«Ora possiamo guardare le cose con più ottimismo». Basta uno statement di Mario Draghi, ospite all'Ecofin informale di Cipro, per far segnare il sereno al barometro europeo. In effetti dalla riunione dei ministri delle finanze dell'Unione filtra l'impressione (per ora solo quella) che l'Europa si sia avviata sulla strada giusta. I mercati hanno reagito bene all'annuncio dei nuovi strumenti messi in campo dalla Bce per raffreddare la speculazione sugli spread (gli Omt, outright monetary transactions, cioè gli acquisti diretti di titoli sovrani), la Corte tedesca ha giudicato legittimo il fondo Esm, passaggio decisivo perché gli Omt diventino efficaci. E non solo. «Irlanda e Portogallo stanno seguendo con efficacia il loro programma di risanamento, sottolinea» Christine Lagarde dell'Fmi. Insomma, l'Europa c'è e lo vedono anche le Borse, che ieri sono “volate” anche sulla scia delle ultime decisioni della Fed. Le migliori proprio Madrid e Milano, due piazze di Paesi periferici. Per ora, dunque, banchieri centrali dei due continenti possono ritenersi soddisfatti. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Ci pensa il membro tedesco del board della Bce, Joerg Asmussen, a rimettere i piedi per terra. La Bce non «ha alcuna ragione per compiacersi» della reazione dei mercati all'annuncio del programma Omt di acquisto di titoli di Stato. Ora «non è il momento di riposare», ha aggiunto, rilevando che «la percezione dei mercati è che il programma sia un valido» freno alla speculazione, e che si allontani il rischio di esplosione dell'euro «almeno fino a quando i governi faranno il loro dovere». Il vero punto è questo: fino a quando i mercati potranno credere nella validità del piano, senza vederne la sua applicazione? Quanto tempo ha guadagnato la Bce, prima che la speculazione ricominci? A questa domanda Draghi non risponde direttamente, preferendo ricordare i “paletti” piazzati da Francoforte: richiesta degli Stati e sottomissione ai vincoli imposti dallo stesso regolamento dell'Esm. Insomma, per ora è chiaro solo il primo passo. Ma il secondo sta tutto nel campo dei governi e quindi della politica. Passo tanto più urgente, visto che i dati macroeconomici restano preoccupanti. La crescita resta molto incerta, e il 2012 sarà un anno-chiave per il futuro dell'Unione. A preoccupare è anche la disoccupazione, «soprattutto quella giovanile, che resta molto alta», aggiunge il commissario Olli Rehn. Il processo di risanamento è duro, e i possibili salvataggi non saranno “gratuiti”. L'Eurogruppo, la Commissione e la Bce insistono nel dare all'Fmi un ruolo decisivo in tutti i passaggi. Vuol dire che quei programmi “politici” a cui fa riferimento Asmussen dovranno passare attraverso il filtro degli economisti di Washington. Ecco perché chiedere interventi non è una passeggiata. Lo sa bene la Spagna, che per ora prende tempo. È possibile, anzi, che Madrid abbia scelto la strada dell'aggiramento dei vincoli. Proprio qui a Cipro si è impegnata a presentare entro settembre un nuovo piano di riforme, e solo dopo si discurterà del possibile intervento del fondo salva-Stati. Così, se il programma sarà convincente, non ci sarà bisogno di misure aggiuntive per concedere gli aiuti. Lagarde ha smentito le voci circolate in mattinata riguardo a un possibile coinvolgimento immediato dell'Fmi in accordo con la Bce su un piano di aiuti di circa 300 milioni. «Nulla di tutto questo», ha dichiarato la presidente dell'Fmi. Niente numeri, ma sui destini di Madrid è ormai chiaro che avrà un peso anche Washington. Quanto all'Italia, il ministro Vittorio Grilli ha precisato che del nostro Paese non si è parlato, ma che comunque «non c'è bisogno di un nuovo piano di riforme, visto che le abbiamo già fatte». E un riconoscimento ai progressi dell'Italia è arrivato anche dal commissario Rehn. Sul tavolo dell'Ecofin resta la partita dell'integrazione, a partire da quella bancaria, di cui si parlerà oggi. Il Commissario al mercato interno Michel Barnier ha detto di non escludere che si possa raggiungere una intesa entro la fine dell'anno, e che nel corso del 2013 e 2014 questo nuovo sistema possa diventare pienamente operativo. Ma sulla strada della vigilanza unica e della garanzia sui depositi bisognerà fare i conti con i mal di pancia della Germania - che non vuole cedere sovranità sulle banche regionali - e con la Svezia, che ieri ha espresso apertamente la sua ostilità. «Non accetteremo che i nostri contribuenti paghino i fallimenti bancari di altri Paesi», ha detto il ministro delle finanze svedese. Mario Draghi (Bce) e Christine Lagarde (Fmi) a Nicosia FOTO ANSA CGILASALERNO Era da mesi, dai tempi delle lacrime sfuggitele nel presentare la sua dolorosa riforma delle pensioni, che il ministro Elsa Fornero non forniva di sé un'immagine così “umana”, poco ministeriale, da donna capace di emozionarsi per una gara di Formula 1 più di quanto la sua compostezza professorale lasci a prima vista supporre. Domenica scorsa al Gran premio di Monza, visibilmente divertita e contenta di mostrarsi in un'occasione ufficiale senza riforme del lavoro da discutere o manifestanti da affrontare, è salita sul podio per premiare Lewis Hamilton, Sergio Perez e Fernando Alonso, scambiando baci e strette di mano. Ma la polemica, incolpevole il ministro, era comunque in agguato. LALITE PER LA PRIMAFILA Gli agenti della sua scorta, infatti, per poter accedere alla griglia di partenza dove le macchine scaldano i motori prima del via, e dove per ovvie ragioni possono entrare solo pochissime persone, si sono scontrati verbalmente con gli addetti alla sicurezza del circuito italiano e, per avere la meglio senza tante parole, hanno mostrato la pistola nella fondina. Un gesto che ha subito fatto cessare la lite e guadagnato loro la desiderata passeggiata in prima fila dietro un'inconsapevole Elsa Fornero accompagnata dal sottosegretario Staffan De Mistura, ma che ha scatenato anche le lamentele ufficiali del circuito - troppo spesso assediato da politici e vip vari - e dei collaboratori di Bernie Ecclestone. «Sono episodi spiacevoli» hanno commentato seccamente dall'Inghilterra. LADIFESA DI FORNERO Una vicenda che ha colto di sorpresa il ministro Elsa Fornero, all'oscuro dell'accaduto fino alla denuncia riportata ieri da Repubblica. «Avevo accettato con piacere l'invito dell'Automobile Club d'Italia a assistere al Gran Premio di Formula 1 nell'autodromo di Monza, per partecipare a una manifestazione che rappresenta un punto di eccellenza del nostro Paese» ha commentato, ritrovando immediatamente la formalità riservata alle repliche che spesso le sono state richieste in questi mesi di acceso dibattito politico in ambito legislativo e sindacale. «Le poche ore trascorse in un clima di entusiasmo alimentato dalla passione delle migliaia di tifosi presenti rischiano di essere rovinate da un episodio spiacevole». Il ministro, in ogni caso, non ha potuto esimersi dall'entrare nel merito dell'arroganza e della prepotenza dimostrate dagli uomini che si occupano della sua scorta, per condannare un episodio «riguardo al quale non posso far altro che esprimere il mio profondo rammarico sebbene non sia stata nè testimone nè parte, come correttamente evidenziato dal cronista». Ma tra le inevitabili parole di censura, Elsa Fornero ci ha tenuto ad esprimersi anche in difesa dei militari che quotidianamente si occupano della sua sicurezza: «Posso solo dire che i militari che si occupano della sicurezza del Ministro del Lavoro - ha sottolineato non hanno mai tenuto, in mia presenza, comportamenti meno che ineccepibili». Anzi. Per quanto riguarda la condotta che la Fornero pretende dagli uomini che la accompagnano in trasferta, non potevano esserci dubbi tra gli addetti medesimi: «Per parte mia ho sempre chiesto loro la massima correttezza e discrezione» ha raccontato il ministro. Ma in Italia, si sa, il malcostume alla corte dei politici è faccenda di lungo periodo. La ministra Fornero sul podio della premiazione del Gran Premio d'Italia FOTO ANSA Draghi: la cura Bce sta funzionando BIANCADIGIOVANNI INVIATA ANICOSIA Camusso: ripartire dal Mezzogiorno «Una ideadi programmazione chetenga conto dell'equilibrioche c'è traNord e SuddelPaese è fondamentale».Neè convintaSusanna Camusso,che ha conclusoaSalerno l'assembleanazionaledella Cgil sul Mezzogiorno.SecondoCamusso,«occorreporsi la domanda sugli squilibri che sideterminano».«L'assettoproduttivo e socialedelPaese -hadetto -è cambiato,un ProgettoPaese presupponeuna riduzione delledifferenze. C'èbisognodi faredelMezzogiorno la chiave con cui affrontiamoquesto tema.C'è unapartedelPaese cheha bisognodiesseredifesa esalvaguardata, altrimenti non abbiamola piattaformasu cui costruire il cambiamento». Unodegli errori commessi dal governo, secondo la Camusso, è il non «aver chiamato le grandi imprese pubblicheechiedere loroquali sinergie costruireper far ripartire gli investimenti». Laduegiorni di Salerno haavuto il clounelconfronto con il ministrodella Coesione FabrizioBarca cheha annunciato un'operazionedi «scuotimentodel sistema territoriale»con azioniper dare impulso alla realizzazione diprogetti con la spesadi fondi comunitari, edentro ottobreun documento con le lineeprogrammatiche per il 2014-2020. Barcaha ricordatoche grazie al governoora leRegionihannosubito «l'8%su tutte ledelibereCipe» ma iprogetti non partono. Il Mezzogiornosi ritrovanella «trappoladel sottosviluppo» perché leclassi dirigenti «nonsono capaci diadottare ricette noteoppureperchénon voglionocambiareperchétemono diperdere dalla fine dell'arretratezza». MARCOTEDESCHI MILANO . . . Per i tedeschi questo «non è il momento di riposarsi, bisogna dimostrare che il risanamento continua» Fornero al Gran Premio, la scorta ostenta la pistola Il presidente al vertice informale Ecofin guarda con maggior serenità al futuro I casi degli aiuti a Spagna e Grecia I mercati reagiscono bene all'azione di Francoforte e della Fed La ministra si rammarica per un «episodio spiacevole» Le proteste degli organizzatori sabato 15 settembre 2012 9
L'intervento Possibile la solidarietà tra le generazioni nel Pd? Livia Turco Deputata del Partito Democratico IGIOVANIDIRIGENTIDELPDCHIEDONOAL-LAGENERAZIONE PIÙVECCHIA EAUTOREVOLEDIFARSIDAPARTE,DIRINUNCIAREACANDIDATURE e cariche di governo. È normale che sia così, ciò che conta sono le argomentazioni e lo stile con cui si sostiene tale tesi. Ho avuto la fortuna di vivere, in ogni passaggio, la mia lunga militanza politica e di tanti anni in Parlamento (che lascerò) come grande passione. Sono stata una figlia privilegiata, scelta, tanto da trovarmi a trent'anni illustre sconosciuta (ma con una gavetta tosta e dopo avere superato esami severi nella mia Torino) nella mitica segreteria nazionale del Pci. Ho potuto beneficiare della fiducia di madri e padri autorevoli, come Nilde Iotti, Giglia Tedesco, Alessandro Natta e so cosa vuol dire avere dei padri e delle madri che non smetteresti mai di ascoltare e che ti dicono «vai è il tuo tempo». Conservo dentro di me la forza che mi sprigionava lo sguardo complice di Nilde e di Giglia quando intrapresi le battaglie nel Pci come la Carta delle donne, I Tempi delle donne, la Rappresentanza di genere, per sentire ora la bellezza di voler trasmettere analoga forza alle più giovani. È ciò che cercai di dire nel mio intervento nella prima Conferenza nazionale delle donne del Pd quando parlai di passaggio di testimone e dell'importanza di costruire finalmente nella scena pubblica una genealogia femminile che unisca le madri e le figlie. È possibile costruire questa solidarietà tra generazioni nel Pd? Non credo che il problema sia stanare quelli che sono inchiodati al potere o combattere presunti patti di sindacato. La questione è il senso, il progetto con cui una generazione si candida a governare, il compito e la funzione che vuole svolgere nella società italiana. La scuola da cui provengo, ci insegnò che si conta nel partito se si conta nella società. Credo che questo insegnamento resti attuale. Per la nostra generazione, quella degli anni 70 la Fgci di D'Alema e Veltroni che si trovò a combattere tra la crisi della democrazia e la violenza terroristica, il compito fu rifiutare ogni forma di violenza, combattere in modo limpido l'idea di una violenza legittima e rivoluzionaria ed al contempo impegnarsi per un cambiamento radicale della democrazia che ne ampliasse la partecipazione, la rappresentatività e la capacità di decisione. Aver vinto il terrorismo ed essere riusciti a costruire una democrazia dell'alternanza attraverso l'esperienza dei governi dell'Ulivo e della prima volta della sinistra al governo del Paese, in tempi di continua emergenza e di crisi profonda della democrazia, credo resti il merito fondamentale di quella generazione, di chi l'ha diretta, e della classe dirigente che lì si è formata. Così mi chiedo, con profondo sconcerto, come si può definire l'esperienza dei governi dell'Ulivo, subalterna al neo liberismo? Quei governi non solo risanarono i conti pubblici e ci portarono nell'euro, non solo seppero costruire una lungimirante politica estera ma si contraddistinsero per una saldatura tra rigore e giustizia sociale. Costruire una politica economica e sociale che aveva nella redistribuzione, nell'equità e nella giustizia sociale un tratto molto forte. Che si tradusse in provvedimenti anche emblematici come la lotta alla povertà, le politiche per l'infanzia e forti investimenti nella sanità pubblica, nella scuola pubblica e nelle politiche sociali, nelle politiche culturali. Insieme alla lotta all'evasione fiscale e alle liberalizzazioni. Per essere precisa voglio ricordare anche il «Protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l'equità e la crescita sostenibile» votato nel 2007 da 5 milioni di lavoratori che prevedeva tra l'altro la 14° mensilità per le pensioni fino ai 700 €e il blocco dell'indicizzazione di quelle più alte e misure contro la precarietà a favore dei giovani e delle donne. Ricordo ancora l'ultima finanziaria del governo Prodi, 2007, approvata senza voto di fiducia che prevedeva un intervento per gli incapienti, la cancellazione dell'Ici sulla prima casa per i ceti più popolari, il fondo per la non autosufficienza e gli asili nido e ben 8 miliardi in più per la sanità pubblica. Come sarebbe stata diversa la storia politica ma anche economica e sociale del nostro Paese se fosse proseguito il governo Prodi. Si sarebbe potuta fare quella riforma del welfare che giustamente viene auspicata. Per non parlare di quel tema rilevante su cui si vincono e si perdono le elezioni, come il governo dell'immigrazione. Chiedo: la legge 40 del 1996, quella che prevedeva anche il voto amministrativo agli immigrati, fu subalterna al neo liberismo? O non fu piuttosto profondamente riformista e lasciata sola nella società, priva di quella battaglia ideale e culturale che solo un soggetto politico riformista poteva compiere. Proprio il tema dell'immigrazione mi porta a focalizzare quello che fu il vero limite dell'esperienza dei governi dell'Ulivo. Il loro deficit non fu nelle politiche di governo ma nella soggettività politica dell'Ulivo e della coalizione che lo sosteneva. Il limite fu «il riformismo dall'alto, il riformismo senza popolo». Il limite fu il soggetto politico riformatore. Per questo è stato importante scegliere il Pd proprio il Pd questo nostro bel partito come dice Pierluigi Bersani è l'eredità più preziosa che la nostra generazione consegna ai giovani. A mio modo di vedere il compito dei più giovani e quello di ricostruire le fondamenta civiche e morali del nostro Paese, e combattere le diseguaglianze e le povertà, di ritessere un sentimento di fiducia questo richiede buone e nuove politiche, ma non solo. Richiede un nuovo partito popolare. Perché povertà e diseguaglianze si sconfiggono con il calore delle relazioni umane, con la capacità di prendere in carico chi ti sta accant e dirgli «io ci sono, io capisco ciò che stai vivendo, tu devi essere protagonista». Compito dei più giovani è fare i ministri, ma anche governare con la forza di un partito popolare che faccia incontrare l'azione di governo con la vita delle persone e torni a renderli protagonisti. Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense, 131/L 00154 Roma lettere@unita.it Gentileministro Profumo... Per l'inaugurazione dell'anno scolastico Lei ha voluto annunciare al Paese che ogni classe sarà dotata di un computer e che diversi insegnanti riceveranno anche un tablet. Anch'io ho inaugurato l'anno scolastico entrando in una delle mie classi, nel Liceo dove insegno, il “Carducci-Dante” di Trieste; ma, rispetto a Lei, non avevo alcun annuncio da fare. Anzi, devo dirle di essermi vergognato di accogliere i miei studenti in un ambiente degradato: il pavimento di legno deteriorato, le mura sbrecciate, l'intonaco ammalorato, gli infissi di legno vetusti, l'intonaco macchiato. Un ambiente squallido, dove è quasi impossibile motivare allo studio e insegnare che lo Stato ha a cuore la formazione dei suoi giovani cittadini. E poi ho ripensato a quello che è accaduto l'altr'anno, quando a causa della pioggia, in quella stessa aula, è caduta una parte del controsoffitto, e solo per un caso non è avvenuta una tragedia. Forse lo Stato non ha a cuore nemmeno la sicurezza dei suoi giovani cittadini. Signor Ministro, non ho idea in quali condizioni si trovi il suo ufficio ma le consiglierei di venire a lavorare solo per una settimana nell'aula che i miei studenti frequenteranno cinque ore al giorno per i prossimi nove mesi. Capirà, forse, che certi annunci è meglio evitarli: suonano retorici ma soprattutto distanti dalle necessità e i bisogni della scuola pubblica italiana. Il computer che ha promesso anche alla mia classe ricorda molto le brioche di Maria Antonietta. Lei, per diventare Ministro, ha dovuto giurare fedeltà alla Costituzione, che all'articolo 34 tutela e promuove il diritto allo studio. Non dimentichi che ogni giorno quel diritto viene calpestato anche dallo squallore materiale in cui versa una buona parte degli edifici scolastici italiani, compreso il “Carducci-Dante” di Trieste. DavideZotti Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 14 settembre 2012 è stata di 86.320 copie PERCAPIRE ILCOMPITOCHELACORTEHANELCONFLIT-TO BISOGNA ANZITUTTO CAPIRE COSA DECIDE. In questa fase solo l'ammissibilità. Sul merito deciderà a novembre. Ammissibilità vuol dire verificare i requisiti soggettivi e oggettivi. Soggettivi: siamo di fronte a due poteri dello Stato? Certamente sì per il presidente. Per la Procura in astratto si potrebbero avere dubbi, che però sono risolti da precedenti sentenze della Corte sin dalla 216/1995. Requisiti oggettivi: evidenti giacché è in gioco l'ampiezza della sfera di immunità garantita dall'articolo 90 della Costituzione. Invece per capire il merito bisogna risalire a quando è sorto il conflitto: il 9 luglio scorso il Procuratore dichiarò che le intercettazioni di cui si discute sarebbero state legittime ma irrilevanti e che pertanto si sarebbe proceduto alla loro distruzione dopo un'udienza stralcio, sentite le parti. Dal suo punto di vista la Presidenza le ritiene illegittime e che vadano pertanto distrutte subito. Le due forme di distruzione si fondano su due diversi articoli del codice di procedura penale, il 268 per la Procura, che si applica a intercettazioni legittime ma inutili; il 271 per il Quirinale che regolamenta quelle illegittime. Hanno due conseguenze molto diverse: la prima porta inevitabilmente alla loro conoscenza giacché sono rese note nell'udienza, la seconda no. Il conflitto è importante soprattutto perché si fonda su due interpretazioni molto diverse della Costituzione. La Procura ha una lettura riduttiva degli articoli 87 e 90 della Costituzione (e della legge 219/1989 che discende dall'articolo 90 consentendo nel suo art. 7 comma 3 le intercettazioni solo per i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione): per essa l'irresponsabilità sancita dall'art. 90 per gli atti compiuti nell'esercizio delle funzioni presidenziali si incrocia con l'elenco dei poteri formulato nell'art. 87 della Costituzione che intende come rigido e chiuso, al netto delle responsabilità ministeriali. Pertanto in questo caso il presidente sarebbe stato intercettabile. Al contrario per il Quirinale la garanzia dell'art. 90 è più ampia perché l'art. 87, al di là di singoli poteri, impone al presidente che «rappresenta l'unità nazionale» di fornire prestazioni di unità con varie attività che precedono e seguono l'esercizio di quei poteri e di cui pertanto la riservatezza nelle comunicazioni è elemento irrinunciabile. Lo spiegò il ministro Flick in Senato il 7 marzo 1997: la non intercettabilità, comprese le intercettazioni indirette, dipende «dalla interpretazione sistematica delle norme che regolano la posizione e le attribuzioni costituzionali della figura istituzionale del presidente». A loro volta queste due interpretazioni diverse della Costituzione hanno un impatto molto diverso sul sistema e qui sta il punto chiave per ritenere assolutamente fondata la decisione del Quirinale: la linea della Procura porta ad azzerare il principio di separazione dei poteri, facendo del giudiziario il perno, capace di comprimere la Presidenza a propria discrezione; viceversa quella del Quirinale mantiene separazione ed equilibrio, ponendo di fronte alla magistratura indipendente una Presidenza non menomabile. Questa tutela del presidente rispetto al potere giudiziario non è quindi una sopravvivenza della sacralità dei monarchi, che eluderebbe l'uguaglianza dei cittadini e l'evoluzione democratica degli Stati rispetto all'estensione del principio di responsabilità. Per di più sarebbe ben strano un ordinamento che desse a un Capo dello Stato tutele minori di un semplice parlamentare. Infine è da rilevare che il conflitto di attribuzioni rappresenta lo strumento più lineare e fisiologico come ha in qualche modo suggerito la Corte stessa nella sentenza 154/2004: «La garanzia del rispetto della norma costituzionale, anche nei confronti di eventuali erronee applicazioni da parte dell'autorità giudiziaria, non sta nell'esclusione a priori della competenza di questa - che verrebbe in pratica a configurare una esenzione senza limiti dalla giurisdizione e un privilegio personale privo di fondamento costituzionale - ma nella possibilità (esplicitamente riconosciuta, del resto, anche dalle pronunce impugnate) di sollevare conflitto di attribuzioni contro le determinazioni dell'autorità giudiziaria». COMUNITÀ In Iraq e Afghanistan ogni giorno si verificano attentati mortali verso la popolazione, la polizia locale e il contingente Nato di pacificazione. Nel Kosovo, a 14 anni dall'intervento delle forze internazionali, serbi e albanesi ancora si uccidono a vicenda in faide interminabili. Siamo davvero certi che gli interventi militari con e senza mandato Onu, abbiano reso il mondo più sicuro? MARCO LOMBARDI Qualcosa sta cambiando proprio su questo punto come ben dimostra la compostezza sobria della risposta di Obama. Niente squilli di tromba, nessuna parola fuori dalle righe, un distinguo attento fra gli esaltati all'assalto del consolato di Bengasi e il popolo o il governo libico di cui amico era Chris Stevens e di cui amica resterà l'America di Obama. La paranoia che si nutre di accuse ai nemici della patria può avere una certa efficacia all'interno di una compagna elettorale ma Obama l'ha lasciata al suo avversario perché sa che l'attentato di Bengasi non è la prova di un fallimento della sua apertura ai Paesi islamici ma solo un tentativo di esorcizzarne gli effetti. Favoriti dall'entusiasmo paranoico di Bush, gli estremismi paranoici di al Qaeda sono deboli proprio da quando non possono più contare sull'odio per le bombe degli americani e più forte si fa (Lucio Caracciolo su Repubblica) «la strana ma efficace alleanza Stati Uniti-Fratelli musulmani» inaugurata dal discorso di Obama nel 2008 al Cairo che tanta importanza ha avuto nel determinarsi di tutta la «primavera araba»: un passo importante, appunto, verso la costruzione di un mondo in cui sempre di meno c'è bisogno di interventi militari. Dialoghi La risposta pacata e sobria di Obama Ilpunto Il conflitto di attribuzione più rilevante di quanto appare Stefano Ceccanti CaraUnità . . . Non si discute solo di una intercettazione telefonica ma del profilo costituzionale del Presidente 16 sabato 15 settembre 2012
