualifiche Superpole (dierita). Sport 12.30 L'erba del vicino. Tutorial 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 The District. Serie TV 15.00 Nurburgring, Germania: Superbike - Superpole (diretta). Sport 16.05 L'uomo Ombra. Film Fantastico. (1994) Regia di Russell Mulcahy. Con Alec Baldwin. 18.00 Movie Flash. Rubrica 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Cash Taxi. Game Show 21.10 Nomad. Film Storico. (2005) Regia di Sergei Bodrov, Ivan Passer, Talgat Temenov. Con Kuno Becker, Ayanat Yesmagambetova, Jay Hernandez. 23.10 La7 Doc. Documentario 00.05 Omnibus Notte. Informazione 01.15 Movie Flash. Rubrica 01.20 Mistery. Film Thriller. (1986) Regia di Bob Swaim. Con Sigourney Weaver. 21.10 2 single a nozze. Film Commedia. (2005) Regia di D. Dobkin. Con O. Wilson V. Vaughn. 23.15 Paranormal Activity 3. Film Horror. (2011) Regia di H. Joost, A. Schulman. Con K. Featherston S. Grayden. 00.45 Gallo cedrone. Film Commedia. (1998) Regia di C. Verdone. Con C. Verdone G. Brugnoli. SKY CINEMA 1HD 21.00 Supercuccioli a caccia di tesori. Film Commedia. (2012) Regia di R. Vince. Con A. Alexi-Malle. 22.40 Supercuccioli - Un'avventura da paura!. Film Commedia. (2011) Regia di R. Vince. Con T. Albrizzi. 00.15 La banda Olsen e il re dei ladri. Film Commedia. (2010) Regia di A. Lindtner Naess. 21.00 La fiera della vanità - Vanity Fair. Film Drammatico. (2004) Regia di M. Nair. Con R. Witherspoon. 23.25 Il vecchio che leggeva romanzi d'amore. Film Drammatico. (2001) Regia di R. De Heer. Con R. Dreyfuss T. Spall. 01.25 Masai bianca. Film Drammatico. (2005) Regia di H. Huntgeburth. Con N. Hoss J. Ido. 18.20 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 18.45 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.10 Ninjago. Serie TV 19.35 Ben 10. Cartoni Animati 20.00 Lanterna verde. Cartoni Animati 20.25 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.50 Adventure Time. Cartoni Animati 18.00 American Chopper. Documentario 19.00 Sons of Guns. Documentario 20.00 River Monsters. Documentario 21.00 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 22.00 Aari a quattro ruote. Documentario 23.00 Frontiera criminale. Documentario 00.00 American Chopper. Documentario 19.00 Deejay Music Club. Musica 19.30 Believers Sun. Documentario 20.00 Shuolato 2.0. Rubrica 21.00 Jack on tour 2. Reportage 22.00 Iconoclasts. Reportage 23.00 DVJ. Musica 01.00 Deejay Night. Musica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Diario di una Nerd Superstar. Serie TV 21.10 MTV Video Music Awards 2012. Evento 22.50 Ridiculousness: Veri American Idiots. Show. Conduce Rob Dyrdek. 23.50 Pranked. Serie TV MTV RAI 1 21.20: Ti lascio una canzone Show con A. Clerici. Il varietà musicale che ha per protagonisti 35 giovani cantanti. 21. 05: Castle Serie Tv con N. Fillion. Mentre Beckett lotta per la vita, Castle cerca il responsabile della sparatoria. 21.05: Agente 007 - Vendetta privata Film con T. Dalton. Un boss del narcotraco ferisce un amico di Bond e violenta la moglie. 21.10: Law & Order - Unità speciale Serie TV con V. D'Onofrio. Benson e Stabler indagano sul rapimento di un bambino. 21.10: C'è posta per te Show con M. De Filippi. Continuano le storie vere che toccano argomenti e temi vari. 21.10: Cambio di gioco Film con T. Rock. Un quarterback di successo, circondato da soldi, donne e fama... 21.10: Nomad Film con K. Becker. Nel 18esimo secolo alcune tribù nomadi si riuniscono per fondare il Kazakistan. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY DOBBIAMO ESSERE GRATI A LA7CHESPESSOFAPIÙSERVIZIOPUBBLICODELLARAIe che per tutta l'estate ha continuato a darci informazione di mattina come di sera. E ora dobbiamo essere grati anche a Piazza pulita che ci ha fatto sentire dall'interno del Movimento 5 stelle le cose che sapevamo già dall'esterno. Per averle dedotte non solo dal linguaggio intimidatorio di Beppe Grillo, ma anche dal fatto di non avere mai avuto notizia, in questi anni, di congressi, votazioni, dibattiti pubblici, minoranze organizzate o qualsiasi altra forma di democrazia diretta che non sia manovrabile via internet. Ora la critica non viene più soltanto da noi vecchi arnesi legati alle forme di partecipazione riconosciute e garantite dalla Costituzione repubblicana, ma anche da tipi come Giovanni Favia, consigliere regionale emiliano che ha accusato per l'assenza di democrazia Gianroberto Casaleggio, considerato il guru di Grillo ed eminenza grigia dell'intero movimento. Anche se il consigliere Favia ha parlato non sapendo di essere registrato. E di questo non siamo sicuri di dover proprio essere grati a Corrado Formigli, visto che in Italia le intercettazioni le potrebbe fare solo la magistratura. Ma è chiaro che i giornalisti hanno il dovere di tirare fuori la verità pure dai muti e, in più, Favia non è un pentito di mafia che, dopo le sue dichiarazioni, si trovi in pericolo di vita. E, facendo politica, dovrebbe rivendicare orgogliosamente il diritto, oltreché sentire il dovere, di dire la verità pubblicamente agli elettori e al popolo italiano. E, se è d'accordo con Grillo, e quindi con lo «spietato» Casaleggio, nel sostenere che i politici sono cadaveri, dovrebbe ammettere, con Beppe Grillo, di essere ormai cadavere anche lui, oppure cambiare mestiere e tornare a fare quello che sapeva fare meglio. Intercettazioni evoci fuori campo Quando la tv fapiazza pulita U: sabato 8 settembre 2012 21
CULTURE VENEZIA2012U: DARIOZONTA VENEZIA «Passion»Unabiondaeunamorafatali lottanopermotivi dicarriera.Matuttosigiocanei soliti labirintidel regista COSA PENSERÀ BERLUSCONI DEL VOSTRO FILM? «MA CHE CCE FREGA?», RISPONDE SPONTANEA GIULIA VALENTINI,LAGIOVANISSIMAPROTAGONISTADIUN GIORNO SPECIALE DI FRANCESCA COMENCINI. È il terzo film italiano in concorso in questa Mostra e racconta, ispirandosi al romanzo Il cielo con un dito di Claudio Bigagli, la giornata particolare di due ragazzi: Gina (Giulia Valentini, appunto: esordiente assoluta) è figlia di una manicure, vive nella periferia romana di Ponte di Nona e sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo; Marco (il Filippo Scicchitano di Scialla) è l'autista che la preleva una mattina sotto casa per portarla da un «onorevole» che ha messo una buona parola per lei e ora va ringraziato nei modi dovuti. Il politico in questione passa di riunione in riunione e l'appuntamento viene continuamente rinviato. Gina e Marco passano così la giornata in giro per Roma, prima annoiandosi e poi divertendosi, infine addirittura piacendosi fino al punto da fingersi, in alcune delle loro «zingarate», fidanzati. Ma a tarda sera la convocazione dell'onorevole arriva davvero e Gina, nonostante tutto, deve fare quel che sapeva di dover fare fin dal mattino. «Mi dicono tutti che il palazzo in cui entra la macchina in cui Marco trasporta Gina pare Palazzo Grazioli. Non lo è - assicura Francesca Comencini - ma capisco che lo sembri. Tutti, vedendo quella scena, abbiamo talmente scolpite nella testa le immagini di Palazzo Grazioli e di altri luoghi di potere, che immediatamente le richiamiamo alla memoria. Quando Gina, dopo aver “ringraziato” l'onorevole, va in bagno e si guarda allo specchio è la stessa cosa: tutti ripensiamo alle famose foto scattate dalle ragazze nei bagni di quel palazzo… Del resto, se per anni non fossimo stati ossessionati dalle notizie sul bunga-bunga e da tutte queste storie, probabilmente Claudio Bigagli non avrebbe scritto il romanzo e io non avrei girato il film. Ho seguito con angoscia tutte quelle notizie anche in quanto madre di figlie adolescenti. Quando è venuta fuori la storia di Noemi Letizia, non ho potuto fare a meno di notare che lei e mia figlia avevano la stessa data di nascita. Noi madri dovremmo interrogarci sui modelli di vita che inculchiamo nelle nostre figlie. Per questo il personaggio della mamma di Gina, nel film, è dipinta come una complice: l'onorevole è un suo lontano parente e lei sa benissimo cosa deve fare la figlia. La preparazione al “giorno speciale” - il vestito, le scarpe, il trucco… - è una sorta di rituale, di rito iniziatico in cui la madre pensa in buona fede di lanciare la propria figlia nel mondo, di darle opportunità che lei non ha avuto. Di fatto, la sta vendendo». L'onorevole, quando alla fine compare, non è nemmeno così laido. È giovane, non brutto, certo antipatico ma molto diverso da Berlusconi… Scelta voluta? «Sì. Non volevamo costruire una scena su un vecchio bavoso che mette le mani addosso a una fanciulla indifesa. Mi sembra che la visione della politica che emerge dal film sia ancora più dura: alcuni vecchi (non tutti!) sono schifosi, ma se anche i più giovani applicano le stesse regole, siamo finiti». Già, la visione della politica. Per fare il film hai provinato molti ragazzi e ragazze, che cosa pensano di quel mondo? «Pensano tutti, e sottolineo TUTTI, la stessa cosa: chi se ne frega, si scannassero fra di loro. Avevo persino messo questa battuta nel film, poi l'ho tolta, mi sembrava troppo… ma era vera». Filippo Scicchitano conferma ma opera un piccolo distinguo: «Penso così di QUESTA classe politica. Spero in un ringiovanimento, e spero che i giovani non siano come quello del film». In realtà il problema non è solo della politica, ma di un modello culturale assai pervasivo nella nostra società. Ungiornospeciale può idealmente collegarsi a Bella addormentata di Bellocchio per disegnare il ritratto di un'Italia antropologicamente decaduta. E se Bellocchio si interroga sul concetto di sacrificio, Francesca Comencini compie un'indagine merceologica, quasi marxista (speriamo che l'aggettivo non la disturbi): racconta il mercato dei corpi che si compie quotidianamente nel nostro Paese, analizza cosa significa «vendersi», fisicamente e moralmente. Non è un'esclusiva della classe politica: il problema è semmai come la politica sia stata «contaminata» da queste pratiche, grazie al suo asservimento a un sistema mediatico-televisivo che equipara il corteggiamento e il desiderio sessuale (legittimi, nella vita) alla compravendita di spot pubblicitari. Ungiornospeciale esce il 4 ottobre, distribuito da Lucky Red: andatelo a vedere, ci riguarda tutti. LAMOSTRADIVENEZIASTAPERAVVIARSIALSUOEPILOGO E L'ULTIMA GIORNATA DI PROGRAMMAZIONE DEL CONCORSOvede abbinati due film agli antipodi come quello di Francesca Comencini, Un giorno speciale, e di Brian De Palma, Passion. Si tratta di un thriller erotico in ambiente smartphone (fra poco vi diremo perché), che si ispira all'ultimo film di Alain Corneau, Crimed'amourcon LudivineSagniereKristinScott Thomas (la citazione è nei titoli di testa, quasi a significare i modi di un remake). Quello originale dunque è l'ultimo film francese di Corneau (morto nel 2010, stesso anno d'uscita del film) che immagina la seduzione e la lotta di due donne alle presa del potere nell'ambiente delle multinazionali. Brian De Palma, maestro del thriller psicologico, ne fa la sua versione, immergendo una storia non proprio originale, e anche un po' confusa, nelle sue solite atmosfere dense, algide e cupe allo stesso tempo. Siamo in Germania, a Berlino, nella succursale di una grande società che si occupa di pubblicità. Christine è il capo: bella, bionda, volitiva e seducente. Isabelle è il suo