Maurizio Landini, segretario della Fiom, laFiatcertificalarottamazionediFabbrica Italia. Come ci si sente ad aver avuto ragionequasi dasoli? «Non siamo per nulla contenti, anzi. Siamo preoccupati. E deve essere chiaro che nonsiamo disponibiliadaccettare chiusure di stabilimenti e ridimensionamenti dellacapacitàproduttiva, comenonabbiamoaccettato la chiusura degli stabilimenti della Cnh di Imola, dell'Irisbus e di Termini Imerese. Credo che oggi serva chiedere al governo di fare una discussione finalmente seria con la Fiat. Finora questa possibilità non c'è mai stata». ll comunicato del Lingotto suona però comeunmetterelemaniavanti,prepara ilterrenoperl'annunciodel30ottobre... «Il nostro Paese non si può permettere che Fiat lasci l'Italia. Purtroppo sono passati degli anni a dare credito alle promesse di Marchionne. In questi anni si sono perse quote di mercato e ora la situazione è più difficile. L'errore della Fiat è stato pensare di ritardare gli investimenti facendo affidamento sul fatto che nel frattempoqualcheconcorrentesaltasse. Invece è successo esattamente il contrario: gli altri hanno investito, prodotto nuovi modelli e hanno guadagnato rispetto a Fiat. Se Marchionne non decide in fretta di cambiare strada esce dal mercato italiano e da quello europeo». Nonpensainvecechesiaunasceltaponderata? Non crede che Marchionne non cambierà idea e che l'unica possibilità siache la famiglia Agnelli losostituisca? «Non mi sono mai messo a discutere su con chi debbo fare una trattativa, anche perché invece c'è successo il contrario e cioè che la Fiat abbia scelto di escluderci. La famiglia Agnelli, se ha ancora la forza, decide a chi affidare la sua azienda e io discuto con chi c'è. L'importante è che ci sia una trattativa. E finora non c'è stata». Voi sareste disponibili a fare marcia indietro sulla cosiddetta via giudiziaria, le causecontroFiat,incambiodiunmantenimentodei livelli occupazionali? «Laviagiudiziaria l'abbiamosceltapergarantire i diritti dellepersone, non perstrategia: marce indietro da fare non ce sono. Noi però siamo disponibili, come abbiamo fatto in questi mesi con grandi gruppi come Electrolux, Indesit, Whirpool, a firmare accordi con processi di riorganizzazione anche imponenti. E rivendichiamo di essere un sindacato responsabile. Solo la Fiat non se n'è accorta». Daunannochiedetecheintervengailgovernoe l'unica volta che Monti ha parlato con Marchionne ha poi spiegato che «un'azienda globale può investire dove vuole».Passeraierihaparlatodi«richiestadi chiarimenti».È fiducioso? «Miaugurochefinalmenteilgoverno convochi al più presto l'azienda. Credo che se è vero che il Paese non può fare a meno della Fiat, il governo non può permettersi di fare a meno di un intero settore industriale. Chiudere stabilimenti significa, oltreacancellarealtriposti di lavoro,perdere competenze straordinarie nel saper costruire auto e nella componentistica. Oltre a chiedere conto alla Fiat, chiediamo al governo di discutere un piano della mobilità nazionale che rilanci tutto il settore dei trasporti, come fanno in tutti i Paesi avanzati. In più facciamo notare che nessun Paese avanzato (Francia, Germania, Giappone) ha un solo produttore: bisogna cercarne altri». Noi de l'Unità abbiamo scritto che Volkswagen ha visitato ed è interessata aprodurreaPomiglianoenonfamistero diessere interessataalmarchioAlfaRomeo. Non crede che il governo dovrebbeconvocare anche i tedeschi? «Questo non dipende da noi, ma di sicuro il governo ha il dovere di ricercare tutte le possibili soluzioni per impedire le chiusure e deve creare le condizioni perché in Italia entrino altri produttori». Intanto Fim Cisl e Uilm iniziano a scricchiolare: chiedono interventidel governo e parlano di aprire le porte a nuove aziende... «Negli accordi che hanno subìto e hanno accettato di firmare non c'era una riga di certezze sugli investimenti, mentre c'era la sostanziale cancellazione del contratto nazionale. Queste organizzazioni dovrebbero riflettere sul fatto che subire ricatti non significa fare sindacato. Per questo noiabbiamorivoltoa loroeaFermeccanica l'invito a confrontarsi su un Accordo per il lavoro che per tutto il 2013 eviti un nuovocontrattoseparatoepuntialla riduzione di orario per mantenere i livelli occupazionalieunadetassazionediunaparte del salario. Finora non abbiamo avuto risposte». Ma intanto Monti attacca lo Statuto dei lavoratori... «Non è una novità. Ma assume significato perché è un tentativo di condizionare il prossimo governo per continuare nel suo solco. Dimostra che Monti non è un tecnico. Anche perché anche modificando l'articolo 18 in modo per cui abbiamo avuto 7 licenziamenti di cui sei iscritti Fiom, non mi pare che la mossa abbia portato orde di investitori stranieri come c'era stato promesso. Una ragione in più per firmare il referendum per cancellare l'articolo 8 chiesto da Marchionne a Berlusconi e la modifica all'articolo 18 che fa licenziare i lavoratori sgraditi alle aziende». Adesso hanno davvero paura del futuro, gli operai della Fiat. Le fabbriche mezze ferme per la cassa integrazione erano solo l'anticipo del congedo annunciato da Sergio Marchionne da Fabbrica Italia, che potrebbe diventare ufficiale e definitivo già il 30 ottobre. Come dice Rosa Carlino, 33 anni a Mirafiori, dove si lavora a singhiozzo e solo sulle linee della Mito, in attesa delle catene di montaggio per i nuovi modelli promesse ma mai arrivate: «Abbiamo paura delle scelte di Marchionne. In fabbrica non c'è niente che dia il segno di un futuro. Siamo delusi perché ci speravamo. Sta male soprattutto chi in quel piano ci ha creduto davvero. I diritti ce li hanno tolti subito, il lavoro è rimasto un miraggio». Chi ci ha creduto davvero, dice Rosa, come gli operai della Fim e della Uilm. «Marchionne aveva detto che, per adesso, si soprassiede», dice il segretario Cisl, Raffaele Bonanni a proposito di Fabbrica Italia. La sua spiegazione è che si tratti di un progetto finito vittima della crisi di un mercato, quello dell'auto, «al lumicino». «Bisogna aspettare che torni a essere più vivace. D'altronde - aggiunge Bonanni - è una condizione che riguarda tante case automobilistiche. Speriamo si riprenda per ottenere una produzione capace di assorbire le persone nel comparto». Il confronto tra governo e vertici Fiat, tanto ventilato, ancora non è stato fissato, anche se adesso il ministro Passera annuncia «chiederemo chiarimenti». Ma il pressing politico perché lo faccia sul serio è già partito. «Essere ministro ti dà una soddisfazione: se chiami le parti, devono venire», ricorda il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che parla di «situazione drammatica» della Fiat. «Siamo tornati al livello produttivo degli anni Settanta - calcola - Spagna e Gran Bretagna, che non hanno una casa nazionale, fanno più auto di noi». Soprattutto: «Se ci fossero stati veramente 20 miliardi per Fabbrica Italia, non si sarebbero cancellati con un comunicato stampa», dice ancora Bersani. FURBETTICOSMOPOLITI Un attacco diretto e inaspettato ai vertici del Lingotto arriva dal patron di Tod's, Diego Della Valle: «Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l'Italia o la crisi, che pure sicuramente esiste: il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate». Sono loro, insomma, gli «inadeguati». L'affondo di Della Valle, destinato a Marchionne e al presidente Fiat, John Elkann, arriva in un comunicato e trasuda qualcosa di molto simile al disprezzo: «È bene che questi “furbetti cosmopoliti” sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro». Espressioni che Luca Cordero di Montezemolo bolla come «assolutamente inaccettabili». Che la responsabilità di quanto accade nelle fabbriche sia da attribuire ai vertici, la Cgil l'ha sempre denunciato, e lo conferma: «Marchionne - dice la segretaria Susanna Camusso - aveva detto di avere uno straordinario nuovo modello, di avere bisogno di più produttività. Allora abbiamo detto che non ci convinceva quello schema. Oggi possiamo dire che non l'ha portato da nessuna parte. Ha avuto più produttività, e non ha fatto nulla». Secondo la Uilm «occorre resistere fino a metà 2013 per superare la crisi del settore dell'auto ed essere pronti con la capacità produttiva dei siti e i nuovi modelli da produrre», dice il segretario Rocco Palombella. «Fino a quel tempo Fiat può utilizzare contratti di solidarietà e cig», continua cercando di mettere in luce il fatto che (finora) Fiat non abbia dichiarato esuberi, «perché ciò permette al sindacato di vincolare l'azienda agli impegni presi: deve continuare a puntare sul mercato nazionale ed europeo, continuare la produzione automobilistica in Italia». Di ben altro avviso è Giorgio Airaudo, responsabile auto per la Fiom Cgil, il quale chiede a Fiat che dica la verità «perché il gioco degli specchi è finito. Non si possono scaricare le soluzioni sui lavoratori chiedendo disponibilità di orari, turni, straordinari e riduzione delle pause senza portare investimenti e senza mantenere gli impegni». «Il piano Fiat - va avanti - non è mai veramente partito. È stato solo usato per dividere i lavoratori e i sindacati. Ora è il caso di affrontare la realtà, è il momento di fare chiarezza, anche con l'ingresso di nuovi produttori». L'INTERVISTA L'amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne FOTO ANSA Dobbiamocercarealtri produttori,nonpossiamo restare legati soloallaFiat SeMarchionnenoncambia linea, ilLingottoscompare dall'Italiaedall'Europa «Il governo si muova, non possiamo perdere la Fiat» Della Valle accusa Marchionne e gli Agnelli: furbetti cosmopoliti La fine di Fabbrica Italia alimenta timori per l'occupazione Gli operai: i diritti ce li hanno tolti subito, il lavoro dov'é? ECONOMIA . . . La Fiom è un sindacato responsabile che firma accordi di riassetto e difende i lavoratori Paura operaia da Torino a Pomigliano LAURAMATTEUCCI MILANO MASSIMOFRANCHI ROMA MaurizioLandini 8 sabato 15 settembre 2012
Igiornali di destra sostengonoche Matteo spacca il Pd? Non mimeraviglia: assecondano quan-to sostengono alcuni bersania-ni». Metteo è Renzi, e a sostene-re questa tesi, invece, è il suo braccio destro, l'anima (e la mente) politica dello staff del sindaco di Firenze, Roberto Reggi. Non sceglie il fioretto, l'ex sindaco di Piacenza, quello lo lascia al candidato alle primarie, lui colpisce di spada. «Gli artefici di questo gioco pericoloso sono proprio loro - affonda - , quelli che sostengono il segretario, che nei circoli e tra i militanti dicono che se vince Matteo il partito si spacca. Ma stiano tranquilli, se vinciamo noi non succede nulla. Anzi, se Matteo perde le primarie, come ha detto più volte, resta nel Pd e aiuta lealmente il segretario: non mi sembra che Bersani che lo abbia detto e lo trovo piuttosto grave». D'altro canto sono in molti nel partito a pensare che abbia fatto bene Renzi a chiedere i voti al centrodestra, «perché noi dobbiamo convincere chi non ci ha votato nel passato a farlo questa volta- spiega il sindaco di Scandicci, Simone Gheri -, così come alle primarie deve poter votare chiunque per il candidato alla premiership». Primarie in mare aperto, appunto. Gheri, che alla scorsa tornata ha votato per Dario Franceschini - «ma dal giorno dopo Bersani è stato il mio segretario» - oggi è convinto che questo corteggiamento del centrodestra nei confronti dell'enfant prodige del Pd non sia altro che il tentativo di fiaccare tutto il centrosinistra e mettere in difficoltà i democratici. «Per questo - aggiunge - ho apprezzato D'Alema quando ha detto che Renzi è uno di noi. Sono convinto che se vince le primarie può allargare notevolmente la nostra base elettorale». Anche pescando a destra, «perché se vogliamo vincere - ragiona Reggi - non possiamo certo chiuderci nel recinto del centrosinistra. Mica basta per arrivare al 51%, è di là che dobbiamo pescare consensi». Tesi condivisa, seppur altrimenti argomentata, anche dal senatore Giorgio Tonini, molto vicino a Walter Veltroni. Renzi, sostiene, ha riempito quella voragine lasciata vuota dalla strategia del Pd, che poco e niente si è rivolta al popolo orfano, deluso e spaesato del post-Berlusconi (se di post si può parlare). E secondo Gheri con il discorso di Verona il primo cittadino di Firenze ha fatto anche quel salto in avanti che commentatori e osservatori gli chiedevano per essere davvero credibile: andare oltre la rottamazione. «Premesso che se non l'avesse posto lui il tema del rinnovamento, con la decisione con cui l'ha fatto, i vari Matteo Orfini se ne sarebbero ben guardati. Ma a Verona Matteo ha parlato di temi concreti. Ha dato un messaggio chiaro su cosa intende fare per il Paese, per il lavoro, i giovani, la cultura... Dieci anni come amministratore del territorio, mi creda, valgono molto più di dieci anni passati nei corridoi del Parlamento». Insomma, se da destra cercano di tirare il rottamatore per la giacca e da sinistra cercano di «collocarlo» già fuori dal campo progressista se dovesse perdere, per Matteo Richetti, presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, «in realtà Renzi lo vorrebbero tutti nel proprio campo di gioco perché lui è riuscito laddove gli altri hanno fallito: ha rotto gli steccati che hanno impedito fino ad oggi alla politica e al Paese di fare passi avanti». Come sul riconoscimento delle coppie omosessuali, spiega, dove con una formula semplice semplice, la civil-partnership, «ha trovato una soluzione che ha mandato in soffitta anni di polemiche sterili: riconoscere gli stessi diritti e doveri dei coniugi alle coppie omosessuali», pur senza dover ricorrere al matrimonio. Quanto alla tesi che Matteo Renzi sia culturalmente più vicino ai liberal di destra, «altra scemenza. Sfido il centrodestra a votare il nostro programma», ribatte Richetti. «Li sfido a sostenere in Parlamento le idee che Matteo lancia sul lavoro, sul merito, sui diritti civili...», conclude. «Ho ascoltato con grande attenzione il discorso di Renzi e ho colto una forte critica alla politica berlusconiana - osserva il presidente dell'Anci, nonché sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio -. Mi è sembrato un buon inizio per il centrosinistra perché Matteo è del Pd come io sono del Pd e come Bersani penso che queste non sono le primarie del partito ma di tutto il centrosinistra per scegliere la leadership. Quindi stiamo molto attenti a non portare il nostro partito nel tritacarne». Un monito che sembra diretto più ai suoi stessi colleghi che non al campo avversario. E poco importa, per il primo cittadino di Reggio Emilia, se al debutto ufficiale di Renzi, non siano apparsi i simboli del Pd, «non mi sembra un particolare importante». Resta ancora qualche, lievissimo, dubbio prima di sciogliere la riserva e quindi decidere per chi votare alle primarie. «Ho un pregiudizio molto positivo su Renzi dice -, sono fortemente orientato a schierarmi con lui ma aspetto di capire meglio cosa intende fare su due temi per me fondamentali: il sistema di welfare e di protezione sociale che intende costruire - dunque anche rispetto alla cittadinanza per gli immigrati - e l'autonomia territoriale». Al gruppo dirigente, che teme l'effetto primarie e intravede il rischio di implosione del partito, lancia una provocazione: «Se non siamo sicuri di tenere la portata delle primarie, allora annulliamole. Bersani può e deve farlo se pensa che facciano male al Pd». È, appunto, una provocazione, sia chiaro. «Non stiamo facendo cose giuste, né nella direzione delle alleanze, né con le scelte politiche». Mentre il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro invita Beppe Grillo a «coordinare e coagulare il dissenso», in vista di un eventuale accordo elettorale col Movimento 5 stelle; mentre sul web piovono commenti, più contro che pro; Massimo Donadi, capogruppo Idv a Montecitorio, contrario a rompere l'alleanza col Partito democratico, dopo un'estate di polemiche e dissensi, mette il punto. E annuncia come e quando andare a capo: «A Vasto chiederò una svolta sostanziale, perché l'alleanza con Grillo è dannosa e incompatibile col mio modo di intendere la politica». Unaut -aut.EseDiPietrosceglieGrillo lei chefa? «Sono convinto che non accadrà mai, che alla fine non ci sarà nessuna alleanza col Movimento 5 stelle. Perché prevarrà nel partito la consapevolezza che seguire solo la protesta e il malessere non serve a cambiare il Paese. Il Movimento 5 stelle ha espresso posizioni politiche devastanti, come l'uscita dall'Euro e dall'Europa, e non penso possa essere in grado di governare. Di Pietro invece presenterà il programma dell'Idv in cui al primo punto si chiede più Europa e l'attuazione degli impegni europei. È una posizione incompatibile con quella di Grillo». Eppure lo invitaa“coagulareildissenso”. «Ieri Di Pietro invita Grillo all'alleanza, l'altro ieri dice di voler tornare alla foto di Vasto... io non so più a quale Di Pietro devo dare retta, se a quello dell'intervista al Fatto Quotidiano o a quello che ha parlato all'assemblea della Fiom. Di certo lo preferisco in questa versione. Ora quello che mi interessa è porre un problema politico: la strada, affinché il centrosinistra possa andare al governo, con Bersani premier, si fa sempre più stretta. È necessaria una coalizione che vada dal Pd a Sel con l'Idv: questa è la mia speranza, per la quale lavorerò fino all'ultimo momento». L'appuntamento a Vasto, dal 21 al 23 settembre, con l'assemblea programmatica delpartitoè l'ultimo momento? «Non lo considero l'ultimo momento, però da lì devono arrivare segnali netti di un'inversione di rotta, chiederò una svolta sostanziale. L'alleanza con Grillo è incompatibile col mio modo di intendere la politica e la considero assolutamente dannosa. Inoltre è soltanto un'illusione: porterà in Parlamento 100, 150 parlamentari che non hanno un'identità comune; governare il Paese non è come governare Parma, è un'altra cosa. E in questo momento non possiamo permetterci errori. Per quanta simpatia ho per Grillo, e ne ho tanta, l'interesse per l'Italia viene prima di tutto». I sondaggi che danno al 25 per cento l'alleanza Idve M5Snon le interessano? «Sono un buon esercizio per chi vuole fantasticare un po', ma chi insegue queste suggestioni fa un errore mortale per il Paese e per sé. E Di Pietro non può fare questo errore, sono certo che non lo farà». Neè cosìconvinto? «Sono un'inguaribile ottimista e spero che Di Pietro cambi rotta». Ela rotta da seguirequalesarebbe? «L'Idv deve fare il primo passo, riaprire il dialogo con il Pd e con Sel e sottoscrivere la Carta d'intenti proposta da Bersani. Ci sono sei mesi di duro lavoro da fare, spero che ci si muova al più presto in questa direzione, abbandonando suggestioni letali e le ipotesi di alleanze con l'armata Brancaleone di Grillo. Mi rammarica per l'Idv l'aver contribuito a lacerare il fronte del centrosinistra, l'aver violato il codice di correttezza nei rapporti reciproci, penso al video circolato in rete tempo fa, ai toni utilizzati. Così l'Idv contribuisce a realizzare proprio ciò che dice di voler contrastare, il Monti bis, le grandi alleanze e le larghe intese. Se non fossimo arrivati a questo punto le possibilità di vincere le elezioni al primo turno, sapendo di avere la sera stessa delle elezioni, una maggioranza parlamentare ampia, sarebbero certamente maggiori. E la prospettiva di governo più realistica». Delle liste civichechene pensa? «Sono uno scenario diverso, più politico rispetto a quello proposto da Grillo, ma è comunque da contrastare perché frantumerebbe il centrosinistra». MaseDiPietroaVastoannunciasseun'alleanzacon Grillo? «Spero che cambi rotta. Se poi così non fosse, mi lasci sbattere il naso contro il muro». Il capogruppoIdv allaCamera:«AVasto chiederòunasvolta L'intesacon ilMovimento CinqueStelledannosa e incompatibile» Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani FOTO LAPRESSE pressione si scarichi tutta all'interno, con effetti deflagranti. Ma se guardiamo la cosa da un altro punto di vista, è difficile trovare un momento migliore di questo. Basta scorrere le notizie delle ultime settimane: fior di dirigenti e persino ex ministri del Pdl sfilano in tv costretti a pronunciare frasi come «non so se il leader sarà ancora Berlusconi», «bisogna chiederlo a lui», «attendiamo che ci faccia sapere»; il movimento grillino, che doveva rivoluzionare la politica a forza di partecipazione dal basso e democrazia diretta, alla prima critica nei confronti del vertice, caccia via il dissidente tra insulti, accuse e minacce di morte (tanto che ieri la procura di Bologna ha dovuto aprire un'inchiesta); Antonio Di Pietro si conferma intenzionato a lasciare il suo nome nel simbolo, ragion per cui le critiche di Massimo Donadi paiono destinate a cadere nel vuoto, ché fare non diciamo le primarie, ma anche solo una riunioncina per discutere la linea del capo - in un partito che il nome del capo ce l'ha nell'insegna sarebbe come chiedere a un fan club di John Lennon di intitolare la sede a Toto Cutugno. Se questi sono quelli che erano scesi in campo contro la «vecchia politica» o contro la «casta» dei nominati, il Pd non poteva scegliere momento migliore per mostrare agli italiani dove stanno le oligarchie inamovibili e indiscutibili, lontane dal Paese e allergiche al confronto. Naturalmente, restano molte buone ragioni per criticare queste primarie, a cominciare dalla confusione tra primarie di coalizione per scegliere il candidato premier del centrosinistra e primarie di partito per cambiare il gruppo dirigente del Pd. Ma sarebbe giusto ricordare sempre che da questo rischio tutti i partiti sopra menzionati sono certamente immuni, non prevedendo al proprio interno alcuna reale forma di democrazia, né diretta né indiretta. Che non è una caratteristica incoraggiante, da parte di chi si candida a governare il Paese. No dei renziani al tifo di destra: con noi il Pd allarga il campo TULLIAFABIANI ROMA . . . Reggi: se Matteo vince il Pd può stare tranquillo Delrio: da Verona un ottimo inizio Lastampaberlusconiana spingeil sindaco?«Non spacchiamoilpartito madobbiamoconvincere chinoncihavotato afarloquestavolta» MARIAZEGARELLI ROMA L'INTERVISTA MassimoDonadi «Di Pietro con Grillo? Non ci sto e non ci credo» IL CASO sabato 15 settembre 2012 7
Il Partito Democratico di Bologna esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di FABIO MIGLIORI Ai famigliari le più sentite condoglianze. Bologna 15 settembre 2012 A un anno dalla scomparsa di BONAVENTURA ALFANO lo ricordano con immutato affetto la moglie Mimma e Mirko. Lunedì 17 settembre 2012 alle ore 12 sarà commemorato nella Sala Rossa di Palazzo Civico del comune di Torino C'è un momento in cui gli stessi indagati per il ferimento a Genova del manager di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, si domandano come mai non siano stati arrestati ancora. Succede il 13 giugno, quando la procura di Perugia e il Ros dei carabinieri chiudono un'indagine contro dieci presunti appartenenti alla Federazione anarchica informale (Fai) e al Fronte rivoluzionario internazionale. Gli arresti avvengono in tutta Italia, anche a Genova. In quell'occasione Alfredo Cospito, 45 anni, fermato ieri, parla con la compagna Anna Beniamino (indagata) nel negozio di tatuaggi che questa ha a Torino: «Secondo me stavano indagando su di noi... tutti quei microfoni non si spiegano!», dice Cospito. «Sì me l'han messo anche nei...e anche a Nicola bisognerebbe dirlo...». Nicola è Nicola Gai, 35 anni, fermato ieri insieme a Cospito per l'attentato compiuto contro il manager genovese il 7 maggio scorso. Il riferimento ai microfoni, invece, allude al fatto che la coppia Cospito-Beniamino aveva trovato nella loro casa di Bordighera delle microspie piazzate dagli investigatori. Cospito e Beniamino non sapevano però di essere intercettati anche nel negozio di tatuaggi che Anna Beniamino possiede a Torino. I magistrati della procura di Genova, il procuratore capo Michele di Lecce, l'aggiunto Nicola Piacente e il pm Silvio Franz, ricostruiscono così quel passaggio: «Gli indagati esternavano la propria sorpresa sul fatto che fossero stati effettuati degli arresti a Genova e che loro non ne fossero stati coinvolti. Alludevano nuovamente all'esistenza di attività di indagine a loro carico per l'attentato all'ingegnere Adinolfi (ricollegando tale episodio alla presenza delle microspie rinvenute a Bordighera) ed esprimevano la necessità di discuterne con Nicola Gai». È una delle evidenze che hanno convinto la procura di Genova, con l'ausilio di quella di Torino, a disporre il fermo di Cospito e Gai - presunti componenti del “Nucleo Olga” della Federazione anarchica informale e del Fronte rivoluzionario internazionale - per il ferimento a Genova del manager di Ansaldo Nucleare, controllata di Finmeccanica. L'attentato era stato rivendicato qualche giorno dopo con un documento inviato al CorrieredellaSera, nel quale si faceva riferimento ad Adinolfi e alle sue dichiarazioni sull'energia nucleare, così come a Finmeccanica. La compagna di Cospito, Anna Beniamino è solo indagata a piede libero. LEACCUSE Le ipotesi di reato vanno dall'attentato con finalità di terrorismo alle lesioni aggravate e al porto abusivo d'arma. I pm genovesi avevano già chiesto al gip del capoluogo ligure la possibilità di arrestare Cospito e Gai, ma a luglio il giudice per le indagini preliminari aveva rigettato la richiesta: non convincevano, in particolare, le immagini delle telecamere di videosorveglianza che - secondo la procura - ritrarrebbero i due presunti attentatori a Genova appena dopo aver lasciato lo scooter col quale avevano raggiunto, di prima mattina, la casa del manager Adinolfi per colpirlo (da dietro) al ginocchio destro. Poi ci sono quelle frasi intercettate: «Sì ho sparato», dice un giorno Nicola Gai. E ancora: «Pensa se trovavano quel pistolone». Frasi che non erano bastate a convincere il gip a disporre gli arresti. Ma per evitare, soprattutto, che i tre scappassero all'estero, la procura di Genova ha preferito utilizzare lo strumento del «fermo di indiziato di delitto», che non prevede l'obbligo dell'ok preventivo del gip. Oggi però sarà il giudice Alessandra Bassi di Torino, dove sono avvenuti i fermi, a convalidare o meno il provvedimento. I pm della procura di Genova sono più che convinti delle loro indagini. Sulle immagini, in particolare, hanno chiesto che alla prima analisi della polizia scientifica si affiancassero quelle del Ris di Parma e quelle dell'istituto Cineca di Bologna. E poi ci sono le intercettazioni ambientali e le analisi sul comunicato di rivendicazione dell'attentato genovese, che rimanda ad altri «scritti» di Cospito e della Beniamino. «Una caratteristica di questa indagine - ha detto il procuratore capo Michele Di Lecce - è stata la forte scelta della procura di Genova di non contestare nessun reato di tipo associativo. Noi abbiamo cercato prima e contestato poi reati specifici collegati al fatto avvenuto a Genova». Mentre il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, ha sottolineato come non vi fosse fra i tre indagati alcun legame con il movimento No Tav, chiudendo così un valzer di polemiche nato da alcune dichiarazioni di politici seguite all'attentato. Roberto Adinolfi, il manager ferito e poi guarito dopo quaranta giorni di prognosi, ha ringraziato «tutti coloro che si sono dati da fare per arrivare a questo importante risultato: sono sicuro ha aggiunto - che questo contribuirà a rasserenare le tante persone che in questi mesi hanno condiviso con me il loro sbigottimento per un atto che non trova spiegazione». Anche il premier Monti si è congratulato col ministro Cancellieri. LADIFESA Nicola Gai, 35 anni, è nato e vive a Torino, dove lavora nell'azienda di famiglia. Gravita nell'area anarchica. Alfredo Cospito, 45 anni, risulta disoccupato. Originario di Pescara, insieme alla compagna Anna Beniamino è sotto processo a Perugia sempre per reati riconducibili all'eversione. «I miei clienti al momento respingono ogni addebito, non posso aggiungere altro», ha detto ieri sera all'uscita del carcere delle Vallette a Torino, l'avvocato Gian Mario Ramondini. Le riviste, i documenti pro-grammatici e le rivendica-zioni. Più delle intercetta-zioni telefoniche e dei fil-mati delle telecamere disorveglianza, è il materiale sequestrato nel corso delle varie indagini sulla Federazione Anarchica Informale a disegnare i confini di una galassia che, con l'attentato a Roberto Adinolfi, ha fatto il salto di qualità scegliendo la lotta armata dopo una lunga riflessione condivisa attraverso documenti, dibattiti e incontri. «Pur non amando la retorica violentista - scrivevano infatti nella rivendicazione - con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore». Una galassia che adesso, dopo le inchieste “Ardire” e “Shadow” della procura di Perugia e gli arresti di ieri, ha confini più chiari, come più chiari sono i legami che tengono assieme sigle e cellule operanti in tutta Italia sotto l'ombrello della Fai. Emblematica, in tal senso, è la vicenda della rivista “Kno3”, piattaforma ideologica e d'azione di cui Alfredo Cospito e la compagna Anna Beniamino sono animatori (diverse copie sono state sequestrate in casa loro e nei cassonetti di fronte all'abitazione) nonché redattori. Sono infatti loro, con il soprannome di “ebrea errante” e “compagno greco Pitokos” (un anagramma) a firmare alcuni dei documenti contenuti nella rivista poi sequestrata, fra l'altro, anche in casa di Stefano Del Moro, arrestato nel 2005 per alcuni attentati a Roma e Viterbo e imputato assieme a Cospito e Beniamino a Perugia nel processo per i sabotaggi alla linea ferroviaria Orte-Ancona nel 2008. Ma “Kno3”, per gli inquirenti, è fondamentale perché nei suoi articoli del 2008 sono anticipati alcuni dei temi contenuti poi nella rivendicazione dell'attentato ad Adinolfi: dalla critica contro quella parte del movimento che non ha abbracciato a pieno la prospettiva rivoluzionaria («i cittadini indignati») alla «ricerca del consenso» che avrebbe frenato l'escalation delle azioni contro lo Stato. Ma alcune delle considerazioni contenute nella rivendicazione che l'11 maggio la Fai inviò alla sede del Corriere della Sera, notano gli inquirenti, «traggono evidente spunto, con precise analogie lessicali, dal dossier intitolato “Una piovra artificale” (ed è proprio così che la Fai definisce Finmeccanica ndr), “inchiesta” di accusa sulle attività di Finmeccanica al cui interno è riportato il nome di Roberto Adinolfi quale amministratore delegato della Ansaldo Nucleare». Un dato tutt'altro che secondario visto che di quel dossier è autore il gruppo di Rovereto che fa capo a Massimo Passamani, arrestato in agosto con l'accusa di associazione sovversiva e coinvolto nelle inchieste sugli incidenti in Val di Susa (ma il movimento No Tav è estraneo all'inchiesta, ha precisato il procuratore di Torino Giancarlo Caselli). Certo poi non è un caso se la rivendicazione dell'attentato ad Adinolfi, nella parte in cui spiega il “salto di qualità” scelto aprendo il fuoco contro il dirigente, ricalchi in maniera evidente il dibattito interno alla Federazione per come riportato nell'ormai famoso documento “Disney” (dai nomi in codice scelti per celare le identità dei partecipanti, da Qui, Quo e Qua a Nonna Papera) e consegnato nel febbraio del 2007 alla Digos torinese. “Quattro anni... Dicembre 2006” il titolo del dossier che traccia un bilancio dell'attività della Fai e annuncia l'esigenza di prendere le pistole al posto della dinamite. Non più attentati contro le cose, quindi, ma sparare alle persone. «Bisogna colpire senza uccidere è chiaro - annuncia infatti Paperina - Non perché non mi farebbe piacere uccidere qualche porco, ma per il solito vecchio discorso: la repressione si scatenerebbe in maniera indiscriminata». Ma c'è un altro episodio, raccontato nel decreto di fermo di Cospito e Gai, che desta preoccupazione. Un «dettaglio» captato incidentalmente dalle cimici messe dalla polizia giudiziaria di Napoli all'interno del Centro Studi Libertari Louis Michel: conversazioni intercettate che testimonierebbero come il gruppo partenopeo avesse ricevuto e discusso, già prima della consegna al Corriere della Sera, una copia della rivendicazione dell'attentato ad Adinolfi. Ma c'è di più: secondo gli inquirenti, infatti, due membri della cellula napoletana (Gianfranco Mendicino e Christos Tasioulas) avrebbero viaggiato alla volta di Torino dove potrebbero aver incontrato i compagni nelle settimane precedenti all'attentato. Solo un caso? Non si direbbe a leggere la frase carpita dagli inquirenti e pronunciata da Tasioulas il 2 maggio scorso dopo il viaggio a Torino: «7 maggio inizio lavori», dice. Ossia proprio il giorno del ferimento di Adinolfi. Adinolfi, fermati due anarchici Ripresi nei video Nicola Gai e Alfredo Cospito sono accusati di aver gambizzato il dirigente Finmeccanica L'intercettazione «Ho sparato. Pensa se trovavano il pistolone». Il gip aveva negato l'arresto GIUSEPPEVESPO g.vespo@gmail.com ITALIA Il dirigente Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, dopo la dimissione dall'ospedale il maggio scorso FOTO ANSA Un fermo immagine che ritrarrebbe Nicola Gai e Alfredo Cospito nei momenti successivi al ferimento di Adinolfi FOTO ANSA Da Napoli a Torino La galassia Fai nelle carte sequestrate I legamiconlecellule giàcolpitedalle inchieste, ildibattitosullaviolenza e larivendicazione spedita inanticipo Equella frase: «Il7maggio inizio lavori» MASSIMOSOLANI Twitter@massimosolani . . . Nelle immagini gli attimi successivi alla sparatoria I complimenti di Monti al ministro Cancellieri ILDOSSIER 12 sabato 15 settembre 2012
Finora era accaduto solo un paio di volte. La prima nel ‘95, quando fu estromesso dalla Duma Sergei Mavrodi, che con una finanziaria piramidale aveva truffato milioni di russi. La seconda tre anni dopo, e l'accusa contro il parlamentare daghestano coinvolto era di terrorismo. Mai era successo che un deputato dell'opposizione fosse messo alla porta, con un pretesto tanto discutibile da risultare sfacciato. Ghennadi Gudkov, ex funzionario dei servizi segreti ora esponente di Russia Giusta, è stato cacciato ieri dalla Camera bassa del parlamento russo, perché avrebbe continuato ad esercitare un'attività economica durante il suo mandato parlamentare, in spregio alla legge. Non importa che le indagini non si siano ancora concluse, e non importa nemmeno che la Duma pulluli di deputati che gestiscono attività floride senza suscitare scandalo - 200 deputati e 100 senatori secondo i calcoli dell'ex deputato Vladimir Ryzhkov, che per inciso nota come il primo vicepremier Igor Shuvalov abbia interessi per 319 milioni di dollari negli Usa. Gudkov però ha avuto il torto di sostenere apertamente le proteste di piazza contro Putin, offrendosi persino come mediatore tra manifestanti e polizia per evitare disordini. Con una netta maggioranza - prevedibile in un'assemblea dominata dal putiniano Russia Unita - è stata accolta la richiesta avanzata dalla procura: 294 a favore della sospensione, contro 151, tre gli astenuti. A votare contro il partito comunista, affiancato da un solo esponente di Russia Unita e dal partito di Gudkov, con tre eccezioni. I nazionalisti di Zhirinovsky si sono schierati compatti con Russia Unita. In una Duma addomesticata dal Cremlino, Gudkov si era distinto per il tentativo di fare opposizione. Lo scorso maggio aveva annunciato ostruzionismo «all'italiana» con una pioggia di emendamenti, contro il disegno di legge anti-manifestazioni, promosso da Russia Unita e sponsorizzato da Putin. Sforzo vano, perché il provvedimento venne approvato senza difficoltà e oggi le nuove norme prevedono multe salate per gli organizzatori di manifestazioni non autorizzate - o anche se il numero dei partecipanti supera il tetto previsto di volta in volta dalle autorità. «ACCUSEILLEGITTIME» «Tutte le accuse che sono state fatte qui sono illegittime», ha detto in aula Gudkov, accusando la Duma di aver obbedito a «un ordine politico del Cremlino» appigliandosi ad un pretesto per farlo fuori e Putin di usare le forze dell'ordine come la «opricnina», la famigerata polizia segreta di Ivan il Terribile. «Le migliori forze dei servizi di sicurezza, della commissione investigativa e delle altre forze dell'ordine sono usate adesso per combattere l'opposizione: sorveglianza, intercettazioni, incursioni nelle mail e nei pc, etc», ha accusato Gudkov. «Avete preso tutti i terroristi e tutti gli stupratori? Avete eliminato la corruzione? Non pensate che vi state trasformando in “opricniki” di un regime?». Accuse anche troppo facili. Negli ultimi mesi non c'è leader dell'opposizione di piazza che non abbia dovuto affrontare interrogatori, perquisizioni, minacce di arresto. Persino i legali delle Pussy riot, la band punk rock che ha fatto parlare di sé per la preghiera anti-Putin, sono stati interrogati ripetutamente con pretesti banali, anche dopo la condanna delle tre ragazze. La decisione della Duma è stata presa in una Mosca blindata, dove oggi era già prevista una manifestazione dell'opposizione extra-parlamentare. Ieri per prevenire disordini, è stato rinforzato il presidio lungo il perimetro del parlamento. Nei giorni scorsi Gudkov aveva minacciato di portare i manifestanti ad occupare la Duma. Il governo di Tokyo si arrende alla pressione dell'opinione pubblica non meno che all'evidenza dei fatti, e dice basta al nucleare. È un completo rovesciamento di prospettiva per un Paese che aveva fatto dell'atomo il motore principale di produzione energetica. Ma la catastrofe di Fukushima ha aperto gli occhi anche ai più incalliti sostenitori del nucleare. La chiusura degli impianti, una cinquantina in totale, avverrà gradualmente nell'arco di trent'anni. La decisione è stata presa dal primo ministro Yoshihiko Noda in base al rapporto di una speciale commissione governativa «Guardando in faccia alla realtà di quel grave incidente, il governo ha deciso di rivedere la strategia energetica nazionale dalle fondamenta - si legge nel comunicato -. Uno dei pilastri della nuova strategia è quella di perseguire uno sviluppo sociale che il più presto possibile non dipenda più dall'atomo». Potenziando lo sfruttamento delle energie rinnovabili e anche (questo l'aspetto meno positivo e più costoso) l'acquisto di energie fossili all'estero. Negli ultimi mesi una serie di studi ordinati dal governo ha rivelato l'impressionante leggerezza con cui l'agenzia atomica e gli enti preposti alle verifiche hanno affrontato per anni il tema della sicurezza negli stabilimenti atomici. Compresi quelli di Fukushima, dove il terremoto e lo tsunami del marzo 2011 danneggiarono gravemente le strutture provocando fughe radioattive. Il piano annunciato ieri non esclude che nell'arco dei tre decenni sino alla definitiva chiusura, qualche reattore possa essere temporaneamente riacceso per fare fronte ai bisogni energetici del Paese, ma «solo se verranno osservati severi standard di sicurezza che verranno fissati da un nuovo ente regolatore». Quest'ultimo prenderà il posto degli organismi esistenti, dimostratisi inaffidabili. Dunque le autorità potranno ancora ricorrere saltuariamente all'atomo, fin tanto che l'utilizzo di altre fonti energetiche non sarà sufficiente a soddisfare le esigenze nazionali. Per il premier Noda lo stop significa una completa inversione a U, essendo stato sino a pochi anni fa un convinto nuclearista. Non è escluso che la scelta abbia anche motivazioni elettorali. I concittadini saranno probabilmente chiamati alle urne entro l'anno, e il vento spira in poppa agli anti-nucleari. Del tutto contrari al cambio di politica buona parte degli uomini d'affari. Hiromasa Yonekura, presidente del Keidanren (Federazione nazionale degli imprenditori) parla di decisione «assolutamente inaccettabile». Lontano dalle isole del Sol Levante, dai rischi di maremoti e sismi forza 9, nel Paese che al mondo è secondo solo agli Usa per il numero di impianti atomici, la Francia, il presidente Hollande compie un passo coraggioso verso il traguardo della sicurezza nucleare. In campagna elettorale aveva promesso lo smantellamento entro il 2017 del più antico stabilimento nazionale, quello di Fessenheim. Qualche giorno fa un incendio sviluppatosi in uno dei locali ha riportato d'attualità le denunce sulla sua scarsa sicurezza. E Hollande anticipa i tempi: Fessenheim chiuderà entro il 2016. REGNOUNITO Tokyo, entro 30 anni addio al nucleare GABRIELBERTINETTO gbertinetto@unita.it La Duma caccia il deputato anti-Putin Gennady Gudkov lascia la Duma FOTO ANSA Ghennadi Gudkov si era schierato con i manifestanti Estromesso a maggioranza. Oggi opposizione in piazza MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Kateasenonudo, laCasarealequerela Katea senonudo, laCasa reale inglese non la manda giù. I Duchi di Cambridgehanno decisodi querelare perviolazione dellaprivacy il settimanale francesedi gossipCloser che ierihapubblicato le fotodi Kate in topless, ripresedaun paparazzo durante la vacanza in un castello in Provenza.Nel servizio in esclusivauna quindicinadi immagini scattate conun teleobiettivo,con Kate e William mentreprendevano il sole incostume dabagno durante levacanze di inizio settembrenel Luberon.«Credono che siastata oltrepassata la linearossa - ha dichiaratoun assistente dellacoppia Le loroAltezze Reali si trovavano inun luogoremoto. È impensabile che qualcunoscatti delle fotodelgenere, figuriamocipubblicarle». MONDO 14 sabato 15 settembre 2012
DARIO PELIZZARI sport@unita.it LaLegadiSerieAha datoviaalprogetto percreareuntorneo conle filialideiclubdi vertice POTREMMO CHIAMARLA SFORBICIATA,O ANCHE SPENDINGREVIEW.AVOLTERIESCE,MASEMPREPIÙSPESSO DIVENTA UN OSTACOLO AI BILANCI. Due, tre anni di contratto ancora da smaltire, giù con i prestiti onerosi che in più delle volte tornano al mittente al momento del riscatto. Il calcio è al bivio, Platini spinge per il fair-play finanziario, per i nostri club è il momento dei tagli. Gli allenatori chiedono rose di massimo 25 giocatori, gli esuberi sono quasi tutti contratti pesanti che sembrano stipulati nel giurassico del calcio. E finito il mercato estivo, sono in molti ad essere rimasti nelle proprie squadre, senza destinazione. A volte, come Iaquinta, manca la voglia e il feeling con la piazza di destinazione. Con il risultato che ora l'ex udinese (che guadagna 3 milioni l'anno), è destinato a finire in scadenza al prossimo giugno. A meno che non arrivi qualche offerta a gennaio. È stata l'unica cessione fallita dai bianconeri, che però si sono alleggeriti di Elia (Werder Brema), Felipe Melo (Galatasaray), Krasic (Fenerbahçe), Martinez (Cluj) e Ziegler (Lokomotiv Mosca), risparmiando almeno 10 mi- lioni di stipendi. È il nuovo modo di stuzzicare la piazza nel mer- cato della crisi: non compro nessuno, ma sono stato bravo a vendere. La regina degli esuberi resta la Lazio, brava a vendere Garrido, eccellente nello scaricare Alfaro a Dubai, ma che si trova comunque con Sculli, Carrizo, Foggia, Zauri e Stankevicius in rosa, e alle prese con il nodo Matuzalem che sa di mistero. Il brasiliano è tornato in ritardo dalle vacanze, ha chiesto la cessione e poi ha ritrattato e dichiarato amore alla Lazio. Troppo tardi, il “professore” resta dietro la lavagna, con Petkovic che non potrà schierarlo per non irritare la società. Poteva venire utile, come Zarate, Floccari e Kozak, che dovevano partire ma alla fine sono rimasti ad infoltire ancor più il già cospicuo attacco biancoceleste. È la Lazio la regina degli esuberi, ma su di loro Petkovic può contare e di spazio (lottando su tre fronti) ce ne sarà. Resta in un limbo invece la storia di Diakité, recuperato dall'infortunio, ma mai convocato finora da Petkovic e fuori dalla lista Uefa. Scade a giugno prossimo e nel caso non trovasse un accordo di rinnovo, chi lo prende farà un affarone. Ricorda la storia di Marco Andreolli (ricordate, l'ex “enfant prodige” scaricato sia da Inter che da Roma?), che a giugno andrà in scadenza con il Chievo e adesso annusa che aria tira dalle parti delle grandi. Caso opposto a quello di Angelo Palombo. Dalle lacrime del Ferraris per la retrocessione della Samp, al prestito (non riscattato) all'Inter, il capitano blucerchiato rischiava di finire fuori rosa, ostaggio di un contratto di 1,5 milioni. Situazione sbloccata dal giocatore, che ha preferito rinnovare fino al 2017 spalmando l'ingaggio a 900mila euro l'anno, e tornando a disposizione di Ferrara. Sul fronte auto-riduzione, la Reggina ha ottenuto qualcosa da Castiglia, ma con Bonazzoli resta il gelo. A Cagliari, resterà ancora Larrivey. Come ogni anno vicino alla cessione, poi resta e gioca anche tanto (l'anno scorso 27 gare e 7 reti). Ma come spesso accade, gli affari veri si fanno al mercatino dell'usato. Benvenuti allora nel reparto dei giocatori scaduti (ma non per questo indigesti), quelli che sono senza contratto e cercano una nuova famiglia. E in giro per l'Europa ce n'è per tutti i gusti. Partiamo da Marco Marchionni, che dopo aver chiuso il suo ciclo a Firenze, proprio ieri ha firmato un contratto annuale con il Parma. Sempre ieri, David Suazo ha firmato con gli ungheresi del Videoton: era senza squadra dopo la scadenza di contratto con il Catania. Il prossimo che potrebbe accasarsi è Anthony Vanden Borre, ex Genoa e Fiorentina, classe '87 e già accostato alla Roma in cerca di un esterno. Da giugno sono senza squadra i «mondiali» Fabio Grosso e Gianluca Zambrotta, entrambi succubi di un contratto faraonico ereditato rispettivamente da Juve e Milan. A fargli compagnia c'è anche Simone Barone (svincolato dal Livorno) che in pochi ricordano, ma anche lui faceva parte della gloriosa spedizione azzurra a Germania 2006. Al momento tra gli affari internazionali svincolati, c'è ancora Owen Hargreaves, ex Bayern Monaco e Manchester United, svincolato dopo tre anni al City di Mancini. Libero anche un suo ex compagno al Bayern, Hasan Salihamidzic, l'ex Boca Juan Roman Riquelme, e poi ancora Emile Mpenza, John Carew, Gianni Gigou, John Mensah, e l'ex idolo delle folle scozzesi, James McFadden. COMELASPAGNA.MANONDA SUBITO,INPROSPETTIVA,PERCHÉ IL CALCIO ITALIANO HA BISOGNODITEMPOPERDECIDERE DI CAMBIARE STRADA IN MODOCOSÌIMPORTANTEERADICALE.La Lega di Serie A ha dato il via al progetto che prevederebbe la nascita delle cosiddette squadre B, che altro non sarebbero che filiali più o meno dirette del club di vertice, dal quale dipenderebbero per obiettivi, numeri e, ovviamente, giocatori. Sì, perché l'intento principale di questa operazione è permettere proprio ai calciatori in esubero nella rosa della prima squadra, ma pure a quelli della Primavera, già pronti per fare sul serio ma non ancora per avere una maglia da titolare in Serie A, di esibirsi su un palcoscenico adeguato alle loro aspettative e possibilità. Per mettersi in mostra e dimostrare di valere una chiamata in Paradiso e giocarsi così una chance con i campioni. La ragione di questa operazione è presto detta. La crisi economica ha toccato duro anche le casse dei club di vertice di casa nostra, che sono dovute ricorrere ai ripari per trovare alternative valide e utili all'acquisto di fenomeni che costano tantissimo e spesso garantiscono meno di quanto promettono. Occorre ridurre le spese, altrimenti sono guai, l'opinione comune tra gli addetti ai lavori. Da qui, la scelta di tirare fuori dal cassetto un progetto di cui si parla da tempo, ma che non ha mai trovato la strada per prendere forma e diventare realtà. Anche e soprattutto per la ferma opposizione del presidente della Lega Pro, Mario Macalli, che non vedrebbe di buon occhio l'ingresso di squadre satelliti nei campionati da lui controllati. «Le seconde squadre? Se le possono sognare tutta la vita. Noi puntiamo a un discorso di qualità e certamente non di quantità», la posizione a proposito del numero 1 dell'ex Serie C. Come dire, da qui non si passa. Il torneo Primavera funziona, ma non abbastanza. Perché i valori in campo sono quelli che sono e gli spazi per crescere sono limitati. L'opinione diffusa tra tecnici e dirigenti è che i giovani di talento debbano misurarsi il prima possibile con il calcio della provincia, quello vero e crudo dei campi di periferia, quello che non fa sconti a nessuno, nemmeno ai talenti di lusso. E allora, via libera alla riflessione in merito a quanto potrebbe essere e ancora non è. Con un processo che potrebbe iniziare, tanto per non sconvolgere da subito l'assetto dei tornei minori, con un campionato ad hoc per raccogliere le squadre satelliti che aderiranno all'iniziativa. Si è già pensato al nome. Potrebbe chiamarsi «Campionato Morosini», in memoria del calciatore del Livorno scomparso lo scorso aprile per un difetto cardiaco. L'idea delle seconde squadre è appoggiata da tempo anche dal coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili, Arrigo Sacchi, e dal vicepresidente della Federcalcio, Damiano Tommasi che, all'indomani della disfatta azzurra ai Mondiali del Sud Africa del 2010, prese posizione in merito in modo netto e chiaro. «In Spagna, Inghilterra, Germania e Francia succede – disse l'ex giocatore della Roma -. Sarebbe una buona idea anche per noi: bisognerebbe tararlo sul nostro sistema». Due anni dopo, la soluzione si ripropone. Considerato lo stato di indigenza dei club della Serie A potrebbe essere la volta buona. SPORT CampionatoMorosini Anche in Italia ci saranno lesquadreB SPORTESOCIALE Ricchi, felici maesodati Sonoigiocatori fuori rosa ...concontratti faraonici Iaquinta,Palombo, Matuzalem, la listadei calciatorimessidaparte e inattesadi ricollocarsi è lunga. Il casoLazio SIMONEDISTEFANO ROMA L'ex azzurro Vincenzo Iaquinta non ha ancora trovato una sistemazione Il suo contratto con la Juventus prevede un compenso netto di circa tre milioni l'anno L'excentrocampistadella Fiorentina, MarcoMarchionnigiocherà aParma FOTO DI CARLO FERRARO/ANSA «Regalami un sorriso» DomaniaRoma lasecondaedizione Si svolgeràdomaniaRoma la secondaedizionedi«Regalamiun sorriso», iniziativa di sport sociale organizzatadall'associazione culturaleedi volontariato “L'ala”. DomaniaTorraccia diSan Basilio (Roma),nel parcheggio diVia DonatoMenichella,dalle ore 10alle 18,30si susseguiranno tornei sportivi (basket,minibasket, rugby, tennis in carrozzinae soccerstreet), dibattiti e incontri.Due i convegni inseriti nel programma:alle 10,30 «Eticadello sport»,alle 16 «Disabilitàesport nelle periferie romane». Alle 15 si terrà ancheunadimostrazione della Protezionecivile. L'eventoè organizzatosotto ilpatrociniodella Provinciadi Roma,RomaCapitale, V Municipioe Bibliotechedi Roma. U: sabato 15 settembre 2012 23
Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, è in Toscana, per ricevere il premio «Casato Prime donne» in terra di Brunello. Ad inventare il premio (e il Brunello per signore), è stata una donna poliedrica, Donatella Cinelli Colombini, storica dell'arte, ex assessore alla cultura a Siena, imprenditrice del vino più famoso del mondo che lei, con il «Casato» ha declinato al femminile in un mondo nel quale le donne erano malviste. La sua enologa si chiama Valèrie La Vigne, la cantiniera Barbara Magnani. Un premio al «coraggio nel proprio lavoro o nell'impegno sociale». «Mi piace - dice Maria Carmela - perché proviene da una terra che amo, perché tre università toscane (Firenze, Pisa, Normale) conducono gli scavi nel sito archeologico di Monasterace; perché è assegnato da una giuria di donne di diverso orientamento, diretto ad una persona, ma con risvolti sociali generali: io lo dedico a tutti i sindaci italiani che subiscono intimidazioni». Nel libro autobiografico «Storia di un giudice» Francesco Cascini, al suo primoincariconellaLocride,iniziapiùomenocosì:«Perchénessunomihadettodellabellezzadiquestiluoghi?».Èpiùomenoquellochehopensatoguardandoilsito di Monasterace, la bellezza non dovrebbeessereuna risorsa? «Della bellezza, come sentimento individuale e collettivo da utilizzare nella lotta alla mafia, parlava Peppino Impastato, al quale abbiamo dedicato una mostra permanente in biblioteca. Abbiamo fatto un incontro con Salvatore Settis, cercando di spiegare che difendere il paesaggio può rappresentare la nostra ricchezza. Ma diciamoci la verità: negli anni passati in Italia sono stati molto più importanti i condoni edilizi. Anche per quel che accade in un piccolo paese, dobbiamo chiederci che passato nazionale abbiamo alle spalle». Come sindaco, dal 2006, ha puntato moltosui regolamenti,perché? «Sono la mia passione, la vita civile e l'equità sociale passano attraverso le regole che impongono agli amministratori di adeguarsi ai cittadini, superando la politica che si fonda sui favori. Quando mi chiedono se sono un sindaco antimafia io rispondo che noi puntiamo sulla normalità che, in certi contesti amministrativi, è un pensiero rivoluzionario. Eletta sindaco, io sono un pezzo dello Stato, dalla Costituzione e alle leggi, fino ai regolamenti, che servono anche per dire dei no». Monasterace come prende questo stop allapoliticadei favori? «Chi ci ha votato lo ha fatto per questo, anche se io non sono mai soddisfatta dei risultati. Siamo un paese povero e ci manca il personale qualificato. Ma qui accadono cose molto pesanti: l'ncendio alla mia farmacia, la serie infinita delle macchine bruciate e recentemente l'incendio di un agriturismo nella zona archeologica. Il 2 giugno, con Rosy Bindi, siamo andate lì a pranzo, per dare il senso della rinascita». Sieteun paesediemigranti? «È un paese di emigrazione ma ci sono anche molti giovani. A ottobre inizia la stagione delle campagne di scavi e arrivano le università di Firenze, Pisa, Reggio Calabria, Cosenza. Inoltre siamo alla marina e arrivano le famiglie giovani dall'entroterra, abbiamo dovuto aprire una classe in più. Oggi il mio assessore è in giro per i paesi dell'interno alla ricerca di banchi, nelle scuole manca anche l'essenziale, dai banchi allo scuolabus. Per i malati gravi la Asl della Locride non è in grado di fornire l'assistenza domiciliare, i portatori di handicap d'estate sono abbandonati alle famiglie, non abbiamo il personale per portarli al mare». Nonè una buona situazione per un paeseinprimalineanellalottaperlalegalità. «Non riusciamo a garantire cose basilari, non stiamo parlando del Ponte di Messina. Nel bilancio i fondi per la cultura sono pari a zero, riusciamo a fare qualcosa anche con la mia indennità, che metto in cassaforte per finanziare iniziative. Per i piccoli paesi, con i tagli, la situazione è si è fatta umiliante». Servizi che non funzionano, disagio sociale,assenza di lavoro... «Qualche giorno fa è accaduta una cosa molto brutta, una persona giovanissima ha sparato in bocca ad un signore che chiedeva di non fare chiasso. Per fortuna non lo ha ammazzato, perché la pallottola si è conficcata nella mandibola. Io la penso così: in questi casi il disagio sociale non c'entra niente, questa è criminalità organizzata e la condanna è totale. Si sta o di qua o di là. Ma la legalità non si afferma solo con i convegni, si crea facendo accedere i cittadini ai servizi in maniera corretta e, per i giovani, ci vogliono risorse, dalla scuola allo sport». Eppurenonsièpentitadiessererimasta al suo posto «L'Anci sta facendo moltissimo per far uscire i piccoli comuni dall'isolamento causato dalla crisi economica. E ho potuto sentire la vicinanza del ministero dell'Interno, della Prefettura, delle forze dell'ordine, delle istituzioni calabresi». MariaCarmela Lanzetta ITALIA . . . «Qui da noi manca l'essenziale: soldi, personale per assistenza, scuola, sport, cultura... » «In Calabria la normalità è la vera rivoluzione» Il sindaco di Monasterace Maria Carmela Lanzetta JOLANDABUFALINI ROMA L'INTERVISTA AlsindacodiMonasterace ilpremio“CasatoPrime donne”.«Nonconfondo criminalitàedisagio socialemala legalitànonsi affermasoloneiconvegni» . . . «Contenta di essere rimasta al mio posto Sento la vicinanza di Stato e istituzioni locali» 10 sabato 15 settembre 2012
SARÀL'ULTIMAVOLTACHEILMUSEOPICASSODIPARIGIPRESTERÀLEOPEREDI QUESTO GIGANTE DEL NOVECENTO ALL'ESTERO.Per vederle dunque bisognerà venire al Palazzo Reale di Milano a partire dal 20 di settembre. Ma l'occasione è tale che l'assessore alla cultura Stefano Boeri ha pensato di arricchirla di occasioni e di incontri (ci sarà il poeta russo Evtušenko che racconterà il suo incontro con l'artista) e con una sorta di inaspettata «anteprima», al Teatro Dal Verme, lunedì 17 e mercoledì 19 alle 21, che avrà come protagonista Dario Fo: non solo il Nobel, non solo il grande teatrante che tutti conosciamo ma anche un pittore di vaglia che ha i suoi maestri in Caravaggio e Picasso e al quale Milano ha appena dedicato una grande mostra. «Quando l'assessore mi ha chiesto di fare qualcosa per l'avvenimentoracconta Dario - ero così felice che avrei fatto un salto mortale su di una gamba sola. Picasso è un uomo che ha buttato all'aria le consuetudini, un immenso artista che ho studiato fin dai tempi dell'Accademia di Brera per imparare le tecniche formidabili di cui si serviva. Un uomo, anche spietato sul piano personale, che non si è fermato di fronte a nulla, che ha adoperato per dipingere tutto, anticipando tutti». Risultato di questo grande amore uno spettacolo, Picassodesnudo, in scena Fo e Franca Rame. Un titolo a più facce che l'attore –autore spiega così: «non sarà una lezione ma proprio uno spettacolo nel quale metteremo a nudo non solo alcuni lati poco conosciuti della sua personalità, ma anche il suo amore profondo per l'arte italiana del Rinascimento e per la Commedia dell'arte e le sue maschere. I suoi meravigliosi Arlecchini ne sono un esempio. E poi se guardiamo certi suoi atteggiamenti, certe di suoi gesti, il suo modo d'amare, di rifiutare, di mentire ci pare proprio di vedere citata la Commedia dell'arte. Ma l'aggettivo “desnudo” ricorda anche il celebre quadro di Goya La maya desnuda, che lui amava moltissimo e al quale si è ispirato più volte, riproducendolo alla sua maniera, dunque tradendolo». UNABEFFACOLOSSALE La passione di Fo per Picasso nasce anche da una beffa colossale combinata nel 1951 con amici pittori e allievi dell'Accademia. Nasce dalla delusione che proprio in quell'anno il pittore spagnolo, per la sua venuta in Italia, sceglie all'ultimo di scendere a Roma e di non fermarsi a Milano. Il gruppo milanese non si perde d'animo. In quegli anni lavora a Brera un tecnico esperto di colate di gesso, tale Otello, un sosia di Picasso. «Cosìracconta Fo - abbiamo organizzato tutto a partire dall'arrivo del falso artista: fotografi impazziti, ammiratori, giornalisti. Otello che non conosce il francese e parla solo in milanese si dilegua. Timidezza, si dice. Intanto però in suo onore viene organizzata una gran serata con il tout Milan con musiche, pezzi teatrali. Fino a quando appare lui, Otello-Picasso, ma, improvvisamente, un riflettore gli cade addosso e lui si mette a imprecare in milanese rivelando con grande divertimento di tutti la beffa. Che divertì anche Picasso quando lo venne a sapere. E nel 1953, in occasione della sua grande mostra a Palazzo Reale, vista la foto della Sala delle Cariatidi bombardata e in rovina decise che lì e solo lì potesse e dovesse essere esposta Guernica». Picasso desnudo (entrata libera per informazioni www. ipomeriggi.it ) nasce, con l'aiuto di Felice Cappa, come una festa di teatro, che guarda alle vicende dell'uomo Picasso, alle sue donne (che Franca interpreta) come un testo «a togliere»: dall'enorme raccolta di fatti e vicende presi in esame, alla fine si è giunti a uno spettacolo in due tempi di due ore o poco più. FALSID'AUTORE «Ma il ritmo – dice sornione Dario lo dà sempre e solo il pubblico. In scena poi verranno proiettati parecchi “falsi d'autore” che con i collaboratori della mia Bottega ho dipinto partendo dalle opere di Picasso. Per rendere vive non solo la sua visionarietà e teatralità, ma anche il rigore di un uomo che non è mai tornato in Spagna che alla fine totale del franchismo». PALAZZO DEI CONGRESSI VIA J. GORA 12 PROGRAMMA POLITICO LUNEDI 17 SETTEMBRE Ore 19.30 Apertura della Festa video messaggio di Pier Luigi Bersani Segretario nazionale PD a seguire Milano Marittima: cento anni di storia al servizio dell'accoglienza turistica Roberto Zoffoli Sindaco di Cervia Daniela Rampini Segretario PD Cervia Alberto Pagani Segretario provinciale PD Ravenna Marcella Bondoni Responsabile regionale turismo PD-Emilia Romagna Armando Cirillo Responsabile naz. turismo PD Ore 20.30 Dallo sport nuove opportunità per la crescita del turismo Arrigo Sacchi Coord. tecnico nazionali giovanili di calcio Josefa Idem Resp. regionale Sport Emilia Romagna Andrea Babbi Amministratore delegato APT Emilia Romagna Salvatore Sanzo Medaglia d'oro Olimpiadi 2004 Assessore turismo e sport Provincia Pisa Magda Antonioli Corigliano Direttore Master economia del turismo, Università Bocconi Raffaele Babini ?cs-Direttore organizzazione Giro d'Italia Claudio Fantini Sportur, Milano Marittima Modera Lorenzo Dallari Vice Direttore Sky Sport MARTEDI 18 SETTEMBRE Ore 20.30 Il turismo nella nuova competizione internazionale Pier Luigi Celli Pres. Enit Agenzia naz. turismo Andrea Gnassi Sindaco di Rimini Fabrizio Bracco Ass. al turismo Regione Umbria Renzo Iorio Pres. nazionale Federturismo Confindustria Claudio Albonetti Presidente nazionale Assoturismo - Confesercenti Giovanni Bastianelli Coordinatore Federcongressi Massimo Caravita Vice Pres. vicario Fiavet Confcommercio Modera Patrizio Roversi Conduttore televisivo MERCOLEDI 19 SETTEMBRE Ore 20.30 Direttiva Bolkestein e concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo: le proposte del PD per salvaguardare le imprese balneari Maurizio Melucci Assessore al turismo Regione Emilia Romagna Vidmer Mercatali Senatore PD Miro Fiammenghi Direzione nazionale PD Riccardo Borgo Presidente nazionale Sib Confcommercio Fabrizio Licordari Coordinatore nazionale Assobalneari - Confindustria Cristiano Tomei Coordinatore Cna Balneatori Vincenzo Lardinelli Presidente Naz. Fiba Confesercenti Giancarlo Ciaroni Responsabile Coordinamento Cooperative Balneazione Modera Patrizia Lanzetti Direttore Corriere di Romagna GIOVEDI 20 SETTEMBRE Ore 20.30 Il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo ed il lavoro Enrico Letta Vice Segretario nazionale PD Armando Cirillo Responsabile naz. turismo PD Bernabò Bocca Presidente naz. Federalberghi Filippo Donati Pres. nazionale Asshotel Confesercenti Nardo Filippetti Pres. Astoi - Confindustria Saluti di Stefano Bonaccini Segr. reg. PD Emilia Romagna Michele de Pascale Ass. al turismo Comune Cervia Modera Gianni Trovati Il Sole 24 ore Dipartimento Nazionale Economia e Lavoro Unione Regionale Emilia - Romagna Federazione Provinciale di Ravenna Unione comunale di Cervia CULTURE VERSOL'OSCAR Picasso monamour DarioFo:unospettacolo dedicatoalgrandepittore AMYWINEHOUSE Ecco idieci film italiani incorsa Dieci i film italiani iscritti apartecipare allaselezionedel candidatoche concorrerànella categoria dimiglior film in linguastraniera per ilpremio Oscar:«Bellaaddormentata»di MarcoBellocchio; «Cesaredeve morire»diPaoloeVittorio Taviani; «il cuoregrandedelle ragazze»di Pupi Avati; «Diaz» diDanieleVicari; «È stato il figlio»di DanieleCiprì; «Gli equilibristi»di Ivano DeMatteo; «La-bas,educazione criminale», di GuidoLombardi;«Magnifica presenza»diFerzan Ozpetek;«Posti inpiedi inparadiso»di CarloVerdone e«Reality»di Matteo Garrone. MARIAGRAZIA GREGORI MILANO Andrà inscenaneigiornidellamostramilanese aPalazzoReale.Esarà l'ultimavoltacheParigipresterà all'estero leoperediquestogigantedelNovecento ... «Èun immensoartista chehabuttatoall'aria tutte leconsuetudini» IlpapàaS. Patrignano «Prestounastatua» «Semia figlia avesseconosciuto questoposto, l'avrebbe amato, e forse l'avreiconvintaa disintossicarsiqui». MitchWinehouse è rimastomolto colpitoda SanPatrignano: ilpadre dellacantante inglesescomparsa nel 2011havisitato la comunità di recuperofondata da Vincenzo Muccioli, in qualitàdi presidente della fondazione intitolataalla figlia, che vuoleaiutare igiovani sbandati. Sulla figliaAmy, Mitch Winehouse hadetto che«è dura viveresenza di lei. Fra un annoerigeremounastatua insuo onoreaLondra eterremo ungrande concerto». ... «Organizzammo unafestaper l'arrivo del falso-artista...» Idisegni diDario Fo ispirati aPicasso U: 20 sabato 15 settembre 2012