delfino, mora, intensa, intelligente e di talento. Ma Christine oltre ad essere bella è anche pericolosa. Mossa dalla logica del business, non ci pensa due volte ad accreditarsi il merito dell'idea pubblicitaria del suo delfino. Iniziano i problemi e il gioco vorticoso porterà lei e la sua protetta nel sacco di De Palma, nei suoi luoghi oscuri, nel vortice di rimandi e citazioni, spesso anche autoreferenziali. Le due non lo sanno, dunque, ma sono entrate nel labirinto di De Palma. La bionda e la mora, interpretate da Rachel McAdams e Noomi Rapace, rappresentano il topos cinematografico della donna fatale, ed è inutile cercare di fissare un punto, perché il capovolgimento di campo è dietro l'angolo. Nessuna delle due è innocente. Anche per Passion, De Palma si avvale della collaborazione storica del grande Pino Donaggio che firma con le musiche un elemento fondamentale della costruzione drammatica, fino a una finale, sempre musicale, che richiama direttamente Vestito per uccidere, uno dei maggiori successi commerciali del regista americano. Insomma, il tutto già un po' visto. E qui veniamo al punto. Si può dire di no a De Palma? È possibile rifiutare in un festival il suo ultimo film? È lecito, nel caso, di metterlo Fuori Concorso? Noi non crediamo che questo sia un film riuscito dell'esimio regista, bensì è la ripetizione - in ambiente smartphone (il cellulare svolge un ruolo fondamentale nel film) - di tutte le sue ossessioni e luoghi cinematografici. Tra l'altro nella compatta selezione del Concorso (anche se varia al suo interno), questo è il primo titolo ad uscire fuori dal coro, se non altro perché è un dichiarato film di genere e non dei migliori tra quelli realizzati dal regista di Scarface. UN DOCUMENTARIO, ALLA MOSTRA DEL CINEMADIVENEZIA,«FRANCESCODEGREGORI-FINESTREROTTE»di Stefano Pistolini, e un nuovo album Sullastrada, in uscita fra due mesi, in cui «salto un turno dal raccontare l'Italia di oggi. È un disco molto personale». Sono le due nuove tappe del percorso, senza battute d'arresto, in 40 anni di musica, del cantautore, ieri al Lido per la presentazione del film alle Giornate degli Autori. Finestre rotte passerà nei prossimi mesi in tv, uscirà in dvd, e forse anche in alcune sale. Sul perchè De Gregori, abitualmente molto riservato, abbia accettato di raccontarsi per Pistolini, il musicista spiega: «Conoscevo Stefano e lo stimo per il suo lavoro. Quando mi ha proposto il documentario mi piaceva l'idea di dire qualcosa di me stesso, arrivato a 60 anni. Era una cosa che non sentivo di fare in passato. Oggi ho un accettazione di me stesso diversa». L'importante però era che «non fosse un “come eravamo”, ma un “come sono”, un film legato all'oggi». CONVERSAZIONIE MUSICA In effetti, sottolinea Pistolini «non volevo fare una biografia “vita e opere” di Francesco ma raccontarlo nel 2012, un ritratto d'artista da adulto, che viene da un lungo cammino». Il regista ha seguito De Gregori per quattro mesi in tour, fra tappe come Torino, Segesta, la Val di Fassa e l'Auditorium Parco della Musica di Roma. Dalla narrazione emerge un artista rigoroso e libero, non “addomesticato” ai protocolli dello spettacolo, nè alle convenzioni degli schieramenti. Si fondono oltre 20 canzoni live, con conversazioni on the road (letteralmente, visto che i dialoghi sono stati ripresi sull'autostrada verso Foligno), prove e momenti dietro le quinte, incontri con musicisti come Cristina Donà, Vasco Brondi, Giovanna Marini, e Ambrogio Sparagna. Un ritratto che guarda anche all'Italia che De Gregori attraversa: «È l'elemento da cui sono partito, andargli dietro dalle Alpi alle Piramidi - dice Pistolini -. Parlare anche del Paese attraverso i suoi occhi originali ed unici». ILCONCORSO«BOOKCIAK,AZIONE!»,SVOLTOSI ALL'INTERNO DELLE GIORNATE DEGLI AUTORI, HA ANNUNCIATO IERI I VINCITORI: sono Andrea Papini con Il riporto (dal romanzo omonimo di Adrian Bravi) e Massimo Andellini con Sergio.Larinascita (dal romanzo Vecchi nodi di Matteo Martone). Il concorso era rivolto ai filmmaker di tutta Italia, invitati a lavorare su tre romanzi selezionati fra i titoli consultabili sul sito www.bookciak.it (oltre ai due citati, era incluso anche L'aria della Gioconda di Roberto Piumini). Nella giuria c'erano Daniela Di Sora, Ettore Scola, Citto Maselli, Ugo Gregoretti e Gianluca Arcopinto. Il concorso era molto originale: veniva chiesto a giovani registi indipendenti di visualizzare dei libri, in brevi filmati, per sancire il legame sempre più profondo - e risalente, se non ai Lumière, almeno a Méliès - fra cinema e letteratura. Come ha sottolineato la responsabile del progetto Gabriella Gallozzi, la nostra narrativa porta ogni anno in libreria circa 3.000 titoli e negli ultimi 5 anni l'Italia ha prodotto circa 200 film ispirati a testi narrativi o teatrali, ma esiste un «sommerso» di piccola editoria per cui arrivare al cinema è molto difficile. Bookciak è una piattaforma web finalizzata a favorire nuovi incontri fra queste due arti sorelle. AL.C. Finestre suDeGregori e l'Italia cheviviamo Unagiornata con l'onorevole Unastoria incuisi rispecchia ilnostropassatorecente FrancescaComencini si ispira al romanzodiBigagliper raccontare lastoriadiGina chesi«vende»aunpolitico persfondarenellospettacolo ALBERTOCRESPI VENEZIA Unascenadel film «Un giorno speciale» diFrancescaComencini Duedonneaggressive perunDePalmagiàvisto Bookciak, Azione! Ivincitori delconcorso 18 sabato 8 settembre 2012
ITALIA RAZZISMO S i dice spesso che le personestraniere siano più vulnerabi-li nei periodi di crisi. L'affermazione è così vera che sono stati oltre 600mila i permessi di soggiorno per lavoro subordinato non rinnovati nel corso 2011. Ciò non vale, tuttavia, per i lavoratori autonomi e per le imprese il cui titolare è immigrato. Questo segmento del sistema produttivo italiano, costituito da decine di migliaia di imprese individuali (7,4% del totale) è quello che sembra resistere meglio alla crisi economico-finanziaria. La tendenza alla crescita di questo settore è costante da almeno un decennio, ma ciò che più conta è che esso ha resistito alla tempesta finanziaria degli ultimi anni. E infatti alla fine del 2011 sono state le uniche, su un totale di 6 milioni di imprese esistenti e operanti, a registrare un saldo positivo di 26mila unità. Ciò significa che, mentre le imprese italiane risultano 28mila in meno dell'anno precedente, le ditte con a capo una persona straniera sono 26mila in più del 2010. I dati appena riportati sono stati resi noti dalla «Fondazione Leone Moressa» che ha anticipato la presentazione del Secondo rapporto sull'economia dell'immigrazione che verrà presentato nel mese di ottobre a Venezia. E ancora. Il settore dove questo fenomeno è più diffuso è quello dell'edilizia: su 100 aziende 14 hanno un titolare straniero. A seguire le imprese commerciali (10,1%) e quelle di servizi (7,7%). La gran parte di queste aziende si trova in Lombardia, nel Lazio e in Toscana dove incidono per oltre l'11% del totale. Ma non sono da meno regioni come il Friuli Venezia Giulia e la Liguria dove gli imprenditori stranieri sono quasi il 10%. E qualche giorno fa anche la Camera di commercio di Roma ha diffuso alcuni dati analoghi, in cui si evidenzia la crescita dell'imprenditoria straniera addirittura tra il primo e il secondo trimestre 2012. Ma qual è il motivo di tale inarrestabile sviluppo? Di sicuro la crisi economica e la conseguente difficoltà di mantenere il posto di lavoro subordinato e il corrispondente permesso di soggiorno, stimolano la creatività e incentivano il passaggio al lavoro autonomo (apertura di una partita iva). Ma il punto è un altro e consiste, come ben spiega Indra Perera presidente di Cna World Roma, nel fatto che «gli imprenditori immigrati sono più propensi a rischiare, provengono da situazioni di disagio e quindi si adattano meglio alle difficoltà, hanno una consolidata professionalità (emergente soprattutto dal contesto nord-africano) e sono per lo più orientati verso una forma di impresa agile, come la ditta individuale». In ogni caso c'è un aspetto da evidenziare e che sembra prevalere sugli altri. Ovvero il fatto che il fenomeno delle imprese straniere rende giustizia di tanti stereotipi che vedono gli immigrati occupati prevalentemente nelle attività più marginali o in quelle direttamente illegali; o, nella migliore delle ipotesi, in attività che la manodopera italiana tende a trascurare. Nulla di più falso. quelli delle superiori contro i maestri, tutti a misurarsi su quiz generici che non si riferiscono al profilo culturale della loro professione, non servono a valutare la capacità di insegnamento, né quanto uno ne sa nella sua materia. È scandaloso». Non crede che il concorso possa costituire una chance per i giovani: «si fa riferimento alla vecchia normativa che istituì il concorso del 99, dunque si rivolgerà a quelli già abilitati o laureati con il vecchio ordinamento». E poi «se il ministro volesse veramente dare opportunità di inserimento di giovani allora dovrebbe soltanto ampliare l'organico e restituire le cattedre che sono state sottratte con i tagli, tra turn over bloccato, riforma Gelmini che ha tolto ore e riforma delle pensioni». E immagina una “rissa” alle selezioni perché, dice, «parteciperanno circa 500 mila persone per 11 mila e rotti posti, siamo 250 mila solo quelli in graduatoria». La delusione per l'operato del governo in questa materia è tanta, «non c'è stata discontinuità con lo sfacelo creato dalla Gelmini che ha tagliato 130mila posti creando le classi pollaio e un generale decadimento dell'istituzione. Profumo questi tagli li ha accettati, non restituisce quei posti, mette solo in discussione le nostre carriere». Una strada per Manuela e per i suoi colleghi del tutto sbagliata. «Non possono pensare che usciamo dalla crisi se non investono nel settore della conoscenza. La Francia di Hollande, la Germania della Merkel, gli Usa di Obama mettono la scuola al primo posto e finanziano la ricerca, i governi italiani invece non riescono a capire che per competere sul mercato ci vuole la conoscenza, la diffusione dei saperi, non la competizione sfrenata per l'abbattimento dei costi del lavoro». «La linea del Ministro è in contrapposizione con tutto il mondo della scuola, non solo i sindacati ma anche i movimenti di insegnanti spontanei, nati dal basso, stanno reagendo, io mi auguro una grande manifestazione nazionale unitaria che dica chiaramente che il concorso è una truffa» È morto il compagno ALVARO CALVANI antifascista e militante comunista; conosciuto e stimato da tutti. Ex segretario del PCI della sezione Moranino di Roma, dirigente del Pd, presidente del Centro Anziani di Casalbruciato. I funerali si svolgeranno oggi alle ore 11 presso la Chiesa San Giovanni Battista in via Sandro Sandri - Roma I compagni della Tiburtina lo salutano e lo ricorderanno come esempio per sempre. Gli amici ed i compagni del Gruppo PD Campidoglio si stringono intorno alla famiglia Calvani per la scomparsa del caro compagno ALVARO Francesco:«D'accordo conl'ideadellaprova mahopauracheadesso faccianomolteassunzioni poinullaneiprossimianni enoisaremospacciati» LATESTIMONIANZA/2 LU.CIM. ROMA Il laureato: per me è l'unica speranza per poter insegnare Lo dico contro il mio