«Siamo andati da Bersani per parlare di programma, alleanze e anche di primarie. Noi condividiamo la linea del segretario e quindi alle primarie saremo con lui». Giacomo Portas, parlamentare eletto come indipendente con il Pd, leader dei Moderati, ieri ha incontrato il segretario insieme a una delegazione di rappresentanti del movimento politico e delle liste civiche. Dice che no, non hanno nulla contro Matteo Renzi, «che è anche molto simpatico», ma per guidare il Paese, aggiunge, «ci vuole affidabilità ed esperienza e Bersani racchiude entrambe le cose». Presenta anche il suo slogan: «Adesso! Ma anche dopo». Portas, è una risposta ironica alla parola d'ordinediRenzi? «Niente affatto. Renzi ha invitato il centrodestra a votare per lui, ma quegli elettori lì non devono andare solo ai gazebo: devono votare per il centrosinistra anche alle politiche». Ma Renzi i voti del centrodestra li vuole alleelezioni,non alleprimarie. «Non è così scontato. A Torino ho visto persone del centrodestra andare a votare per le primarie del centrosinistra e poi candidarsi con il centrodestra. Questo è successo nei Comuni, non è fantascienza. Allora, dico, bene invitare i delusi del Pdl a fidarsi di noi, ma devono farlo al momento del voto politico». Cercate di portare voti dall'elettorato moderatoal segretario? «Noi siamo una realtà molto importante, a Piacenza abbiamo preso il 13, 5% dei voti, a Torino città abbiamo il 10%, siamo radicati in Sicilia, in Sardegna, nel Lazio... Le nostre liste civiche raccolgono persone che pur non volendo iscriversi a un partito vogliono partecipare, vanno a votare e si interessano alla politica. Per le primarie, dopo esserci confrontati, abbiamo deciso di sostenere Bersani e a metà novembre faremo un'iniziativa per presentare il nostro movimento che oggi conta in tutta Italia circa 700 amministratori». EppureRenzipiaceproprioaimoderati, compresi quelli del centrodestra, oltre chequelli delcentrosinistra. «Io parlo per me, ovviamente. Non sono certo un comunista, ma di fronte alla scelta del candidato premier preferisco concentrarmi sui contenuti partendo dalla consapevolezza che questo è un Paese che non può più permettersi di scherzare o di sbagliare. E quando Bersani parla di lavoro, imprese, economia, sa quello che dice, parla di cose che conosce molto bene. È come un dirigente d'azienda che sa come funziona ogni singolo comparto e quindi riesce ad avere una visione d'insieme». Il cosiddetto “civismo” come vive questo dibattito tutto di Palazzo sul Monti bis? «Monti ha fatto un buon lavoro, ha portato l'Italia ad avere di nuovo un ruolo in Europa, ma non basta questo. C'è bisogno di crescita in questo Paese, dove si perdono mille posti di lavoro al giorno, e quindi c'è bisogno di una politica che torni a fare delle scelte e proporre delle ricette. Se Monti si presenta alle elezioni e vince farà di nuovo il premier. D'altra parte è già diventato senatore a vita, spero davvero che non diventi anche premier a vita». C'è una cosa che l'ha colpita positivamentediRenzi? «Il suo coraggio». «Quanti tremebondi abbiamo. Bisogna avere fiducia nella gente. Ma si è capito, se tutto si svolgerà per bene, il giorno dopo che punto di vantaggio abbiamo? Lovoriamoci tutti insieme con convinzione». Qualcuno gli ha consigliato di farle saltare, qualcun altro di mettere a punto delle regole restrittive che giochino a suo vantaggio. Ma Pier Luigi Bersani, il giorno dopo che Matteo Renzi si è ufficialmente candidato, è ancora più convinto che le primarie si debbano fare, e senza rete. Niente albo degli elettori, ha detto a chi per suo conto sta discutendo con i collaboratori degli altri candidati. Sì al doppio turno, perché il candidato premier dovrà godere di un'investitura ampia, sì a un tetto alle spese della campagna in vista del voto del 25 novembre (250 mila euro è la cifra data al momento per più probabile) e sì a un collegio dei garanti (tre personalità dall'autorevolezza indiscussa) che vigili sul rispetto delle regole e sulla correttezza del confronto. Ma come spiega andando a Perugia per partecipare insieme a Riccardo Nencini a un dibattito alla Festa socialista, Bersani non vuole «barriere alla partecipazione» (ci si potrà iscrivere il giorno stesso del voto «dichiarandosi elettori di centrosinistra senza preoccuparsi della privacy»), e per vincere la sfida ai gazebo il leader del Pd punterà su una campagna giocata sul «cambiamento» e su una squadra, che presenterà a metà della prossima settimana, che guiderà i «comitati per Bersani» aperti ai non iscritti al Pd e che sarà composta da personalità del partito ma anche chiamate dal mondo dell'associazionismo. Il giorno dopo che Renzi ha fatto partire la sua corsa in camper, Bersani insiste nel non voler commentare, salvo un laconico «le cose che ho sentito meritano qualche approfondimento». Il motivo? «Preferisco dire quel che voglio fare io, non quel che non va di ciò che dice qualcun altro». E se il sindaco di Firenze non ha nascosto di puntare al voto dei delusi dal centrodestra e da Berlusconi, il leader del Pd non vuole neanche prendere in considerazione l'ipotesi che fosse un invito a inquinare il risultato delle primarie: «Non lo penso e non lo credo che ci sia un appello ad altre forze». Però è innegabile l'occhio strizzato da Renzi in direzione dell'altro campo, e poi sull'omaggio iniziale a Margaret Thatcher e a Ronald Reagan c'è poco da interpretare. Dice Bersani: «Il voto va chiesto a tutti gli italiani. Ma io chiedo un voto per il cambiamento rispetto a dieci anni di berlusconismo. Io propongo di voltare pagina rispetto a dieci anni di disastro sotto il profilo economico, sociale, civile, democratico». Il punto non è insomma la delusione per quanto promesso e non mantenuto. Il punto è che Pd e centrodestra sono alternativi. E che chi vincerà le primarie dovrà occuparsi di «organizzare il campo dei progressisti», lavorando poi per siglare un «patto di legislatura» col fronte moderato. Qui a Perugia, dove oggi si chiude la Festa socialista, si sarebbe dovuta scattare la foto che doveva sostituire l'ormai morta e sepolta foto di Vasto. O così almeno sembrava, quando un mese fa Bersani, Casini e Vendola avevano accettato l'invito di Nencini a partecipare all'appuntamento. Ora tutto invece sembra essere stato rimesso in discussione, col leader Udc che invoca un Monti bis e quello di Sel che fa rinascere la sinistra arcobaleno attorno al referendum contro la riforma Fornero. Non disperano però né Nencini («il campo è tracciato») né Bersani, accolto al parco dell'Arringatore di Pila da quattro contestatori (bandiera dei Cobas, intonazione di «Bandiera rossa» e «ma quale sinistra, sei solo liberista») e da molti applausi. Soprattutto quando il leader del Pd confessa che questa cosa voleva dirla da ventiquatt'ore, ma ha aspettato per poterla dire qui: «È venuta fuori credo casualmente una discussione sullo Statuto dei lavoratori. Tutte le norme fondamentali possono essere aggiustate. Ma lo Statuto è stato un fatto epocale di civilizzazione e cittadinanza. Sinceramente dico che i socialisti hanno il diritto di mettersi la coccarda per questa realizzazione e una figura come Gino Giugni non può essere dimenticata». Non è una polemica con Monti, precisa Bersani, che anzi giudica il premier una persona preziosa: «Il suo rigore e la sua credibilità sono un punto di non ritorno». Però un punto fermo, sullo Statuto, l'ha voluto mettere. AUTUNNOPREOCCUPANTE È un altro l'appunto che fa al governo, soprattutto ora che siamo alla vigilia di un autunno che sarà «preoccupante»: non essere ancora riuscito a promuovere “una sintesi” fra le parti sociali per favorire un accordo sulla competitività e lo sviluppo, e non aver ancora convocato Marchionne per discutere della situazione in cui versa la Fiat, soprattutto dopo le decisioni su «Fabbrica Italia». Le ultime battute, dal palco, sono dedicate al rinnovamento interno al partito, al fatto che “la ruota girerà”, che al prossimo congresso prenderà la guida del partito qualcuno con “energie nuove”, anche se il “passaggio di generazione” verrà fatto “secondo qualità e merito, non guardando a chi scalcia di più”. Le ultime battute lontane dal palco, prima di lasciare Perugia, sono invece dedicate alla legge elettorale. Bersani prende una birra con Nencini e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini. Il leader del Pd non crede a un accordo tra Pdl e Udc per un blitz in Aula. E Vizzini garantisce: “Al Senato non ci saranno colpi di mano. Manterrò contatti continui con il senatore Zanda”. ILCOMMENTO FRANCESCOCUNDARI Il leader del Pd alla Festa socialista a Perugia annuncia che «le primarie saranno senza barriere» A Monti: «Lo Statuto dei lavoratori simbolo epocale di civiltà» ANCHESE NON BISOGNEREBBE MAIINFIERIRESU UNAVVERSARIOA TERRA,È DIFFICILEnon commentare l'esultanza della stampa berlusconiana di più stretta osservanza per la spaccatura del Pd prodotta dalle primarie («Tutti contro tutti, e adesso il Pd è morto», titolava ieri, per esempio, il Giornale di Alessandro Sallusti). Un rischio che il Pdl ha deciso prudentemente di non correre, dove ovviamente Pdl sta - come al solito - per Silvio Berlusconi, unico titolato a decidere in materia. D'altra parte, qualora Berlusconi decidesse di non ricandidarsi, e scarseggiassero i delfini ansiosi di provare il trattamento sperimentato quest'estate su Angelino Alfano, non si può escludere che il centrodestra ci ripensi e affidi alle primarie la scelta del suo primo rappresentante (suo di Berlusconi, s'intende). In molti, tuttavia, sostengono che il centrosinistra non abbia scelto un buon momento per fare le primarie. Ci sono validi argomenti a favore di questa tesi, primo tra tutti il rischio di aprire un confronto nel proprio campo mentre il naturale confronto con l'avversario è di fatto sospeso: il rischio, cioè, che la L'INTERVISTA ILCENTROSINISTRA SIMONECOLLINI INVIATO A PERUGIA Bersani: chiedo il voto a tutti gli italiani RIFORME Fini:«Siporti inaula la legge elettorale» «La legge elettorale vafatta esubito» altrimenti«si rischiadi indebolire la credibilitàdell'Italia sulpiano internazionaleoltreche dialimentare sentimentidi sfiduciacirca la capacità delle forzepolitiche di tener fede agli impegnipresi di fronteallapubblica opinioneanchea seguitodel costantemonito delCapo dello Stato».Lo ha dichiarato ilpresidente dellaCameraGianfrancoFini dopoun colloquioal Qurinaledove l'altra sera erasalito Renato Schifani. «La responsabilità imponea tutte le forze politichepresenti inParlamentodi accelerare il confronto, se necessario direttamentenell'aula di Palazzo Madamacomecorrettamente ipotizzatodalpresidente del Senato, perpreparare una legge ampiamente condivisaequindi, in quantotale, presumibilmente ingrado di veder confermato il suo impianto anchenel successivoesame da parte della Camera». Oligarchie inamovibili e movimenti di plastica M.ZE. ROMA GiacomoPortas Il leaderdeiModerati elettonelPd:«Lavoro, imprese,economia, lepropostediBersanisono piùconvincenti.DiRenzi apprezzo ilcoraggio» «Scelgo il segretario. Adesso, e anche dopo» . . . «Propongo di voltare pagina rispetto a dieci anni di disastro di Berlusconi» . . . La prossima settimana presenterà la sua squadra Personalità del partito e dell'associazionismo 6 sabato 15 settembre 2012
SEGUEDALLAPRIMA C'è un limite quantitativo: l'impegno tedesco può avere corso solo entro i 190 miliardi di euro già in precedenza autorizzati dal Bundestag; pertanto, al momento della ratifica del Fondo salva-Stati dovrà essere normato in modo specifico, nello strumento di ratifica, che ogni ulteriore impegno tedesco deve essere autorizzato preventivamente dallo stesso Bundestag; ciò a prescindere dunque dalla necessità di modificare in conseguenza il Fondo salva-Stati. L'art. 10 del Mes stabilisce infatti che il consiglio dei governatori riesamina regolarmente e almeno ogni cinque anni la capacità del massimale di prestito e l'adeguamento del capitale autorizzato. Questa decisione entra in vigore peraltro solo dopo che i membri del Fondo salva-Stati hanno informato i soggetti (politici) depositari dell'adesione al Fondo salva-Stati, nel rispetto delle rispettive procedure nazionali. La Corte tedesca ha fissato chiaramente il trade off che opera tra ogni assunzione aggiuntiva di obblighi patrimoniali a carico della collettività e la necessità di una previa deliberazione, per legge, del soggetto titolare della rappresentanza: il Parlamento. Si tratta del limpido principio posto a base di ogni democrazia rappresentativa, scolpito nell' art.23 della Costituzione italiana. Ma c'è un limite ancora più carico di contenuti e di effetti simbolici: la Corte fissa come condizione preventiva e non rinunciabile per la ratifica del Fondo salva-Stati il principio che il Bundestag deve ricevere ogni informazione, integrale e completa; in altri termini l'ambito del segreto professionale che lega i membri del Fondo salva-Stati nei confronti degli operatori di mercato non può essere mai opposto ai titolari della sovranità popolare. Lo statuto di riservatezza del Fondo salva-Stati ripete la soluzione prevista per i membri e gli operatori della Bce; siamo al nocciolo del rapporto tra funzionamento dei mercati finanziari e regole della democrazia rappresentativa; siamo al cuore degli sviluppi dell'idea di democrazia europea. E si tratta della funzione e dei limiti dello statuto di indipendenza della Banca centrale. È inutile illudersi: nel tempo a venire sarà questo il nocciolo dello sviluppo della costituzione materiale europea: il limite della creazione di moneta da parte della Banca centrale, e quindi il limite della sua autonomia funzionale, deve essere assunto e autorizzato da istituzioni europee democratiche, (il Parlamento) che fissano i limiti e la natura del prelievo fiscale, del bilancio pubblico europeo e delle politiche pubbliche europee: difesa, trasporti, energia, ecc. Questo è il nodo strutturale; il tempo per scioglierlo coincide con la messa in campo di un nuovo cammino istituzionale che recuperi il tempo perduto: ma nel frattempo la Bce deve avere tutti i poteri necessari per difendere questo percorso. La moneta è il più pubblico di tutti i beni. La dinamica messa in campo dalle scelte della Bce e la risposta della Corte di Karlsruhe vanno nella direzione giusta: ma la parola deve ora passare alla politica europea che deve affrontare questa sfida; essa esige dalle elite politiche europee un radicale cambio di prospettiva. (H. J. Habermas). Se queste elite vogliono conquistare le loro popolazioni alla causa di un'Europa unita, democratica e solidale, devono prendere congedo dall'abituale combinazione di lavoro routinario presso l'opinione pubblica e incrementalismo pilotato da esperti; devono passare alla lotta, rischiosa e ambiziosa, per la costruzione di una vera sfera pubblica europea. Devono accettare di rinunciare a sfere importanti di potere statuale nazionale, in contrasto con il loro interesse immediato. L'analisi/1 Il gioco elettorale dell'orgoglio ferito GianGiacomo Migone L'analisi/2 Il fragile equilibrio tra Occidente e Islam Antonio Panzeri Europarlamentare Pd CIÒCHEAPPARESEMPREPIÙCOMPLESSOSISEM-PLIFICA. L'ATTENTATO ALLE AUTORITÀ STATUNITENSI PRESENTI IN LIBIA, le manifestazioni che dal Cairo si diffondono in buona parte del mondo arabo e in Medio Oriente, con il moltiplicarsi di atti di violenza, possono riassumersi in due constatazioni fondamentali. È finita, o quantomeno sospesa, una fase in cui la protesta non era più diretta contro gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente, ma contro i regimi autoritari dei singoli Paesi arabi. In secondo luogo, l'iniziativa è passata da movimenti di popolo, anche in parte guidate da movimenti o partiti islamisti con ambizioni di governo come i Fratelli Musulmani in Egitto o Hamas nello stretto di Gaza, a frange estremiste non si sa bene come, da chi e quanto organizzate. Ai fini dei risultati prodotti, poco importa se all'origine del fenomeno, fondato su un perdurante sentimento antioccidentale, vi sia un gioco simbolico blasfemo o interventi programmaticamente violenti. Secondo le leggi elementari del bipolarismo, dall'altra parte della barricata, segnata dalle mura delle rappresentanze statunitensi, inevitabilmente si indeboliscono, almeno temporaneamente, posizioni dialoganti, interessate a raccogliere i frutti della primavera araba, della caduta di Gheddafi, rappresentate in prima battuta dall'Amministrazione Obama e, di conserva, dai suoi alleati europei. Assume maggiore incidenza la contrapposizione esplicita di Netanyahu, che ha appena definito moralmente indifendibile l'opposizione di Washington a un attacco militare israeliano alle istallazioni nucleari iraniane. Il candidato repubblicano alla presidenza, precedentemente in difficoltà ad attaccare Obama sul piano della politica estera, ha subito approfittato dell'occasione per accusarlo di una debolezza che addirittura mortificherebbe la posizione americana di grande potenza. La strumentalità dell'attacco politico, che oltretutto viola la regola aurea dell'unità nazionale nei momenti di pericolo, in prima battuta è apparsa controproducente. Tuttavia, il moltiplicarsi degli atti di violenza antiamericana non può che far scattare meccanismi reattivi largamente diffusi legati a sentimenti di orgoglio ferito e anche di una paura comprensibilmente ispirata al non lontano ricordo dell'attacco alle Torri Gemelle. Soprattutto, occorre tenere presente che dalle elezioni del 2004 in poi la partecipazioni al voto nelle elezioni presidenziali statunitensi è diventata una variabile indipendente che risulta sempre più determinante. Il gioco non si risolve più con una gara per la conquista del centro dell'arco politico ma, piuttosto, attraverso la capacità dei contendenti di mobilitare chi di solito non vota se non attraverso la radicalizzazione dello scontro politico. Mi sembra difficile contestare che il perdurare delle tensioni e delle violenze di cui vengono fatti oggetto gli Stati Uniti non possano che risultare più mobilitanti per un potenziale elettorato repubblicano. GLIEVENTICHEHANNOSCOSSOILNORDAFRICAEIL GRANDE MEDIO ORIENTE NEGLI ULTIMI GIORNI IMPONGONO UNA ATTENTA RIFLESSIONE su quanto sta avvenendo nell'area, soprattutto laddove sembrava che si fosse avviato un processo di lenta ma costante evoluzione successiva alla caduta dei regimi dittatoriali. Il risultato al quale si era giunti dopo le elezioni che si sono svolte a seguito delle rivolte della “Primavera araba” in molti di questi Paesi, vale a dire l'alleanza tra Fratelli musulmani e l'Occidente ( in primis Stati Uniti), è stato rimesso in discussione e le conseguenze di questi eventi potrebbero minare nel profondo il fragile equilibrio che era stato raggiunto. Risulta abbastanza evidente che la diffusione in Internet del provocatorio film su Maometto, l'attacco all'ambasciata americana a Bengasi e le proteste al Cairo e in altre città stanno avvenendo in un momento particolarmente delicato per gli Usa che si avvicinano alla scadenza elettorale. Che sia stata un'azione premeditata e concertata o meno, appare chiaro che c'è qualcosa di più profondo in questo attacco non giustificabile solo come reazione al video blasfemo. Di fatto la Libia, che pure aveva dimostrato di saper organizzare in vista delle elezioni post-Gheddafi un'alleanza di forze liberali per contrastare la componente islamica, è tuttora in preda al caos e il nuovo premier ( vicino agli islamici), nominato a poche ore dall'attentato, non è nelle condizioni di poter intervenire a causa di un Governo ancora tutto da definire. Inoltre, permane la frammentazione territoriale e quella, estremamente eterogenea, delle forze che si sono contese il Paese dopo la caduta del regime. Anche l'Egitto, emblema dell'alleanza Stati Uniti- Fratelli musulmani, sconta le conseguenze di questo “compromesso” che non ha tenuto nel dovuto conto il peso della componente più radicale dei salafiti, per nulla incline ad abbandonare la propria vocazione fondamentalista. Se, dunque, l'equilibrio raggiunto prevedeva il sostegno di questi governi espressione della Fratellanza in cambio della tutela di alcuni punti imprescindibili per l'Occidente (come la lotta al fondamentalismo), nel momento in cui cambia il contesto che gli ruota intorno, potrebbe cadere. Senza contare le possibili ripercussioni su tutto il contesto geopolitico che ruota intorno a questo fragile equilibrio (pensiamo, ad esempio, all'alta probabilità di un attacco israeliano ai siti nucleari in Iran). Sebbene alcuni osservatori abbiano già tentato di fornire un quadro sia dei possibili scenari futuri (catastrofici), sia delle “mosse” che gli Stati Uniti faranno nel medio e lungo termine per giocarsi al meglio la partita elettorale, è evidente che quanto sta accadendo rischia di provocare un arresto pericoloso nel processo di avanzamento della “primavera araba”. Per questo motivo è necessario che ci sia da parte delle forze internazionali un atteggiamento di assunzione di responsabilità che guidi la crisi che si è aperta con cautela e allo stesso tempo determinazione. Per quanto questi eventi, infatti, costringano gli Usa a riprendere un ruolo di primo piano nell'area, parallelamente è auspicabile che anche le altre potenze intervengano prontamente. È venuto il momento che Usa, Europa, Cina, Russia, al di là delle colpe che hanno rispetto alla vicenda siriana, comincino a coordinarsi in sede Onu per affrontare seriamente il tema della stabilità, degli equilibri e del sostegno ai processi democratici nell'intera regione mediterranea. In caso contrario, sarà sempre più forte il rischio che si profili all'orizzonte un futuro caotico e destabilizzante. Per tutti. ILPROFESSORMONTIÈUNUOMOCHEHASTILE,UNOSTI-LEIMPRONTATO ALL'UNDERSTATEMENTANGLOSASSONECHESEMBRA ispirarsi a politici britannici conservatori di una volta come Eden o Mcmillan. I suoi modi, inauditi per uno strapaese come l'Italia, sono stati un potente e benefico antidoto di bon ton dopo l'indigestione di volgarità in salsa pecoreccia dell'ex premier Berlusconi. Super Mario gode di grande prestigio nell'attuale establishment politico internazionale, in particolare per l'ottimo lavoro svolto come commissario Ue al mercato interno memorabile rimane a detta di molti suoi estimatori la lezione impartita a Microsoft - ma anche per il garbo istituzionale. Ciononostante, io rimango aspramente critico nei confronti della sua politica. Molti miei amici, ottime persone e sostenitori vibranti del centrosinistra, mi accusano di non tenere conto del fatto che, se non fosse stato per lui e il suo indiscusso prestigio, saremmo finiti come la Grecia, per via dello spread, del «ce lo chiedeva l'Europa» e via dicendo. Può darsi. Ma io la vedo da un'altra prospettiva. Intanto è improprio parlare di Europa in quanto tale: si è trattato di un'Europa a guida conservatrice in ostaggio degli speculatori, delle banche e dei cosiddetti mercati, principali responsabili della disastrosa crisi della quale non pagano i costi (e l'elezione di Hollande in Francia è ancora troppo recente... ). Monti non è un tecnico neutrale ma un economista di scuola liberista conservatrice, è nutrito, come tutti coloro che hanno questo background da un'ideologia economicista di natura fideistica con tutto ciò che ne consegue. In primo luogo non considerando i diritti sociali e la dignità del lavoratore variabile economica li valutano come un fastidio. A mio parere è per questo suo orizzonte che il professor Monti ha affidato a Elsa Fornero il compito di avviare il processo di macelleria sociale con la riforma dell'art. 18. Ma è stato solo il principio perché le sue recenti garbate esternazioni hanno rivelato quale sia l'orizzonte in cui si colloca quel primo atto: la progressiva demolizione dello stato sociale. Il piccolo problema che si pone per qualsiasi autentico democratico è che i diritti del lavoro e i diritti sociali in generale fanno parte del respiro progettuale della nostra Costituzione, ne sono l'energia più innovativa. Ha ragione Giorgio Airaudo (Fiom) quando afferma che la conquista dello Statuto dei Lavoratori è molto più che una conquista sindacale è una conquista di civiltà. Perciò firmerò per il referendum e lo sosterrò. L'intervento La democrazia in Europa Paolo DeIoanna . . . Dal 2004 in poi la partecipazione al voto nelle presidenziali Usa è diventata una variabile indipendente che risulta sempre più determinante Vocid'autore Ecco perché non mi convince lo stile british del premier Moni Ovadia Musicista e scrittore COMUNITÀ Maramotti sabato 15 settembre 2012 15
In c oll ab or az io ne co n l'U nio ne Ita lia na R ist or ato ri Nei punti vendita Gusti ritrovati, sapori autentici, profumi che credevi perduti. Conad ti viene incontro con Sapori&Dintorni Conad: prodotti.tipici italiani da gustare e degustare. da Gustare e deGustare 24 sabato 15 settembre 2012
«No, non me ne pento. Sono addolorato per la morte dell'ambasciatore Usa, ma non mi pento di averlo fatto». Nakoula Basseley Nakoula, presunto produttore e regista del film che ha scatenato la furia islamica, parlando alla radio americana continua fornire versioni diverse della storia. Di volta in volta si attribuisce, 52, 55 o 56 anni, dice di essere ebreo o copto, a tratti si spaccia per regista, per poi negare. La stampa ha scovato un sospetto di narcotraffico, per qualcuno potrebbe addirittura essere stato un informatore della polizia, cosa che gli aveva evitato il carcere per droga. In cella è finito per truffa e ci potrebbe tornare: è in libertà vigilata, se venisse confermata la sua responsabilità nella diffusione del film rischia di tornare in carcere per quattro anni. Le condizioni per la sua scarcerazione prevedano infatti il divieto esplicito di utilizzare il computer, come invece avrebbe fatto postando il trailer con lo pseudonimo di Sam Bacile. Resta un mistero però su chi si nasconda dietro questo personaggio equivoco, disposto a tutto per soldi, anche a recitare una parte in una tragedia di cui la regìa resta occulta, ma che ha tra gli obiettivi in primo piano la presidenza Obama: mostrando la fragilità delle scelte politiche nei confronti del mondo arabo e la persistente vulnerabilità americana, anche dopo l'uccisione di Bin Laden - simbolicamente il punto più alto dello sforzo dell'amministrazione Usa contro il terrorismo. In queste ore la campagna elettorale di Mitt Romney ha rincarato le critiche espresse sul corpo ancora caldo dell'ambasciatore Stevens. «Se ci fossimo stati noi al governo non sarebbe successo». Nessuno, neanche Romney, avrebbe potuto impedire la provocazione deliberata del film su Maometto, è la replica della Casa Bianca. Obama fa più fatica a spiegare perché al consolato libico di Bengasi la sicurezza era di fatto assicurata solo da agenti libici, perché a Stevens sia stato consentito di girare senza una presenza armata più consistente. A Bengasi era stata scelta una presenza più discreta, da Paese amico non da invasore. Ma non è bastata. Forse il presupposto politico era stato tarato male e l'amministrazione, dopo l'evacuazione forzata anche dalla Tunisia dovrà rivedere molte cose. Capire anche perché, una volta che il video è finito su YouTube, la Cia e il governo non abbiamo diramato un allarme. Su una però l'amministrazione è stata categorica: nel respingere le accuse di aver avuto segnalazioni su un possibile attacco in anticipo. Nel fuoco e nel sangue di queste ore, riaffiora anche la paura di una minaccia sul territorio nazionale. Un falso allarme bomba all'Università del Texas e in North Dakota. A chiamare qualcuno che si è spacciato per un emissario di Al Qaeda. Il Venerdì di preghiera si trasforma nella Giornata della rabbia. Una rabbia che si estende a macchia d'olio. Contro l'America. Contro l'Occidente. È la sfida dell'Islam radicale. Rappresentanze diplomatiche Usa ancora sotto tiro nel mondo islamico per le proteste contro il cortometraggio sull'Islam prodotto negli Usa e considerato blasfemo. Manifestanti hanno attaccato anche le ambasciate di Germania e Gran Bretagna a Khartoum. Dopo il tragico assalto di martedì al consolato di Bengasi in Libia (dove in serata sono tornati a manifestare centiania di salafiti ancora manifestazioni e scontri in Egitto, Yemen, Sudan. Marocco, Indonesia, Bangladesh, Iran, Tunisia, Libano. Almeno tre morti in Tunisia, quattro in Sudan. Centinaia i feriti. A Tunisi, manifestanti hanno occupato l'ambasciata di Washington che è stata evacuata, mentre le forze dell'ordine hanno sparato ad altezza uomo. I diplomatici Usa sono stati costretti ad abbandonare il Paese, mentre sarebbe stato appiccato il fuoco alla scuola americana della capitale nordafricana. Il bilancio di sangue cresce di ora in ora: tre manifestanti sono morti e altri 28 sono rimasti feriti nei disordini davanti all'ambasciata americana a Tunisi. Lo riferisce in serata il ministero della Sanità citato dall'agenzia ufficiale Tap. Due vittime sono decedute nell'ospedale Mongi Slim e due feriti sono in condizioni critiche. Alcuni giornalisti che stavano seguendo i disordini davanti all'ambasciata americana di Tunisi sono stati picchiati e rapinati da dimostranti. Hanno denunciato di essere stati circondati, presi a pugni e calci e, quindi, depredati di apparecchi fotografici e telecamere con cui avevano seguito quanto stava accadendo. In Tunisia i giornalisti sono obbligati a indossare, quando seguono manifestazioni pubbliche in luoghi aperti, pettorine con la scritta «press». Il primo ministro tunisino, Hamadi Djebali, in una dichiarazione diffusa dalla Tap, nel ribadire l'impegno del governo a proteggere tutte le ambasciate straniere, ha detto che «queste aggressioni alla sovranità degli edifici e alle istituzioni diplomatiche sono illegittime ed espongono gli autori a conseguenze giudiziarie» A Tripoli, in Libano, il bilancio della battaglia è di un morto e 25 feriti. È stato dato alle fiamme anche un Kentucky Fried Chicken, fast food americano accusato di non rispettare i precetti dell'Islam. In Sudan, i manifestanti hanno preso d'assalto l'ambasciata britannica a Khartoum, mentre hanno sfondato il cordone posto davanti all'ambasciata tedesca, issando una bandiera islamica sul tetto dell'edificio, poi dato alle fiamme: le forze di sicurezza locali hanno risposto con il lancio di lacrimogeni. Tutto il personale diplomatico di Berlino risulterebbe illeso, secondo quanto riferisce il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle. Dopo aver attaccato le sedi diplomatiche dell'Ue, 10.000 manifestanti si sono poi diretti verso l'ambasciata americana che hanno provato a occupare. Tre dimostranti sarebbero morti negli scontri con la polizia. AMACCHIA D'OLIO Sangue anche in Egitto. È di almeno un morto e 33 feriti il bilancio degli scontri avvenuti al Cairo. Le forze politiche egiziane, tra cui i Fratelli Musulmani, avevano indetto per venerdì una giornata «milionaria» per manifestare pro Maometto. Gli scontri di ieri tra manifestanti e forze dell'ordine si sono svolti nei pressi dell'ambasciata americana e nella piazza della moschea di Omar Makram al Cairo. Dopo la preghiera del venerdì gli sconti si sono riaccesi e le forze dell'ordine hanno lanciato lacrimogeni sulla folla per allontanarla dalla zona dell'ambasciata. La notizia del morto arriva in serata. si tratta i un giovane manifestante di una ventina d'anni, trovato privo di vita nei pressi della moschea Omar Makram, sulla strada fra l'ambasciata Usa e piazza Tahrir. Lo riferisce una fonte degli Interni, secondo la quale il corpo mostra segni di arma da fuoco. Anche in Yemen non si placano le proteste. Migliaia di manifestanti si sono recati in corteo contro le ambasciate occidentali: a scopo precauzionale, marines Usa si stanno dirigendo verso il Paese. La polizia ha sparato in aria per disperdere i manifestanti che stavano avvicinandosi all'ambasciata americana a Sanaa. L'altro ieri quattro persone erano morte negli scontri. I poliziotti hanno anche usato idranti e gas lacrimogeni, mentre i manifestanti, a circa 500 metri dalla sede diplomatica Usa, bruciavano bandiere americane e urlavano chiedendo l'espulsione immediata dal Paese dell'ambasciatore americano. Scontri anche in India nel Kashmir e a Madras, dove la polizia ha arrestato 86 dimostranti, e in Afghanistan, dove i talebani hanno dato fuoco all'immagine di Obama. Anche in Nigeria, Giordania, Pakistan, Marocco, Iran e Gaza si registrano cortei di protesta. Circa 500 persone si sono radunate intorno all'ambasciata svizzera a Teheran, che gestisce gli interessi Usa con la Repubblica degli Ayatollah e le proteste sono proseguite per oltre due ore. La guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, in un messaggio rivolto agli iraniani e a tutta la comunità islamica ha accusato i «sionisti e il governo Usa» di essere «responsabili» della produzione del film «blasfemo» sul profeta Maometto e delle violenze che ne sono conseguite. «La testa ripugnante dei nemici dell'Islam ha rivelato ancora una volta la sua perversa malizia, insultando il grande Profeta - ha affermato Khamenei nel messaggio - e con una misura insana e deplorevole ha mostrato la furia dei sionisti maligni contro la crescente radiosità dell'Islam e del sacro Corano». Venerdì di sangue contro l'Occidente Morsi a Roma «Proteste legittime ma non le violenze» Diplomatici Usa via dalla Tunisia, marine sui tetti dell'ambasciata La furia per il film blasfemo esplode dallo Yemen al Sudan Molte le vittime, un morto anche al Cairo È stata calorosa e solidale la stretta di mano che il presidente Napolitano si è scambiato con il presidente egiziano Mohamed Morsi che al Quirinale, come la sera prima a Palazzo Chigi, è arrivato per confermare la sua intenzione di lavorare, essere tra i garanti, della stagione di pace in Medio Oriente. Un processo che l'Italia da una parte e l'Egitto per l'altra, in nome di un'antica amicizia, si sono impegnati a portare a compimento. Ora più che mai. Mentre nella piazza simbolo del Cario la tensione risaliva al massimo nel venerdì della rabbia di tanti Paesi musulmani. Il presidente egiziano ha citato il Corano parlando al fianco del «caro amico, fratello e saggio» ricordando che «chi uccide un uomo, uccide il mondo intero». Quelle in atto in questi giorni sono a suo giudizio «azioni irresponsabili che non hanno altro effetto se non allontanare l'attenzione del mondo dai veri problemi, come la situazione siriana e la questione palestinese». L'Egitto, ha assicurato Morsi, «tiene alla pace» e così come l'Islam «rispetta le religioni altrui, l'essere umano e i suoi diritti e la realizzazione di ogni libertà, anche la libertà del credo perché non vi può essere costrizione di religione». «È fondamentale - ha detto Napolitano - unire i nostri sforzi per dare una soluzione al conflitto, per assicurare il compimento del processo di pace in Medio Oriente che si trascina da troppi decenni, incontra troppi ostacoli e richiede il massimo di responsabilità da tutte le parti». Al tavolo del colloquio la questione israeliana che è strettamente legata a quella palestinese, «due popoli e due stati» dice da sempre l'Italia, la Siria che ribolle ed ora il pericolo, dopo il film anti Islam, «di risposte terroristiche irrazionali e gravemente pericolose anche a fenomeni deprecabili come l'offesa a qualunque credo religioso» com'è, appunto, quel film. Una prova difficile per Morsi, il primo presidente democraticamente eletto, che ha illustrato a Napolitano nel corso del colloquio i passi in avanti sulla strada della democrazia di un Paese in cui si sta completando la stesura della Costituzione. «Ho apprezzato moltissimo il fatto che il principio numero uno è l'uguaglianza dei diritti tra tutti i cittadini. Mi sono permesso di ricordare le parole della Costituzione italiana che esprimono lo stesso principio». FERMARE LAVIOLENZA Anche altre voci si sono levate per fermare la violenza che sta insanguinando tanti Paesi. Il film è una provocazione contro i musulmani ma non può essere utilizzato come pretesto per le violenze. Lo ha detto il premier turco Recep Tayyip Erdogan. «La religione e il profeta sono valori sacri e intoccabili» però «questo non può essere un motivo per attaccare persone innocenti». Anche i fratelli musulmani d'Egitto non hanno chiesto più agli egiziani di scendere in piazza in tutto il Paese per protestare ma piuttosto di unirsi ad una semplice manifestazione «simbolica» a piazza Tahrir. «Alla luce degli eventi degli ultimi due giorni, la fratellanza ha deciso di partecipare solo ad una manifestazione simbolica in modo che non ci siano più distruzione, lesioni o morti, come accaduto in passato», ha spiegato il segretario generale del gruppo Mahmud Hussein. Polemiche negli Usa per la mancata azione Cia Falso allarme bomba in Texas e North Dakota L'INCUBOALQAEDA UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it MA.M. mmastroluca@unita.it Il regista del film: «Non mi pento» . . . Europa preoccupata: si teme che la protesta si espanda tra gli islamici nel Vecchio Continente . . . Manifestanti in piazza, Teheran lancia un appello contro il Grande Satana e il suo alleato sionista L'incontro con Napolitano: lavorare insieme Dai Fratelli musulmani appello alla moderazione MARCELLACIARNELLI ROMA 2 sabato 15 settembre 2012
GAIA.TRAGICOMMEDIACLIMATICA EGLOBALE… (SCENA 2-L'ARCAELE GRANDIMINACCE) Rumore di voci Dove siamo? Sono tutto intorpidito. Sul pianeta Terra, al sole, sotto il cielo. Bisogna mettersi al lavoro, il cantiere ci aspetta, non bisogna far tardi. Era bello dormire, ne avevamo davvero bisogno. Ah sì, il cantiere? Ce l'eravamo dimenticato. Bene, da cosa cominciamo? Signor Noè Insomma, cosa aspettate? Al lavoro, al lavoro, non sentite il gran frastuono del Diluvio che arriva? Non avete sentito la promessa fatta ai vostri padri? Sbrigatevi, sbrigatevi, bisogna fuggire al più presto. All'Arca! all'Arca! Signor Gioioso Di qua, ragazzi, di qua. Fortuna che eravamo qua, signor direttore. Questi idioti stavano per sperperare tutta la loro fortuna per costruire questo grande aggeggio che non avrebbe neanche galleggiato. Eh, Padre Noè, ti abbiamo tirato fuori dai guai! E questi imbecilli che si lamentano che non hanno un lavoro. Ma tornate nelle vostre fabbriche, ragazzi. Andate a zappare. Lasciate perdere questo vecchio suonato. Non ci sono prove. Non avete già avuto estati piovose? E inverni caldi? E primavere secche? Allora, piove forse? No, dai, non dateci troppo peso. Il clima è business as usual. (...) Signor Noè Tutti, salveremo tutti. A che cosa vi sarebbe servito piantare, dato che non avrete raccolti? Fabbricare, se non avrete niente da produrre? Vendere, dato che non avrete niente da comprare? L'Impronunciabile ha parlato: «Non avrete più Terra, non più suolo, nessuna base, andate via, dovete andare via, lasciare tutto, e presto». Perché vi preoccupate? Al lavoro! Signor Gioioso Tutto questo è la piccola astuzia di Padre Noè per farvi sgobbare sulla sua specie di zoo galleggiante. Vi sta turlupinando. Credete a noi, ragazzi, nessun rischio, nessun pericolo immediato, nessuna urgenza. Vecchia storia, vecchia come il mondo, i preti fanno paura e minacciano l'inferno. Pene da sopportare. Squagliatevela, e se avete bisogno di legno per le vostre case ecologiche, allora servitevi, di legno ce n'è finché volete. Se volete lavorare, il cantiere è per di qua. Il coro E noi, Padre Noè, cosa facciamo? Facciamo come dicono: sbaracchiamo. Sbaracchiamo tutto. Ci serviamo e torniamo a casa. E se casa nostra non c'è più? È il business, dicono loro. È vero che non abbiamo mai avuto estati così piovose e inverni così miti; io, a casa mia, mio nonno, non ha mai visto una cosa simile. E delle statistiche, che se ne fanno? Ne ho viste, di statistiche? Che ne sai tu, di statistiche? E loro, che ne sanno? Io mi tiro fuori. Io resto. Io aspetto di vedere. Rimettiamoci al lavoro. Se la fanno sotto. Clive Hamilton Il mio intervento sarà molto breve. Tanto breve quanto il tempo che ci resta. Si intitola: Quattro diapositive per annunciare la fine del Mondo. La curva rossa è quello che sarebbe potuto succedere se Copenaghen avesse avuto successo. Ma abbiamo fallito e ad ogni modo era già inverosimile, si sarebbero dovute limitare le emissioni di Co2 del 3,7% l' anno fino al 2050. La curva blu scuro e quella verde indicano quello che permetterebbe di recuperare Copenaghen prendendo delle decisioni nel 2015 o nel 2020, ma sono totalmente inverosimili poiché presuppongono degli sforzi di riduzione questa volta del 5,3% o del 9% per annum. Di conseguenza, nessuna possibilità di riuscita. Ok, quindi l'unico scenario possibile, nella migliore delle ipotesi, è quello della curva azzurra: cominciamo a muoverci nel 2020 e arriviamo ad impegnarci per una diminuzione del 3%. Inverosimile anche questo, ma insomma, se abbiamo davvero fifa, supponiamo di farcela. Risultato: 4° nel 2050. Nella migliore delle ipotesi. …Parlo di un evento che è già accaduto. Tutto è già successo. Il danno è fatto. La messa è finita. In realtà, gli indicatori sono tutti più pessimisti di questo. ...Un mondo a 6°, la Terra non l'ha conosciuto da 15 milioni di anni. Quindi ciao umani, è stato bello conoscervi, non ci rivedremo più. Signor Gioioso Questo tizio è un mostro. Cassandra! Cassandra! Sapete qual è il titolo del suo libro? Requiem per una specie! Gli piace drammatizzare un poco. Forse è la fine del mondo, ma non si dimentica i diritti d'autore. Furbo, il tizio. Il coro E saremmo noi la specie in via d'estinzione? Signor Noè Ovvio che siete voi. Fino a quando avrete bisogno di prove? Clive Hamilton e il Signor Noè È ovvio che resistete alla verità! Di fronte a messaggi contrari alle vostre speranze, che cosa fate? Cambiate speranza? Assolutamente no, negate fino in fondo la realtà. I profeti vengono uccisi, accusati di essere ciechi, e quelli che li uccidono si accecano a loro volta. Ne moriremo. CliveHamiltonL'unico modo di porre fine alla dissonanza cognitiva è smettere di sperare. È la speranza, l'inestirpabile speranza, che vi conduce sull'orlo del baratro. Signor Noè Solo la speranza può salvarci dal baratro! Bisogna avere fiducia nell'Alleanza! Il coro Niente più speranza. Oltre la speranza? Quale verità? Hohimé, hohimé, che sarà di noi? I frutti della terra muoiono, ancora racchiusi nelle gemme; le mandrie di buoi languono, gli embrioni concepiti dalle donne non nascono più. Brandendo la torcia, la più odiosa delle dee, Gaia, peggio della peste, si è scagliata su di noi e ha devastato la Terra degli uomini. Fuori i profeti e le profezie! Non ne possiamo proprio più di girare a vuoto. Non vogliamo più predizioni. Basta toghe e pepli! Se solo potessimo sapere qualcosa di sicuro. Fermiamoci, calmiamoci, niente panico. Vogliamo previsioni. Vogliamo la verità. (Scena 3 - Luntz e Lovelock) SignorGioiosoPare che comincino a ritrovare il senno, che finalmente siano pronti ad ascoltare la voce della ragione. Ah, Signor Luntz: lei è lo specialista mandato dal direttore? Mi ha detto che lei è un gran comunicatore. Come posso convincerli ad essere finalmente ragionevoli e a smettere di credere a tutte queste idiozie? Signor Luntz Non ci sapete proprio fare. Per prima cosa, bisogna non parlar più di «riscaldamento globale», mette di cattivo umore, parlate solo di «cambiamento climatico», tutti sanno bene che il tempo è variabile. È come l'imposta di successione. Vi ricordate? Quando vi ho suggerito di chiamarla «imposta sulla morte», che cosa è successo? L'hanno tolta dappertutto. Nessuno la voleva più. Potenza delle parole! Signor Gioioso Molto bene, impeccabile, ma è sulla scienza che dicono di fondarsi, e la scienza non è in grado di difendersi da sola contro tutto questo pathos. Signor Luntz Niente di più facile: basta non lasciare che il dibattito scientifico vi chiuda il becco. Per il momento, gli elettori credono ancora che all'interno della comunità scientifica non ci sia consenso sull'origine umana del riscaldamento globale. Ma se il pubblico comincia a convincersi che la questione scientifica è risolta, allora cambierà davvero opinione e si considererà responsabile sul serio. Esigerà dei cambiamenti radicali delle leggi sull'aria, l'acqua, l'energia. E sosterrà tutti i progetti dei Democratici e dei loro alleati europei. È il socialismo! This is the end of the United States of America as we know it. Pertanto, è di estrema importanza che facciate dell'assenza di certezza scientifica l'ostacolo principale ad ogni misura governativa. Dite ogni volta che ci sono altri ricercatori e altri esperti che hanno altri punti di vista sulla questione. Ve li troveremo. (...) Il giornalista Grazie per avermi invitato con il Dottor Lovelock che ha appena finito di scrivere Il volto sfiguratodiGaia-l'ultimoavvertimento (applausi). Dottor Lovelock, come è arrivato a formulare questa teoria? (...) Dottor Lovelock Non è una teoria, no, è il risultato delle osservazioni. La Terra se l'è cavata bene finora, ma ora andiamo incontro ad un periodo molto più caldo, che lei non conosce da, diciamo, 55 milioni di anni. Sono dei dati piuttosto solidi. Il giornalista Ma non spariranno mica tutti gli umani, vero? (...) Dottor Lovelock Sette su otto saranno eliminati, con ogni probabilità, sì. Il giornalista Ah, sette su otto…Dappertutto, o solo in alcune parti del mondo? Dottor Lovelock Oh, diciamo, il Canada, la Siberia, la Kamcatka, la Terra del Fuoco saranno più risparmiate. Almeno all'inizio, poi saranno invase da rifugiati che non potranno essere nutriti. È già successo diverse volte che la vita rifluisse lassù, 55 milioni di anni fa. Ilgiornalista E tutto questo accade per colpa nostra, secondo voi? Dottor Lovelock Oh no, no, non proprio. È un po' come se lei avesse un fucile carico e premesse il grilletto per errore, bam, farebbe dei danni, ma voi non c'entrate affatto, ve ne accorgereste solo dopo. Non era nostra intenzione, abbiamo solo scassato il sistema. Il giornalista È reversibile, almeno? Dottor Lovelock No. Assolutamente no. È lì il nodo della questione. Una volta che Gaia comincia a scivolare verso un nuovo stato, non c'è più niente da fare. Tutti i politici credono che se facciamo i bravi, se facciamo la raccolta differenziata, se cambiamo le lampadine (e mettiamo quelle a risparmio energetico), se facciamo dello «sviluppo sostenibile», eccetera eccetera, le cose si sistemeranno. Ma no, assolutamente no. © Consorzio per il festivalfilosofia CULTURE «Chaos»dipinto diAndrea Chiesinella mostra «Scomparse»aSassuolodedicata astrutture abbandonate, luoghidivenuti simulacri L'APPUNTAMENTO E secivolesse unnuovoNoè? Commediatragicomica sullaTerrae il riscaldamentoglobale AlFestivalFilosofiauna messa inscenasulclima Attori:Noèchecostruisce un'altraarca, loscienziato libero, loscienziato «prezzolato»egliumani chenonsannocosapensare BRUNO LATOUR (EFRÉDÉRIQUE AIT-TOUATIE CHLOÉ LATOUR) Lecose, temadellakermesse diModena,CarpieSassuolo Finoa domenicaaModena, Carpi e Sassuolo incontri filosoficiper l'undicesima edizionedel Festivale lezioni sulle«cose» (temadi quest'anno),affidateal gothadelpensiero filosofico:da ZygmuntBauman aRemo Bodei, JohnSearle, CarloSini, AndreiLinde,Antonio Masieroe tantissimialtri. Inquestapaginaun branodella Lezionemagistrale di BrunoLatour (undialogo sul riscaldamento globale) in programmastaseraaCarpi alle 20,30).Tra le iniziativecollateralimoltemostre tra cui «Scomparse»(Palazzo Ducale diSassuolo) di AndreaChiesi (una suaopera nella foto). ... Gaiava incontroadun periodomoltopiùcaldo,che leinonconosceda,diciamo, 55milionidianni U: sabato 15 settembre 2012 19
Non è una resa, e neppure una rinuncia. Si scende dalla torre a settanta metri d'altezza ma la lotta per il lavoro degli operai Alcoa di Portovesme continua. Perché la battaglia non si può fermare. È la fine di una giornata convulsa e intensa quella che si vive davanti al cancello secondario dello stabilimento di Portovesme, iniziata con la visita dei sindaci del Sulcis Iglesiente, la solidarietà dei lavoratori dell'Eurallumina e i minatori della vicina Carbosulcis. Al pomeriggio è in programma la riunione tra la Rsu, la direzione aziendale e le segreterie provinciali dei metalmeccanici. Si deve discutere del programma di spegnimento delle celle. A settanta metri d'altezza Franco Bardi e Rino Barca attendono risposte. Sulla torre che ospita la riserva d'acqua ci sono saliti tre giorni fa e ci hanno trascorso, tra freddo, vento e pioggia due notti. La prima svolta dopo le 19. Bruno Usai della Rsu Cgil e Massimo Cara della Rsu Cisl annunciano che la riunione con l'azienda è terminata. C'è un verbale. «È un passo avanti rispetto al passato - dice Massimo Cara - non è quello che ci aspettavamo, la vertenza non si ferma sicuramente». Bruno Usai spiega in pillole che i punti del verbale sono tre. «A partire dal 13 ottobre resteranno funzionanti 44 celle - dice - e si procederà con lo spegnimento di due celle al giorno sino al tre novembre». Ci sono poi anche altri due punti che riguardano la preparazione di 50 celle. «Terzo punto - dice - tutti gli anodi verdi in stock saranno cotti e inghisati». Per i sindacalisti è poco ma basta per chiedere ai due segretari di scendere dal deposito. Un'assemblea estemporanea sotto il pilone fa il resto. C'ÈTEMPOFINO AL 3NOVEMBRE Alle 20 una colonna di auto arriva davanti ai cancelli. Davanti ai cronisti ci sono anche Franco Bardi e Rino Barca. Un lungo applauso li accoglie mentre qualche lavoratore non riesce a trattenere le lacrime per l'emozione e la rabbia. «Abbiamo fatto noi questo atto perché ci siamo resi di essere in seria difficoltà - dice Rino Barca - però credo che ci debba servire da lezione, da domani ricominciamo e andiamo avanti e vediamo di trovare nell'unità che ci ha visto oggi». Accanto, chiuso in un giubbotto blu con il cappuccio di una felpa c'è Franco Bardi. Anche i suoi occhi, come quelli di Rino Barca sono lucidi. «Abbiamo una fabbrica che è composta da lavoratori che meritano rispetto - dice - sono anni che facciamo battaglie perché vogliamo difendere questa fabbrica perché possa rimanere in piedi non in maniera assistita ma con le sue gambe e la sua forza e la sua professionalità, purtroppo ci siamo scontrati con un governo incapace incompetente e irresponsabile e di questo poi scarichiamo le responsabilità». C'è un lungo applauso prima che Franco Porcu, sindaco di Villamassargia e coordinatore del movimento dei sindaci porti tra le lacrime e l'emozione il suo saluto ai lavoratori. «Ci sono uomini, omuncoli e quaquaraqua - dice - ebbene, voi siete gli uomini». Le agenzie di stampa, intanto, battono Le dichiarazioni di Francesco Giavazzi che intervenendo a Otto e mezzo su La7 e riferendosi al caso Alcoa dice che «certo che non va aiutata, non ha senso spendere soldi per un'azienda improduttiva». Parole che a Portovesme suonano nel vuoto. I sindacati e lavoratori si danno appuntamento alle 10 di oggi nello stabilimento per l'assemblea generale, prima di lasciare il cancello al grido di «non molleremo mai». Grande alleanza nel mondo delle telecomunicazioni. Telecom Italia e Fastweb, i due maggiori operatori italiani di telecomunicazioni infrastrutturati, hanno siglato un accordo che ha come obiettivo la collaborazione nello sviluppo delle rispettive reti di nuova generazione con architettura FTTCab. L'annuncio è stato dato ieri. Telecom e Fastweb hanno avviato ognuno un proprio piano di sviluppo nazionale di rete di nuova generazione e l'accordo prevede che nelle aree di comune interesse siano individuate e sfruttate tutte le opportunità di ottimizzazione di costi ed investimenti attraverso la condivisione di infrastrutture passive ed il coordinamento delle attività di realizzazione, in modo da accelerare il roll-out della posa della fibra ottica. Nello specifico il Memorandum siglato dalle due aziende prevede la possibilità di condividere investimenti e costi nella costruzione delle infrastrutture. L'intesa si basa sulla comune convinzione che le piattaforme di rete per la connessione in fibra degli armadi e l'elettronica di nuova generazione garantiranno anche in Italia, come sta avvenendo in quasi tutti gli altri paesi europei, una veloce diffusione di servizi ultrabroadband su scala nazionale in linea con gli obiettivi indicati nell'agenda digitale europea. Tale accordo è stato raggiunto anche sulla base dei risultati ottenuti con la sperimentazione sullo sviluppo di reti NGN con architettura FTTCab nella città di Pisa, che ha permesso di individuare le modalità operative più convenienti e al tempo stesso di esplorare le prestazioni delle più innovative tecnologie VDSL. I due operatori avranno la totale libertà ed autonomia nello sviluppo delle proprie piattaforme di rete, nelle scelte tecnologiche e nell'offerta commerciale. «Con questo accordo i due maggiori operatori di tlc infrastrutturati italiani ribadiscono la loro volontà ad investire nella realizzazione delle reti di nuova generazione - ha sottolineato l'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano - in modo da garantire in tempi rapidi e al maggior numero possibile di italiani l'accesso ai servizi sull'ultra broadband. La collaborazione con Fastweb sull'FTTCab conferma, inoltre, la validità delle scelte tecnologiche ed architetturali effettuate dalla nostra società, anche per quanto attiene il rispetto della concorrenza e i rapporti con gli altri operatori. Telecom intende raggiungere con l'ultra broadband 100 città entro il 2014». Alberto Calcagno, direttore generale Fastweb, ha dichiarato: «Fastweb ha appena annunciato la realizzazione di un piano nazionale per la banda ultralarga. Questo accordo con Telecom Italia ne è il complemento essenziale ed è estremamente importante perchè permette all'Italia di vedere finalmente ripartire gli investimenti privati per la realizzazione di più reti a banda ultralarga. Non solo gli italiani avranno Internet ad altissima velocità, ma potranno anche scegliere». Inoltre Expo 2015 e Telecom Italia hanno annunciato il lancio di «Changemakers for Expo Milano 2015», una nuova iniziativa che ha l'obiettivo di individuare e sostenere lo sviluppo di 10 progetti in grado di migliorare la vita di almeno 10 milioni di persone contribuendo alla risoluzione di questioni sociali e ambientali attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali. Piaggio lancia in India la sfida al tuk tuk, il caratteristico piccolo taxi a tre ruote che affolla le strade asiatiche, e si prepara a commercializzare nel Paese l'Ape City Passenger. Il nuovo veicolo commerciale, presentato al Delhi Auto Show 2012, sta entrando ora in produzione nello stabilimento del gruppo a Baramati, sarà commercializzato nel Paese a partire dal quarto trimestre, e avrà poi piena capacità produttiva a partire dal 2013. Caratterizzato da dimensioni compatte, pensato per avere grande versatilità, praticità e maneggevolezza nelle zone di maggior traffico urbano, l'Ape City Passenger sarà equipaggiato con un nuovo motore 200cc interamente sviluppato da Piaggio, disponibile con alimentazione a benzina, a gas naturale e a gas di petrolio liquefatto. Il veicolo promette poi di offrire nuovi livelli di contenimento dei consumi e di emissioni inquinanti. Per la casa di Pontedera si tratta di una sfida importante: il mercato dei veicoli a tre ruote per il trasporto passeggeri ha raggiunto in India i 415 mila veicoli venduti l'anno scorso, l'80% cioè del mercato locale delle tre ruote. Solo il segmento più piccolo, al quale punta l'Ape City, vale circa 200 mila unità vendute l'anno. Piaggio è già una star in India nelle tre ruote con una quota di mercato del 36%, grazie in particolare alle vendite nel segmento superiore (per dimensioni e cilindrata) a quello dell'Ape City, il Cargo. Da quest'anno, poi, ha avviato nel Paese, sempre a Baramati, anche la produzione della Vespa. Piaggio entra sul mercato delle tre ruote in India partitodemocratico.it youdem.tv BERSANI ALLE FESTE DEMOCRATICHE FIRENZE SABATO 15 SETTEMBRE 2012 ORE 17.30 Parco delle Cascine Festa Democratica della Cultura ORE 18.30 Italia. BeneComune Comizio Fastweb-Telecom alleanza per le reti M.T. MILANO Cura Giavazzi: «Non ha senso salvare l'Alcoa» Franco Bardi e Rino Barca, scesi ieri sera dal silos Alcoa FOTO ANSA Ieri sera i segretari di Fiom e Fim sono scesi dalla torre Un verbale tra azienda e sindacati per lo spegnimento delle celle DAVIDEMADEDDU PORTOVESME sabato 15 settembre 2012 13