inte-resse. Prima stabilizzate iprecari, poi fate quel cheavete annunciato: un con-corso per neo laureati abiennio». Francesco si è laureato a dicembre scorso in filosofia. La passione per l'insegnamento l'ha sempre avuta: «Mi piace l'idea di contribuire a moltiplicare il sapere, di metterlo al centro, di aiutare gli alunni a sviluppare capacità critiche. È gratificante. La formazione è determinante per l'emancipazione delle persone». Ha deciso di fare il concorso ma come molti di quelli che si sono laureati da quando sono state soppresse le Siss (la scuola di specializzazione a numero chiuso con valore concorsuale per insegnanti) sta nel mezzo di un guado. «Chi è riuscito a laurearsi nell'anno “giusto” si è iscritto nelle graduatorie di terza fascia per le supplenze brevi; chi, come me, si è laureato da troppo poco tempo si deve accontentare di supplenze in scuole private (te le fanno fare anche senza abilitazione) oppure della cosiddetta “messa a disposizione”, cioè ti presenti direttamente nelle scuole e aspetti supplenze ancora più brevi. O fai totalmente altro, aspettando il concorso». Dice che tra i neolaureati come lui e il sogno di fare l'insegnante c'è un «tappo» di mezzo. «È aumentato l'ingresso nelle Siss rispetto al fabbisogno reale, poi è stato bloccato il turn over quindi si è creato un tappo di precari storici che non rende più gestibile la situazione. Le graduatorie sono strapiene, assumono troppe poche persone ogni anno». Ma giammai vorrebbe partecipare a una «guerra fra poveri». «Va contro il mio interesse ma sono contrario alle guerre tra poveri. I precari storici hanno ragione: le Siss dovevano mettere fine al concorso con l'idea intelligente della dura selezione all'ingresso seguita da un efficace percorso di formazione e infine assunzione certa. Ma la selezione all'ingresso non consentiva false speranze. Poi hanno chiamato quella graduatoria “a esaurimento”, allora io dico: hanno diritto all'assunzione, sarebbe giusto risolvere il problema loro prima di mettere mano a noi, altrimenti è una scorrettezza». Che poi, sottolinea, quella che il concorso sia destinato a svecchiare il corpo docente «è propaganda». «Al primo bando è richiesta già l'abilitazione, non è per i neolaureati». Lui ha partecipato alla prima prova dei Tfa (Tirocinio formativo attivo, diventato necessario per l'abilitazione), se tutto va bene otterrà il titolo a maggio. Intanto spera che i tecnici del Miur alla fine concedano di fare presentarsi al concorso anche a chi li sta frequentando adesso. «Il ministro Profumo ha previsto un concorso ogni due anni, sarebbe bello se mantenesse la parola ma la verità è che quando si insedia un nuovo ministro, cambiano le regole per l'assunzione dei nuovi insegnanti». Paure tante. «È positivo che si torni ad assumere, hanno anche annunciato investimenti sulla scuola, ma quando? La legislatura è ormai alla fine, questi soldi non arriveranno mai. Io sono d'accordo con l'idea del concorso ma ho paura che adesso facciano molte assunzioni e poi nei prossimi anni niente e noi saremo spacciati». Terreno di inaccettabili sprechi, o piuttosto una spesa da mettere in conto in qualsiasi sistema democratico? O ancora, un campo ancora da esplorare, per fare chiarezza ed eliminare le voci che, sì, rappresentano soltanto degli sprechi? Oggetto di polemiche roventi e continui interrogativi, il “Costo della politica” è il tema che si pone al centro dell'appuntamento di questa sera di Unitalia, l'iniziativa lanciata dal nostro giornale per affrontare ogni volta dei temi caldi con ospiti autorevoli, in giro per l'Italia. Una serie di momenti di confronto, che trovano spazio nelle Feste democratiche per sviluppare argomenti che ci stanno a cuore e che volta per volta possono essere seguiti in diretta streaming sul nostro sito, unita.it, sempre a partire dalle 21. Ospiti dell'incontro di stasera, organizzato alla festa del Pd a Bologna, saranno Antonio Misiani, deputato e tesoriere del Partito democratico, e Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani. E come in ogni appuntamento di Unitalia, a coordinare il dibattito saranno il direttore de l'Unità Claudio Sardo e Giommaria Monti, direttore di Left, la rivista che ogni sabato trovate allegata al nostro quotidiano e con cui abbiamo stabilito, già da tempo, un percorso di idee e collaborazione in comune. È alle loro domande e sollecitazioni che Misiani e Staderini risponderanno, affrontando un tema caldissimo, rispetto al quale, dopo tante proposte, sembra arrivato finalmente un disegno definitivo di riforma relativo al finanziamento dei partiti. Che però sembra solo una tappa. Tra le recenti polemiche per la scorta al presidente della Camera Gianfranco Fini, a quelle per la scorta, appena revocata alla villa dell'ex ministro alla Semplificazione, Calderoli, in provincia di Bergamo, che in due anni sarebbe costata 900 mila euro. Quello di Bologna è il terzo appuntamento di Unitalia, dopo il successo di quello che si è svolto venerdì scorso a Piombino - ospiti la leader della Cgil Susanna Camusso, il responsabile economia Pd Stefano Fassina e quello della piccola industria di Confindustria Vincenzo Boccia, sui temi del lavoro e dello sviluppo - e dopo l'incontro dell'altra sera a Pisa, con il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, e Paolo Valente, rappresentante nazionale dei ricercatori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare. Come detto, tutti gli incontri sono rilanciati su www.unita.it. Per seguirci basterà un clic. Vi aspettiamo. LUIGIMANCONI VALENTINABRINIS VALENTINACALDERONE info@italiarazzismo.it Se il titolare è uno straniero l'aziendanon conoscecrisi . . . L'iniziativa del nostro giornale arrivata al terzo appuntamento, in giro per l'Italia Costi della politica, il dibattito a Bologna con l'Unità e Left Stasera a partire dalle 21 la diretta streaming su unita.it con Antonio Misiani e Mario Staderini sabato 8 settembre 2012 11
Un«affare»dioltre32 miliardididollari. LadenunciadiAmnesty, Unhcr,Arci,Cgil,Cisl: nonsono«clandestini» marichiedentiasilo VIAGGI SENZASPERANZA Mediterraneo, il «maredella morte». Medi-terraneo, il mare sol-cato da «boat peo-ple» stipati di unaumanità sofferente in fuga da guerre, pulizie etniche, stupri di massa; migliaia di uomini, donne, bambini che finiscono nelle mani delle organizzazioni criminali dedite al traffico di umani, un traffico che oggi rende più del traffico della droga o delle armi. La tragedia di Lampedusa è solo l'ultima di una lunga serie, ma di certo non sarà quella conclusiva. Perché se il Mediterraneo è diventato il «mare della morte» è anche per responsabilità dell'Europa. A ricordarlo sono associazioni, organizzazioni umanitarie, agenzie delle Nazioni Unite che ogni giorno sono impegnate, eroicamente, a cercare di preservare i diritti di quanti non hanno diritti. E il primo diritto da difendere è quello alla vita. SILENZIOCOMPLICE «Nonostante l'impegno delle autorità militari italiane e internazionali che hanno risposto all'allarme lanciato dai naufraghi dispiegando numerose forze per i soccorsi, dobbiamo constatare l'ennesima tragedia nel Canale di Sicilia. Dobbiamo ricordare che non si tratta di un dramma isolato: secondo i dati di Fortress Europe dal 1988 sono morte nel tentativo di raggiungere l'Europa, alle sue porte, almeno 18.455 migranti, 2.352 solamente nel 2011», rimarca Christopher Hein Direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (CIR). «Non possiamo però solo limitarci a fare questa macabra conta. L'unico modo per evitare simile tragedie è inserire meccanismi di accesso protetto e regolare in Europa. Se guardiamo anche alla tragedia di ieri (giovedì, ndr) avvenuta al largo della Turchia dove hanno perso la vita 58 persone in fuga dalla Siria, dall'Iraq e dalla Palestina, è evidente che è necessario stabilire modalità di accesso per quanti fuggono da violenze, guerre e persecuzioni: visti umanitari, reinsediamento, evacuazioni umanitarie. Decreti flussi che rispondano alle esigenze anche dei Paesi di origine. Le migrazioni possono essere governate non si può continuare a subirne l'evoluzione, perché la conseguenza è essere corresponsabili di simili tragedie». conclude Hein. Il j'accuse del Direttore del CIR trova conferma in altre, importanti, prese di posizione. «Le morti in mare di intere famiglie, bambini e giovani, in fuga dalla guerra e dalla povertà sono una delle peggiori tragedie dei nostri tempi che si preferisce non vedere», afferma la portavoce dell'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu(Unhcr), Laura Boldrini. «Quest'anno il numero degli arrivi in Italia è drasticamente diminuito rispetto allo scorso anno - sottolinea Boldrini - via mare sono giunte ad oggi 7 mila persone mentre, lo scorso anno, anche a seguito della guerra di Libia e delle primavere arabe ne erano arrivate 50 mila». «Ma anche a fronte di una tale significativa riduzione - aggiunge secondo le nostre stime, e senza considerare il numero dei dispersi nel naufragio odierno (ieri, ndr), il numero dei morti e dispersi in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa è quest'anno di 283 persone». «Al di là delle responsabilità specifiche dei singoli naufragi, su cui è di primaria importanza fare chiarezza per evitare che il Mediterraneo diventi una sorta di terra di nessuno dove vige l'impunità- dice ancora Boldrini - vi è una responsabilità collettiva legata all'indifferenza e al considerare tutto ciò ineluttabile, anziché cercare soluzioni concrete per evitare che ciò si ripeta». Il naufragio di ieri, «sottolinea drammaticamente ancora una volta le ragioni per cui i governi dell'Unione Europea devono impegnarsi maggiormente nel soccorso e nell'assistenza alle persone che arrivano in condizioni disperate sulle loro coste», rileva, in una nota, Amnesty International. Nel 2011, almeno 1500 persone hanno perso la vita cercando di raggiungere l'Europa, nella maggior parte dei casi via Lampedusa, nel corso di un massiccio flusso di richiedenti asilo e migranti dall'Africa del Nord e da altre zone. «Ancora una volta, le acque intorno alla piccola isola di Lampedusa sono state teatro di una tragedia, evidenziando come il numero delle persone che muoiono alle porte dell'Europa stia aumentando - dichiara Nicolas Beger, direttore dell'ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee - l'Ue non si sta adoperando in favore dei migranti. I suoi Stati membri devono intraprendere sforzi comuni per evitare le morti in mare, raddoppiando l'efficacia e il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso». «Queste tragedie sono la drammatica conseguenza di quella miopia politica che è convinta di poter fermare le migrazioni chiudendo le frontiere e rendendo di fatto impossibile entrare legalmente, e senza rischiare la vita, in Italia e in Europa», rilancia Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci, che punta il dito contro «le “lacrime di coccodrillo” di coloro che, pur con responsabilità nazionali e internazionali, non hanno fatto nulla per garantire strumenti adeguati e una legislazione più giusta in materia di immigrazione». L'allarme viene rilanciato anche da Cgil e Cisl. LADENUNCIA L'eco dell'ennesima strage in mare arriva a Strasburgo. Gli ultimi due naufragi - quello in Turchia ieri (giovedì, ndr) e quello di questa notte (venderdì, ndr) vicino a Lampedusa - sono un monito per l'Europa di quello che può succedere quando si ignorano le tragedie umanitarie», dichiara Tineke Strik, la parlamentare olandese che sta indagando per conto dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla morte nel marzo dello scorso anno di 63 naufraghi nel Mediterraneo. Strik ha ricordato che molti di coloro che si trovavano sul barcone affondato nelle acque turche provenivano dalla Siria. «L'Europa - dice - deve dare una maggiore importanza alla situazione umanitaria in Siria e trovare nuove soluzioni per affrontare i flussi migratori tra Turchia e Grecia, per il bene di questi due Paesi, dell'Europa e di tutti coloro che continueranno a rischiare la propria vita nel tentativo di varcare il confine». Ogni anno i criminali che gestiscono il traffico di esseri umani guadagnano 32 miliardi di dollari, e combatterli è «una sfida di proporzioni straordinarie», avverte Yuri Fedotov, il capo dell'ufficio dell'Onu contro la droga e i crimini. Intanto nel Mediterraneo si continua a morire. Secondo le testimonianze di chi era a bordo all'appello ne mancano ancora 79. Disperse e forse già morte dopo il naufragio a circa dodici miglia dalla costa di Lampedusa di un barcone partito da Sfax in Tunisia, località spesso utilizzata dai trafficanti di essere umani come base per le loro imbarcazioni. Secondo notizie fornite dal Ministero degli Esteri tunisino, che sta lavorando in queste ore d'intesa con le autorità italiane, il natante era partito due giorni fa. La barca sarebbe affondata, dunque, giovedì e solo 56 persone sono state tratte in salvo. Tra loro una donna incinta e cinque minori non accompagnati. I soccorsi sono scattati dopo l'allarme lanciato nel pomeriggio di giovedì con un telefono satellitare: «Siamo naufragati. Sul barcone c'erano almeno cento persone», ha detto una voce concitata ai carabinieri. Sul posto si sono immediatamente diretti mezzi della Guardia costiera e della Guardia di finanza. In azione anche navi della Nato, una italiana, una tedesca, l'altra turca. Per adesso è stato trovato un solo corpo, ma le ricerche dei dispersi vanno avanti senza sosta. Giallo sulla sorte del barcone che non è stato ancora trovato: potrebbe essere affondato oppure gli stranieri potrebbero essere stati abbandonati nei pressi dell'isola di Lampione per poi fare ritorno in Tunisia. Molte risposte si attendono dai racconti dei sopravvissuti. La procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un'inchiesta: si procede per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e omicidio. Gli investigatori stanno tentando di individuare eventuali scafisti. Le indagini sono coordinate dal procuratore della Repubblica Renato Di Natale e dal sostituto procuratore Antonella Pandolfi. «Non dobbiamo mai abituarci a questi drammi, all'idea che ancora oggi attraversare il Mediterraneo in cerca di un lavoro e di una vita dignitosa diventi per migliaia di uomini e donne una roulette russa», ha sottolineato il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini. «Tutte le forze dell'ordine, i pescatori e i cittadini di Lampedusa stanno in queste ore contribuendo alle ricerche e al soccorso dei sopravvissuti». Sono 1296 i migranti arrivati a Lampedusa dall'inizio dell'anno ai primi di agosto, dei quali 208 sono donne e 184 minori di cui 183 non accompagnati. Gli sbarchi sull'isola si sono intensificati a partire dal 18 agosto con l'arrivo di 803 migranti, per la maggior parte eritrei, somali e tunisini, dei quali 65 donne e 95 minori di cui 87 non accompagnati. In particolare, gli arrivi dei tunisini si sono intensificati nell'ultima settimana a partire dal 29 agosto, con 118 migranti tra cui 1 donna e 7 minori non accompagnati. In Puglia, Calabria e nel resto della Sicilia sono arrivati via mare dall'inizio del 2012 ai primi di agosto 4815 migranti, dei quali 281 sono donne e 890 minori di cui 675 non accompagnati, principalmente originari della Tunisia, Somalia, Afghanistan ed Egitto. La tragedia di ieri, se confermata, va ad alimentare una tragica statistica. Dal 1988 ad oggi, secondo il sito Fortress Europe, sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 18.535 persone. Di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011. Per la maggior parte sono uomini, donne e bambini che scappano da situazioni di guerra, di povertà e fame e che cercano una nuova vita non necessariamente in Italia, da tempo considerata solo un luogo di passaggio. LATRAGEDIADEL MARE . . . Sono 1296 le persone sbarcate nell'isola dall'inizio dell'anno ai primi di agosto UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Migliaiadidisperati in fondoalmare È lunga la lista deinaufragi nelcanale diSiciliadurante i tanti viaggi della speranzadegli immigrati verso l'Italia. Questialcuni deipiù gravi: 25 Dicembre 1996:notte diNatale,300 anneganotraMalta eSicilia, dopo lo scontro trauncargo libanese euna motonave.20Giugno 2003:barcacon 250immigrati naufragaal largo della Tunisia:50 i corpi ritrovati, 160 i dispersi,41 sopravvissuti. 20Ottobre 2003:soccorso barconedi immigrati dispersonelcanale diSicilia: almeno 70 imorti, gettati in mare. 12 Maggio 2008:un barconecon 66 immigrati va alladerivaper giorni.A bordo,47 personemuoionodi fame efreddoe sonogettate in mare daicompagni e altri tre sonoritrovatemorte. 31Marzo 2009:4 barconiconoltre500 migranti affondanotra Africa e Italia.Piùdi 100 i dispersi. 11Febbraio 2011: naufraga motopescapartitodallaTunisia: 40 immigratidispersi. 30 Marzo 2011: naufragionel CanalediSicilia: 7 morti, tracui unadonna incinta eunbambino. 22-25Marzo 2011: si perdono le tracce didue barconi,uno con 335, l'altro con 68migranti abordo, partitidalla Libia. 1 Aprile2011: i corpidi 27 tunisini morti nelnaufragio didue barche dirette in Italia scoperti sulle costedi Kerkennah. 3Aprile 2011: 70corpi recuperatidopo unnaufragio davanti alle costedi Tripoli.6Aprile 2011: barcone si rovescia inacquemaltesi: salvi 51,ma a bordoerano300.Decine i cadaveri avvistati.6Maggio 2011: barcone con oltre600migranti naufragadavanti allecoste libiche.Centinaia idispersi. 2 Giugno2011: nave con 700a bordo in avariaal largodellaTunisia: almeno 270dispersi. 16 Gennaio2012: gommonecon 55somalidisperso a largoLibia . 17 Marzo 2012:gommone soccorsoa sudLampedusa,5 morti.3 Aprile2012: 10 mortidurante la traversataLibia-Lampedusa. 10 Luglio 2012:54 mortinella traversataLibiaLampedusa. IL PUNTO L'inerzia dell'Europa arricchisce il traffico di esseri umani Lampedusa, dispersi 79 migranti L'arrivo al porto di alcuni sovravvissuti FOTO ANSA Erano partiti da Sfax in Tunisia. Tratte in salvo 56 persone. Tra loro una donna incinta e cinque minori Sos lanciato giovedì È giallo sul relitto del barcone che ancora non è stato localizzato NICOLALUCI ROMA Immigrati soccorsi FOTO ANSA sabato 8 settembre 2012 5
NELSUONUOVOROMANZOA CASA, INUSCITAPERFRASSINELLI,TONIMORRISONREGALAQUESTODESTINOALPROTAGONISTA,ILGIOVANENEROFrank Money: macchiatosi di un indicibile delitto nell'inferno della Corea, mentre combatteva, ai danni di una bambina affamata, si salva grazie all'amore che regala a sua sorella Cee, ridotta in fin di vita da un medico bianco con un esperimento in nome dell'eugenetica, quella sorellina cui, da piccola, lui bambino poco più grande incuteva un senso di protezione toccandole la nuca con la mano e trasmettendole calore. Toni Morrison ha usato la parola «amore» in due titoli dei suoi undici romanzi (Beloved del 1987 e Love del 2003). L'amore di cui parla - più religioso o biologico? - nelle sue pagine è una specie di sostanza del vivere che come l'acqua a dispetto del contesto si insinua dappertutto. Se c'è lo scrittore demiurgo, quello che inventa i suoi mondi, vi fa crescere i suoi personaggi e ne decreta la sorte - peccati e meriti, dannazione o salvezza - questa è Toni Morrison. E ottantunenne, maestosa, sorridente ed enigmatica come una divinità, in carrozzella per via dei suoi ormai annosi problemi di salute, la scrittrice - premio Nobel nel 1993, insignita da Barack Obama della Medal of Freedom nel 2012 - si affaccia a Mantova, dove il Festivaletteratura le tributa la retrospettiva con cui, da un triennio, omaggia i grandi. Ha i capelli ormai grigi inanellati in trecce e coperti da un foulard bianco e viola. «Io sono affascinata dal passato, specie quello degli Stati Uniti - dice -. Perché la storia la scrivono i vincitori e perciò ci sono tanti segreti da indagare, senza nostalgia, senza propaganda, senza i pur legittimi discorsi che vogliono stimolare l'orgoglio nazionale». AITEMPI DIROSA PARKS Acasa racconta l'America alla vigilia della battaglia per i diritti civili, prima che Rosa Parks rifiutasse di cedere il posto a un bianco sull'autobus in Alabama. Per i due fratellini, Frank e Cee, figli di braccianti, la vita nello stesso Sud a Lotus, Georgia, è uno scenario di violenze efferate. La segregazione è solo un elemento. Capita che si scommetta, anziché sui combattimenti tra galli o cani, su quello tra padre e figlio neri legati insieme e costretti a uccidere uno l'altro, col padre che incita il figlio a colpirlo e a salvarsi, questi che sopravvive e l'altro sepolto mentre ancora respira… E poi quella vita mutilata di Cee e il deserto che Frank trova quando torna dalla Corea dove per tre anni ha combattuto per il suo Paese. Toni Morrison interpreta lo scrivere come un'attività cognitiva. Coi suoi romanzi ha scoperto che la comunità nera, nella prima metà del Novecento, era tutt'altro che omogenea, aveva una sua borghesia e le sue stratificazioni di classe, così come che negli Usa nel XVII secolo c'erano schiavi bianchi tanto quanto schiavi neri. Se ora ha deciso di avventurarsi in quest'America di un sessantennio fa, le chiediamo, è perché quell'epoca è alle spalle? Perché, con l'insediarsi di un presidente afroamericano alla Casa Bianca, la battaglia cominciata da Rosa Parks è conclusa? «Ho cominciato a scrivere quando Barack Obama era un bel pezzo lontano dal mettersi i pantaloni lunghi: L'occhio più azzurro, il mio primo romanzo, è uscito nel 1970 e ci lavoravo dal 1965. Il mio interesse per la malvagità razziale è antico e, sull'argomento, ho radunato un baule di storie. Ho visto, sì, anche cambiamenti importanti. Ma non siamo così sicuri che quel mondo sia scomparso e la brutalità razzista cancellata. Ben trentuno Stati americani, su cinquanta, hanno approvato leggi che hanno l'obiettivo di allontanare dai seggi elettorali i cittadini ispanici e neri» ribatte. Benché in viaggio, la scrittrice sta seguendo da vicino la campagna elettorale. Ciò che più le è piaciuto nel discorso di Obama a Charlotte è stato l'uso del termine «cittadini», perché ha abbastanza memoria per ricordare quando, da afroamericani, erano tali, benché di seconda classe e cercavano di salire in prima, poi quando tutti cominciarono a diventare «consumatori», poi «contribuenti»… «Io sono una cittadina, questo significa che mi prendo cura della mia famiglia e, come di essa, del mio vicinato, della città, dello Stato cui appartengo» dice. Se le si chiede dei repubblicani, sbotta: «Il fattore decisivo di questa campagna elettorale è la razza. Voi