CREDO CHE ALBERTO ARBASINO SIA L'UNICO SCRITTOREITALIANOCHERIESCEADESSERENELLOSTESSOTEMPO UN RAPPER DELLA CULTURA DI MASSA, costantemente ironizzata con una inarrestabile vastità di conoscenze, ma anche di lessemi e stilemi sinonimici, e d'altra parte ad apparire un raffinato erede dello stile di Joyce, al quale tuttavia dichiara di preferire Musil e Proust. Un'ennesima prova di questa sua inimitabile qualità di scrittura egli ci offre nella prima parte della tripartita struttura di un agile e acuto volumetto, appena edito (Pensieri selvaggi a Buenos Aires, Adelphi 2012, pp.125, euro 10,00), che nella sua prosa velocissima finisce per essere considerato dal lettore attento non altro che un'implacabile e profonda analisi, e insieme riflessione, sul malcostume vigente. Il libro comincia così: «Giacché antico lettore e fan di TristesTropiques, il centenario nel 2008 del “nacimiento” di Claude Lévi-Strauss, “voyageur nostalgique”, mi sospinse a un vasto giro estivo (e dunque là invernale, fullseason) nelle metropoli dell'America Latina. Spesso, dunque, una rivisitazione». Dopo di che comincia una lunga galoppata linguistica attraverso le varie età dell'Autore (si comincia infatti con «Per noi bambini si trattava», etc.). La seconda parte è un serissimo e prezioso dialogo con Borges, svoltosi a San Gregorio al Celio, nel maggio 1977. La terza parte, Evita in musical, si riferisce al «mirabolante debutto di Evita, di Andrew Lloyd Webber», avvenuto nel Prince Edward Theatre di Londra, nel 1978. Ed ecco un breve saggio di questa inimitabile scrittura: «Per i post-neorealisti più cinici, ottimo il cementaccio da sottopassaggio, reso presto lurido dalla pollution e dai focherelli degli homeless. Non si può peggiorare. Non richiede manutenzione. E i più bruti benevoli: con gli allestimenti di detriti e rifiuti si viene incontro ai giovani che amano e cantano il degrado come protesta verso il sistema in cui vivono, e beati nel disagio adorano idoli miliardari … Grandi provocazioni e trasgressioni: tracciare ovunque cazzi e vaffa ripetendo interminabilmente vaffa e maccheccazzo. Prediligendo le devastazioni, con eventuali abiezioni». (p.33). E alcune pagine più avanti: «Nella nostra antica Roma Capitale, sin embargo dopo l'espantoso Spinaceto e fin verso la olvidada Cecchignola, un triplice cartello espectral di «colle parnaso» e «strada senza uscita» e «via camus» davanti a una rebosante perenne montagnetta di detriti dirige direttamente alle viette gide e proust e mauriac, generalmente con iniziale minuscola …. E tutte strette, cieche, a cul-de-sac … come le attigue viuzze gatto, guareschi, gogol, melville, kafka …» (p.56). L'inizio della seconda parte, il Dialogo con Borges, comincia con una paradossale schermaglia sulla modestia di questo scrittore: «A.: Borges è forse l'ultimo dei grandi scrittori». B.: No, no, non sono d'accordo». (p. 99). Segue un singolare dibattito che non ha la verve della prima e della terza parte, ma è una sapiente conversazione fra questi due scrittori, praticamente sull'intera letteratura dei nostri tempi. Un paio di citazioni serviranno al lettore a suscitare anche in lui la voglia di partecipare, o altrimenti di imparare: B. …ne ho un po' abbastanza di labirinti e di specchi. A. Ne ha abbastanza ora? B. Sì, assomigliano un po' troppo a Borges, non mi piace Borges…. A. Non le piace Borges? B. No, non mi piace, è uno scrittore mediocre… ma devo convivere con lui ed è una cosa un po' noiosa, soprattutto quando si hanno settantasette anni … A. …. lei preferisce il racconto molto breve, evidentemente non le piace il romanzo. Ma perché? B. Non mi piace il romanzo perché è troppo artificiale! A. Lo trova molto artificiale? B. I racconti invece sono sempre delle vere storie, e gli uomini hanno sempre amato raccontare e ascoltare storie: per questo amo tanto Kipling …. Dopo tutta una serie di gentili contrasti fra i due scrittori (durante i quali si discute di Balzac e Flaubert, Tolstoi, Baudelaire, Verlaine, Heine, Goethe e molti altri) Borges, che è argentino, non può esimersi dal fare un omaggio a Roma e all'Europa: A. È contento di essere a Roma? B. Molto contento. È il centro, è l'Europa, è l'Italia, è Roma. Roma è sempre l'Impero Romano che continua sotto altri nomi. A. Ma lei si aspetta qualche cosa dall'Europa? B. Mi aspetto tutto dall'Europa. Cosa ci si può aspettare dalle periferie? Periferia sono anche America e Russia. E dalle periferie, cosa ci si aspetta? (p. 117). Evita in musical è soltanto la «benevola stroncatura» di uno spettacolo che in un teatro di Londra ebbe uno straordinario successo, e di cui Arbasino coglie, con una finissima ironia, che non scade mai nella satira greve, tutti gli elementi. Del resto in questa terza parte (la più breve) appaiono, anche se non esplcitati, suoi giudizi politici. L'Evita in musical è tutta una «sacra rappresentazione» del populismo caritatevole ma reazionario della “rivoluzione” peronista: vi compare il Che Guevara, diventato supporter instancabile di Evita Peròn, ragazza di umili origini che ha sposato il principe cafonesco dei descamisados, tutti in adorazione della bellissima «presidenta», «ricoperta di ermellini e diamanti». C'è poi la tragedia: Evita si ammala e muore in ospedale. Gran funerale, con «gran pianto di popolo, e kolossal glorificazone corale, cimiteriale e celestiale». Questa ultima parte è non solo la più breve, ma anche la meno ispirata, ed è percorsa dalla apoliticità di Arbasino, che evidentemente accomuna poveri e ricchi, il dittatore, i generali, la «presidenta» e l'eroe Guevara, che continua ad avallare l'abiezione di un regime dove le masse accarezzate e illuse assomigliano in bruttissima copia ai sanculotti che non si accontentarono dei dolcetti che la regina di Francia voleva gettar loro, ma placarono la loro fame con il sangue delle teste mozzate, anche di quella assai graziosa della regina stessa. È questa la conclusione di un libro che lascia il lettore ammirato come sempre dalla bravura dell'Autore, ma insieme colpito dalla segreta tristezza che guida la mano abilissima ma spietata, forse anche contro se stesso, dell'inimitabile scrittore che Arbasino è sempre stato, e che è tuttora, ma forse con una amara consapevolezza degli anni che passano. Sono certo, ad esempio, che egli ricorda spesso i versi di una delle odi più belle di Orazio: Eheu fugaces, Postume, Postume / labuntur anni. FORTEDEI MARMI BUONEDALWEB MARCOROVELLI LaBaires diArbasino Ecco un'altra bella prova del raffinatoscrittore «Pensieri selvaggi...»Un libro che lascia il lettoreammirato, mainsiemecolpitodalla segretatristezzacheguida la manoabilissimamaspietata «PremioSatirapolitica» aBelpoliti,Arbasino,Altan Malvandie ISoliti Idioti CULTURE Loscrittore emilianoMarco Belpoliti, con il libro «Lacanottiera diBossI» (Guanda),havinto la sezione letteratura della 40ªedizionedel PremioSatiraPolitica dicui si è tenuta la cerimoniaconclusiva ieri nellostorico localeLa CapanninaaForte deiMarmi.Adaggiudicarsi il premio«CittàdellaSatira» l'autoreMarco Malvandi. Il Premioper la televisione è andatoal duettocomico ISoliti Idioti. I premiallacarriera, uno intitolato allamemoriadi EdmondoBerselli, èstato assegnato adAlberto Arbasino e l'altro a FrancescoTullioAltan. Abba e quel giudice cheparla di «stranieri» FestivaldiRoma, Brunipresidente di «Prospettive...» LUCA CANALI Unafotografia dello scrittoreargentino JorgesLuis Borges IL PLURIPREMIATO REGISTA E SCENEGGIATORE ITALIANO FRANCESCO BRUNI PRESIEDERÀ LA GIURIA DI PROSPETTIVE ITALIA, il nuovo concorso del Festival Internazionale del Film di Roma che fa il punto sulle ultime tendenze del cinema italiano. Lo ha annunciato il direttore artistico del Festival, Marco Müller, che ha anche comunicato il film di apertura di Prospettive Italia, «Carlo!» di Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti, prodotto da Marco Belardi, sulla vita creativa e familiare di Carlo Verdone. Il presidente di giuria sarà affiancato da: Babak Karimi, Anna Negri, Stefano Savona, Zhao Tao. La giuria assegnerà, ai film di Prospettive Italia, tre Premi: per il Miglior Lungometraggio, per il Miglior Documentario e per il Miglior Cortometraggio. IL 14SETTEMBRE DEL 2008, IN VIAZURETTI AMILANO,ABBAGUIBRE, DICIANNOVENNEITALIANO DIPELLE SCURA,VENNE UCCISO ASPRANGATE DA DUEBARISTIPERILFURTODIUNA SCATOLADI BISCOTTI.OGGI IL «COMITATOPERNON DIMENTICARE ABBAE PERFERMAREIL RAZZISMO»HA ORGANIZZATOAL LIDODI MILANO L'ABBACUP, un torneo di calcio a cinque di squadre meticce e il concerto balcanico di Jovica Jovic, (si veda il sito cantiere.org). Proprio di recente la Cassazione ha eliminato le aggravanti per futili motivi a carico degli assassini. Leggere quelle motivazioni fa rabbrividire. I giudici hanno considerato la «componente psichica soggettiva che indusse i Cristofoli, persone di non elevata cultura, reduci da una pesante notte di lavoro e pronti a continuare la loro attività nel bar, a reagire, seppure del tutto sproporzionatamente sul piano oggettivo, al piccolo furto commesso ai loro danni dai giovani stranieri al culmine di una notte di pellegrinanti evasioni che li rese particolarmente disinibiti e scanzonati al cospetto degli affaticati e suscettibili derubati». Ora, al di là della ridicola gergalità da verbale da caserma di paese anni cinquanta, è facile evincere una sostanziale comprensione per i due baristi: lavoratori, affaticati e dunque suscettibili, a fronte di «pellegrinanti» (sic!) disinibiti e scanzonati. E da perdonarsi, i due, per la loro incultura! E non risulta che questo dato sia valutato di solito: sarà che questa volta si trattava di un «negro»? (Chissà perché viene da immaginare il giudice di De André, quello che «ha il cuore troppo vicino al buco del culo»). Questo giudice che parla di «stranieri» (come se potesse essere rilevante: e lo è certo, per lui!): dimenticando peraltro che Abba era italiano. Chiameremo tutto questo: razzismo? U: 22 sabato 15 settembre 2012
UN ELEGANTE VOLUME ATTRAVERSA GLI STATI UNITI, COAST TO COAST, E PORTA AGLI AMERICANI UNA RICCA SCELTA DI POESIA ITALIANA DEL '900 DA PASCOLI AI CONTEMPORANEI, in originale e in traduzione. curata da Geoffrey Brock, S'intitola The Fsg Book of Twentieth-Century Italian Poetry (Fsg sta per l'editore Farrar Straus & Giroux) quest'antologia di quasi 700 pagine, ed è già un classico a pochi mesi dalla pubblicazione. Gli studenti dei college, da New York a San Francisco, da Miami a Seattle, la troveranno nelle loro biblioteche all'inizio dell'anno accademico, fra le nuove acquisizioni. Fa piacere immaginare che, forse, qualcuno di loro manderà a memoria versi che accompagnano noi italiani fin dalle elementari: «Listen. Rain is falling/out of the scattered/clouds. It's falling on/the briny sun-scorched/tamarinds…», che poi sarebbe «Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove sulle tamerici…», il celebre passo da Lapioggianelpineto di D'Annunzio; oppure «Immensity/illumines me», cioè il «M'illumino/d'immenso» di Ungaretti. Ma non è un testo accademico, o per esperti, piuttosto un invito aperto a tutti, qualunque sia il background culturale, a visitare le stanze della poesia italiana del secolo scorso attraverso un particolare viaggio in Italia che, nel gioco inevitabile delle inclusioni e delle esclusioni, documenta e ritrae un'epoca. Notevole la raffinatezza della curatela del poeta-traduttore Geoffrey Brock, che firma anche l'introduzione. Bisogna cominciare proprio da qui a leggere questo libro, dall'introduzione. Cosa ci troviamo? Una breve storia della poesia italiana narrata con semplicità e un po' di suspense come, appunto, si narra una storia, con personaggi e trame. Lo studioso avvia così i suoi lettori in un percorso reso magicamente «facile» e attraente anche per chi non sa nulla di poesia italiana, si tratti di un economista di Harvard o di una casalinga dell'Ohio. E strada facendo di cose ne racconta: come e quando è nata la nostra poesia, chi erano i trovatori (quei greatfathers dei poeti italici) e chi ha inventato il sonetto, per arrivare, in pochi paragrafi, al ‘900 e spiegarlo muovendosi con agilità fra autori, movimenti ed eventi storici. Per non perdersi in quest'affascinante viaggio, Brock offre appigli sicuri: Saba è solo apparentemente semplice, come Frost, e il suo Canzoniere ha continuato a espandersi per decenni, proprio come Foglied'erbadi Whitman; l'endecasillabo è il corrispettivo italiano del «nostro» pentametro giambico; Saba, Ungaretti e Montale non erano ostili alla tradizione come Pound e Williams, ma come Eliot e Stevens scrissero in versi liberi e in metrica. E Pasolini? Mettetelo a confronto con Ginsberg: tutti e due di sinistra, stessa generazione, ma i loro capolavori, Howl e Le ceneri di Gramsci, sono uno in versi liberi e l'altro in terza rima! E i contemporanei? I poeti della linea lombarda, come gli americani della New York School, condividevano un'area geografica e delle caratteristiche ma erano diversi l'uno dall'altro. E dopo il Gruppo 63 cos'è successo? «afunnything»: la poesia italiana di fine secolo ha esaurito gli -ismi, e come quella inglese si è aperta a una varietà di voci senza una scuola o un centro catalizzatore. ILLIBRO TANTODESIDERATO Il libro è un sogno realizzato del presidente della Fsg Jonathan Galassi, poeta e traduttore noto in Italia per altre encomiabili imprese: nel 1998 ha curato magistralmente l'opera Montale e il giugno scorso ha ricevuto a Recanati il premio Leopardi per la traduzione dei Canti (2010). Galassi ricorda che quasi trent'anni fa, quando era alla Random House, con il narratore Paul Auster pubblicò The Random House Book of 20th-Century French Poetry e da allora ha sempre desiderato la sua gemella italiana. Soddisfatto dell'esito, chiama l'antologia «a monument», un monumento. Quale in effetti è anche per l'eccezionale cast di traduttori, quasi tutti poeti, tant'è che The Fsg Bookè un omaggio corale della poesia anglo-americana a quella italiana e alla traduzione d'autore in Usa. La lista di questi straordinari artigiani della parola va dal Nobel Seamus Heaney a Pound, Marianne Moore, Ginsberg, Ferlinghetti e Ted Hughes. Molte le traduzioni inedite, spesso commissionate anche a chi, come il Premio Pulitzer Charles Wright, ha abbandonato l'arte da anni. Traduttore di Montale, Campana e Pavese in gioventù ha ripreso ora carta, penna e dizionario per prestare la sua inconfondibile voce a Giudici e Erba. Cast di prim'ordine per Ungaretti e Montale, con traduzioni anche di Samuel Becket, Robert Lowell, James Merrill, Richard Wilbur, Ginsberg, Geoffrey Hill e Paul Maldoon. Ogni poeta italiano ci ritorna infatti attraverso più voci perché la traduzione è un'esecuzione e ogni direttore d'orchestra interpreta a modo suo lo spartito. OMAGGI Pasolini «incontra» Ginsberg InAmericaunmonumento allapoesia italiana BLASCO : VascoRossidinuovo inclinica P.18 MUSICA : Duechiacchierecon iMuse sulnuovoalbum P.18 FESTIVALFILOSOFIA : BrunoLatour,veritàebugie intorno al riscaldamentoglobale P.19 ARTEETEATRO : IlPicassodiDarioFo P.20 U: EdopoilGruppo63?Nuova libertà. In tutti i collegedegli Statesarriveràun'antologiavolutafortementedall'editore JonathanGalassi:unattod'amoreper lanostra letteratura ANTONELLAFRANCINI Con leparolediAlighieroBoetti sabato 15 settembre 2012 17
U: DILAGALA PROTESTAPERIL FILM «BLASFEMO» Dal Sudan allo Yemen violenza contro l'Occidente L'Americas'inchina allapoesia italiana Francinipag. 17 DarioFo omaggio aPicasso Gregoripag.20 PAOLODEIOANNA Staino Bersani: le primarie non avranno barriere FRANCHI APAG.8 Fiat, la paura operaia E il governo balbetta RINALDOGIANOLA La rabbia esplode nel giorno della preghiera. Ed è una rabbia contro tutto l'Occidente. A Khartoum i manifestanti hanno attaccato le ambasciate di Germania e Gran Bretagna. Almento tre morti in Tunisia, quattro in Sudan. Centinia i feriti. Un venerdì di sangue segnato da proteste e scontri dallo Yemen all'Egitto, dal Marocco all'Iran, dal Libano al Bangladesh. A Roma, durante l'incontro con Napolitano, il presidente egiziano Morsi difende le proteste ma condanna le violenze, mentre negli Stati Uniti crescono le polemiche sul mancato intervento della Cia nei confronti del film «blasfemo» lanciato su YouTube. DEGIOVANNANGELI MASTROLUCA APAG.2-3 GIANGIACOMOMIGONE FABIANI APAG.7 Perquisita la casa dell'ex capogruppo indagato CAMUSOBUFALINI APAG.5 Le mani di Berlusconi su La7 Mediaset pronta a presentare un'offerta per infrastruttura e frequenze Interessato anche il Fondo Clessidra di Claudio Sposito, ex amministratore delegato di Fininvest La rete potrebbe cambiare proprietario alla vigilia della campagna elettorale UnnuovoNoè persalvare lanostraTerra Latourpag. 19 LA DECISIONE DELLA CORTE DIKARLSRUHE del 12 settembre 2012 indica la strada e i valori da preservare: per gli effetti della decisione, nell'ordinamento giuridico della Repubblica federale tedesca; nella prospettiva istituzionale, per il futuro dell'Europa. Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità, più noto con la formula Fondo salva-Stati) e il Fiscal pact sono dunque compatibili con la costituzione tedesca ma solo entro alcuni limiti molto precisi e tutt'altro che formali. SEGUEA PAG.15 La democrazia in Europa Occorre creare occasioni di lavoro sostenibile, in primis nella produzione di quei beni collettivi di cui abbiamo tanto bisogno: ambiente, beni culturali, assistenza. Se non ora quando? ChiaraSaraceno «Le nostre primarie saranno senza barriere». Bersani vuole un confronto aperto: chiederò il voto a tutti gli italiani. E a Monti dice: lo Statuto dei lavoratori è un simbolo epocale di civiltà. I sostenitori di Renzi respingono il tifo della destra: vogliamo allargare il campo. COLLINIZEGARELLI APAG.6-7 Il leader Pd: io chiederò il voto a tutti gli italiani. E a Monti dice: lo Statuto dei lavoratori simbolo di civiltà Donadi: «Di Pietro va con Grillo? Sbaglia, non ci sto» Landini: «L'Italia non può perdere il settore auto» Relazione al Viminale che deve decidere sullo scioglimento URSINI APAG. 11 LAZIO Fondi Pdl: blitz della Finanza in Regione La paura del futuro investe gli operai della Fiat. Dopo l'annuncio di Marchionne di dare l'addio al progetto Fabbrica Italia, da Torino a Pomigliano è allarme per l'occupazione. Sindacati mobilitati. Della Valle attacca il Lingotto: lì ci sono i furbetti cosmopoliti. MATTEUCCI APAG.8 Da Torino a Pomigliano allarme per l'occupazione Della Valle: al Lingotto ci sono furbetti cosmopoliti Le offerte ufficiali non ci sono ancora. Bisognerà aspettare poco più di una settimana, fino al 24 settembre, per conoscere chi intende mettere mano al portafoglio per acquistare il controllo de La7, la televisione di Telecom Italia. Mediobanca e Citigroup, le due banche d'affari chiamate con funzioni di advisor da Telecom, stanno lavorando con le quindici società o cordate che hanno manifestato interesse per l'operazione che, come sempre accade in Italia quando si tratta di mezzi di informazione, riveste un importante rilievo economico e anche politico. SEGUE APAG.4 REGGIOCALABRIA Le accuse del prefetto: la mafia nel Comune Scontri e vittime nei Paesi islamici. Ambasciate occidentali sotto assedio. I diplomatici Usa lasciano la Tunisia Il Papa in Libano: le religioni rifiutino il conflitto. Il presidente Morsi incontra Napolitano IL MOLTIPLICARSI DEGLI ATTI DIVIOLENZA ANTIAMERICANA fa scattare meccanismi reattivi di orgoglio ferito e paura. Ma la partecipazione al voto nelle Presidenziali Usa, dal 2004 in poi, è una variabile indipendente e determinante. Il perdurare delle tensioni contro gli States non possono che risultare più mobilitanti per un potenziale elettorato repubblicano APAG. 15 La sfida agli Usa e il peso sul voto 2,00 l'Unità+Left (non vendibili separatamente)Anno89 n.255 Sabato 15 Settembre 2012
SABATO IL RITORNO SU UN PALCO A CASTELLANETA, IN PUGLIA, AVEVA RIDATO SPERANZA AI SUOI FAN DI RIVEDERLO PRESTO IN CONCERTO, ma il nuovo ricovero nella clinica bolognese di Villalba li ha invece gettati un'altra volta nell'ansia. È la «vita spericolata» da sessantenne di Vasco Rossi che, dopo la lunga degenza della scorsa estate (quasi due mesi che lo costrinsero ad annullare l'ultima parte del tour), sembrava aver risolto i propri problemi di salute. «Non è nulla di grave, sono solo i controlli di routine che fa ogni tre mesi dall'anno scorso», si è affrettata a chiarire già a metà mattinata Tania Sachs, la sua portavoce storica, seguita a ruota dal direttore sanitario di Villalba Paolo Guelfi: «Vasco si sta sottoponendo a esami normali, le sue condizioni sono, al momento, buone». La Sachs ha anche immediatamente smentito le ricostruzioni che parlavano di un trasporto urgente dalla Puglia a Bologna in elicottero per un malore e una crisi respiratoria. Ma per i fan la novità è arrivata inaspettata, dopo i molti «clippini» allegri e festaioli apparsi nelle scorse settimane su Facebook e le foto di un Vasco ritrovato in piscina con gli amici. E soprattutto dopo quei quarantacinque minuti dal vivo nella discoteca Cromie, rilanciati da centinaia di video su Youtube, la prima apparizione su un palco dopo il rinvio della seconda parte del tour della scorsa estate ordinata dai medici e accolti dal delirio del suo popolo. Così la scena davanti all'istituto privato sui colli alle porte di Bologna si è ripetuta identica a dodici mesi fa. I giornalisti fuori dalla porta d'entrata a elemosinare qualche spizzico di notizia, controllati a vista dalle guardie del corpo, il riserbo assoluto della clinica e la moglie Laura Schmidt che, arrivata a metà pomeriggio, si è limitata a dire, apparentemente tranquilla: «Io preoccupata? No, assolutamente». Secondo la Sachs dietro al nuovo ricovero non ci sarebbe nessuna complicazione delle cure alle quali Vasco si sta sottoponendo dopo l'osteomielite al torace e la pesante endocardite del luglio 2011. «La vacanza è finita ed era tutto già in programma», ha spiegato, ma anche dodici mesi fa la prima versione fu di una semplice costola rotta, poi si capì che la questione era molto più grave. Vasco dovrebbe comunque restare in clinica qualche giorno (lo ha ribadito anche Guelfi) e ieri sera alcuni tecnici stavano montando un'antenna satellitare. Il Blasco sarebbe arrivato già due giorni fa, attorno alle undici, dopo aver viaggiato tutta la notte dalla Puglia, come confermato anche dall'amico Antonio O'Brian, pure lui «tranquillissimo, perché il nostro Komandante sta benissimo”. Non ci sarebbe stato nessun trasporto in elicottero d'urgenza, come ipotizzato da alcuni mezzi di informazione tanto che la Sachs ha invitato «stampa e televisioni a non diffondere notizie false ed allarmanti in ordine alle condizioni di salute e a rispettare la privacy di cui ha diritto». Contro i giornalisti si sono scagliati anche i fan che, fin dal primo mattino, una volta che la notizia si è diffusa, hanno preso d'assalto la pagina Facebook del cantante. «Non fare scherzi», «Così ci fai tremare», «Lotta come sempre», il tenore dei primi commenti che, dopo le precisazioni della Sachs, hanno cambiato decisamente tono, prendendo di mira la stampa con insulti e minacce: «Sembra quasi che non aspettino altro, di dare una brutta notizia», «I giornalisti non sanno riportare i fatti così come sono, preferiscono creare allarme, tristezza, dolore piuttosto che diffondere gioia e felicità», «Maledetti pennivendoli uccellacci del malaugurio schiattate voi!». Con l'immancabile citazione di Vado al massimo: «Quel tale che scrive sul giornale ha colpito ancora…». MUSICA DIEGOPERUGINI MILANO ParlaMattBellamy: «The2ndLaw»èun discoconflittuale,una speciedibattaglia». Dueconcerti in Italia VascoRossi ancora in clinica Il rocker ricoverato aVillalba.L'ansiadei fan Laportavocesmentisce il trasportod'urgenza dallaPugliaaBologna: «Nulladigrave, tuttogià inprogramma».Saràvero? FEDERICODELPRETE BOLOGNA VascoRossiall'uscita dalla salaGiuntadel MunicipiodiZocca (Modena)dopo il matrimoniocon Laura FOTO DI ELISABETTA BARACCHI/ANSA DI TUTTO E DI PIÙ. NON SONO CERTO UNA BANDSOBRIAEMINIMALEIMUSE,FENOMENODA15MILIONIDIDISCHIVENDUTIEDECINEDIRICONOSCIMENTINELCASSETTO.Sono solo in tre, ma i loro album risultano così ricchi di suoni e idee da perderci la testa. «E il segreto della nostra longevità forse sta proprio qui - riflette il bassista Chris Wolstenholme - Ogni volta cerchiamo di evolvere, migliorare e rinnovarci. È una sfida verso noi stessi e chi ci segue. Siamo imprevedibili, nessuna formula precostituita». I tre sono in Italia per promuovere il loro imminente cd, ma ci torneranno a novembre per due concerti, il 16 a Bologna (Unipol Arena) e il 17 a Pesaro (Adriatic Arena): «Gran pubblico il vostro. Il concerto di due anni fa a San Siro è stato il più bello del tour. E, forse, in estate ci torneremo. Magari faremo anche a Roma e Torino» promette il batterista Dom Howard. In ballo c'è un nuovo attesissimo album, The 2nd Law, che uscirà il 2 ottobre e abbiamo ascoltato in anteprima. Titolo strano, che richiama la seconda legge della termodinamica e lo spreco inevitabile di energia all'interno di un sistema chiuso. Che, nei testi, si traduce in una visione critica sulla follia consumistica del nostro tempo, fra immagini apocalittiche e ossessioni metropolitane. «Ma il tema che mi sta più a cuore è quello dell'ambiente e del mondo presente e futuro, ancor di più da quando sono diventato padre» argomenta Matt Bellamy, cantante e leader del gruppo. Che non le manda certo a dire ai banchieri britannici (ma non solo) nel funk sinuoso di Animals, con le grida dei broker della borsa di Wall Street sul finale. «C'è chi ha provocato danni micidiali che poi sono ricaduti sulle spalle della gente comune. Abbiamo pagato noi per le loro malefatte» dichiara con foga. Un disco di denuncia, quindi? Decadente e pessimista? «No. Direi piuttosto un album conflittuale. Ci trovi un pezzo catastrofico come Unsustainable e uno speranzoso come Survival, inno delle Olimpiadi 2012. E anche musicalmente è una specie di battaglia, con generi molto diversi che si incontrano e scontrano fra loro» continua Matt. «Parliamo di crisi, problemi e conflitti, ma non ci arrendiamo - incalza Chris Anzi siamo più che mai vivi, coi nostri amori e le nostre passioni. E i testi sono fra i più personali che abbiamo mai scritto». Un buon esempio è proprio Madness, l'orecchiabile singolo del momento: «È una storia autobiografica, di certe litigate con la mia donna. E della difficoltà di accettare il fatto che aveva ragione lei» confessa Matt, ora felicemente fidanzato con l'attrice Kate Hudson, che gli ha dato il piccolo Bingham: «A lui è dedicata Follow Me, una canzone che parla di protezione. Sullo sfondo c'è il battito del suo cuore, che ho registrato con l'iPhone quando era ancora nel grembo della mamma». ALONDRAE DINTORNI... Per incidere il disco, i tre si sono ritrovati nella stessa città (Londra e dintorni) e hanno bloccato uno studio dove poter lavorare insieme a loro piacimento. «È stato rilassante ed eccitante al tempo stesso. Avevamo tanti demo e ci siamo divertiti a sperimentare: alcune canzoni erano nate in un certo modo, ma in studio le abbiamo cambiate radicalmente. L'elettronica ci ha dato una grossa mano» dice Dom. E proprio il presunto massiccio ricorso all'elettronica aveva spaventato i fan provocando reazioni sdegnate sulla Rete. «Avevo mandato un tweet annunciando una svolta dubstep. Stavo scherzando, ma mi hanno preso maledettamente sul serio» ricorda Matt. Perché, al di là di alcuni sprazzi di cambiamento e certe curiose aperture dance, The 2nd Law rimane sempre un disco alla Muse. Cioè potente ed enfatico, roboante e variegato. Talvolta eccessivo e ai confini del kitsch, talvolta irresistibile e ricco di passaggi fascinosi. Un pezzo killer, per esempio, è proprio Madness, che ricorda parecchio I WantToBreak Free, classico dei Queen. E proprio allo storico gruppo paiono spesso ispirarsi i Muse, fra il canto pirotecnico (falsetti inclusi) di Matt e la disinvolta vena eclettica. Ma il gioco delle citazioni sarebbe lunghissimo e include Led Zeppelin, Inxs, Morricone, Beach Boys, Moroder e la musica classica. Molto spettacolare (e non avevamo dubbi) s'annuncia anche il live, dove al centro ci sarà una piramide capovolta con schermi che inonderanno la platea di video inediti e suggestivi. Anche qui i Muse pensano in grande. Muse,ecco ilnuovo album:«Il temaanoi piùcaro?L'ambiente» IMuse inconcertoaBologna (16novembre)eaPesaro (17novembre) U: 18 sabato 15 settembre 2012