non sapete il livello di odio e mancanza di rispetto che nutrono verso Obama. Si dice che anche i democratici odiavano Bush junior. Ma era un'avversità politica, circostanziata. I repubblicani nutrono un odio antico, ma non possono dichiararlo e, vigliaccamente, mentono». Toni Morrison dice che del razzismo possiamo analizzare alcune componenti: potere, violenza, sopraffazione, la rabbia che ne deriva. Ma ancora il «perché» le appare inesplicabile: «Il razzismo ha qualcosa di fondamentale. Per estinguerlo, perciò, bisogna andare alle sue fondamenta». Ecco perché a 81 anni, in carrozzella, si muove in questa direzione: il suo prossimo romanzo ci porterà, promette, alle radici di questo mistero. LascrittricehapartecipatogiovedìalFestival di Mantova in occasione dell'uscita del suo nuovo libro JORGEHADETTOCHENONSAREBBETORNATO FINCHÉ NON IMPARAVO A ESSERE UNA MOGLIE MIGLIORE. Ha detto che quando dormiamo posso toccarlo con un braccio, una gamba o un piede, purché siano puliti, ma non stargli appiccicata addosso come una seconda pelle. Gli ho chiesto come faceva a dire una cosa simile dato che non lo vedevo quasi più ormai e lui ha detto questo è un bene per te. Ha detto che nessuno dice mai la verità quando deve spiegare i motivi per cui ha deciso d'andarsene e dunque che differenza fa? Io mi sono messa nel vano della porta per impedirgli di uscire e l'ho implorato di non andar via. Lui ha posato le mani sulle mie spalle e poi mi ha sfregato le braccia come per scaldarmi e io gli ho messo le mani sui fianchi. Gli ho chiesto come avrei fatto a diventare una buona moglie se non avevo un marito con cui far pratica e lui ha detto che erano proprio le domande come questa ad alimentare la mia solitudine. Gli ho chiesto perché cercava di confondermi con delle risposte che servivano solo a classificare le mie domande e come mai era diventato così strano da qualche tempo in qua e da dove era saltato fuori questo problema riguardo al mio modo di dormire con una gamba sulla sua e cos'aveva da andarsene sempre via e perché cercava a ogni costo di fare il duro invece di limitarsi a essere se stesso e allora lui mi ha tirato a sé e mi ha chiesto di smetterla di parlare, per favore, di smetterla di tremare, di smetterla di bloccare la porta, di smetterla di piangere e di smetterla di amarlo. Gli ho chiesto come poteva presumere che ci riuscissi e lui ha detto no, Irma, non siamo più ragazzini, non dire altro. Volevo chiedergli cosa c'era di puerile nel fatto di amarlo ma ho tenuto la bocca chiusa come lui mi aveva chiesto di fare. Aveva un'aria così triste, i suoi occhi erano vuoti, semichiusi, poi mi ha baciato e se n'è andato. Ma prima di partire mi ha donato una torcia elettrica nuova fiammante con batterie tripla C e gliene sono riconoscente perché questo è un angolo di mondo molto buio, un angolo buio e nero come la pece. La prima volta che ho incontrato Jorge è stato al rodeo di Rubio. Lui non era né un cowboy né un lanciatore di lazo. Era solo uno spettatore seduto sugli spalti. Normalmente noi non avevamo il permesso di andare al rodeo, ma mio padre era lontano da casa, nel Belize, in visita a un'altra colonia, e mia madre aveva detto a mia sorella Aggie e a me che potevamo prendere il pick-up e andare a passare il resto della giornata al rodeo, a patto che portassimo con noi anche i bambini così lei poteva riposarsi. (...) Non so se a rendermi audace sia stata la scarica di adrenalina che ho avuto al solo pensiero di essermi allontanata dalla fattoria, fatto sta che ho notato Jorge seduto là da solo, tutto preso dallo spettacolo, che muoveva abilmente il proprio corpo a seconda dei movimenti dei veri cowboy, e l'ho trovata buffa, come cosa, e ho deciso d'andarlo a salutare. CULTURE Irma costretta aessere unamoglie migliore MIRIAMTOEWS Così ilFestival hasfidato idanni del terremoto M. S. P. MANTOVA MI CHIAMO IRMAVOTH MiriamToews Traduzione diDaniele Benatti pag300 euro 17.00 MarcosY Marcos ToniMorrison Il fattore razza Per lascrittricesaràdecisivo nella campagna elettorale Usa UnaretrospettivaaMantovaper l'autrice81ennecheparla delsuonuovoromanzo.«Sonoaffascinatadalpassato,perché lastoria lascrivonoivincitorieci sonosegretida indagare» MARIASERENA PALIERI MANTOVA Lascrittrice Toni Morrison FOTO DI LISA POOLE/LAPRESSE IN PIAZZA MATILDE DI CANOSSA C'È LA SETTECENTESCA CHIESA DEL TERREMOTO. MA GLI ORGANIZZATORI DIFESTIVALETTERATURA,spiega la storica animatrice Marzia Corraini, ne hanno capito il significato vocazionale solo a maggio scorso: quando, convinti come gli altri mantovani che la zona fosse tetragona al sisma, si sono invece trovati a ballare. Stavano mettendo a punto questa XVI edizione del festival, il programma era quasi completo ed era in corso la solita valutazione dei luoghi della città da coinvolgere: perché il Festival è nato con l'idea di contaminare «tutta» la città e quindi di anno in anno cambia itinerari, perde un sito, ne acquista un altro, sia un luogo storico, sia un appartato chiostro privato. Com'è, alla fine, in questi giorni, a 4 mesi dal terremoto, con il temporaneo addio alla chiesa di San Maurizio e l'accesso invece al giardino del bed and breakfast, di faccia al palazzo Ducale, di cui il proprietario, conte di Castiglione, ha aperto i cancelli. Marzia Corraini giura che a loro, padri e madri di questa festa, non è balenato neppure per un attimo il pensiero di cancellare questa edizione. Né, come è successo invece per altri appuntamenti nel centro-Nord a inizio estate, sono arrivate spaventate defezioni di vip stranieri, confusi sulle geografie del nostro Settentrione. La città ha i suoi siti d'arte lesionati («ma viene il dubbio che abbia contribuito l'incuria, con i mancati restauri, degli anni passati» dice la nostra interlocutrice), come il palazzo della Ragione, e i luoghi meno praticabili, come piazza delle Erbe e piazza della Concordia. In cambio il Festival occupa al cento per cento piazza Sordello e si è allargato all'Archivio di Stato e a Palazzo Te. Il terremoto lascia il suo segno in altra sede: sulla copertina di guida, mappa e Cento Autori, dove Emiliano Ponzi, già due volte vincitore negli Usa del premio dell'Associazione degli Illustratori, ha disegnato lo storico Campanile che ha perso la sua lanterna, emblema del sisma qui, con un palloncino rosso che gli viene in soccorso… Cosa rappresenta? Ma il Festival, certo: lustro culturale a parte, stando al monitoraggio che la Bocconi effettua da anni, Festivaletteratura moltiplica, a favore dei mantovani, per dieci ogni euro speso. Per un milione e quattrocentomila euro di costi di questa edizione, la città ne avrà in cambio 14 milioni. Come ci si riesce? E come si riesce, soprattutto, a mettere su un'iniziativa di questa complessità al costo del bonus annuo di un qualunque banchiere incompetente? Il comitato direttivo continua a lavorare «free», e così i 700 volontari. In cambio quest'anno porte più aperte che mai ai visitatori tra i 18 e i 30 anni: campeggio a 15 euro a posto tenda per tutti i cinque giorni, mensa a prezzi popolari, biglietti scontati. Alla crisi il Festival risponde così. U: sabato 8 settembre 2012 19
PERLAMUSICADELSECOLOSCORSO,JOHN CAGE, CHE SE FOSSE ANCORA AL MONDO AVREBBE APPENA COMPIUTO CENTO ANNI, ÈSTATASÌUNAPIETRAMILIARE, ma anche, e forse soprattutto, «la» pietra dello scandalo. All'epoca loro, Stravinsky, Schö nberg e compagni provocarono sì polemiche, tumulti, risse, gente all'ospedale. Ma in fondo era il copione, non del tutto nuovo, dell'artista la cui lingua inaudita e il cui stile irritante e incomprensibile risvegliano e aizzano il limo buzzurro e oscurantista dei borghesi di turno. Cage fu qualcosa d'altro, meno traumatico per un verso, ma più eversivo per altri. Quando a fine anni Trenta si fece conoscere in America, le gioconde baffute e i pisciatoi di Duchamp, le bizzarrie di Picabia, i dadaismi e surrealismi assortiti di Man Ray e altri avevano già abbondantemente vaccinato il pubblico contro gli shock dell'Avant-garde. Anzi, questo compositore innamorato di Satie (sentire le sue pagine pianistiche degli anni '40) iniziò tutto sommato in modo soft, giocando con le percussioni, cavando suoni o rumori da oggetti strambi, e applicando alla musica quel ready-made che Duchamp praticava da anni: prendere una roba qualsiasi e incorniciarla idealmente trasformandola in oggetto estetico. In musica si poteva picchiare su un cerchione d'automobile, oppure prendere una radio accesa e lasciarla lì in mezzo, protagonista della scena, coi suoi suoni o voci: la madre di tutte le installazioni. Ma oggetti, rumori e quant'altro, da Russolo, a Varèse, fino a quell'Arsenij Avraamov che nel 1922 aveva letteralmente «suonato» la città di Baku, con le sue sirene di fabbriche e di navi, e ne aveva cavato la Simfonija gudkov (Sinfonia di sirene), non avevano bisogno di Cage per emanciparsi e gettare scompiglio nel cortile della nuova musica. A John Cage si deve un risultato più singolare, una frattura più profonda: è riuscito a far insorgere non i borghesi, il che è facile, bensì i suoi stessi colleghi, o almeno alcuni di essi, facendone i suoi nemici più acerrimi. Nemici-amici come Pierre Boulez, o anche solo nemici come Luigi Nono. In questa opposizione, sfociata a volte in ostilità inconciliabile, risiede l'irriducibile sovversione di Cage quando, un passo dopo l'altro, cominciò a farsi da parte e a lasciare che fosse il caso a decidere cosa sarebbe accaduto, cosa avremmo ascoltato oppure no: il compositore diventava colui che lancia i dadi, ad esempio le monetine dell'I Ching. All'avvio degli anni 50, l'alea faceva il suo ingresso in musica per dirci che tutto ma proprio tutto può essere ascoltato come musica - e fors'anche che tutto ha lo stesso valore. Era un esotico e gentile manrovescio ai vari fondamentalismi compositivi di quegli anni: a certo autismo strutturalista, ma anche a chi aveva fatto della coscienza storica e dell'impegno rivoluzionario l'ossessiva ragion d'essere del comporre. Boulez non si scompose, Nono sì, e indirizzò epiteti feroci al nichilismo di Cage. Ma allo sbiadire dei litigi, si rivelò l'onda lunga, che ha attraversato l'intera seconda metà del XX secolo e oggi ancora monta. Ma oggi la libertà di Cage è un abito liso. Esibire il lasciapassare cageano per applicare un'etichetta estetica a qualsiasi (o a nessun) fenomeno, sia esso governato oppure no da scelte consapevoli, è diventata una routine desolante. A distanza di decenni è lecito chiedersi se gli allora talebani del comporre occhiuto e militante, nel rigettare come un'insidia mortale l'idea che il compositore abdicasse alla proprie «responsabilità» abbandonandosi in modo quasi lascivo al puro accadere, avessero solo difeso la loro ortodossia, oppure intuissero quella deriva che oggi è necessario oltrepassare. LIBERTÀESTETICA Quel che Cage ci ha lasciato in dono, non è l'invito (qualcuno lascia ordini) a perpetuare il suo operato. Bensì a fare del suo messaggio liberatorio il lievito del nostro quotidiano agire e sentire estetico. Non per legittimare uno sperimentalismo del «qualsiasi cosa», ma per imparare l'arte del trattare i precetti e i dogmi tutti: rivoltandoli e svelandone il limite. Dunque si tratta di andare oltre Cage, perché l'autore di 