Blitz della Guardia di Finanza alla Regione Lazio, a caccia di carte nell'ambito dell'inchiesta che vede indagato per peculato Franco Fiorito, 41enne ex capogruppo del gruppo regionale Pdl (ex An, vicino a Gianni Alemanno) ciociaro di origini, defenestrato a fine luglio al termine della guerra fratricida tra le correnti degli ex An e degli ex Forza Italia. Ieri Fiorito si è auto-sospeso dal partito, decisione che il Popolo delle Libertà ha accolto e che implica anche la sua decadenza da segretario provinciale del partito di Frosinone. Dovrà rendere conto ai magistrati - che hanno ordinato perquisizioni non soltanto nell'ufficio del gruppo consiliare ma anche nella sua casa romana e in quella di Anagni (cittadina di cui è stato sindaco) - di un numero abnorme di auto-bonifici (753, nell'arco degli ultimi due anni) effettuati da uno dei due conti del gruppo Pdl alla Regione Lazio su suoi conti correnti personali. Non solo, dovrà anche spiegare i prelevamenti di soldi del partito (347.812 euro), di un soggiorno a Porto Cervo costato 30mila euro e pagato anche questo con soldi pubblici e di 28mila euro di pagamenti alla Telecom per «morosità residenziali o business». L'indagine è partita da una segnalazione della Banca d'Italia per operazioni sospette e la fattispecie di reato, peculato, troverebbe fondamento secondo gli inquirenti nel fatto che il denaro di cui si sarebbe impossessato Fiorito, sebbene lui neghi ogni addebito, è attinto dai contributi che alla Regione distribuisce ai gruppi consiliari: quasi 15 milioni di euro di soldi pubblici l'anno, divisi proporzionalmente a seconda della grandezza dei gruppi. Si tratta di contributi che una volta passavano attraverso le cosiddette «manovre d'aula», che elargivano soldi per finanziare interventi sui territori o iniziative culturali. E che ora vengono distribuiti direttamente ai gruppi senza un'adeguata trasparenza sulla gestione. La procura di Roma, al momento, si sta concentrando, in particolare, su 109 bonifici operati dall'ex capogruppo. E le verifiche si stanno svolgendo in Italia e all'estero, soprattutto a Tenerife, dove Fiorito ha una casa e risulta titolare di cinque conti correnti su cui ha trasferito 314mila euro. L'inchiesta, poi, sta puntando a chiarire un altro particolare anomalo, ovvero perché Fiorito abbia aperto altri due conti correnti presso agenzie diverse, intestandoli al Gruppo del Pdl, il 25 luglio scorso, data in cui è subentrato al suo posto il nuovo capogruppo, l'onorevole Francesco Battistoni. Quest'ultimo si è presentato in procura due giorni fa per raccontare ai magistrati Alberto Caperna e Alberto Pioletti «la misteriosa gestione economica» dei fondi del partito da parte del suo predecessore, parlando di un conto corrente intestato al gruppo che, a suo dire, presenterebbe delle anomalie, in particolare riguardo alle uscite: su questo sarebbero stati accreditati 6 milioni di euro, tutti con la causale «mandati di pagamento Consiglio regionale funzionamento gruppi o contributi» e ne sarebbero usciti 5 milioni e 900 mila euro. Di queste operazioni in uscita, una parte risulta intestata a Fiorito. L'altra parte, invece, riguarda ulteriori beneficiari dei quali non si conosce l'identità. Nelle uscite infatti spiccano 864mila euro di assegni a ignoti. Altri 400 mila euro pagati presumibilmente per le ritenute e i contributi relativi ai collaboratori del Gruppo, in tutto 32. E ancora altri 188mila euro di accrediti su 10 carte di credito ricaricabili delle quali - avrebbe spiegato ancora Battistoni - anche in questo caso, non si sa chi siano i titolari. Ci sono poi un milione e 426mila euro addebitati sui conti bancari del gruppo, senza alcuna specifica nello spazio destinato alla casuale del pagamento. Senza contare, poi, una Bmw da 88mila euro e una Smart intestate al gruppo, per le cui rate si è fatto garante sempre Fiorito. Il lavoro degli investigatori è solo all'inizio. Bisogna infatti capire se Fiorito avesse davvero, come appare, il controllo assoluto della gestione dei fondi o se a fianco a lui operasse qualche altra figura. Nel calderone, intanto, sono finite le carte che documentano le spese di rappresentanza sostenute dal gruppo del Pdl alla Regione, un'abnormità. Tra queste, 7000 euro, in una sola tranche, per la assegna stampa, due cene da 3500 euro più Iva e da 1680 euro, una spesa in enoteca di 784 euro per casse di vino e champagne, mille euro per dieci cravatte di seta, una scarpa di seta e quattro porta documenti in pelle nonché 1080 euro di riprese fotografiche per l'onorevole Veronica Cappellaro, 31enne pupilla di Silvio Berlusconi, nonché cugina dell'ex segretario particolare di Denis Verdini e sposata col nipote di Assunta Almirante, dal quale ha avuto un figlio chiamato, non a caso, Pier Silvio e battezzato dall'omonimo erede del Cavaliere. Cominciò in modo un po' ruspante può finire con le elezioni anticipate per la Regione Lazio, Renata Polverini è furente dopo il vertice a via dell'Umiltà sulle spese d'oro alla Regione Lazio, «12 ore per non decidere nulla». E chi la conosce può immaginare che non le ha mandate a dire. L'autosospensione dell'ex capogruppo del Pdl Franco Fiorito «non basta», sostiene la presidenta. O «mercoledì Alfano decide di resettare tutto» oppure Renata Polverini «deciderà in autonomia se andare avanti o porre fine con oltre due anni di anticipo a questa legislatura». Ma per quanto la presidente la butti sui costi della politica, è abbastanza trasparente che la battaglia è tutta interna al Pdl, se è saltato Fiorito, ex sindaco di Anagni, deve saltare pure l'altro campione ciociaro, il cassinate Mario Abbruzzese. Il primo è in quota ex An, l'altro viene da Forza Italia come il nuovo capogruppo, quello che ha preso il posto di Fiorito, il viterbese Francesco Battistoni. E sullo sfondo c'è il peccato originale della consiliatura, il fatto che - come si ricorderà - a Roma e provincia il Pdl arrivò in ritardo, a causa degli impicci dell'ultimo minuto sulle candidature, e non poté presentare la lista. Dunque tutti i big della politica romana sono rimasti fuori, le sorti del centrodestra laziale sono passate ai provinciales e la ferita, mai rimarginata, prude forte ora che si avvicinano anche le elezioni politiche e quelle romane. Avevano tanti posti e, in base a ogni ragionevole previsione, ne conquisteranno di meno, c'è il problema concreto del ruolo dei tajani,rampelli, Augello, Alemanno. «Se guardiamo solo alle correnti di provenienza per scegliere i dirigenti rischia seriamente l'estinzione», commenta Fabio De Lillo che, da ex assessore a Roma, anche lui si sente vittima della logica del bilancino. Ad aprire le ostilità era stata la stessa Polverini che, con un'intervista al Messaggero, ha messo in mezzo il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese: 18 segretari, 9 consulenti, spese di rappresentanza faraoniche. Però ha omesso di dire che l'andazzo era stato inaugurato dal senatore Fazzone, al tempo di Storace. Dall'opposizione Esterino Montino nota che «Il Lazio è la regione che spende di più, tiene il passo con la Sicilia, ma con Renata Polverini le spese sono aumentate, ha aumentato il numero degli assessori esterni e gli ha dato il vitalizio, il vitalizio i contribuenti lo dovranno pagare anche ai tre consiglieri rimossi grazie al nostro ricorso al consiglio di Stato. Si è allargata la pratica dei monogruppi e, di questi 3 su 5 fanno capo alle «liste Polverini». Il monogruppo, ha un capogruppo, con relativa indennità, e un contributo finanziario della Regione oltre che le strutture ad hoc. Partito il siluro ad Abbruzzese, una guerra poco cavalleresca e molto rusticana è scoppiata fra Fiorito e Battistoni, sul sito del giornale on line Etruria News si può trovare una collezione di documenti di spesa attribuibili a Battistoni, compreso quello per il quale Fiorito, prima di finire indagato per peculato, aveva dichiarato che il collega più che con la procura potrebbe avere problemi con la moglie. Ma gli avvocati Bruno e Valentino rispondono che si tratta di documenti «contraffatti e agiranno nelle sedi competenti). Battistoni, che aveva dovuto lasciare l'assessorato all'agricoltura nel rimpasto che aveva fatto posto a Udc e alle donne Pdl, a sua volta ha risposto con relazioni (del 5 settembre quella sulla situazione finanziaria lasciata dal suo predecessore) ed esposti. E già un esposto l'aveva presentato contro Angela Birindelli, assessore all'agricoltura e competitor di Battistoni nel viterbese, anche lei indagata per corruzione e estorsione. All'opposizione non sta bene che si tenti di far ricadere discredito su tutti. Il problema dei costi esiste però c'è anche una maggioranza che dovrebbe ridurli e, invece, dice Montino, «si rischia la paralisi». Dal capogruppo del Pdl Fiorito partiva un flusso enorme di bonifici, in parte con la causale da articolo 8, relativa «supporto alle attività istituzionali del consigliere», tutt'altro capitolo rispetto al finanziamento dell'intero gruppo. Al contrario, il gruppo radicale ha pubblicato i bilanci e anche quelli del Pd sono on line. Il pd ha un tesoriere, il consigliere Mario Perilli, e c'è un controllo esterno: «Tutto fatturato - spiega Perilli - campagne di manifesti, spese per i 45 collaboratori, iniziative pubblice del gruppo». PAROLE POVERE «Queste cose non le ha mai dette neanche con me che siamo gomito a gomito da due anni e mezzo»: e questo è Andrea De Franceschi, compagno di banco di Favia in consiglio regionale. Uomo di cui, a differenza dell'altro, Grillo si fida, tanto è vero che sul blog del leader Cinque Stelle si offre la trascrizione di una sua video-intervista riparatrice. Candida e politica, come l'intervento di un novizio ossequioso programmato dopo l'attacco sferrato da un altro novizio alla struttura di potere del convento. «Non condivido le parole di Favia – scrive - ... parole che credo che non pensi... mi pare che abbia anche l'altra sera – a Otto e mezzo, ndr – ben spiegato». Cioè: Favia ha detto cose che non pensava e comunque si sarebbe scusato. «Una delle cose peggiori che ha detto... i discorsi sugli infiltrati di Casaleggio, perché non esistono»: eccellente. Poi, De Franceschi lamenta il dolore provato per la denuncia di Favia a proposito delle liste e dei programmi in cui Grillo e Casaleggio metterebbero il becco. Ma «ho apprezzato la sua – di Favia - onestà nello scusarsi per questo tipo di parole», osserva fraterno don Andrea. Favia ha sollevato un problema di democrazia interna, annota, e tuttavia «il dibattito mentre negli altri partiti è nelle segrete stanze, da noi è aperto». Ci pareva. Il nemico sta fuori: tutti i santi giorni, racconta, sui giornali gli attribuiscono dichiarazioni che lui inutilmente smentisce. È brutto il mondo fuori dal convento. Scontro con Alfano Il Pd: «Il Lazio spende come la Sicilia, con la presidente è aumentato tutto» La Finanza dal Pdl del Lazio Franco Fiorito ANGELACAMUSO ROMA Finisce con l'apertura di un fascicolo d'inchiesta, la vicenda del grillino ribelle, minacciato di morte via internet dopo aver parlato della mancanza di democrazia all'interno del Movimento Cinque Stelle. L'inchiesta, che dà il via libera d'urgenza a tutti gli accertamenti del caso, è quella aperta dalla Procura di Bologna contro ignoti per istigazione a delinquere, minacce gravi e diffamazione, all'indomani delle intimidazioni arrivate attraverso facebook contro il consigliere regionale dell'Emilia Romagna Giovanni Favia, in rotta con Beppe Grillo, in particolare dopo le sue affermazioni nell'ormai famoso fuori onda della trasmissione Piazza Pulita. È stato lo stesso Favia, giovedì pomeriggio, a presentare una denuncia sulla base della quale è partita l'indagine. «Favia andrebbe sgozzato in piazza - era il contenuto di un post al centro della denuncia -. Ancora in televisione, ancora ad intascarsi lo stipendio intero, ancora a credere a giornalisti, ancora a denigrare chi gli ha dato la possibilità di agire. Quest'uomo di m.... dovrebbe essere ammazzato per dare l'esempio. Chi si permette di comportarsi così va eliminato. Basta compassione e perdono. Questa gente è nostra nemica». «Sono stati disposti con urgenza - ha annunciato il procuratore aggiunto Valter Giovannini, portavoce della Procura - tutti gli accertamenti tecnici per risalire all'autore o agli autori del post». L'indagine è di competenza del “gruppo istituzioni” della Procura ed è scattata dopo la denuncia arrivata all'altro procuratore aggiunto, Massimiliano Serpi, mentre il fascicolo è stato affidato alla pm Antonella Scandellari. La polizia postale è già al lavoro per risalire ha chi abbia scritto le minacce. L'altro ieri Favia e il suo avvocato Francesco Antonio Maisano avevano anche valutato «se e come procedere nei confronti di coloro i quali si fossero resi partecipi di una campagna denigratoria che ha portato a queste conseguenze». Intanto in via d'urgenza sarebbe già stato attivato un servizio di vigilanza non fissa sotto casa del consigliere regionale. In pratica le pattuglie dei militari impegnate già sul territorio per i servizi ordinari si fermeranno periodicamente anche nei pressi della sua abitazione, ma la misura dovrà essere ratificata dalla Prefettura di Bologna. Minacce a Favia, via all'indagine d'urgenza VIRGINIALORI ROMA Cinque stelle, che cattivo il mondo fuori TONIJOP JOLANDABUFALINI ROMA «La sospensione è poco». Polverini minaccia le urne Perquisita anche la casa dell'ex capogruppo Fiorito, accusato di peculato 753 operazioni bancarie negli ultimi 2 anni. Tra auto-bonifici e pagamenti fittizi ecco tutte le carte che lo accusano sabato 15 settembre 2012 5
SEGUEDALLAPRIMA La voce esplosiva che sta circolando attorno alla cessione della tv di Telecom, che non ha mai trovato un editore stabile e un preciso spazio di mercato, è che ci sarebbero almeno un paio di soggetti disponibili all'acquisto. Tra questi, notizia delle ultime ore, ci sarebbe direttamente Mediaset. La società di Cologno Monzese - di proprietà della famiglia Berlusconi - ha intenzione di presentare una proposta entro il prossimo 24 settembre, data in cui scadono i termini per al consegna di proposte "non vincolanti". Mediaset presenterebbe una doppia manifestazione di interesse: la prima riguarda l'emittente televisiva La7, la seconda - attraverso la controllata EI Towers - l'infrastruttura per le frequenze. Lo scenario è clamoroso e fa tremare per il destino del pluralismo nel nostro Paese. ALVOTO COL NUOVOEDITORE TV In primavera si vota. Si sa quanto contano i mezzi di informazione e le tv in particolare nelle battaglie elettorali. Entro la fine del 2012, cioè prima che inizi la campagna per il voto, Telecom intende vendere La7. Chi sarà il vincitore? Berlusconi direttamente oppure qualche suo vecchio amico? Per carità, non bisogna fare i processi alle intenzioni, però ci si può preparare a quello che potrebbe succedere dopo il 24 settembre. Prima della notizia di un interessamento diretto di Mediaset si era manifestato quello della cordata guidata dal Fondo Clessidra, amministrato da Claudio Sposito, un manager assai noto, sempre alla ricerca di investimenti profittevoli, che in passato è stato a lungo amministratore delegato della Fininvest, la holding di famiglia di Berlusconi. Accanto a Sposito c'è Marco Bassetti, ex guida di Endemol, la società per l'ideazione e la produzione di format e programmi, nel cui capitale è rimasta per qualche tempo anche Mediaset che, tuttavia, ha poi abbandonato scontando una cara minusvalenza. Nel pacchetto di mischia di Sposito ci sarebbe pure Tarak Ben Ammar, investitore e produttore cinematografico tunisino, uomo vicino a Berlusconi e alla Fininvest per affari, consulenze e investimenti. Ben Ammar, inoltre, gode di una particolare posizione in questa vicenda: siede nei consigli di amministrazione di Mediobanca (cioè l'advisor di Telecom per la cessione de La7) e di Telecom Italia, la società che vuole vendere la tv. Non c'è che dire: Ben Ammar è uno che ha capito al volo quali sono i posti che contano in Italia e come mantenerli nel nostro capitalismo di relazione. Ma sarebbe un errore pensare che la partita della tv di Franco Bernabè sia già decisa. C'è una lunga trafila da seguire, bisognerà valutare le offerte reali, ammesso che arrivino, e poi Telecom prenderà la decisione. È possibile che qualche operatore straniero, come Liberty media, Discovery Channel, Sky, magari Al Jazeera di ritorno o Sky Italia decida di avanzare un'offerta non solo per la tv ma anche per le infrastrutture, il secondo ramo conferito alla nuova srl di Ti Media che viene messa in vendita. Potrebbe spuntare un altro ex collaboratore di Berlusconi: Urbano Cairo, uomo della pubblicità e dell'editoria, proprietario del Torino calcio. Cairo è stato l'assistente personale di Berlusconi, un uomo di fiducia assoluta perché a quei livelli vuol dire iscrivere a scuola i figli del capo o negoziare gli affari più delicati. Cairo è stato tra i responsabili di Publitalia e poi della Mondadori Editore Pubblicità, prima di mettersi in proprio, di andare in Borsa con la sua Cairo editore e di comprarsi il Toro. «Cairo ha un bel vantaggio sulla concorrenza» spiegano fonti vicine all'operazione, «conosce già La7 e il suo business in quanto raccoglie la pubblicità per la rete, ha dimestichezza con la tv e l'editoria, in più dimostra di saperci fare perchè ha una performance positiva nella raccolta pubblicitaria anche in un momento di crisi». Il 24 settembre si vedranno le offerte e se i candidati presenteranno carte convincenti a Bernabè che, pur non essendo riuscito a valorizzare la tv come desiderava, intende raccogliere un sensibile beneficio dalla cessione. In verità l'uomo giusto per La7 ci sarebbe. È Carlo De Benedetti, editore dell'Espresso-Repubblica. Lo scorso anno sondò Bernabè, ma non se ne fece nulla. In Telecom dicono che l'Ingegnere voleva tirare sul prezzo. QUANTEVALE? Oggi La7, dopo l'ultima campagna acquisti, sta diventando una piattaforma informativa che offre telegiornali, talk show, approfondimento e intrattenimento di livelli qualitativi assai diversi. Questa progressiva trasformazione non ha prodotto per ora risultati clamorosi sul fronte degli ascolti (share medio 2011: 3,8%), nè ha contribuito a migliorare i conti di Ti Media che nel 2011 ha chiuso con una perdita di 83 milioni (54,4 milioni nel 2010) e nel primo semestre 2012 ha registrato un «rosso» di 35 milioni di euro, il doppio dei 18,5 milioni persi nello stesso periodo dell'anno passato. In Borsa il titolo Ti Media si muove attorno ai 16 centesimi e la capitalizzazione è di soli 237 milioni. L'indebitamento netto supera i 200 milioni alla fine del primo semestre. Uno dei problemi che si porrà nel prossimo futuro, ammesso che la tv passi di mano, è se il nuovo editore vorrà mantenere fede alla missione informativa abbracciata da La7 oppure no. Nella formazione ci sono Lerner, Gruber, Mentana, Formigli, le sorelle Parodi, Porro&Telese, arriverà la squadra Santoro, più altri collaboratori tutti legati all'informazione. Per La7 targata Telecom questa è la direzione scelta per i prossimi anni. Le svolte de La7 sono spesso sorprendenti e repentine. Nell'estate 2001 quando stava per partire la prima stagione de La7 con alcuni prestigiosi acquisti, il controllo di Telecom passò da Roberto Colaninno alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera che ridimensionò le ambizioni e il progetto. Al governo era appena salito Berlusconi. I neoacquisti Fazio, Ferrara e Lerner vennero compensati con generose indennità e contratti ad personam, così poterono consolare le loro ansie professionali e moralizzatrici. Ora La7 si prepara a voltar pagina un'altra volta. Berlusconi vuole La7 Allarme informazione Enrico Mentana, direttore del Tg La7 e Geppi Cucciari FOTO ANSA RINALDOGIANOLA MILANO Sul sito di Atreju, ieri pomeriggio, sotto il titolo “i nostri ospiti #senza paura” la foto di Silvio Berlusconi c'era ancora. Ma lui in carne ed ossa sul palco della festa della Giovane Italia a due passi dal Colosseo non c'è mai arrivato. In compenso su Facebook cita la Bibbia: «C'é un tempo per parlare e uno per riflettere. Oggi c'è tanta confusione. I giovani di Atreju capiranno, li saluto con affetto». La voce girava da giorni, sebbene la presenza dell'ex premier fosse confermata, partiti pure i moduli per gli accrediti stampa. E invece, il Cavaliere ha dato buca. Rientrato giovedì notte dal Kenya, ha preferito restarsene ad Arcore. A nulla sono valse le sollecitazioni di Alfano e quelle (meno convinte) degli altri dirigenti. Vuoi per la “liquidità” del quadro politico che lo sconsiglia dall'annunciare le sue mosse elettorali, vuoi perché un comizio sotto la pioggia non è la rentrée ideale dopo due mesi e mezzo di assenza, il risultato è che la scelta “tattica” del leader spacca ancora il partito tra forzisti ed ex An. Anche nella componente young. Atreju, infatti, è la manifestazione dei postfascisti, per anni in mano a Giorgia Meloni. E Berlusconi la diserta, dopo essere andato, a giugno, al seminario di Fiuggi organizzato dall'anima forzista della Giovane Italia, sotto l'egida della coordinatrice Annagrazia Calabria. Non basta: oggi l'ex premier si imbarcherà a Venezia sulla crociera per i lettori del “Giornale”. Weekend con intervista del direttore Sallusti. Uno sgarbo. Un vero schiaffo, che fa infuriare la base aennina. Comprensibilmente delusi i ragazzi, pronti a chiedergli di primarie vere e candidato premier. A partire dal segretario-intervistatore Marco Perissa. Amareggiati i militanti e dirigenti locali, del Lazio e della Campania: «Qui avrebbe trovato un confronto vero. Vogliamo sapere perché non si può dibattere del presente e del futuro del partito come fa il Pd». Li consola La Russa, conciliante: «Silvio ce l'aveva ipotizzato 8 giorni fa. Vuole riflettere ancora. Meglio una scelta ritardata che sbagliata». Molto più dura la Meloni: «Mi dispiace che il presidente abbia scelto di non partecipare, per questioni di tattica, è un'occasione mancata. Peccato che qualche consigliere del Pdl tenti di rinchiuderlo in una teca mettendolo in guardia dal parlare in pubblico». Di figli e figliastri l'ex ministro non vuol sentire parlare: «Certo, una manifestazione scanzonata e con domande senza filtro di questi tempi può essere più spinosa. Ma è sbagliato. Bisogna aprirsi anziché chiudersi». Ma lo scontro interno c'è. Basta ascoltare, off the record, i parlamentari forzisti. «Il presidente non ha mai amato i “colonnelli”. Ora poi, con Renzi in campo, ha capito che andare a una kermesse così targata e datata sarebbe un autogol». Nunzia De Girolamo confessa candida (suscitando un putiferio): «Meglio Renzi di La Russa e Gasparri». E Briatore, patron delle vacanze berlusconiane a Malindi: «Fa simpatia Renzi contro le mummie». Non c'è solo la paura della folata “rottamatrice” però. A via dell'Umiltà sussurrano che Berlusconi non si fidasse fino in fondo della regia dell'appuntamento: né delle domande ma nemmeno del pubblico. Il timore di contestazioni o di qualche fischio, almeno di palese freddezza e dissenso, ha inciso nel forfait. Così come ha contribuito lo scandalo che sta terremotando il partito nel Lazio. Dove Fiorito, consigliere regionale ed ex capogruppo, è indagato per peculato con l'accusa di aver sottratto dai conti del Pdl 750mila euro, finiti sui suoi conti esteri. Nata da una faida interna tra le due anime (Fiorito è vicino ad Alemanno, il suo successore Battistoni forzista), la vicenda si inserisce nei costi monstre di gestione della Regione e si è arricchita di particolari non proprio edificanti - una Bmw X5 “fantasma”, cassette di champagne e cene a base di ostriche, soggiorni a cinque stelle a Porto Cervo - e prosegue a colpi di dossier. Al punto che un lungo vertice del Pdl non è riuscito a cacciare Fiorito: è stato lui ad autosospendersi. «È una faida» ha detto senza mezzi termini Osvaldo Napoli. «La ricaduta politica e di immagine per il Pdl è disastrosa» ha ammesso Beatrice Lorenzin. E se la Polverini non ha voluto metterci la faccia ad Atreju, difficile credere che Berlusconi fosse più sensibile alla causa. ILCENTRODESTRA . . . La tv di Telecom è una piattaforma informativa È in arrivo anche Santoro Cosa farà il nuovo editore? La7 è in vendita, tra i gruppi in pole position ci sarebbe anche Mediaset Si fanno avanti anche Sposito, ex amministratore di Fininvest, e Cairo, già assistente di Berlusconi. Quanto peserà sul pluralismo informativo? Franco Bernabè, amministratore di Telecom; l'editore Urbano Cairo; il manager Claudio Sposito . . . Con Sposito c'è Bassetti, ex Endemol, e Ben Ammar, consigliere di Mediobanca e Telecom FEDERICAFANTOZZI ROMA Berlusconi diserta «Atreju», gli ex An in rivolta L'ex premier temeva organizzatori e platea Meloni furiosa: «Vogliono tenerlo sotto una teca» 4 sabato 15 settembre 2012