4'33” non ha messo il rumore o il caso sul trono che era della musica. Ci ha semplicemente fatto capire che la musica è molte più cose di quante possiamo immaginare. Proprio come Polonio quando dice a Orazio, nell'Amleto: «Ci sono molte più cose in cielo e in terra che nei tuoi libri di filosofia». Cose (musiche) che non ci cascheranno dal cielo, ma bisognerà cercarle e crearle, come da sempre, con fatica e amore per il bello. INCONTRO NAZIONALE UNA SVOLTA DEMOCRATICA PER L'ITALIA E L'EUROPA Sabato 8 settembre, ore 1 0:00, nel la sala " I Cento Passi" Festa Democratica Nazionale hyphenminus Campovolo Reggio Emil ia hyphenminus i n tervengono hyphenminus Guglielmo Epifani , Edo Ronchi, Chiara Geloni , Fausto Raciti , Anna Petrone, Massimo Cialente, Massimo D'Antoni hyphenminus partecipano hyphenminus Pietro Folena, Emil io Gabaglio, Sergio Genti l i , Carlo Ghezzi LABORATORIO POLITICO PER LA SINISTRA Unire nel e col PD le ideal ità social iste, ecologiste e sol idaristiche associazione pol iticohyphenminusculturale L'ereditàcheci resta delcompositore, cheamava ilcaso, sta nelmantenereuno spiritoapertoecreativo IVINCITORIDELL'83ESIMOPREMIOVIAREGGIO-RÈPACISONO: Nicola Gardini, Le parole perdute di Amelia Lynd (Feltrinelli) per la narrativa, Antonella Anedda, Salvacon nome (Mondadori) per la poesia, Franco Lo Piparo I due carceri di Gramsci (Donzelli) per la saggistica. La cerimonia si è svolta ieri sera al centro congressi Principe di Piemonte della località versiliese. Già noto il vincitore del Premio internazionale, Luciano Gallino. Chiuso il sipario sull'edizione 2012, il premio guarda indietro con rabbia e in avanti con speranza. Già, perché gli ultimi mesi per la prestigiosa kermesse sono stati funestati da battaglie e armistizi, colpi di scena, un dietro le quinte da fiction con una protagonista d'eccezione, la giunta viareggina di centrodestra capitanata dal sindaco Luca Lunardini. Quella sostituita da un commissario dopo le dimissioni del primo cittadino, qualche mese fa. Ben prima della débacle, la giunta aveva pensato bene di mettere le mani sul premio, da sempre (e per statuto) libero ed indipendente grazie ad una convenzione stipulata con le istituzioni cittadine nel lontano 1975. Forse anche troppo, «liber et immunis». Eccoci dunque al primo colpo di scena, nell'aprile 2011, con il maldestro tentativo della giunta di appropriarsi del premio mascherando lo sgamotto come «rilancio». L'idea è costituire una fondazione, con il sindaco alla presidenza e un cda che esprima maggioranza e minoranza. Non solo: per la presidenza del premio, spodestata Rosanna Betterini da 5 anni in carica, si fa il nome di Antonio Calabrò, manager della Pirelli. La manifestazione rischia di trasferirsi in Calabria, a Palmi, dove la giunta (di centrodestra anche lei) ha già stanziato 50mila euro ad hoc. Ma le sirene del denaro non vincono, e arriva la contromossa della pasionaria presidente Bettarini che, dichiarata risolta la convenzione «per inadempienza», si dimette. Il caos regna sovrano, ma nel bisogno la fantasia si affina: preservando il vecchio regime, per l'edizione 2011 il premio si autofinanzia, spostando la cerimonia di premiazione dal Principe di Piemonte al Bagno Balena, dove per la cena sul mare i partecipanti (nessuno escluso) si tassano di 50 euro. A detta di tutti una serata divertente, «finalmente ritrovato lo spirito del premio». Ma così non si può andare avanti. Mentre le istituzioni, chi più chi meno, si mantengono ad una certa distanza pratica dal problema, la nuova presidente Simona Costa (eletta dalla giuria) tenta ed ottiene un riavvicinamento con il Comune ed il commissario stanzia 40mila euro (spicciolo più spicciolo meno). Cifra che fa sorridere pensando ai budget dello Strega e del Campiello, con uno zero in più. Ma si fa economia: «Ai vincitori vanno 4mila euro - spiega Costanza Geddes da Filicaia, segreteria letteraria della manifestazione -. Ai restanti due finalisti 2mila». A questi il Comune ha aggiunto una serie di servizi di logistica. Anche la scelta di far slittare la finale a settembre è stata dettata dall'esigenza di uscire dall'alta stagione. Vacanze low cost, premio low cost. E non si parli di ufficio stampa o sito web aggiornato, roba da ricchi. «Certo che per il Comune, adesso, siamo un fuscello in mezzo al disastro», chiosa Rosanna Bettarini -. Va bene così, poveri ma belli». Con un filo di tristezza stemperata dall' entusiasmo il premio cerca di ritrovare una normalità. E soprattutto si aspettano le elezioni, col fiato sospeso. UnsecolodiCage senzadogmiassoluti darispettare CULTURE GIORDANOMONTECCHI ... Cihafattocapire che lamusicaèmolto piùdiquello che immaginiamo Lepolemichee icolpidiscena caratterizzanoormaidatempo lamanifestazione.Unpo' dichiarezzasiaspetta dalleprossimeelezionicomunali JohnCage intentoalla«preparazione» diunpianoforte per lasua musica Narrativa,vince l'italianistaGardini AlViareggiopremiatiLoPiparo suGramscieAneddaper lapoesia VALENTINAGRAZZINI FIRENZE U: 20 sabato 8 settembre 2012
L'iniziativa dell'Anpi e dell'Istituto Cervi questa sera alla festa democratica di Reggio Emila, si svolge in una data importante, 8 settembre, l'armistizio, il «Tutti a casa» di Alberto Sordi che non si rivelò tale. È una data su cui non si «è riflettuto abbastanza», dice Carlo Smuraglia, 88 anni, partigiano e presidente dell'Anpi, «certifica la chiusura di un'epoca e l'apertura di un'altra, quella della Resistenza». L'iniziativa è nell'ambito di una campagna «di contrasto al neofascismo e di rilancio della cultura antifascista» che l'Associazione dei partigiani rivolge anche alle istituzioni del Paese. Con l'istituto Cervi avete elaborato un documentoallabasedellacampagnaantifascista, quali specifiche ragioni sollevate? «Bisogna chiedersi se l'Italia è veramente un paese antifascista, io penso che vi è tanta gente che lo è ed è profondamente impegnata ma poi c'è una larga fascia di indifferenza e vi è una fascia che non è semplicemente nostalgica e che invece non vuole accettare la storia, non vuole arrendersi e, forse, non conosce la storia. Come nel caso del sindaco di Affile che ha addirittura dedicato un sacrario al generale Graziani, come se i libri di Del Boca e di Ganapini non avessero chiarito le responsabilità di Graziani nelle atrocità della guerra coloniale in Etiopia e il suo ruolo nella Repubblica di Salò». Il sindaco Viri dice che si tratta di un omaggioa unconcittadino celebre. «Per paradosso l'atteggiamento del sindaco dovrebbe essere “purtroppo fra i nostri cittadini c'è stato Graziani”, invece questo tributo è grave in sé ma lo è molto di più perché non c'è adeguata opposizione, non solo il sacrario è stato pagato con i soldi della Regione Lazio ma ci sarà stato anche un iter di approvazione». Sembrerebbeesserepassato ilmessaggio di una guerra civile in cui tutti sono uguali, senzagiudizio storico. «Quasi un rovesciamento di posizione nella mentalità corrente a cui hanno contribuito revisionismi e negazionismi, ci si è dimenticati del grande valore e contributo che la Resistenza ha dato alla costruzione di un Paese libero.Ci si è dimenticati delle responsabilità del fascismo, la dittatura, le leggi razziali,la persecuzione degli oppositori, i morti, le stragi naziste del 1943-1945 a cui parteciparono non solo i tedeschi ma anche i fascisti italiani. La guerra di liberazione non fu una guerra civile ma una guerra contro gli occupanti”. Incosavede i segnalidiquestadimenticanza,diquesta indifferenza? «A Isernia un giudice ha scritto in una ordinanza a proposito di un gruppo di ragazzi antifascisti che si contrapponevano a Casa Pound “si allontanavano cantando Bella ciao”. Si trattava di una manifestazione pacifica ma quelle parole sono un segno che anche nella pubblica amministrazione non si capisce su quali valori si fonda lo stato democratico. Un altro segno è che nel 2012 si è semplicemente dimenticato di mettere a bilancio il modesto contributo che l'Anpi, che riceve i soldi dai suoi tesserati, riceve dallo Stato, le manifestazioni neofasciste, quando sono vietate, lo si fa per motivi di ordine pubblico, senza richiamare il fatto che vi sono gesti e simboli, come il saluto romano, che sono apologetici della dittatura fascista”». Quali obiettivi vi ponete con la campagnadiculturaantifascista? «La legge Scelba, del 1952, approvata in tempi difficili, che vieta la ricostituzione del partito fascista, all'articolo 9, impegna le scuole a creare corsi nelle scuole. Quello di cui abbiamo bisogno è di informare, contrastare una visione deformata della storia» L'Anpiva già nellescuole. «Il racconto dei partigiani, dei testimoni, è efficace solo se vi è un lavoro continuo, di preparazione, su cui è la scuola, sono le istituzioni che devono essere direttamente impegnate». Con particolare ansia si aspetta-no i risultati della vendemmia2012, non solo perché il vino è il primo ambasciatore italiano del made in Italy nel mondo, ma anche perché il settore è diventato una realtà economica di rilievo nel comparto agricolo. Sono 700.000 gli ettari di superficie coltivata in Italia, di cui oltre il 70% occupata da aree a denominazione di origine delle oltre 500 fra Doc, Docg e Igt che a partire dall anno scorso sono state uniformate con le Dop e Igp europee. Le oltre 383.000 aziende coinvolte producono 43 milioni di ettolitri di vino per un fatturato stimato di circa 10 miliardi di euro di cui 3 di export. Il ministro delle politiche agricole, Mario Catania, incontrando in questi giorni gli assessori regionali all'agricoltura, ha affermato che «la siccità di quest'estate ha colpito in modo durissimo il nostro Paese, non risparmiando nemmeno i vigneti. Aspettiamo la vendemmia che forse sarà, dal punto di vista quantitativo, la più bassa che la storia ricordi in Italia. A questo record spero non segua una carenza qualitativa, ma sotto questo profilo mi dicono i tecnici che la qualità dovrebbe essere largamente buona, salvo situazioni limite. Dobbiamo in ogni caso prendere atto dei cambiamenti climatici in corso e lavorare a una politica di più ampio respiro, sul medio e sul lungo termine, per affrontare in maniera organica il problema delle risorse idriche, sia sul fronte della gestione che su quello infrastrutturale». «La zona del Franciacorta ha già finito la vendemmia da almeno due settimane - afferma Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc e produttore di Franciacorta - e la qualità delle uve è sicuramente ottima. Il rapporto acidità zuccheri delle uve è veramente ideale. Quantitativamente stimiamo un 30% in meno rispetto allo scorso anno». Ma di quanto è stata anticipata la vendemmia? «Non di molto - aggiunge Ricci Curbastro perché ormai è il trend degli ultimi anni, abbiamo iniziato a cavallo di Ferragosto perché il clima sta cambiando e ci dobbiamo adeguare ai cambiamenti». «Per il Prosecco stiamo iniziando la vendemmia in questi giorni - dice Luca Giavi direttore del Consorzio di tutela della Doc Prosecco -. Iniziamo con la raccolta delle qualità Pinot e Chardonnay e come quantità non siamo troppo pessimisti. Le scarse precipitazioni di questa primavera-estate hanno comunque prodotto uve molto sane, senza muffe né marciumi e c'è stata pochissima necessità di usare fitosanitari. Poi sono arrivate le piogge di questi giorni che hanno riequilibrato i chicchi». Il territorio della Doc Prosecco è vasto e non si può generalizzare, ci sono zone più colpite. Sicuramente i vigneti di vecchio impianto non dotati di irrigazione sono in forte difficoltà. Non è una valutazione solo di questo anno, ma la tendenza climatica degli ultimi tempi impone per i nuovi impianti il sistema di irrigazione che diventa fondamentale in stagioni come questa. In tema di gestione dell acqua è intervenuto anche il ministro Catania, puntando il dito sull'importanza delle polizze assicurative e su una politica più lungimirante. «Il tema dell'acqua e quello del consumo del suolo - ha spiegato Catania - rappresentano due grandi sfide per questo Paese, sono nodi fondamentali per il modello di sviluppo che vogliamo rilanciare, per la crescita che vogliamo per l'Italia nei prossimi decenni auspicando un salto di qualità nel miglioramento dell'infrastruttura, la realizzazione di nuove opere, la corretta gestione e manutenzione della rete idrica e soprattutto di riduzione delle perdite». «Ci aspettiamo un vino di altissima qualità - conferma Marco Caprai produttore umbro di Sagrantino - non otterremo una grande quantità ma siamo ottimisti sulla qualità. Le piogge delle ultime settimane hanno fatto molto bene e il caldo ventilato dei mesi scorsi ha evitato le muffe. Non ci aspettiamo un calo nella produzione, anzi pensiamo di poter recuperare dal 10 al 15% rispetto allo scorso anno, che per noi è stato decisamente sfavorevole a causa del clima del 2011, con botte di calore improvvise, che misero davvero in crisi la scorsa vendemmia». Se, tra considerazioni contrastanti, a dire come stanno realmente le cose sarà l'evidenza dei risultati della vendemmia che terminerà a breve, certo è invece il ruolo che il comparto vitivinicolo rappresenta per il nostro Paese. Sicuri dei risultati qualitativi che ha raggiunto il comparto, sia per le capacità professionali sia per la varietà dei prodotti che il sistema può vantare, dobbiamo per forza pensare a una strategia diversa per la rete di commercializzazione. La suddivisione dell organizzazione della filiera fra ministero e regioni sicuramente non giova. Occorre promuovere ancora di più le reti di impresa interregionali fra denominazioni differenti, superando le divisioni e le mille piccole iniziative. I Paesi emergenti del vino si stanno affermando nel mercato globale soprattutto grazie alla loro compattezza commerciale, anche con una qualità del prodotto non sempre eccellente. Esistono perciò gli spazi di una crescita del settore per le aziende italiane. L'INTERVISTA FOODPOLITICS Il presidente dell'Anpi: «Bisogna rilanciare la cultura antifascista. Le istituzioni si impegnino» Il ministro Catania: affronteremo il problema delle risorse idriche Le previsioni degli esperti ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it «Abbiamobisognodi informareecontrastare unavisionedeformata dellastoria».Staseraalla festadiReggioEmilia inziativasullaResistenza La vendemmia 2012? Poca quantità ma straordinaria qualità Stavano effettuando fotorilievi per delle immagini che avrebbero fornito a Google Maps, le due persone a bordo dell'aereo precipitano oggi a Ciampino. È quanto si apprende da fonti investigative che indagano sulla vicenda. Le due vittime dell'incidente sono Antonio Savoldi, di 39 anni, originario di Brescia, e Alfred Segariol, cinquantenne originario di Trieste e residente a Bologna. I due erano partiti da Brescia e diretti all'aeroporto dell'Urbe. È ancora sotto shock uno dei due proprietari dell'officina, vicino all'aeroporto di Ciampino, sulla quale è piombato un Cessna, i cui due occupanti sono morti. «Sto andando a trovare il titolare a casa, l'ho visto proprio male», racconta un operaio, anche lui presente al momento dello schianto. «Subito dopo l'impatto - ricorda Denis - io e lui ci siamo precipitati vicino all'aereo, vedevamo i due piloti con la testa riversa di lato. Sembrava fossero già morti, ma volevamo comunque provare a salvarli. Poi c'è stata una forte esplosione con le fiamme altissime che ci hanno costretto a fuggire». Delle fiamme «alte come un palazzo» parla anche un altro testimone oculare, che in quel momento era al lavoro a pochi metri dall'officina. «C'era una colonna di fumo indescrivibile, altissima - racconta -. L'aereo si è avvitato su se stesso e poi è precipitato. Il rumore che ho sentito era quello di un motore che all'improvviso non riceve più carburante, forse è stato questo il problema». «Un mio dipendente - continua - mi ha detto di aver visto il velivolo fare un paio di volte una manovra, forse stava cercando un campo dove poter effettuare un atterraggio di emergenza». Su una piccola collinetta davanti al deposito di auto si sono ritrovati diversi residenti della zona. «Ho appena sentito una mia amica che sta a Falcognana, un piccolo borgo qui vicino - racconta un uomo -. Era terrorizzata perché l'aereo gli ha praticamente raschiato il tetto». Una signora non riesce ancora a credere a quello che è successo e continua a chiedere informazioni. «Noi siamo abituati a sentire e vedere gli aerei, siamo a due passi dall'aeroporto - sottolinea -, ma questa è stata una scena orrenda, mi dispiace davvero tanto per le due vittime». ITALIA «Quel sacrario per Graziani è una vergogna» Il mausoleo dedicato al generale fascista Graziani ad Affile in provincia di Roma JOLANDABUFALINI ROMA CarloSmuraglia Cade un Cessna, due morti Facevano foto per Google PINOSTOPPON ROMA 12 sabato 8 settembre 2012
Cesare Damiano Giorgio Merlo L'intervento Senza regole serie le primarie saranno un boomerang Pietro Greco Giornalista e scrittore Ladisperazionedei comici Esprimere rammarico per il fatto che Beppe Grillo si è messo a fare il politico (?) invece di continuare a fare il comico può sembrare una facile battuta. Luigi Cancrini però nell'articoletto di ieri annotava in parentesi una considerazione (“la disperazione è stata ed è il male segreto di molti comici”) che può far rivedere tale punto di vista in modo diverso e assai più complesso. Grillo fu in effetti (anche se ora tutti sembrano averlo dimenticato) un bravo comico, almeno per un certo periodo. Proprio una forma di “disperazione” funzionava forse (e poteva a tratti trasparire) come sorta di “leva segreta” dietro una comicità spesso aggressiva e torrenziale, ma che appunto trovava la sua forza nel trasformare in riso una sorta di negatività profonda. È come se ci fosse stata a un certo punto una specie di «crisi creativa» (situazione di cui può soffrire qualsiasi artista anche non eccelso, non solo un «grande»), e tale trasformazione non ha più funzionato. La negatività, la «disperazione», non più espresse tramite altre forme (con un processo quasi automaticamente anche auto-ironico), si sono manifestate in modo diretto – e prendendosi tragicamente sul serio - in forme di vera e propria rabbia paranoica, di vittimismo furente, e di accuse rivolte al mondo intero. FrancescoMereghetti È INUTILE GIRARE ATTORNO ALL'OSTACOLO. LE PROSSIMEPRIMARIEPERSCEGLIEREILCANDIDATOPREMIERdel centro sinistra possono essere una grande opportunità per l'espansione elettorale del Pd e, quindi, della intera coalizione; oppure possono trasformarsi in un poderoso boomerang. Innanzitutto per il Pd, per la sua immagine, la sua credibilità e il suo progetto politico. Per noi si tratta di una questione di scelta politica, di rapporti interni al partito e anche di scelte regolamentari. Ma andiamo con ordine. Le primarie si devono fare. Così ha deciso Bersani e così ha scelto il Pd. Primarie che servono per dare un'ampia legittimazione popolare e democratica al futuro candidato Premier e anche per rispondere ad una domanda di rinnovamento che sale con forza dalla società italiana. Ma le primarie, che sono e restano uno strumento e non un dogma da santificare e venerare ogni giorno, non possono diventare un espediente per “scassare” il partito e demolire la stessa impalcatura di un soggetto politico che è nato appena 5 anni fa. Francamente non crediamo che questo rientri tra gli obiettivi politici del sindaco di Firenze, ma è indubbio che gli attacchi quotidiani al segretario, a larga parte del gruppo dirigente e a tutto ciò che è stato fatto in questi anni, è una ghiotta occasione per tutti i detrattori, gli avversari e i nemici del Pd per ridimensionare, se non fiaccare, le ambizioni di governo del più grande partito riformista del Paese. Quindi, un sì convinto alle primarie purché non diventino una sorta di competizione cruenta tesa unicamente a delegittimare politicamente e personalmente il gruppo dirigente del partito. Lo hanno già detto altri e noi lo ripetiamo perché lo condividiamo: il tema dei mandati, della “rottamazione” di tutto il gruppo dirigente del partito e dello sventolio in ogni piazza e in ogni via della carta di identità, che cosa hanno a che fare con l'agenda programmatica del dopo Monti? Noi non sottovalutiamo affatto questi elementi di dibattito. Ma un conto è il congresso di un partito, lo scontro interno e la fisiologica competizione per assumere la sua guida politica. Altra cosa, del tutto diversa, è la ricetta programmatica del Pd e del centrosinistra per la guida del Paese nel prossimo quinquennio. Come abbiamo già detto, indubbiamente la carta di identità è importante, ma la contesa delle future primarie va giocata esclusivamente sul terreno politico e programmatico. Perché se la disputa diventa tutta interna al gruppo dirigente, forse è bene convocare un congresso straordinario per affrontare i problemi e sciogliere i nodi. Ma è questo il tema dominante ed esclusivo del dopo Monti? A noi, francamente, pare di no, perché siamo interessati a conoscere innanzitutto il programma di governo di ciascun candidato e a comprendere qual è la strada che viene indicata per uscire dall'attuale e drammatica crisi economica e sociale. Ecco perché il capitolo delle regole questa volta è importante e decisivo. Nessuno vuole attenuare o ridurre la partecipazione popolare. Anzi. Chi non appartiene alla scuola demagogica e populista del grillismo più aggressivo ed irresponsabile, sa benissimo che le primarie vanno disciplinate. E la proposta avanzata su queste colonne da Franco Marini non può e non deve cadere nel vuoto. Il cosiddetto «albo degli elettori» non è utile solo al Pd, ma è utile per la credibilità, la trasparenza e la correttezza delle primarie e della stessa politica. Non vogliamo affatto ingigantire le degenerazioni e gli inquinamenti che sono capitati a Napoli, a Palermo e in altre città italiane. Ma è indubbio che una consultazione popolare di questo genere, priva di qualsiasi regolamentazione, è credibile e seria se non è inquinata e, soprattutto, se non è condizionata da persone, gruppi di pressione, cordate di interessi e lobby del tutto esterne al Pd e all'intero centro sinistra. È sintomatico, al riguardo, che a invocare primarie senza regole siano soprattutto tutti quei mondi o pregiudizialmente ostili al Pd o che avversano e combattono un esito positivo al centro sinistra alle prossime elezioni. Facciamo, pertanto, un pubblico appello al segretario Bersani e alla Direzione del partito affinché si affronti in modo tempestivo ed approfondito