Dal gennaio 2012 a Reg-gio Calabria si sono in-sediati due prefetti eun ufficiale della Guar-dia di Finanza. Questiuomini avevano il compito di indagare il «caso Reggio», un comune che presentava forti infiltrazioni mafiose. Il 13 luglio scorso hanno presentato al prefetto Piscitelli una relazione durissima e inequivocabile. Le stesse carte sono da giorni sulla scrivania del ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Documenti che non lasciano scampo alle amministrazioni Scopelliti 2002 – 2010. Quanto scritto dai prefetti Valerio Valenti e Antonio Giaccari, con l'ufficiale della Finanza Michele Donega, e gli investigatori locali (colonnello Pieroni per i Carabinieri, tenente colonnello Gerardo Mastrodomenico per la GdF e questore Marchese per la polizia) è inequivocabile: per loro esiste inquinamento mafioso al Comune di Reggio. Si fanno i nomi di sette politici, sette casi di rilevante gravità, sei tra la maggioranza al governo da 11 anni, e uno per l'opposizione. Nelle 227 pagine della relazione si dà conto di casi precisi: come l'ex assessore Dominique Suraci, in seguito arrestato a fine luglio nella operazione «Assenzio» per collusione coi clan Tegano-De Stefano-Condello-Libri, cappa mafiosa che comanda l'economia reggina. Per i gip della Dda, è evidente «un pesante condizionamento mafioso nelle elezioni comunali del 2007». Tutta la attività di imprenditore di Suraci sarebbe stata dentro le cosche. Da prestanome dei Tegano per i sei supermercati Pam gestiva gli affari del capolista in appoggio a Giuseppe Scopelliti. Era in affari anche con i Labate che gli fornivano la carne per i suoi banconi. Dai Condello aveva il latte fresco, dai Caridi il pane, da Michele Crudo, genero del super boss Gianni Tegano, uova e farina. Ogni settore merceologico, una ‘ndrina. Altra ombra pesante sulla amministrazione, i rapporti tra l'attuale assessore ai Lavori pubblici Pasquale Morisani e il capocosca del «locale» di Pietrastorta (quartiere aspromontano) Santo Crucitti, più volte riportato su «l'Unità». L'avvocato Morisani, recordman di preferenze nelle liste in appoggio a Scopelliti, è stato intercettato mentre parla col boss Curcitti, amico d'infanzia, sui voti reperiti nei quartieri sotto il suo giogo mafioso; nel suo interrogatorio di garanzia con il pm Lombardo, la difesa di questo avvocato ex An è stata testualmente: «conoscevo Crucitti fin da bambini, ma non sapevo di una sua appartenenza alla ‘ndrangheta, nonostante mi avesse fatto insospettire l'omicidio del fratello durante la seconda guerra di mafia... Ho parlato spesso col Crucitti di politica, ma mai di ‘ndrangheta in relazione alla politica». Difficile trovare prove dei favoreggiamenti a questa cosca da parte del Comune, infatti la Procura non ha inserito Morisani tra gli indagati delle operazioni «Sistema», «Raccordo» e «Pietrastorta». Ma i commissari prefettizi, che devono accertare il «rischio di infiltrazioni mafiose», giudicano le frequentazioni di Morisani pericolose. C'è il caso dell'arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino il 22 dicembre nella operazione «Alta Tensione» contro le cosche Caridi Borghetto Zindato. Il consigliere Pdl aveva la segreteria politica presso un circolo di caccia e pesca nel quartiere San Giorgio, dove i reggenti del clan, fratelli Condemi, riscuotevano il pizzo. E nel 2009 l'amministrazione Scopelliti aveva fornito un finanziamento da 25mila euro per attività sportive a quel circolo venatorio. Oppure l'ex assessore Tuccio, dimessosi in aprile perché la suocera aveva coperto la latitanza del killer spietato di ‘ndrina Domenico «Micu u pacciu» Condello. Un'altra cognata era sposata con un altro Condello, ai ceppi nel carcere di Varazze in liguria per 416 bis. Sono infine menzionati 3 consiglieri comunali in carica Giuseppe Eraclini (Pdl) Rocco La Scala del Pri, ex assessore al Bilancio e Nicola Paris, per frequentazioni poco opportune. Infine una menzione per il 30nne Nicola Irto, Pd; un obbligo di imparzialità dei commissari: Irto ha il padre costruttore che avrebbe commesso abusi edilizi; ben altra roba rispetto alle contestazioni, che potrebbero portare, entro metà ottobre, a 24 mesi di commissariamento in una delle 10 Città metropolitane. Ora la palla passa al governo. Il Consiglio dei ministri di venerdì 13, non ha deciso sul commissariamento del comune. Il ministro degli Interni Cancellieri ha portato il caso alla visione dei colleghi, ma il «dossier Reggio» non è stato protocollato come ordine del giorno. Questo nonostante che Laura Garavini (Pd), commissione parlamentare antimafia, lo scorso giovedì avesse chiesto una decisione in tempi rapidi. Il governo Monti, dunque, prende tempo. Per legge ha 45 giorni dal ricevimento della relazione sull'accesso agli atti prima di decidere un commissariamento. Che sarebbe storico: il primo per un capoluogo. Dal 1991; quando si varò la legge sullo scioglimento, oltre 200 comuni hanno avuto questa sorte, ma mai una Città metropolitana come Reggio. Lamezia Terme, con 70mila cittadini, la città più popolosa sciolta finora, contro 200mila reggini. Al governo sul «caso Reggio» si presenta anche una terza opzione oltre lo scioglimento o meno: il Pdl tratta una scappatoia per salvare il futuro dell'attuale governatore calabrese, Scopelliti, sindaco negli anni oggetto di ispezione. Per salvare il soldato «Peppe dj» la destra chiede di non sciogliere il Consiglio, la macchina politica, ma sancire un inquinamento dell'apparato amministrativo e commissariamento le mere funzioni dirigenziali la macchina comunale per 18 o 24 mesi. Il boss latitante Domenico Aquino, di 47 anni, è stato arrestato ieri dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria. L'uomo è stato bloccato nella sua abitazione a Marina di Gioiosa Ionica. Ricercato dal luglio 2010, Aquino, ritenuto il capo dell'omonima cosca, è accusato di associazione mafiosa. L'INTERVISTA Era latitante dal 2010 Il boss preso a casa sua Tanto sport, molta musica e un esercito di volontari. È quello che da sei anni avveniva a fine estate all'Arena Nord di Bologna con l'obiettivo di raccogliere fondi da destinare a enti come Unicef, Telefono Azzurro, Gli Amici di Luca. Ogni anno, da sei anni, il gruppo cooperativo multiutility Cpl Concordia organizzava in questo periodo concerti ed eventi sportivi coinvolgendo oltre 150.000 persone, chiamando artisti come Antonello Venditti, Fiorella Mannoia, Elio, Noemi, Alex Britti, comici come Giacobazzi e Baz, atleti come Carlton Mayers e gli azzurri mondiali di Spagna '82. Ogni anno, ma non quest'anno. Perché i terremoti che hanno colpito l'Emilia hanno obbligato gli organizzatori ad annullare il programma, come spiega Roberto Casari, presidente di Cpl Concordia: «Le scosse hanno colpito pesantemente anche le nostre sedi di Concordia e di Mirandola e i nostri 600 lavoratori si sono trovati di punto in bianco senza uffici e senza officine. Alcuni di loro hanno perduto la casa e hanno dovuto sistemare le loro famiglie in luoghi di fortuna. Nonostante questo sono tornati immediatamente al lavoro sotto tende e tettoie, poi in container e tensostrutture, pur di assicurare i servizi essenziali sulle reti gas, acqua, energia elettrica, attività che svolgiamo anche per i cittadini di Bologna e di tante altre città italiane». Quindi avete ripreso immediatamente le attività… «Questo grazie alla possibilità di delocalizzare temporaneamente alcuni servizi e produzioni nelle nostre sedi di Bologna, Padova e Milano. Ma la conta dei danni è stata dura: abbiamo calcolato, ad oggi, fra i 15 e i 20 milioni di euro di perdite in immobili e materiali. Vista la situazione, abbiamo pensato che l'attività di responsabilità sociale che abbiamo svolto negli anni per le persone più in difficoltà, questa volta dovesse venire indirizzata alla conservazione dei posti di lavoro per i 1500 lavoratori del Gruppo Cpl, seicento dei quali vivono nella zona del cosiddetto “cratere” colpito dal sisma» Afrontedeicostiperlaricostruzione,avete deciso di sospendere Cpl Life 2012. Reazioni? «Nei giorni scorsi in tanti ci hanno chiesto notizie sull'evento di quest'anno. È un segno che la formula “musica&spettacolo per la solidarietà” funzionava bene. Con il passare degli anni la manifestazione è diventata un appuntamento sempre più atteso». Voi che negli anni avete promosso tanta solidarietà, in questa occasione ne avete ricevuta? «La rete di legami che abbiamo intrecciato con il territorio in questi anni, anzi decenni, ha tenuto e ci ha sostenuti: ci sono pervenuti aiuti, container, allestimenti e poi tanti messaggi di vicinanza da fornitori, clienti, banche e cooperative. E anche Unicef - che è stato nostro partner nelle ultime tre edizioni - ci ha aiutato procurando forniture e personale volontario giovane per le amministrazioni dei Comuni dove abbiamo la nostra sede centrale». Un'altra lunga e travagliata giornata nel caso Ilva. Il ministro Clini ha partecipato a Bari ad un tavolo istituzionale, presente anche il vicepresidente della Commissione europea responsabile per l'industria e l'imprenditoria, Antonio Tajani, e poi si è recato a Taranto per incontrare azienda e ambientalisti. La procura ha consegnato una direttiva ai tre custodi giudiziari dello stabilimento. L'atto prevede che dalla prossima settimana l'Ilva dovrà rallentare la produzione per consentire l'adeguamento degli impianti posti sotto sequestro il 26 luglio scorso. L'atto verrà consegnato anche al presidente, Bruno Ferrante, anche lui custode giudiziario. Nella direttiva si ricorda che il sequestro degli impianti dell'aria a caldo del siderurgico è senza facoltà d'uso, che gli impianti non possono essere utilizzati a fini produttivi, così come già indicato nel decreto di sequestro confermato dal tribunale del Riesame, pur dovendo salvaguardare gli stessi impianti. Secondo la Procura, non sarebbe possibile adeguare gli impianti dal punto di vista ambientale e contemporaneamente produrre acciaio in quanto gli stessi impianti inquinano. La reazione dell'Ilva nelle parole dello stesso Ferrante: «Io so, per quanto dicono i tecnici, che se si abbassa il livello produttivo, o meglio il livello di funzionamento degli impianti, si inquina di più. C'è un limite di inquinamento minimo che va tenuto presente». Dopo aver ribadito l'intenzione della proprietà di «continuare ad investire a Taranto», Ferrante ha spiegato che «la prossima settimana presenteremo alla Procura un' istanza con la quale indicheremo interventi da attivare immediatamente per il risanamento ambientale degli impianti. Tali interventi sono in perfetta linea con quanto disposto dal tribunale del riesame nei provvedimenti del 7, 20 e 28 agosto scorso». Clini ha incontrato anche le associazioni ambientaliste e ha dichiarato che il governo è pronto a costituirsi parte civile nel procedimento penale contro l'Ilva per disastro ambientale doloso e colposo. Secondo Clini, «se chiude il più grande centro siderurgico d'Europa, in una situazione critica nel settore dell'acciaio a livello europeo, qualcun altro fa festa perché di certo il mercato non si autoridurrà». Nel vertice di Bari, al quale ha partecipato tra gli altri Nichi Vendola, Tajani ha sottolineato che l'obiettivo, indicando quali sono i possibili canali di accesso ai fondi europei, è di impedire «la deindustrializzazione dell'Europa». Ilva, la procura «Ridurre la produzione» Clini a Taranto GIANLUCAURSINI REGGIOCALABRIA SALVATOREMARIARIGHI srighi@unita.it FRANCOCARMIDANI L'INCHIESTA «Su Reggio pesanti influenze mafiose» EccolarelazionePiscitelli inmanoalministro Cancellieri.227pagineche diconocomedal2007la vitapoliticadellacittàsia stata inmanoalle ‘ndrine . . . Ora il governo dovrà decidere se sciogliere uno dei 10 comuni più grandi d'Italia . . . Sette i politici coinvolti Il caso dell'ex assessore Dominique Suraci in affari con tutte le famiglie RobertoCasari IlpresidentediCpl Concordia:«Abbiamo sospesola festache organizziamoognianno, stavoltadobbiamosalvare inostri600postidi lavoro» «Stavolta la beneficenza è per noi, vittime del sisma» sabato 15 settembre 2012 11
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Rubrica 10.50 La peggiore settimana della nostra vita. Serie TV 11.30 La nave dei sogni - San Francisco. Film Sentimentale. (2006) Regia di H.-J. Tögel. Con Siegfried Rauch. 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 13.25 Rai Sport - Dribbling. 14.00 Pechino Express. Show. Conduce Emanuele Filiberto. 16.20 Squadra Speciale Stoccarda. Serie TV 17.05 Sereno Variabile. Rubrica 18.05 Rai Sport 90° Minuto Serie B. Informazione 19.30 Sea Patrol. Serie TV 20.25 Estrazioni del lotto. Gioco 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Castle. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 21.55 Body of Proof. Serie TV 22.55 Rai Sport - Sabato Sprint. Rubrica 23.25 TG 2. Informazione 23.40 TG 2 - Dossier. Informazione 00.25 TG 2 Storie - I racconti della settimana. Rubrica 01.05 TG 2 Mizar. Rubrica 07.00 Rai Educational. Documentario 09.00 Il grande valzer. Film Musical. (1972) Regia di Andrew L. Stone. 11.10 Agente Pepper. Serie TV 12.00 Tg3. 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Informazione 07.10 Media Shopping. Shopping Tv 08.05 Pacific Blue. Serie TV 08.55 Navigare informati. Informazione 08.57 Hunter. Serie TV 09.50 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 12.55 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Tg4 - Telegiornale. Informazione 14.45 Lo sportello di Forum. Rubrica 15.25 Ieri e oggi in TV. Show 15.32 Perry Mason - La donna del lago. Serie TV 17.02 Il Sig. Monk e la stanza del panico. Serie TV 18.00 Pianeta mare. Rubrica 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 21.10 Law & Order - Unità speciale. Serie TV Con Christopher Meloni, Mariska Hargitay, Ice-T. 23.00 Law&Order: Los Angeles. Serie TV 00.02 Un giorno di ordinaria follia. Film Drammatico. (1993) Regia di Joel Schumacher. Con Michael Douglas. 02.23 Ieri e oggi in tv special. Rubrica 07.55 Traco. Informazione 07.57 Meteo 5. Informazione 08.01 Tg5 - Mattina. Informazione 09.05 Belli dentro. Sit Com 09.35 Circle of life. Serie TV 10.35 Patch Adams. Film Drammatico. (1998) Regia di Tom Shadyac. Con Robin Williams, Daniel London, Monica Potter. 13.00 Tg5. Informazione 13.40 Il Concerto del vincitore - Tezenis Live. Evento musicale 16.25 Quando meno te lo aspetti. Film Musical. (2004) Regia di Garry Marshall. Con Kate Hudson. 18.50 Avanti un altro! Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.10 C'è posta per te. Show. Conduce Maria De Filippi. 00.30 Avvocati a New York. Serie TV 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 02.32 Avventuriero delle Antille. Film Drammatico. (1998) Regia di Gerard Marx. Con Antonella Ponziani, Lou Castel, Feodor Atkine. 07.20 Cartoni Animati. 11.10 Superman - Batman: nemici pubblici. Film Animazione. (2009) Regia di Sam Liu. 12.25 Studio Aperto. 13.02 Sport Mediaset. Informazione 13.30 Grand Prix. Informazione 13.55 Campionato Mondiale Motociclismo - Prove G.P. San Marino MotoGP. 15.10 Campionato Mondiale Motociclismo - Prove G.P. San Marino Moto2. Sport 16.00 Mr. Nice Guy. Film Azione. (1997) Regia di Sammo Hung Kam. Con Jackie Chan. 17.55 Magazine Champions League. Informazione 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 La vita secondo Jim. Serie TV 19.25 Come cani e gatti. Film Commedia. (2001) Regia di L. Guterman. Con Je Goldblum. 20.22 Tgcom. Informazione 21.10 Cani & Gatti: la vendetta di Kitty. Film Commedia. (2010) Regia di Brad Peyton. Con Chris O'Donnell, Jack McBrayer, Fred Armisen. 22.50 Il destino di un cavaliere. Film Avventura. (2001) Regia di Brian Helgeland. Con Heath Ledger, Mark Addy, Rufus Sewell. 01.10 Poker1Mania. Show. Conduce Giacomo Valenti, Luca Pagano. 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 Bookstore. Rubrica. Conduce Andrea Molino. 11.00 Tg La7 Doc. Documentario 12.30 L'erba del vicino. Tutorial. Conduce Lucia Loredo. 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 In Good Company. Film Commedia. (2004) Regia di Paul Weitz. Con Dennis Quaid, Topher Grace, Scarlett Johansson. 16.10 Regina di Spade. Serie TV 18.00 Movie Flash. Rubrica 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. Conduce Nicola Porro, Luca Telese. 22.35 Atlantico - Pacifico: L'ultimo treno per Obama - Speciale elezioni U.S.A. Evento. Conduce Beppe Severgnini. 00.15 Omnibus Notte. Informazione 01.20 Tg La7 Sport. Informazione 01.25 m.o.d.a. Rubrica 02.05 Movie Flash. Rubrica 21.00 Sky Cine News - Intervista Morgan. Rubrica 21.10 Conan the Barbarian. Film Azione. (2011) Regia di M. Nispel. Con J. Momoa R. Perlman. 23.10 Italians. Film Commedia. (2009) Regia di G. Veronesi. Con C. Verdone S. Castellitto. 01.10 Red. Film Azione. (2010) Regia di R. Schwentke. Con B. Willis M. Freeman. SKY CINEMA 1HD 21.00 Kung Fu Panda 2. Film Animazione. (2011) Regia di J. Yuh. 22.35 Milo su Marte. Film Animazione. (2011) Regia di S. Wells. 00.10 Una moglie per papà. Film Commedia. (1994) Regia di J. Nelson. Con R. Liotta W. Goldberg. 21.00 Indovina chi sposa Sally. Film Commedia. (2009) Regia di S. Burke. Con S. Hawkins T. Riley. 22.45 Rimbalzi d'amore. Film Commedia. (2010) Regia di S. Hamri. Con Q. Latifah Common. 00.30 Singles - L'amore è un gioco. Film Commedia. (1992) Regia di C. Crowe. Con B. Fonda C. Scott. 18.45 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.10 Ninjago. Serie TV 19.35 Ben 10. Cartoni Animati 20.00 Lanterna verde. Cartoni Animati 20.25 Redakai: Alla conquista di Kairu.Cartoni Animati 20.50 Adventure Time. Cartoni Animati 21.15 The Regular Show. Cartoni Animati 21.40 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 19.00 Sons of Guns. Documentario 20.00 River Monsters. Documentario 21.00 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 22.00 Aari a quattro ruote. Documentario 23.00 American Chopper. Documentario 00.00 I segreti di Bin Laden. Documentario 01.00 Hell Riders. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Deejay Music Club. Musica 19.30 Believers Sun. Documentario 20.00 Chi se ne frega della musica. Musica 22.00 Iconoclasts. Reportage 23.00 DVJ. Musica 01.00 Deejay Night. Musica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Diario di una Nerd Superstar. Serie TV 21.10 Drumline: Tieni il Tempo della Sfida. Film Commedia. (2002) Regia di Charles Stone III. Con Nick Cannon. 23.20 Voglia di vincere. Film Fantasia. (1985) Regia di Rod Daniel. Con James Hampton. MTV RAI 1 21.10: Ti lascio una canzone Show con A. Clerici. I giovani concorrenti si esibiranno nelle melodie della tradizione italiana. 21. 05: Castle Serie Tv con N. Fillion. Castle e Beckett scoprono un enorme traco di droga a livello mondiale. 21.05: Agente 007 - Il domani non muore mai Film con P. Brosnan. Bond ha a che fare con dei tracanti di armi. 21.10: Law & Order - Unità speciale Serie TV con C. Meloni. Benson e Stabler indagano sulla scomparsa di una bambina. 21.10: C'è posta per te Show con M. De Filippi. Torna lo show di Maria De Filippi con due grandi ospiti in studio. 21.10: Cani & Gatti: la vendetta di Kitty Film con C. O'Donnell. Il cane Diggs deve sconfiggere il malefico gatto Kitty. 20.30: In Onda Talk show con Nicola Porro, Luca Telese. Talk di approfondimento di attualità politica, economica, sociale e di costume. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY HA RAGIONE CARLO FRECCERO:ALLATVNONMANCANOMOMENTI DELLAVERITÀe lo si è visto anche nella puntata di Piazzapulitache è tornata, diciamo così, sul luogo del delitto di leso Grillo. Cioè a parlare del Movimento 5 stelle, dei suoi fondatori e della democrazia che dovrebbe agitare qualsiasi partito, mentre un movimento dovrebbe addirittura tendere a esaurirlo. Perché un movimento, lo dice la parola stessa, deve andare verso qualcos'altro da sé. Se invece è statico e sotto padrone, non è un movimento, ma un club monarchico. Come si è visto nel bel servizio firmato da Alessandro Sortino, che ha posto molti problemi, a partire dalle inquietanti vicinanze tra Grillo a Berlusconi. Dopo la politica nata dalla tv, siamo infatti alla politica nata dal Web, una fase magari più avanzata, ma sempre della stessa malattia. Il virus è identico: si chiama marketing. Perché, se nella testa del «geniale» Casaleggio (socio e, secondo alcuni, manovratore di Grillo) c'è il passato, il presente e anche il futuro del movimento, che cosa resta da elaborare ai militanti che non vogliano essere subito scomunicati o costretti ad abiure da Santo Uffizio? Freccero, da parte sua, ha sostenuto che «questo internet» si può anche criticarlo. Giusto. Perché, se invece si pretende che internet abbia il monopolio della verità, allora, sarà pure moderno, ma sa di antico lontano un miglio. Insomma, la puntata è stata interessante e fin troppo ricca di spunti polemici, nutriti anche dal conduttore Corrado Formigli, che a momenti si è sovrapposto con le sue urla agli ospiti in studio. Per dire, per esempio, che Grillo gli è simpatico, ma non ce n'era proprio bisogno. Grillo è simpatico di mestiere e presta la sua simpatia alla politica. A proposito: se gli esponenti 5stelle possono fare solo due mandati, quando finisce il mandato di Grillo? Il dissenso ai tempi del web (chenonha ilmonopolio dellaverità) U: sabato 15 settembre 2012 21
«Il Libano è il laboratorio politico di una convivenza possibile anse se fragile. La visita di Benedetto XVI aiuta a rafforzare un dialogo che va anche oltre la sfera religiosa, divenendo il fondamento di una politica che guarda al futuro e pone al suo centro i diritti di cittadinanza che non accettano di restare imprigionati dentro le appartenenze etnico-religiose». A sostenerlo è l'ideologo della «Primavera di Beirut», Samir Frangieh. Tra i più autorevoli intellettuali libanesi, già membro del Parlamento, leader del movimento «Marada», Samir Frangieh appartiene ad una importante famiglia maronita, tra le più influenti nella storia del Libano: lo zio, Sleiman Frgieh Kabalan, è stato presidente del Libano tra il 1970 e il 1976». Al suo arrivo a Beirut, Benedetto XVI ha ribaditodiessere«messaggerodipacee didialogo». «Un messaggio tanto più significativo per la fase in cui cade, in un Medio Oriente segnato da conflitti, come quello in atto da 18 mesi nella vicina Siria, che rischiano di incendiare l'intera Regione. Il Papa parla di pace nella giustizia, e in Medio Oriente la giustizia è ancora un bene raro». MentreilPapaparladipaceeinvitaaldialogo, le ambasciate americane sono sotto assedio in tutto il Medio Oriente. C'è chi sostiene che la «Primavera araba» rischia di trasformarsi nell'«Inverno jihadista». «Innanzitutto credo che sia più corretto coniugare al plurale quel la “Primavera”, nel senso che assieme agli elementi unificanti vanno colte le differenze tra Paese e Paese. È una sottolineatura importante per evitare cattive traduzioni politiche». Lei è considerato l'«ideologo» della Primaveralibanese.C'èchihaaffermatoche quellePrimaveresonoandateoltreallerivoluzioni che hanno cambiato l'Europa nel ‘700. «Direi che le Primavere arabe sono andate oltre a quelle rivoluzioni, perché se da un lato hanno restituito autonomia all'individuo arabo, che è diventato artefice della Storia, dall'altro hanno fatto scoprire le diversità di società complesse che solo nel concetto di cittadinanza possono vedere garantiti i diritti di tutti. La sfida posta dalle “Primavere arabe” è quella di passare dalla coesistenza al vivere insieme. La coesistenza tra comunità - penso ad esempio all'esperienza libanese - si basa sulla divisione, divisione del potere nel quadro di uno Stato unitario, o divisione del territorio in uno Stato federale. Il vivere insieme non si fonda sulla divisione, ma sul legame, il legame che ogni individuo è chiamato a stabilire tra la sua articolata identità e quello che è chiamato a creare con gli altri. Realizzare questa idea di vivere insieme sancirebbe un vero passaggio d'epoca nel mondo arabo». Dal futuro al presente. C'è una minaccia AlQaeda nelmondoarabo? «Il colpo più duro inferto ad Al qaeda non è stata l'uccisione di Osama bin Laden rivendicata come un successo della sua amministrazione, da Barack Obama. Il colpo più duro al jihadismo l'hanno dato i ragazzi di Piazza Tahrir, i giovani protagonisti della “rivoluzione jasmine” in Tunisia: sono loro ad aver trasformato non solo l'agenda politica, ma anche quella culturale del mondo arabo. Così facendo hanno spiazzato l'Islam radicale, emarginandolo. Ora questi gruppi provano a riemergere, cavalcando un malessere che le complesse transizioni arabe non ha risolto, né sul piano sociale né su quello dell'affermazione piena dei diritti. Ma non siamo tornati all'“anno zero”». C'èchivedenegli assaltialleAmbasciate lariprovacheIslamèsinonimodiintegralismo. «È questo il modo migliore per rafforzare gli integralisti. Questa lettura demonizzante è l'esatto contrario di quella propugnata da Benedetto XVI. Piutto le cancellerie occidentali dovrebbero interrogarsi sui tanti errori commessi. Un discorso che riguarda soprattutto l'America e il suo presidente». Cosasi sentedi imputareaObama? «Non essere stato all'altezza delle grandi aspettative che lui stesso aveva generato all'inizio della sua presidenza. Penso al discorso sul “Nuovo Inizio”, un discorso storico, che Obama fece all'Università di al Azhar al Cairo. Allora, Obama aveva parlato a del diritto dei palestinesi ad uno Stato. È solo un esempio di un “Nuovo inizio” che non è mai iniziato». «Arrivo come pellegrino che porta un messaggio di pace all'intero Medio Oriente. Che invita all'unità e al dialogo». Così si è presentato Papa Benedetto XVI sbarcato ieri all'aeroporto internazionale «Rafiq Hariri» di Beirut in visita apostolica al «paese dei Cedri». È dal Libano che presenterà la sua esortazione apostolica alla Chiesa e alle comunità dell'intero Medio Oriente. La definisce «tabella di marcia» per guardare al futuro con speranza. E di speranza c'è proprio bisogno. Mentre l'intera area medio orientale è sconvolta dalle violenze, il Papa lancia la sfida della pace e dell'unità, del dialogo e del rispetto dell'altro, della difesa dei diritti a partire dalla libertà religiosa e della coraggiosa testimonianza dei cristiani, spesso minoranze perseguitate. Lo fa indicando come «modello» di coesistenza e di collaborazione possibile tra Chiese, religioni, culture ed etnie diverse, proprio il Libano. «Questo è il senso del mio viaggio», ha detto il Papa: «Invitare al dialogo, invitare alla pace, contro la violenza, andare insieme per trovare la soluzione dei problemi». Lo chiede ai cristiani d'Oriente, che invita ad una maggiore unità nel rispetto della ricchezza delle loro tradizioni e dei loro riti. Lo chiede a tutti i credenti, in particolare alle comunità islamiche. Ad accoglierlo all'aeroporto di Beirut non ci sono soltanto le massime autorità dello Stato libanese a partire dal presidente della Repubblica, il cristiano maronita Michel Suleiman, dai patriarchi e vescovi cattolici e cristiano ortodossi, vi sono anche i leader delle comunità islamiche sunnite, sciite, alawite e druse. Segno che tutta la società libanese accoglie il suo ospite e attende le sue parole di speranza. Ci sono state. ILMODELLOLIBANO Il Papa ha indicato all'intero Medio Oriente il «modello di felice convivenza» realizzato dopo anni di «eventi tristi e dolorosi» in Libano. Ma non ha sottaciuto preoccupazioni e rischi. «Voi sapete come me che questo equilibrio, che viene presentato ovunque come un esempio, è estremamente delicato». «Esso rischia a volte di rompersi allorquando è teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all'armonia e alla dolcezza libanesi». Invita alla moderazione e alla saggezza per «far prevalere il bene comune sulla passione unilaterale». Sono concetti affrontati dal Pontefice anche durante il consueto incontro con i giornalisti tenutosi durante il volo che da Ciampino lo ha portato a Beirut. La premessa è stata che questo viaggio «non è stato mai messo in discussione da nessuno». Che si è reso ancora più necessario quando la situazione si è fatta più complicata per «offrire un segno di fraternità, di incoraggiamento e di solidarietà». Quindi il Papa ha ribadito la difficile testimonianza cui sono chiamati i cristiani in quei territori. Lo sforzo di contrastare odio e violenza costruendo ponti di dialogo in particolare con l'Islam, ma nella chiarezza. Netta la sua condanna del fondamentalismo. «È sempre una falsificazione della religione» ha affermato. Nella sua Esortazione aggiungerà che «le incertezze economico-politiche, l'abilità manipolatrice di certuni ed una comprensione insufficiente della religione» possono favorirne la diffusione. Ma «il compito della Chiesa e delle religioni è purificare le coscienze, affinché sia chiara l'immagine di Dio» e quindi ripudiata ogni violenza in nome di Dio. Giudica positiva «la Primavera araba», quando però «esprime desideri di democrazia, libertà e anche desideri di affermazione dell'identità araba». Anche se «esprime il grido di gran parte della gioventù culturalmente più formata che desidera più partecipazione nella vita politica e nella vita sociale». Ma - mette in guardia - «c'è sempre il pericolo che nasca l'odio». «Per questo - insiste- dobbiamo fare tutto il possibile perché la libertà vada nella giusta direzione. E perché non si dimentichi che la tolleranza e la riconciliazione sono elementi fondamentali della libertà stessa». Il Papa chiede percorsi concreti di pace. Anche per la Siria. Non solo l'apertura necessaria di un tavolo di confronto, ma anche un impegno perché «cessi una volta per tutte l'importazione di armi in quel paese». «Perché ha osservato - senza importazione di armi la guerra non potrebbe continuare». «Invece di importare armi - ha aggiunto - converrebbe importare idee di pace, di creatività, di amore per il prossimo». Sono nodi che svilupperà nella sua Esortazione apostolica su Ecclesia in Medio Oriente che ha firmato ieri pomeriggio nella basilica melkita di san Paolo a Helissa e che domani consegnerà ai patriarchi e ai vescovi dell'intero Medio Oriente. Nel documento conclusivo del sinodo dei vescovi dedicato al Medio Oriente tenutosi nel 2010 il Papa affronta temi come la libertà religiosa e il rispetto delle minoranze, il ruolo della donna nella Chiesa d'Oriente e nelle società arabe. Un punto lo sottolinea il patriarca Gregorios III Laham che lo accoglie nella basilica di san Paolo: «Il riconoscimento dello Stato palestinese. È il bene più prezioso che il mondo arabo possa ottenere in tutte le sue confessioni cristiane e musulmane». L'INTERVISTA «Gli integralisti non uccideranno le Primavere arabe» La bandiera americana bruciata ieri vicino all'ambasciata Usa ad Amman FOTO ANSA Sicurezza rafforzata all'aeroporto di Beirut per l'arrivo del Papa FOTO LAPRESSE UMBERTODE GIOVANNANGELI Benedetto XVI in Libano: le religioni rifiutino i conflitti Il Papa a Beirut nel giorno della rivolta, un morto a Tripoli Firma l'esortazione su Chiesa e Medioriente ROBERTOMONTEFORTE rmonteforte@unita.it . . . L'appello del Pontefice «Cessi l'importazione delle armi, in Siria arrivino idee di pace» SamirFrangieh Protagonistadella «PrimaveradiBeirut», esponentediunadelle famigliestoriche delLibano,èstato membrodelParlamento sabato 15 settembre 2012 3
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15/09/12

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