questo tema. Senza regole definite e condivise rischiamo di trasformare le primarie in uno scontro dove la voglia di azzerare e di liquidare il Pd può entrare prepotentemente in gioco, nonostante la nostra volontà. E questo è un epilogo che non condividiamo e che vogliamo battere senza esitazioni e senza tentennamenti. NELLASOCIETÀDELLACONOSCENZAIDOTTORIDIRICERCASONOUN LIEVITO. DI GIOVANI CHE DOPO LA LAUREA HANNO SPESO ALMENOALTRITREANNIper addestrarsi all'indagine e a lavorare alla frontiera del sapere, hanno bisogno per crescere l'università, ma anche il sistema produttivo e la società nel suo complesso. Bene dunque ha fatto la Commissione Europea a elaborare e adottare i «Principi per una formazione dottorale innovativa», auspicabile pietra tombale di una concezione del dottorato di ricerca che vedeva nel giovane dottorando un apprendista al servizio dell'accademico-supervisore, la cui migliore prospettiva era costituita dalla speranza di prenderne, un giorno, il posto. Non solo. Il dichiarato, ambizioso obiettivo dei «Principi» è anche quello di promuovere e diffondere nella società civile il valore del dottorato di ricerca e della ricerca tout court. Questo nella convinzione che tanti problemi di modernizzazione, internazionalizzazione, innovazione di imprese private ed enti pubblici possano essere risolti con la mentalità del ricercatore. Purtroppo, quanto sta avvenendo in molte università italiane fa temere che stia prendendo piede un'interpretazione «pomodoro e basilico» dei «Principi». Liberato il dottorato da quell'aggettivo qualificativo (accademico) che ne rappresentava un sempre più angusto letto di Procuste, si rischia ora di privarlo anche del sostantivo che ne rappresenta l'essenza: ricerca. Il cosiddetto «dottorato industriale» nel nostro Paese sta nascendo spesso su progetti aziendali che nulla hanno a che vedere con la ricerca, nella mai sopita illusione che sia possibile fare innovazione senza ricerca. Si tratta di un equivoco potenzialmente letale. Nei Paesi che hanno «inventato» il dottorato industriale (Paesi Bassi, Svezia, Norvegia Danimarca, alcune università del Regno Unito), questo resta saldamente di ricerca, tanto che i dottorandi non conseguono il titolo se non hanno pubblicato i risultati del loro progetto di tesi in articoli scientifici. È fondamentale che intervenga l'Autorità ministeriale d'indirizzo del sistema universitario italiano, il Miur, emani il Regolamento per il dottorato di ricerca. Niente spazio per i furbi. Se i giovani dottorandi, da apprendisti nell'accademia si trasformeranno in apprendisti nelle imprese, in «dottori senza ricerca», non avremo fatto né l'interesse dei giovani, né quello delle imprese, né quello del Paese. Fulvio Esposito Professore di parassitologia Università di Camerino Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense, 131/L 00154, Roma lettere@unita.it Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 7 settembre 2012 è stata di 89.667 copie Sono contento che il digitale terrestre permetta una discreta copertura delle Paralimpiadi. Si è infatti acceso un certo dibattito in rete su questo evento e per aver puntato i riflettori sul tema del handicap, assai scomodo soprattutto in tempi di tagli e crisi economica, io ringrazio la Rai. MARCO LOMBARDI La testimonianza offerta dagli atleti impegnati nelle Paralimpiadi ha avuto anche per me un valore molto superiore a quello dei giochi olimpici da poco celebrati a Londra. L'uomo e la donna che affrontano prima di tutto i limiti imposti loro da una natura scortese si sono incontrati e confrontati con la serenità e l'allegria che erano mancate nelle gare di chi, in modo ormai regolarmente esagerato, collegava alla vittoria un intero progetto di vita. Sentire Zanardi che parla del lunedì dopo come di un giorno in cui la fantasia «di cui la fortuna lo ha dotato» gli permetterà di inventarsi altre situazioni in cui impegnarsi e divertirsi dando il meglio di sé aiuta a pensare quanto è importante, per l'essere umano, misurarsi con le difficoltà della vita. Chi ha tutto scivola facilmente, questo mi sembra sempre più evidente mentre passano gli anni, nella convinzione per cui tutto gli è dovuto ed ha difficoltà sempre maggiori ad affrontare delle pur minime contrarietà senza lamentarsi dell'ingiustizia che esse per lui o lei rappresentano. Chi affronta con coraggio e determinazione un handicap serio può arrivare a sentire fino in fondo la bellezza di quello che la vita gli offre. Questo, per me, è l'insegnamento più importante di questi atleti straordinari che la televisione ci ha permesso di seguire e di ammirare in questi giorni. Dialoghi La bellezza delle Paralimpiadi in televisione PAOLOLEONSULLECOLONNEDI QUESTOGIORNALE,SULSOL-CO DELLE PROPOSTE DEI SOCIALISTI EUROPEI, AVANZA LA GREEN ECONOMY come fondamento di una nuova politica per l'occupazione. Le misure che propone sono di grande portata, e vanno accompagnate da un altro ingenuo quanto ambizioso programma: aumentare la qualità e l'accesso all'istruzione, e ridurre la povertà delle giovanissime generazioni. L'economia verde, che vede una forte immissione di innovazione tecnologica, richiede infatti maggiori competenze ad ogni livello occupazionale. In Italia nel 2011 il tasso di laureati è ancora al palo, quasi la metà della media Ocse, e infatti negli ultimi otto anni le immatricolazioni sono diminuite sensibilmente. L'altro record negativo è quello della povertà minorile, lo scorso anno ha superato la spaventosa cifra di 1,8 milioni tra bambini e adolescenti. L'obiettivo che la politica deve porsi per i prossimi dieci anni deve essere raddoppiare il numero di laureati e dimezzare il tasso di povertà infantile. La difficoltà crescente di tante famiglie a sostenere i costi diretti ed indiretti dei corsi universitari, insieme ad una politica del diritto allo studio ancora carente, va risolta con interventi specifici. Ad esempio applicare una delle esperienze europee, che prevedono la restituzione di un prestito agevolato, e finanziato di anno in anno sulla base degli esami sostenuti, successivamente all'ottenimento di un lavoro. L'altro obiettivo è rompere il ciclo della povertà che attanaglia oggi oltre l'11% della popolazione italiana, non limitandosi a misure tampone. La povertà agisce come una trappola dalla quale uscirne da adulti è più difficile se in età infantile sono mancate istruzione e una dieta sana. Gli investimenti pubblici, una volta avviati i programmi, potrebbero diminuire nel tempo, per effetto dei benefici nel medio periodo. È con una migliore preparazione culturale che si sopporta meglio una temporanea situazione di squilibrio e di incertezza economica, si è più preparati di fronte ad un mondo reso più complesso dalle innovazioni tecnologiche, si assume una maggiore consapevolezza ecologica. Il commento Dottorati di ricerca Apprendisti per sempre? COMUNITÀ CaraUnità Giorgio Merlo Deputato Pd Sergio Boccadutri Tesoriere di Sel Deputato Pd L'opinione Per superare la crisi servono investimenti pubblici 16 sabato 8 settembre 2012
.
Inserisci la mail specificata al momento della registrazione, i dati d'accesso ti verranno inviati al più presto al medesimo indirizzo:
Informativa ai sensi del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 sulla tutela dei dati personali
Gentile Cliente,
La informiamo che per le finalità connesse alla fornitura del Servizio, Nuova Iniziativa editoriale SpA - l'Unità con sede legale in Roma, via Ostiense, 131/L - 00154 (di seguito "L'Unità"), esegue il trattamento dei dati da Lei forniti, o comunque acquisiti in sede di esecuzione del Servizio. Il titolare del trattamento è L’Unità nella persona del legale rappresentante pro tempore.
L'elenco dei responsabili del trattamento dei dati personali e dei terzi destinatari di comunicazioni è disponibile presso gli uffici de L’Unità.
Il trattamento dei dati avviene con procedure idonee a tutelare la riservatezza dell'Utente e consiste nella loro raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione degli stessi comprese la combinazione di due o più delle attività suddette.
Il trattamento dei dati, oltre alle finalità connesse, strumentali e necessarie alla fornitura del Servizio sarà finalizzato a:
a) comunicare i dati a Società che svolgono funzioni necessarie o strumentali all'operatività del Servizio e/o gestiscono banche dati finalizzate alla tutela dei rischi del credito e accessibili anche a Società terze anche al di fuori del territorio dell'Unione Europea;
b) raccogliere dati ed informazioni in via generale e particolare sugli orientamenti e le preferenze dell'Utente; inviare informazioni ed offerte commerciali, anche di terzi; inviare materiale pubblicitario e informativo; effettuare comunicazioni commerciali, anche interattive; compiere attività dirette di vendita o di collocamento di prodotti o servizi; elaborare studi e ricerche statistiche su vendite, clienti e altre informazioni, ed eventualmente comunicare le stesse a terze parti; cedere a terzi, anche al di fuori del territorio dell'Unione Europea, i dati raccolti ed elaborati a fini commerciali anche per la vendita o tentata vendita, ovvero per tutte quelle finalità a carattere commerciale e/o statistico lecite.
Il conferimento del consenso al trattamento dei propri dati personali da parte dell'Utente è facoltativo. In caso di rifiuto del trattamento dei dati personali di cui alla lettera b) il trattamento sarà limitato all'integrale esecuzione degli obblighi derivanti dalla fornitura del Servizio, nonché all'adempimento degli obblighi previsti da leggi, regolamenti e normativa comunitaria. In caso di rifiuto del trattamento dei dati personali di cui alla lettera a) la Società non potrà fornire il Servizio.
Il trattamento dei dati dell'Utente per le finalità sopraindicate avrà luogo prevalentemente con modalità automatizzate ed informatizzate, sempre nel rispetto delle regole di riservatezza e di sicurezza previste dalla legge. I dati saranno conservati per i termini di legge presso L’Unità e trattati da parte di dipendenti e/o professionisti da questa incaricati, i quali svolgono le suddette attività sotto la sua diretta supervisione e responsabilità. A tal fine, i dati comunicati dall'Utente potranno essere trasmessi a soggetti esterni, anche all'Estero, che svolgono funzioni strettamente connesse e strumentali all'operatività del Servizio.
La informiamo, inoltre, che, ai sensi dell'art. 7 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, il Cliente ha il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento e può, secondo le modalità e nei limiti previsti dalla vigente normativa, richiedere la conferma dell'esistenza di dati personali che lo riguardano, e conoscerne l'origine, riceverne comunicazione intelligibile, avere informazioni circa la logica, le modalità e le finalità del trattamento, richiederne l'aggiornamento, la rettifica, l'integrazione, richiedere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima, il blocco dei dati trattati in violazione di legge, ivi compresi quelli non più necessari al perseguimento degli scopi per i quali sono stati raccolti, nonché, più in generale, esercitare tutti i diritti che gli sono riconosciuti dalle vigenti disposizioni di legge.